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Gesù, confido in te! Domenica della divina Misericordia

suor faustina e gesù misericordioso

La prima Domenica dopo la Pasqua, il Papa san Giovanni Paolo II ha voluto che fosse detta: ‘la Domenica della Misericordia’. L’evangelista san Giovanni ci fa cogliere l’emozione provata dagli apostoli nell’incontro con Cristo risorto, in quel gesto divino con il quale il Maestro trasmette ai suoi Apostoli, timorosi e stupefatti, la missione di essere i ministri della divina Misericordia.

Egli mostra loro le mani e il costato con i segni impressi della passione e conferisce il mandato: ‘Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi’; poi alitò su di essi e disse: “Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi … “ . Gesù affida loro il dono di rimettere i peccati, dono che scaturisce dalle ferita delle mani, dei piedi e del costato trafitto. Da qui, scrive il papa, un’onda di misericordia si riversa sull’intera umanità.

Oggi come ieri, il Signore mostra a noi le piaghe gloriose e il suo cuore, fonte inesauribile di luce e verità, di amore e perdono. La realtà sconvolgente della Risurrezione di Gesù aveva trovato gli Apostoli del tutto impreparati ad accoglierlo.

E’ Gesù stesso che cerca subito di dissipare le difficoltà: così a Maria Maddalena, che piange perché hanno portato via il Maestro dal sepolcro, Gesù la chiama per nome, e lei lo riconosce, si prostra e l’adora; agli Apostoli riuniti nel cenacolo  che, al suo arrivo pensano di vedere un fantasma perché entrato a porte chiuse, Gesù li tranquillizza: sono proprio io,  avvicinatevi e mostra loro le mani e i piedi con i segni dei chiodi;

ai due discepoli che si recavano ad Emmaus, angosciati per la morte del Maestro, Gesù si fa loro compagno, spiega le sacre Scritture, poi si fa riconoscere nello spezzare il pane; a Tommaso, che da persona sapiente diceva agli altri Apostoli: siete stupidi, era un fantasma, nessuno di voi l’ha toccato; Gesù ritorna otto giorni dopo, chiama Tommaso: avvicinati, tocca tu le mie mani e i miei piedi, metti la mano nel mio costato e non essere incredulo ma credente.

Poi aggiunge: Tommaso, perché hai visto, hai creduto; beati  quelli che pur non avendo visto, crederanno: sono tutti episodi assai noti ma fondamentali per la nostra fede. Ma cosa significa: ‘credere nella risurrezione di Gesù’? Non significa certamente credere una verità come tutte le altre che noi professiamo, ma significa accogliere in noi la vita nuova portata da Cristo Gesù con la sua risurrezione.

La risurrezione, se abbiamo veramente fede, deve trasformare ciascuno di noi in ‘cristiani’, perché chiamati ad accogliere in noi la vita nuova istaurata da Cristo, a risorgere. Si tratta di una nuova nascita che fa di noi dei ‘veri figli di Dio’ testimoniandola con l’amore. Fede e Amore camminano con pari passo.

Con il Battesimo, mentre ci siamo innestati a Cristo e alla sua vita divina, lo Spirito Santo pone in noi tre semi: la Fede, la Speranza e la Carità, tre doni che con il nostro ‘sì’ generoso e responsabile devono crescere e dare senso nuovo alla nostra vita quotidiana. Ecco la risurrezione che trasforma l’individuo e con esso la società stessa.

Amare Dio e amare il prossimo, cioè prendere coscienza che gli altri non sono semplici individui, ma persona umane per la quali Cristo si è offerto in Croce; persone con pari dignità, chiamate a costituire quella comunità che si chiama Chiesa, popolo di Dio, membra dello stesso Corpo mistico di Cristo.

Ecco perché la Chiesa non può accettare né il liberalismo, che inneggia all’individuo, né il marxismo materialistico che inneggia allo lotta di classe. Siamo tutti una grande famiglia. L’uomo (ogni uomo) è un valore e i rapporti sociali non possono essere regolati né dall’arrivismo, né dall’odio, né dalla lotta di classe ma solo dall’amore. L’amore misericordioso è la prima preoccupazione del Signore risorto e dalla piaghe del Crocifisso esce un effluvio di grazie per gli smarriti nella fede.

E Gesù risorto dirà ai suoi discepoli: ‘Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi’. Consapevole della nuova realtà alla quale siamo chiamati, Gesù evidenzia: ‘Io sono la vite, voi i tralci’; l’apostolo Paolo in sintonia afferma: ‘Cristo è il capo, noi siamo le membra’, costituendo così quello che si chiama ‘Corpo mistico di Cristo’. Cosa significa allora ‘risorgere’: Paolo concepisce la risurrezione come un passaggio dalla vita secondo la carne alla vita secondo lo spirito; ed è proprio così.

