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Nosiglia: questo tempo chiede più preghiera e più comunità

Due immagini si inseguono nella Lettera pastorale ‘Non temete, io sono con voi’ dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia: i discepoli che sulla strada di Emmaus incontrano il Risorto, e la paura sul volto di Pietro quando si sente sprofondare nelle acque del lago. La Lettera è un vademecum per le due comunità diocesane di Torino e Susa nell’anno pastorale iniziato, perché l’esperienza dei due discepoli offre spunti interessanti per la ‘nostra’ vita quotidiana:

Papa Francesco: la preghiera è la scuola della vita

“Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Il mese di ottobre, mese missionario, rappresenta un pressante invito per i cristiani a sentirsi tutti responsabili nella diffusione del Regno di Dio. Siate coraggiosi nell’annunciare con le parole e con l’esempio il messaggio evangelico, in ogni ambiente”: con queste parole papa Francesco ha ricordato al termine dell’udienza generale nell’aula Paolo VI l’importanza della missione.

Papa Francesco invita alla missione

L’Ottobre missionario di quest’anno, sulla scia del tema precedente (‘Battezzati e inviati’), prosegue alla luce della parola biblica tratta dalla vocazione del profeta Isaia: ‘Eccomi, manda me!’ Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale di domani ha scritto:

Papa Francesco: la preghiera allieva il dolore

“Io vorrei, come faccio di solito, scendere e avvicinarmi a voi per salutarvi; ma con le nuove prescrizioni, meglio mantenere le distanze. Anche, gli ammalati li saluto di cuore da qui. Voi siete a distanza prudente, come si deve fare. Ma succede che quando io scendo, tutti vengono e lì si ammucchiano: e il problema è che c’è il pericolo del contagio. Così, ognuno con la mascherina, mantenendo le distanze, possiamo andare avanti con le udienze. Scusatemi se oggi vi saluto da lontano, ma credo che se tutti, come buoni cittadini, compiamo le prescrizioni delle Autorità, questo sarà un aiuto per finire con questa pandemia”.

San Pio da Pietrelcina e i suoi gruppi di preghiera: ne parliamo con Fra Daniele Moffa (ass. spirituale Campania)

Fra Daniele Moffa - Padre Pio

“San Pio ha richiamato l’uomo alle verità più essenziali: Dio, la sofferenza, la preghiera, la carità”. Lo afferma in esclusiva per Korazym.org Fra Daniele Moffa, cappuccino del Convento di Pietrelcina e Assistente spirituale regionale dei Gruppi di Preghiera della Campania di San Pio.

Papa Francesco invita a pregare come Elia

All’udienza generale per la prima volta dopo il lockdown in Aula Paolo VI, a causa del maltempo, papa Francesco riprende le catechesi sulla preghiera dopo il ciclo sulla cura del Creato nel mondo ferito dalla pandemia e si concentra sulla preghiera del profeta Elia, rivolgendo un invito a pregare il rosario: “Ricorre oggi la festa della Madonna del Rosario. Invito tutti a riscoprire, specialmente durante questo mese di ottobre, la bellezza della preghiera del Rosario, che ha alimentato, attraverso i secoli, la fede del popolo cristiano”.

Card. Sepe: Maria Velotti tra vita contemplativa e vita attiva

Donna umile e silenziosa, si calò nelle incertezze e nelle miserie del suo tempo, con uno spiccato senso di concretezza, ma totalmente abbandonata a Dio: per questo madre Maria Luigia del Santissimo Sacramento (al secolo Maria Luigia Velotti), fondatrice delle francescane Adoratrici della Croce, sabato scorso è stata proclamata beata, e il 2 settembre è stato fissato il giorno della sua memoria liturgica.

I vescovi lombardi rivolgono una parola di speranza ai fedeli

“Sentiamo il desiderio che giunga a tutti una parola amica, in questo momento di complicata ripresa delle attività consuete, che è segnata dall’assedio dell’epidemia”: comincia così il messaggio dei vescovi lombardi inviato ai fedeli delle diocesi della regione, al termine della sessione svoltasi a Caravaggio.

