Mai più è adesso! L’antisemitismo dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 25.01.2024 – Vik van Brantegem] – Gli ebrei sono come i nazisti. Sette universitari di sinistra su dieci la pensano così, in Italia: questo è il titolo con cui Sandro Magister ha rilanciato oggi sul suo blog Settimo Cielo il Rapporto dell’Istituto Cattaneo [QUI] dal titolo Studenti universitari, ebrei e Israele prima e dopo il 7/10/2023, con la foto in copertina: MAI PIÙ È ADESSO! Riportiamo di seguito l’introduzione del Rapporto, seguita da ampi stralci della presentazione di Magister, rimandando ai due link per la lettura integrale.

«Il 7 ottobre 2023 segna probabilmente uno spartiacque luttuoso nella storia dell’antisemitismo. L’attacco terroristico di Hamas contro la popolazione civile israeliana ha innescato risposte di segno opposto in molte aree del mondo, ed è nelle università che si sono osservate le reazioni più controverse e dibattute. Ma cosa sappiamo delle conseguenze che i terribili eventi di quel giorno hanno avuto sulle opinioni della componente numericamente più numerosa delle università italiane, gli studenti? Uno studio su tre grandi atenei del Nord Italia rivela che una parte degli effetti sugli atteggiamenti verso gli ebrei e verso Israele generati dal 7 ottobre sono stati in realtà effimeri, assai più di quanto sostenuto nel dibattito pubblico. Ma altri, invece, sono stati immediati, appaiono molto radicati e sembrano destinati a restare tra noi a lungo» (Istituto Cattaneo).

Gli ebrei sono come i nazisti. Sette universitari di sinistra su dieci la pensano così, in Italia
di Sandro Magister

Settimo Cielo, 25 gennaio 2024


Dal 7 ottobre 2023 Israele non è più la nazione entro i cui confini gli ebrei sono al riparo da pogrom. I 1200 civili inermi aggrediti casa per casa e sterminati quel giorno da Hamas nei kibbutz e nel Negev, i 6 mila feriti, i 253 rapiti, le decine di donne violentate, mutilate, uccise, i neonati accoltellati hanno un solo precedente, lo sterminio della Shoah, del quale in tutto il mondo ricorre sabato 27 gennaio la giornata della memoria.

Eppure, subito dopo il 7 ottobre, a Londra, a Berlino, a Madrid sfilarono imponenti cortei non in difesa di Israele e degli ebrei ma contro. Per non dire del dilagare di posizioni antisemite nelle università americane. Al confronto, l’Italia è da anni uno dei paesi d’Europa in cui l’avversione agli ebrei è meno pronunciata, sicuramente meno che in Francia o in Germania. (…)

L’Unione dei giovani ebrei d’Italia ha riscontrato che dal 7 ottobre due terzi dei suoi giovani temono discriminazioni nel lavoro e nello studio per il semplice fatto di essere ebrei. Nelle università uno studente su tre non indossa più la kippah e tiene nascosta la stella di Davide, e tre studenti su quattro celano la propria identità ed evitano di parlare in ebraico.

Ma i dati più rivelatori sulla crescita dell’antiebraismo tra gli studenti universitari italiani sono quelli emersi da una ricerca eseguita prima e dopo il 7 ottobre tra oltre 2500 studenti iscritti ai primi due anni delle università di Bologna, Padova e Milano Bicocca, da parte dell’autorevole Istituto Carlo Cattaneo di Bologna, ad opera di cinque studiosi coordinati da Asher D. Colombo, presidente dell’Istituto.
Agli studenti intervistati si è chiesto se ritenevano “vere” o “false” tredici accuse tradizionalmente mosse contro gli ebrei, accuse a loro volta raggruppate in tre categorie (…) nel rapporto (…). Inoltre, sono state sottoposte alla valutazione degli studenti un paio di affermazioni positive sugli ebrei, come popolo che ha fortemente contribuito alla scienza e alla cultura. (…) In generale, le risposte variano molto da domanda a domanda.

