Un mostro aleggia in ogni luogo, dove non è più nemmeno possibile la distinzione tra giusto e sbagliato, vero e falso, utile e inutile

Intelligenza artificiale
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 25.06.2024 – Vik van Brantegem] – Discutiamo su temi importanti che stanno ridefinendo il nostro mondo contemporaneo: la crisi dell’informazione e l’impatto dell’intelligenza artificiale.

Viviamo in un’epoca dove l’informazione, tramite i suoi molteplici canali, sembra essere vittima di se stessa. La frenetica ricerca dell’audience ha allontanato i contenuti dalla realtà e dalla verità, trasformando i media mainstream in veicoli di comunicazioni spesso errate e condizionate. Questo fenomeno ha portato a una sovraesposizione di fatti presentati in forme distorte, influenzati da faziosità e privi di opinioni discordanti rispetto al “politicamente corretto”. Ci troviamo così in un contesto dove la distinzione tra giusto e sbagliato, vero e falso, utile e inutile diventa sempre più labile.

In parallelo, l’avvento e la crescita esponenziale dell’intelligenza artificiale (IA) hanno introdotto nuovi paradigmi nella nostra società. Sebbene l’IA offra innumerevoli vantaggi e opportunità, presenta anche significativi rischi per la sicurezza, la democrazia e l’affidabilità delle informazioni. La regolamentazione di queste tecnologie è diventata una priorità, come dimostrato dagli sforzi dell’Unione Europea nel creare un quadro normativo adeguato. È fondamentale che ci confrontiamo con queste sfide con una mente critica e aperta, cercando di bilanciare i benefici delle nuove tecnologie con un uso etico e responsabile.

Partendo da una visione critica e riflessiva sull’attuale stato dell’informazione e sull’impatto crescente dell’intelligenza artificiale nella società, riflettiamo su come possiamo navigare in questo complesso panorama, esplorando le implicazioni della crisi dell’informazione e dell’intelligenza artificiale, e cercando soluzioni che possano guidarci verso un futuro più informato e consapevole.

Riassunto dei punti salienti

1. Stato attuale dell’informazione

  • Critica all’informazione moderna: L’informazione è guidata dalla ricerca dell’audience e del profitto, spesso a scapito della verità e della profondità dei contenuti.
  • Problemi nei media: I media mainstream comunicano spesso in modo errato, poco approfondito e fazioso, allineandosi a una comunicazione di basso livello simile a quella dei politici.
  • Faziosità e mancanza di opinioni discordi: C’è una forte faziosità, soprattutto nelle aree progressiste e liberal-democratiche, che limita una corretta fruizione dell’informazione e instilla dubbi sui veri interessi dei comunicatori.
  • Impreparazione e scarsa cultura: Molti giornalisti e fruitori delle notizie non hanno una preparazione adeguata, specialmente in materie scientifiche.
  • Declino del buon senso e diffusione delle fake news: Le organizzazioni progressiste diffondono idee che spesso portano a una perdita di buon senso e alla proliferazione di fake news.
  • Successo delle agenzie di stampa: Le agenzie di stampa meno sovraesposte riescono a mantenere un’informazione più asettica e rispettosa dei fatti.
  • Necessità di un modello di comunicazione alternativo: È fondamentale offrire un’alternativa che fornisca una verifica critica dei fatti con competenza scientifica e rispetto per gli insegnamenti del Credo Cattolico.

Intelligenza Artificiale

  • Crescita e importanza dell’IA: L’IA sta trasformando la società e ha una grande influenza su vari settori, inclusa la comunicazione.
  • Vantaggi e rischi: L’IA offre numerosi benefici ma presenta anche rischi significativi per la sicurezza, la democrazia e la correttezza dei dati.
  • Ruolo dell’Unione Europea: L’UE ha stabilito regole per l’IA per garantire un utilizzo etico e responsabile.
  • Tipi di apprendimento dell’IA: Apprendimento supervisionato, non supervisionato, semi-supervisionato e per rinforzo.
  • Sfide etiche: L’uso dell’IA deve essere guidato da principi etici per evitare distorsioni e manipolazioni, come i deepfake e la profilazione online.

