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Cristo, re d’amore

Con la festività di Cristo Re si chiude l’anno liturgico. Il Figlio di Dio, Gesù si è incarnato, si è fatto uomo per realizzare il Regno di Dio sulla terra. L’angelo Gabriele aveva salutato Maria: rallegrati, vengo messaggero di Dio, diventerai madre e il bimbo, che nascerà da te, avrà i regno di David, suo padre. Il popolo ebreo attendeva la nascita di questo bimbo, che avrebbe tenuto il regno di David: un regno eterno ed universale.

Palermo ha ricordato p. Pino Puglisi

Giovedì 15 settembre Palermo ha ricordato don Pino Puglisi, sacerdote della parrocchia ‘San Gaetano’, ucciso dalla mafia nel 1993, che cominciò la sua opera contro la criminalità organizzata parlando ai giovani e aprendo il ‘Centro Padre Nostro’, togliendo così la bassa manovalanza alla criminalità organizzata, beatificato nel 2013, affermando di sé: “Non sono un biblista, non sono un teologo, né un sociologo, sono soltanto uno che ha cercato di lavorare per il Regno di Dio”.

Papa Francesco: la vecchiaia è preparazione al Regno di Dio

Nell’odierna udienza generale papa Francesco, continuando la catechesi sulla vecchiaia, ha parlato del congedo di Gesù dai suoi apostoli, assicurando loro un posto ‘migliore’: “Oggi entriamo nell’intimità commovente del congedo di Gesù dai suoi, ampiamente riportato nel Vangelo di Giovanni. Il discorso di commiato inizia con parole di consolazione e di promessa: ‘Non sia turbato il vostro cuore’ (14,1)… Belle parole, queste, del Signore”.

Papa Francesco: Gesù annuncia la liberazione della fede

La seconda giornata del viaggio penitenziale di papa Francesco si è conclusa con la partecipazione alla Liturgia della Parola al ‘Lac Ste. Anne Pilgrimage’ in cui ha sottolineato che la Madonna di Guadalupe ha trasmesso la vera fede agli indigeni ed in Canada l’inculturazione della fede è avvenuta grazie a sant’Anna, sottolineando la bellezza della fede:

Papa Francesco invita a rinascere dall’alto

Papa Francesco, continuando il ciclo di catechesi sulla vecchiaia, ha incentrato la riflessione sulla rinascita prendendo spunto dall’incontro di Nicodemo con Gesù: “Tra le figure di anziani più rilevanti nei Vangeli c’è Nicodemo, uno dei capi dei Giudei, il quale, volendo conoscere Gesù, ma di nascosto andò da lui di notte. Nel colloquio di Gesù con Nicodemo emerge il cuore della rivelazione di Gesù e della sua missione redentrice”.  

6^ domenica: Il Vangelo racconta le beatitudini

La liturgia oggi presenta alcune contrapposizioni: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo …  benedetto l’uomo che confida nel Signore… “, così scrive il profeta Geremia. L’apostolo Paolo evidenzia  che la nostra fede ha base granitica perché  fondata su Cristo risorto; su Cristo perciò vero Dio e vero uomo; su Cristo maestro e guida sicura. 

Il brano del Vangelo ascoltato è il discorso di Gesù alla folla accorsa a Lui per ascoltarlo; dal testo si evince ancora una volta una contrapposizione: quattro beatitudini: “Beati voi …”  e subito dopo quattro ammonimenti formulati con l’espressione: “Guai a voi …”.  Gesù dichiara beati i poveri, gli affamati, gli afflitti, i perseguitati, mentre ammonisce i ricchi, i sazi, quelli che ridono e quelli che godono.

Le beatitudini rappresentano il programma completo della vita cristiana, della vita vissuta in spirito e verità; esse ci insegnano a mostrare misericordia, a conservare la purezza del cuore, ad amarci l’un l’altro, ad essere ad ogni modo e in ogni momento operatori di pace. In altre parole: ama il prossimo tuo come te stesso perché il ‘prossimo’ è sempre tuo fratello con pari dignità. 

Da qui beati i poveri di spirito: l’anima del vero cristiano non può e non deve essere legata ai beni terreni ma distaccata, nella piena convinzione che i beni terreni sono mezzi e non fine della vita. La vera ricchezza è la dignità della persona umana dinanzi alla quale bisogna avere il massimo rispetto.

Da qui anche le altre beatitudini: consolare gli afflitti, avere fame e sete di giustizia, tutto ciò si realizza con la mitezza, cioè con quel silenzio interiore   che ci porta a sapere controllare noi stessi e le situazioni contingenti.  Le beatitudini ci richiamano a quella fortezza e padronanza di sé che permette di accettare anche le persecuzioni per il bene della giustizia, che ci pone a servizio dell’uomo e al trionfo del bene sul male.

Questa è la via maestra che ci conduce verso la pienezza del Regno di Dio, dove Dio è il vero consolatore, dove Dio tergerà ogni lacrima dagli occhi che piangono perché possa trionfare l’amore che è servizio; dove Cristo Gesù, Signore e maestro lava i piedi agli Apostoli e dice loro: ‘Vi ho dato l’esempio: amatevi come io vi ho amato’. Da qui le parole di Gesù: ‘Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli’ (Mt. 5, 12).

