Il dibattito presidenziale negli Stati Uniti. Un chiodo nella bara politica di Biden

Trump e Biden
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.06.2024 – Vik van Brantegem] – Nella tarda serata di giovedì 27 giugno negli Stati Uniti, le prime ore italiane di venerdì 28 giugno, ha avuto luogo il dibattito per le elezioni presidenziali di novembre di 90 minuti in diretta televisiva, ospitato sui canali della CNN e condotto dai giornalisti Jake Tapper e Dana Bash. Si sono sfidati Joe Biden, che è parso ancora più stanco e più confuso del solito, KO nel dibattito, e Donald Trump, sempre vigoroso e più misurato del solito, anche se evasivo e comunque confermandosi un bugiardo e un diffusore di fake news.

«Alla fine non so
cosa abbia ha detto nella sua risposta.
E penso
che non lo sappia neppure lui»
(Trump su Biden)
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Questo dibattito presidenziale passa alla storia come il primo dibattito tra un Presidente in carica e un ex Presidente. È stata anche la prima volta dal 2020 che entrambi hanno partecipato a qualsiasi dibattito: Biden non aveva avversari degni di dibattito durante le primarie democratiche, mentre Trump ha mandato il suo gatto ai dibattiti durante le primarie repubblicane. Infine, è stato il dibattito tra i due candidati più anziani ad aver mai corso per la Presidenza degli Stati Uniti.

L’opinione del giornalista e saggista Federico Rampini – naturalizzato statunitense; editorialista del Corriere della Sera da New York, dopo essere stato Vicedirettore de Il Sole 24 Ore e dal 1997 al 2021 corrispondente estero per la Repubblica – sul perché Trump viene votato e perché i suoi scandali e le sue bugie (secondo il fact checking fatto da CNN, una trentina di affermazioni di Trump nel dibattito sono risultate false), a quanto pare non hanno alcuna influenza per i suoi elettori – ha lascia silenti e impietriti i sinistri che lo ascoltavano in studio: «4 anni di Trump e nessuna guerra, arrivano i democratici e succede il finimondo».

In particolare sull’Ucraina, quando gli è stato chiesto per tre volte cosa avrebbe fatto per porre fine alla guerra in Ucraina, Trump prima ha fatto riferimento solo al disastro dell’evacuazione americana dall’Afghanistan: “Putin ha visto quanto stava andando disastrosamente la situazione e ha detto: ‘Sai una cosa? Attacchiamo l’Ucraina!’’” Poi ha sostenuto la sua tesi secondo cui Putin non avrebbe invaso l’Ucraina se ci fosse stato un Presidente americano forte, cioè lui.

Trump è stato anche molto critico nei confronti dei 200 miliardi di dollari che gli Stati Uniti stanno stanziando per sostenere l’Ucraina, “senza cambiare niente” e ha affermato che spetta ai Paesi europei di stanziare più soldi per l’Ucraina. Tuttavia, i dati dicono che i Paesi europei messi insieme hanno dato più soldi all’Ucraina che gli Stati Uniti.

Poi, ha annunciato senza dare spiegazioni: «Questa guerra che non sarebbe mai dovuta iniziare. Farò che si risolva tra Putin e Zelensky quando sarò Presidente eletto prima di entrare in carica il 20 gennaio. Le persone vengono uccise inutilmente».

Biden ha lasciato passare tutto, limitandosi ad avvertire: «Putin è un criminale di guerra e non si fermerà all’Ucraina. Rivuole l’impero sovietico».

Chi ha vinto il dibattito televisivo? Biden se l’è cavato malissimo. Balbettante, spesso in difficoltà perfino a pronunciare le sue parole, si è perso di continuo nelle sue stesse parole. Soprattutto, per Biden nel primo dibattito prima delle elezioni presidenziali americane, era cruciale convincere gli Americani che, a 81 anni, è ancora mentalmente e fisicamente capace di governare il Paese. Non ha funzionato.

