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6 agosto: due uomini per la pace

“La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana di oggi e di domani”: così disse papa Francesco a Nagasaki durante il viaggio apostolico in Giappone e Thailandia nel 2019.

Da Firenze il grido di pace di Giorgio La Pira

Oggi, purtroppo senza la presenza del papa, a Firenze si chiude l’incontro del Mediterraneo, che ha visto ieri la firma a Palazzo Vecchio della ‘Carta di Firenze’, raccogliendo l’aspirazione di Giorgio La Pira nell’operare per la pace e l’unità dei popoli con l’auspicio di intensificare le collaborazioni e rafforzare le vie della pace:

“Da questo proficuo e cordiale incontro, mai prima realizzato, essi hanno insieme convenuto su alcuni ideali e valori ai quali ispirare il futuro cammino, diminuire discriminazioni e violenze e aprire orizzonti di speranza delle giovani generazioni. In questi giorni azioni di guerra si sono verificate contro l’Ucraina. Sentimenti di dolore hanno colto vescovi e sindaci, i quali congiuntamente auspicano che la violenza e le armi siano bloccate e siano evitate grandi sofferenze al popolo ucraino e si passi ad un negoziato che ricostruisca la pace”.

Per questo, ispirandosi al pensiero lapiriano, sindaci e vescovi, consapevoli che il Mediterraneo è stato da sempre un crocevia di culture e di fedi, riconoscono come patrimonio dell’umanità la diversità del patrimonio e delle tradizioni dell’area mediterranea: “l’importanza di un impegno educativo che parta dai bisogni primari, comuni a tutti gli esseri umani, e che possa guidare i giovani nel cammino che conduce al desiderio del bene, dell’amore, della giustizia e della libertà; il ruolo chiave della diplomazia a livello urbano nella promozione di uno sviluppo umano integrale e sostenibile basato sul rispetto della dignità e dei diritti fondamentali di ogni essere umano”.

E’ una visione ad una nuova forma di cooperazione, perché dopo la pandemia è difficile salvarsi da ‘soli’, ma solo attraverso la cooperazione: “… l’opportunità di promuovere una vera trasformazione della società finalizzata all’instaurazione di una cultura della sostenibilità sociale, anche attraverso nuove forme di cooperazione tra decisori politici, scienziati, leader spirituali e culturali e leader del commercio;

l’importanza di promuovere opportunità di lavoro di qualità per le categorie svantaggiate, giovani e donne, e di favorire lo sviluppo economico e sociale dei paesi di origine dei migranti, anche attraverso programmi di cooperazione, volti in particolare alla tutela dell’infanzia; le politiche migratorie nel Mediterraneo e alle frontiere devono sempre rispettare i diritti umani fondamentali”.

In base a tali presupposti i partecipanti al convegno chiedono ai governi mediterranei un confronto con i sindaci e con i rappresentanti delle comunità civili e religiose  per promuovere “un cammino che integra gli approcci antropologici, comunicativi, culturali, economici, politici, generazionali, interreligiosi, pedagogici e sociali per realizzare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”.

Inoltre chiedono di “mobilitare risorse per uno sviluppo sociale ed economico sostenibile a favore della cooperazione internazionale, del dialogo interculturale e interreligioso, del rispetto di ogni individuo attraverso una più equa condivisione delle risorse economiche e naturali”.

E nell’assemblea finale il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ha ricordato le parole pronunciate dal ‘sindaco santo’ e che sono ritornate a riecheggiare in questi anni: “Da quando, infatti, ho conosciuto, il ‘sindaco santo’ di Firenze, Giorgio La Pira, il Mediterraneo ha iniziato a parlare al mio cuore. Si è fatto poi annuncio e proposta, culminata nel 2020 a Bari, quando ho toccato con mano sulla pelle dei vescovi l’incontenibile sofferenza di questo Mare, ridotto a tomba di migliaia di sorelle e fratelli”.

Ripetendo una frase di La Pira (‘Il Mediterraneo torni ad essere quello che fu’) il presidente della Cei ha evidenziato il valore di raccontare le comunità: “La peculiarità del nostro ritrovarci, a livello ecclesiale, è stata quella di esprimere il modo evangelico del vissuto quotidiano delle comunità che rappresentiamo, dando voce alle difficoltà e alle domande dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, in un momento che è davvero drammatico. Non possiamo non guardare al conflitto in corso ed esprimere tutta la preoccupazione e lo sgomento per quanto sta avvenendo”.

Con il pensiero all’Ucraina il card. Bassetti ha chiesto di fermare il conflitto: “Viviamo ore drammatiche! Con i Vescovi, presenti a Firenze, abbiamo espresso il dolore per il terribile scenario in Ucraina. Abbiamo fatto appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche perché tacciano le armi. Si fermi la follia della guerra! Conosciamo bene questo flagello, per questo abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere la pace. Ogni conflitto è una ‘inutile strage’, come affermò Benedetto XV nel pieno della Prima Guerra Mondiale. Il presente non può che essere racchiuso in una parola che diventa invocazione: pace!”