2. Riflessioni sull’IA da parte di vari autori

  • Aurelio Porfiri: L’IA può essere un moltiplicatore di intelligenza o di imbecillità, a seconda dell’uso che se ne fa. Necessità di un approccio equilibrato e responsabile.
  • Papa Francesco: L’IA è uno strumento potente che deve essere usato per il bene dell’umanità, ma presenta anche rischi che vanno gestiti con saggezza.
  • Padre Giovanni Cavalcoli: Critica della visione prometeica dell’IA come onnipotente. L’intelligenza è una facoltà umana superiore e non può essere completamente replicata da una macchina. Necessità di mantenere l’uso dell’IA entro i limiti etici e umani.

* * *

Stato attuale dell’informazione

Oggi l’informazione, attraverso tutti i suoi più disparati canali di comunicazione, è vittima di se stessa, perché la sola continua ricerca quasi esclusiva dell’audience allontana dalla realtà e dalla verità i contenuti forniti ai fruitori, ossia purché si faccia notizia e quindi si monetizzi. Spesso i media mainstream vanno in sovraesposizione e comunicano fatti nella forma e nei contenuti errati, talvolta non approfonditi e più delle volte condizionati. I giornalisti quindi sembrano essersi allineati al modo di comunicare, di basso spessore, che spesso troviamo nei politici.

Però, oltre l’impreparazione esiste un problema di faziosità evidente, conclamata, con l’assenza di opinioni discordi rispetto al “politicamente corretto”, che limita fortemente una fruizione corretta dell’informazione ed instillando dubbi, su chi stia servendo veramente colui che in quel momento sta comunicando. I contenuti errati non sempre sono frutto di scarsa preparazione di chi li prepara.  Essi sono non solo dei trascrittori della notizia, ma anche dei fruitori, che non dispongono di adeguati bagagli culturali per affrontare con cognizione il contenuto informativo della notizia, in particolar modo nelle materie scientifiche.

La problematica si riscontra fortemente in ambiti orientati a sinistra, afferenti al mondo progressista o della cosiddetta liberal-democrazia, che spesso si avvicinano a posizioni essenzialmente socialiste, ed in tutti i casi anti-cattolici ed anti-clericali. Costoro, anche sfruttando organizzazioni sovrannazionali, nate come super partes ma modificate fino a farle diventare a loro immagine e somiglianza, diffondono sotto il manto di una presunta etica corretta e democratica, idee che sembrano aver fatto perdere la ragione a molti uomini, descrivono ed aspirano ad un mondo privo di ogni buon senso, pieno di fake news e ricostruzioni parziali e mistificate. Insomma siamo di fronte ad un mostro che aleggia in ogni luogo del pianeta, dove non è più nemmeno possibile la distinzione tra giusto e sbagliato, vero e falso, utile e inutile.

Comunque, il fruitore dell’informazione, anche quello di non elevati mezzi culturali, comprende quanto esposto ed etichetta i media come inaffidabili, quando recepisce informazioni che nel tempo poi si contraddicono o si dimostrano palesemente errate. Questo spiega il grande successo delle agenzie di stampa, che sono meno sovraesposte nei tempi della comunicazione e che almeno in teoria dovrebbero fornire l’informazione asettica e rispettosa sui fatti.

Per porre un argine alle fenomenologie descritte, con le (limitate) possibilità di azione a disposizione, il sito Korazym.org è nato più di 20 anni fa per rivolgersi ad un pubblico che non ha mezzi adatti alle proprie idee ed al proprio credo, dal motto: Testimonium perhibere veritati (Rendere testimonianza alla verità).

La Chiesa Cattolica è stata in passato un argine alle istanze distruttive della società, ma oggi lo è troppo poco, fino a quasi totalmente assente. Quindi, è sempre più necessario offrire un modello di comunicazione alternativo a quello che va per la maggiore, che offre consapevole e critica verifica dei fatti e delle verità, con minuziosità scientifica e competenza, e con volontà di offrire un serio servizio all’audience.

Comunque, va precisato che con questo non si ha intenzione di attaccare o la Chiesa (che andrebbe a tutto vantaggio di chi invece ne vuole la distruzione), o la politica o le informazioni che provengono dalle più svariate istituzioni o organizzazioni. Invece, ha l’obiettivo di qualificare, sostenere e commentare dichiarazioni, esternazioni, azioni e intenti con mezzi di analisi scientifica dei fatti e delle fonti, avendo come bussola di orientamento ciò che è realmente vero in quanto scientificamente dimostrabile, ma anche ciò che è legittimamente di buon senso ed etico, ossia secondo gli insegnamenti del Credo Cattolico tradizionale.

