“La regola Basiliana dell’Ordine Costantiniano”. Il saggio di Attilio Mordini, “maestro dei segni”

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 07.02.2024 – Vik van Brantegem] – Il volumetto curato da Tommaso Romano, L’ordine Costantiniano di S. Giorgio. La regola di S. Basilio e altri scritti di Simbologia e Cavalleria (1960 – 1964) (Edizioni Thule 2017, 78 pagine [QUI]) con l’Introduzione del compianto Duca Don Diego de Vargas Machuca, Presidente della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, contiene una raccolta di scritti di Attilio Mordini, che comprende tre suoi saggi apparsi quasi sessant’anni fa su L’alfiere, rivista tradizionalista napoletana fondata e diretta da Silvio Vitale (L’Ordine Costantiniano, La regola Basiliana dell’Ordine Costantiniano e II Giglio, antico fiore dei Re); e l’articolo Carità Equestre, pubblicato su Ordo Pacis pour un front equestre international (Firenze 1962); oltre che una bibliografia delle monografie di e dei principali scritti su Attilio Mordini.


Di particolare importanza nella raccolta è il saggio La regola Basiliana dell’Ordine Costantiniano, alla quale è sottoposto appunto il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, che nei suoi dieci articoli racchiude tutte le virtù del Cavaliere Cristiano, derivata da quella dettata nel IV secolo da San Basilio (330-379) per i propri monaci. Essa venne stabilita nel 456 da Papa San Leone Magno, che confermò per l’ordine cavalleresco la regola monacense, affratellando, anche nel mondo cristiano, «le istituzioni del monachesimo e della cavalleria». Ciò sottolinea, come si legge nell’Introduzione del Duca Don Diego de Vargas Machuca, «la natura canonica della Sacra Milizia e quindi la sua vocazione prevalentemente religiosa».

Si tratta di un semplice Decalogo, che da Mordini è commentato e attualizzato:
1. Meditare quotidianamente sulla passione di Nostro Signore e quindi digiunare il venerdì.
2. Combattere per la Fede cristiana.
3. Difendere la Chiesa e i suoi ministri.
4. Portare le armi solo contro i nemici della Chiesa e dell’Impero.
5. Sopportare le ingiurie e vivere con modestia.
6. Portare su di sé il simbolo della Croce (e maneggiare solo spade a forma di croce e non sciabole.
7. Vendicare (spiritualmente) la morte di Cristo.
8. Soccorrere le vedove, gli orfani e i poveri.
9. Obbedire ai superiori.
10. Vivere castamente con la propria moglie.

Scrive Mordini: «La Regola Basiliana, letta, riletta e meditata, è per il cavaliere testo di autentica formazione interiore, igiene spirituale a tenerlo ben fuori del mondo moderno con tutta l’anima sua. “Ove è il tuo tesoro — dice Gesù — là è il tuo cuore” (Mt 6,21); e se il cuore del Cavaliere Costantiniano sarà costantemente sui precetti della Regola di San Basilio, su quei precetti formulati e scritti per uomini d’arme che vivevano in un mondo ancora degno di loro, sarà lontano dal mondo moderno e dalle moderne pompe di Satana (ben più insidiose di quelle antiche!), sarà lontano dal regno della Bestia, per vivere, nutrirsi e formarsi al Regno di Dio che ha dato il Suo Unigenito a redimerlo. Ed è appunto in hoc Signo, nel segno della Croce per la Redenzione universale, che (…) in questo decalogo consiste – ancora – tutta la virtù del milite cristiano e la salute per il conseguimento della patria eterna».

Il Cav. Prof. Alberto Castaldini, docente alla Facoltà di Teologia Greco-Cattolica della “Babes-Bolyai” University di Cluj-Napoca in Romania, il 3 febbraio 2022 ha tenuto per la Delegazione Lombardia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio a Milano una conferenza sul tema Cavalieri Costantiniani per il Regno di Dio. Le riflessioni di Attilio Mordini, scrittore e terziario francescano, che seppe scrutare “il trasfondersi dell’eterno nel tempo”.

