La peregrinazione con i Cuori di Gesù e Maria nei Paesi Bassi, in Francia e in Belgio – Quinta parte: Antwerpen e riflessioni sul sacerdozio

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 14.06.2024 – Vik van Brantegem] – Proseguo il racconto che ho iniziato il 10 giugno, della seconda tappa del pellegrinaggio Con il cuore andiamo ai Cuori di Gesù e di Maria, che Padre Jarosław (Jarek) Cielecki, Custode del Santuario di Nostra Signora dell’Assunzione-Madonna del Buon Inizio e Eremo di San Charbel a Florencja, vicino a Iłża in Polonia, ha iniziato nel pomeriggio del 2 giugno, attraversando la Germania, i Paesi Bassi, la Francia e il Belgio. Lungo il tragitto, Padre Jarek ha guidato anche degli incontri di preghiera in diversi Case di Preghiera di San Charbel che operano in diversi luoghi.

Prosegue dalla quarta parte [QUI]

Antwerpen
9 giugno 2024
Evangelizzazione di strada

Domenica 9 giugno, Padre Jarek ha celebrato la Santa Messa in diretta in italiano alle ore 10.00 e in polacco alle ore 11.00, nel Belgio settentrionale, ad Antwerpen, la più importante città delle Fiandre, e la più popoloso del Belgio.

Il porto di Antwerpen, importante sbocco verso il mare del Nord attraverso l’estuario del fiume Schelde, è il secondo più grande d’Europa, dopo l’Europoort di Rotterdam.

Secondo una leggenda risalente al XV secolo, il nome Antwerpen deriva dalla frase in neerlandese “hand werpen” cioè “lanciare la mano”, riferita all’uccisione da parte del soldato romano Silvio Brabone del gigante Druon Antigoon che regnava nella zona: il soldato tagliò la mano al gigante e la gettò nel fiume Schelde. Il nome della città viene fatto risalire al IX secolo quando gli abitanti della zona, in seguito alle scorrerie normanne, si ritirarono a “Anwerp”, ovvero su una collina alluvionale, dove poi sorse il castello Het Steen, nucleo da cui si sviluppa poi il centro abitato.

Nel pomeriggio del 9 giugno, Padre Jarek ha raggiunto il convento dei Cappuccini al numero 14 dell’Ossenmarkt di Antwerpen, che si trova al centro del quartiere studentesco. Qui, nell’Ora della Misericordia ha pregato nella chiesa conventuale di Sant’Antonio.

Il convento ospita una vivace comunità internazionale di Cappuccini. Mentre il conflitto in Ucraina infuriava ferocemente, e non lasciava nessuno indifferente di fronte alla distruzione e molta sofferenza umana portata dalla guerra, la richiesta di aiuto per la popolazione non è caduta nel vuoto tra la comunità cappuccina di Antwerpen. I frati decisero di aprire il convento sull’Ossenmarkt ai profughi ucraini e i primi sono arrivati la sera di mercoledì 2 marzo 2022, dopo cinque giorni di viaggio.

Dopo la visita nel convento all’Ossenmarkt, Padre Jarek ha fatto evangelizzazione con i Cuori di Gesù e Maria sul corso principale di Antwerpen, il Meir. Isola pedonale, è il regno del commercio e dei negozi. Ricca di mega store e grandi firme, l’affascinante corso è costeggiato da ambo i lati da palazzi antichi. Sulla stessa strada c’è l’antico Palazzo Reale.

Il 31° anniversario di ordinazione sacerdotale

Mercoledì 12 giugno, Padre Jarek ha celebrato il 31° anniversario della sua ordinazione sacerdotale durante la visita a Berlino, di cui riferirò domani nell’ultima parte.  Ha detto che ha pregato con gratitudine per tutti coloro che gli hanno inviato gli auguri per la ricorrenza e per tutti coloro che continuano a pregare e a sostenerlo. Anche noi continuiamo a pregare per lui.

La riflessione di Padre Jarek
nel giorno del 31° anniversario di ordinazione sacerdotale
il 12 giugno 2024