Purtroppo, nell’ambito delle attività di fact checking e di ethical rating, coloro i quali si ergono ad interpreti capaci di affrontare, analizzare e quantificare i fatti in modo critico, sono quasi sempre proprio quelli che operano per una continua mistificazione della realtà, al punto che i principali gruppi mondiali che operano in tali ambiti sono apertamente progressisti e quindi orientati a sinistra o centro-sinistra, e sono pure autoreferenziali, in quanto i criteri che adottano sono standardizzati da loro stessi. È evidente che scarseggiano entità di orientamento tradizionalista e apertamente cattolico in questo ambito.

Intelligenza Artificiale
Vantaggi e i rischi

Tutto quanto esposto prima è diventato di primaria importanza con la crescita nell’applicazione dell’intelligenza artificiale (IA), il presente e il futuro delle tecnologie, come nel campo della comunicazione. Anche se alcuni tipi di IA esistono da più di 50 anni, i progressi nella potenza dei computer, la disponibilità di enormi quantità di dati e lo sviluppo di nuovi algoritmi hanno portato a grandi balzi in avanti nella tecnologia negli ultimi anni. L’IA è centrale per la trasformazione digitale della società e quindi è diventata anche una delle priorità dell’Unione Europea.

L’IA è già ampiamente applicata dai motori di ricerca come Google e quindi la nuova generazione di siti Web vengono sviluppati tenendo presente i parametri dei logaritmi applicati. L’IA già è presente nella vita di ogni giorno in moltissimi ambienti. L’IA può fare una grande differenza nella nostra vita, in positivo o in negativo, perché offre vantaggi ma presenta anche rischi, per esempio per la sicurezza, le imprese, l’occupazione, la democrazia, la correttezza dei dati assorbiti, assimilati e usati dall’IA. Il Parlamento Europeo in giugno 2023 ha fissato la propria posizione negoziale con la normativa sull’IA, il primo insieme di regole al mondo sull’IA.

Per vedere quali sono le opportunità e i rischi delle future applicazioni dell’IA è innanzitutto necessario capire come funziona e come influisce sulle nostre vite. L’IA è un insieme di tecnologie che consentono ai computer di eseguire una serie di funzioni avanzate, tra cui la capacità di vedere, comprendere e tradurre il linguaggio parlato e scritto, analizzare i dati, dare suggerimenti e molto altro.

L’IA è la spina dorsale dell’innovazione nel computing moderno, in quanto permette di generare valore per privati e attività. Ad esempio, il riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) utilizza l’IA per estrarre testo e dati da immagini e documenti, trasforma i contenuti non strutturati in dati strutturati pronti per le aziende e offre informazioni strategiche.

Quando si parla di IA, si parla di “dati di addestramento”. Questo significa che l’IA è come una spugna che cerca, assorba ed elabora dati in quantità enciclopediche. L’IA evolve nel tempo grazie all’addestramento con nuovi dati, quindi è di primaria importanza fornire a questa spugna fact-checking ed ethical rating.

Il machine learning è un sottoinsieme di intelligenza artificiale che utilizza gli algoritmi per addestrare i dati al fine di ottenere risultati, in cui vengono usati diversi tipi di modelli di machine learning:

  • Apprendimento supervisionato: un modello di machine learning che mappa un input specifico a un output utilizzando dati di addestramento etichettati (dati strutturati). In parole semplici, per addestrare l’algoritmo a riconoscere le immagini dei gatti, bisogna alimentarlo con immagini etichettate come gatti.
  • Apprendimento non supervisionato: un modello di machine learning che apprende pattern in base a dati senza etichetta (dati non strutturati). A differenza dell’apprendimento supervisionato, il risultato finale non è noto in anticipo. Al contrario, l’algoritmo apprende dai dati, classificandoli in gruppi in base agli attributi. Ad esempio, l’apprendimento non supervisionato è utile per la corrispondenza dei pattern e la modellazione descrittiva.
  • Apprendimento semi-supervisionato: un approccio misto in cui sono etichettati solo alcuni dati. È noto un risultato finale, ma l’algoritmo deve capire come organizzare e strutturare i dati per raggiungere i risultati desiderati.
  • Apprendimento per rinforzo: un modello di machine learning che può essere ampiamente descritto come “impara facendo”. Un “agente” impara a eseguire una determinata attività per tentativi ed errori (un ciclo di feedback) finché le sue prestazioni non rientrano in un intervallo desiderato. L’agente riceve un premio quando esegue correttamente l’attività e una penalità quando le prestazioni sono inadeguate. Un esempio di apprendimento per rinforzo è l’insegnamento di come prendere una palla a una mano robotica.

