Il piattino e il Santissimo Sacramento dell’Altare

Comunione in ginocchio e con piattino
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 06.06.2024 – Veronica Cireneo] – Come mai è sempre più raro l’uso del piattino durante la distribuzione della Comunione? È stato abrogato o serve ancora? Come ci si deve comportare nel caso di caduta a terra, sull’altare o sugli abiti, del Corpo e/o del Sangue di Cristo? Cosa dicono i documenti ufficiali della Chiesa? Ce ne parla Mauro Bonaita, degli Alleati dell’Eucarestia e del Vangelo di Reggio Emilia, nell’articolo approfondito, importante, a tratti commovente, che è più da studiare che da leggere. Riporta anche i documenti ufficiali della Chiesa per il modo giusto di comportarsi in caso di caduta delle Sacre Specie.

Canale Telegram degli Alleati dell’Eucaristia e del Vangelo [QUI].

La Fede è piena
se è a difesa dei Frammenti
e delle Particelle invisibili
dell’Ostia consacrata

Dopo la devastazione portata nella Chiesa (e dalla Chiesa stessa) coi “precetti Covid” è evidente che l’attuale ritorno da parte di molti fedeli al rito antico è certamente da imputare all’aver saputo conservare in esso la diligente e connaturale osservanza delle prescrizioni liturgiche.

Se è vero che nel nuovo rito viene lasciata al fedele libertà di scelta su come atteggiare il proprio corpo dinnanzi al Sacramento, se in bocca o sulle mani, se in piedi (con il debito inchino) o inginocchiati, almeno per quanto riguarda il modo di trattare l’Eucarestia, che è il Corpo di Cristo, tra riti differenti, antico e nuovo, non ci dovrebbe essere distinzione alcuna (se la Fede è la stessa).

Per quanto riguarda l’uso del piattino, molti credono che sia una prerogativa esclusiva del rito tradizionale, ma non è così. Le due diverse “espressioni” dei due diversi messali (quello di Paolo VI e Quello di Giovanni XXIII) sono usi differenti dello stesso rito romano (Art. 1 della Lettera apostolica Motu proprio Summorum Pontificium del 7 luglio 2007 di Papa Benedetto XVI).

L’Istruzione Redemptionis Sacramentum non lascia dubbi in merito al piattino:

«93. È necessario che si mantenga l’uso del piattino per la Comunione dei fedeli, per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada».

Del piattino (chiamato anche piattello) ne è “necessariamente” richiesta la preparazione anche nel Nuovo Ordinamento del Messale Romano all’articolo 118. Da non confondere il piattino (o piattello) con la patena. Al punto c) sono menzionati entrambe. Il piattello è quello per la Comunione dei fedeli:

«118. Si preparino pure:
a) accanto alla sede del sacerdote: il Messale e, se necessario, il libro dei canti;
b) sull’ambone: il Lezionario;
c) sopra la credenza: il calice, il corporale, il purificatoio e, secondo l’opportunità, la palla; la patena e le pissidi, se sono necessarie; il pane per la Comunione del sacerdote che presiede, dei diaconi, dei ministri e del popolo; le ampolle con il vino e l’acqua, a meno che tutte queste cose non vengano presentate dai fedeli all’offertorio; un vaso con l’acqua da benedire se si compie il rito dell’aspersione; il piattello per la Comunione dei fedeli; inoltre il necessario per lavarsi le mani».

Abbiamo discusso spesso su come il fedele si dovrebbe comportare dinnanzi al Santissimo Sacramento per tutelarLo. E il piattino è strumento essenziale che dovrebbe essere usato dai ministri proprio per preservare il Corpo di Cristo dal cadere a terra ed essere calpestato.

Leggiamo cosa scriveva Origene sulla cura che si deve all’Ostia Santa, nell’Enchiridion Patristicum al numero 490, nell’anno 200 circa:

«Sapete voi che siete soliti occuparvi dei Divini Misteri in quale modo, quando ricevete il Corpo del Signore lo dobbiate custodire con ogni riguardo e venerazione, perché da esso nemmeno la più piccola parte cada a terra perché nulla del dono consacrato sia disperso. Vi ritenete colpevoli, e lo credete bene, se dunque qualcosa di esso [il Corpo del Signore] cada a terra a causa di trascuratezza».

E poi ancora San Cirillo di Gerusalemme, già nel IV secolo, nella Ventitreesima catechesi o quinta catechesi mistagogica sul Sacrificio Eucaristico, a pagina 471:

«Attento a non lasciarne cadere qualche frammento, perché sarebbe per te come perdere un membro del tuo corpo. Se le tue mani ricevessero dell’oro, non lo custodiresti con la più grande attenzione per non perderne nulla, per non esserne in alcun modo depauperato? Ancora più attento devi essere per non lasciar cadere alcun frammento di quel che è più prezioso dell’oro e delle pietre preziose!».