E questo incontro sarà consegnato alla storia con l’impegno di “proseguire in un processo, non semplicemente ideale, di fratellanza e di conoscenza delle diversità che sono una grande ricchezza. La bellezza del mosaico di tradizioni e culture, violata dai drammi che vivono molti nostri popoli, è imperativo perché il Mare Nostrum torni ad essere crocevia di storie e tradizioni e non più doloroso cimitero”.

La conclusione di queste giornate è stata lasciata ad un pensiero di Giorgio La Pira: “L’uomo è tale per la sua capacità di incontro che corrisponde alla sua intima natura sociale e al disegno di Dio che con la sua grazia agisce perché gli uomini e i popoli compongano, nel rispetto di tutte le loro diversità, l’unitarietà della famiglia umana”.

(Foto: Cei)

Il festival della Dottrina sociale è memoria del futuro

‘Memoria del futuro’ è il tema del decimo Festival della Dottrina sociale che avrà, a causa delle restrizioni sanitarie, una modalità di svolgimento diversa dal solito, non sarà in presenza ma sarà trasmesso in diretta televisiva su tutti i canali di Telepace e in streaming sul sito www.dottrinasociale.it.

The Economy of Francesco’: il denaro è uno strumento

Ieri si è tenuta la prima della tre giorni di ‘The Economy of Francesco’, evento internazionale che ha come protagonisti giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo e che si svolge in diretta streaming sul portale francescoeconomy.org. La manifestazione si è aperta alle 14 da Assisi, con ‘Listen to the cry of the poorest to transform the earth’, video a cura dell’International Movement ATD Fourth World.

Di fronte alla pandemia un gesto di carità del Papa

La complessa crisi provocata dalla pandemia da COVID-19 non ha impedito lo svolgimento della riunione annuale del Consiglio di Amministrazione della Fondazione ‘Populorum Progressio’, tenutasi a fine luglio in modalità telematica, durante la quale, oltre ad analizzare le conseguenze provocate dalla pandemia da coronavirus nella regione latinoamericana e nei Caraibi, tra i molti progetti di sviluppo sociale presentati ne ha selezionati 138, concentrandosi principalmente su quelli che hanno come obiettivo quello di contribuire a mitigarne gli effetti a breve e a medio termine, elaborati da comunità e regioni in stato di maggior bisogno.

Chiesa: il covid si sconfigge con il multilateralismo

Il Covid-19 ancora non è sconfitto, anzi sembra che in alcuni Paesi stia di nuovo aumentando; per questo la Santa Sede ha promosso un incontro per preparare il futuro e costruire la pace in questo tempo, perchè “mentre il mondo adotta misure di emergenza per affrontare una pandemia globale e una recessione economica globale, entrambe sostenute da un’emergenza climatica globale, dobbiamo anche considerare le implicazioni per la pace di queste crisi interconnesse”.

Così hanno affermato il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e Presidente della Commissione Vaticana per il Covid-19; suor Alessandra Smerilli, coordinatore della Task-force Economia della Commissione Vaticana per il Covid-19 e professoressa di economia politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium; Alessio Pecorario, coordinatore della Task-force Sicurezza della Commissione Vaticana per il Covid-19 ed officiale del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Il card. Turkson ha sottolineato le eccessive spese per le armi: “Mentre oggi si destinano somme senza precedenti alle spese militari (compresi i più grandi programmi di modernizzazione nucleare), i malati, i poveri, gli emarginati e le vittime dei conflitti sono colpiti in modo sproporzionato dalla crisi attuale. Finora, le crisi interconnesse (sanitaria, socio-economica ed ecologica) stanno allargando il divario non solo tra ricchi e poveri, ma anche tra le zone di pace, di prosperità e di giustizia ambientale e le zone di conflitto, di privazione e di devastazione ecologica”.

Il prefetto ha accolto con favore l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di un cessate il fuoco globale “Non ci può essere guarigione senza pace. La riduzione dei conflitti è l’unica possibilità di ridurre le ingiustizie e le disuguaglianze. La violenza armata, i conflitti e la povertà sono infatti collegati in un ciclo che impedisce la pace, favorisce le violazioni dei diritti umani e ostacola lo sviluppo…

Purtroppo, invece di essere uniti per il bene comune contro una minaccia comune che non conosce confini, molti leader stanno approfondendo le divisioni internazionali e interne. In questo senso, la pandemia, attraverso morti e complicazioni sanitarie, recessione economica e conflitti, rappresenta la tempesta perfetta!”