La squadra di Biden sperava senza dubbio che il dibattito ad Atlanta avrebbe dissipato i dubbi sulla sua forma fisica a 81 anni. Ma ha procurato più dubbi che mai. Fin dalla prima domanda, decine di milioni di elettori hanno visto un presidente confuso, che spesso riusciva a malapena a pronunciare le sue parole. E anche se Trump “ha mentito tutta la notte”, secondo gli analisti, la scarsa performance di Biden persiste. Con frustrazione dei democratici, non è riuscito a convincere, che alla sua età potrebbe ancora ricoprire un secondo mandato. Alla domanda di rassicurare gli Americani al riguardo, Biden ha inizialmente risposto, indicando Trump, che «questo ragazzo ha solo tre anni meno ed è molto meno competente. Guardate cosa ho fatto: ho creato milioni di nuovi posti di lavoro, ho portato miliardi di investimenti nel nostro Paese». Solo per impantanarsi poi in un’insensata digressione sui chip della Corea del Sud. Dopo di che i moderatori hanno dovuto chiedergli – né per la prima volta né per l’ultima – se avesse qualcosa da aggiungere, perché gli restava ancora il tempo di parola.

«The winner is Donald Trump» (il vincitore è Donald Trump, è il verdetto quasi unanime dei media statunitensi. Trump con i suoi 78 anni è sembrato molto più giovane e pieno di energia rispetto a Biden, che di anni ne ha tre in più. È entrato, come ha scritto Andrea Marinelli, «con il consueto piglio da pirata». Biden invece traballava: voce roca e bassa, sguardo fisso, qualche incertezza e difficoltà nell’articolare il discorso. Poi, uscito di scena, la moglie Jill lo accompagnava nella discesa di uno scalino, che sembrava quasi un ostacolo insormontabile.

Trump, più misurato del solito, sembra quasi che abbia provato un sussulto di pietà per Biden, nel passaggio più clamoroso del dibattito presidenziale, quando dopo le parole confuse e incomprensibili di Biden sull’immigrazione, ha pronunciato la battuta micidiale: «Alla fine non so cosa abbia ha detto nella sua risposta. E penso che non lo sappia neppure lui».

In sostanza, la CNN ci ha regalato l’immagine limpido e chiaro del declino dell’Occidente infiacchito e incapace di formulare un pensiero. Ci si chiede chi abbia voluto esporre un Biden con evidenti scarse capacità cognitive, a questo massacro planetario, che andrà nella storia. Come mai non è stato fermato dai suoi consulenti della comunicazione, tra i più pagati e potenti del pianeta, che non potevano non prevedere l’esito del dibattito. Mi resta dunque solo questo dubbio: chi ha voluto questo scempio che ricorderemo anche tra tre secoli e perché?

Ecco quanto gravemente Biden ha sbagliato durante il dibattito: crescono le voci sulla sua sostituzione. Anche se molti leader democratici sono rimasti in silenzio, coloro che hanno parlato, avevano il morale a pezzi. David Axelrod, lo stratega delle vittorie elettorali di Obama ha detto: «È stato scioccante sentire quella voce fioca, vederlo disorientato». Il politologo Ian Bremmer definisce «disastrosa» la performance di Biden e dice che «dovrebbe farsi da parte», anche se «è già molto tardi».

Anche se secondo quanto riferito, non ci sarebbe stato “panico di massa” nel quartier generale democratico, diversi assistenti presidenziali hanno ammesso che Biden «non ha avuto un inizio ideale» nel confronto. Diversi funzionari del Partito Democratico hanno tuttavia difeso la sua prestazione, affermando che aveva presentato «una visione positiva e vincente» per gli Stati Uniti. Questa è la linea ufficiale.

Però dietro le quinte governa il panico. «Terribile», ha descritto la situazione alla CNN un funzionario della campagna democratica. «È difficile dire che Biden dovrebbe essere il nostro candidato», ha aggiunto. «I democratici hanno appena commesso un suicidio collettivo», ha detto uno stratega del Partito Democratico, che ha lavorato per diverse campagne presidenziali. «Biden sembra rauco, sembra stanco e balbetta. Conferma tutto ciò che già pensavano gli elettori: il Presidente Biden non può vincere. Questo dibattito è un chiodo nella sua bara politica».

