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I giovani di Taizé si incontrano a Torino

Fino a domenica 10 luglio Torino ospita il 44° ‘Pellegrinaggio di fiducia sulla Terra’: un’iniziativa guidata dalla Comunità ecumenica di Taizé che dal 1978 raduna in una grande città europea migliaia di giovani, offrendo loro l’opportunità di vivere insieme, per alcuni giorni, un’esperienza con momenti di confronto, riflessione e preghiera e conoscenza del territorio.

Mons. Nosiglia si congeda da Torino con il pensiero per il lavoro

Oggi Torino elegge il suo arcivescovo, mons. Roberto Repole, che è succeduto a mons. Cesare Nosiglia, il quale ha officiato la celebrazione eucaristica, mercoledì 4 maggio nella festa liturgica della Sacra Sindone, ricordando l’incontro con papa Francesco:

San Giovanni Bosco e san Francesco di Sales: due santi per i giovani

“Alla vigilia della festa di san Giovanni Bosco, vorrei salutare i salesiani e le salesiane, che tanto bene fanno nella Chiesa. Ho seguito la Messa celebrata nel santuario di Maria Ausiliatrice dal Rettore maggiore Ángel Fernández Artime, ho pregato con lui per tutti. Pensiamo a questo grande Santo, padre e maestro della gioventù. Non si è chiuso in sagrestia, non si è chiuso nelle sue cose. E’ uscito sulla strada a cercare i giovani, con quella creatività che è stata la sua caratteristica. Tanti auguri a tutti i salesiani e le salesiane!”.

Al termine dell’Angelus di ieri papa Francesco ha ricordato l’opera educativa di san Giovanni Bosco, perché viveva un’esperienza di presenza tra i giovani che incontrava: “La presenza amorevole, profonda e reale di don Bosco gli dava un’enorme credibilità rispetto a ciò che credeva, sognava e voleva realizzare. Il suo amore affettivo e attivo gli dava un’immensa attendibilità e autorità”, come ha sottolineato don Gildasio Mendes, consigliere generale per la Comunicazione Sociale.

Mentre nella Strenna per quest’anno, intitolata ‘Sulle spalle di due giganti’, il Rettore maggiore dei Salesiani ha evidenziato l’amore spirituale di don Bosco per san Francesco di Sales: “Per questo parlo di due giganti che ‘reggono’ il carisma salesiano, perché entrambi sono un grande dono nella Chiesa, e perché don Bosco ha saputo tradurre la forza spirituale di Francesco di Sales come nessun altro nell’educazione ed evangelizzazione quotidiana dei suoi ragazzi e, grazie alla sua famiglia, tenerla viva nella Chiesa e nel mondo di oggi”.

Sono diventati santi grazie anche all’educazione materna: “Francesco di Sales e Giovanni Bosco hanno molte cose in comune, fin dalla culla. Francesco di Sales è nato sotto il cielo savoiardo che corona le valli attraversate da torrenti che nascono dalle cime più alte delle Alpi. Come non pensare che anche Giovanni Bosco era savoiardo. Non nato in un castello, ma con lo stesso dono di Francesco: una mamma dolcemente piena di fede.

Françoise de Boisy, era giovanissima quando attendeva il suo primo figlio e, ad Annecy, davanti alla Sacra Sindone, che gli parlava della passione del Figlio benedetto di Dio, commossa, fece una promessa: quel bambino doveva appartenere a Gesù per sempre.

Un giorno Mamma Margherita dirà al suo Giovanni: ‘Quando sei venuto al mondo, ti ho consacrato alla Beata Vergine’. Davanti alla stessa Sindone, si inginocchierà anche don Bosco a Torino. Le madri cristiane generano santi. In un castello, come Francesco, o in una malandata casa di campagna, come Giovanni”.

Per il rettore maggiore è opera di Dio il grande cuore di questi due santi: “E su Francesco e su Giovanni il buon Dio vegliava. E a tutti e due donò un cuore grande. Francesco studiò a Parigi e a Padova, nelle più celebri università del mondo. Giovanni studiava a lume di candela nella nicchia di un’osteria. Ma lo Spirito non è fermato dalle piccole cose umane.

I due erano destinati ad incontrarsi. L’acqua dei torrenti di Savoia, come lo spirito che maturerà Francesco di Sales, arriverà a Torino e poi in tutto il mondo. Dopo 400 anni la proposta di vita cristiana, il metodo di accompagnamento spirituale e la visione umanista della relazione dell’essere umano con Dio di san Francesco di Sales sono ancora vivi e attuali. E don Bosco, come nessun altro, ha saputo interpretarli”.

