La Chiesa in Calabria condanna l’intimidazione a Don Gianni Rigoli: “Gesto ignobile, attacco a tutti i cittadini onesti della nostra Regione”

Condividi su...

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 05.02.2024 – Vik van Brantegem] – Il 10 luglio 2023 abbiamo riferito la notizia, che la Santa Sede ha bloccato la pubblicazione del documento “sulla scomunica ai mafiosi” perché “le priorità sono altre” [QUI]. Era una notizia che appariva difficile a credere che fosse vera. Risultava incomprensibile e comunque totalmente inaccettabile. Le parole del Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Cardinale Michael Czerny, S.I., secondo cui quello della mafia “è una questione solo italiana” fanno male. Poi, a parte dell’odore di razzismo, sono parole che nei fatti sono smentite, perché quello della mafia non è un problema che riguarda solo l’Italia. Con i loro tentacoli, le organizzazioni mafiose sono riuscite a prosperare in diverse nazioni, in Europa e non.

Oggi, vorremmo sapere cosa pensa il Cardinal Czerny, sommerso dalle sue “priorità che sono altre”, della criminalità organizzata che alza il tiro in Calabria, con il gravissimo atto intimidatorio contro il Parrocco di Varapodio, piccolo centro tra Taurianova e l’Aspromonte, della città metropolitana di Reggio Calabria.


Il Parroco di Varapodio, Don Gianni Rigoli, ordinato sacerdote il 12 settembre 2020 e Direttore del Centro Diocesano Vocazioni, il 15 gennaio scorso è stato aggredito e picchiato nella chiesa di Santo Stefano da due individui identificati dai carabinieri. Poi, sabato sera 3 febbraio la sua Fiat Panda è stata incendiata e le fiamme hanno minacciato anche la canonica, dove c’erano in quel momento almeno 10 ragazzi dell’oratorio, che sono dovuti uscire da una porta secondaria sul retro che era sbarrata ed è stata successivamente sfondata per sottrarsi alle fiamme e il fumo. Anche se nessuno di loro è mai stato in concreto pericolo – “solo” tanta paura – una tragedia è stata sfiorata.


La comunità della Piana è scossa dall’attentato. L’intera collettività è scioccata ed esprime la propria vicinanza al sacerdote, condannando l’atto intimidatorio. Sui social sono tanti i messaggi di sdegno per quanto successo e di solidarietà al parroco di Varapodio. Un’ondata di solidarietà che comincia a coagularsi intorno allo slogan “Io sto con Don Gianni”.

Durissimo il commento del Sindaco di Varapodio, Orlando Fazzolari: «Ogni commento è inutile, siamo sprofondati, dobbiamo reagire con coraggio e determinazione, Varapodio non è questa, purtroppo la nostra immagine di paese eccellente ha subito una brutta inclinazione, adesso basta, dobbiamo reagire compatti per riappropriarci della nostra serenità. Esprimo piena solidarietà a nome mio e di tutta la comunità civile a Don Gianni Rigoli».

Sostegno è arrivato anche dal Sindaco di Taurianova, Roy Biasi, che ha dichiarato: «Sono profondamente colpito dalle notizie che arrivano, a proposito dell’incendio che ha distrutto l’auto di Don Gianni Rigoli, danneggiando la canonica di Varapodio e mettendo in pericolo le persone che vi erano dentro. Se venisse confermata l’ipotesi di un rogo doloso, si tratterebbe di un gesto gravissimo che mi induce a rinnovare a Don Gianni i sentimenti di solidarietà che già gli avevo espresso nei giorni scorsi, a nome anche della sua e nostra Taurianova. Sono vicino in questo momento a quanti, nella vicina Varapodio, hanno vissuto momenti di ansia e preoccupazione per la brutta serata vissuta. Confido che le forze dell’ordine facciano piena luce sul fatto per assicurare alla giustizia chi attenta alla tranquillità di un sacerdote, e della sua comunità parrocchiale, in maniera così tracotante».

