Voglio vedere Dio. L’omelia del Cardinal Müller al termine del Pellegrinaggio di Pentecoste a Chartres. I Fini Ultimi

Omelia
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 22.05.2024 – Vik van Brantegem] – Il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, il lunedì di Pentecoste ha officiato nella cattedrale di Chartres il solenne Pontificale al termine del 42° Pellegrinaggio della Tradizione da Parigi a Nostra Signora di Chartres. Da sabato 18 a lunedì 20 maggio 2024 circa 18.000 pellegrini, in gran parte giovani, hanno percorso quasi 100 chilometri, partecipando a meditazioni e la celebrazione della Santa Messa nel Vetus Ordo. Il tema del Pellegrinaggio di Pentecoste del 2024, Voglio vedere Dio, ha fatto meditare i pellegrini sui Fini Ultimi, su cui anche il Cardinal Müller ha incentrato la sua omelia.

L’abbandono, a partire dagli anni Sessanta, della predicazione sui Fini Ultimi è senza dubbio uno dei maggiori sintomi della crisi della Fede. Si tratta quindi di ritornare alla missione del Vangelo: insegnare Gesù Cristo, e tutto Gesù Cristo. È la più grande carità. Parlare di Fini Ultimi è praticare un ministero pastorale della verità.

Il Fine Ultimo non è la chiusura del sipario. Il Fine Ultimo è assolutamente buono, è ciò che attrae e dirige tutto. Il Fine Ultimo è Dio. Questo fine dà tutta la sua posta in gioco, tutta la sua importanza e la sua bellezza alla vita umana. Siamo pellegrini: la nostra patria è nei Cieli. Solo il pensiero della vita eterna dà significato alle nostre lotte terrene.

Kath.net [QUI] ha pubblicato integralmente nella versione originale in tedesco dell’omelia, tenuta dal Cardinal Müller in francese. Riportiamo di seguito la nostra traduzione italiana dal testo originale.

Omelia del Cardinale Gerhard Ludwig Müller
Chartres, 20 maggio 2024

Cari fratelli e sorelle nella fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio!

Per vedere Dio, dobbiamo seguire Cristo lungo il cammino della nostra vita fino alla nostra destinazione nella casa eterna. Gesù non è un profeta qualsiasi o un creatore di senso o un produttore di valori, ma è piuttosto la Parola di Dio fatta carne. Solo lui solo poteva dire ai suoi discepoli: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9).

È la meravigliosa conseguenza dell’incarnazione del Verbo di Dio nella natura umana e della vita di Gesù nella storia, che riconosciamo la gloria di Dio sul volto umano di Gesù. Il Logos, ovvero la Parola e la Ragione di Dio, è la luce che illumina ogni persona. Gesù Cristo ci conduce in modo sicuro al significato e allo scopo della nostra vita, quando vedremo Dio faccia a faccia. La processione liturgica di tante migliaia di giovani cristiani provenienti da Parigi verso questa magnifica cattedrale di Chartres rappresenta simbolicamente il pellegrinaggio della Chiesa verso la Gerusalemme Celeste.

Nella Santa Eucaristia, che ora celebriamo insieme, la Chiesa anticipa sacramentalmente la celeste cena delle nozze di tutti i redenti con l’Agnello di Dio, con Gesù Cristo, che storicamente si è sacrificato sull’altare della croce per la nostra salvezza. Le fatiche fisiche del nostro pellegrinaggio, il superamento di prove psicologiche e dubbi mentali approfondiscono e rafforzano la speranza dei credenti di essere sulla retta via verso il Regno di Dio, nel quale la Sua giustizia, la Sua bontà e il Suo amore stabiliscono il nuovo ordine del mondo.

I Padri del Concilio Vaticano II si riferiscono alla grande teologia della storia di Sant’Agostino nella sua opera De Civitate Dei, quando descrivono così il cammino della Chiesa pellegrinante verso il Dio uno e trino: “La Chiesa «prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» [S. AGOSTINO, De civ. Dei, XVIII, 51, 2: PL 41, 614], annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (Cfr. 1 Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce»” (Lumen gentium 8).

