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Per non dimenticare Marcinelle

Anche ieri, come ogni anno, ha risuonato 262 volte la campana al Bois du Cazier di Marcinelle, nel bacino carbonifero di Charleroi, durante la commemorazione del 66° anniversario della tragedia dell’8 agosto 1956: un incendio sviluppatosi in una galleria della miniera, a quasi mille metri di profondità, costò la vita a 262 minatori, 136 dei quali italiani. I nomi dei lavoratori, in gran parte immigrati in Belgio da vari Paesi dell’Europa post bellica, sono scanditi, uno per uno.

VII Domenica: Camminiamo in novità di vita

Una domanda: cosa significa essere cristiani?  Trovata la risposta, è necessaria la coerenza e la responsabilità nell’agire. Eppure tante volte l’uomo è strano nel suo agire, vorrebbe realizzare la luna; eppure la società in fondo ha più bisogno di uomini buoni che di uomini grandi; la persona necessita di amare ed essere amata; l’etica deve essere  solo la conseguenza dell’essere: sei cristiano, vivi da cristiano!

Protomartiri francescani: cronaca di un centenario

Nel 2009 è pubblicato il libretto divulgativo Protomartiri francescani di Esperia Urbani; è la relazione che la medesima ha tenuto precedentemente sui cinque santi frati Minori Berardo, Pietro, Ottone, Accursio e Adiuto alla fraternità dell’Ordine Francescano Secolare della Parrocchia S. Antonio in Terni svolta su richiesta dell’assistente padre Giuseppe De Bonis.

Non dimenticare Marcinelle

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 64° anniversario della tragedia di Marcinelle, ha inviato un messaggio chiedendo di non dimenticare il sacrificio di chi vi morì:

Giuliano Zanchi: dal silenzio parole nuove per vincere la tragedia

Dopo ‘Il potere della speranza’ di mons. Tolentino Mendonça e ‘Il segno delle chiese vuote’ del filosofo praghese Tomáš Halík, la casa editrice ‘Vita e Pensiero’ propone un nuovo ebook gratuito ‘I giorni del nemico. Il grande contagio e altre rivelazioni’, firmato da don Giuliano Zanchi, che da Bergamo, la provincia italiana più colpita dalla pandemia, fotografa lucidamente la scena reale del paese, quella di case in autogestione clinica, parentele mobilitate dalla necessità della cura, comunità locali impegnate a improvvisare i servizi di garanzia.

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