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Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: quale vita per loro?

Quali diritti celebrare oggi in questa ricorrenza che, almeno una volta all’anno, ci ricorda di mettere al centro dei nostri pensieri, le piantine fragili di questa società, i più piccoli? Quale mondo stiamo a loro lasciando e quali consapevolezze vogliamo coltivare in noi, e in loro, rispetto alla loro crescita?

Biagio Conte ha lasciato l’ospedale

“Incontrarsi in presenza non sarà facilmente realizzabile in quanto, su indicazione medica, nelle prossime settimane, in questa fase di normale debilitazione del sistema immunitario presente nei pazienti che fanno chemioterapia, sarà necessario rimanere in un ambiente un po’ più ritirato”:

Fratel Biagio: ‘Pregate per me e per tutti gli ammalati’

Come molti sanno fratel Biagio è ricoverato in ospedale da circa una settimana e sta eseguendo vari accertamenti, alcuni dei quali, sono ancora in corso. Il ricovero si è reso necessario a motivo di alcuni esami di laboratorio e alcuni sintomi che si sono presentati nell’ultimo periodo e che hanno fatto ritenere opportuno un approfondimento.

Fratel Biagio tiene tanto adesso a comunicare a tutti le sue condizioni perché allo stesso tempo vuole chiedere a tutti di pregare per lui.Fratel Biagio ci dice di comunicare che gli è stata diagnosticato un tumore del colon.

Il motivo principale che ha indotto Fratel Biagio a comunicare a tutti la sua malattia è “perché – sono le sue parole – cosi tanti cittadini che lottano contro questo stesso male possano sentirmi vicino nella preghiera e nel travaglio di questo cammino di sofferenza”.

Ognuno di noi, tutti noi, di fronte alla sofferenza e in particolare anche nel caso di uno stato di salute un po più impegnativo, siamo invitati a fare quello che ha fatto Maria che accoglieva e custodiva la sofferenza del figlio nel suo cuore.Cosi come Fratel Biagio desidera chiediamo a tutti di pregare per lui.

In questi giorni tanti, tantissimi, mossi da grande affetto, hanno chiamato al telefono o inviato messaggi per chiedere informazioni sulle sue condizioni di salute. Avremmo preferito rispondere ad ognuno, uno per uno, ma le richieste sono troppe e non riusciamo.

Abbiamo preferito che a tutti arrivasse questo messaggio soprattutto perché contiene la precisa volontà e le parole che fratel Biagio ha chiesto di condividere ai fratelli missionari che lo assistono in ospedale.

Ringraziamo tantissimo il personale sanitario, i religiosi e i volontari dell’ospedale che stanno ogni giorno donandosi e prendendosi cura di Fratel Biagio con tanto amore e impegno. Una preghiera anche per loro.

Pace e Speranza

La Missione di Speranza e Carità

26 giugno: giornata mondiale contro le droghe

Dobbiamo iniziare ad interrogarci su quanto sia utile continuare a fare giornate contro e non giornate pro, quando sia importante staccarci dalla mentalità che si focalizza solo su ciò che non va invece di iniziare a pensare e promuovere il positivo.

Papa Francesco: Dio invita al dialogo

Nell’udienza generale di oggi papa Francesco, continuando la catechesi sulla vecchiaia, ha invitato a leggere la testimonianza di Giobbe, che prima protesta eppoi si confronta con Dio, perché è sicuro che gli rende giustizia:

“Noi incontriamo Giobbe nel nostro cammino di catechesi sulla vecchiaia: lo incontriamo come testimone della fede che non accetta una ‘caricatura’ di Dio, ma grida la sua protesta di fronte al male, finché Dio risponda e riveli il suo volto.

E Dio alla fine risponde, come sempre in modo sorprendente: mostra a Giobbe la sua gloria ma senza schiacciarlo, anzi, con sovrana tenerezza, come fa Dio, sempre, con tenerezza.

Bisogna leggere bene le pagine di questo libro, senza pregiudizi, senza luoghi comuni, per cogliere la forza del grido di Giobbe. Ci farà bene metterci alla sua scuola, per vincere la tentazione del moralismo davanti all’esasperazione e all’avvilimento per il dolore di aver perso tutto”.

Ed è proprio nella conclusione del libro che Giobbe riconosce la ‘tenerezza’ di Dio e rifugge il pietismo: “Giobbe viene lodato perché ha compreso il mistero della tenerezza di Dio nascosta dietro il suo silenzio. Dio rimprovera gli amici di Giobbe che presumevano di sapere tutto, sapere di Dio e del dolore, e, venuti per consolare Giobbe, avevano finito per giudicarlo con i loro schemi precostituiti.

Dio ci preservi da questo pietismo ipocrita e presuntuoso! Dio ci preservi da quella religiosità moralistica e quella religiosità di precetti che ci dà una certa presunzione e porta al fariseismo e all’ipocrisia”.

