Cardinal Becciu ai confratelli: “Quel processo è stato la fossa del Vangelo” e al Vescovo di Ozieri: “Accuse non vere”

Cardinal Becciu
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.04.2024 – Vik van Brantegem] – Come i nostri attenti lettori hanno potuto notare, non abbiamo pubblicato la Lettera che il Cardinale Angelo Becciu ha scritta al Decano e ai Membri del Collegio Cardinalizio. denunciando la persecuzione che sta subendo. Il motivo è facile a comprendere: si tratta di una lettera confidenziale inviata dal Cardinal Becciu ai confratelli e non è nelle sue abitudini di passato documenti riservati o ufficiali a singoli giornalisti o agenzie. Abbiamo notato che è stato il sito Messa in Latino-Mil il primo a pubblicarla, poi ripreso da Faro di Roma, Stilum Curiae, L’Unione Sarda, ecc. Adesso che la lettera ormai è pubblica, la riprendiamo. Inoltre, segue la lettera di solidarietà del Cardinal Becciu al Vescovo di Ozieri, anch’essa resa pubblica dai giornali, tra cui Sardegna Live e Il Messaggero.

La lettera del Cardinale Angelo Becciu al Cardinale Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio e agli Eminentissimi Membri

Confidenziale
26 marzo 2024

Eminentissimo e caro Confratello,

Ti scrivo alla vigilia del Giovedì Santo per parteciparTi una decisione che mi costa tanto ma che sento in coscienza di dovere assumere: non verrò in Basilica per la messa Crismale e festeggiare insieme, come sempre è stato, il nostro giorno sacerdotale! È la prima volta che ciò mi capita nei miei quasi 52 anni di sacerdozio, ma le condizioni esterne che si sono create mi inducono a questa sofferta decisione.

Nell’incontro avuto qualche giorno fa con il Santo Padre, nel congedarmi mi ha chiesto se avevo intenzione di essere presente alla Messa. Gli ho risposto che non avevo il coraggio di parteciparvi. È con sofferenza che così farò perché non vorrei oscurare lo splendore delle vostre porpore con la mia, macchiata da una pesante quanto ingiusta condanna: cinque anni e sei mesi di carcere! L’etichetta di condannato, pur non condizionando la serenità propria di chi si sente totalmente innocente, non mi fa sentire a mio agio nelle Vostre celebrazioni.

Caro Confratello, dopo il Giovedì Santo arriva il Venerdì Santo ed è alla luce di quel giorno che leggo la mia vicenda. Solo guardando alla Croce posso dare significato e valore alla mia sofferenza. Mi sento quasi un privilegiato nel ritrovarmi unito al Signore, il quale anche Lui sperimentò l’umiliazione dell’irrisione, del fallimento, della condanna senza vere motivazioni, l’annientamento totale della sua dignità di persona. Guardando a Lui e con la consapevolezza della mia coscienza pulita ho la forza di gridare che sono INNOCENTE, NON SONO UN CORROTTO. Finché avrò un alito di vita lo griderò a tutto il mondo, in tutte le sedi e con tutti i mezzi.

Sono stato condannato per peculato e truffa, ma non è stata prodotta alcuna prova. Nei quasi quarant’anni in cui ho servito la Santa Sede – non solo da Sostituto – mai mi sono appropriato di un centesimo.

Devo riconoscere che il Processo a cui sono stato sottoposto è stata una esperienza tremenda. Se poi aggiungo il peso della insistente gogna mediatica di dimensioni planetarie alla quale sono stato esposto con la mia famiglia ed ultimamente anche con il Vescovo della mia diocesi, la sofferenza è stata indicibile.

Lo confesso, avrei desiderato la consolazione da parte di qualcuno dei Confratelli che a voce alta dicesse una semplice parola: basta! Purtroppo essa non c’è stata. Ho sempre però confidato sulla vostra preghiera silenziosa!

Come ho detto al Papa nel recente incontro, la vicenda processuale ha rischiato di destabilizzarmi umanamente e moralmente. Apprendere nel Tribunale che taluni avevano tramato contro di me mi ha ferito profondamente!

Alla luce di quanto accaduto nell’Aula giudiziaria devo amaramente ammettere che il Processo è stato la fossa del Vangelo. Come ben sappiamo, il Vangelo esige la ricerca della verità, il rispetto dell’altro, bandisce le falsità, lo spergiuro, la contrapposizione cieca e faziosa per prevalere a qualunque costo. Così invece non è stato. Sono stato investito in maniera cruda e violenta da accuse senza fondamento, malvage e intrise di odio, di pregiudizio, si sono riversati contro di me accusatori senza scrupoli che hanno giurato il falso sul Vangelo, in malafede mi sono stati attribuiti comportamenti poco consoni alla mia vita sacerdotale. L’accusa che più mi ha ferito è stata quella di aver disonorato la Santa Sede. No, non accetto un’accusa così falsa e ingiusta! lo ho dato la mia vita per la Santa Sede e ovunque sono stato ho ricevuto generosi riconoscimenti per il mio servizio disinteressato.

