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La Società san Vincenzo De Paoli in Ucraina accanto alla popolazione

Sabato 19 marzo Paola Da Ros è stata eletta nuova presidente della Federazione Nazionale ‘Società di San Vincenzo De Paoli’, succedendo ad Antonio Gianfico, che è rimasto in carica per sei anni. Insieme alla presidente si è rinnovata anche la giunta esecutiva, come ha sottolineato la neo presidente:

La guerra attraverso le immagini, un fotoreporter racconta il dramma in Ucraina

Nei primi giorni di aprile il fotoreporter ucraino e attivista per i diritti umani Maks Levin è stato trovato morto, come ha riportato il giornale Ukrainska Pravda. Levin, 40 anni, che aveva lavorato per diverse testate internazionali tra cui Ap, Bbc e Reuters, era scomparso dal 13 marzo scorso dalla prima linea vicino a Kiev, nel distretto di Vyshhorod dove stava riprendendo i combattimenti. Il suo ultimo post su facebook dal fronte era datato 12 marzo. Lascia 4 figli minorenni. E’ il settimo giornalista ucciso nella guerra in Ucraina, mentre sono 35 quelli feriti.

L’impegno di Sant’Egidio in Ucraina: ora serve una tregua

“Cinquanta giorni di guerra sono troppi ed hanno già portato a troppe vittime, sfollati, sofferenze e distruzioni. Per questo lanciamo un appello alle autorità dei diversi paesi perché accolgano la proposta avanzata da papa Francesco per una tregua di Pasqua, perché tacciano le armi. Un momento lungo, di due settimane in Ucraina per la presenza dei riti cattolici e ortodossi, che porterebbe a salvare migliaia di vite e a consentire a tante famiglie di potersi spostare in sicurezza da luoghi ancora al centro del conflitto”.

Da Macerata una testimonianza della guerra in Ucraina

Da nord a sud, dal confine bielorusso a Odessa sul Mar Nero, il dramma ucraino è quello di una lunga e sanguinosa attesa delle città verso quello che potrebbe essere l’assalto decisivo delle truppe russe: le città sono allo stremo ed i sindaci delle città occupate sono giustiziati, mentre le donne con i propri figli stanno affrontando il proprio esodo in quell’Europa, tanto sognata da loro ma per ora negata.

Nell’attesa di accogliere i profughi ucraini la regione Marche ha istituito il comitato che coordina l’accoglienza, il soccorso e l’assistenza della popolazione in fuga dalla guerra attraverso un collegamento, dalla sala operativa della protezione civile regionale, con le prefetture e Anci Marche, secondo quanto  riferito dall’assessore alla Protezione civile Stefano Aguzzi:

“Ci stiamo organizzando per assicurare sul territorio tutto il sostegno necessario ai civili che abbandonano le loro case e collaborazione alle istituzioni coinvolte nella gestione dell’emergenza… Quello che è certo è che le Marche sapranno mostrarsi solidali nei confronti di questi profughi”.

E venerdì scorso il vescovo della diocesi di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, ha presieduto un momento di preghiera in occasione della Consacrazione al Cuore immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina, domandando l’intercessione di Maria Santissima perché ci ottenga da Dio il grande dono della pace:

“E’ bene ribadire che questa santa, anzi santissima devozione è una preghiera e non una formula magica. Chi crede alla magia ritiene che se una formula ‘potente’ viene pronunciata correttamente, ‘costringerà’ Dio o forse il Diavolo a fare ciò che gli uomini desiderano.

Questa idea: che Dio si possa telecomandare a chiacchiere, non ha nulla a che fare con la fede ed invece è segno chiaro di superstizione. La fede aiuta gli uomini a camminare nel bene seguendo la via di Dio, non a forzare Dio a percorrere la via degli uomini”.

Mentre nelle scorse settimane mons. Nazzareno Marconi, aveva inviato un messaggio, rivolto a tutte le persone, sulla guerra in Ucraina: “La guerra è un modo di risolvere i problemi di relazione in cui l’uomo regredisce al livello degli istinti animali più bassi ed immediati: aggressività, paura, prepotenza, scontro fisico.

La guerra inizia quando non si parla più e finisce quando si ricomincia a dialogare… Tutti sanno che relazionarsi attraverso il linguaggio è ciò che ci fa umani e dialogare per trovare soluzioni insieme è ‘ragionare’, ciò che ci rende esseri ragionevoli e non bestie”.

Invece nel messaggio ai fedeli diocesani il vescovo ha delineato alcune linee per l’accoglienza in accordo con la Caritas nazionale e la Prefettura, avendo già accolto 110 profughi: “L’accoglienza di stranieri provenienti da zona di guerra non può essere svolta in maniera caotica o improvvisata, per non aggiungere problemi a una situazione già complessa e drammatica.

Molti profughi sono minori e la legislazione che li tutela è giustamente molto severa. In ogni caso le persone che arrivano devono essere presentate alla Prefettura per le necessarie autorizzazioni. Siamo ancora in regime di emergenza Covid pertanto devono essere adottate le necessarie precauzioni e rispettati tutti i protocolli disposti dalle autorità.

La maggior parte delle persone che arrivano non parlano altra lingua se non la propria o una lingua slava, pertanto anche questo aspetto va tenuto in debita considerazione. La Caritas Diocesana resta a disposizione per chiarimenti a riguardo e aiutare a risolvere eventuali problematiche burocratiche”.

Per comprendere meglio la situazione abbiamo rivolto alcune domande a don Ihor Holkhosk, referente dello sportello ‘Tutela Minori e Vulnerabili’ della diocesi di Macerata, originario di una città al confine con la Crimea, dove era stato nello scorso settembre.