A parte dei benefici, l’uso crescente di sistemi di IA comporta anche delle sfide e dei rischi. Non usare l’IA in tutto il suo potenziale metterebbe a rischio il progresso futuro. Ma anche l’abuso è un problema, come per esempio nel caso di un coltello che viene usato per tagliare una bistecca, ma anche per tagliare la gola ad una vittima. Quindi, l’IA non deve essere usate per problemi per cui non è adatta, per esempio per spiegare o risolvere complesse questioni sociali. Il più grosso rischio sono le minacce dell’IA ai diritti fondamentali e alla democrazia. I risultati prodotti dall’IA dipendono da come viene progettata e da quali dati vengono immessi. Questo processo può essere influenzato intenzionalmente o meno. Ad esempio, alcuni aspetti importanti potrebbero non essere programmati nell’algoritmo o potrebbero essere programmati per riflettere e perpetuare delle distorsioni strutturali. Inoltre, l’uso dei dati e dei numeri per rappresentare una realtà complessa fa sembrare l’IA fattuale, precisa e indipendente, anche quando non lo è. L’IA può anche minacciare la protezione dei dati e il diritto alla vita privata. Può essere usata, ad esempio, in dispositivi per il riconoscimento facciale o per la profilazione online. Inoltre, è capace di mettere insieme le informazioni che acquisisce su una persona senza che questa ne sia a conoscenza.

La minaccia per la democrazia rappresentata dall’IA passa per l’informazione e la comunicazione. L’IA già è stata accusata di creare delle “bolle” in rete, dove i contenuti sono presentati in base ai contenuti con cui l’utente ha interagito in passato, invece di creare un ambiente aperto per un dibattito a più voci, inclusivo e accessibile. L’IA può anche essere usata per creare immagini, video e audio falsi ma estremamente realistici, noti come deepfake, che possono essere usati per truffare, rovinare la reputazione e mettere in dubbio la fiducia nei processi decisionali. Tutto questo rischia di condurre alla polarizzazione del dibattito pubblico e alla manipolazione delle elezioni. L’IA potrebbe anche minacciare la libertà di riunione e di protesta, perché potrebbe permettere di rintracciare e profilare individui legati a determinati gruppi o opinioni.

Il primo strumento di Satana
La bestia con sette teste e dieci corna
che sale dal mare
su cui è seduta la prostituta
(Apocalisse 13,1-10)

«E vidi salir dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi, e sulle teste nomi di bestemmia» (Apocalisse 13,1).

«E seduceva gli abitanti della terra con i segni miracolosi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un’immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. Le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia» (Apocalisse 13,14-15).

Non pare che quanto è detto dell’immagine della bestia feroce con sette teste e dieci corna in Apocalisse 13,14-15, sia da intendere in senso simbolico.

Piuttosto, vien fatto di pensare alla statua che l’orgoglio di Nebucadnezar fece erigere nella pianura di Dura e dinanzi alla quale tutti dovevano prostrarsi sotto pena di morte (Daniele 3).

Vien fatto di ricordare l’empia pratica di erigere statue degl’Imperatori romani da collocarsi nei templi e da adorarsi. Nella sua lettera a Traiano, Plinio confessa d’aver condannato a morte i Cristiani di Bitinia che rifiutavano d’offrir incenso e libazioni all’immagine dell’Imperatore. La superstizione delle statue parlanti e semoventi era allora sparsa assai; era un fenomeno di ventriloquio ovvero era nascosto un uomo nell’interno. Secondo le Recognitiones Clementinae (II secolo), Simon Mago si sarebbe vantato “d’aver fatto sì che le statue si movessero e che le cose inanimate si animassero”. In tempi posteriori non sono mancate le statue che movevano gli occhi o la testa, che lacrimavano od operavano guarigioni, ecc.

