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Papa Francesco: la santità è per tutti

“E’ bello constatare che, con la loro testimonianza evangelica, questi Santi hanno favorito la crescita spirituale e sociale delle rispettive Nazioni e anche dell’intera famiglia umana. Mentre tristemente nel mondo crescono le distanze e aumentano le tensioni e le guerre, i nuovi Santi ispirino soluzioni di insieme, vie di dialogo, specialmente nei cuori e nelle menti di quanti ricoprono incarichi di grande responsabilità e sono chiamati a essere protagonisti di pace e non di guerra”.

Mons. Repole è il nuovo arcivescovo di Torino: al servizio della speranza

‘Niente affatto quieta; soggetta ai pericoli, esposta agli affanni, sospetta a molti, sicura per nessuno. Tutto ciò continua è lieto al suo inizio, oscuro nel suo svolgersi, triste alla fine’: con questa frase del certosino Guigo I, l’arcivescovo di Torino e Susa, mons. Roberto Repole, sabato scorso ha iniziato il suo ministero centrando sul Signore ogni speranza e ogni significato dell’esistenza, e della Chiesa.

3^ domenica di Pasqua: è l’alba di un giorno nuovo!

Era l’alba di un nuovo giorno quando Gesù per la terza volta si presenta agli Apostoli. Questi, alquanto sbandati per non avere in mezzo a loro Cristo Gesù, decidono di tornare al consueto lavoro; Pietro va a pescare, gli altri lo seguono. L’ozio è sempre il padre dei vizi, il lavoro permette all’uomo la realizzazione del suo essere umano. Avevano lasciato tutto per seguire Gesù, ma ora la solitudine li avvolge e la ripresa dell’antico lavoro appare l’unica alternativa. 

Papa Francesco ai detenuti: Dio perdona tutto

Dopo due anni in cui la pandemia glielo aveva impedito, papa Francesco è tornato a celebrare la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo in un carcere, quello di Borgata Aurelia a Civitavecchia, affermando che anche in quel tempo Gesù ha compiuto un’azione straordinaria, lavando i piedi ai discepoli:

Sinodo, camminare insieme e guarire le ferite ecclesiali

“Cari sacerdoti… possiamo chiedervi un attimo di tempo? Vorremmo parlarvi di un argomento che ci tocca tutti”: così inizia la lettera scritta ai sacerdoti dal card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, e da mons. Lazzaro You Heung-sik, prefetto della Congregazione per il Clero, nella festività di san Giuseppe, invitando a riflettere sulla Chiesa sinodale.

Papa Francesco riforma la curia con l’invito a predicare il Vangelo

“Non presenterà nulla di nuovo rispetto quanto si sta vedendo finora. Forse qualche dettaglio, qualche cambiamento riguardo a dicasteri che si uniscono, due o tre dicasteri in più, ma è già stato tutto annunciato: per esempio, Educazione si unirà a Cultura. Propaganda fide si unirà al dicastero della Nuova Evangelizzazione. Ma è stato tutto già annunciato. Non ci sarà nulla di nuovo rispetto a quanto è stato promesso che si sarebbe fatto”: così aveva detto papa Francesco a settembre dello scorso anno durante l’intervista alla catena radiofonica spagnola Cope.

Da Perugia il card Bassetti invita a ‘spendersi’ con generosità

Si è conclusa con la celebrazione eucaristica di sabato 29 gennaio nella cattedrale di Perugia la festa di san Costanzo, patrono della città, presieduta dal card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, che nell’omelia ha esortato credenti e uomini di buona volontà a seguire l’esempio di ‘buon pastore’ del santo martire Costanzo, fondatore della Chiesa perugino-pievese, augurando alla città di Perugia di ‘proseguire il cammino con un rinnovato vigore, nella concordia e nella prosperità’.

Papa Francesco invita i giovani ad essere ‘re’ con Gesù

Al termine dell’Angelus di ieri papa Francesco ha ringraziato i giovani che hanno partecipato alla Giornata Mondiale dei Giovani, che si è svolta nelle diocesi:

“Oggi, per la prima volta nella solennità di Cristo Re, in tutte le Chiese particolari si celebra la Giornata Mondiale della Gioventù. Per questo accanto a me ci sono due giovani di Roma, che rappresentano tutta la gioventù di Roma.

Saluto di cuore i ragazzi e le ragazze della nostra Diocesi, e auspico che tutti i giovani del mondo si sentano parte viva della Chiesa, protagonisti della sua missione. Grazie di essere venuti!

E non dimenticate che regnare è servire. Come era questo? Regnare è servire. Tutti insieme: regnare è servire. Come ci insegna il nostro Re”. Ed ha chiesto a due giovani, accanto a lui, di salutare tutti i giovani.

Prima della recita dell’Angelus il papa ha spiegato cosa consiste la regalità di Gesù: “Gesù non soltanto rifugge da ogni ricerca di grandezza terrena, ma rende anche libero e sovrano il cuore di chi lo segue. Egli, cari fratelli e sorelle, ci libera dalla sudditanza del male.

Il suo Regno è liberante, non ha nulla di opprimente. Egli tratta ogni discepolo da amico, non da suddito. Cristo, pur essendo al di sopra di tutti i sovrani, non traccia linee di separazione tra sé e gli altri; desidera invece fratelli con cui condividere la sua gioia”.