Nei primi secoli c’era una conoscenza molto limitata del Mistero Eucaristico, e questo dava luogo a numerosi abusi ed eresie: ariani, gnostici, marcioniti, antropomorfisti, artotiriti (che offrivano formaggio e pane nella liturgia), doceti, acquariani (che offrivano solo acqua nel Calice).

A distanza di duemila anni non dovrebbe essere più così, la consapevolezza magisteriale sull’Eucarestia è piena: lo Spirito Santo, infatti, perfeziona la Chiesa con il passare del tempo (Lumen Gentium, 9 e Dei Verbum, 5). Questa Fede che lo Spirito Santo perfeziona non può essere al ribasso e comunicare l’irriverenza a ciò che prima era venerato: il Santissimo Sacramento. Infatti: «Se un Regno è diviso in sé stesso, quel Regno non può reggersi» (Mc 3,24).

Non si riesce a spiegare con la sola ragione, come sia possibile che l’Istruzione di fare uso del piattino venga oggi totalmente omessa dai sacerdoti. Alcuni, addirittura, ne sono consapevoli, ma con aria di sufficienza affermano che gli hanno insegnato a mettere la pisside sotto il mento del fedele, ma poi nei fatti non fanno neppure quello.

Costoro sono quelli che abbracciano le arti della psicologia moderna per accattivare i giovani con i campeggi e le innumerevoli iniziative mondane, perdendo così miseramente ciò che di più “caro” dovrebbero trasmettere: la fede in Gesù Cristo e Gesù Cristo Eucaristico. È questo il caso dei sacerdoti che non hanno ancora compreso il loro mandato divino.

Sulla modalità di fabbricazione delle ostie, affinché sia limitata la perdita di frammenti, già da alcuni anni sono state introdotte particole dai bordi chiusi; nonostante ciò il problema della perdita di frammenti non è risolto.

Sul sito MiL-Messainlatino.it [QUI] troviamo un esperimento pratico (su ostie non consacrate) svolto da un seminarista statunitense, che mette in evidenza ciò che avviene quando riceviamo l’Eucarestia sul palmo della mano.

Troppo spesso si deve constatare che hanno più cura i panettieri del pane, che molti sacerdoti del Corpo di Cristo.

La scienza odierna ha una maturità tale che dovrebbe sostenere la Fede di sempre e portarci all’apice nella storia della Chiesa per quanto riguarda la consapevolezza dogmatica espressa con ben precise istruzioni liturgiche. Eppure, le lacune nei nuovi messali sono sempre più grandi e presentano vere e proprie omissioni, come ad esempio sul modo di intervenire in caso di caduta di una Santa Ostia.

Il purificatorio trova utilizzo, cosi come per purificare la patena e il piattino, anche per purificare il pavimento o il marmo dell’altare in caso di sversamento del Sangue o del Corpo di Cristo presente nei frammenti dell’Ostia Consacrata, che dovessero accidentalmente o maldestramente cadere. Dinnanzi a questi incidenti, a cui io stesso ho assistito per ben tre volte in questi tre anni (due volte da parte di un Ministro Straordinario con la distribuzione sulla mano, ed una da un Diacono mentre “pinzava” con le mani le Ostie, come un escavatore, per ridistribuirle nelle pissidi. Il comportamento e l’agire dei ministri la dice lunga sulla “caduta” della fede.

Vediamo cosa dicevano il vecchio Messale Romanum nella sezione De Defectibus sul modo di intervenire in caso di caduta di una Santa Ostia:

«12. Se per negligenza qualcosa del Sangue di Cristo cadesse: si versi sulla goccia di Sangue caduta un po’ d’acqua e si asterga con il purificatoio; e se cadesse sul Corporale o la tovaglia o qualche luogo, siano lavati gettando l’acqua nel sacrario [16].

15. Se l’Ostia consacrata o qualche suo frammento cadesse a terra, sia presa con riverenza e il luogo in cui è caduta sia pulito con e un po’ d’acqua e pulito col purificatoio. Se cadesse su vestiti non è necessario pulirle. Se cadesse sopra una veste di donna, che sia essa stessa a prenderla e pulirla.