«Immagino che tutti lo sperimentino, quanto velocemente passa il tempo. Anche nel mio servizio sacerdotale, il tempo sembra essersi accelerato. Il 12 giugno sono trascorsi 31 anni da quando ho ricevuto da Dio il dono più grande della vita, che è il sacerdozio. Ripeto le parole di Padre Jan Twardowski, come nel primo giorno del mio sacerdozio e oggi: “Davanti al sacerdozio mi prostro a terra, davanti al sacerdozio m’inginocchio” [*].
Un anno fa, il giubileo rotondo dei 30 anni della mia ordinazione è stato celebrato in modo molto solenne, anche per diversi giorni, perché si sono svolte cerimonie di ringraziamento, tra le altre, a Rossano Veneto nell’Italia Settentrionale, e anche in Polonia, nel Santuario di Nostra Signora dell’Assunzione-Madonna del Buon Inizio a Florencja vicino a Iłża, di cui sono il Custode.
Non avevo programmato dove sarei stato quest’anno nel giorno del mio anniversario sacerdotale: Dio lo ha pianificato a modo suo. Sono in viaggio, sto concludendo un pellegrinaggio durante il quale ho percorso 5.000 chilometri. Ho portato sulle mie spalle due cuori simbolici – il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria – per le strade di diversi città e villaggi dei Paesi Bassi, della Francia, del Belgio e della Germania.
Questa mattina ho celebrato l’Eucaristia in cammino – nello spirito del San Charbel – in silenzio, senza cantare, per ascoltare ancora meglio la domanda del Maestro di Nazareth, il Signore e Salvatore Gesù Cristo: “Mi ami ancora di più da quando ti ho chiamato?”
Rispondo sì. Ho dato questa risposta durante il pellegrinaggio a Paray-le-Monial, in Francia, quando ho pregato nella cappella delle Apparizioni e ho recitato il Santo Rosario mentre passeggiavo per la basilica del Sacro Cuore di Gesù e per le cappelle vicine.

La cosa più importante per me è che nel 31° anniversario del mio sacerdozio potrò continuare a fare ciò che amo: portare il messaggio dell’amore di Dio e di Sua Madre, che è contenuto nei Cuori di Cristo e di Maria.
Non ho mai avuto dubbi se avessi scelto la strada giusta. Non ho mai avuto dubbi se valesse la pena lavorare tanto per la gloria del Regno di Dio.
Gesù, guida me, e Maria, Madre mia, i miei Patroni, soprattutto San Charbel e San Giovanni Paolo II.
E ricordatemi nella preghiera» (Padre Jarek Cielecki).

[*] Il sacerdote-poeta polacco Jan Twardowski (Varsavia, 1º giugno 1915 – Varsavia, 18 gennaio 2006) fu uno dei principali autori polacchi di testi religiosi contemporanei. Scrisse poesie brevi, semplici, divertenti, che spesso includevano espressioni colloquiali. Unì l’osservazione della natura con le riflessioni filosofiche. Nel 1932 iniziò a collaborare con il giornale giovanile Kuźnia Młodych (Fucina dei giovani), dove aveva una sua rubrica, per la quale scriveva poesie, racconti e intervistava vari scrittori. Durante la Seconda Guerra Mondiale prese parte a varie operazioni organizzate dall’Armia Krajowa e combatté nella Rivolta di Varsavia. Dopo la guerra entrò in seminario e fu ordinato sacerdote nel 1948. Fu sepolto nelle cripte del Tempio della Divina Provvidenza alla periferia della capitale polacca.
Don Twardowski scrisse le parole a cui Padre Jarek fa riferimento nel 1948, appena ordinato, in una poesia:

«Del mio sacerdozio ho paura,
il mio sacerdozio mi spaventa,
e davanti al sacerdozio mi prostro a terra,
e davanti al sacerdozio m’inginocchio».

«Credete nella potenza del vostro sacerdozio!»

