Vangeli festivi

L’unzione di Betania

«Maria prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù e tutta la casa si riempì di quell’aroma di profumo» (Gv 12, 3).

La domenica di Lazzaro

«Gesù, allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò […]. Gesù scoppiò in pianto» (Gv 11, 33.35). Nella quinta domenica della Quaresima il rito ambrosiano ci pone di fronte ad una delle più belle pagine della Scrittura. Lazzaro, l’amico di Gesù, è morto. Egli, dunque, decide di andare con gli apostoli a Betania, di andare lì dove poco prima dei Giudei avevano tentato di ucciderlo.

La domenica del cieco

Liturgia ambrosiana

«Da che mondo è mondo, non si è mai sentito che uno abbia aperto gli occhi ad un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla» (Gv 9, 32-33). Con questa affermazione il cieco nato, guarito da Gesù, – la Quarta domenica di Quaresima in rito ambrosiano si può ascoltare lo stupendo di capitolo di Giovanni 9 – confessa la sua fede.

La domenica di Abramo

(Liturgia Ambrosiana)

«Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto […]. Allora raccolsero delle pietre contro di lui; ma Gesù si nascose e usci dal tempio» (Gv 8, 31.59). Il Vangelo della terza domenica, che in rito ambrosiano è legata alla figura di Abramo, si apre in un certo  modo e si conclude in modo totalmente contrario.

La domenica della samaritana

Nel rito ambrosiano, per tradizione, la seconda domenica è la domenica della samaritana e il brano biblico di riferimento, pertanto, è il bel capitolo di Giovanni 4. In questo testo si narra della vicenda di una samaritana che viene condotta da Gesù a riconoscere in lui il Messia atteso.

Commento al Vangelo Festivo della XVII domenica del T.O.

La storia di questi cinque pani d’orzo e di questi due pesci ha sempre colpito il nostro immaginario. Ci siamo sempre chiesti come sia stato possibile sfamare tanta gente con soli cinque pani e due pesci? Crediamo che questo sia il miracolo della condivisione, il miracolo di chi sa rinunciare al suo poco per farne parte con gli altri. Forse è il miracolo del quale oggi c’è maggior bisogno.

Commento al Vangelo Festivo della XVI domenica del T.O.

Due cose ci piace sottolineare di questo passo. Il “Venite in disparte” ed “erano pecore che non hanno pastore”. Si tratta di un’esigenza e di una realtà. La prima: ci invita a fermarci un po’, a stare tranquilli e sereni soli in un luogo capace di accogliere le nostre povertà e le nostre miserie, le nostre sofferenze e le nostre gioie. Abbiamo bisogno di riposarci, di fermare il ritmo forsennato nel quale le nostre esistenze trascorrono i giorni, abbiamo necessità di ridare serenità ai cuori e alle menti per dare ai nostri gesti un’anima. Rallentare la corsa è fondamentale per rendere più umani i nostri gesti e le nostre parole, per guardare con gli occhi di Dio questo mondo e per decidere bene le nostre azioni.

Commento al Vangelo Festivo della XV domenica del T.O.

“A due a due” Gesù invia i suoi discepoli. Non da soli, ma a due a due. Perché? Noi crediamo che la missione va svolta in coppia. Forse Gesù vuole che i suoi discepoli si sostengano a vicenda che ciascuno sia la spalla dell’altro. Nemmeno Lui va da solo. I vangeli ci raccontano che va sempre con i suoi discepoli, sempre insieme, sempre uniti. Più ancora ci sembra che questo andare “a due a due” si addica molto anche agli sposi cristiani che insieme sono inviati nel mondo come missionari, testimoni credibili dell’amore di Dio.

XIV Domenica del Tempo Ordinario

Ogni volta che leggiamo questa principe evangelica ci vengono in mente fatti, persone, situazioni ed episodi che ci fanno dire: “È proprio così”. Si, chissà quante volte ci sarà capitato di vedere situazioni simili. Preconcetti annidati nel comune sentire di ogni comunità piccola o grande che sia animano i cattivi sentimenti della gelosia e dell’invidia. Non riusciamo a riconoscere il bello, il buono e qualche volta anche lo straordinario che altri hanno e mostrano con la loro vita. Non riusciamo ad apprezzare le doti, le capacità e la bravura che gli altri hanno e testimoniano con la loro vita. Siamo poveri, a volte meschini altre volte irriconoscenti.

XIII Domenica del Tempo Ordinario

“Perché vi agitate e piangete?” dice Gesù. Eccolo avvicinarsi, pronto a donarci quella sicurezza che ci manca, quel sostegno che cerchiamo e quel conforto che ci serve per continuare a camminare. Ed è così che ci prende per mano e ci dice “Talità kum” che significa “… io ti dico: alzati!”. Con dolcezza e altrettanta fermezza ci invita a rialzarci e ci offre la sua mano per sollevarci dalla nostra condizione. Egli è pronto ad intervenire in ogni situazione di dolore, di sofferenza e di male. Chiede una sola cosa: “Non temere, soltanto abbi fede”.

Ci chiede di avere fede in Lui, di fidarci e di affidarci. E’ la fede, infatti, che ci salva. “… la tua fede ti ha salvata” dirà alla emorroissa, la “donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando”, precisa l’evangelista Marco. Gesù anche in questo secondo episodio ribadisce che è la fede ciò che salva le nostre vite. E’ la fede che ci guarisce dalle malattie. E’ la fede che ci spinge a toccare le vesti di Gesù e che ci salva. Da Lui scaturisce la forza capace di ridare alla nostra esistenza calore, colore e senso. Questa forza è in Gesù, l’unico Maestro, il solo punto di riferimento della nostra vita. Avere fede in Lui, fidarsi e affidarsi è, probabilmente, ciò che più ci manca e di cui più abbiamo bisogno per guarire dai nostri piccoli e grandi dolori e dalle nostre malattie morali e spirituali. La fede, invece, dona alla vita un senso di grandezza, avvertiamo di essere protagonisti e destinatari dell’amore di Dio e della sua infinità bontà. La fede dona gioia al cuore rendendo la nostra ragione consapevole e capace di fare scelte secondo Dio. Scelte di vita libere, serene e pacificate. Scelte capaci di essere segno in un mondo e in un tempo nel quale c’è molto bisogno di testimoni più che di maestri. Scelte di vita bella dalle quali deve trasparire l’amore per l’uomo e il creato. Scelte piene di umanità. Scelte che, quindi, dovranno essere fatte da cuori abitati dalla fede.

La fede, infatti, è capace di farci vedere oltre l’ordinario rendendo il nostro quotidiano pieno di quella luce che viene da Dio e che ci permette di vincere le nostre paure, i nostri tremori le nostre ansie guarendoci da ogni male.

Questi due “miracoli” di Gesù così come ce li ha raccontati Marco ci mostrano, perciò, quello straordinario che, la fede, è capace di realizzare cambiando totalmente le nostre fragili esistenze. Si tratta di una fede che si esprime attraverso gesti di fiducia che ciascuno di noi può compiere per cercare la “guarigione” personale ma anche per cercare quella di altri amici e parenti che grazie alla nostra fede potranno essere guariti e salvati dalle vie della morte. Nel primo e nel secondo caso, ciò che conta è sempre la fede. E’ la fede che ci salva e che salva il mondo. E Dio solo sa di quanta fede ha oggi bisogno il mondo per ritrovare la via della salvezza. Per questo preghiamo e facciamolo, appunto, con fede.

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