Lo scandalo Rupnik. Il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede difendo l’uso dell’arte di Rupnik sui media vaticani

Paolo Ruffini
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 28.06.2024 – Vik van Brantegem] – Dott. Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede – definito da Luigi Casalini sul blog MiL-Messainlatino.it [QUI] “un nuovo vergognoso difensore di Rupnik” – ha difeso l’uso dell’opera del sacerdote sloveno Marko Ivan Rupnik da parte dei media vaticani. L’artista e teologo, ex Gesuita, è stato espulso dalla Compagnia di Gesù nel 2023 a seguito delle accuse di abusi psicologici, spirituali e sessuali, che avrebbe compiuti negli anni verso più di una dozzina di donne, tra cui delle religiose, emersi a partire dal 2021.

Venerdì 21 giugno 2024, nella giornata conclusiva della Catholic Media Conference 2024 in Atlanta (18-21 giugno 2024) [QUI], organizzata dalla Catholic Media Association [1]. il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Dott. Paolo Ruffini, ha risposto alle domande dei giornalisti sulla prassi del media che dipendono dal Dicastero della Santa Sede che presiede, di pubblicare su Vatican News e sui social network opere d’arte di Don Rupnik, noto per aver abusato delle suore. Ruffini dice che ritirare la sua arte “non è una risposta cristiana”. Lo riferisce Our Sunday Visitor News [2], in un servizio sulle parole di Ruffini sull’uso dell’arte di Rupnik a firma di Paulina Guzik, dal titolo Non credo che si debbano lanciare sassi [QUI], da cui riportiamo di seguito il contenuto in italiano. Nella foto di copertina di Bob Roller per OSV News, Dott. Paolo Ruffini mentre parla il 21 giugno 2024 durante l’annuale Catholic Media Conference in Atlanta.

Inoltre, riportiamo l’articolo Donne che affermano di aver subito abusi da parte dell’artista ex Gesuita chiedono ai vescovi cattolici di rimuovere i suoi mosaici a firma di Nicole Winfield, pubblicato oggi da The Associated Press.

Insieme all’atelier d’arte spirituale del Centro Aletti, di cui è stato Direttore, Don Rupnik ha realizzato mosaici famosi in tutto il mondo: nella cappella Redemptoris Mater in Vaticano, nella basilica della Santissima Trinità a Fátima, sulla facciata della basilica del Rosario del santuario di Nostra Signora di Lourdes e della basilica di Aparecida in Brasile, sull’abside della chiesa di San Romano Martire a Roma, nel santuario della Madonna dei Fiori a Bra, nella cattedrale di Santa Marea la Real della Almudena a Madrid, nella cappella del vescovado di San Cristóbal de La Laguna a Tenerife, nella cripta della cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, nella chiesa ortodossa della Trasfigurazione a Cluj, nel santuario di San Giovanni Paolo II a Cracovia, nel santuario nazionale di San Giovanni Paolo II del Cavalieri di Colombo a Washington, nella basilica del santuario nazionale Ta ‘Pinu a Għarb sull’isola di Gozo, nella chiesa madre di San Michele Arcangelo a Supersano, nella chiesa di San Pasquale Baylòn a Bari, nel Santuario di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo, ecc. Fino a circa 230 mosaici di Rupnik in tutto il mondo.

Dopo le accuse di abusi spirituali e sessuali da parte di decine di donne, tra cui ex suore della Comunità di Loyola, sono arrivate da allora da parte di organizzazioni di sostegno e difesa dei sopravvissuti, richieste per la rimozione delle opere d’arte di Rupnik. Le presunte vittime di Rupnik hanno dichiarato a OSV News in aprile, che la sua arte non può essere separata dalle accuse di abuso. Lo stretto legame tra l’opera artistica di Rupnik e gli abusi presumibilmente commessi da lui, è stato confermato all’OSV News da Gloria Branciani, ex suore della Comunità di Loyola in Slovenia, la quale ha affermato che Rupnik avrebbe abusato di lei per nove anni, quando l’allora Gesuita era Direttore spirituale della Comunità di Loyola. “In Rupnik, la dimensione sessuale non può essere separata dall’esperienza creativa”, ha detto Gloria Branciani a OSV News, quando gli è stato chiesto dei progetti artistici e ha spiegato: “Nel ritrarmi mi ha spiegato che rappresentavo l’eterno femminile: la sua ispirazione artistica nasce proprio dal suo approccio alla sessualità”.

“Come cristiani, ci viene chiesto di non giudicare”, ha detto Paolo Ruffini ai professionisti dei media, dopo aver tenuto il suo intervento – come uno degli oratori principali, sponsorizzato da EWTN – alla Catholic Media Conference. Ruffini ha osservato: “Ci sono cose che non capiamo” e ha spiegato, che mentre il processo della Santa Sede a carico di Don Rupnik è ancora in corso, “anticipare una decisione è qualcosa che, a nostro avviso, non va bene. Non abbiamo deciso ciò che non spettava a noi”. Ha aggiunto, che “non hanno messo nuove foto” dell’arte di Don Rupnik, ma hanno usato quelle che avevano.

