La Chiesa in Calabria sotto attacco. Un bossolo per il Vescovo Attilio Nostro: “Ma vinceremo il male con il bene”

Attilio Nostro
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.03.2024 – Ivo Pincara] – Nella Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea la Chiesa Cattolica è stata presa di mira dalla criminalità. Non si tratta più di qualche caso isolato. Dopo le gravi minacce ai parroci [QUI e QUI], è arrivato un attacco molto più grave: un bossolo di arma da fuoco diretto al Vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons, Attilio Nostro, messo nella cassetta delle lettere della Curia vescovile.


La notizia è di qualche giorni fa, ma rimane attuale, perché rimane la domanda se il fatto eclatante della minaccia di morte rivolta ad un vescovo in territorio calabrese sarà un elemento sufficiente per far modificare finalmente l’ordine delle priorità alla Santa Sede? Alla luce dei fatti intimidatori, che non sono isolati, urge tornare al lavoro sul documento di scomunica ai mafiosi della Santa Sede [QUI e QUI].

«Un gesto gravissimo che va ad aggiungersi alla serie di intimidazioni ai danni di alcuni sacerdoti che operano nella piccola comunità di Cessaniti, centro travolto dall’inchiesta Maestrale-Carthago», è scritto in una nota del coordinamento provinciale di Libera, per manifestare solidarietà e vicinanza al Vescovo Attilio Nostro. L’episodio fa seguito dalle intimidazioni rivolte ai parroci di Cessaniti, don Felice Palamara e don Francesco Pontoriero.

In occasione della Santa Messa celebrata in Duomo a Vibo Valentia per il santo patrono Leoluca, Mons. Nostro ha dato lui stesso la notizia: «Anche io sono stato minacciato. Con le mie mani ho raccolto il bossolo che mi è stato inviato per intimorirmi». Poi, ha invitato i fedeli perché si liberino «definitivamente di tutto ciò che in maniera vigliacca, anonima, criminale, delinquenziale, stringe questo territorio in una povertà che non è solo economica ma anche culturale. Dobbiamo avere il coraggio di venire allo scoperto e dire il nostro no alla violenza e alla mafia. Dobbiamo urlare la nostra voglia di una società nuova, migliore e libera da ogni forma, nascosta o evidente, di oppressione o di schiavitù. Noi siamo il popolo più bello del mondo, dobbiamo soltanto dimostrarlo».

Tornando ai fatti recenti, Mons. Nostro ha evidenziato: «Se non si è andati oltre le minacce, è perché c’è stato l’intervento meraviglioso di tutti coloro che sono preposti ad aiutarci, a tutelarci, a difenderci. Siamo una comunità, dobbiamo collaborare con le forze dell’ordine. Mi onoro della definizione di “amico” che mi è stata data dal questore di Vibo Valentia. Stiamo condividendo tanto con loro, anche se molto non si vede. Lo Stato è fortemente presente qui, più dei tempi passati. Sono contento che questa nostra povera provincia stia cominciando a percepire le forze dell’ordine con quella stima e con quella gratitudine che meritano per il sacrificio continuo e costante, anche a livello personale, che impiegano quotidianamente per ciascuno di noi».

Mons. Nostro ha dichiarato di «avvertire tutto il vostro affetto e le vostre preghiere. Anche nei momenti più difficili non mi sono mai sentito solo». Poi, ha invitato tutti i sacerdoti e la comunità, annunciando la propria presenza, alla fiaccolata silenziosa a Cessaniti: «Sarà un momento silenzioso che “urlerà” tutta la nostra voglia di avere una società nuova, migliore e libera da ogni forma di oppressione e schiavitù. Siamo il popolo più bello del mondo, dobbiamo soltanto dimostrarlo».

La fiaccolata che si è svolta nel comune di Cessaniti per mostrare solidarietà e vicinanza alla Chiesa vibonese sotto attacco, è stato «un momento per rinnovare e rafforzare la compattezza e l’unità della comunità e stringerci attorno ai religiosi e a quanti, in questi giorni, sono state vittime di questi vili gesti sconsiderati», si legge nella nota di Libera. Mons. Attilio Nostro è stato nominato il 19 agosto 2021 da Papa Francesco Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, succedendo a Mons. Luigi Renzo, di cui il 1° luglio 2021 il Santo Padre ha accettato la rinuncia presentata con un anno di anticipo, visto che la naturale scadenza del mandato era prevista per il mese di giugno dell’anno prossimo, ovvero al compimento del 75° anno di età. Dalla “pesante lettera anonima” fino alla richiesta al Papa di “aspettare agosto”, passando per i “guai del suo segretario” e il “caso Paravati”, con qualcos’altro…, ecco le ragioni alla base della decisione di gettare la spugna da parte del Vescovo Renzo e la fretta di accettarne le dimissioni da parte della Santa Sede. Secondo la stampa locale, facendo riferimento ad “accreditate fonti vaticane”, pare ci sia stato un diretto interessamento di Papa Francesco, a seguito di diverse vicende, che hanno riguardato la Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea [QUI].

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