In che modo abbia da realizzarsi questo fenomeno, se per inganno o con invenzione scientifica o l’intervento satanico, non è dato di sapere. Fatto sta, che le ultime parole mostrano come il falso profeta, non pago dei mezzi di seduzione accennati, ricorrerà alla violenza facendo uccidere o privando dei mezzi di sussistenza (Apocalisse 13,17), coloro che non vorranno piegarsi ai suoi voleri.

La bestia feroce di cui parla Apocalisse 13 ha autorità, potenza e un trono, governa su ogni tribù, popolo, lingua e nazione. Unisce elementi delle quattro bestie descritte nella profezia di Daniele 7,2-8, che identificano re o regni specifici, che governano in successione su degli imperi (Daniele 7,17, 23). Perciò la bestia feroce di Apocalisse 13 rappresenta il sistema politico mondiale. Sale dal mare, cioè dalle masse da cui hanno origine i governi umani (Isaia 17,12-13). Il numero o nome della bestia (666) è “un numero d’uomo”, quindi, la bestia è un’entità umana, non un’entità spirituale o demoniaca. Anche se sono poche le cose su cui si trovano d’accordo, i governi umani sono tutti decisi a mantenere il proprio potere, piuttosto che sottomettersi al Regno di Dio (Salmo 2,2). Inoltre, uniscono le forze per combattere contro gli eserciti guidati da Nostro Signore Gesù Cristo, ma questo porterà alla distruzione della bestia e dei suoi seguaci: subiscono diverse piaghe divine, che culminano con la battaglia di Armageddon, in cui vengono sconfitti dalle legioni celesti comandati da San Michele Arcangelo (Apocalisse 16,14 e16; 19,19,-20).

Cosa penso dell’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale è una moltiplicatrice

di intelligenza (o di imbecillità)
di Aurelio Porfiri
Traditio, 15 giugno 2024

Nei tempi recenti il tema che più tiene banco è senza dubbio quello della intelligenza artificiale.

Essa è destinata veramente a cambiare le nostre vite, un poco come è successo per internet o per i telefonini. Sono quelle invenzioni che certamente segnano un cambio di paradigma nella nostra esistenza. Allora, anche chi ama la tradizione, deve interrogarsi sul tema dell’intelligenza artificiale e capire come questo tema potrebbe interagire con la sua vita.

Io sono musicista, autore e pittore dilettante. Non ho mai usato, non uso e non userò l’intelligenza artificiale per produrre le mie opere. Però credo che in molti ambiti, l’intelligenza artificiale può essere di grande aiuto. Ad esempio per quanto riguarda i saggi, essa può aiutare nelle ricerche, nel fare sintesi di testi che forse non potremmo leggere interamente. Poi la scrittura rimane a noi e anche la capacità, non scontata, di saper organizzare il materiale, la nostra impronta nel libro.

Ho da poco cominciato ad usare chatgpt e devo dire che può essere estremamente utile, ad esempio per le traduzioni, per le ricerche, per la compilazione di documenti di tipo tecnico.

Per me l’esempio calzante è quello di una macchina estremamente competitiva: se la dai in mano ad un grande pilota, l’uno esalta l’altra, ma se la dai in mano ad un incompetente, probabilmente andrà a sbattere alla prima curva o giù di lì.

Quello che penso è che l’intelligenza artificiale è un grande acceleratore, può aiutare una persona intelligente ad essere ancora più intelligente, ma allo stesso modo condanna un imbecille ad essere ancora più imbecille. Tutto dipende dall’uso che se ne fa.

Ovviamente tutti ben sappiamo che il mondo non manca di imbecilli, ecco allora che l’intelligenza artificiale è un pericolo. Pensiamo a tutta la tematica del vero e del falso, immagini che possono essere falsificate ad un livello di perfezione che le rende indistinguibili, voci clonate, video manipolati…Visto che il male esiste nel mondo, arriverà un punto in cui saremo paralizzati per l’incapacità di distinguere il vero dal falso e questo è un enorme pericolo.