Il Relatore si occupa da diversi anni della figura di Attilio Mordini, curando – insieme alla Prof.ssa Maria Camici, discepola, amica e allieva di Mordini – il libro postumo INRI il mistero del Regno (Cantagalli 2021). Il Prof. Castaldini ha analizzato a fondo la figura di Attilio Mordini e gli eventi storici che forgiarono la sua vocazione, raffinando la sua visione sugli uomini e l’esistenza: la guerra, la prigionia, i voti francescani e l’incontro con Padre Pio. Profonde furono le sue competenze culturali letterarie e accademiche – si appassionò in particolare all’amatissimo Dante – che gli consentirono di insegnare e di scrivere numerosi articoli su riviste di cultura. La sua meditazione e la preghiera – ha spiegato il Relatore – unitamente alla sete di conoscenza e alla consapevolezza della vocazione per la verità e la carità, lo portarono a vivere ciò che definì l’“esperienza del Scaro”.

Mordini ci appare consapevolmente investito di un mandato etico nel testimoniare in particolare la Regalità di Cristo, centrale nella sua opera, per il suo intrinseco valore. Significativa la sua alta visione cavalleresca, espressa nelle sue pagine sul Sacro Militare Ordine Costantiniano. Nell’esempio di San Giorgio trae forza la missione di ogni Cavaliere Costantiniano, che opera nel segno della Croce, “segno del Cristo Messia e Imperatore”. Tanto che le sconfitte non lo devono scoraggiare: sono pegno, speranza “forte e sincera” di quella vittoria, cioè della Vittoria più grande, salvifica.

Mordini sottolinea infine come il Cavaliere Costantiniano, nell’osservanza dei suoi doveri verso questo Ordine, bene incarna laicamente quella Tradizione civile che è servizio, sacrificio, gratuità, e che verrà restaurata nei tempi ultimi da Cristo, quando il Re dei Re governerà tutte le nazioni in un mondo finalmente rinnovato.

INRI. Il mistero del regno: il libro ritrovato di Attilio Mordini, “maestro dei segni”

Il libro postumo dello scrittore e teologo fiorentino Attilio Mordini era da molti considerato un testo perduto. Fu la sua ultima opera, forse la più impegnativa di una breve e combattuta esistenza, ed era rimasta inedita. Come spesso accade per i manoscritti dopo la morte prematura o improvvisa dei loro autori, INRI. Il mistero del Regno ebbe una storia per certi versi oscura e avventurosa. Per più di cinquant’anni queste centinaia di cartelle dattiloscritte e corrette a mano, cui Mordini lavorò nella sua casa di Firenze e durante il lettorato all’Università di Kiel, sul Baltico, sono state custodite da Maria Camici, alla quale vennero affidate dalla sorella dello scrittore, Fiammetta. Furono così quasi certamente sottratte a un completo smarrimento, anche se già avevano sofferto di una parziale mutilazione. Dopo una lunga riflessione e una cura tanto amorevole quanto attenta da parte di Maria Camici, discepola di Mordini, e Alberto Castaldini, giornalista e docente universitario, finalmente l’opera fu offerta al lettore.

INRI. Il mistero del Regno non è un lavoro teologico rigoroso sul piano esegetico. È un’opera ispirata nell’abbandono del suo autore alla funzione rivelatrice della Scrittura e del Mito. In ciò sta la diversità dell’approccio di Mordini al tema del Regno e del suo mistero, che è mistero del Dio che si fa uomo per il riscatto degli uomini. La genesi e, da ultima, la stesura di quest’opera si svilupparono lungo più di un decennio. Dal dicembre del 1953 fino al settembre del 1966, Attilio Mordini sottolineò nelle sue agende, in corrispondenza del settimo giorno di ogni mese, l’ora in cui avrebbe ricevuto il Corpo del Signore in una delle chiese fiorentine, aggiungendovi sempre la scritta INRI ben evidenziata. È da considerare come un primo nesso con l’opera qui pubblicata la costanza di questo “rito” durato tredici anni fino al mese prima della sua morte avvenuta il 4 ottobre, memoria liturgica di San Francesco di Assisi, esattamente a un mese dalla grande alluvione che travolse Firenze. Ogni settimo giorno fu da lui puntualmente numerato fino al centocinquantesimo.

