Papa Francesco: no ad una Chiesa di pasticceria

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Nel giorno di san Francesco ad Assisi il papa, con il dolore nel cuore, non ha dimenticato gli ultimi; e dopo l’incontro con i disabili all’Istituto Seraphicum, papa Francesco ha incontrato i poveri, assistiti dalla Caritas, nella sala della spoliazione, luogo dove san Francesco si spogliò dei vestiti e di tutti i beni materiali.

Nell’accoglierlo il vescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, ha sottolineato che è il primo Papa che visita il luogo: “Qui soffiò, otto secoli fa, il vento di Pentecoste. Qui il gesto sconvolgente dello spogliamento del giovane Francesco: rinunciò a tutto per possedere tutto, mettendosi, come Cristo, dalla parte degli umili e dei poveri. Per questo la nostra Chiesa ti accoglie oggi insieme a loro: ci sono qui sorelle e fratelli accompagnati dalla Caritas diocesana e regionale”.

Quindi ha tracciato un breve profilo degli ‘ospiti’ della Caritas, ricordando che questo luogo è servito anche per salvare gli ebrei: “Alcuni non hanno dove dormire e dove mangiare. Altri sono afflitti da problemi di salute. Altri ancora esprimono il dramma della disoccupazione che anche da noi sta mettendo in ginocchio tante famiglie. Questo vescovado, sulle tracce di una ‘vocazione’ suscitata dello Spirito, non solo ‘accolse’ Francesco attraverso il vescovo Guido. Un altro vescovo, mons. Giuseppe Placido Nicolini, accolse e salvò qui molti ebrei braccati dalla folle ideologia della razza. Siamo qui oggi in ascolto della tua parola. Ti chiediamo di aiutarci a comprendere come dobbiamo spogliarci di noi stessi, per rimanere liberi per servire. Per essere una Chiesa che si prende cura del dolore di Cristo nelle piaghe dei poveri”.

Ed ha nominato la signora Graziella, una dei salvati, che è presente nella sala. Infine ha concluso il saluto dicendo che questa visita rimarrà nella storia. Papa Francesco ha ringraziato mons. Sorrentino ed ha parlato con il cuore, accantonando il discorso preparato, con l’angoscia per le vittime dell’isola dei Conigli, avvenuta ieri: “Ha detto il fratello vescovo che è la prima volta in ottocento anni che un Papa viene qui e questi giorni scorsi sui giornali, sui mezzi si facevano fantasie. Il Papa andrà a spogliare la Chiesa. Chi spoglierà la Chiesa? Spoglierà gli abiti dei vescovi, dei cardinali. Se spoglierà se stesso. Questa è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi.

Ma la Chiesa siamo tutti, tutti. Dal primo battezzato, tutti siamo Chiesa e tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù che ha fatto una strada di spogliazione lui stesso. E’ diventato servo, servitore, ha voluto essere umiliato fino alla croce”. Ed ha indicato la strada, che i cristiani devono seguire per essere fedeli a Cristo: “E se noi vogliamo essere cristiani non c’è un’altra strada. Ma noi possiamo fare un cristianesimo un po’ più umano, senza croce, senza Gesù, senza spoliazione, e diventeremmo cristiani di pasticceria, come quelle cose dolci, bellissime, ma non cristiani davvero. Alcuni mi ha detto: di cosa deve spogliarsi la Chiesa? Deve spogliarsi di un pericolo gravissimo che minaccia ogni persona nella Chiesa. Il pericolo della mondanità. Non può convivere con lo spirito del mondo, la mondanità che ci porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio, e questo è un idolo, non è Dio!”

Con voce sommessa, ma ferma, ha condannato l’idolatria, indicando san Francesco che si è denudato completamente: “E l’idolatria è il peccato più forte. Quando nei media si parla della Chiesa, credono che la Chiesa sono i preti, le suore, i vescovi, i cardinali e il Papa. La Chiesa siamo tutti noi, come ho detto, e tutti noi dobbiamo spogliarci di questa mondanità, lo spirito contrario allo spirito delle beatitudini, lo spirito contrario allo Spirito di Gesù. La mondanità ci fa male. E’ tanto triste trovare un cristiano mondano, sicuro di quella sicurezza che gli dà la fede e sicuro della sicurezza che gli dà il mondo. Non si può lavorare dalle due parti.

La Chiesa, tutti noi, deve spogliarsi della mondanità, che la porta alla vanità, l’orgoglio e l’idolatria. Gesù stesso ci diceva: non si può servire a due padroni, o servi a Dio o servi al denaro. Nel denaro c’è tutto questo spirito mondano, denaro, vanità, orgoglio… quella strada!” Papa Francesco quindi ha richiamato i cristiani a fare scelte precise: “Noi non possiamo, è triste cancellare con una mano quello che scriviamo con l’altra. Il Vangelo è il Vangelo. Dio è l’unico e Gesù si è fatto servitore per noi e lo Spirito del mondo non c’entra qui.

Oggi con voi, tanti di voi siete stati spogliati di questo mondo selvaggio che non dà lavoro, che non aiuta, che non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo, non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa, non importa di tante gente che devono fuggire, della schiavitù, della fame, fuggire cercando la libertà che con tanto dolore speriamo di trovare una morte… come è successo ieri a Lampedusa”. Ed infine ha ricordato che “oggi è un giorno di pianto. Queste cose le fa lo spirito del mondo. È proprio ridicolo che un cristiano, un cristiano vero, che un prete, che una suora, che un vescovo, che un cardinale, che un Papa vogliano andare sulla strada di questa mondanità che è un atteggiamento omicida. La mondanità spirituale uccide, uccide l’anima, le persone, la Chiesa.

Quando Francesco ha fatto quel gesto di spogliarsi, era un ragazzo giovane, non aveva la forza per quello che ha fatto; è stata la forza di Dio che lo ha spinto a fare questo, la forza di Dio che ci voleva ricordare quello che Gesù ha pregato al padre perché il Padre ci salvasse dello Spirito del mondo. Chiediamo la grazia per tutti i cristiani, il Signore ci dia a tutti noi il coraggio di spogliarci, ma non davanti, spogliarci dello spirito del mondo, che è la lebbra, il cancro della società, è il nemico di Gesù. Chiedo al Signore che tutti noi ci dia questa grazia di spogliarci”. Al termine papa Francesco, dopo aver incontrato i poveri ha visitato la chiesa di Santa Maria Maggiore, accolto dal ministro generale dell’ordine francescano dei Frati Minori Cappuccini, Mauro Jöhri, e dai religiosi che svolgono il loro servizio pastorale. Eppoi si è recato alla Basilica Superiore per celebrare la santa Messa, salutato da molti fedeli.

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