Papa Francesco invita a formare i giovani

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Dopo l’incontro con i partecipanti agli Stati generali della Natalità papa Francesco in Vaticano ha incontrato i teologi della ‘Rete Internazionale della Società di Teologia Cattolica’, il cui intervento è stato solo consegnato, definendo la teologia un ministero ecclesiale ‘prezioso’ per alcuni motivi: “Anzitutto, perché appartiene alla fede cattolica il rendere ragione della speranza a chiunque lo chieda. E sappiamo che la speranza non è un’emozione o un sentimento, ma la persona stessa di Gesù, via verità e vita.

Poi, la teologia è preziosa nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, in società multietniche in continua mobilità, con interconnessione di popoli, lingue e culture diverse da orientare, con consapevolezza critica, verso la costruzione di una convivenza nella pace, nella solidarietà e nella fratellanza universale e nella cura della nostra casa comune”.

Ha inoltre sottolineato l’importanza di mantenere una tradizione ‘vivente’: “Allora deve crescere, incarnando il Vangelo in ogni angolo della terra e in tutte le culture. Perché il Vangelo annuncia l’evento di Gesù morto e risorto ed è sapienza di vita per tutti: è il sapere per l’esistenza umana, la cui luce entra nelle fibre di tutta la realtà indagata dalle scienze. La transdisciplinarietà dei saperi non è, pertanto, una moda del momento, ma è un’esigenza della scienza teologica: essa infatti ‘ascolta’ le scoperte degli altri saperi per approfondire le dottrine delle fede, mentre offre la sapienza cristiana per lo sviluppo umano delle scienze”.

Ecco l’invito a scoprire il ‘carattere sapienziale’ della teologia, come ha sempre ribadito papa Benedetto XVI: “Questo allargamento deve avvenire anche nella teologia, perché sia sapere critico per la vita di ogni essere umano e del Popolo di Dio, unendo scienza e virtù, ragione critica e amore. Perché la fede cattolica è fede che opera attraverso la carità, altrimenti è fede morta”.

Ugualmente con la delegazione del ‘Merrimack College’ ha incentrato la riflessione sulla missione di educare i giovani ad affrontare le sfide per crescere nella solidarietà: “Si tratta, allora, di formare le nuove generazioni a vivere le difficoltà come opportunità, non tanto per lanciarsi verso un futuro ricco di denaro e di successo, quanto d’amore: per edificare insieme un umanesimo solidale…

Ad esempio, è vero che la globalizzazione in atto presenta aspetti negativi, quali l’isolamento, l’emarginazione e la cultura dello scarto; al tempo stesso, però, ne ha anche di positivi, come la possibilità di amplificare e ingrandire la solidarietà e di promuovere l’equità, attraverso mezzi e potenzialità sconosciuti a chi ci ha preceduto, come abbiamo visto in tempi recenti, in occasione di disastri climatici e guerre”.

Mentre alla delegazione spagnolo dell’Istituto Superiore di Liturgia di Barcellona ha indicato come modello di discernimento san Benedetto: “Forse per questo, San Benedetto, agli albori del discernimento vocazionale dei suoi monaci (che possiamo accogliere come lezione per ogni cristiano e per ogni liturgo) ci pone come criterio per vedere se si cerca veramente Dio il fatto che il candidato sia pronto per l’opera di Dio, per la partecipazione alla Liturgia divina, nel suo significato d’incontro personale e comunitario con Dio”.

Ed anche nella liturgia è necessaria l’obbedienza per rendere la vita una ‘liturgia’ quotidiana: “Ma senza dimenticare quella stessa urgenza per l’obbedienza, ossia per il servizio, per vivere il mandato supremo dell’amore fraterno, in ciò che Dio ci vorrà chiedere; e per le umiliazioni, abbracciando la croce, lasciandoci modellare da Dio e toccando la piaga aperta del Signore nelle membra del suo Corpo mistico”.

Infine ha inviato un messaggio al card. Czerny, presidente della Fondazione ‘Giovanni Paolo II per il Sahel’, in occasione del 40^ anniversario della creazione, ricordando l’appello del papa san Giovanni Paolo II, che invitava a ‘lavorare’ per la pace, la giustizia e la sicurezza, in modo da non svilire la dignità umana:

“Paesi di questa regione dell’Africa occidentale stanno ancora attraversando una crisi che minaccia sempre più la pace, la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo. Questi fenomeni sono collegati al terrorismo, alla precarietà economica, al cambiamento climatico ed aggravano la vulnerabilità degli Stati e la povertà dei cittadini, con la conseguenza della migrazione dei giovani”.

Nel messaggio il papa ha ricordato le parole care al papa santo: “In questo giorno di commemorazione, facendo eco alle grida del cuore del Santo Papa Giovanni Paolo II, ribadisco oggi il suo appello a tutte le persone di buona volontà del mondo: lavorare per la sicurezza, la giustizia, la pace nella Sahel! La pace consente uno sviluppo umano integrale, che si costruisce giorno dopo giorno nella ricerca dell’ordine voluto da Dio, e può fiorire solo quando tutti riconoscono la propria responsabilità nella sua promozione”.

Infine ha evidenziato la responsabilità delle ‘parti interessate’: “Non c’è più tempo per aspettare, dobbiamo agire! Nessuno può negare il diritto fondamentale di ogni essere umano a vivere con dignità e a realizzare il proprio pieno potenziale”.

(Foto: Santa Sede)

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