Un messaggio di vicinanza e di speranza, in una situazione ancora difficile: “Vorremmo raggiungere tutti con una parola amica che incoraggi a guardare il futuro con speranza. La parola amica è ospitata nella conversazione di chi ascolta con attenzione e parla con semplicità sapendo di essere ascoltato; nel discorrere di chi trova conforto di condividere pensieri, buone intenzioni, trepidazione, speranze; nel confrontarsi di chi non pretende di risolvere tutto o di dettare ricette, ma è persuaso che insieme si può fare molto, qui, ora, nel gesto minimo che semina benevolenza, solidarietà, serenità”.

Sono diverse le parole amiche segnalate dai pastori. Innanzitutto la riconoscenza: “Abbiamo constatato che la gente buona, operosa, onesta, competente che tiene in piedi il mondo abita nello stesso condominio, viaggia sullo stesso treno, e nell’emergenza si rivela quell’eroismo quotidiano che non ti aspetti. La parola della riconoscenza, le espressioni di stima, l’apprezzamento per le fatiche straordinarie affrontate nel servizio sanitario, nella didattica a distanza, nella gestione dei servizi essenziali nei negozi, nei cimiteri, nella gestione dell’ordine pubblico, tutto questo può cambiare il clima della convivenza ordinaria”.

Dopo questi mesi di chiusura, i vescovi lombardi hanno invitato a pregare: “Dobbiamo ancora imparare a pregare. La preghiera: non come l’adempimento di anime devote, non come la buona abitudine da conservare, non come la pretesa di convincere Dio all’intervento miracoloso. Dobbiamo imparare la preghiera che lo Spirito di Dio suggerisce alla Sposa dell’Agnello, la preghiera ecclesiale e la preghiera che lo Spirito insegna chi non sa pregare in modo conveniente, così che possiamo gridare: Abbà, Padre!”

Un altro invito ha riguardato la partecipazione alle celebrazioni eucaristiche: “Nei giorni del blocco, abbiamo sofferto di liturgie sospese, di partecipazioni solo virtuali alle celebrazioni, e insieme abbiamo avuto esperienze di preghiere in famiglia meglio condivise, di preghiere on-line divenute consuete, di sovrabbondanti offerte di trasmissioni di momenti di preghiera.

Questo è il tempo adatto per imparare di nuovo a celebrare, a pregare insieme, a pregare personalmente, a pregare in famiglia. Ritroviamo nella domenica, nel giorno del Signore e ‘Pasqua della settimana’, il gusto e la gioia di riscoprirci Chiesa, popolo santo convocato intorno all’altare per celebrare l’Eucaristia, dopo i lunghi giorni in cui non è  stato possibile radunarci”.

La preghiera e le celebrazioni eucaristiche hanno bisogno di persone: “Abbiamo bisogno di persone che insegnino a pregare, a esprimere la fede nel grido che sveglia il Signore, nell’alleluia che celebra la Pasqua, nella docilità che ascolta e medita la Parola di Dio, nell’intercessione che esprime la solidarietà con i tribolati delle nostre comunità e di tutta l’umanità invocando Maria e tutti i santi”.

Oltre alla preghiera, i credenti devono imparare a pensare: “Adesso abbiamo bisogno di imparare a pensare. Il pensiero promettente è quello che introduce alla sapienza: non solo l’accumulo di informazioni, non solo la registrazione di dati, non solo le dichiarazioni di personaggi resi autorevoli più dagli applausi che dagli argomenti.

