Né giustizia, né verità al Tribunale vaticano. Parla il Cardinal Becciu: “Un processo ingiusto. Volevano annientarmi”

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 01.07.2024 – Ivo Pincara] – Il Cardinale Giovanni Angelo Becciu ha parlato con Massimo Franco, in un’intervista pubblicata il 20 giugno 2024 dal Corriere della Sera [QUI]: «Perché davanti a un’ingiustizia non si deve tacere. La Bibbia dice di non lasciare tramontare il sole senza che si renda giustizia al povero defraudato. Era considerato un peccato che gridava vendetta al cospetto di Dio. E io quasi da quattro anni sono stato defraudato dell’onore, del ministero episcopale e della serenità. È molto più di un tramonto».

Il Cardinal Becciu, 76 anni, è nato a Pattada in provincia di Sassari e Diocesi di Ozieri in Sardegna il 2 giugno 1948. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 27 agosto 1972 e il 1º dicembre 2001 ha ricevuto la consacrazione episcopale. È stato Nunzio Apostolico in diversi Paesi. Papa Benedetto XVI il 10 maggio 2011 lo ha nominato Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e il 26 maggio 2018 Papa Francesco lo ha nominato Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, rimanendo Sostituto fino al 29 giugno 2018, assumendo il nuovo incarico il 1º settembre successivo.

Il 24 settembre del 2020, il Papa gli ha sospeso – in forma extragiudiziale, prima dell’inizio del provvedimento a suo carico – le prerogative cardinalizie. Questo, insieme alla sentenza del Tribunale vaticano, con cui è stato condannato in primo grado (e di cui attendiamo ancora le motivazioni), rimane una macchia indelebile nella storia della Chiesa, uno schifo: né giustizia, né verità.

Affermò, che il processo è stata «la fossa del Vangelo» e rispondendo a Massimo Franco ribadisce: «Non è stata un’esagerazione. Mi spiace sottolinearlo, ma in un processo in cui non ho avvertito che si cercasse la Verità, non si è osservata la carità, non si è mostrato il rispetto dell’altro, si è giurato il falso, si è calunniato, io non ho ritrovato il Vangelo».

Sono tempi cupi per la Chiesa, però potrebbero ancora peggiorare. Pensando alla possibilità che il processo d’appello potrebbe cominciare con il Giubileo del 2025, osserva: «Sarebbe bene che arrivasse prima. Altrimenti temo che sarebbe un danno enorme per la Chiesa e per lo stesso Giubileo».

Rammarica: «Il Vaticano con il processo a mio carico ha perso un’occasione unica per mostrare al mondo come amministrare la giustizia nel rispetto dei diritti degli accusati. Mi ha ferito essere stato presentato come un cardinale affarista. Io non lo sono. Mai un centesimo è andato nelle mie tasche e il processo tutto questo lo ha ampiamente dimostrato. Io non ho disonorato il Vaticano, io ho dato la mia vita per la Chiesa servendola in tutto il mondo, nelle varie Nunziature, con dedizione e impegno».

Sul fatto di essere stato svantaggiato come imputato, dice: «Il Santo Padre mi disse di sottopormi al giudizio con tranquillità, perché sarebbe stato il modo migliore per provare la mia innocenza. Purtroppo il processo ha disatteso le aspettative di Papa Francesco e ha finito per non accertare la verità. E poi non c’è stata uguaglianza tra le parti, perché io sono stato l’unico ad entrare in Aula con una “condanna”, quella di chi era stato già privato delle prerogative cardinalizie, e presentato come colpevole da una violenta campagna mediatica di dimensioni mondiali».

Sulla ingiusta condanna che gli è stata inflitta ribadisce che nelle sue tasche è finito neanche un centesimo: «Io non ho commesso nessuna truffa e nessun peculato e lo grido a gran voce. In un processo bisogna trovare i responsabili di chi ha fatto uso disinvolto di danaro. E soprattutto chi ha commesso un reato. Io nego di essere stato tra costoro, ho agito in base a quanto è stato studiato e proposto dai nostri uffici. Inoltre l’investimento della somma fu autorizzata dal mio Superiore, l’allora Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone».

Sulla questione dell’investimento nel palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra ribadisce: «Io comunque non mi occupavo di investimenti. Come Sostituto avevo ben altro a cui pensare. Per la Segreteria di Stato vi era un ufficio apposito che si occupava di questa materia e io mi sono limitato a seguire le loro indicazioni. Peraltro, l’ufficio mi presentò l’investimento che comprendeva anche il Palazzo di Londra come massimamente vantaggioso per la Santa sede. Dov’era il reato? Ho forse ottenuto un beneficio personale? Nessuno! E poi badi bene che quando la Segreteria di Stato decise di acquistare l’intera proprietà del Palazzo io non ero più Sostituto».