Eppure non credo che questo dovrebbe spingerci a lasciare questa enorme risorsa nelle mani dei cattivi o degli imbecilli. Perché ci sono usi buoni che possiamo fare dell’intelligenza artificiale, pensiamo ad esempio nel campo della medicina ma anche ad un nuovo modo di gestire informazioni che forse ci permetterà di fare senso di un patrimonio culturale e di pensiero oggi sempre più accessibile.

Papa Francesco nel suo discorso al G7 proprio sul tema dell’intelligenza artificiale definisce la stessa come “uno strumento affascinante e tremendo”. Io penso questa definizione possa ben rappresentare il modo in cui noi ci poniamo di fronte a questa nuova invenzione. Il Papa poi afferma: “Questa nostra capacità di costruire utensili, in una quantità e complessità che non ha pari tra i viventi, fa parlare di una condizione tecno-umana: l’essere umano ha da sempre mantenuto una relazione con l’ambiente mediata dagli strumenti che via via produceva. Non è possibile separare la storia dell’uomo e della civilizzazione dalla storia di tali strumenti. Qualcuno ha voluto leggere in tutto ciò una sorta di mancanza, un deficit, dell’essere umano, come se, a causa di tale carenza, fosse costretto a dare vita alla tecnologia. Uno sguardo attento e oggettivo in realtà ci mostra l’opposto. Viviamo una condizione di ulteriorità rispetto al nostro essere biologico; siamo esseri sbilanciati verso il fuori-di-noi, anzi radicalmente aperti all’oltre. Da qui prende origine la nostra apertura agli altri e a Dio; da qui nasce il potenziale creativo della nostra intelligenza in termini di cultura e di bellezza; da qui, da ultimo, si origina la nostra capacità tecnica. La tecnologia è così una traccia di questa nostra ulteriorità. Tuttavia, l’uso dei nostri utensili non sempre è univocamente rivolto al bene. Anche se l’essere umano sente dentro di sé una vocazione all’oltre e alla conoscenza vissuta come strumento di bene al servizio dei fratelli e delle sorelle e della casa comune (cfr Gaudium et spes, 16), non sempre questo accade. Anzi, non di rado, proprio grazie alla sua radicale libertà, l’umanità ha pervertito i fini del suo essere trasformandosi in nemica di sé stessa e del pianeta. Stessa sorte possono avere gli strumenti tecnologici. Solo se sarà garantita la loro vocazione al servizio dell’umano, gli strumenti tecnologici riveleranno non solo la grandezza e la dignità unica dell’essere umano, ma anche il mandato che quest’ultimo ha ricevuto di “coltivare e custodire” (cfr Gen 2,15) il pianeta e tutti i suoi abitanti. Parlare di tecnologia è parlare di cosa significhi essere umani e quindi di quella nostra unica condizione tra libertà e responsabilità, cioè vuol dire parlare di etica”.

Sono osservazioni importanti quelle che fa il Santo Padre, ma certo non ci sfugge che le pie intenzioni di usare queste nuove tecnologie solo per volgerle al bene verranno disattese dai tanti usi criminosi che verranno fatti attraverso l’intelligenza artificiale, come una volta è stato per internet. Ma potremmo oggi vivere senza internet?

Il sacerdote Paolo Benanti, commentando su Avvenire le parole del Papa, dice: “Nessuna macchina dovrebbe mai avere il potere di decidere se togliere la vita a un essere umano. Il discorso di papa Francesco rappresenta un momento storico che ci permette di pensare e agire perché l’IA sia davvero al servizio dell’umanità: siamo chiamati a costruire un domani che sappia mantenere al centro l’uomo”.

Anche qui, belle parole, ma sappiamo bene che il peccato originale non scorre soltanto nelle vene della storia, ma anche in quelle della tecnologia. Dobbiamo essere consapevoli delle enormi implicazioni etiche che strumenti del genere rappresentano e come in essi sia ancora più presente il pericolo di allargare e rendere quasi invalicabile il solco che divide il bene dal male, rendendo la nostra lotta quotidiana ancora più cruenta e la nostra strada sempre più impervia.

Cosa penso dell’intelligenza artificiale
Il potere dell’uomo

e il potere della macchina
di Padre Giovanni Cavalcoli
Traditio, 24 giugno 2024

«Le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare» (Ap 13,15a).