Da un lato del nostro pellegrinaggio terreno ci sono quindi le persecuzioni di cui la Chiesa deve soffrire, così come prima ne soffriva il suo capo e maestro. Fin dagli inizi del Cristianesimo nella Gallia romana, numerosi Cristiani a Lione e Vienne ne soffrirono delle folle incitate e le autorità statali usarono sul proprio corpo l’intero arsenale di ostilità contro la fede Cattolica – dalla calunnia pubblica alle torture e alle esecuzioni più crudeli. La semplice confessione di Cristo li rendeva colpevoli di morte. E ancora oggi i Cristiani restano la comunità religiosa più perseguitata della storia umana. La scristianizzazione dell’Europa è il programma attuale di coloro che vogliono rubarle l’anima e renderla vittima del proprio ateismo post-umanista.

In un’interpretazione Cristiana, tuttavia, la storia non è il campo di battaglia delle lotte per il potere, la ricchezza e il godimento egoistico della vita. Eusebio di Cesarea, invece, dice nel libro V della sua Storia della Chiesa, dove parla del martirio dei Cristiani di Lione al tempo dell’Imperatore Marco Aurelio, che egli intende la storia dello Stato di Dio come la lotta pacifica per la pace interiore dell’anima e la salvezza del mondo. Gli eroi del Cristianesimo non sono imperatori e generali, come nella storia secolare, ma combattenti per la verità e la fede. I Cristiani non combattono contro gli altri, ma contro il male nel proprio cuore e nel mondo. Sono impegnati per la pace sulla terra e la giustizia sociale.

Un fulgido esempio e modello è il sacerdote Franz Stock (1904-1948), le cui spoglie riposano qui, nella chiesa di San Giovanni Battista. Era un grande pacificatore, soprattutto tra Germania e Francia dopo le due devastanti guerre mondiali. Riunì i seminaristi tedeschi in cattività francese affinché potessero continuare i loro studi teologici. Era a capo del famoso “Seminario del filo spinato di Chartres”, da cui provenivano 600 sacerdoti e vescovi.

Summa summarum: il principio di ogni etica è la dignità di ogni essere umano come persona creata da Dio e destinata alla vita eterna.

E dall’altra parte del pellegrinaggio verso Dio, ci sono le consolazioni di Dio. Con il suo aiuto andiamo avanti con coraggio e guardiamo avanti con speranza nonostante tutte le sfide esterne e la tentazione della rassegnazione e dell’emigrazione interiore.

“Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo» (Gv 16,33). Questo il Signore crocifisso e risorto dice ogni nuovo giorno ai suoi discepoli, che gli vanno incontro nel cammino della loro vita personale, in comunione con l’intera Chiesa pellegrinante. Chi vive nella convinzione che Dio lo ha scelto dall’eternità, lo ha redento in Cristo e lo ha destinato alla felicità e alla pace eterne, è immune dalla propaganda e dall’oppio delle religioni politiche sostitutive. L’autodistruzione attraverso il suicidio, la droga e l’alcol o il dire no alla nostra sessualità maschile o femminile non sono opzioni per i Cristiani.

E ci battiamo senza timore per il diritto alla vita di ogni singolo essere umano dal concepimento alla morte naturale, per la sua inviolabile dignità e per la libertà civile, etica e religiosa di ogni singolo essere umano. Il benessere temporale e la salvezza eterna provengono da Dio, che con la sua grazia ci ha redenti dal potere distruttivo del male. Dio ci ha chiamati nello Spirito Santo e ci ha permesso di lavorare insieme per costruire il Suo regno di giustizia, amore e pace.

La vera consolazione che ci sostiene nella vita e nella morte è la conoscenza della verità nel rapporto tra Dio e l’uomo: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).

La Chiesa di Cristo spesso è solo un piccolo gregge, una minoranza perseguitata e incompresa. In realtà, però, Ella è in Cristo sale della terra, luce del mondo, avanguardia di tutta l’umanità in cammino verso la sua meta. E questo non deve essere confuso con tutti gli esperimenti orribilmente falliti di un paradiso terrestre creato dall’uomo.

Piuttosto, lo scopo della storia è „un cielo nuovo e una terra nuova. (…) la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo“ (Ap 21,2). (Ap 21,1-5).

„Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello; i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte. Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli“ (Ap 22,3-5).

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

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