Tag Archives: presepe

Natale: Dio bussa al cuore umano

“Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti. E’ così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero”.

Papa Francesco: Gesù è il sorriso di Dio

Nella tradizionale udienza dalla Curia Romana per gli auguri natalizi, il Papa si è soffermato sulle ragioni e le radici della riforma della Chiesa che sta portando avanti, ricordando la pubblicazione della Lettera Apostolica in forma di ‘Motu Proprio’ riguardante l’Ufficio del Decano del Collegio Cardinalizio, in cui ha stabilito che il Cardinale Decano “continuerà ad essere eletto fra i membri dell’Ordine dei Vescovi secondo le modalità stabilite dal can. 352 § 2 del Codice di Diritto Canonico, (e) rimanga in carica per un quinquennio eventualmente rinnovabile e al termine del suo servizio, egli possa assumere il titolo di Decano emerito del Collegio Cardinalizio”.

Nello scambio augurale papa Francesco ha approfondito il significato di Natale: “Anche quest’anno il Signore ci offre l’occasione di incontrarci per questo gesto di comunione, che rafforza la nostra fraternità ed è radicato nella contemplazione dell’amore di Dio rivelatosi nel Natale. Infatti, ‘la nascita di Cristo, ha scritto un mistico del nostro tempo, è la testimonianza più forte ed eloquente di quanto Dio abbia amato l’uomo. Lo ha amato di un amore personale.

E’ per questo che ha preso un corpo umano al quale si è unito e lo ha fatto proprio per sempre. La nascita di Cristo è essa stessa una ‘alleanza d’amore’ stipulata per sempre tra Dio e l’uomo’… Qui, di fatto, Gesù non ci chiede di amare Lui come risposta al suo amore per noi; ci domanda, piuttosto, di amarci l’un l’altro con il suo stesso amore. Ci domanda, in altre parole, di essere simili a Lui, perché Egli si è fatto simile a noi”.

Si è soffermato sulla riforma della curia, che sta portando avanti: “In realtà, l’obiettivo dell’attuale riforma è che «le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato all’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie”.

Ha affrontato la situazione di alcuni Dicasteri della Curia romana, specialmente la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli; ma penso anche al Dicastero della Comunicazione e al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale:

“Le popolazioni che non hanno ancora ricevuto l’annuncio del Vangelo non vivono affatto soltanto nei Continenti non occidentali, ma dimorano dappertutto, specialmente nelle enormi concentrazioni urbane che richiedono esse stesse una specifica pastorale. Nelle grandi città abbiamo bisogno di altre ‘mappe’, di altri paradigmi, che ci aiutino a riposizionare i nostri modi di pensare e i nostri atteggiamenti: Fratelli e sorelle, non siamo nella cristianità, non più! Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati”.

Quindi il papa ha chiesto un cambio di ‘mentalità pastorale’, riprendendo l’intuizione di papa Benedetto XVI nell’indizione dell’Anno della Fede: “Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, che non vuol dire passare a una pastorale relativistica. Non siamo più in un regime di cristianità perché la fede, specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente, non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata”.

Riprendendo un’intervista del card. Carlo Maria Martini il papa ha chiesto di essere nelle ‘sfide’: “… si tratta dunque di grandi sfide e di necessari equilibri, molte volte non facili da realizzare, per il semplice fatto che, nella tensione tra un passato glorioso e un futuro creativo e in movimento, si trova il presente in cui ci sono persone che necessariamente hanno bisogno di tempo per maturare; ci sono circostanze storiche da gestire nella quotidianità, perché durante la riforma il mondo e gli eventi non si fermano; ci sono questioni giuridiche e istituzionali che vanno risolte gradualmente, senza formule magiche o scorciatoie”.

Ed ha chiesto di non essere attratti dalla tentazione della ‘rigidità’: “Qui occorre mettere in guardia dalla tentazione di assumere l’atteggiamento della rigidità. La rigidità che nasce dalla paura del cambiamento e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio. Ricordiamo sempre che dietro ogni rigidità giace qualche squilibrio. La rigidità e lo squilibro si alimentano a vicenda in un circolo vizioso. E oggi questa tentazione della rigidità è diventata tanto attuale”.

