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Papa Francesco: i nonni hanno tramandato il profumo del Vangelo

Oggi papa Francesco ha celebrato la prima messa in terra canadese al Commonwealth Stadium di Edmonton ricordando la festa odierna dei santi Gioacchino e Anna, genitori della beata Vergine Maria, accolto da un lungo applauso conclusivo:

Papa Francesco racconta la tenerezza di Dio

La prima giornata canadese del papa si è chiusa con l’incontro con le popolazioni indigene attraverso l’invito a condividere storie di vita, che aprono la porta della riconciliazione, accolto dal benvenuto dal parroco della chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli ad Edmonton, p. Susai Iesu, che ha espresso la grande gioia:

Papa Francesco: Dio invita al dialogo

Nell’udienza generale di oggi papa Francesco, continuando la catechesi sulla vecchiaia, ha invitato a leggere la testimonianza di Giobbe, che prima protesta eppoi si confronta con Dio, perché è sicuro che gli rende giustizia:

“Noi incontriamo Giobbe nel nostro cammino di catechesi sulla vecchiaia: lo incontriamo come testimone della fede che non accetta una ‘caricatura’ di Dio, ma grida la sua protesta di fronte al male, finché Dio risponda e riveli il suo volto.

E Dio alla fine risponde, come sempre in modo sorprendente: mostra a Giobbe la sua gloria ma senza schiacciarlo, anzi, con sovrana tenerezza, come fa Dio, sempre, con tenerezza.

Bisogna leggere bene le pagine di questo libro, senza pregiudizi, senza luoghi comuni, per cogliere la forza del grido di Giobbe. Ci farà bene metterci alla sua scuola, per vincere la tentazione del moralismo davanti all’esasperazione e all’avvilimento per il dolore di aver perso tutto”.

Ed è proprio nella conclusione del libro che Giobbe riconosce la ‘tenerezza’ di Dio e rifugge il pietismo: “Giobbe viene lodato perché ha compreso il mistero della tenerezza di Dio nascosta dietro il suo silenzio. Dio rimprovera gli amici di Giobbe che presumevano di sapere tutto, sapere di Dio e del dolore, e, venuti per consolare Giobbe, avevano finito per giudicarlo con i loro schemi precostituiti.

Dio ci preservi da questo pietismo ipocrita e presuntuoso! Dio ci preservi da quella religiosità moralistica e quella religiosità di precetti che ci dà una certa presunzione e porta al fariseismo e all’ipocrisia”.

Dio loda Giobbe per la sua franchezza: “La dichiarazione di Dio ci sorprende, perché abbiamo letto le pagine infuocate della protesta di Giobbe, che ci hanno lasciato sgomenti.

Eppure, dice il Signore, Giobbe ha parlato bene, anche quando era arrabbiato e anche arrabbiato contro Dio, ma ha parlato bene, perché ha rifiutato di accettare che Dio sia un ‘Persecutore’, Dio è un’altra cosa. E in premio Dio restituisce a Giobbe il doppio di tutti i suoi beni, dopo avergli chiesto di pregare per quei suoi cattivi amici”.

Proprio nella ‘conversione’ di Giobbe Dio si manifesta: “Questo passaggio è bellissimo. A me viene in mente la fine di quell’oratorio geniale di Haendel, il Messia, dopo quella festa dell’Alleluja lentamente il soprano canta questo passaggio: ‘Io so che il mio Redentore vive’, con pace.

E così, dopo tutta questa cosa di dolore e di gioia di Giobbe, la voce del Signore è un’altra cosa. ‘Io so che il mio Redentore vive’: è una cosa bellissima. Possiamo interpretarlo così: ‘Mio Dio, io so che Tu non sei il Persecutore. Il mio Dio verrà e mi renderà giustizia’.

E’ la fede semplice nella risurrezione di Dio, la fede semplice in Gesù Cristo, la fede semplice che il Signore sempre ci aspetta e verrà”.

Ma Giobbe è l’emblema dell’uomo: “E alcune persone sono travolte da una somma di mali che appare veramente eccessiva e ingiusta. E tante persone sono così. Tutti abbiamo conosciuto persone così.