La verità di Gesù libera: “Ma la verità di Gesù non è un’idea, qualcosa di astratto: la verità di Gesù è una realtà, è Lui stesso che fa la verità dentro di noi, ci libera dalle finzioni, dalle falsità che abbiamo dentro, dal doppio linguaggio. Stando con Gesù, diventiamo veri.

La vita del cristiano non è una recita dove si può indossare la maschera che più conviene. Perché quando Gesù regna nel cuore, lo libera dall’ipocrisia, lo libera dai sotterfugi, dalle doppiezze. La miglior prova che Cristo è il nostro re è il distacco da ciò che inquina la vita, rendendola ambigua, opaca, triste”.

Nell’omelia della celebrazione eucaristica di Cristo Re, in cui si è svolta anche la XXXVI Giornata Mondiale della Gioventù, sul tema ‘Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto’, papa Francesco ha chiesto di combattere l’oscurità, alzando lo sguardo: “E’ l’invito che il Signore ci rivolge, e al quale ho voluto fare eco nel Messaggio dedicato a voi giovani per accompagnare questo anno di cammino.

E’ il compito più arduo, ma è il compito affascinante che vi è consegnato: stare in piedi mentre tutto sembra andare a rotoli; essere sentinelle che sanno vedere la luce nelle visioni notturne; essere costruttori in mezzo alle macerie (ce ne sono tante in questo mondo di oggi, tante!); essere capaci di sognare”.

L’omelia papale è un invito a ‘fare chiasso’: “Fate chiasso, perché il vostro chiasso è il frutto dei vostri sogni. Vuol dire che non volete vivere nella notte, quando fate di Gesù il sogno della vostra vita e lo abbracciate con gioia, con un entusiasmo contagioso che ci fa bene!

Grazie, grazie, quando siete capaci di portare avanti i sogni con coraggio, per quando non smettete di credere nella luce anche dentro le notti della vita, per quando vi impegnate con passione per rendere più bello e umano il nostro mondo”.

L’omelia del papa è un ringraziamento a loro, perché continuano a sognare: “Grazie per quando coltivate il sogno della fraternità, per quando avete a cuore le ferite del creato, lottate per la dignità dei più deboli e diffondete lo spirito della solidarietà e della condivisione.

E soprattutto grazie perché in un mondo che, appiattito sui guadagni del presente, tende a soffocare i grandi ideali, non perdete in questo mondo la capacità di sognare! Non vivere o addormentati o anestetizzati. No: sognare vivi. Questo aiuta noi adulti e la Chiesa.

Sì, abbiamo bisogno anche come Chiesa di sognare, abbiamo bisogno dell’entusiasmo, abbiamo bisogno dell’ardore dei giovani per essere testimoni di Dio che è sempre giovane!”

E’ un invito ad essere liberi: “Lasciamo che ci vibri dentro, che ci scuota, che susciti in noi il coraggio della verità. E noi possiamo chiederci: se fossi qui, ora, al posto di Pilato davanti a Gesù, a guardarlo negli occhi, di che cosa mi vergognerei?.. Ci serve metterci davanti a Gesù per fare la verità in noi.

Ci serve adorarlo per essere liberi dentro, per fare luce sulla vita e non lasciarci ingannare dalle mode del momento, dai fuochi d’artificio del consumismo che abbaglia e paralizza. Amici, non siamo qui per farci incantare dalle sirene del mondo, ma per prendere in mano la nostra vita, per ‘mordere la vita’, per viverla pienamente!”

Un invito ad andare ‘controcorrente’: “Andare controcorrente per metterci nella scia di Gesù. Egli ci insegna ad andare contro il male con la sola forza mite e umile del bene. Senza scorciatoie, senza falsità, senza doppiezze.

Il nostro mondo, ferito da tanti mali, non ha bisogno di altri compromessi ambigui, di gente che va di qua e di là come le onde del mare (dove li porta il vento, dove li portano i propri interessi), di chi sta un po’ a destra e un po’ a sinistra dopo aver fiutato che cosa conviene”.

Non bisogna fare gli equilibristi: “Gli equilibristi che cercano sempre una strada per non sporcarsi le mani, per non compromettere la vita, per non giocarsi sul serio. Per favore, abbiate paura di essere giovani equilibristi.

Siate liberi, siate autentici, siate coscienza critica della società. Non avere paura di criticare! Noi abbiamo bisogno delle vostre critiche. Tanti di voi stanno criticando, per esempio, contro l’inquinamento ambientale. Abbiamo bisogno di questo! Siate liberi nelle critiche”.

E’ un invito ad essere ‘re’ con Gesù: “Sono re: sono un segno vivente dell’amore di Dio, della sua compassione e della sua tenerezza. Sono un sognatore abbagliato dalla luce del Vangelo e guardo con speranza nelle visioni notturne. E quando cado, ritrovo in Gesù il coraggio di lottare e sperare, il coraggio di tornare a sognare. Ad ogni età della vita”.

(Foto: Santa Sede)

La Chiesa ha due nuove beate

“Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! E’ tutto un dono su cui il Donatore’ può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora”.

Mons. De Luca (Termoli-Larino) ha aperto il Cammino sinodale ‘in cordata con l’umiltà’

Domenica 17 ottobre la diocesi di Termoli-Larino ha festeggiato san Pardo, protettore della città di Larino e della diocesi, conosciuto come ‘San Pardo di Vendemmia’, la cui messa è stata presieduta da don Claudio Cianfaglioni alla presenza delle autorità civili e militari, che nell’omelia ha osservato:

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