E, richiamando l’enciclica sulla pace di san Giovanni XXIII, il prefetto ha ribadito l’impegno della Chiesa: “La Chiesa sostiene con forza i progetti di costruzione della pace che sono essenziali per le comunità in conflitto e post-conflitto per rispondere al COVID-19. Senza il controllo delle armi, è impossibile garantire la sicurezza. Senza sicurezza, le risposte alla pandemia non sono complete…

Ora più che mai è giunto il momento che le nazioni del mondo passino dalla sicurezza nazionale con mezzi militari alla sicurezza umana come preoccupazione primaria della politica e delle relazioni internazionali. Ora è il momento che la comunità internazionale e la Chiesa sviluppino piani audaci e fantasiosi per un’azione collettiva commisurata alla portata di questa crisi. Ora è il momento di costruire un mondo che rifletta meglio un approccio veramente integrale alla pace, allo sviluppo umano e all’ecologia”.

Suor Smerilli ha sottolineato l’importanza del bene comune: “La pandemia, che è un male comune, ha fatto emergere in modo esperienziale l’importanza del bene comune. Come ci ha ricordato Papa Francesco, nessuno potrà farcela da solo. Un male comune e globale si affronta solo se comprendiamo di essere tutti legati: umanità dal destino comune. Se ne esce solo con l’impegno di tutti”.

Ha rilevato che occorre investire nella sanità:  “La pandemia ha rivelato le nostre fragilità, a partire dai sistemi sanitari: le dimensioni e la gravità della pandemia ha messo in difficoltà anche sistemi sanitari ben finanziati… Abbiamo capito che i sistemi sanitari in tutto il mondo hanno bisogno di maggiori investimenti di qualità.

Abbiamo bisogno di protezione nei confronti delle malattie trasmissibili, e di investire in prevenzione: il COVID-19 ha rivelato l’insufficiente finanziamento delle cure per le malattie trasmissibili nel cuore di molti sistemi sanitari. In questo momento abbiamo bisogno di un vaccino”.

Infine ha tracciato alcune vie per uscire dalla crisi: “Le vie di uscita ci sono, ma richiedono capacità di visione, coraggio e collaborazione internazionale. Nessuno Stato potrà farcela da solo. Investimenti in sanità e cura, transizione ecologica, riqualificazione dei lavoratori e aiuto alle imprese che subiranno inizialmente danni dalla transizione. Di tutto questo abbiamo bisogno, e per farlo sono indispensabili ingenti investimenti pubblici…

Abbiamo bisogno di leaders coraggiosi che dimostrino di credere al bene comune, che si impegnino per garantire quello di cui oggi c’è maggior bisogno. Abbiamo bisogno di un patto collettivo per indirizzare le risorse per la sicurezza nella salute e per il benessere (well-being)”.

Infine Alessio Pecorario ha evidenziato la visione del magistero della Chiesa sul concetto di sviluppo umano integrale: “Insieme ai membri della nostra Task Force per la sicurezza ricordiamo che le istituzioni internazionali del secondo dopoguerra sono state create per portare e sostenere lo sviluppo e la pace.

Alla luce dell’emergenza, della complessità e delle sfide interconnesse emerse dalla pandemia, potremmo concludere che le risorse umane e finanziarie e la tecnologia dovrebbero essere usate per creare e stimolare strategie, alleanze e sistemi per proteggere le vite e il pianeta, non per uccidere le persone e gli ecosistemi. Per noi, dunque, il multilateralismo e l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) sono fondamentali in questo processo”.

Il Cortile dei Gentili invita a ripensare al modello di sviluppo

Le carenze del sistema sanitario, il peso delle diseguaglianze economiche e sociali in tempo di crisi, l’inquinamento e la riduzione progressiva della biodiversità: la diffusione del Covid-19 ha fatto emergere numerose questioni di carattere socio-economico, che ora necessitano di risposte tanto lungimiranti quanto urgenti. Con questa consapevolezza la Consulta scientifica del ‘Cortile dei Gentili’, fondata dal card. Gianfranco Ravasi e presieduta dal prof. Giuliano Amato, contribuisce al dibattito attuale con il documento online ‘Pandemia e resilienza: persona, comunità e modello di sviluppo dopo la Covid-19’.

Papa Francesco e le nuove forme di fraternità solidale

‘Le cinquanta persone più ricche del mondo… da sole potrebbero finanziare l’assistenza medica e l’educazione di ogni bambino povero’; ‘potrebbero salvare milioni di vite ogni anno’: lo ha sottolineato, ad inizio mese papa Francesco rivolgendosi ai partecipanti al workshop su ‘Nuove forme di fraternità solidale, di inclusione, integrazione e innovazione’, organizzato dalla Pontificia accademia delle scienze sociali nella Casina Pio IV nei Giardini vaticani.

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