Mentre ai dipendenti della Santa Sede ha sottolineato il valore del ‘sorriso’ di Dio: “La Vergine e il suo sposo, con il loro amore, hanno fatto sbocciare il sorriso sulle labbra del loro bambino appena nato. Ma quando ciò è accaduto, i loro cuori sono stati riempiti di una gioia nuova, venuta dal Cielo. E la piccola stalla di Betlemme si è come illuminata. Gesù è il sorriso di Dio.

E’ venuto a rivelarci l’amore del Padre, la sua bontà, e il primo modo in cui l’ha fatto è stato sorridere ai suoi genitori, come ogni neonato di questo mondo. E loro, la Vergine Maria e San Giuseppe, per la loro grande fede hanno saputo accogliere quel messaggio, hanno riconosciuto nel sorriso di Gesù la misericordia di Dio per loro e per tutti quelli che aspettavano la sua venuta, la venuta del Messia, il Figlio di Dio, il Re d’Israele”.

Questo è il valore del presepio: “Ecco, carissimi, nel presepe anche noi riviviamo questa esperienza: guardare il Bambino Gesù e sentire che lì Dio ci sorride, e sorride a tutti i poveri della terra, a tutti quelli che aspettano la salvezza, che sperano in un mondo più fraterno, dove non ci siano più guerre e violenze, dove ogni uomo e donna possa vivere nella sua dignità di figlio e figlia di Dio… A volte diventa difficile sorridere, per tanti motivi. Allora abbiamo bisogno del sorriso di Dio: Gesù, solo Lui ci può aiutare. Solo Lui è il Salvatore, e a volte ne facciamo esperienza concreta nella nostra vita”.

Il presepe è l’essenzialità della fede

“Tale descrizione ci mostra che la salvezza avvolge tutto l’uomo e lo rigenera. Ma questa nuova nascita, con la gioia che l’accompagna, sempre presuppone un morire a noi stessi e al peccato che è in noi. Da qui deriva il richiamo alla conversione, che è alla base della predicazione sia del Battista sia di Gesù; in particolare, si tratta di convertire l’idea che abbiamo di Dio…

L’Avvento è tempo di grazia. Ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta”.

Così papa Francesco nell’Angelus domenicale, a cui hanno partecipato anche molti ragazzi arrivati per la benedizione dei bambinelli del Presepe, invitando a riflettere che Natale non è una fiaba, ma che è Dio fattosi uomo, come ha scritto nella lettera apostolica ‘Admirabile Signum’ sul valore del presepe, che suscita ‘stupore e meraviglia’:

“Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui”.

Nella lettera apostolica il papa, dopo aver raccontato l’intuizione di san Francesco di realizzare a Greccio il primo presepe vivente, sottolinea lo stupore che esso suscita: “Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza.

Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato”.

Quindi il papa propone alle famiglie di preparare il presepe nelle proprie case: “Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali”.

E con dovizia di particolari il papa ha descritto le ‘statuine’ presenti nel presepe per descrivere una ‘santità quotidiana’: “Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina”.

Tutti i personaggi conducono al cuore del presepe: “Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato… Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica”.

Ed anche  Giuseppe assume un ruolo ‘particolare’, quello del ‘custode’ della vita divina: “Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto. E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente”.

In questo modo Gesù nasce, manifestando il ‘Dio che viene’: “Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque. La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita”.

Quindi il presepe trasmette la bellezza della fede cristiana: “Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità”.

Papa Francesco: il presepe è Vangelo vivo

Nell’ultima udienza prenatalizia nell’aula ‘Paolo VI’ papa Francesco, richiamando la sua recente lettera apostolica ‘Admirabile signum’ e la sua visita a Greccio, ha invitato i fedeli a ‘fare’ il presepe: “Tra una settimana sarà Natale. In questi giorni, mentre si corre a fare i preparativi per la festa, possiamo chiederci: ‘Come mi sto preparando alla nascita del Festeggiato?’. Un modo semplice ma efficace di prepararsi è fare il presepe”. 