E quest’anno offre 12 mesi di ‘grazia’: “Come augurio per il nuovo anno vi invito ad assaporare quella freschezza profondamente umana e spirituale che scorre come un grande fiume nella spiritualità salesiana che da Francesco di Sales arriva a don Bosco. E questo fiume porta in sé una grande forza che troviamo in questi pensieri ‘salesiani’ che vengono dal cuore stesso di San Francesco e che Don Bosco fece suoi nella sua vita con i suoi giovani”.

Ed ha scelto dodici pensieri per far riflettere i giovani, invitandoli a pregare: “Sia Francesco di Sales che don Bosco fanno della vita quotidiana un’espressione dell’amore di Dio, che viene ricevuto e anche ricambiato. I nostri santi hanno voluto avvicinare la relazione con Dio alla vita e la vita alla relazione con Dio…

E’ bene trovare dei momenti per ritirarsi nel proprio cuore, lontano dal trambusto e dall’attivismo, e avere una conversazione cuore a cuore con Dio. In Maria vediamo ciò che Dio è pronto a fare con il suo amore, quando trova cuori disponibili come quello della giovane di Nazareth. Svuotandosi, riceve la pienezza di Dio. Rimanendo disponibile a Dio, Egli compie in lei grandi cose”.

A Torino i fréres di Taizè invitano ad adorare la Sindone

“La pandemia v’impedisce, ancora una volta di ritrovarvi in questa fine anno per il XLIV Incontro europeo dei giovani animato dalla Comunità di Taizé, come era previsto. Dovrete attendere il mese di luglio per recarvi a Torino e vivere nella gioia questo momento di fraternità.  Il Santo Padre prega a tal fine, ma sin da ora si unisce con il pensiero e la preghiera a voi tutti che siete presenti on line e vi porge i suoi più cordiali saluti”: così ha scritto (a nome di papa Francesco) il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, nel messaggio inviato per il 44° Incontro europeo dei giovani organizzato dalla Comunità di Taizé, in svolgimento a Torino.

Mons. Nosiglia nomina un sacerdote per la Cappella del Guarini

Ieri la Chiesa torinese ha celebrato la memoria liturgica della Sindone nella Cappella del Guarini con l’arcivescovo, mons. Nosiglia, senza esposizione del Telo. Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo citato nei Vangeli che servì per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro.

Mons. Nosiglia davanti alla Sindone: l’amore di Dio è per sempre

Anche quest’anno ancora una Pasqua in lockdown e di nuovo il sabato santo in preghiera davanti alla Sindone in preghiera per ricordare Gesù che ha portato la Croce nell’attesa che le donne diano l’annuncio che Gesù è risorto.

A Torino si prega davanti alla Sindone

Dopo lo scorso anno anche oggi pomeriggio a Torino si prega di fronte alla Sindone per il mondo ancora assediato dalla pandemia, in quanto la Segreteria di Stato della Santa Sede ha autorizzato questo momento, che non è una ostensione vera e propria ma una contemplazione del sacro Lino deposto nella sua teca, come ha sottolineato l’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia:

Sabato 3 aprile in preghiera di fronte alla Sindone

“In questi tempi tormentati abbiamo bisogno di alimentare e comunicare la nostra speranza. E per noi credenti il modo più efficace di accrescere la speranza del mondo intero è la preghiera comune, il mettersi in ginocchio di fronte al Signore. Per questo celebriamo, anche nel prossimo Sabato Santo, giorno del silenzio davanti al sepolcro del Signore ma anche dell’attesa della sua risurrezione una speciale liturgia di fronte alla Sindone che ci ricorda questo evento centro vivo della nostra fede e della nostra speranza”.

Mons. Nosiglia: il Signore è fonte di speranza

“Mi unisco anch’io alla vostra supplica, rivolgendo lo sguardo all’Uomo della Sindone, nel quale riconosciamo i tratti del Servo del Signore, che Gesù ha realizzato nella sua Passione. Nel volto dell’Uomo della Sindone vediamo anche i volti di tanti fratelli e sorelle malati, specialmente di quelli più soli e meno curati; ma anche tutte le vittime delle guerre e delle violenze, delle schiavitù e delle persecuzioni. Come cristiani, alla luce delle Scritture, noi contempliamo in questo Telo l’icona del Signore Gesù crocifisso, morto e risorto. A Lui ci affidiamo, in Lui confidiamo. Gesù ci dà la forza di affrontare ogni prova con fede, con speranza e con amore, nella certezza che il Padre sempre ascolta i suoi figli che gridano a Lui, e li salva”.