[16] N.d.T. – Invece il Messale precedente così prescriveva:

“Se per negligenza qualcosa del Sangue di Cristo cadesse se almeno a terra o su tavola, sia lambito con la lingua, e il luogo raschiato e la raschiatura bruciata, e la cenere sia riposta nel sacrario. Se fosse caduta sulla pietra dell’Altare, il Sacerdote sorbisca la goccia, il luogo sia ben lavato e l’abluzione gettata nel sacrario. Se la stilla fosse venuta al lino dell’Altare o ad altro lino: se fino al terzo, le tovaglie siano lavate tre volte dove la stilla è caduta, Calice posto sotto, e l’acqua dell’abluzione sia gettata nel sacrario. Ma se cadde solo sul Corporale o sulle vesti sacerdotali, si deve similmente lavare e gettare l’abluzione nel sacrario. Se nel panno posto sotto i piedi o tappeto, si lavi bene come sopra”.

[18] N.d.T. – Il Messale precedente così prescriveva per la caduta dell’Ostia:

“Se l’Ostia consacrata o qualche suo frammento cadesse a terra, sia presa con riverenza e il luogo in cui è caduta sia pulito e un po’ raschiato, e la polvere o raschiatura di tal fatta sia messa nel sacrario. Se cadde fuori dal Corporale sulla tovaglia, o in qualunque luogo su fatto di lino, la tovaglia o la superficie lintea sia diligentemente lavata, e lo stesso lavaggio sia versato nel sacrario”.

Nel nuovo messale la suddetta sezione è stata stringata da 15 punti a soli 3 e va sotto il nome de La purificazione; il punto di maggior interesse è il seguente:

«280. Se un’ostia o una particola scivolasse via, si raccolga con rispetto; se poi si versasse qualche goccia del Sangue del Signore, si lavi il luogo con acqua, e l’acqua si versi nel sacrario che si trova in sagrestia».

È sconcertante constatare la decadenza del linguaggio passando dai messali di San Pio X per quello di Giovanni XXIII fino a quello odierno, ma ancor più sconcertante il decadimento dei contenuti.

È normale che il purificatoio debba essere utilizzato anche per raccogliere i frammenti dell’eventuale Ostia consacrata caduta (“scivolata via”, Sic!), eppure non viene menzionato l’utilizzo in tale circostanza, ma solo per il Sangue, come ad intendere per il solo Vino Consacrato e non per il Pane consacrato, ma sappiamo dal Concilio di Trento che, sia il Sangue che il Corpo contengono entrambe le Sostanze: nel Pane è contenuta sia la Carne che il Sangue così come nel Vino, sono contenuti entrambi.

Questi linguaggi fuorvianti (oserei dire luciferini) ed omissivi sembrano messi lì apposta a tranello dei più sprovveduti per farli cadere in errore. Infatti, in un episodio a cui ho assistito e a cui ho fatto presente la necessità di purificare il pavimento dai frammenti, mi è stato risposto da un Diacono che è sufficiente raccogliere l’Ostia e mangiarla… “ma questo mi sembra il minimo sindacale”, dico io.

Il problema è che questi incidenti sono ormai all’ordine del giorno; i Sacerdoti, i Diaconi e Ministri Straordinari sono sempre meno istruiti. La superficialità e l’incuria è crescente e la vergogna di doversi chinare per raccogliere il Corpo di Cristo presente nei frammenti generati a seguito di un “pasticcio” supera la fede e l’amore riposti in questo Sacramento.

Relativamente ai frammenti citiamo la Dichiarazione riguardante i frammenti d’Ostie consacrate fatta dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede il 2 maggio 1972 (quindi successivamente al nuovo rito):

«Dopo la sacra Comunione, non solamente le ostie che restano e le particelle di ostia che si sono staccate e che conservano l’aspetto esteriore del pane devono essere conservate o consumate rispettosamente, a motivo del rispetto dovuto alla presenza eucaristica del Cristo, ma anche per gli altri frammenti d’ostia si devono osservare le prescrizioni riguardanti la purificazione della patena e del calice come è stabilito in Principi e norme per l’uso del Messale Romano, nn. 120, 138, 237-239, nel Rito della Messa con il popolo, n. 138, e nel Rito della Messa senza il popolo, n. 31. Le ostie che non vengono consumate subito, siano portate dal ministro competente al luogo riservato per custodire la santissima Eucaristia (cf. Principi e norme per l’uso del Messale Romano, n. 276)».

Di questo prestigioso documento si vuole evidenziare il fatto che menziona non solo le particelle visibili a occhio nudo, ma anche quelle ancor più piccole ed invisibili all’occhio che devono essere consumate e trattate con la stessa riverenza e rispetto delle Ostie totalmente integre. Questo documento cerca di mettere riparo al punto 120 del Messale del 1969, in cui, in quell’affermazione “se ce ne fossero”, venne scritto un errore colossale:

«120. Terminata la distribuzione della comunione, il sacerdote ritorna all’altare e raccoglie i frammenti, se ce ne fossero».