Ad esprimere vicinanza al sacerdote anche il Sindaco di Polistena, Michele Tripodi: «Ho appreso poco fa dell’incendio dell’autovettura di Don Gianni Rigoli, il parroco aggredito già una prima volta qualche settimana fa a Varapodio per non essersi piegato ai diktat della ‘ndrangheta. È impensabile e sconcertante che un giovane sacerdote che fa rispettare le regole debba essere oggetto di una becera escalation criminale. A lui un sentito e caloroso incoraggiamento a non piegare la testa e a farsi forza per respingere ogni tentativo di sopraffazione mafiosa. Alle forze dell’ordine e alla magistratura una richiesta di intervento affinché venga ripristinata la legalità e con essa la serenità di una persona civilmente impegnata che svolge solo il suo lavoro. Non un passo indietro nella lotta alla ‘ndrangheta».

Il Responsabile Regionale dell’UdC, Vincenzo Speziali ha manifestato «sdegno e condanna, per l’ennesimo e vile gesto al Parroco di Varapodio, Don Gianni Rigoli, ancora una volta vittima di accanimento insulso ed intollerabile. Chiederò nelle prossime ore verifiche e attenzioni in modo determinato al Ministero dell’Interno, così come massima attenzione e tutela, verso l’ecclesiastico, in quanto non intendo lasciar passare nulla sottotraccia, circa questi atti di assurda inciviltà che possono essere di varia matrice criminale. Con l’occasione, all’illustre Parroco, invio un abbraccio caloroso e al contempo l’invito a continuare la sua alta missione religiosa, avendo noi democratici cristiani a fianco, così come desidero far presente all’intera Curia Metropolita di Reggio Calabria, con in testa l’Eccellentissimo Mons. Arcivescovo Fortunato Morrone, la nostra assoluta devozione ai canoni ecclesiastici di Santa Romana Chiesa e l’adesione convinta – con annessa rappresentazione e difesa dei poteri legittimi dello Stato (gli unici che si riconoscono e a cui non si permetterà a nessuno di derogare) – che noi tutti avvertiamo naturalmente nostro e di cui mi faccio garante sin da ora, nuovamente e in maniera più che mai convinta».

«Sono come animali, spero che le prendono. Don Gianni è una bravissima persona. [Arrivato in paese da circa tre anni si è subito integrato con la sua comunità parrocchiale] ha rivitalizzato l’oratorio, si è stretto agli ultimi del paese. Quello che è successo è gravissimo. Non c’è giustificazione per cose del genere», ha detto scossa una signora anziana all’uscita dalla Santa Messa del mattino di ieri 4 febbraio, celebrato da un altro sacerdote, mentre il Parroco è in ritiro spirituale con il Vescovo e altri sacerdoti (programmato).


Attraverso un comunicato dell’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali, il Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, Mons. Giuseppe Alberti ha espresso la sua condanna senza riserve verso l’atto intimidatorio nei confronti di Don Gianni Rigoli: «In seguito al grave atto intimidatorio nei confronti di Don Gianni Rigoli, parroco delle comunità di Varapodio, avvenuto ieri sera mentre egli celebrava la Messa vespertina nella chiesa di San Nicola, il Vescovo Giuseppe Alberti, che aveva dedicato considerevoli sforzi per promuovere comunione e comprensione nella comunità di Varapodio, è profondamente colpito dall’accaduto ed esprime la sua condanna senza riserve verso tale atto di violenza.
Ulteriormente preoccupante è il contesto in cui si è verificato l’incendio, poiché l’auto, una Fiat Panda, completamente distrutta dalle fiamme, era parcheggiata davanti alla porta della casa Canonica in via Giacomo Leopardi, luogo centrale del paese di Varapodio. Nella Canonica, al momento dell’incendio, si trovavano una decina di ragazzi, che, spaventati dalle fiamme, hanno dovuto sgombrare i locali attraverso un’uscita secondaria.
In risposta a questo gesto inaccettabile, il Vescovo Alberti ha espresso il suo disappunto: “L’incendio dell’auto di Don Gianni rappresenta un duro colpo volto a destabilizzare ancora una volta la comunità in un momento in cui dialogo e riconciliazione sembravano costituire la via percorribile di pacifica serenità all’interno della comunità di Varapodio”.
Il Vescovo Alberti, giunto personalmente in paese ieri sera, appena informato dell’accaduto, ha sottolineato l’importanza di affrontare le divergenze attraverso il confronto chiaro e aperto e ha invitato la comunità a unirsi in preghiera e a respingere la violenza, abbracciando i principi fondamentali di rispetto e tolleranza, auspicando che le autorità competenti conducano un’indagine completa sull’evento.
Il Vescovo Giuseppe Alberti con diversi sacerdoti della diocesi, tra cui don Gianni Rigoli, oggi pomeriggio partirà per gli “esercizi spirituali”, alcuni giorni di preghiera, silenzio e meditazione prima della quaresima. Questo momento di riflessione (in calendario) mira a consolidare la fede e a trovare la forza necessaria anche per affrontare le sfide presenti».