«Dall’altro lato del palco c’era Donald Trump, che offriva una finestra oscura e arretrata su come appariranno gli Stati Uniti quando metterà di nuovo piede alla Casa Bianca», ha detto in una nota il Presidente della campagna elettorare di Biden, Jen O’Malley Dillon. «Un Paese in cui le donne sono costrette a elemosinare l’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno per sopravvivere. Un Paese che mette gli interessi dei miliardari al di sopra di quelli dei lavoratori».

Gli elettori democratici che hanno seguito il dibattito sono rimasti letteralmente perplessi. Le reazioni online confermano anche i crescenti dubbi sulla capacità di Biden di guidare il Paese per altri quattro anni.

Giovedì sera il dibattito tra l’attuale presidente Joe Biden e il suo predecessore Donald Trump

Agli americani piace l’apparenza. L’81enne Joe Biden che è entrato nello studio della CNN ad Atlanta alle ore 21.00, ha chiaramente fatto capire di essere un anziano. Mentre questo dibattito avrebbe dovuto dare un nuovo slancio alla sua campagna elettorale, soprattutto perché nella maggior parte dei sondaggi è dietro a Trump, la performance di Biden si è rivelato un incubo per i democratici. Un Biden confuso che non riesce assolutamente a convincere gli elettori americani di essere in grado di ricoprire la carica più dura del mondo per altri quattro anni. Dall’altra parte un Trump, che sembrava avere il controllo, doveva solo lasciare che il suo avversario sussurrasse la propria distruzione.

La dolorosa sconfitta di Biden nel dibattito è stata come un campanello d’allarme. Nonostante le assicurazioni ufficiali, le fonti dicono che ha mandato il Partito Democratico addirittura nel panico, il che fa prevedere il cambio del candidato democratico in corsa. Anche se Biden non sembra avere alcuna intenzione di gettare la spugna. Vacilla, ma davanti all’ipotesi del ritiro, dice: «Non lavoro più come un tempo, non parlo più fluentemente come un tempo e non so fare più i dibattiti come un tempo, ma so dire la verità». Biden stesso, sul dibattito pensa che «abbiamo fatto abbastanza bene», ma ha sottolineato, che è «difficile discutere con un bugiardo».

I leader democratici di Camera e Senato, Hakeem Jeffries e Chuck Schumer, potrebbero esporre a Biden i timori del Partito Democratico. Oppure, l’ex Presidente Obama, anche se già più volte si è espresso discretamente, ma non è stato ascoltato, anche se dopo il dibattito in un post su X ha dato il suo sostegno: «Brutte serate di dibattito succedono. Credimi, lo so. Ma queste elezioni rappresentano ancora una scelta tra qualcuno che ha combattuto per la gente comune per tutta la vita e qualcuno che si preoccupa solo di se stesso».

Uno dei più autorevoli giornalisti de The New York Times e amico personale di Biden, che definisce «straziante» la performance di Biden: «Ho pianto ascoltandolo: lo amo, ha fatto grandi cose, ma ora deve farsi da parte». E ancora: «Il presidente è un buon uomo e un buon presidente che non deve correre per la rielezione, Donald Trump è un bugiardo e un trascurabile presidente, che non ha imparato nulla ma non ha dimenticato niente». E ancora, l’invito alla famiglia di Biden: «Deve riunirsi al più presto e avere la più dura delle conversazioni col presidente, una conversazione fatta di amore, chiarezza e fermezza. Questo per dare agli Stati Uniti la migliore delle possibilità di battere la minaccia Trump a novembre».

Il cambio del candidato in corsa

Anche sarebbe estremamente eccezionale, che un candidato nominato alle primarie di un partito, come nel caso di Biden, non diventi il candidato presidenziale alle elezioni. Eppure il dibattito sulla candidatura di Biden sta diventando sempre più forte tra i democratici. «È difficile sostenere che non dovremmo nominare qualcun altro», ha detto un consigliere democratico.