Con molto dolore don Ihor ci da subito una definizione di questa guerra: “E’ un’invasione di un Paese pacifico, fatto in modo perfido e con motivazioni assurde”.

Secondo lei come è raccontata la guerra dai media occidentali?

“Sinceramente non sto seguendo i racconti dei media italiani, perché sono in continuo contatto con i familiari ed amici rimasti nelle città. Tutti sono terrorizzati. Nei primi giorni molti sono potuti fuggire verso il confine occidentale dell’Ucraina; gli altri sono rimasti intrappolati. Le notizie che mi giungono parlano di persone e di famiglie che si nascondono nei sotterranei, perché sono terrorizzati. I miei familiari sono sotto l’occupazione russa”.

Nell’ultimo viaggio compiuto a settembre come era la situazione?

“Come sempre, perché da 8 anni c’è il conflitto, creato artificialmente attraverso l’annessione dei territori da parte della Russia con il supporto dei separatisti, sempre istruiti dall’esercito russo. Però in Occidente questa guerra in Crimea è stata sempre definita come un conflitto interno all’Ucraina.

Adesso, spero che tanti capiscano che dietro quel conflitto ci sono gli ‘orecchi’ dell’ex Kgb, che non vogliono lasciar andare l’Ucraina verso l’Occidente. Gli ucraini hanno il desiderio di vivere in pace e di non sottostare alle leggi di un aggressore. Come sacerdote invito a pregare per la pace, affinchè questo conflitto assurdo finisca”.

Cosa desiderate che faccia l’Europa?

“L’Unione Europea si è risvegliata dal sonno. Finalmente l’Europa ha compreso che in Ucraina la popolazione sta morendo; i bambini uccisi e le città bombardate con le bombe a grappolo ed i missili balistici. L’Europa si sta muovendo, ma spero che non sia tardi.

Le sanzioni sono efficaci, ma i politici russi hanno ribadito di non aver paura delle sanzioni, perché per otto anni l’Europa ha applicato le sanzioni senza nessun risultato, in quanto dietro ad esse c’era un business più potente. Si attende che non si riaddormenti continuando con gli aiuti e le sanzioni contro l’aggressore impazzito dall’impossibilità di raggiungere i suoi scopi illusori”.

In quale modo il dialogo ecumenico può contribuire alla pace?

“Il dialogo ecumenico, per il fatto che esiste, contribuisce alla pace tra i cristiani divisi dal peccato. Pregando per la pace che supera ‘ogni intelligenza umana’”

Quali iniziative di solidarietà propone la Caritas di Macerata?

“La nostra Caritas diocesana propone l’aiuto alla Caritas diocesana della diocesi di Kyiv attraverso il contatto diretto con il vescovo diocesano. Ed anche grazie alla vicinanza di moltissimi di voi, abbiamo già versato al vescovo di Kiev una prima somma per aiuti immediati di € 20.000 che stanno già utilizzando per le primissime emergenze. Pertanto le vostre offerte, versate direttamente in Curia o tramite bonifico bancario, saranno recapitate direttamente al vescovo di Kiev e alla sua Caritas”.

Quindi il contributo deve essere intestato a: diocesi Macerata – Caritas Iban: IT 75 K 06150 13400 CC032 01057 10 Causale: aiuto al popolo Ucraino.

(Foto: Diocesi di Macerata)

All’Abbadia di Fiastra le testimonianze di chi aiuta la popolazione in Ucraina

“Chi fa la guerra dimentica l’umanità. Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio… Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina (e non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia…), ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza”.

La Chiesa solidale con il popolo ucraino

“Di fronte agli sviluppi odierni della crisi in Ucraina, risaltano ancora più nette e più accorate le parole che il Santo Padre Francesco ha pronunciato ieri (mercoledì 23 febbraio, ndr) al termine dell’Udienza generale. Il Papa ha evocato ‘grande dolore’, ‘angoscia e preoccupazione’. Ed ha invitato tutte le Parti coinvolte ad ‘astenersi da ogni azione che provochi ancora più sofferenza alle popolazioni’, ‘destabilizzi la convivenza pacifica’ e ‘screditi il diritto internazionale’. Questo appello acquista una drammatica urgenza dopo l’inizio delle operazioni militari russe in territorio ucraino”.

Operazione Colomba racconta la vita nei campi profughi del Medio Oriente

Mons. Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, è atteso in Libano all’inizio di febbraio per una visita che secondo alcune fonti a Beirut preparerà quella di papa Francesco. L’occasione ufficiale del viaggio dell’arcivescovo è un convegno sul tema ‘Giovanni Paolo II e il Libano’, che si svolgerà nei primi giorni di febbraio all’Université du Saint-Esprit, l’ateneo dell’Ordine maronita libanese a Kaslik (a nord di Beirut); inoltre potrebbe essere l’occasione per discutere con le autorità libanesi la possibilità di tenere la visita pastorale di papa Francesco nel Paese attraversato dalla crisi.

Mario Marazziti racconta l’accoglienza in Italia

Venerdì 5 novembre sono atterrati a Fiumicino, con un volo proveniente da Beirut, 44 rifugiati siriani (tra cui 15 bambini) che vivevano da tempo nei campi profughi del Libano e che negli ultimi mesi hanno sofferto un peggioramento delle loro condizioni di vita non solo a causa della pandemia, ma anche della gravissima crisi politica, economica e sociale che sta attraversando questo il Libano.

Libano tra crisi politica e profughi: un assedio che si fa sempre più stretto

A quasi 11 anni dall’inizio della guerra in Siria Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che vive insieme alle famiglie siriane in un campo profughi dal 2014, ha appena pubblicato il suo quinto report, intitolato: ‘Profughi siriani bloccati in Libano, un assedio che si fa sempre più stretto’.

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