Appellandosi alla “civiltà” e a ciò che “l’umanità ha fatto nei secoli”, Ruffini ha parlato anche della proposta di distruggere l’arte di Don Rupnik. “Rimuovere, cancellare, distruggere l’arte non è mai stata una buona scelta”, ha detto, citando l’artista italiano Michelangelo Merisi da Caravaggio, noto a tutti come semplicemente Caravaggio, che nel corso della sua vita uccise un uomo. Rimuovere l’arte di Don Rupnik dallo spazio pubblico “non è una risposta Cristiana”, ha dichiarato Ruffini.

Rispondendo a una domanda di Colleen Dulle della rivista America dei Gesuiti, Ruffini ha ricordato che la curia dei Gesuiti a Roma non ha rimosso le opere di Don Rupnik dalla propria cappella. “Penso che anche questo sia qualcosa che può essere di ispirazione per l’essere Cristiano”, ha detto Ruffini, invitando ad attendere la decisione degli organi della Santa Sede che indagano sul caso Rupnik.

La giornalista Paulina Guzik di Our Sunday Visitor News ha chiesto a Ruffini, come pensa che la decisione di continuare a usare l’arte di Don Rupnik da parte dei media della Santa Sede influisca sulle vittime. Ruffini ha risposto: “La vicinanza della Chiesa a qualsiasi vittima è evidente. Ma è anche chiaro che c’è un procedimento in corso. Quindi dobbiamo aspettare la procedura. Non stiamo parlando di abusi su minori. Stiamo parlando di una storia che non conosciamo”. La verità è che la stessa Compagnia di Gesù ha considerato vere le accuse contro Don Rupnik, quindi è difficile capire come si possa dire che si tratta di una storia sconosciuta.

Ruffini ha aggiunto: “E penso che come Cristiani dobbiamo capire che la vicinanza alle vittime è importante. Ma non so se questa [la distruzione delle opere di Rupnik] sia la strada per la guarigione”, precisando che davanti ai mosaici realizzati da Don Rupnik “ci sono persone che stanno pregando nei santuari di molte chiese in tutto il mondo”. “Non credo che dobbiamo lanciare pietre pensando che questa sia la via della guarigione”, ha detto Ruffini.

Al termine della sua risposta, Ruffini ha chiesto ai giornalisti: “Pensate che se tolgo una foto di un’opera d’arte dal nostro sito web, sarò più vicino alle vittime, lo pensate?” Quando la giornalista Paulina Guzik di Our Sunday Visitor News ha risposto negativamente, Ruffini ha detto: “Penso che tu abbia torto. Penso che tu abbia torto. Penso davvero che tu abbia torto”.

Le dichiarazioni di Ruffini hanno provocato scandalo tra i media alla conferenza, e una caterva di reazioni sui social network e su alcuni media cattolici.

Christopher R. Altieri su The Catholic Report  [QUI] ha osservato, che quanto affermato dal Prefetto Paolo Ruffini, porterà ulteriori problemi alla Santa Sede: “Il disastroso venerdì di Ruffini indica problemi più ampi e profondi in Vaticano. Venerdì è stata una giornata molto brutta per il Dott. Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, ma Ruffini non deve essere l’unico e nemmeno il principale oggetto di attenzione. (…) Questo non è principalmente un disastro delle comunicazioni. Questa è una crisi di governo”.

Hilary White, Sacred Images Project, ha affermato in un post su X [QUI]: “Ruffini non vedeva assolutamente nulla di sbagliato in quello che stava dicendo, e l’indignazione che ha ricevuto per questo, lo ha senza dubbio sconcertato e turbato. Ricordate, solo una piccola parte della stampa cattolica lo stava chiedendo; gli altri probabilmente erano inorriditi quanto lui dalla violazione dell’etiquette”.

Christine Niles, reporter investigativo e scrittrice cattolica, ha fatto notare in un post su X [QUI], che Vatican News ha rinunciato all’uso delle opere d’arte di Don Rupnik per illustrare la meditazione sulla solennità della Nascita di San Giovanni Battista, dopo la reazione negativa alla difesa di Ruffini dell’arte del predatore sessuale.

[1] La Catholic Media Association con sede a Chicago, Illinois, costruisce relazioni e comunità per i professionisti dei media cattolici in tutto il Nord America e oltre. Giornalisti, esperti di comunicazione, professionisti dei media e delle pubbliche relazioni, specialisti di pubblicità e marketing e altri si uniscono alla CMA per una rete in cui le relazioni aiutano a sostenersi a vicenda nella missione [QUI].

