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Il card. Bassetti: dare speranza agli italiani

Ieri il card. Gualtiero Bassetti ha aperto la sessione primaverile del Consiglio permanente della Cei in un momento molto particolare per l’Italia alle prese con la diffusione della pandemia, che ha accentuato le molti crisi già diffuse; ma il primo pensiero è per il papa, che ha compiuto il viaggio apostolico in Iraq:

L’Iraq attende il papa

Tra qualche giorno papa Francesco visita l’Iraq, che anni di conflitti e violenze hanno ridotto allo stremo la popolazione civile, e porterà il suo conforto alla minoranza cristiana, ma anche a tutti gli iracheni, come aveva detto a Vatican News il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali:

Un libro racconta gli ‘squilli’ del papa al pellegrinaggio Macerata-Loreto

Ogni singola persona che in questi 42 anni abbia solo sfiorato l’esperienza del Pellegrinaggio Macerata-Loreto porta impresso nella mente un ricordo unico, particolare. Ma c’è un’immagine che sicuramente abita il cuore di tutte le migliaia e migliaia di pellegrini ed è quel fiume festoso di gente che scorre sulla discesa di Montereale, da cui al sorgere del sole si scorge il Santuario, al canto ‘La strada’ di Claudio Chieffo: “E’ bella la strada per chi cammina, è bella la strada per chi va, è bella la strada che porta a casa e dove ti aspettano già”.

I paradossi del cattolicesimo borghese (4). La mancanza di un’autorità nella Chiesa.

Anche nella Chiesa, dove si dovrebbe vivere da figli rivolti ad un Padre, si vive quella tendenza tipica della cultura contemporanea che ha liquidato i padri. E questo non solo perché i figli vogliono fare a meno dei padri, ma anche perché i padri non sanno essere tali. Occorre recuperare il senso dell’avere un’autorità, cioè qualcuno che sappia far crescere, far maturare il popolo di Dio.

San Benedetto nella sua Regola scrive a proposito dell’abate che egli deve giovare più che comandare. Oggi molti, troppi comandano nella Chiesa, ma non giovano. L’autoritarismo è un vizio diffusissimo nella Chiesa. D’altronde come potrebbe essere possibile un nuovo modo di esercitare l’autorità se non ci sono esempi, modelli? E’ questo un campo tutto da esplorare!

Il “successo” popolare di papa Francesco mette in risalto proprio questo: se c’è un leader, che con gesti autentici e parole forti, esprime vicinanza, prossimità, accoglienza, solidarietà, allora egli può permettersi di chiedere a tutti, laici, religiosi, sacerdoti, vescovi, di mettersi sulla strada esigente e radicale del Vangelo.

Il popolo di Dio sa capire quando un pastore è disposto a lasciare le novantanove pecore per andare a trovare la pecora smarrita e, per questo, sa camminare accanto a quel pastore. Questo ragionamento “vale” tanto per la Chiesa universale quanto per la Chiesa locale.

I figli crescono bene, diventando adulti responsabili, se hanno dei buoni padri. Un aspetto sul quale si dovrebbe riflettere di più riguarda proprio il legame tra figli e padre, tra pastore e gregge. Come può un padre pretendere obbedienza, riconoscenza e rispetto se non sa amare il figlio?

Senza mostrare, concretamente, amore verso il figlio, senza mostrare cura appassionata e disinteressata per il proprio figlio, un padre non può offrire immagine migliore di sé se non quella di un piccolo tiranno. Ecco, perché, per san Benedetto, all’abate, a colui che nel monastero detiene l’autorità, occorre giovare più che comandare.

L’amore, la carità, come dice San Paolo, mostra l’autenticità di un dono, anche quello di chi, per volontà di Dio, è chiamato a guidare il suo gregge. L’obbedienza, il rispetto e la riconoscenza dei figli verranno, ma prima ci deve essere amore gratuito per le pecore del gregge affidato.