INRI. Il mistero del Regno è stato dato alle stampe nel settimo centenario della morte di Dante; significativamente fu terminato dal suo autore nel settimo centenario della nascita: Mordini si conferma in tal modo “maestro dei segni” (Fonte: Barbadillo.it).

L’estratto

«È venuto il momento, proprio sette secoli dalla nascita di Dante, autore del De Monarchia, di riconoscere finalmente che Cristo venne su questa terra per essere riconosciuto Re di Giuda e Imperatore del mondo universo; occorre renderci conto che per non essere stato riconosciuto dal Sinedrio, istituito appunto per attendere il Messia, anziché innalzarsi sul trono, Gesù venne innalzato sulla Croce. È venuto il momento di indagare a fondo nelle Scritture e nella storia delle religioni e dei miti precristiani che attendevano la salvezza, per contemplare, sia pure soltanto idealmente, quale avrebbe dovuto essere il Suo Regno… E prepararci subito a riconoscere, smascherare e combattere strenuamente qualsiasi messianismo materialista che, per il pervertimento degli pseudo-apostoli del nostro tempo, e, purtroppo, anche per il tradimento di alcuni elementi del clero, vorrebbe sostituirsi a quell’Impero che noi cristiani non siamo ancora riusciti, dopo quasi venti secoli, a instaurare sulla terra in Suo Nome per l’impulso santo della Sua Chiesa. […]
Forse ciò che il Cristo ha vissuto per il mondo, ancora per la salvezza del mondo avrà da riviverlo la sua Chiesa. Perché il suo magistero è magistero dell’Incarnazione, il suo insegnamento alle genti ha da essere ancora maestosamente coerente fino alla morte, e alla morte di Croce. Tutto il magistero del Verbo incarnato dalla prima parola della Scrittura fino all’ultima, dalla prima riga della Genesi fino all’ultimo verso dell’Apocalisse, dal primo passo d’Adamo cacciato dall’Eden fino ai giorni ultimi della storia universale, si può riassumere in un principio divinamente semplice: erediterà la terra chi farà parte del Regno dei cieli».

«Il segreto di un mondo migliore è appunto nel farci membra del Suo Corpo, caldo del sangue nella Sua Eucaristia, vivo dei palpiti del Suo Cuore, per la ricomposizione armoniosa di una santa aristocrazia dello spirito» (Attilio Mordini).


Attilio Mordini di Selva (Firenze, 22 giugno 1923-Firenze, 4 ottobre 1966), scrittore e teologo cattolico, di nobile famiglia fiorentina, portando a termine la sua istruzione primaria e secondaria presso istituti scolastici gestiti dagli Scolopi e dai Salesiani, sviluppando nel tempo un profondo attaccamento e devozione per la religione cattolica, aspetto che si rivelerà il perno della sua vita e della sua opera intellettuale.

Nel 1942 si arruolò volontario nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, destinato a Genova, presso la III Legione di artiglieria contraerea. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, rientrato a Firenze, si presentò al Comando di corpo d’armata, già occupato dai tedeschi. Assieme ad altri giovanissimi commilitoni, disorientato e amareggiato per l’assenza di ordini dei superiori, si arruolò nella Wehrmacht dove venne impiegato nel battaglione genieri della IV Panzer-Division. Destinato al settore centro del fronte orientale, in Ucraina, operò con compiti di guastatore e agevolando il movimento dei mezzi nel fango dall’autunno di quell’anno sino agli inizi dell’inverno, quando per un congelamento al piede fu dapprima ricoverato in un ospedale militare in Baviera, e poi rimpatriato agli inizi del 1944. Tornato a Firenze aderì alla Repubblica Sociale Italiana, e fu inquadrato nella Guardia Nazionale Repubblicana. Finita la guerra, dopo un periodo di prigionia, nel 1947 tornò alla casa in via San Gallo.

