Vangeli festivi

2^ Quaresima: Gesù si trasfigura

Nella 1^ domenica abbiamo ascoltato il messaggio di Gesù: ‘convertitevi’; ora è la voce del Padre che addita l’oggetto del nostro credere: ‘Questi è mio Figlio, l’amato, ascoltatelo’. Il cristianesimo non è una dottrina da conoscere, o da imparare; essere cristiani significa accettare Cristo Gesù vero Dio e vero uomo, aderire a Lui con il quale costituiamo un solo corpo: Io sono il capo, voi siete le membra; Io sono la vite, voi i tralci.

1^ domenica di Quaresima: convertitevi

Con il mercoledì delle ceneri è iniziato il 2° periodo dell’anno liturgico che ci porta alla Pasqua di Risurrezione.  Un periodo di 40 giorni: il 40 è un numero significativo; il diluvio universale durò 40 giorni e 40 notti; gli Ebrei, usciti dall’Egitto, migrarono nel deserto per 40 anni; sul Sinai Mosè stette davanti a Dio per 40 giorni; Gesù si ritirò nel deserto per 40 giorni.  Il 40 è il risultato di 4×10: il quattro sta ad indicare la realtà creata da Dio (acqua, terra, aria e fuoco), il dieci è il numero che indica Dio e la Santissima Trinità. 

Dio non rifiuta nessuno

Oggi di scena nel brano del Vangelo il lebbroso guarito: una persona disperata, che ha perduto tutto: Lavoro, famiglia, amici e dignità; tale era considerato un ammalato di lebbra. Un uomo legalmente rifiutato da Dio e dalla società, costretto dalla legge a vivere ai margini  della società con il compito di non avvicinare,  né essere avvicinato da alcuno nell’Antico Testamento la lebbra era sinonimo di peccato; il lebbroso. Era un vero appestato. Mosè aveva prescritto che il lebbroso era impuro e doveva essere allontanato e segregato lontano dalla casa e dal popolo.

La Speranza cristiana: il Regno dei cieli

Il Vangelo oggi ci presenta un quadro alquanto triste del genere umano. Gesù inizia la sua vita pubblica visitando zone dove pulsa la vita, luoghi di preghiera e gente che soffre. Uscito dalla sinagoga di Cafarnao, si reca a casa di Simone (detto Pietro) e Andrea. Ospite inatteso, trova la suocera di Simone con la febbre e, pregato, si avvicina, la prende per la mano e le restituisce la salute. Poi, dopo la cena, tutta la città si raduna attorno a quella casa e nelle adiacenze; sono presenti molti ammalati e Gesù guarisce molti affetti da varie malattie, scaccia demoni.

Gli apostoli appaiono lieti e forse pensano di essere ormai al centro della situazione; Gesù invece proprio l’indomani dice: andiamo altrove. Egli è venuto infatti non per farsi pubblicità ma per annunciare il vangelo: l’annuncio dell’amore misericordioso di Dio verso l’umanità che soffre non solo fisicamente ma spiritualmente. Gesù evidenzia qual è la vera guarigione: non tanto la salute del corpo quanto quella dell’anima.

L’umanità certamente soffre; nel libro di Giobbe si legge: ‘notti di affanno mi sono state assegnate… un soffio è la vita: il mio occhio non vedrà più il bene’. Il quadro è terribile: portano a Gesù ammalati di ogni sorta; si aggiungano anche indemoniati, tra gli ammalati anche la suocera di Simone. Ieri come oggi il mondo non è tanto cambiato. Oggi domina in tutto il mondo il ‘coronavirus’ che incute timore e tremore.

La gente si guarda attorno e dice: cosa sta succedendo? siamo forse alla fine? Amici, una visione pessimistica della vita non è né umana né cristiana, ma è anche ridicola una visione puramente ottimistica. Il male c’è, esiste e il Vangelo evidenzia in varie pagine una realtà non certamente florida; basta poi guardarci ancora oggi, dopo venti secoli di cristianesimo, quanto dolore, sofferenza si registra in tutte le case.

La religione cristiana non è una religione miracolistica, basata sui miracoli. Dio può compiere i miracoli se vuole e quando vuole. Gesù non è venuto per dire: d’oggi innanzi tutti guariti. Non dimentichiamo che il miracolo è un fermare la legge della natura; la natura è stata creata da Dio ed è buona. Guai a scambiare la Chiesa, istituita da Gesù, come una istituzione filantropica; la Chiesa ha lo scopo di portare agli uomini l’annuncio del vangelo; far prendere coscienza che la vita è un cammino verso il cielo, che Dio è buono e noi lo invochiamo: Padre nostro.

La nostra fede non ha come base e fondamento il miracolo; ben venga se Dio lo concede. Il male, il dolore ha come base il peccato originale commesso dai nostri progenitori: un peccato di superbia ed egoismo, che aveva chiuso le porte del regno dei cieli; l’uomo aveva pensato di potere fare a meno di Dio e sperimentò solo la sua debolezza, i suoi limiti nello spazio e nel tempo. L’opera di salvezza operata da Gesù riguarda la nostra salvezza eterna e la riapertura del Regno dei cieli.

Gesù conferma la sua missione e la sua divinità con i miracoli, segni soprannaturali. Ogni uomo che nasce deve morire e la morte non è castigo di Dio ma fa parte del nostro essere umano. la morte è sempre qualcosa di spiacevole, è il corpo che si sfalda per dare inizio alla vita eterna. Allora forse dirai: vale la pena pregare?