Dio loda Giobbe per la sua franchezza: “La dichiarazione di Dio ci sorprende, perché abbiamo letto le pagine infuocate della protesta di Giobbe, che ci hanno lasciato sgomenti.

Eppure, dice il Signore, Giobbe ha parlato bene, anche quando era arrabbiato e anche arrabbiato contro Dio, ma ha parlato bene, perché ha rifiutato di accettare che Dio sia un ‘Persecutore’, Dio è un’altra cosa. E in premio Dio restituisce a Giobbe il doppio di tutti i suoi beni, dopo avergli chiesto di pregare per quei suoi cattivi amici”.

Proprio nella ‘conversione’ di Giobbe Dio si manifesta: “Questo passaggio è bellissimo. A me viene in mente la fine di quell’oratorio geniale di Haendel, il Messia, dopo quella festa dell’Alleluja lentamente il soprano canta questo passaggio: ‘Io so che il mio Redentore vive’, con pace.

E così, dopo tutta questa cosa di dolore e di gioia di Giobbe, la voce del Signore è un’altra cosa. ‘Io so che il mio Redentore vive’: è una cosa bellissima. Possiamo interpretarlo così: ‘Mio Dio, io so che Tu non sei il Persecutore. Il mio Dio verrà e mi renderà giustizia’.

E’ la fede semplice nella risurrezione di Dio, la fede semplice in Gesù Cristo, la fede semplice che il Signore sempre ci aspetta e verrà”.

Ma Giobbe è l’emblema dell’uomo: “E alcune persone sono travolte da una somma di mali che appare veramente eccessiva e ingiusta. E tante persone sono così. Tutti abbiamo conosciuto persone così.

Siamo stati impressionati dal loro grido, ma spesso siamo anche rimasti ammirati di fronte alla fermezza della loro fede e del loro amore nel loro silenzio. Penso ai genitori di bambini con gravi disabilità o a chi vive un’infermità permanente o al familiare che sta accanto…

Situazioni spesso aggravate dalla scarsità di risorse economiche. In certe congiunture della storia, questi cumuli di pesi sembrano darsi come un appuntamento collettivo. E’ quello che è successo in questi anni con la pandemia di Covid-19 e che sta succedendo adesso con la guerra in Ucraina”.

Dio accoglie la protesta, che scaturisce dal cuore, ed il papa invita a non tacere: “Se tu hai nel cuore qualche piaga, qualche dolore e ti viene voglia di protestare, protesta anche contro Dio, Dio ti ascolta, Dio è Padre, Dio non si spaventa della nostra preghiera di protesta, no! Dio capisce. Ma sii libero, sii libera nella tua preghiera, non imprigionare la tua preghiera negli schemi preconcetti!”

La protesta a Dio diviene preghiera: “La preghiera dev’essere così, spontanea, come quella di un figlio con il padre, che gli dice tutto quello che gli viene in bocca perché sa che il padre lo capisce. Il “silenzio” di Dio, nel primo momento del dramma, significa questo.

Dio non si sottrarrà al confronto, ma all’inizio lascia a Giobbe lo sfogo della sua protesta, e Dio ascolta. Forse, a volte, dovremmo imparare da Dio questo rispetto e questa tenerezza. E a Dio non piace quella enciclopedia di spiegazioni, di riflessione che fanno gli amici di Giobbe.

Quello è succo di lingua, che non è giusto: è quella religiosità che spiega tutto, ma il cuore rimane freddo. A Dio non piace, questo. Piace più la protesta di Giobbe o il silenzio di Giobbe”.

Nella vecchiaia Giobbe trasforma il risentimento in preghiera: “I vecchi che trovano la strada di questa testimonianza, che converte il risentimento per la perdita nella tenacia per l’attesa della promessa di Dio sono un presidio insostituibile per la comunità nell’affrontare l’eccesso del male.

Lo sguardo dei credenti che si rivolge al Crocifisso impara proprio questo. Che possiamo impararlo anche noi, da tanti nonni e nonne, da tanti anziani che, come Maria, uniscono la loro preghiera, a volte straziante, a quella del Figlio di Dio che sulla croce si abbandona al Padre.

Guardiamo gli anziani, guardiamo i vecchi, le vecchie, le vecchiette; guardiamoli con amore, guardiamo la loro esperienza personale… Questi vecchi assomigliano a quella pace del figlio di Dio sulla croce che si abbandona al Padre”.

E prima dell’udienza generale papa Francesco ha ricevuto i membri dell’Associazione Famiglia Spirituale Charles de Foucauld giunti a Roma per la canonizzazione: “L’essenzialità, condensando il senso del credere in due semplici parole, in cui c’è tutto: ‘Iesus – Caritas’; e soprattutto ritornando allo spirito delle origini, allo spirito di Nazaret.