Il pensiero sapiente e saggio cresce nella riflessione, è aiutato dalla conversazione qualificata con gli amici, attinge con umiltà al patrimonio culturale dell’umanità, invoca la sapienza che viene dell’alto ascoltando Gesù, sapienza del Padre. Cerchiamo il significato delle cose, non solo la descrizione dei fatti; abbiamo bisogno di imparare la prudenza nei giudizi, il vigile senso critico di fronte alle mode e ai pensieri comandati, la competenza a proposito della visione cristiana della vita”.

Quindi è un invito particolare a sperare oltre la morte: “La speranza cristiana non si limita all’aspettativa di tempi migliori, ma si fonda sulla promessa della salvezza che si compie nella comunione eterna e felice con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Nel contesto che vive alternativamente e pericolosamente di depressione e di euforia, i discepoli del Risorto sono inviati per essere testimoni della risurrezione. Imparano a vivere seguendo Gesù e perciò imparano a fare della propria vita un dono, fino a morire, e già gioiscono: nella speranza sono stati salvati.

In questa ripresa dell’anno pastorale si celebrano nelle nostre comunità le messe in suffragio dei nostri morti portati alla sepoltura senza funerali: non si tratta di una consolazione surrogata alla desolazione di un mancato adempimento, ma della celebrazione comunitaria della speranza cristiana che, nella gloria del Risorto, contempla la comunione dei santi”.

Tra i segni di speranza, nell’angoscia di mesi di lockdown, di certo c’è tutto quel mondo di gratuità e solidarietà che è emerso ancora di più come patrimonio del Paese, consistente nell’imparare a prendersi cura: “Abbiamo imparato e dobbiamo imparare che la delega delle cure alle istituzioni e alle professionalità specializzate non può essere un alibi. La fraternità ci chiede quella forma di prossimità che coinvolge personalmente in relazioni di aiuto, in legami affettuosi, in parole di conforto e di testimonianza…

Imparare a prendersi cura gli uni degli altri non è un principio altisonante e retorico, ma la proposta di praticare il gesto minimo che dà volto di fraternità alla società, che coltiva l’arte del buon vicinato, che vive la professione e il tempo libero come occasioni per servire al bene comune. Ciascuno trova la sua sicurezza non nell’isolamento, ma nella solidarietà”.

La conclusione del documento dei vescovi lombardi è un invito a prendersi cura: “Imparare a prendersi cura gli uni degli altri è anche un programma di resistenza contro le forme di disgregazione sociale insinuate dalle seduzioni dell’individualismo, dell’indifferenza, dell’interesse di parte, dagli interessi di quel capitalismo senza volto e senza principi morali che vuole ridurre le persone a consumatori, le prestazioni sanitarie e assistenziali a investimenti, l’intero pianeta a fonte di guadagni praticando uno sfruttamento scriteriato”.

(Diocesi di Milano)

Card. Sepe: Non ci si salva da soli

Una riflessione sulla precarietà e sulla possibile azione pastorale in un contesto divenuto più vulnerabile a causa del Covid-19 è l’ultima Lettera pastorale dell’arcivescovo di Napoli, card. Crescenzio Sepe, dal titolo ‘Seppellire i morti. Annunciare il Signore della vita’ sulla settima opera di misericordia:

Da sant’Agostino un invito a mangiare l’Eucarestia

“In Agostino si rispecchia innanzitutto l’immagine della storia della Chiesa che San Paolo propone a Timoteo: parole che suonano come un testamento sulla bocca dell’apostolo, consapevole dell’imminenza della morte. In verità al discepolo fatto Pastore è affidato innanzitutto il compito dell’annuncio del Vangelo, cuore stesso del mistero cristiano nel suo contenuto e come rivelazione della vittoria della vita sulla morte. E questo in Gesù e per noi, e nel suo accadere come condizione per i fratelli del tesoro di verità che ci è stato donato. L’intera vita di Agostino si svolge attorno a questo dono: il dono del Vangelo, ricevuto e offerto. E’ la prospettiva ecclesiale, ribadita con insistenza da papa Francesco nel nostro tempo: la comunicazione della gioia del Vangelo”.

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