Comunque, a questo punto della corsa, cambiare un candidato è possibile. Ma la domanda reale è: chi potrebbe sostituire Biden? La prima ipotesi è il Vicepresidente Kamala Harris, anche se non è amatissima e il suo mandato non è stato brillante. Poi c’è il Governatore della California, Gavin Newsom, relativamente giovane e carismatico, però i repubblicani lo accusano di malgoverno per l’aumento della criminalità, dei senzatetto e dei tossicodipendenti nelle strade. Un’altra possibilità è Gretchen Whitmer, Governatore del Michigan, nota soprattutto perché durante il Covid ha emanato le restrizioni più rigide del Paese. Ci sono altri nomi, tra cui Michelle Obama, che continua a ribadire il suo no fermo.

Anche se Biden ha perso completamente il dibattito, apparendo debole e confuso, lasciando la vittoria a Trump, dire che il dibattito ha reso molto più chiaro la questione dei piani politici di Trump, sarebbe una bugia.

La democrazia

La Corte Suprema ha reso più difficile incriminare i ribelli che il 6 gennaio presero d’assalto il Congresso degli Stati Uniti, in una decisione che indebolisce anche il caso portato avanti dal dipartimento di Giustizia contro Donald Trump. Secondo i giudici, i manifestanti non potevano essere infatti incriminati per «ostruzione» di una procedura ufficiale, nonostante stessero tentando di impedire la ratifica della vittoria di Biden.

Trump è stato straordinariamente controllato: il numero di invettive sulla “caccia alle streghe” e sulla “persecuzione politica” è rimasto molto limitato. In effetti, ha ignorato una domanda sul 6 gennaio – quando il Campidoglio è stato preso d’assalto – e si è limitato ad una risposta preparata: «Sai cosa è successo il 6 gennaio? Il 6 gennaio abbiamo avuto una grande economia. Il 6 gennaio abbiamo avuto una grande frontiera. Il 6 gennaio eravamo rispettati in tutto il mondo». Anche quando gli è stato chiesto nuovamente di confermare che un simile attacco alla democrazia non si sarebbe ripetuto sotto la sua autorità, ha ignorato la domanda. Biden ancora una volta non è andato oltre una risposta confusa sui vari tribunali che non avevano accertato la frode elettorale.

Interrogato anche sulle precedenti dichiarazioni sulla “vendetta” che si prenderebbe nei confronti degli avversari politici se diventasse di nuovo presidente, Trump è ricorso ad una risposta preparata: «La mia vendetta sarà il successo», nuovamente evitando la risposta.

Alla domanda se accetterebbe i risultati elettorali in caso di sconfitta, ha risposto «assolutamente», ma «solo se si tratta di un’elezione giusta, legale e buona». Per sottolineare ancora una volta che nel 2020 è stata commessa una “frode ridicola”.

L’economia

Nel dibattito, le cose sono andate male già con la prima domanda dei moderatori della CNN a Biden, che riguardava uno dei maggiori punti dolenti della sua campagna: l’economia. Anche se numericamente sta andando bene, l’Americano medio non se ne accorge molto, a causa dei prezzi persistentemente alti nei supermercati e degli alti costi dei prestiti. Biden ha riconosciuto che “la classe operaia è ancora nei guai” e che “c’è ancora molto da fare”. Ma su questa, e sulle successive domande sulle preoccupazioni economiche degli (afro)americani, Biden non è riuscito a dimostrare di capire i loro problemi e sembrava che non capisse i numeri. Si è comunque dato una pacca sul petto, riferendosi al “disastro” che “aveva ereditato dal suo predecessore”.