La Sacra Sindone è segno di speranza di vita

Oggi alle ore 17.00 nella cappella dove è custodito il telo della Santa Sindone, l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, guida una liturgia di preghiera e contemplazione, trasmessa sia in diretta televisiva sia sui canali e le piattaforme social.

Al termine della diretta tv, sui social il dialogo e la riflessione continueranno con l’intervento di esperti e voci di ‘testimoni»’del momento che stiamo vivendo. La piattaforma social è realizzata con il contributo della Regione Piemonte. La regia delle immagini è a cura dell’équipe di Pastorale Giovanile della diocesi di Torino, che sta preparando l’incontro europeo dei giovani di Taizé previsto per il prossimo dicembre.

Quindi non si tratterà di una ostensione come quelle del passato, in quanto la Sindone rimane nella teca in cui è custodita normalmente ma sarà possibile contemplarla attraverso le immagini televisive. I precedenti più immediati con malati e giovani nel 2013, con i giovani nel 2018 si sono svolti con modalità leggermente diverse. In questa speciale preghiera una novità assoluta è rappresentata dalla ‘diretta social’ che si propone di coinvolgere tutto il mondo, perché la Sindone è davvero un ‘segno globale’ e le piattaforme che renderanno disponibili la diretta possono raggiungere l’intero pianeta.

Presentando l’iniziativa mons. Nosiglia ha affermato che il momento di preghiera vuole essere un segno di speranza: “La preghiera davanti alla Sindone è, per la Chiesa, un modo per ricordare nella liturgia il Cristo morto, in attesa della risurrezione di Pasqua.

Ma è anche, in questi giorni, la strada efficace per raccogliersi tutti, credenti e non, in una riflessione di fronte alla pandemia che sconvolge le nostre vite. La Sindone ci offre  un messaggio di speranza che parte dalla passione e morte del Signore ma che diventa fonte della vita nuova offerta a chiunque crede.

Una speranza che ci è tanto più necessaria oggi, di fronte ai lutti e alle sofferenze provocate in tutto il mondo dal contagio. L’amore che ci manifesta la Sindone ci sostiene nel credere che alla fine la luce vincerà le tenebre dello scoraggiamento e delle paure e la vita vincerà la morte e ogni altro male che assilla l’umanità”.

L’arcivescovo di Torino ha sottolineato che il sudario che avvolse Gesù riposto nel sepolcro è la vittoria della vita sulla morte: “Più forte è l’amore. Questo è l’annuncio pasquale che la Sindone ci porta a rivivere e ci riempie il cuore di riconoscenza e di fede. Sì, l’amore con cui Gesù ci ha donato la sua vita e che celebriamo durante la Settimana Santa è più forte di ogni sofferenza, di ogni malattia, di ogni contagio, di ogni prova e scoraggiamento”.

Riprendendo il messaggio del papa in occasione dell’ostensione del 2013 ha evidenziato che l’amore di Dio per l’uomo è indissolubile: “Niente e nessuno potrà mai separarci da questo amore, perché esso è fedele per sempre e ci unisce a lui con un vincolo indissolubile. Papa Francesco nel suo messaggio per l’ostensione del 2013 ci ha detto che non siamo noi che contempliamo, nella Sindone, un volto che ha gli occhi chiusi dalla morte.

Ma è lui che ci guarda per farci comprendere quale grande amore ha avuto per noi, liberandoci dal peccato e dalla morte. Quel volto parla al nostro cuore e ci comunica una grande pace ed è come se ci dicesse: abbi fiducia, non perdere la speranza, la forza dell’amore di Dio e del Risorto vince tutto… Sì, la Sindone lo ripete al nostro cuore sempre: più forte è l’amore”.

Con questo passaggio social la Sindone entra nella ‘dimensione pastorale’ della vita della Chiesa nella comunità: diventa riferimento importante nel cammino di una Chiesa che è presente nell’accompagnare la gente anche nei momenti più difficili e dolorosi. Quel Volto sindonico non chiama alla morte ma alla speranza e alla carità.

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