Fin dai tempi più remoti l’uomo, nel ricordo della promessa del serpente genesiaco «sarete come dèi», ha sempre aspirato all’onniscienza (gnosi) e all’onnipotenza, la nicciana «volontà di potenza», non accontentarsi, cioè, del potere sul divenire, che consiste nel far a passare le cose dalla potenza all’atto, il cambiar di forma accidentale alla materia, ma un potere sull’essere, un poter far essere, un imporre alla materia la sua forma al posto di Dio, un potere di plasmare la natura che appartiene solo a Dio, la pretesa di dettar legge alla natura al posto del creatore, anziché obbedire alle sue leggi,  un potere creativo come quello di Dio, e quindi un ricavare lo spirito dalla materia, un voler ridurre tutto l’universo attorno al proprio io,  quasi ne fosse il despota assoluto. 

All’uomo prometeico non è bastato dare una forma accidentale – nel che consistono l’arte e la tecnica – a un sinolo presupposto composto di materia prima e forma sostanziale, abbellendo con la sua inventiva poetica la natura già costituita da Dio creatore con le sue proprie leggi e fini, ma ha avuto la folle pretesa di agire direttamente di suo arbitrio sulla materia prima dandole la forma, il cui conferimento spetta solo a Dio datore delle forme e istitutore delle essenze, perché datore dell’essere.

Col sogno del potere magico sulla natura e l’illusione di credere di possedere un potere creatore divino, l’uomo prometeico dimentica il saggio avvertimento di Lavoisier, che in natura nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

La storia dimostra che le ambizioni spropositate dell’uomo hanno per conclusione la sua degradazione al livello della bestia. La parabola della superbia, dell’egocentrismo e dell’orgoglio si conclude nella lussuria, nell’avarizia e nella violenza. «Chi vuol fare l’angelo – già osservava Pascal – finisce per fare la bestia». È nota la vicenda che dall’idealismo hegeliano conduce al materialismo ateo marxiano. Al progetto cabalistico del Golem corrisponde l’uomo apocalittico che adora la statua parlante della bestia.

Coloro che credono alla possibilità di creare una macchina intelligente e cosciente riducono lo spirito a materia e credono che lo spirito sia un’evoluzione della materia. Senonché però l’uomo produce sì il suo pensiero, ma non può produrre o costruire tecnicamente lo spirito, come fosse una macchina.

Lo spirito, infatti, è dato all’uomo da Dio e l’uomo non ha che da riconoscerlo nella sua superiorità sulla materia, rispettarlo e subordinare le cose materiali e il suo stesso corpo alle altissime finalità dello spirito.

Lo spirito è signore della materia. Non è in nostro potere dar vita alla materia.

Occorre ricordare infatti che cosa è l’intelligenza. Essa è facoltà immateriale, propria della nostra anima, di cogliere mediante i concetti la realtà spirituale. Essa è un fatto naturale, la cui esistenza è spiegabile solo con l’onnipotenza divina. 

Non può quindi propriamente esistere un’intelligenza artificiale. L’intelligenza è il presupposto alla nostra attività tecnica ed anzi la causa stessa di tale nostra attività. E dunque non può essere l’effetto della nostra tecnica. Non è l’effetto che produce la causa, ma la causa che produce l’effetto.

L’intelligenza è facoltà della persona umana, non costruibile tecnicamente dall’uomo. Essa è atto del vivente spirituale, non della macchina. Il vivente è generato, la macchina è costruita con materiali precedenti. Il vivente è una unica sostanza, composta di materia e forma (anima); la macchina è un aggregato o composto ordinato ed unitario di parti di sostanze chimiche differenti. combinate artificialmente fra di loro in modo da ottenere l’effetto desiderato.

L’artefatto, ossia la macchina, è effetto della nostra intelligenza, in quanto attuazione volontaria concreta in un dato materiale presupposto di un progetto in precedenza pensato o ideato. E dunque l’intelligenza non può essere l’effetto della nostra arte.

A voler parlare con proprietà di termini e concetti, bisognerebbe quindi dire che «intelligenza artificiale» è una contradictio in terminis. L’artificiale non ha intelligenza perché è materia e l’intelligente non è una macchina, ma uno spirito.