[2] Our Sunday Visitor è una casa editrice cattolica statunitense con sede a Huntington, Indiana, che pubblica l’omonimo settimanale nazionale americano, oltre a numerosi periodici cattolici, libri religiosi, opuscoli, materiale catechetico, inserti per bollettini parrocchiali e buste per le offerte. Inoltre, offre un servizio di “Online Giving” per donazioni online e siti web “Faith in Action” (La Fede in Azione) per le parrocchie [QUI].

Donne che affermano di aver subito abusi da parte dell’artista ex Gesuita chiedono ai vescovi cattolici di rimuovere i suoi mosaici
di Nicole Winfield
The Associated Press, 28 giugno 2024

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Cinque donne, che affermano di aver subito abusi psicologici, spirituali e sessuali [QUI] da parte di un famoso artista ex Gesuita, hanno chiesto venerdì [oggi, 28 giugno 2024] ai vescovi cattolici di tutto il mondo di rimuovere i suoi mosaici dalle loro chiese, affermando che la loro continua esposizione nei luoghi di culto era “inappropriata” e ri-traumatizzante per le vittime. Attraverso il loro avvocato, le donne hanno inviato lettere ai vescovi dal Brasile al Libano e alle diocesi intermedie, dove cappelle, chiese o basiliche ospitano alcuni dei quasi 230 mosaici progettati da Don Marko Rupnik e dal suo studio d’arte Centro Aletti.

La lettera, una copia della quale è stata ottenuta da The Associated Press, ha segnato l’ultima salva nello scandalo di lunga data di Rupnik, i cui mosaici decorano alcuni dei santuari più visitati della Chiesa Cattolica, ma la cui reputazione è stata rovinata da accuse di abusi da parte di più di una dozzina di donne.

Da due anni, lo scandalo Rupnik fa notizia, dopo che l’ordine religioso dei Gesuiti ha ammesso, che il sacerdote sloveno era stato scomunicato brevemente per aver commesso uno dei crimini più gravi della Chiesa Cattolica: aver assolto in confessionale una donna con cui aveva avuto una relazione attiva sessuale.

Il caso ha continuato a creare problemi ai Gesuiti e a Papa Francesco, dal momento che un’altra dozzina di donne si sono fatte avanti, affermando che anche loro erano state vittime di Rupnik. Inizialmente, la Santa Sede si rifiutò di procedere, sostenendo che le affermazioni delle donne erano troppo vecchie. Tuttavia, dopo aver ascoltato altre vittime, i Gesuiti espulsero Rupnik dall’ordine [QUI] e Papa Francesco – sotto pressione a causa del sospetto che avesse protetto il suo confratello Gesuita – rinunciò ai termini di prescrizione, in modo che la Santa Sede potesse aprire un vero e proprio processo canonico [QUI].

Ad oggi, Rupnik non ha risposto pubblicamente alle accuse e si è rifiutato di rispondere ai suoi superiori Gesuiti durante le indagini. I suoi sostenitori dello studio d’arte Centro Aletti hanno denunciato quello che hanno definito un “linciaggio” mediatico [QUI].

Per le vittime di Rupnik, la questione di cosa fare con i suoi mosaici va oltre la questione della separazione dell’arte da un artista problematico, poiché alcuni sostengono che Rupnik abbia commesso abusi proprio mentre creava la sua arte: una suora sull’impalcatura mentre un mosaico veniva eseguito in una chiesa, un altro mentre posava come sua modella.

“Nonostante gli anni trascorsi, il trauma che ciascuno ha subito non è stato cancellato e rivive davanti a ciascuna delle opere di Padre Rupnik”, si legge nella lettera, firmata dall’Avv. Laura Sgro a nome dei suoi cinque clienti.

In molti modi, il loro appello è la posizione di #NunsToo nel dibattito sulla “cancel culture” sull’opportunità di boicottare i film di Woody Allen o gli sketch comici di Bill Cosby, dopo che sono stati accusati di cattiva condotta. Ma poiché l’opera d’arte stessa di Rupnik era presumibilmente un canale di adescamento e di abuso, le vittime e i loro sostenitori affermano che la questione è più sfumata e problematica dell’antico dibattito [QUI] sulla domanda se l’arte, la letteratura, la musica o il cinema possano ancora essere apprezzati quando il loro creatore non lo è.

“L’uso continuato dell’arte di Rupnik è incredibilmente doloroso per molti sopravvissuti agli abusi, che vedono questo come emblematico di una continua mancanza di preoccupazione per i bisogni di tutti i sopravvissuti”, ha detto in una email Sara Larson, Direttore esecutivo di Awake, un’organizzazione di sostegno e difesa dei sopravvissuti. “Questa controversia è stata particolarmente dolorosa per le numerose donne vittime di abusi da adulte, che sentono in queste discussioni un rifiuto della loro sofferenza e un promemoria che le loro testimonianze potrebbero non essere credute”.