Risorgere non è infatti uno scoperchiare la tomba, venire fuori possibilmente con una bandiera in mano, come spesso Gesù è rappresentato da pittori e scultori. Anche per noi risorgere è un passare, come insegnava l’apostolo Paolo, un camminare da una vita secondo la carne ad una vita secondo lo spirito, camminare in una vita nuova.

Questa nuova vita rinnovata è il frutto di due componenti: una divina e una umana; la componente divina è frutto dell’azione dello Spirito Santo che nel Battesimo ci inserisce a Cristo come il tralcio è legato alla vite e ci conferisce inoltre i carismi e le tre virtù teologali: (Fede, Speranza e Carità); perché questo si realizzi occorre la componente umana, il nostro ‘sì’ generoso che fa crescere questi semi e vivere ‘la vita secondo lo spirito’.

Da qui la gioia cristiana: come per Gesù il suo sepolcro fu una culla che lo portò alla gloria della risurrezione, così per il cristiano la morte non sarà un licenziamento ma una promozione ad una vita migliore; il cimitero per noi diventa un dormitorio  perché come Cristo è risorto anche noi risorgeremo; Dio non è il Dio dei morti ma dei viventi; non ci ha creato per la sofferenza ma per la risurrezione e una vita beata. Maria, madre di Misericordia, aiutaci a mantenere viva questa fiducia nel tuo Figlio, nostro redentore.

A Torino si prega davanti alla Sindone

Dopo lo scorso anno anche oggi pomeriggio a Torino si prega di fronte alla Sindone per il mondo ancora assediato dalla pandemia, in quanto la Segreteria di Stato della Santa Sede ha autorizzato questo momento, che non è una ostensione vera e propria ma una contemplazione del sacro Lino deposto nella sua teca, come ha sottolineato l’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia:

Papa Francesco prega lo Spirito Santo per la pace in Myanmar

“Sento l’urgenza con tanta tristezza di evocare la drammatica situazione in Myanmar dove tante persone soprattutto giovani stanno perdendo la vita per offrire speranza al loro paese. Anche io mi inginocchio sulle strade del Myanmar e dico: cessi la violenza. Anche io stendo le mie braccia e dico: prevalga il dialogo. Il sangue non risolve niente, prevalga il dialogo”: così al termine dell’udienza generale in streaming dal Palazzo Apostolico, il papa ha rivolto un appello per la cessazione delle violenze in Myanmar, ricordando anche la situazione a situazione del Paraguay dove è in corso una violenta crisi istituzionale che ha portato molta violenza nelle strade; nell’appello il papa ha chiesto che si intraprenda un cammino di dialogo per costruire la pace.

Nell’udienza generale papa Francesco ha sottolineato che senza Spirito Santo non c’è relazione con Dio, concludendo la catechesi sulla preghiera come relazione con la Santissima Trinità: “Il primo dono di ogni esistenza cristiana è lo Spirito Santo. Non è uno dei tanti doni, ma il Dono fondamentale. Senza lo Spirito non c’è relazione con Cristo e con il Padre. Perché lo Spirito apre il nostro cuore alla presenza di Dio e lo attira in quel ‘vortice’ di amore che è il cuore stesso di Dio”. 

Il papa ha sottolineato che solo in questo mistero è possibile invocare Dio come Padre: “Noi  non  siamo  solo  ospiti  e  pellegrini  nel  cammino  su  questa  terra,  siamo  anche  ospiti  e  pellegrini nel mistero della Trinità. Siamo come Abramo, che un giorno, accogliendo nella propria tenda tre viandanti, incontrò Dio.

Se possiamo in verità invocare Dio chiamandolo ‘Abbà – Papà’, è perché in noi abita lo Spirito Santo; è Lui che ci trasforma nel profondo e ci fa sperimentare la gioia commovente di essere amati da Dio come veri figli”.

Richiamando il Catechismo della Chiesa cattolica il papa ha evidenziato l’opera che lo Spirito Santo compie: “Ecco  qual è l’opera dello Spirito in noi. Egli ci ‘ricorda’ Gesù e lo rende presente a noi, perché non si  riduca a personaggio del passato.  Se Cristo fosse solo lontano nel tempo, noi saremmo soli e smarriti nel mondo. Ma nello Spirito tutto è vivificato: ai cristiani di ogni tempo e luogo è aperta la possibilità di incontrare Cristo”.

Ed ha raccontato l’esperienza degli Apostoli: “ Lui non è distante, è con noi: ancora educa i suoi discepoli trasformando il loro cuore, come fece con Pietro, con Paolo, con Maria di Magdala. E’ l’esperienza che hanno vissuto tanti oranti: uomini e donne che lo Spirito Santo ha formato secondo la ‘misura’ di Cristo, nella misericordia, nel  servizio, nella preghiera. E’ una grazia poter incontrare persone così: ci si accorge che in loro pulsa una vita diversa, il loro sguardo vede ‘oltre’”.