Siamo stati impressionati dal loro grido, ma spesso siamo anche rimasti ammirati di fronte alla fermezza della loro fede e del loro amore nel loro silenzio. Penso ai genitori di bambini con gravi disabilità o a chi vive un’infermità permanente o al familiare che sta accanto…

Situazioni spesso aggravate dalla scarsità di risorse economiche. In certe congiunture della storia, questi cumuli di pesi sembrano darsi come un appuntamento collettivo. E’ quello che è successo in questi anni con la pandemia di Covid-19 e che sta succedendo adesso con la guerra in Ucraina”.

Dio accoglie la protesta, che scaturisce dal cuore, ed il papa invita a non tacere: “Se tu hai nel cuore qualche piaga, qualche dolore e ti viene voglia di protestare, protesta anche contro Dio, Dio ti ascolta, Dio è Padre, Dio non si spaventa della nostra preghiera di protesta, no! Dio capisce. Ma sii libero, sii libera nella tua preghiera, non imprigionare la tua preghiera negli schemi preconcetti!”

La protesta a Dio diviene preghiera: “La preghiera dev’essere così, spontanea, come quella di un figlio con il padre, che gli dice tutto quello che gli viene in bocca perché sa che il padre lo capisce. Il “silenzio” di Dio, nel primo momento del dramma, significa questo.

Dio non si sottrarrà al confronto, ma all’inizio lascia a Giobbe lo sfogo della sua protesta, e Dio ascolta. Forse, a volte, dovremmo imparare da Dio questo rispetto e questa tenerezza. E a Dio non piace quella enciclopedia di spiegazioni, di riflessione che fanno gli amici di Giobbe.

Quello è succo di lingua, che non è giusto: è quella religiosità che spiega tutto, ma il cuore rimane freddo. A Dio non piace, questo. Piace più la protesta di Giobbe o il silenzio di Giobbe”.

Nella vecchiaia Giobbe trasforma il risentimento in preghiera: “I vecchi che trovano la strada di questa testimonianza, che converte il risentimento per la perdita nella tenacia per l’attesa della promessa di Dio sono un presidio insostituibile per la comunità nell’affrontare l’eccesso del male.

Lo sguardo dei credenti che si rivolge al Crocifisso impara proprio questo. Che possiamo impararlo anche noi, da tanti nonni e nonne, da tanti anziani che, come Maria, uniscono la loro preghiera, a volte straziante, a quella del Figlio di Dio che sulla croce si abbandona al Padre.

Guardiamo gli anziani, guardiamo i vecchi, le vecchie, le vecchiette; guardiamoli con amore, guardiamo la loro esperienza personale… Questi vecchi assomigliano a quella pace del figlio di Dio sulla croce che si abbandona al Padre”.

E prima dell’udienza generale papa Francesco ha ricevuto i membri dell’Associazione Famiglia Spirituale Charles de Foucauld giunti a Roma per la canonizzazione: “L’essenzialità, condensando il senso del credere in due semplici parole, in cui c’è tutto: ‘Iesus – Caritas’; e soprattutto ritornando allo spirito delle origini, allo spirito di Nazaret.

Auguro anche a voi, come Fratel Carlo, di continuare a immaginare Gesù che cammina in mezzo alla gente, che porta avanti con pazienza un lavoro faticoso, che vive nella quotidianità di una famiglia e di una città”.

(Foto: Santa Sede)

Gli anziani ‘daranno ancora frutti’

“Il versetto del salmo 92 ‘nella vecchiaia daranno ancora frutti’ è una buona notizia, un vero e proprio ‘vangelo’, che in occasione della seconda Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani possiamo annunciare al mondo. Esso va controcorrente rispetto a ciò che il mondo pensa di questa età della vita; e anche rispetto all’atteggiamento rassegnato di alcuni di noi anziani, che vanno avanti con poca speranza e senza più attendere nulla dal futuro”.