Racconta, che quando uscì la sua registrazione di una chiamata al Papa: «Corsi subito da Papa Francesco a spiegarmi e a scusarmi. E lui capì. Ero disperato e la disperazione dell’innocente accusato è ancora più drammatica. Il Papa era uscito da poco dall’ospedale e giravano voci allarmanti sulla sua salute, col processo alle porte. Non volendolo indicare come testimone gli chiesi se poteva mettere per iscritto le cose che sapevamo solo io e lui: che mi aveva autorizzato a mediare per la liberazione di una suora colombiana in Mali. Mi chiese di scrivere la lettera che poi gli inviai. Ma in risposta ne ricevetti una dura, severa, firmata da lui ma con un linguaggio che non era il suo, in cui non lo riconoscevo. Mi vennero dei dubbi. Lo richiamai, perché era la mia unica salvezza. E registrai il nostro colloquio. Ma non usai mai quella registrazione, né fui io a renderla pubblica».

«Purtroppo qualcuno ha detto al Papa tante falsità contro di me, dopo sette anni di rapporti leali e sinceri. Per me rimane un buco nero. Bisognava annientarmi, senza processo. Speravano che mi ritirassi in Sardegna, senza combattere. Ma non l’ho fatto né lo farò. Urlerò al mondo la mia innocenza con la forza della verità. Una forza interiore ancor più forte da quando sono stato condannato».

Cardinal Becciu osserva: «Lo sa che non riesco ancora a capire per cosa sono stato accusato e condannato?» e ripete: «Io ho agito sempre in piena buona fede e perseguendo un fine nobile».

Poi, le ultime tre domande e risposta del colloquio di Massimo Franco con il Cardinal Becciu, che fa riferimento anche al mascariaramento di cui è stato la vittima:

Rimane il mistero del perché il 24 settembre del 2020 entrò dal Papa da cardinale e uscì da ex.
«A dir la verità non sono uscito da ex cardinale, ma con la sospensione delle prerogative cardinalizie. Purtroppo qualcuno ha detto al Papa tante falsità contro di me, dopo sette anni di rapporti leali e sinceri. Per me rimane un buco nero. Bisognava annientarmi, senza processo. Speravano che mi ritirassi in Sardegna, senza combattere. Ma non l’ho fatto né lo farò. Urlerò al mondo la mia innocenza con la forza della verità. Una forza interiore ancor più forte da quando sono stato condannato».

Si sente ingannato?
«Non dal Papa, ma dal modo in cui sono stato catapultato ingiustamente in questo processo. Proprio nel processo è emerso come sia stato ordito un complotto da due signore per spingere monsignor Alberto Perlasca, che era stato accusato nella vicenda degli investimenti, a coinvolgermi. Che dire poi dei messaggi inviati dalla signora Genoveffa Ciferri al Promotore di giustizia coperti con «omissis» dall’accusa? Sono ben 126, di questi ne abbiamo potuti leggere solo 6. Perché? È diritto della difesa poterli avere in mano. Tra le altre cose che non riesco a spiegarmi è come mai si sia realizzato il vaticinio, fattomi dalla citata signora in tono minaccioso nel luglio 2020 e confermato nel processo, che io avrei perso il berretto cardinalizio da lì a poco e che monsignor Perlasca sarebbe stato pienamente riabilitato in Vaticano!»

Ha una risposta?
«No, ma resta una vicenda inquietante».

Postilla

1. In riferimento al nuovo processo a Londra (con il ricorso di Raffaele Mincione che contesta la regolarità di quello in Vaticano, per l’acquisto da parte della Segreteria di Stato del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra) e il procedimento avviato da Mincione presso le Nazioni Unite:

Caso 60SA. “The Times”: il Vaticano andrà sotto processo nel Regno Unito per la prima volta nella storia per il “processo del secolo”Blog dell’Editore/Korazym.org, 23 giugno 2024 [QUI]

Caso 60SA: violazione dei diritti umani in Vaticano. Il Papa denunciato all’ONU per aver “calpestato e ignorato i diritti fondamentali”Blog dell’Editore/Korazym.org, 18 giugno 2024 [QUI]

L’imprenditore finanziario Raffaele Mincione ha dichiarato giovedì 27 giugno 2024 davanti all’Alta Corte di Londra, che le accuse da parte della giustizia vaticana di aver gonfiato il valore di un immobile incidono sulla sua reputazione professionale.

Mercoledì 26 giugno 2024 si è aperta all’Alta Corte di Londra il caso, in cui Raffaele Mincione ha chiesto all’Alta Corte di dichiarare di aver agito in buona fede nei rapporti con la Segreteria di Stato della Santa Sede. Gli avvocati della Segreteria di Stato sostengono che Mincione “ha tratto vantaggio a spese della Segreteria di Stato” dall’operazione, che secondo loro “implicava una frode”. Invece, Mincione ha osservato negli atti giudiziari presentati all’Alta Corte di Londra, che tali accuse sono false. “Il mio nome è apparso in numerosi articoli di stampa in relazione alle false accuse di frode e corruzione del Pubblico Ministero in relazione alla vendita della proprietà”, ha detto. “Queste accuse colpiscono sia la mia integrità personale che la mia reputazione professionale di uomo d’affari nel settore finanziario”, ha affermato.