Il messaggio del Vangelo risulta così un messaggio nuovo, già adombrato nelle parole di Geremia: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e pone nella carne il suo sostegno, benedetto l’uomo che confida nel Signore”. La chiave di interpretazione della condanna dei ricchi, di coloro che godono, di coloro che sono sazi si trova proprio nelle parole del profeta che presenta questo uomo chiuso nel suo egoismo; l’uomo posto come vertice di tutto e il cui cuore è lontano da Dio.

Chiuso nel gretto cerchio della sua umanità, svuotato dal suo collegamento con Dio, l’uomo sperimenta il suo individualismo esagerato dove importante sono solo le ricchezze, il piacere, la gloria. E’ proprio quell’individualismo materialista ed ateo che ci riporta all’origine della vita, ai nostri progenitori che, appena  conobbero il bene e il male, pensarono solo di fare a meno di Dio (il peccato originale), ma scoprirono solo di essere ‘nudi’, di avere perduto tutto e soprattutto l’amore di Dio.

Con le beatitudini Gesù apre gli occhi: come uomini siamo chiamati alla felicità, ad essere beati, ma diventiamo tali nella misura in cui ci mettiamo dalla parte di Dio, del suo Regno; dalla parte di ciò che non è effimero e passeggero. Siamo felici solo quando ci si riconosce bisognosi di Dio: ‘Signore, ho bisogno di te’; a non cercare la felicità, come acutamente evidenzia papa Francesco, tra i venditori di fumo, professionisti dell’illusione, ma ad aprire  gli occhi sui valori dello spirito, sulla parola di Dio che ci scuote, ci sazia, ci dà gioia e dignità. 

Chi è allora l’uomo che Gesù chiama beato? E’ l’uomo che costruisce la casa, la sua vita sulla roccia che è Cristo. La ricchezza vera che ci fa beati è il regno di Dio dove siamo liberi, fratelli, pieni di speranza e di immortalità. Le parole di Cristo diventano così orientamenti concreti nelle scelte quotidiane.

Questi sono i valori fondamentali  offerti dal Vangelo: metti in pratica le beatitudini e sarai vero discepolo di Gesù. La Madonna, madre di Cristo e madre della Chiesa, ci aiuti con la sua intercessione a vivere il messaggio del Vangelo con le opere e con la testimonianza della vita.

Domenica XXIX- Una meta: essere grandi nel servizio!

Il brano del Vangelo ha due momenti: l’episodio dei due fratelli Giacomo e Giovanni e la missione di Cristo Gesù che offre la dimensione vera del regno di Dio. Nella prima parte è l’uomo che agisce con le sue candidature, aspirazioni, sogni che evidenziano l’uomo ancora legato alla terra. Lungo questa strada che porta a Gerusalemme c’è di tutto: da una parte Gesù che va a Gerusalemme nella piena consapevolezza che finirà in mano ai suoi avversari, sarà crocifisso e realizzerà la missione affidatagli dal Padre, quella di dare la vita in riscatto per tutti e realizzare il Regno dell’amore.

Torino ha ricordato mons. Operti, fautore del Progetto Policoro

Lunedì 21 giugno nel Santuario della Consolata a Torino, mons. Cesare Nosiglia ha presieduto la messa in suffragio di mons. Mario Operti, nella ricorrenza del 20° anniversario della morte (18 giugno 2001). Impegnato a lungo nella pastorale sociale e del lavoro anche a livello nazionale, nel 2000 mons. Operti era stato nominato Provicario per la pastorale dall’allora arcivescovo di Torino, mons. Severino Poletto.

Mons. Nosiglia prega Maria Consolata per infondere speranza

“Ogni anno ci ritroviamo qui, a cercare consolazione. E veniamo sicuri di trovarla. Come tutti, ciascuno di noi si porta dietro le sue gioie e i suoi dolori. È il fatto di essere insieme davanti alla Vergine Maria che rende questo giorno, questa notte, diversa da ogni altro. Perché siamo qui tutti insieme? Perché insieme siamo città; abbiamo gioie e dolori, preoccupazioni e speranze che condividiamo tutti. E ‘consolare’, prima di tutto, significa questo: sapere di non essere soli”.

XI Domenica: La logica di Dio e la logica dell’uomo

Terminato il periodo pasquale, si rientra nel tempo ordinario e la Liturgia ci invita a riflettere sulla natura del Regno dei cieli, istituito da Cristo Gesù, frutto dell’Alleanza Nuova tra Dio e l’uomo. Creato da Cristo e sigillato dal suo sangue in croce, la Chiesa o Regno di Dio, Gesù la raffigura ad un seme gettato sul terreno; un seme destinato, vuoi o non vuoi, a diventare albero e a produrre frutti: l’iter di crescita non dipende tanto dall’uomo quanto dall’amore misericordioso di Dio.

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