Qualcosa di troppo grande per la mediocritas

Papa Onofrio I
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.06.2024 – Jan van Elzen] – Riportiamo di seguito il Comunicato Processo per scisma all’Arcivescovo Carlo Maria Viganò? diffuso ieri da Iustitia in Veritate. Inoltre, riportiamo una citazione di Papa Francesco dal suo colloquio a porte chiuse con i gesuiti il 16 gennaio 2018 a Santiago del Cile, seguita da una riflessione Qualcosa più grande di noi del Prof. Massimo Viglione del 9 aprile 2019, che tratta della tragedia che la Chiesa sta vivendo, riguardando, soprattutto, l’intera questione della dottrina teologica e canonista sul problema del “De papa haeretico” («Non v’è nulla di più complesso della storia della Chiesa e dei Papi. E nulla di più avvincente ed entusiasmante»). Con la raccomandazione che la questione venga affrontata da chi ha le competenze e il ruolo per poterla affrontare.

Per quanto riguarda l’autorevolezza degli autori citati, va evidenziato che le loro posizioni sono sostanzialmente condivisa da teologi e storici della Chiesa e biblisti in ogni parte del mondo e se ne trova traccia anche in interventi di eminenti Cardinali e alcuni echi nello stesso magistero di Papa Benedetto XVI, che certamente si può indicare come il massimo teologo del tempo presente.

So che – invece di informarsi e di riflettere, formandosi nel discernimento un’opinione propria – è più facile starnazzare e giudicare [QUI], aprendo diatribe sterili tra ignoranti in materia (tra cui mi annovero e da cui mi astengo). Nostro scopo è di aiutare a combattere l’analfabetismo funzionale con la metacognizione, affidandosi al Vero, alla Verità e alla evidenza dei fatti, interpretati alla luce del Vangelo e della retta coscienza, ed anche di una certa informazione, conoscenza e preparazione. Chi non ce l’ha va aiutato a comprendere, anche i fatti.

Pensiamo di sapere tutto. Ma non sappiamo niente… Comunque, anche un “ignorante” (è il termine per indicare chi ignora, non è un insulto se sa di non sapere, con il detto attribuito a Socrate da Platone, al contrario di chi non sa di non sapere), è in grado di percepire la mancanza di autorevolezza in tanti interventi, mediocri, con lo sguardo interiore, sostenuto dall’affidamento a Nostro Signore, re della storia degli uomini e della Chiesa. Altrimenti, stando nella mediocritas, dovremmo solo disperarci fino ad abbandonarci allo scoraggiamento.

La mediocritas (via di mezzo) è definita aurea (d’oro) da Orazio (in Odi, che illustra l’ideale classico della misura e della moderazione, e fa consistere la felicità nel tenersi saggiamente lontano da ogni estremo), perché è la migliore condizione che si possa immaginare, così come l’oro è il più apprezzabile dei metalli. Questa concezione esistenziale media – stato di ciò che è o si tiene ugualmente distante dai due limiti estremi – si ispira alla filosofia epicurea, che invitava l’uomo a godere dei piaceri della vita senza abusarne, come per esempio bere il vino ma senza ubriacarsi, godere del cibo senza essere dediti alla crapula, apprezzare il piacere sessuale senza soggiacere alla libidine. Qualora l’uomo la realizzi, avrà raggiunto il fine ideale che è quello di trovare una misura in tutte le cose, senza mai trascendere negli eccessi, come Orazio (in Satire) stesso raccomanda con la massima est modus in rebus (esiste una misura nelle cose), per esprimere la necessità di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura.

Quindi, in latino il termine mediocritas non ha il valore dispregiativo che ha in italiano la parola mediocrità (riferito a chi si ritiene presuntuosamente pago dell’essere mediocre etico, morale e spirituale), ma significa piuttosto stare in una posizione intermedia, tra l’ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo, che esalta il rifiuto di ogni tipo di eccesso, ed invita a rispettare il giusto mezzo.