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Ratzinger è il Papa più longevo nella storia: aumentano i dubbi sulle dimissioni

Ulteriore traguardo per Benedetto XVI, a dirlo è la storia: dopo essere stato  il primo Papa emerito della storia moderna e contemporanea, è adesso passato agli annali per essere il più longevo. Essendo nato il 16 aprile 1927, ha superato Leone XIII, che governò  la Chiesa dal 1878 al 1903, ovvero sino all’età di 93 anni 4 mesi e 18 giorni.

Papa Francesco: Maria è madre del nostro cuore

Nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato la festa della beata Maria Vergine di Guadalupe, patrona delle Americhe, papa Francesco ha presieduto la celebrazione eucaristica nella basilica di san Pietro. Maria non si è mai presentata come una co-redentrice, ma come discepola fedele, attraverso tre aggettivi: donna, discepola, meticcia, soffermandosi su come nel corso dei secoli la pietà cristiana abbia sempre cercato di lodarla e onorarla con nuovi titoli, titoli filiali, dettati dall’amore del Popolo di Dio per lei ma che non toccavano per niente il suo essere donna e discepola.

Discepola fedele al suo Figlio, Lei non si è mai presentata come correttrice ma discepola. Non ha mai preso per se qualcosa di suo figlio perché è madre: “Maria è nostra madre, di tutti noi e della Chiesa e prefigura la Chiesa ed è madre del nostro cuore. La Chiesa è femminile e la nostra anima ha questa capacità di ricevere la grazia da Dio. Non possiamo pensare alla Chiesa senza questo principio mariano”.

Quando si cerca il ruolo della donna nella Chiesa si può pensare alla funzionalità che porta solo a metà strada: “Mai ha voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio, mai si è presentata come una co-redentrice, ma come una discepola”.

Papa Francesco non indugia sulla questione teologica che dà priorità al discepolato di Maria o piuttosto alla sua maternità ma ribadisce che la Vergine non ha mai rubato o trattenuto per sé niente che fosse di suo Figlio, perché in quanto Madre di Dio e dell’umanità è abituata a dare la vita e non a trattenerla.

Ecco il motivo per cui il papa si è soffermato sulla maternità della Madonna che è “Madre nostra, di tutti i popoli, Madre della Chiesa, ma prima ancora dei nostri cuori e delle nostre anime. Qualche santo padre afferma che ciò che si dice di Maria può essere detto anche della Chiesa, e a modo suo, della nostra anima. Perché la Chiesa è femminile e la nostra anima ha la capacità di ricevere la grazia di Dio, accoglierla e in un certo senso i padri della Chiesa la vedevano come femminile. Non possiamo pensare alla Chiesa senza questo principio mariano”. 

Infine il papa si è soffermato  sul terzo aggettivo, spiegando perché Maria è meticcia, come il volto della Guadalupana: “Ha voluto essere meticcia, si è mescolata ma non solo con Juan Diego, è diventata meticcia per essere madre di tutti, si è meticciata con l’umanità. Perché lo ha fatto? Perché lei ha ‘meticciato’ Dio e questo è il grande mistero: Maria madre meticcia, che ha fatto Dio, vero Dio e vero uomo, in suo Figlio Gesù”.

La storia della Morenita affonda le radici nel XVI secolo, durante l’epopea dei conquistadores e l’avvio della schiavitù per milioni di indios. Si racconta che tra il 9 ed il 12 dicembre del 1531 una figura misteriosa, Nuestra Señora de Guadalupe, apparve sulla collina del Tepeyac, a nord di Città del Messico, a Juan Diego Cuauhtlatoazin, un giovane contadino indigeno e uno dei primi aztechi a convertirsi al cristianesimo.

Nel mantello usato da Juan Diego per raccogliere dei fiori che la Vergine gli fece trovare sbocciati fuori stagione in quel luogo desolato, si impresse miracolosamente l’immagine di Maria. Un’immagine misteriosa, piena di simboli legati agli astri e ancora sottoposta a studi. Da questo episodio milioni di indios chiesero di essere battezzati.