Trump ha risposto di aver creato “la migliore economia di sempre”, dimostrando subito che anche in questo dibattito avrebbe avuto rapporto sciolto con la verità. O anche: “Tutto andava alla grande” e “gli ho regalato una situazione incredibile”. La risposta di Biden è stata una risposta balbettante e difficile da seguire sui “milionari, scusate: miliardari” che dovrebbero pagare “milioni, scusate: miliardi di tasse”.

La sanità

Una seconda domanda, in riferimento alla sanità, non ha portato grandi miglioramenti a Biden. A metà di un rimprovero a Trump, si è perso nelle sue stesse parole, per poi pronunciare la frase: “Abbiamo finalmente battuto… Medicare [l’assicurazione sanitaria federale, amministrata dal governo degli Stati Uniti istituita nel 1965, che riguarda le persone dai 65 anni in su o che soddisfano altri criteri particolari]”. Questo ha offerto a Trump l’opportunità di ribattere con la frase mortale: “Ha ragione: ha battuto Medicare… a morte!”.

L’aborto

Neanche quando si è trattato dell’aborto – una questione importante per gli elettori democratiche in queste elezioni – Biden non è riuscito a segnare. Anche se Trump – che consente l’aborto solo nel caso di stupro, incesto, rischio di morte della madre –gli ha offerto ancora una volta delle opportunità, dicendo che “non abbiamo vietato nulla, abbiamo restituito la decisione agli Stati, che è quello che tutti – proprio tutti – volevano”. Il che ovviamente non è vero. Biden ha anche trascurato un punto di discussione repubblicano sul “diritto all’aborto dopo la nascita”.

La risposta preparata di Biden conteneva tre argomenti, ma non arrivò al terzo: l’aveva dimenticato. «Io sostengo Roe v. Wade», ha detto Biden, riferendosi alla sentenza del 1973 che garantiva l’aborto a livello federale e che è stata cancellata due anni fa dalla Corte Suprema.

L’immigrazione

Quando è stata sollevata la questione dell’immigrazione, Trump ha affermato che milioni di migranti nel Paese provengono da carceri e istituti psichiatrici e sono coinvolti in diffusi “omicidi e stupri” di cittadini Americani. Tuttavia, i tassi di criminalità negli Stati Uniti sono più bassi tra i migranti che tra i cittadini Americani.

Biden ha sottolineato che c’era un disegno di legge all’esame del Congresso che inasprirebbe notevolmente le regole sull’immigrazione, ma quel disegno di legge non è stato nemmeno preso in considerazione dai repubblicani su richiesta di Trump, perché temeva che avrebbe portato vantaggi politici a Biden. La risposta di Biden è stata sostanzialmente corretta, ma il suo ragionamento (per modo di dire) non è stato convincente.

Il Medio Oriente

Si è trattato anche, in maniera straordinariamente breve, della situazione in Medio Oriente. Trump ha accusato Biden di essere «come un palestinese», come fosse un insulto. Aggiungendo, che i Palestinesi «non lo amano perché è un pessimo palestinese. Uno debole».

Il cambiamento climatico

Anche il cambiamento climatico – secondo il politicamente corretto uno dei maggiori problemi del mondo – non ha meritato un dibattito sostanziale: Trump inizialmente pensava che fosse più importante ricordare agli elettori una dichiarazione razzista di Biden sugli afroamericani (“superpredatori”) degli anni ’80. Solo quando i moderatori hanno insistito, ha detto: “Voglio assolutamente acqua e aria pulite, e noi le abbiamo avute. Avevamo H2O. Abbiamo avuto i migliori numeri di sempre. Avevamo tutte le possibili forme di energia, le migliori statistiche energetiche di sempre”. Sebbene Biden abbia sottolineato di aver approvato la legge sul clima più ampia mai vista, ha preferito tornare subito sul tema dello svantaggio degli afroamericani. “Non ha fatto nulla per questo”, ha risposto Trump.

Un livello di dibattito estremamente scarso

Altre domande, sull’assistenza all’infanzia e sulle dipendenze dalle sostanze stupefacenti, non hanno prodotto alcuna risposta.