L’associazione Iustitia in Veritate [QUI] – il cui Comunicato segue – è nata come impeto di risposta e reazione difensiva rispetto agli abusi contro il libero esercizio della fede e di culto perpetratisi in occasione della normativa emanata durante il periodo della diffusione del Covid-19. Rendendosi conto che spesso le disposizioni di legge anche non dettate da ragioni di sicurezza, violano palesemente i diritti fondamentali delle persone costituzionalmente garantiti, anche con risvolti di natura penale e contro le stesse prerogative di sovranità giurisdizionale della Chiesa stessa, l’associazione quindi ha sentito la necessità di allargare lo sguardo e la sua azione a tutti gli abusi che man mano si sono estesi e sono comunque riscontrabili in tutti gli altri settori della vita dell’uomo nelle sue espressioni di libertà anche in forma associata e non necessariamente legati a eventuali normative emergenziali. L’associazione offre quindi tutela ed assistenza sotto ogni profilo, non solo legale, a chiunque necessiti di un supporto professionale, serio e pacificamente indirizzato a coniugare le proprie esigenze, in modo da non dimenticare la difesa e l’affermazione della giustizia in ogni campo, avendo come principio fondante la legge e il diritto naturale. In questo senso abbiamo visto anche l’assistenza fornita agli Alleati del’Eucaristia e del Vangelo nell’ambita delle loro attività.

Comunicato di Iustitia in Veritate
Processo per scisma all’Arcivescovo Carlo Maria Viganò?

Iustitia in Veritate esprime solidarietà a Monsignor Carlo Maria Viganò, assicurando certamente la preghiera sempre necessaria affinché la giustizia trionfi, e auspicando che la ricerca della verità non sia limitata e definita dalla mera applicazione di alcune norme canoniche.

Preghiamo per lui e perché sia fatta luce su tutti gli aspetti anche di boicottaggio e travisamento del suo pensiero che può avere sin qui subito, in piena ottemperanza ai nostri principi statutari che prevedono la difesa della libera espressione della fede, ancor più quando la verità – come in questo caso – va ancora accertata.

Siamo di fronte ad un passaggio cruciale di fatti che vanno letti nel quadro più ampio degli accadimenti di questi ultimi anni, che hanno visto l’aggressione feroce ai principi basilari della fede, attaccati anche dall’interno della Chiesa attraverso un’impropria traslazione di norme dello stato nelle istituzioni ecclesiastiche.

A noi interessa andare al di là dei toni che sta assumendo questa vicenda, presentata dalla narrazione mediatica come se fosse appena iniziata, senza fornire lo spessore umano ed ecclesiale di tutto il dibattito.

E dunque vogliamo guardare anche oltre, cioè alla testimonianza dell’Arcivescovo al quale intendiamo liberamente esprimere vicinanza.

La voce di Monsignor Viganò, infatti, è stata sin da subito pronta a denunciare ogni abuso e deriva, volti all’accettazione di un’agenda globalista dichiaratamente contro la persona e la società; e questo giudizio ha infuso in molti la forza di resistere a un potere ostile all’uomo e alla sua dignità.

A noi non interessa scagliarci contro qualcuno, ma difendere la voce di chi ha saputo denunciare le storture a cui abbiamo assistito dentro e fuori la Chiesa – che amiamo -, perché ci sta a cuore chiunque stimoli ad agire a difesa dei diritti inalienabili di Dio, vera origine e fondamento dei diritti inviolabili dell’uomo, affinché il diritto naturale possa tornare a essere limite e fondamento del diritto positivo.

In tale direzione gli appelli di Monsignor Viganò sono sempre stati precisi, lucidi e coraggiosi, diventando un faro scomodo che illumina ciò che si vorrebbe nascondere.

Ci auguriamo pertanto la fine di ogni forma di censura e il trionfo della giustizia anche in questo caso e, mossi da tale desiderio, ci uniamo in preghiera perché sia ristabilita la verità, essenziale per tutti i fedeli che amano la Chiesa incondizionatamente.