Nel primo blocco si va dal 7 per cento di coloro che pensano che “gli ebrei hanno sempre vissuto sulle spalle degli altri” al 16,9 per cento di quelli secondo cui “gli ebrei muovono la finanza a loro vantaggio”.
Nel secondo blocco si passa dal 7,2 per cento di chi ritiene che “non ci si può fidare mai del tutto degli ebrei” al 29,8 per cento di chi pensa che “gli ebrei sono più leali verso lo Stato d’Israele che verso il loro paese”, al 32,6 per cento secondo cui “gli ebrei preferiscono frequentare i membri del loro gruppo escludendo gli altri”.
Ma è nel terzo blocco che si riscontrano le quote più alte di adesione alle accuse. Per il 19,3 per cento “gli ebrei parlano troppo delle loro tragedie e trascurano quelle degli altri”. Per il 29,6 per cento “gli ebrei si sono trasformati da un popolo di vittime a un popolo di aggressori”. Per il 30,6 per cento “gli ebrei approfittano dello sterminio nazista per giustificare la politica dello Stato d’Israele”. E per il 46,3 per cento, quasi la metà degli intervistati, “il governo israeliano si comporta con i palestinesi come i nazisti si comportarono con gli ebrei”.

Già fa impressione l’ampia condivisione tra i giovani universitari di queste ultime accuse, ma ancor più rivelatrici sono le risposte differenziate per autocollocazione politica, su un arco di dieci caselle da destra a sinistra.

Ai primi due blocchi di accuse attribuite agli ebrei, quelle della “cospirazione” e quelle della “doppia lealtà”, le adesioni maggiori avvengono tra chi si colloca nel polo di destra dell’arco politico. Ad esempio, il 35 per cento degli studenti di destra pensa che “gli ebrei muovono la finanza mondiale a loro vantaggio”, contro il 9,6 per cento degli studenti di sinistra. Mentre l’accusa che “gli ebrei sono più leali verso lo Stato d’Israele che verso il loro paese” è condivisa dal 48,2 per cento degli studenti di destra, contro il 22,2 per cento degli studenti di sinistra.

Le posizioni si capovolgono, invece, nelle risposte al terzo blocco. Qui è tra gli studenti di sinistra che l’accusa al governo israeliano di “comportarsi con i palestinesi come i nazisti si comportarono con gli ebrei” raggiunge addirittura il 59.7 per cento di adesioni, contro il 47,4 degli studenti di destra, quota anch’essa alta ma comunque sotto di 12 punti.

Se poi si osservano le variazioni intercorse nelle risposte date dagli studenti prima del 7 ottobre, subito dopo l’eccidio compiuto da Hamas e ancora nelle due settimane successive (…).

Nel commentare questi dati, i ricercatori dell’Istituto Cattaneo riconoscono che “suscita inquietudine il fatto che la quota di coloro che equiparano Israele e la Germania nazista cresca già nei giorni immediatamente successivi al 7 ottobre, ovvero dopo il massacro compiuto da Hamas, anziché soltanto dopo, quando si cominciano a vedere gli effetti della decisione del governo israeliano di rispondere militarmente all’attacco terroristico”.

E tra gli studenti che si collocano a sinistra questa crescita ininterrotta è ancor più pronunciata (…).
Ha detto il coordinatore della ricerca, il professor Asher D. Colombo, in un’intervista al mensile “Shalom” della comunità ebraica di Roma: “C’è uno schema che questi ragazzi hanno fatto proprio: il mondo si divide fra oppressi e oppressori e Israele è fra gli oppressori. Se qualcosa che viene visto come ‘lotta contro gli oppressori’ sembra aver successo e riesce a colpirli, come ha fatto Hamas, allora la solidarietà con i ‘ribelli’ cresce”. (…)

La ricerca intrapresa dall’Istituto Cattaneo non è conclusa e si attendono con interesse i prossimi rapporti.
Ha scritto in proposito il professor Paolo Segatti, docente di sociologia all’Università di Milano, nel commentare su Il Regno[QUI] questi primi dati: “I ricercatori non hanno finora preso in considerazione una quarta fonte classica dell’antisemitismo – che sarebbe più corretto definire ‘antigiudaismo’ –, quella d’origine cristiana, che considera gli ebrei ‘deicidi’. È possibile che in un tempo di secolarizzazione questa accusa non susciti più alcuna reazione. Ma se anche fosse così, lo studio potrebbe certificare che le radici cristiane dell’antigiudaismo si sono finalmente disseccate”.

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