Poi, il livello sostanziale del dibattito è diminuito ancora di più, e notevolmente. I due sfidanti si sono rimproverato e pure insultati a vicenda, anche in modo infantile.

Si è assistito ad un gioco senza senso, per indovinare chi sarebbe stato etichettato dagli storici come il peggior presidente di sempre.

È seguito un gioco con ancora meno senso, quando Biden ha ricordato una vecchia frase di Trump, che aveva definito i veterani americani caduti durante la Seconda Guerra Mondiale «suckers and losers» (degli sfigati e dei perdenti). Poi ha aggiunto che lo sfigato e il perdente è Trump.

Anche Biden ha fatto delle affermazioni errate. Ad esempio, quando ha attaccato Trump sul piano etico, dicendo era stato condannato perché: «Hai fatto sesso con una pornostar mentre tua moglie era incinta». Aggiungendo, non si sa perché, un’offesa agli incolpevoli felini: «Hai la morale di un gatto randagio». Tuttavia, Trump è stato giudicato colpevole solo di non aver denunciato il pagamento alla pornostar Stormy Daniels. Inoltre, Melania Trump ha avuto un figlio nel 2006, ma non era incinta.

Poi è stato toccato il punto più basso, parlando di golf. Trump ha ripetuto di aver “superato con successo due test cognitivi”. In effetti, si tratta dei test presidenziali annuali che determinano un eventuale demenza. Poi si è vantato di aver «recentemente vinto altri due campionati di golf, per cui è necessario essere intelligente e forte, sai». Biden si è limitato a sottolineare il peso di Trump e ha affermato che il suo handicap nel golf è sei. Persino Trump a quel punto si rese conto che si trattava di una discussione infantile, e in realtà si è affermato come il più adulto dei due. «Non comportiamoci come dei bambini», ha detto.

Dopo una breve pausa pubblicitaria, a entrambi i candidati sono stati concessi due minuti ciascuno per la conclusione finale preparata.

Biden, che da giorni si era preparato a questo dibattito nel ritiro presidenziale di Camp David, ha concluso una serata dolorosa in modo altrettanto doloroso. In un mezzo sussurro e con voce roca – che vacillava di nuovo dopo due parole – ha detto che gli Stati Uniti hanno «fatto progressi rispetto alla situazione sotto Trump», ma poi si è impantanato di nuovo in una spiegazione appena percettibile sugli oneri fiscali.

Poi Trump è intervenuto con molta più forza: «L’intero Paese sta esplodendo perché non ti rispettano. Nessuno ti rispetta, nessuno in tutto il mondo. Siamo un Paese in fallimento, ma non resterà così. Renderemo di nuovo grande l’America».

Il sondaggio su chi è il vincitore

La maggioranza degli spettatori del dibattito fra Donald Trump e Joe Biden afferma che l’ex presidente è il vincitore del confronto. Il dato emerge da un sondaggio lampo condotto dalla CNN, che ha trasmesso il faccia a faccia, fra i suoi telespettatori.

Secondo Ariel Edwards-Levy della CNN, gli elettori registrati che hanno guardato il dibattito di giovedì tra il Presidente Joe Biden e il suo predecessore Donald Trump affermano, con una percentuale del 67% contro il 33%, che Trump ha avuto una performance migliore. 

Prima del dibattito, gli stessi elettori avevano dichiarato, con una percentuale del 55% contro il 45%, di aspettarsi che Trump avrebbe avuto una performance migliore rispetto a Biden.

Nonostante la disastrosa figura rimediata da Biden nel corso del primo faccia a faccia con Trump, l’81% della totalità degli elettori registrati che hanno assistito al dibattito afferma che quest’ultimo non ha avuto alcun effetto sulla loro scelta presidenziale, mentre un altro 14% afferma che li ha fatti riflettere, anche se non hanno cambiato la propria opinione. Solo il 5% afferma di aver cambiato idea su chi votare. È quanto emerge da un sondaggio della CNN al quale hanno risposto gli spettatori del dibattito. Un sondaggio – precisa l’emittente americana – che riflette le opinioni solo di quanti hanno seguito il dibattito e non sono rappresentativi della volontà dell’intero pubblico votante.