Il processo canonico della Santa Sede contro Rupnik è in corso – l’Avv. Sgro afferma di non essere stata contattata per fornire la testimonianza dei suoi clienti – e molti difensori di Rupnik in Vaticano e oltre affermano, che è importante sospendere il giudizio finale, finché la Santa Sede non si pronuncerà.

Ma lo scandalo è riemerso la settimana scorsa, quando al Prefetto del Dicastero per la Comunicazioni della Santa Sede, Paolo Ruffini, è stato chiesto in una conferenza dei media cattolici, perché il sito web di Vatican News continua a presentare l’immagine di un mosaico di Rupnik. Ruffini ha difeso l’uso dell’immagine, dicendo che non era nella posizione di giudicare Rupnik e che nella storia della civiltà “rimuovere, cancellare o distruggere l’arte non è mai stata una buona scelta”. Quando è stato sottolineato che non aveva menzionato l’impatto che avrebbe avuto sulle vittime la visione dell’opera d’arte di Rupnik promossa dalla Santa Sede, Ruffini ha osservato che le donne non erano minorenni e che, sebbene “la vicinanza alle vittime sia importante, non so se questo (rimuovere l’opera d’arte) è il modo di guarire”. Quando la giornalista Paulina Guzik di Our Sunday Visitor News ha suggerito il contrario, Ruffini ha detto: “Penso che tu abbia torto. Penso che tu abbia torto. Penso davvero che tu abbia torto.

Nella loro lettera ai vescovi, le cinque donne sostanzialmente sostengono che Ruffini ha torto: “Siamo chiari: questa lettera non costituisce un giudizio sulle opere di Padre Rupnik, ma semplicemente una riflessione sull’opportunità della loro presenza negli spazi consacrati, dedicati a Nostro Signore”. Inoltre, affermano di non voler pregiudicare l’esito del processo canonico della Santa Sede, né chiedere che i mosaici vengono distrutti. Chiedono piuttosto che siano allontanati dai luoghi di preghiera, in segno di rispetto per le vittime e per gli stessi spazi sacri, affinché “non gettino ombra sulla spiritualità dei fedeli”.

Tuttavia, la rimozione non è semplice, poiché alcuni mosaici ricoprono intere facciate della basilica (di Lourdes in Francia); interi interni (la cappella Redemptoris Mater in Vaticano); o, nel caso del santuario di San Pio da Pietrelcina nel sud Italia, l’intera chiesa più piccola dorata dal pavimento al soffitto.

I mosaici di Rupnik rappresentano anche un’impresa grande e costosa per le chiese che li commissionano. Il mese scorso, la basilica di Aparecida, in Brasile – un altro importante santuario per i Cattolici – ha inaugurato la sua facciata progettata da Rupnik con un’enorme produzione di canti e danze in stile hollywoodiano e un documentario di quasi due ore sulla sua realizzazione.

Altre chiese hanno mosaici su scala più piccola, ma comunque importanti. I mosaici progettati da Rupnik all’interno della basilica della Santissima Trinità a Fátima, in Portogallo, sono parte così integrante della sua importanza artistica e iconografica, che il santuario sta cercando di diventare patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Ma per altre chiese si sta riconsiderando. Il Vescovo Jean-Marc Micas, la cui diocesi comprende il santuario di Lourdes, in Francia, ha annunciato l’anno scorso la creazione di un gruppo di studio [QUI] per considerare cosa fare con i mosaici di Rupnik sulla facciata della basilica del Rosario. Ha agito dopo che le vittime hanno inviato lettere, chiedendo un “gesto” da Lourdes e descrivendo i mosaici di Rupnik come un’ulteriore fonte di dolore mentre cercano la guarigione dai loro abusi. “La loro angoscia è grande davanti ai mosaici di Don Rupnik in questo stesso luogo: non possiamo ignorarlo”, ha detto all’epoca Mons. Micas in una dichiarazione, promettendo di mettere le vittime al primo posto. Si attende presto una decisione.

Una riflessione è in corso anche nel santuario nazionale di San Giovanni Paolo II, che i Cavalieri di Colombo hanno costruito a Washington DC nel 2011 e che presenta mosaici Rupnik. In una dichiarazione, i Cavalieri di Colombo hanno affermato di essere “profondamente turbati” e “di condannare fermamente tutti i casi di abuso sessuale”. “Continuiamo a pregare per le vittime e stiamo valutando attentamente la migliore linea d’azione riguardo ai mosaici che sono stati installati nel santuario”. La dichiarazione aggiunge che l’esito del processo canonico della Santa Sede a carico di Rupnik sarebbe “un fattore importante nelle nostre considerazioni”.

La copertura dello scandalo Rupnik su Korazyn.org [QUI]