Il papa ha sottolineato che il presepe è come ‘Vangelo vivo’, invitando i presenti a rendere visibile un avvenimento essenziale per la vita umana: “Porta il Vangelo nei posti dove si vive: nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e di ritrovo, negli ospedali e nelle case di cura, nelle carceri e nelle piazze. E lì dove viviamo ci ricorda una cosa essenziale: che Dio non è rimasto invisibile in cielo, ma è venuto sulla Terra, si è fatto uomo, un bambino”.

Allora ‘fare’ il presepe significa ‘celebrare la vicinanza di Dio’: “Dio sempre è stato vicino al suo popolo, ma quando si è incarnato e nato, è stato molto vicino, vicinissimo. Fare il presepe è celebrare la vicinanza di Dio, è riscoprire che Dio è reale, concreto, vivo e palpitante. Dio non è un signore lontano o un giudice distaccato, ma è Amore umile, disceso fino a noi. Il Bambino nel presepe ci trasmette la sua tenerezza”.

E, con dovizia di particolari, si è soffermato nel raccontare la ‘tenerezza’ di Dio, che si manifesta nel presepe: “Alcune statuine raffigurano il “Bambinello” con le braccia aperte, per dirci che Dio è venuto ad abbracciare la nostra umanità. Allora è bello stare davanti al presepe e lì confidare al Signore la vita, parlargli delle persone e delle situazioni che abbiamo a cuore, fare con Lui il bilancio dell’anno che sta finendo, condividere le attese e le preoccupazioni”.

Ed ha fornito una visione anche dei genitori di Gesù, chiedendo di invitare nelle case la Sacra Famiglia: “Accanto a Gesù vediamo la Madonna e san Giuseppe. Possiamo immaginare i pensieri e i sentimenti che avevano mentre il Bambino nasceva nella povertà: gioia, ma anche sgomento. E possiamo anche invitare la Sacra Famiglia a casa nostra, dove ci sono gioie e preoccupazioni, dove ogni giorno ci svegliamo, prendiamo cibo e sonno vicini alle persone più care”.

Poi ha sottolineato il significato della parola ‘presepe’, come luogo che dà vita: “Il presepe è un Vangelo domestico. La parola presepe letteralmente significa ‘mangiatoia’, mentre la città del presepe, Betlemme, significa ‘casa del pane’. Mangiatoia e casa del pane: il presepe che facciamo a casa, dove condividiamo cibo e affetti, ci ricorda che Gesù è il nutrimento, il pane della vita. E’ Lui che alimenta il nostro amore, è Lui che dona alle nostre famiglie la forza di andare avanti e perdonarci”.

Quindi il presepe è un invito alla ‘contemplazione’: “Ci ricorda l’importanza di fermarci. Perché solo quando sappiamo raccoglierci possiamo accogliere ciò che conta nella vita. Solo se lasciamo fuori casa il frastuono del mondo ci apriamo all’ascolto di Dio, che parla nel silenzio”.

Riprendendo l’episodio di un regalo ricevuto il papa ha sottolineato l’attualità del presepe: “Il presepe è attuale, è l’attualità di ogni famiglia. Ieri mi hanno regalato un’immaginetta di un presepe speciale, piccolina, che si chiamava: ‘Lasciamo riposare mamma’.

C’era la Madonna addormentata e Giuseppe con il Bambinello lì, che lo faceva addormentare. Quanti di voi dovete dividere la notte fra marito e moglie per il bambino o la bambina che piange, piange, piange. ‘Lasciate riposare mamma’ è la tenerezza di una famiglia, di un matrimonio”.

