Tag Archives: Pietismo

Papa Francesco: Dio invita al dialogo

Nell’udienza generale di oggi papa Francesco, continuando la catechesi sulla vecchiaia, ha invitato a leggere la testimonianza di Giobbe, che prima protesta eppoi si confronta con Dio, perché è sicuro che gli rende giustizia:

“Noi incontriamo Giobbe nel nostro cammino di catechesi sulla vecchiaia: lo incontriamo come testimone della fede che non accetta una ‘caricatura’ di Dio, ma grida la sua protesta di fronte al male, finché Dio risponda e riveli il suo volto.

E Dio alla fine risponde, come sempre in modo sorprendente: mostra a Giobbe la sua gloria ma senza schiacciarlo, anzi, con sovrana tenerezza, come fa Dio, sempre, con tenerezza.

Bisogna leggere bene le pagine di questo libro, senza pregiudizi, senza luoghi comuni, per cogliere la forza del grido di Giobbe. Ci farà bene metterci alla sua scuola, per vincere la tentazione del moralismo davanti all’esasperazione e all’avvilimento per il dolore di aver perso tutto”.

Ed è proprio nella conclusione del libro che Giobbe riconosce la ‘tenerezza’ di Dio e rifugge il pietismo: “Giobbe viene lodato perché ha compreso il mistero della tenerezza di Dio nascosta dietro il suo silenzio. Dio rimprovera gli amici di Giobbe che presumevano di sapere tutto, sapere di Dio e del dolore, e, venuti per consolare Giobbe, avevano finito per giudicarlo con i loro schemi precostituiti.

Dio ci preservi da questo pietismo ipocrita e presuntuoso! Dio ci preservi da quella religiosità moralistica e quella religiosità di precetti che ci dà una certa presunzione e porta al fariseismo e all’ipocrisia”.

Dio loda Giobbe per la sua franchezza: “La dichiarazione di Dio ci sorprende, perché abbiamo letto le pagine infuocate della protesta di Giobbe, che ci hanno lasciato sgomenti.

Eppure, dice il Signore, Giobbe ha parlato bene, anche quando era arrabbiato e anche arrabbiato contro Dio, ma ha parlato bene, perché ha rifiutato di accettare che Dio sia un ‘Persecutore’, Dio è un’altra cosa. E in premio Dio restituisce a Giobbe il doppio di tutti i suoi beni, dopo avergli chiesto di pregare per quei suoi cattivi amici”.

Proprio nella ‘conversione’ di Giobbe Dio si manifesta: “Questo passaggio è bellissimo. A me viene in mente la fine di quell’oratorio geniale di Haendel, il Messia, dopo quella festa dell’Alleluja lentamente il soprano canta questo passaggio: ‘Io so che il mio Redentore vive’, con pace.

E così, dopo tutta questa cosa di dolore e di gioia di Giobbe, la voce del Signore è un’altra cosa. ‘Io so che il mio Redentore vive’: è una cosa bellissima. Possiamo interpretarlo così: ‘Mio Dio, io so che Tu non sei il Persecutore. Il mio Dio verrà e mi renderà giustizia’.

E’ la fede semplice nella risurrezione di Dio, la fede semplice in Gesù Cristo, la fede semplice che il Signore sempre ci aspetta e verrà”.

Ma Giobbe è l’emblema dell’uomo: “E alcune persone sono travolte da una somma di mali che appare veramente eccessiva e ingiusta. E tante persone sono così. Tutti abbiamo conosciuto persone così.

Siamo stati impressionati dal loro grido, ma spesso siamo anche rimasti ammirati di fronte alla fermezza della loro fede e del loro amore nel loro silenzio. Penso ai genitori di bambini con gravi disabilità o a chi vive un’infermità permanente o al familiare che sta accanto…

Situazioni spesso aggravate dalla scarsità di risorse economiche. In certe congiunture della storia, questi cumuli di pesi sembrano darsi come un appuntamento collettivo. E’ quello che è successo in questi anni con la pandemia di Covid-19 e che sta succedendo adesso con la guerra in Ucraina”.

Dio accoglie la protesta, che scaturisce dal cuore, ed il papa invita a non tacere: “Se tu hai nel cuore qualche piaga, qualche dolore e ti viene voglia di protestare, protesta anche contro Dio, Dio ti ascolta, Dio è Padre, Dio non si spaventa della nostra preghiera di protesta, no! Dio capisce. Ma sii libero, sii libera nella tua preghiera, non imprigionare la tua preghiera negli schemi preconcetti!”

La protesta a Dio diviene preghiera: “La preghiera dev’essere così, spontanea, come quella di un figlio con il padre, che gli dice tutto quello che gli viene in bocca perché sa che il padre lo capisce. Il “silenzio” di Dio, nel primo momento del dramma, significa questo.

Dio non si sottrarrà al confronto, ma all’inizio lascia a Giobbe lo sfogo della sua protesta, e Dio ascolta. Forse, a volte, dovremmo imparare da Dio questo rispetto e questa tenerezza. E a Dio non piace quella enciclopedia di spiegazioni, di riflessione che fanno gli amici di Giobbe.

Quello è succo di lingua, che non è giusto: è quella religiosità che spiega tutto, ma il cuore rimane freddo. A Dio non piace, questo. Piace più la protesta di Giobbe o il silenzio di Giobbe”.

Nella vecchiaia Giobbe trasforma il risentimento in preghiera: “I vecchi che trovano la strada di questa testimonianza, che converte il risentimento per la perdita nella tenacia per l’attesa della promessa di Dio sono un presidio insostituibile per la comunità nell’affrontare l’eccesso del male.

Lo sguardo dei credenti che si rivolge al Crocifisso impara proprio questo. Che possiamo impararlo anche noi, da tanti nonni e nonne, da tanti anziani che, come Maria, uniscono la loro preghiera, a volte straziante, a quella del Figlio di Dio che sulla croce si abbandona al Padre.

Guardiamo gli anziani, guardiamo i vecchi, le vecchie, le vecchiette; guardiamoli con amore, guardiamo la loro esperienza personale… Questi vecchi assomigliano a quella pace del figlio di Dio sulla croce che si abbandona al Padre”.

E prima dell’udienza generale papa Francesco ha ricevuto i membri dell’Associazione Famiglia Spirituale Charles de Foucauld giunti a Roma per la canonizzazione: “L’essenzialità, condensando il senso del credere in due semplici parole, in cui c’è tutto: ‘Iesus – Caritas’; e soprattutto ritornando allo spirito delle origini, allo spirito di Nazaret.

Auguro anche a voi, come Fratel Carlo, di continuare a immaginare Gesù che cammina in mezzo alla gente, che porta avanti con pazienza un lavoro faticoso, che vive nella quotidianità di una famiglia e di una città”.

(Foto: Santa Sede)

89.31.72.207