Ed  in occasione della festa la Conferenza episcopale colombiana (Cec) ha rivolto un invito alla riflessione e alla preghiera ‘per chiedere la riconciliazione, la pace e l’unione’ della nazione. L’iniziativa, si legge nella nota della Conferenza episcopale, “si svolge nell’ambito della festa di Nostra Signora di Guadalupe, patrona d’America e in sintonia con l’invito del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) ad assumere uno sguardo cristiano e una posizione di semina basata sulla speranza e con i costanti messaggi di papa Francesco sulla riconciliazione e la pace di tutte le nazioni”.

L’obiettivo era unirsi in preghiera con un’intenzione comune per tutti i paesi del continente, ottenere la pace: “Vi invitiamo a organizzare con la vostra comunità parrocchiale, il vostro movimento apostolico, la Conferenza episcopale, la famiglia o gli amici, un momento di preghiera, recitando il Santo Rosario, partecipando a una liturgia della Parola o all’Eucaristia, o dedicando uno spazio di tempo durante il giorno a pregare per questo intenzione”.

Inoltre il Celam ha chiesto anche di creare un flusso pubblico di comunicazione, utilizzando l’hashtag #AméricaLatinaRezaPorLaPaz: “Raccontateci da dove vi unirete per pregare per la pace nel continente come celebrate la festa della Vergine di Guadalupe nel vostro paese. Ricordiamo che il messaggio della Vergine di Guadalupe è quello dell’armonia di tutti i popoli in un’unica civiltà di amore e dedizione a Dio”.

Papa Francesco: la santità è la Parola di Dio nella storia

I santi sono modelli e guide di vita cristiana, ma non sono esseri umani irraggiungibili: lo ha detto papa Francesco ricevendo la ‘grande famiglia’ della Congregazione delle Cause dei Santi, a cui compete il compito di vagliare la santità eroica, come quella nascosta, nel 50^ anniversario della sua istituzione. Era infatti l’8 maggio 1969 quando san Paolo VI decise di sostituire la Congregazione dei Sacri Riti con due diversi dicasteri: la Congregazione delle Cause dei Santi e la Congregazione per il Culto Divino.

Papa Francesco denuncia la persecuzione contro i cristiani

“Nella lettura degli Atti degli Apostoli, continua il viaggio del Vangelo nel mondo e la testimonianza di san Paolo è sempre più segnata dal sigillo della sofferenza. Ma questa è una cosa che cresce con il tempo nella vita di Paolo. Paolo non è solo l’evangelizzatore pieno di ardore, il missionario intrepido tra i pagani che dà vita a nuove comunità cristiane, ma è anche il testimone sofferente del Risorto”: così il papa nell’aula Paolo VI ha ricordato l’apostolo delle genti prigioniero davanti al re Agrippa, narrato negli Atti degli Apostoli.

Però prima dell’udienza generale papa Francesco aveva ricevuto presso l’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana i partecipanti al Pellegrinaggio dell’Eparchia di Mukachevo di rito bizantino (Ucraina) in occasione del 30° anniversario dell’uscita della stessa dalla clandestinità: “La Chiesa di Mukachevo è madre di tanti martiri, che con il proprio sangue hanno confermato la fedeltà a Cristo, alla Chiesa Cattolica e al Vescovo di Roma.

In particolare, facciamo memoria del beato vescovo martire Teodor Romža, che nei momenti più bui della vostra storia ha saputo guidare il popolo di Dio con sapienza evangelica e coraggio, uomo instancabile, secondo l’esempio di Cristo Buon Pastore, fino a dare la propria vita per le pecore.

Voglio anche ricordare i vostri antenati, nonni e nonne, padri e madri, che nell’intimità delle loro case, e spesso sotto la sorveglianza del regime ostile, rischiando la propria libertà e la vita, hanno trasmesso l’insegnamento della verità di Cristo e hanno offerto alle generazioni future, di cui voi siete rappresentanti, un’eloquente testimonianza di fede salda, di fede viva, di fede cattolica”.

Ed ai fedeli in udienza generale ha ricordato il martirio dei cristiani ucraini: “Io vengo dalla basilica di san Pietro e lì ho avuto una prima udienza, questa mattina, con i pellegrini ucraini, di una diocesi ucraina. Come è stata perseguitata, questa gente; quanto hanno sofferto per il Vangelo! Ma non hanno negoziato la fede. Sono un esempio”.