Agli inizi degli anni Cinquanta emise i voti di francescano laico presso il convento dei Cappuccini di Montughi, col nome di Fra’ Alighiero. Riprese in quegli anni gli studi universitari. Si iscrisse alla Facoltà di Magistero, nel corso di laurea in Lingue e letterature moderne, laureandosi a pieni voti con una tesi in Letteratura tedesca, sotto la guida del germanista Vittorio Santoli. Nello stesso periodo seguì i corsi della Pontificia Università Gregoriana.

Fra il 1964 e il 1965 ricoprì l’incarico di apprezzato lettore di Lingua e letteratura italiana presso l’Università di Kiel, nella Germania settentrionale. In quegli anni collaborò alla rivista di teologia e scienza delle religioni Kairos, diretta da Matthias Vereno, edita dai Benedettini di Salisburgo. Inoltre, collaborò alla rivista di ambito simbolico, mitologico e letterario ad Antaios, curata da Mircea Eliade ed Ernst Jünger.

Fino alla morte prematura, visse intensamente il mondo culturale fiorentino, frequentandone i circoli, come quello attorno alla rivista L’Ultima, di cui fu redattore, ultimo arrivato tra gli Ultimi su invito di Adolfo Oxilia, con il benestare del fondatore Giovanni Papini. Inoltre, collaborò a varie pubblicazioni di indirizzo cattolico come L’Alfiere, Il Ghibellino, Carattere e Adveniat Regnum.

Fu in rapporto collaborativo ed epistolare con esponenti del mondo culturale, laico e cattolico, tra cui Giovanni Cantoni (fondatore di Alleanza Cattolica), Giano Accame, Gianni Baget Bozzo, Fausto Belfiori, Titus Burkhardt, Alfredo Cattabiani, Carlo Lapucci, Adolfo Oxilia, Silvano Panunzio, Arnaldo Pini, René Pechère, Pietro Porcinai, Primo Siena, Adriana Zarri, Sergio Quinzio e Hans Urs von Balthasar.

Autore della voce Il lavoro in luce cristiana della Moderna Enciclopedia del Cristianesimo (Edizioni Paoline 1963), nei suoi scritti ha analizzato, in una sintesi personalissima interpretazione cristocentrica della Storia, l’iter della civiltà cristiana dall’Incarnazione ad oggi. L’esperienza del sacro, coltivata dalla meditazione e dalla preghiera, unita alla sete di conoscenza e alla consapevolezza della vocazione per la verità e la carità, la trasmise a un gruppo di amici più giovani, che costituirono cenacoli intitolati a Maria: Ianua Coeli (Porta dal cielo) e Turris Eburnea (Torre d’avorio).

Come ha scritto Rodolfo Gordini, Attilio Mordini «lesse la vicenda umana alla luce del Verbo. Impose alla propria vita lo stigma ascetico e cavalleresco; scandì la giornata terrena con lo studio e la militanza civile. […] Araldo del vero, non godette degli onori del mondo e ne menò giustamente vanto. Insieme alle opere, lasciò in eredità un’esemplare testimonianza resa all’unico e personale Creatore». I suoi scritti, a quasi un secolo dalla nascita, testimoniano intatto quel suo sguardo che seppe scrutare «il trasfondersi dell’eterno nel tempo».

Anche quando la rivista L’Ultima dovette chiudere, verso la fine della sua vita, egli continuò a esercitare una discreta ma profonda influenza su un cenacolo culturale e spirituale di giovani e meno giovani intellettuali, che si riuniva ogni giovedì nei locali di una cappella sconsacrata in via della Pergola. Il più brillante e colto di tutti era Franco Cardini, che avrebbe sempre riconosciuto a Mordini un ruolo determinante nella sua formazione culturale, soprattutto nella sua autobiografia intellettuale, L’intellettuale disorganico.

Dopo una vita di sofferenze e di dolori, morì a Firenze il 4 ottobre 1966, festa di San Francesco di Assisi, a soli quarantatré anni, e fu sepolto con lo scapolare francescano.

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