E’ un’esperienza che molti possono sperimentare: “Non pensiamo solo ai monaci, agli eremiti; si trovano anche tra la gente comune, gente che ha intessuto una lunga storia di dialogo con Dio, a volte di lotta interiore, che purifica la fede. Questi testimoni umili hanno cercato Dio nel Vangelo, nell’Eucaristia ricevuta e adorata, nel volto del fratello in difficoltà, e custodiscono la sua presenza come un fuoco segreto”.

Il papa ha sottolineato che questo è un compito dei cristiani: “Il primo compito dei cristiani è proprio mantenere vivo questo fuoco, che Gesù ha portato sulla terra, cioè l’Amore di Dio, lo Spirito Santo. Senza il  fuoco dello Spirito le profezie si spengono, la tristezza soppianta la gioia, l’abitudine sostituisce l’amore, il servizio si trasforma in schiavitù. Viene in mente l’immagine della lampada accesa accanto al tabernacolo,  dove si conserva l’Eucaristia”. 

Quindi lo Spirito Santo guida la Chiesa, come afferma il Catechismo della Chiesa cattolica: “E’ dunque lo Spirito a scrivere la storia della Chiesa e del mondo. Noi siamo pagine aperte, disponibili a ricevere la sua calligrafia. E in ciascuno di noi lo Spirito compone opere originali, perché non c’è mai un cristiano del tutto identico a un altro.

Nel campo sterminato della santità, l’unico Dio, Trinità d’Amore, fa fiorire la varietà dei testimoni: tutti uguali per dignità, ma anche unici nella bellezza che lo Spirito ha voluto si sprigionasse in ciascuno di coloro che la misericordia di Dio ha reso suoi figli. Non dimentichiamo, lo Spirito è presente, è presente in noi”.

Il volto di Dio: un mistero d’amore

Il più bel romanzo di amore lo ha scritto Dio; non è un romanzo inventato, frutto di fantasia, ma è la sua stessa vita divina. I capitoli di questo romanzo li trovi scritti nella Bibbia: parola di Dio; li puoi scoprire in te stesso, se sai leggere nell’intimo del cuore.

Roma: il card. De Donatis invita ad uscire ed abbracciare

Nell’incontro dell’inizio dell’anno pastorale nella basilica di s. Giovanni in Laterano il vicario di Roma, card. Angelo De Donatis, ha incentrato la riflessione su quattro verbi: respirare, uscire, incontrare, abbracciare, che “descrivono la Chiesa il giorno di Pasqua. Respiriamo lo Spirito Santo che il Signore soffia su di noi; apriamo (superando la paura) le porte del Cenacolo per uscire verso gli altri; incontriamo gli altri e portiamo loro l’abbraccio del Risorto”.

L’inno alla libertà della Pentecoste

Nella seconda lettura, Paolo rivolgendosi ai Corinzi scrive: ‘Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune’.

Gesù invita ad accogliere le sue parole

La separazione, quando riguarda persone tra cui non vi è alcun legame, si trasforma ben presto in oblio. Quando invece avviene tra amanti, fa in modo che il legame si rafforzi, e la lontananza diventa pretesto per pensarsi in modo più intenso ed essere ancora più uniti. Questo è il miracolo dell’amore: trasformare l’assenza in unione e la lontananza in prossimità.

Papa Francesco: la rigidità impedisce la libertà dello Spirito Santo

Nella giornata mondiale della famiglia papa Francesco nella celebrazione eucaristica da Santa Marta ha pregato per essa: “Oggi è la Giornata mondiale della famiglia. Preghiamo per le famiglie, perché cresca nelle famiglie lo Spirito del Signore, lo spirito di amore, di rispetto, di libertà”.

Papa Francesco: lo Spirito Santo insegna a ricordare

Anche oggi papa Francesco ha celebrato in streaming a Santa Marta nel lunedì della quinta settimana di Pasqua, ricordando il 75^ anniversario del ritrovamento del corpo di san Timoteo nella cripta della Cattedrale di Termoli, durante dei lavori di restauro nel 1945, e ha rivolto il suo pensiero ai disoccupati:

Papa Francesco ammonisce sulle divisioni

Nella messa a Santa Marta, nel martedì della seconda settimana del tempo di Pasqua, papa Francesco ha prega perché, in questo tempo caratterizzato dalla pandemia e da un nuovo silenzio, si possa crescere nella capacità di ascolto: “In questo tempo c’è tanto silenzio. Si può anche sentire il silenzio. Che questo silenzio, che è un po’ nuovo nelle nostre abitudini, ci insegni ad ascoltare, ci faccia crescere nella capacità di ascolto”.

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