Dopo questo documento, se ci fosse ancora qualche dubbio sul da farsi dinnanzi alla caduta di frammenti, sarebbe per acconsentire o meno la necessità di leccare il pavimento. Eppure da dopo la “psicosi” Covid assistiamo a sacerdoti che si “purificano” col sanificante da un virus invisibile che forse hanno sulle loro mani e invece non si curano dei frammenti che certamente hanno sulle loro dita dopo aver consacrato la Santa Ostia; questa è la nuova fede nell’idolo della dea scienza.

Se è vero, come abbiamo ricordato all’inizio, che i diversi Messali esprimono la stessa fede (e non che uno lascia una fede per una nuova), allora si deve anche convenire che le omissioni in uno devono essere ritenute colmate dall’altro Messale; alla preghiera di consacrazione dell’Ostia il Messale antico istruisce che, dopo la formula consacratoria “Hoc est enim Corpus Meum”, il Sacerdote “non disgiunge più gli indici dai pollici di ciascuna mano fino all’abluzione delle dita (per i vari oggetti userà le restanti dita o l’interstizio tra indice e medio)”. L’abluzione avviene dopo la comunione dei fedeli. Nel nuovo messale queste istruzioni sono totalmente omesse.

Inutile illudersi che si deve partire dalla reintroduzione del piattino in parrocchie dove i Sacerdoti commettono abusi ben più evidenti (almeno da un punto di vista puramente umano): dall’astensione alla distribuzione Eucaristica, ai fedeli che si servono da sé, il rifiuto dell’Eucarestia in ginocchio sulla lingua, ecc.

È necessario compiere un percorso coraggioso e molto probabilmente doloroso, con ogni mezzo legittimo in cui il ritorno al piattino è il culmine.

Ristabilire venerazione per i Frammenti e le Particelle invisibili aiuta i fedeli a mantenere l’attenzione sulle Verità che costituiscono i fondamenti della nostra Fede, che così si rende manifesta: Cristo è davanti ai nostri occhi fino alla fine dei giorni!

È a causa di una “apparente” libertà liturgica insita nei nuovi Messali, che si sono smarriti i pii atteggiamenti verso il Santissimo Sacramento da parte dei nostri Pastori. Da un punto di vista umano, questa libertà potrebbe essere vista come un errore o una debolezza (e in quest’ottica di fatto lo è), ma con gli occhi della Fede, il libero arbitrio è il più grande dono che Dio ci ha fatto. Dio è come un Padre che lascia delicatamente le mani di un bambino, affinché egli possa imparare a camminare.

È con gli occhi della Fede che è necessario guardare questi tempi che sono di prova per l’umanità, non solo presente, ma anche del prossimo futuro, e occasione di santificazione per molti.

In questo momento la chiesa è sul Calvario come Cristo 2000 anni fa e dobbiamo scegliere oggi quale ruolo intraprendere: quello di Giovanni e la Maddalena sotto la croce con Maria, la madre di Gesù, o quello degli apostoli rifugiati altrove con i sentimenti della sconfitta e della chiusura, oppure quello degli indifferenti.

Questo tempo di purificazione, ne sono certo, è necessario per far assurgere la Chiesa verso un nuovo livello, più splendente, di consapevolezza.

Nell’ora in cui Gesù fu preso disse: «Se il mio Regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto, perché non fossi consegnato ai Giudei» (Gv 18,36).

Ma dato che Gesù disse anche: «Poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo» (Gv 15,19), significa che è giunto il tempo, per coloro che non si sentono di questo mondo, di combattere per il Corpo di Cristo, ciascuno secondo le proprie possibilità, come indicato dal documento Redemptionis Sacramentum:

«183. In modo assolutamente particolare tutti, secondo le possibilità, facciano sì che il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia sia custodito da ogni forma di irriverenza e aberrazione e tutti gli abusi vengano completamente corretti. Questo è compito della massima importanza per tutti e per ciascuno, e tutti sono tenuti a compiere tale opera, senza alcun favoritismo.
184. Ogni cattolico, sia Sacerdote sia Diacono sia fedele laico, ha il diritto di sporgere querela su un abuso liturgico presso il Vescovo diocesano o l’Ordinario competente a quegli equiparato dal diritto o alla Sede Apostolica in virtù del primato del Romano Pontefice. È bene, tuttavia, che la segnalazione o la querela sia, per quanto possibile, presentata dapprima al Vescovo diocesano. Ciò avvenga sempre con spirito di verità e carità».

Laudetur Jesus Christus

Mauro Bonaita

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