Il nostro sostegno, quindi, non vuole entrare nel merito delle implicazioni teologiche della vicenda e delle singole scelte di ciascuno, ma si schiera a difesa della persona contro ogni insulto, sospetto o denigrazione, per opera di chi si scopre solo adesso paladino della fede, progressista o conservatore a convenienza del momento, avendo però taciuto davanti alla vera e propria persecuzione umana e sociale durante l’attacco psico-pandemico.

Con tale animo condanniamo di conseguenza ogni lettura di estremismo mediatico e ci auguriamo che trionfi la Verità per il bene di tutti, onorando la fede e l’attaccamento alla Chiesa di sempre di cui Monsignor Viganò si è fatto interprete.

Milano, 28 giugno 2024
Sant’Ireneo, vescovo e martire

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«Per salute mentale io non leggo i siti internet di questa cosiddetta “resistenza”. So chi sono, conosco i gruppi, ma non li leggo, semplicemente per mia salute mentale… Alcune resistenze vengono da persone che credono di possedere la vera dottrina e ti accusano di essere eretico. Quando in queste persone, per quel che dicono o scrivono, non trovo bontà spirituale, io semplicemente prego per loro» (Papa Francesco durante il colloquio a porte chiuse con i Gesuiti il 16 gennaio 2018 a Santiago del Cile, trascritto da Padre Antonio Spadaro, S.I., uscito sul quaderno 4024 de La Civiltà Cattolica).

Qualcosa più grande di noi
di Massimo Viglione
9 aprile 2019

Ho letto nelle ultime settimane due importanti, molto importanti, “trattati” (è il caso di chiamarli in questo modo, perché, sebbene non ne abbiano forse l’ampiezza, ne hanno certamente il valore teologico e qualitativo) riguardo la tragedia che la Chiesa sta vivendo e riguardo, soprattutto, l’intera questione della dottrina teologica e canonista sul problema del “De papa haeretico”, sul che fare, su come gestire una eventuale situazione di questo genere, e, di conseguenza, su come gestire il presente, anche alla luce di fatti storici similari accaduti con pontefici del passato.

Il primo trattato è di S.Ecc. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, cui Francesco ha verbalmente ordinato di ridurre i suoi viaggi all’estero (Stilum Curiae, 6 novembre 2018) [Sulla questione di un papa eretico, 21 marzo 2019 [QUI]];

il secondo è di Don Curzio Nitoglia, noto teologo e storico della Chiesa [Mons. Athanasius Schneider: lo Studio sul “Papa Eretico”, 1° aprile 2019 [QUI]].

Seppur in maniera differente, con un passato differente e con scelte personali differenti, entrambi i teologi sono legati a una visione tradizionale della fede e della Chiesa.

Ho letto con attenzione il trattato di Mons. Schneider e la risposta di Don Curzio Nitoglia, il quale in parte condivide le posizioni del primo, in parte le critica.

Consiglio a chi volesse approfondire di leggere entrambi i saggi [*].

Forse, ne verranno altri di altri autori. Ritengo comunque sia importante che il problema venga ormai affrontato pubblicamente e seriamente, da chi ha le competenze e il ruolo per poterlo affrontare. Perché è ormai tempo. Anzi, era tempo da molto tempo…

Le conclusioni di entrambi non divergono nella sostanza per quanto concerne il presente.

E proprio questa situazione, lascia in me aperti dei dubbi.

Ma io non sono nessuno, specie dinanzi a chi ha competenze specifiche che io posso possedere solo in parte.

Il mio dubbio non è su quanto espresso dai due teologi (che solo in parte, come detto, divergono), quanto su un presupposto a monte che noto in entrambi (e posso sbagliare ovviamente) e che ho sempre notato in quasi tutti coloro che negli ultimi decenni hanno affrontato la questione.