«La violenza, sotto ogni sua forma, è un linguaggio che rifiutiamo categoricamente. Essa non ispira mai i gesti e le parole di chi si professa credente nel Dio della pace e della mitezza, pertanto non può trovare spazio nella società civile, a meno che non si ricerchi lo smarrimento di ciò che rende umani». Così la Conferenza Episcopale Calabra esprime in una nota la sua condanna per l’atto intimidatorio perpetrato ai danni del parroco di Varapodio: nella serata sabato sera, dopo essere stato già colpito da un atto intimidatorio lo scorso 15 gennaio.
La Conferenza Episcopale Calabra definisce «questo gesto ignobile un attacco diretto a tutti i cittadini della nostra preziosa regione, a tutti coloro che quotidianamente credono e lottano in modo onesto e rispettoso a favore della dignità altrui, contribuendo allo sviluppo di una Calabria che non può e non deve essere rappresentata da alcuni criminali accecati da una mentalità mafiosa: questo modo di agire e di pensare non appartiene all’etica e all’umanità dei calabresi!»
In questo momento di prova, inoltre, i vescovi calabresi esprimono solidarietà e sostegno al Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, Mons. Giuseppe Alberti, a Don Gianni Rigoli e, tramite loro, a tutta la comunità di Varapodio. Allo stesso tempo, i presuli invitano tutti i fedeli e le persone di buona volontà a unirsi in preghiera per il Parroco e per le parrocchie di San Nicola e di Santo Stefano, affinché possano superare questo momento con forza, speranza e rinnovato impegno apostolico.
La Conferenza Episcopale Calabra ribadisce la propria volontà a lavorare senza sosta per la promozione della pace, della legalità, del dialogo e della fraternità tra tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, «affinché atti simili non trovino più terreno fertile nella nostra amata Calabria».
I vescovi calabresi, infine, confidano nell’operato della magistratura e delle Forze dell’ordine, affinché gli autori del “vile gesto” siano presto identificati e possano rispondere delle loro azioni in sede giudiziaria nella speranza che le diverse Istituzioni educative continuino ad allearsi per formare generazioni libere da odio e vendetta.

Il nostro consiglio al Cardinal Czerny è di consultarsi con il Vescovo Alberti e i vescovi calabresi, per farsi aiutare nel discernimento sulle sue priorità come Prefetto, in riferimento alla criminalità organizzata.

«Dobbiamo reagire tutti quanti insieme e con un’unica voce. Quello che è accaduto è un atto vile contro una persona che va tutelata, tutto insieme dobbiamo proteggere il Parroco, che è un simbolo e che rappresenta la Chiesa», ha dichiarato il Sindaco Orlando Fazzolari a margine del Consiglio Comunale aperto di oggi, organizzato per stigmatizzare l’accaduto che ha allarmato tutta la comunità. «Come si fa ad attaccare un Parroco? È una cosa incredibile. Se è successo questo vuol dire che può succedere qualsiasi altra cosa, siamo tutti a rischio», ha aggiunto il Sindaco, che ha spiegato: «Ci sentivamo come in un’oasi felice fino a qualche giorno fa. Il responsabile di quanto accaduto deve saltare fuori. Prima o poi dovremo saperlo».
Il Sindaco Fazzolari ha annunciato che il Comune si costituirà «parte civile ogni volta che si verificherà un attentato a cose o persone». Ha aggiunto: «Dobbiamo chiedere al Ministero dell’Interno il potenziamento della caserma dei carabinieri» e ha detto di voler stare accanto al sacerdote anche con una raccolta fondi per comprare una nuova auto.
Intanto il prossimo 10 febbraio alle ore 20.00 la comunità parteciperà ad una fiaccolata.