Papa Francesco: l’indifferenza si combatte con il ‘farsi prossimo’

Fine settimana all’insegna dell’accoglienza per papa Francesco, che ieri ha incontrato alcuni soci dell’associazione ‘Progetto Agata Smeralda’,  lodando quanti si impegnano per le adozioni a distanza e i coniugi che si aprono all’accoglienza di bambini che non hanno famiglia, in collaborazione con l’arcidiocesi di Firenze, apprezzado l’impegno per la diffusione nel mondo della tenerezza di Dio e della sua paternità:

Le canzoni di Martino Chieffo sono ‘Parole leggere’

Martino Chieffo racconta con la musica il suo percorso di ricerca e di identità attraverso il primo disco ‘Parole leggere’ in versione fisica e digitale, acquistabile a questo link: https://www.martinochieffo.com/parole-leggere-il-mio-primo-disco/  con distribuzione nazionale Audioglobe: la sua storia è molto interessante.

Papa Francesco: san Giuseppe è padre nella tenerezza

“Il mio pensiero va alle popolazioni delle Isole di Tonga, colpite nei giorni scorsi dall’eruzione del vulcano sottomarino che ha causato ingenti danni materiali. Sono spiritualmente vicino a tutte le persone provate, implorando da Dio sollievo per la loro sofferenza. Invito tutti a unirsi a me nella preghiera per questi fratelli e sorelle”: al termine dell’udienza generale odierna, svoltasi nell’aula Paolo VI, papa Francesco ha pregato per le popolazioni delle Isole di Tonga, colpite il 15 gennaio dal vulcano sotterraneo Hunga Tonga-Hunga Ha’pai.

Papa Francesco: meditare come la Madre di Dio

“Iniziamo il nuovo anno affidandolo a Maria Madre di Dio. Il Vangelo della Liturgia di oggi parla di lei, rimandandoci nuovamente all’incanto del presepe… In quell’adagiare possiamo vedere un dono fatto a noi: la Madonna non tiene il Figlio per sé, ma lo presenta a noi; non lo stringe solo tra le sue braccia, ma lo depone per invitarci a guardarlo, accoglierlo e adorarlo. Ecco la maternità di Maria: il Figlio che è nato lo offre a tutti noi. Sempre dando il Figlio, indicando il Figlio, mai trattenendo come cosa propria il Figlio, no. E così durante tutta la vita di Gesù”.

Papa Francesco invita a sconfiggere l’inverno demografico

“Oggi, nella festa della Santa Famiglia, viene pubblicata una Lettera che ho scritto pensando a voi. Vuole essere il mio regalo di Natale per voi sposi: un incoraggiamento, un segno di vicinanza e anche un’occasione di meditazione. E’ importante riflettere e fare esperienza della bontà e della tenerezza di Dio che con mano paterna guida i passi degli sposi sulla via del bene. Il Signore dia a tutti gli sposi la forza e la gioia di continuare il cammino intrapreso. Voglio anche ricordarvi che ci stiamo avvicinando all’Incontro Mondiale delle Famiglie: vi invito a prepararvi a questo evento, specialmente con la preghiera, e a viverlo nelle vostre diocesi, insieme alle altre famiglie”.

Così si è espresso papa Francesco al termine dell’Angelus, salutando i pellegrini presenti in piazza san Pietro nonostante la pioggia, in cui ha messo al centro la crisi demografica dell’Italia: “E parlando della famiglia, mi viene una preoccupazione, una preoccupazione vera, almeno qui in Italia: l’inverno demografico.

Sembra che tanti hanno perso l’aspirazione di andare avanti con figli e tante coppie preferiscono rimanere senza o con un figlio soltanto. Pensate a questo, è una tragedia. Alcuni minuti fa ho visto nel programma ‘A Sua immagine’ come si parlava di questo problema grave, l’inverno demografico. Facciamo tutti il possibile per riprendere una coscienza, per vincere questo inverno demografico che va contro le nostre famiglie contro la nostra patria, anche contro il nostro futuro”.

Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato due aspetti del valore della famiglia con l’invito a contemplare la bellezza dell’amore: “Ognuno di noi ha la propria storia, nessuno è nato magicamente, con la bacchetta magica, ognuno di noi ha una storia e la famiglia è la storia da dove noi proveniamo. E’ bello vedere Gesù inserito nella trama degli affetti familiari, che nasce e cresce nell’abbraccio e nelle preoccupazioni dei suoi.