Insomma il presepe è un’immagine di pace, costruito da tante scene di vita quotidiana: “Il presepe è più che mai attuale, mentre ogni giorno si fabbricano nel mondo tante armi e tante immagini violente, che entrano negli occhi e nel cuore. Il presepe è invece un’immagine artigianale di pace. Per questo è un Vangelo vivo…

Vediamo scene quotidiane: i pastori con le pecore, i fabbri che battono il ferro, i mugnai che fanno il pane; a volte si inseriscono paesaggi e situazioni dei nostri territori. E’ giusto, perché il presepe ci ricorda che Gesù viene nella nostra vita concreta”.

Ha concluso l’udienza con l’invito a fare il presepe in casa: “E, questo è importante. Fare un piccolo presepe a casa, sempre, perché è il ricordo che Dio è venuto da noi, è nato da noi, ci accompagna nella vita, è uomo come noi, si è fatto uomo come noi. Nella vita di tutti i giorni non siamo più soli, Egli abita con noi. Non cambia magicamente le cose ma, se Lo accogliamo, ogni cosa può cambiare.

Vi auguro allora che fare il presepe sia l’occasione per invitare Gesù nella vita. Quando noi facciamo il presepe a casa, è come aprire la porta e dire: ‘Gesù, entra!’, è fare concreta questa vicinanza, questo invito a Gesù perché venga nella nostra vita. Perché se Lui abita la nostra vita, la vita rinasce. E se la vita rinasce, è davvero Natale. Buon Natale a tutti!”

Torna la Benedizione dei Bambinelli in piazza San Pietro

Sono passati 50 anni da quel 21 dicembre 1969 quando Papa Paolo VI, durante l’Angelus, impartì per la prima volta la benedizione alle statuine dei bambinelli che i ragazzi di Roma avevano portato con loro in piazza San Pietro.

Anche quest’anno gli oratori e le parrocchie di Roma torneranno in piazza domenica 15 dicembre convocati dal Centro Oratori Romani, per un appuntamento di festa, testimonianza e preghiera con Papa Francesco che di anno in anno segna la preparazione al Natale di centinaia di bambini, animatori e famiglie.

‘È Natale anche qui!’ è il tema scelto per questa edizione per ricordare a tutti, grandi e piccoli, che Gesù nasce in ogni luogo. Nasce ancora una volta in disparte, in silenzio, nell’umiltà di piccoli segni che solo chi sa farsi “piccolo” riesce a cogliere. I Bambinelli che verranno portati a ricevere la benedizione di Papa Francesco diventeranno cosi il simbolo della sua presenza nelle comunità e nell’intera città.

Sin dalle prime ore del mattino piazza S. Pietro si colorerà della presenza allegra e festosa dei piccoli e degli adolescenti degli oratori romani che parteciperanno nella basilica alla Santa Messa presieduta dalla card. Angelo Comastri. Seguirà, in piazza, in una apposita area transennata, un momento di animazione aspettando insieme la recita dell’Angelus con Papa Francesco che, nel corso della preghiera, benedirà le statuine che i ragazzi avranno portato con loro.

“La benedizione dei Bambinelli, giunta al suo 50esimo appuntamento, sottolinea il presidente del COR, David Lo Bascio, ci ricentra sul mistero del Natale, ricordando a tutti noi che il Signore della Storia viene senza clamore, nel freddo di una grotta.

E soprattutto richiamandoci a questa verità: se l’Eterno ha scelto di farsi carne nascendo bambino, noi adulti come possiamo continuare a ignorare le loro istanze, i loro diritti, la loro soggettività? Adorare il Cristo che viene significa adorare anche la sua condizione di piccolo e cambiare la nostra vita, il nostro sguardo e la nostra società perché siano più a misura di bambino”.

Negli ultimi anni la tradizione della Benedizione dei Bambinelli ha preso piede in moltissime diocesi italiane da nord a sud e anche all’estero arrivando pure negli Stati Uniti dove molte comunità, sempre nella terza domenica di Avvento, organizzano momenti di preghiera e di festa uniti spiritualmente al Pontefice e all’appuntamento romano.

89.31.72.207