Ti dico: è necessario pregare non perchè deve avvenire il miracolo, ma per essere forti davanti ad un male, forti nella tentazione diabolica, forti nell’accettare i nostri limiti, fiduciosi sempre nell’aiuto di Dio, consapevoli che sopportando con fede viva, guardando il cielo, nostra patria, l’aiuto di Dio non verrà mai meno.

Se Dio lo crederà opportuno ben venga anche il miracolo. Ma la salvezza è sempre la risultante di due componenti: una divina (quella non manca mai), l’altra umana, diceva infatti il grande sant’Agostino: ‘qui creavit te sine te, non salvabit te sine te’ (colui che ti ha creato senza chiederti il permesso, non ti salverà se tu non vorrai).

Il cristiano prega: Padre, non abbandonarci alla tentazione. Liberaci dal male: dal male fisico, morale, psicologico, diabolico, da ogni male. Dio ci libera dandoci la forza di resistere al male; non occorre il miracolo ma l’aiuto di Dio per rafforzare il nostro spirito. Se preghi veramente, se preghi con fede, Dio, che è padre, non ci abbandona, anche se non ci sarà il miracolo, certamente non mancherà l’aiuto soprannaturale.

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. La domenica della professione di fede di Pietro

Pietro riceve da Dio la grazia di cogliere il mistero intimo di Gesù: egli è il Messia, “il Figlio del Dio vivente”. Gesù nel Vangelo di oggi (Mt 16,13-20) chiede due domande: la prima è facile a rispondere – “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”; la seconda è toccante – “Ma voi, chi dite che io sia?”. Siamo chiamati a dare una risposta personale. Quale è il mio rapporto con Gesù nella fede. La nostra vita cristiana prende il suo vero significato solo da questa risposta. Cerchiamo di dare una risposta personale a Gesù oggi. Chi è Gesù per te? Sei innamorato della persona di Gesù?

Gesù invita alla missione

Anche in questa XIII domenica del Tempo Ordinario siamo al capitolo X del Vangelo di Matteo, capitolo in cui l’evangelista riporta il ‘discorso missionario’ di Gesù, il discorso in cui Egli dà ai suoi discepoli le linee guida della missione.

Dio salva nella sofferenza

«Eppure nemmeno uno di essi [passeri] cadrà a terra senza il volere del Padre vostro» (v. 29b). Questo versetto può indurre a pensare che la morte del passero sia volontà di Padre, ossia di Dio. Fuori di metafora, ci si è portati dentro per tanto tempo – troppo – l’idea che possa essere volere di un dio la morte di qualcosa o di qualcuno; che sia sua volontà, ad esempio, la morte di un bambino o a provocare – o permettere – una malattia, un disastro naturale, una pandemia. Insomma, ci si porta dentro purtroppo ancora l’ancestrale monito: «Non cade foglia che Dio non voglia».

Ma questa idea non è cristiana, e non ha fondamento biblico. Per cui, magari dinanzi ad una morte, frasi del tipo ‘l’ha preso con sé, l’ha voluto con sé, ha strappato il fiore più bello…’, non hanno alcun senso.

Questo brano di Matteo continua ad essere tradotto in maniera fuorviante. Il testo originale, tradotto letteralmente, suonerebbe così: «Uno [dei passeri] da essi non cadrà, senza il Padre di voi». Non si parla di ‘volontà’ del Padre, ma semplicemente che un passero non cadrà a terra senza che Dio lo sappia, lontano da lui, senza che lui ne sia in qualche modo partecipe.

«Nel cosmo e nella storia degli uomini, Dio non fa nulla in più di ciò che operano le creature. La forza creatrice non agisce accanto o al posto delle cose o delle persone, ma le alimenta in modo che esse siano e possano operare» (Carlo Molari). Il nostro Dio non interviene in maniera arbitraria nelle vicende umane, e di conseguenza non può far nulla nei riguardi della morte, la sofferenza, la violenza, la malattia… L’amore non si sostituisce all’amato, non lo scavalca, togliendogli le castagne dal fuoco. L’Amore sta dalla parte dell’amato fino alla fine; non salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza; non ci toglie dalla croce ma vi sale con noi per starci accanto.

Tutto accade, tutto si svolge nel mondo secondo un copione che non è dato comprendere e modificare, ma noi sappiamo altresì che alla fine ‘nulla andrà perduto’, tutto sarà recuperato perché tutto è contenuto nelle sue mani, perché pregno di lui.

«Dio non si colloca tra salute e malattia, ma tra disperazione e fiducia. Dio sta riflesso più profondo delle lacrime, per moltiplicarne il coraggio. Non placa le tempeste, dona energia per continuare a remare dentro qualsiasi tempesta. E noi proseguiamo nella vita per il miracolo di una speranza che non si arrende, di cuore che non disarmano» (E. Ronchi).

«Tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il cielo sia lodato!) non è la nostra» (Oscar Milosz).

(Foto tratta dall’arcidiocesi di Bari Bitonto)

Il Corpo di Gesù è pane vivo

L’ultima cena di Gesù con i suoi, ha avuto come significato fondamentale quello di ‘ultimo saluto’, prima del precipitare degli eventi. Intorno a un tavolo con quelli che ha scelto, Gesù parla e compie gesti perché i suoi non dimentichino il loro impegno per il bene degli uomini. In pochissime parole e in un gesto fondamentale.

La Santissima Trinità è Dio Amore

Oggi siamo chiamati a celebrare la grande festa della Santissima Trinità. La tradizione ha insegnato a relazionarci con un Dio che, essendo Amore, non può risolversi in uno sterile solipsismo, ma necessita di essere relazione. Relazione interpersonale: Padre, Figlio e Spirito Santo.

L’inno alla libertà della Pentecoste

Nella seconda lettura, Paolo rivolgendosi ai Corinzi scrive: ‘Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune’.

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