Auguro anche a voi, come Fratel Carlo, di continuare a immaginare Gesù che cammina in mezzo alla gente, che porta avanti con pazienza un lavoro faticoso, che vive nella quotidianità di una famiglia e di una città”.

(Foto: Santa Sede)

La Corte costituzionale non ha ammesso il referendum eutanasico

Martedì 15 febbraio la Corte costituzionale ha ritenuto inammissibile il referendum sulla depenalizzazione dell’omicidio del consenziente, ‘Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente)’ tramite la raccolta di oltre 1.200.000 firme, proposta dall’Associazione Luca Coscioni, come si può leggere nel comunicato della stessa:

Prato: mons. Nerbini chiede scusa

‘Dolore e sgomento’: così il vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, ha espresso nelle scorse settimane il suo stato d’animo alla notizia dell’arresto ai domiciliari di don Francesco Spagnesi, ex parroco dell’Annunciazione alla Castellina, rinnovando piena fiducia nella Magistratura, a cui aveva già assicurato collaborazione.

Il papa prega per Alex Zanardi

A cinque giorni dall’incidente, ecco gli ultimi aggiornamenti dall’ospedale di Siena sulle condizioni di Alex Zanardi, mentre gli italiani attendono, sperando ora dopo ora che il loro campione vinca anche questa battaglia, dopo il bollettino medico del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena:

Dio salva nella sofferenza

«Eppure nemmeno uno di essi [passeri] cadrà a terra senza il volere del Padre vostro» (v. 29b). Questo versetto può indurre a pensare che la morte del passero sia volontà di Padre, ossia di Dio. Fuori di metafora, ci si è portati dentro per tanto tempo – troppo – l’idea che possa essere volere di un dio la morte di qualcosa o di qualcuno; che sia sua volontà, ad esempio, la morte di un bambino o a provocare – o permettere – una malattia, un disastro naturale, una pandemia. Insomma, ci si porta dentro purtroppo ancora l’ancestrale monito: «Non cade foglia che Dio non voglia».

Ma questa idea non è cristiana, e non ha fondamento biblico. Per cui, magari dinanzi ad una morte, frasi del tipo ‘l’ha preso con sé, l’ha voluto con sé, ha strappato il fiore più bello…’, non hanno alcun senso.

Questo brano di Matteo continua ad essere tradotto in maniera fuorviante. Il testo originale, tradotto letteralmente, suonerebbe così: «Uno [dei passeri] da essi non cadrà, senza il Padre di voi». Non si parla di ‘volontà’ del Padre, ma semplicemente che un passero non cadrà a terra senza che Dio lo sappia, lontano da lui, senza che lui ne sia in qualche modo partecipe.

«Nel cosmo e nella storia degli uomini, Dio non fa nulla in più di ciò che operano le creature. La forza creatrice non agisce accanto o al posto delle cose o delle persone, ma le alimenta in modo che esse siano e possano operare» (Carlo Molari). Il nostro Dio non interviene in maniera arbitraria nelle vicende umane, e di conseguenza non può far nulla nei riguardi della morte, la sofferenza, la violenza, la malattia… L’amore non si sostituisce all’amato, non lo scavalca, togliendogli le castagne dal fuoco. L’Amore sta dalla parte dell’amato fino alla fine; non salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza; non ci toglie dalla croce ma vi sale con noi per starci accanto.

Tutto accade, tutto si svolge nel mondo secondo un copione che non è dato comprendere e modificare, ma noi sappiamo altresì che alla fine ‘nulla andrà perduto’, tutto sarà recuperato perché tutto è contenuto nelle sue mani, perché pregno di lui.

«Dio non si colloca tra salute e malattia, ma tra disperazione e fiducia. Dio sta riflesso più profondo delle lacrime, per moltiplicarne il coraggio. Non placa le tempeste, dona energia per continuare a remare dentro qualsiasi tempesta. E noi proseguiamo nella vita per il miracolo di una speranza che non si arrende, di cuore che non disarmano» (E. Ronchi).

«Tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il cielo sia lodato!) non è la nostra» (Oscar Milosz).

(Foto tratta dall’arcidiocesi di Bari Bitonto)

Papa Francesco ai sacerdoti: imparare dal popolo di Dio

Papa Francesco in una lettera ai sacerdoti della diocesi di Roma inviata per ripercorrere le emozioni e sensazioni di questi mesi di pandemia con le preoccupazioni che i sacerdoti hanno vissuto in prima persona al fianco di tanti fedeli: “Sebbene fosse necessario mantenere il distanziamento sociale, questo non ha impedito di rafforzare il senso di appartenenza, di comunione e di missione che ci ha aiutato a far sì che la carità, specialmente con le persone e le comunità più svantaggiate, non fosse messa in quarantena. Ho potuto constatare, in quei dialoghi sinceri, che la necessaria distanza non era sinonimo di ripiegamento o chiusura in sé che anestetizza, addormenta e spegne la missione.

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