L’attività della macchina non è proporzionata a causare effetti spirituali, ma solo lo spirito ne è capace; servendosi dell’intelligenza causa liberamente gli atti dello spirito, principio della tecnica costruttrice delle macchine. Non confondiamo l’ingegneria meccanica con la filosofia dello spirito. La macchina non agisce per libero arbitrio, ma per determinismo meccanico. Non dà informazioni perché forma concetti, ma perché fa uso di segnali fisici convenzionali fissati e inseriti dal costruttore. Non parla perché ha una volontà, ma perché riproduce dei suoni registrati e computerizzati.

La macchina non è responsabile di quello che fa, perché non riflette, non giudica, non sceglie, non agisce con intenti morali come noi. Se ci reca danno non ne ha colpa; è solo perché si è guastata o non sappiamo usarla.

Quando la macchina riceve ordini, obbedisce docilmente e meccanicamente, non volontariamente. Noi obbediamo se vogliamo. Per questo essa esegue gli ordini sì con precisione ed obbedienza, ma senza elasticità e discernimento, perché non possiede la virtù morale della prudenza, che sa quando e perché occorre fare eccezione in un caso particolare.

La macchina non agisce perché esortata o persuasa o avvertita, ma solo perché messa in moto o avviata dall’utente mediante l’accensione del motore. Non così vanno le cose per l’intelligenza come quella che abbiamo noi. Se sbagliamo, qualcuno deve dimostrarci il perché per poterci correggere. Non ci può correggere meccanicamente, ma solo perché ci persuade con motivi ragionevoli.

La macchina informatica non funziona perché animata da un’anima, ma perché alimentata dalla energia elettromagnetica, secondo schemi dinamici concatenati simili ai processi cerebrali, individuati dalla fisica quantistica applicata alle neuroscienze, processi fisiologici deterministici e codificati secondo formule matematiche, algebriche ed algoritmiche.

Si affaccia oggi lo spettro abominevole dell’uomo-macchina assoggettato alla macchina di illuministica memoria. Come ci avverte Dante, «fatti non foste a viver come bruti». È vergognoso credere di poter essere felici nella soddisfazione di bisogni puramente materiali.

Evitiamo questa degradazione, ma evitiamo anche di preconizzare come effetto della macchina informatica, la nascita di transumanesimo gnostico, che finirebbe con l’essere una tragica e mostruosa deformazione dell’umanesimo soprannaturale dei figli di Dio donatoci dalla Chiesa e dalla grazia di Cristo.

Non bisogna delegare alla macchina ciò che dipende dalla nostra responsabilità e non dobbiamo attendere dalla macchina più di quanto essa ci può dare.

I vantaggi e le prestazioni della macchina informatica sono certamente numerosi, ma sono limitati a quanto in generale possiamo aspettarci da una macchina, la quale, essendo effetto dell’attività umana, non può a sua volta innalzare tale dignità oltre i limiti ad essa assegnati da Dio, né può assolutamente assicurare, come sognano alcuni esaltati, non si quale superamento mirabolante e prodigioso dell’umano come lo conosciamo nella sana filosofia e nella tradizionale fede cristiana.

Se un recente documento del DDF parla di «infinità» della dignità umana, esso si riferisce al fatto che l’uomo trova la sua felicità nell’unione col Dio infinito, ma non intende affatto negare i limiti essenziali della natura umana come animale ragionevole creato ad immagine di Dio, limiti che sono riconosciuti dagli stessi dogmi antropologici della Chiesa.

Ma nel contempo le soddisfazioni materiali che la macchina informatica può dare non vanno neppure considerate come l’orizzonte ultimo delle nostre aspirazioni escludendo il piano superiore dei valori morali, teologici e religiosi.

Invece in un sano realismo possiamo dire con certezza che i suddetti vantaggi e benefìci potranno coprire i vasti campi nella medicina, nell’informazione, nelle scienze umane, nelle comunicazioni, nella tecnicizzazione del lavoro, nella programmazione industriale, nell’economia, nella produzione artistica e letteraria, nelle operazioni militari.

Come ci ricorda Papa Francesco nel suo dotto discorso sull’intelligenza artificiale al G7, la macchina deve essere usata per il bene nostro e del prossimo e per onorare Dio.