Postscriptum

1. «Su Biden tutti i giornali del mondo oggi aprono chiedendo solo come possa gestire i prossimi quattro anni semmai fosse eletto. A me preoccupano molto di più i prossimi quattro mesi di gestione della Casa Bianca: chi sta prendendo davvero le decisioni strategiche negli Stati Uniti? Un Presidente in evidente stato confusionale e che oggi in molti danno malato di Alzheimer non dovrebbe immediatamente dimettersi? I “fact checkers” che per mesi hanno affermato che i dubbi sulla tenuta psichica di Biden fossero solo materiale di propaganda di trumpiani e putiniani, chiederanno scusa? Spiegheranno oggi che è un fatto che un ottuagenario che non si regge in piedi e non sa chiudere una frase non può decidere su guerre e altri disastri, peraltro alimentati dalla sua stessa amministrazione? Che credibilità ha oggi un comunicato di Biden sulle armi all’Ucraina o a Israele? Credo che tutti dovrebbero chiedere le immediate dimissioni del Presidente americano» (Mario Adinolfi).

2. «VITTIMA DEL CIGNO NERO – Donald Trump è uscito di scena senza neanche essere in scena, Joe Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti ufficialmente insediato con tanto di Lady Gaga e Jennifer Lopez canterine all’Inauguration Day, a far capire che anche l’establishment del mondo dello spettacolo è ben lieto del cambio della guardia. Biden ha tenuto il solito discorso in cui non ha detto niente, rivolgendo generici inviti all’unità ma guardandosi bene anche solo dal citare il suo predecessore. Trump è il reietto, accusato di essere l’istigatore della rivolta di Capitol Hill, dopo che per mesi il movimento Black Lives Matter aveva messo a ferro e fuoco le città in tutto il Paese. La storia la stanno scrivendo i vincitori ma qui si continua a pensare che la presidenza Trump sarà rimpianta e non solo da noi pro-life. È stato un presidente che ha dato forza alla working class e all’impresa con un tax cut massiccio a inizio presidenza scegliendo una linea fortemente anticinese in politica estera e anche una posizione “pacifista”, puntando a non aprire nuovi fronti di guerra e a ritirarsi da quelli esistenti. Joe Biden è stato per otto anni il vicepresidente del premio Nobel per la Pace, Barack Obama, che insieme al Segretario di Stato Hillary Clinton si è caratterizzato per il sostegno militare e di intelligence alle cosiddette “primavere arabe” con i nemici che erano di volta in volta Gheddafi o Bashar al-Assad. I contingenti americani in terra straniera venivano sempre rinforzati e i rapporti con potenze pericolose come la Corea del Nord portati alla massima tensione. Trump ha scelto invece la via progressiva degli accordi di pace possibili come gli Accordi di Abramo tra Israele e alcuni potenti Stati arabi, che poteva essere esteso fino all’Arabia Saudita. Per Trump i nemici erano la Cina sul fronte commerciale e l’Iran su quello militare per via dei gingilli nucleari in mano a Teheran. Biden come prima decisione è rientrato negli accordi sul nucleare iraniano, Dio non voglia che avesse ragione Trump. Che comunque sarà rimpianto perché la sua presidenza ha avuto tratti grandiosi. Biden ha già deciso di smantellare tutto: la politica sull’immigrazione diventa l’opposta e già si stanno ammassando ai confini decine di migliaia di latinos; ribaltata anche la politica sull’ambiente con l’ingresso rilanciato degli Usa negli accordi di Parigi, stracciati da Trump. Che ha perso le elezioni per via dell’imprevedibile coronavirus, perché in politica ogni tanto compare il cigno nero e non puoi farci niente (Mario Adinolfi, 20 gennaio 2021).

3. Pace, amore e codici di lancio. Saper distinguere il bene dal male sarà il valore fondamentale per l’umanità – 20 gennaio 2021 [QUI]