La mia è una mente storica e ho pertanto sono forse condizionato da una lettura più storica che teologica, ovvero, più fattuale che dottrinale e canonistica. E i fatti, non solo quelli del presente – avvolti nel più torbido mistero e la cui situazione non ha riscontro alcuno nei quasi venti secoli trascorsi – ma anzitutto quelli del passato, lasciano ai miei occhi sfumature non chiarite.

La conoscenza approfondita dei fatti della storia della Chiesa, del Papato, dei papi, delle elezioni e nomine papali fino al 1059 e dei conclavi successivi, lascia, a chi la possiede in spirito libero, sfumature di dubbio riguardo interpretazioni che vengono presentate con certezza. Non ovviamente per spirito scettico, ma al contrario, per ferma e piena aderenza ai fatti come noi li conosciamo dalle fonti, letti con spietata e non condizionata visione (come si può guardare una fotografia, senza lasciarsi condizionare dalle persone o dalle cose fotografate).

Non v’è nulla di più complesso della storia della Chiesa e dei Papi. E nulla di più avvincente ed entusiasmante.

Ma il sapore che resta in bocca, almeno a me, è che, almeno in certi specifici casi (e mi riferisco anche ad altre situazioni similari di cui i due teologi suddetti non hanno fatto cenno), sapremo solo in paradiso come le cose siano veramente andate.

Da un punto di vista più specificamente teologico, il vulnus irrisolvibile risiede nel fatto che mai, in questi venti secoli, nessun pontefice, nessun concilio legittimo, ha legiferato in via definitiva e indubitabile in materia. Solo i Dottori ne hanno parlato, solo i padri di spiritualità e i teologi accreditati si sono espressi. E infatti i nostri due teologi riportano con dovizia di particolari e citazioni i loro insegnamenti. Ma ciò non è sufficiente a dirimere la questione (lo stesso fatto che Don Nitoglia, legittimamente, non condivida alcune conclusioni di Mons. Schneider, dimostra quanto ho appena detto). E questo rimane, come detto, il vulnus irrisolvibile della nostra tragedia attuale, che non inizia certo sei anni or sono.

Ognuno che è in grado può avanzare con diritto la propria opinione fondandola sugli insegnamenti dei teologi e canonisti del passato o sulla interpretazione personale degli eventi della storia dei papi; ma non può dirimere il contesto, in quanto non esiste soluzione dogmatica, teologica, canonica, universalmente accetta, non avendo papi e concili legittimi legiferato e definito in materia. E le differenze di posizioni degli autori del passato costituiscono la riprova più evidente di quanto appena detto.

Conclusione: come per il passato, anche per la situazione presente occorrerà attendere il paradiso…

A meno che la storia non si riveli foriera di epocali novità.

O, a meno che… le novità non le mandi direttamente Colui che solo tutto sa e può decidere.

Specialmente riguardo la situazione presente. (MV)

[*] Si potrebbe aggiungere anche l’articolo Onorio I: il caso controverso di un Papa eretico, 30 dicembre 2015 di Prof Roberto de Mattei [QUI] e Il cardinale Burke affronta l’ipotesi del Papa eretico, 7 aprile 2018 di Emmanuele Barbieri [QUI]. [VvB]

Articoli precedenti

– “Non giudicate, per non essere giudicati” (Mt 7,1). “Non c’è nulla che non debba venire in piena luce» (Cfr. Lc 8,17) – 28 giugno 2024 [QUI]
– Quattro considerazioni di Aurelio Porfiri sul caso di Mons. Carlo Maria Viganò. Il comunicato dell’arcivescovo in risposta a “America” – 21 giugno 2024 [QUI]
Comunicato “Attendite a falsis prophetis” dell’Arcivescovo Viganò “a proposito dell’avvio del processo penale extragiudiziale per delitto di scisma” a suo carico – 20 giugno 2024 [QUI]

Foto di copertina: Mosaico di Papa Onorio I, nella basilica di Sant’Agnese fuori le mura, Roma.

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