L’Avv. Charles Samek, rappresentante legale di Mincione, ha dichiarato all’Alta Corte che le accuse contro il suo cliente, che è portatore di un passaporto britannico e vive a Chelsea da più di 30 anni, erano “infondate” e “mancanti di merito”.

Grosso guaio a Sloane Avenue: il Vaticano alla sbarra a Londra di Francesco Peloso – Domani, 28 giugno 2024 [QUI]: «(…) Carte alla mano, il Vaticano – tramite Mons. Alberto Perlasca (Capo ufficio amministrativo [della Segreteria di Stato] all’epoca dei fatti), lo stesso Mons. Edgar Peña Parra [Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato], il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato – aveva dato il proprio placet all’operazione con tanto di firme sotto i contratti relativi alla compravendita dell’immobile, e lo stesso Papa Francesco era stato informato dell’operazione. (…)
POTERE ASSOLUTO
Inoltre, sostengono gli avvocati di Mincione nel loro ricorso, «non è chiara quale sia l’esatta base giuridica della sua condanna in assenza di accertamenti» da parte del Tribunale vaticano, tuttavia «sembra basarsi su una disposizione di diritto canonico relativa all’amministrazione dei beni ecclesiastici», come si legge in effetti nel comunicato finale relativo alla sentenza di condanna, e qui si contesta ovviamente per quale ragione il finanziere fosse tenuto a conoscere una legge della Chiesa. Pure per tale motivo Mincione si è rivolto alle Nazioni Unite, cioè per avere un giudizio di condanna dell’operato del Vaticano nel corso del processo (Mincione non si può appellare alla corte europea dei diritti dell’uomo perché la Santa Sede non aderisce al Consiglio d’Europa). Su questo crinale si apre del resto, pure il tema del “giusto processo” e dell’indipendenza dei magistrati del Papa. Fra le altre cose, è in discussione il potere assoluto del Pontefice che ha modificato i poteri d’indagine dei Promotori di giustizia attraverso quattro “rescripta” di cui le difese degli imputati non erano neanche a conoscenza. (…)».

Ricordiamo che nell’Udienza del 7 giugno 2022 al Tribunale vaticano, prima di entrare nel vivo della seconda parte dell’interrogatorio, Raffaele Mincione – a domanda del Promotore di Giustizia (allora ancora aggiunto) Alessandro Diddi – ha smentito qualsiasi conoscenza diretta con il Cardinale Angelo Becciu. “Non ho il suo numero, non ho la sua mail, nessun tipo di frequentazione. In tre appuntamenti l’avrò visto in totale 20-30 minuti”. “Becciu – ha aggiunto ancora il Mincione – non ha mai forzato la due diligence (sull’affare Angola che il porporato aveva proposto). Per noi è sempre stata una persona lontana da quanto stava accadendo”.

2. Sul sito internet della prestigiosa Rivista Semestrale Diritto e Religioni – edito dal Gruppo Periodici Pellegrini e diretto dalla stimata Prof.ssa Maria d’Arienzo, titolare della Prima Cattedra di Diritto Ecclesiastico e Canonico del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Presidente dell’Associazione Nazionale dei Docenti di Diritto Ecclesiastico e Canonico – è stata anticipato un articolo che apparirà sul prossimo numero cartaceo della rivista, dal titolo Il processo penale vaticano e le garanzie del “giusto processo”. Riflessioni a margine di una recente sentenza del Tribunale vaticano, a firma di Alessandro Diddi.

Questo “studio” del Prof. Alessandro Diddi non merita la nostra attenzione:
a. Innanzitutto, nel testo non è menzionato che l’autore è il Promotore di Giustizia vaticano, che ha rappresentato l’accusa nel processo 60SA e ha chiesto al Papa i famosi rescripta con il procedimento in corso. È una lacuna informativa vistosa che toglie ogni autorevolezza a questo tentativo di pulirsi la reputazione che sta a zero, fino ai tribunali inglesi.
b. Diddi è l’unico al mondo a sostenere che è stato un giusto processo.
c. Sui rescripta Diddi si arrampica sugli specchi e per il resto si rifà ai soliti concetti riciclati. Al riguardo, nell’intervista con il Corriere della Sede, il Cardinal Becciu osserva: «Ad essere fortemente critici siano stati due tra i più illustri canonisti del mondo al punto da mettere in dubbio la validità dei quattro documenti. La cosa che mi stupì fu soprattutto il cambio della norma sul Tribunale chiamato a giudicare cardinali e vescovi. Una norma ad hoc!».
d. A Diddi si unirà ovviamente il Tribunale vaticano che ha emesso la sentenza a dicembre e che ancora non ha depositato le motivazioni. Alla domanda di Massimo Franco “quando arriveranno le motivazioni della sentenza?», il Cardinal Becciu risponde: «Non lo so e risulta difficile prevederlo».
Sono chiari i motivi, per cui non possiamo proprio considerare lo “studio” di Diddi.

Indice – Caso 60SA [QUI]

Rassegna Stampa sul “Caso Becciu” aggiornata da Andrea Paganini [QUI]

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