Questo è importante anche per noi: proveniamo da una storia intessuta di legami d’amore e la persona che siamo oggi non nasce tanto dai beni materiali di cui abbiamo usufruito, ma dall’amore che abbiamo ricevuto dall’amore nel seno della famiglia”.

L’altro aspetto importante riguarda la ferialità della famiglia: “Nel Vangelo vediamo che anche nella Santa Famiglia non va tutto bene: ci sono problemi inattesi, angosce, sofferenze. Non esiste la Santa Famiglia delle immaginette. Maria e Giuseppe perdono Gesù e angosciati lo cercano, per poi trovarlo dopo tre giorni. E quando, seduto tra i maestri del Tempio, risponde che deve occuparsi delle cose del Padre suo, non comprendono. Hanno bisogno di tempo per imparare a conoscere il loro figlio”.

Anche nelle famiglie occorre praticare l’ascolto ed il dialogo: “Così anche per noi: ogni giorno, in famiglia, bisogna imparare ad ascoltarsi e capirsi, a camminare insieme, ad affrontare conflitti e difficoltà. È la sfida quotidiana, e si vince con il giusto atteggiamento, con le piccole attenzioni, con gesti semplici, curando i dettagli delle nostre relazioni. E anche questo, ci aiuta tanto parlare in famiglia, parlare a tavola, il dialogo tra i genitori e i figli, il dialogo tra i fratelli, ci aiuta a vivere questa radice familiare che viene dai nonni. Il dialogo con i nonni!”

Il papa ha invitato ad abbattere l’egoismo personale, che è capace di distruggere la famiglia: “Per custodire l’armonia in famiglia bisogna combattere la dittatura dell’io, quando l’io si gonfia. È pericoloso quando, invece di ascoltarci, ci rinfacciamo gli sbagli; quando, anziché avere gesti di cura per gli altri, ci fissiamo nei nostri bisogni; quando, invece di dialogare, ci isoliamo con il telefonino”.

Infine ha invitato a non fare la ‘guerra fredda’ in famiglia: “Quante volte, purtroppo, tra le mura domestiche da silenzi troppo lunghi e da egoismi non curati nascono e crescono conflitti! A volte si arriva persino a violenze fisiche e morali. Questo lacera l’armonia e uccide la famiglia. Convertiamoci dall’io al tu. Quello che deve essere più importante nella famiglia è il tu. E ogni giorno, per favore, pregare un po’ insieme, se potete fare lo sforzo, per chiedere a Dio il dono della pace in famiglia. E impegniamoci tutti (genitori, figli, Chiesa, società civile) a sostenere, difendere e custodire la famiglia che è il nostro tesoro!”

Mentre da Cascia suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia e presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia onlus, che in queste festività è impegnata nella raccolta fondi per avviare i lavori e rendere quanto prima realtà il progetto delle agostiniane, ha invitato a sostenere un’opera a favore delle famiglie, che hanno un componente malato:

 “Auguro a tutti di essere protagonisti della storia di salvezza e amore che racconta il Natale, portando speranza nelle vite di coloro che ne hanno più bisogno. Per noi il Natale quest’anno è la Casa di Santa Rita, per accogliere le famiglie dei malati, così come accogliamo Gesù. Tanti attendono questo dono, che possiamo realizzare insieme per chi si trova in un letto di ospedale, lontano dai propri affetti. Per loro abbiamo pensato di ristrutturare un appartamento al secondo piano dell’Ospedale di Cascia, centro riabilitativo d’eccellenza nazionale. Lì vogliamo creare una vera casa dove accogliere gratuitamente le famiglie dei malati, ricoverati da tutta Italia. Per aprire al più presto, abbiamo bisogno del sostegno di tutti”.

Chi vuole sostenere La Casa di Santa Rita può farlo attraverso il sito: casa.santaritadacascia.org/natale/dona

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: Dio si fa bambino per tenerezza

Nella Santa Notte di Natale dalla cattedra di san Pietro papa Francesco ha sottolineato la necessità della luce che brilla nell’oscurità per segnalare la strada, indicando che Dio si è fatto uomo attraverso un bambino:

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