Mi spiace dirlo, ma nel Processo a mio carico di tutto si è visto fuorché l’attuazione della frase paolina “veritatem facientes in caritate” (Ef 4,15)! Soffro per tutto il danno che, mio malgrado, è stato fatto alla Chiesa, ma non ne ho la responsabilità.

Non so come questa vicenda processuale si concluderà, ma sono sicuro che la verità prima o poi trionferà, può darsi anche dopo la mia morte, ma irromperà con tutta la sua forza. La Storia mi darà ragione: essa è dalla parte degli innocenti!

Non voglio qui entrare nel merito della questione se sia stato un processo giusto o no, ma devo prendere atto che in questi giorni autorevoli esperti di diritto canonico ed ecclesiastico hanno rilevato una serie di gravi violazioni anche di tipo procedurale.

Ringrazio il Signore che finora mi ha dato la forza di resistere all’uragano di accuse false ed insolenti e di impietosi attacchi mediatici protrattisi per tre anni e mezzo. Non mi resta che continuare, con umiltà e fiducia, la battaglia per l’affermazione della verità!

Piegato, ma non distrutto, ho la forza di augurarTi Buon Giovedì Santo e con Te guardare serenamente alla Pasqua che con la sua luce dà valore ai nostri piccoli o grandi venerdì santi che affliggono il nostro cuore!

Sarò con Voi nella preghiera e continuerò a sopportare questa ingiustizia e questo lacerante dolore come il Signore ci insegna a fare.

Buona Festa!

La lettera del Cardinal Becciu al Vescovo di Ozieri

“Cara Eccellenza, caro don Corrado, le notizie divulgate in questi giorni mi hanno addolorato e stordito più di quanto potessi immaginare. Sono momenti di smarrimento e anche di ribellione contro chi formalizza accuse che nel profondo del cuore sappiamo non essere vere”. Inizia così la lettera inviata dal Cardinale Angelo Becciu al Vescovo di Ozieri, Mons. Corrado Melis, datata 14 marzo 2024. “Qualcuno mi ha sconsigliato di scriverti – prosegue il Cardinal Becciu -, per non compromettere la mia situazione di condannato. È un consiglio che rifiuto. Un consiglio che non posso accettare. Anzi, l’essere stato ingiustamente condannato mi rende più libero di esprimermi. Nessuna condanna mi può impedire di essere cristiano, di parlare liberamente e di alzare la voce per esprimere solidarietà a chi soffre”.

Osserva il Cardinal Becciu: “Quando si è innocenti si ha il dovere – e non solo il diritto – di testimoniare la verità, senza tatticismi di sorta. Per esperienza so quanto bene facciano all’anima la vicinanza e la solidarietà dei fratelli nella fede!”.

“Per esperienza so quanto bene facciano all’anima la vicinanza e la solidarietà dei fratelli nella fede! La sofferenza tua è mia, è dei sacerdoti, delle consacrate, dei fedeli della diocesi e di tutte le persone che ti conoscono. Chi ti conosce sa bene con quale dedizione vivi il tuo impegno pastorale riservando agli ultimi e agli emarginati la prima fila non solo del cuore ma anche nelle opere quotidiane”.

“Ci hai dato in questi anni l’esempio del coraggio e della dedizione totale verso il gregge che Papa Francesco ti ha affidato. Sono certo che anche in questo difficile momento sarai di esempio nell’affrontare a testa alta la prova che ti è data da vivere”. Il Cardinal Becciu ricorda quindi che “si avvicina la Settimana Santa, giorni in cui contempleremo Colui che con dignità, con amore ha affrontato le peggiori umiliazioni che l’essere umano potesse soffrire. Sarà di esempio e di forza per te, come lo è stato sempre in questi anni per me e per tutti coloro che sono provati dalle sofferenze e dalle ingiustizie della vita”. “La stessa Pasqua ci ricorda che la storia di ogni uomo non finisce il Venerdì Santo ma nello splendore della Verità!”. “Prego per re e per i tuoi collaboratori coinvolti nella vicenda giudiziaria”, conclude.

Indice – Caso 60SA [QUI]