Nella prospettiva di quanto detto da Padre Jarek pocanzi, va ricordato quanto detto da Papa Benedetto XVI ai sacerdoti nella cattedrale di Varsavia il 25 maggio 2006: «Credete nella potenza del vostro sacerdozio!»
Il Santo Padre ha poi proseguito, mettendo in luce questa potenza del sacerdozio per la vita dei Cristiani, ossia per la realizzazione della vita consacrata o dell’apostolato laicale: «In virtù del sacramento avete ricevuto tutto ciò che siete. Quando voi pronunciate le parole “io” o “mio” (“Io ti assolvo… Questo è il mio Corpo…”), lo fate non nel nome vostro, ma nel nome di Cristo, “in persona Christi”, che vuole servirsi delle vostre labbra e delle vostre mani, del vostro spirito di sacrificio e del vostro talento (…) Quando le vostre mani sono state unte con l’olio, segno dello Spirito Santo, sono state destinate a servire al Signore come le sue mani nel mondo di oggi».
Poi, per puntualizzare la missione propria, specifica del sacerdote, Papa Benedetto XVI ha notato: «Dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l’incontro dell’uomo con Dio. Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende che sia esperto nella vita spirituale. (…) Di fronte alle tentazioni del relativismo o del permissivismo, non è affatto necessario che il sacerdote conosca tutte le attuali e mutevoli correnti di pensiero; ciò che i fedeli si attendono da lui è che sia testimone dell’eterna sapienza, contenuta nella parola rivelata».
Il Santo Padre, in questo suo discorso ai sacerdoti in Polonia, ha sottolineato la necessaria sollecitudine del sacerdote «per la qualità della preghiera personale e per una buona formazione teologica». Riguardo alla preghiera ha sottolineato: «Non lasciamoci prendere dalla fretta, quasi che il tempo dedicato a Cristo in silenziosa preghiera sia tempo perduto. È proprio lì, invece, che nascono i più meravigliosi frutti del servizio pastorale. Non bisogna scoraggiarsi per il fatto che la preghiera esige uno sforzo, né per l’impressione che Gesù taccia. Egli tace, ma opera».
Similmente Giovanni Paolo II, all’inizio del suo Pontificato, nel discorso ai Superiori Generali il 24 novembre 1979, ha notato: «Una pausa di vera adorazione ha maggior valore e frutto spirituale della più intensa attività, fosse pure la stessa attività apostolica».
Oggi, riflettendo sulle parole di Padre Jarek nel 31° anniversario di ordinazione sacerdotale, è molto importante ricordare questo fattore dell’attività pastorale, perché i sacerdoti vengono spesso impegnati in tante attività, da non avere più tempo per la preghiera, correndo il grave rischio di rendere vuoto ciò che costituisce l’essenza dell’operosità sacerdotale e disperdendosi in un infruttuoso attivismo.
Il vero fondamento della vita del sacerdote, la ragione della sua esistenza, l’ancora della sua vita, è Dio stesso. La Chiesa, in quest’interpretazione anticotestamentaria dell’esistenza sacerdotale – un’interpretazione che emerge ripetutamente anche dai 176 versi del lunghissimo Salmo 118 – ha visto con ragione la spiegazione di ciò che significa la missione sacerdotale nella sequela degli Apostoli, nella comunione con Gesù stesso. Il sacerdote può e deve dire anche oggi: «Il Signore è mia parte di eredità e mio calice; nelle tue mani è la mia vita» (Salmo 16,5). Il Signore è l’unico vero bene.
Tale impostazione del sacerdozio, ha aggiunto Papa Benedetto XVI nel suo discorso ai sacerdoti in Polonia, è di una attualità vitale: «Questa teocentricità dell’esistenza sacerdotale è necessaria proprio nel nostro mondo totalmente funzionalistico, nel quale tutto è fondato su prestazioni calcolabili e verificabili. Il sacerdote deve veramente conoscere Dio dal di dentro e portarlo così agli uomini: è questo il servizio prioritario di cui l’umanità di oggi ha bisogno. Se in una vita sacerdotale si perde questa centralità di Dio, si svuota passo passo anche lo zelo dell’agire. Nell’eccesso delle cose esterne manca il centro che dà senso a tutto e lo riconduce all’unità. Lì manca il fondamento della vita, la terra, sulla quale tutto questo può stare e prosperare».

[Tratto dalle riflessioni di Luciano Monari, rivista Vocazioni, 2 aprile 2007]

«Hai fatto il bene al tuo servo, Signore,
secondo la tua parola.
Insegnami il senno e la saggezza,
perché ho fiducia nei tuoi comandamenti.
Prima di essere umiliato andavo errando,
ma ora osservo la tua parola.
Tu sei buono e fai il bene,
insegnami i tuoi decreti.
Mi hanno calunniato gli insolenti,
ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.
Torpido come il grasso è il loro cuore,
ma io mi diletto della tua legge.
Bene per me se sono stato umiliato,
perché impari ad obbedirti.
La legge della tua bocca mi è preziosa
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Le tue mani mi hanno fatto e plasmato;
fammi capire e imparerò i tuoi comandi.
I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia,
perché ho sperato nella tua parola.
Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi
e con ragione mi hai umiliato.
Mi consoli la tua grazia,
secondo la tua promessa al tuo servo.
Venga su di me la tua misericordia e avrò vita,
poiché la tua legge è la mia gioia.
Siano confusi i superbi che a torto mi opprimono;
io mediterò la tua legge.
Si volgano a me i tuoi fedeli
e quelli che conoscono i tuoi insegnamenti.
Sia il mio cuore integro nei tuoi precetti,
perché non resti confuso»
(Salmo 118, 65-80).

Gli auguri per Padre Jarek nel 31° anniversario della sua ordinazione sacerdotale da parte dei parrocchiani di Florencja, delle Case di Preghiera di San Charbel, del Gruppo Raggi di San Charbel e della Redazione del portale Padrejarek.pl

«In occasione del 31° anniversario della tua ordinazione sacerdotale, ti facciamo gli auguri, caro parroco, di aver gioia da ogni giornata di servizio sacerdotale.
La benedizione di Dio e l’abbondanza dei doni dello Spirito Santo, il buon Dio ti dia salute e pace, e la Madre di Dio si prende cura di te e ottiene le grazie necessarie, affinché continuiate a svolgere il tuo servizio sacerdotale con coraggio e amore verso Dio e i fratelli.
Grazie, caro padre, per la tua disponibilità, gentilezza, sorriso e per la Parola di Dio che ci hai predicato.
In questo giorno speciale in cui, 31 anni fa, Dio stesso ti ha reso Suo servitore, ti circondiamo di preghiera e ringraziamo Dio per la tua presenza in mezzo a noi.
Desideriamo ringraziarti in particolare per esserti presi cura della nostra Parrocchia, Santuario e Eremo di San Charbel. Grazie per essere il nostro Guardiano nelle Case di Preghiera di San Charbel e per il Gruppo Raggi di San Charbel. Dio ti benedica per tutto dal tuo cuore».

Segue sesta e ultima parte [QUI]

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