Anche oggi i cristiani sono perseguitati per la loro fede come san Paolo, avvertendo che il martirio è testimonianza: “Oggi nel mondo, in Europa, tanti cristiani sono perseguitati e danno la vita per la propria fede, o sono perseguitati con i guanti bianchi, cioè lasciati da parte, emarginati …

Il martirio è l’aria della vita di un cristiano, di una comunità cristiana. Sempre ci saranno i martiri tra noi: è questo il segnale che andiamo sulla strada di Gesù. E’ una benedizione del Signore, che ci sia nel popolo di Dio, qualcuno o qualcuna che dia questa testimonianza del martirio”.

Riprendendo il cammino di san Paolo papa Francesco ha sottolineato che anche a Gerusalemme è perseguitato dai suoi concittadini: “Come fu per Gesù, anche per lui Gerusalemme è la città ostile. Recatosi nel tempio, viene riconosciuto, condotto fuori per essere linciato e salvato in extremis dai soldati romani.

Accusato di insegnare contro la Legge e il tempio, viene arrestato e inizia la sua peregrinazione di carcerato, prima davanti al sinedrio, poi davanti al procuratore romano a Cesarea, e infine davanti al re Agrippa. Luca evidenzia la somiglianza tra Paolo e Gesù, entrambi odiati dagli avversari, accusati pubblicamente e riconosciuti innocenti dalle autorità imperiali; e così Paolo è associato alla passione del suo Maestro, e la sua passione diventa un vangelo vivo”.

Durante la sua difesa, san Paolo sa trasmettere la testimonianza di fede: “Poi Paolo racconta la propria conversione: Cristo Risorto lo ha reso cristiano e gli ha affidato la missione tra le genti… Paolo ha obbedito a questo incarico e non ha fatto altro che mostrare come i profeti e Mosè hanno preannunciato ciò che egli ora annuncia…

La testimonianza appassionata di Paolo tocca il cuore del re Agrippa, a cui manca solo il passo decisivo. E dice così, il re: ‘Ancora un poco e mi convinci a farmi cristiano!’. Paolo viene dichiarato innocente, ma non può essere rilasciato perché si è appellato a Cesare. Continua così il viaggio inarrestabile della Parola di Dio verso Roma. Paolo, incatenato, finirà qui a Roma”.

Quindi a Roma è incarcerato, però nonostante tutto riesce a testimoniare la resurrezione di Gesù: “A partire da questo momento, il ritratto di Paolo è quello del prigioniero le cui catene sono il segno della sua fedeltà al Vangelo e della testimonianza resa al Risorto. Le catene sono certo una prova umiliante per l’Apostolo, che appare agli occhi del mondo come un ‘malfattore’. Ma il suo amore per Cristo è così forte che anche queste catene sono lette con gli occhi della fede”.

In conclusione il papa ha invitato i fedeli alla perseveranza nella fede, perché come aveva sottolineato papa Benedetto XVI la fede per Paolo è ‘l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore, … è amore per Gesù Cristo’:

“Cari fratelli e sorelle, Paolo ci insegna la perseveranza nella prova e la capacità di leggere tutto con gli occhi della fede. Chiediamo oggi al Signore, per intercessione dell’Apostolo, di ravvivare la nostra fede e di aiutarci ad essere fedeli fino in fondo alla nostra vocazione di cristiani, di discepoli del Signore, di missionari”.

Cei, una “rosa” al Papa per eleggere il presidente

Le nubi e la pioggia hanno accompagnato per tutta la settimana i lavori del Consiglio permanente della Cei – a parte la schiarita di martedì -, e l’esordio del nuovo segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, è stato piuttosto bagnato. A lui l’onere e l’onore di riferire dei lavori del parlamentino, che si sono focalizzati soprattutto sulla revisione dello Statuto, in particolare per quanto riguarda l’elezione dei vertici Cei. E di fatto è stata confermata l’ipotesi più “gettonata”, che salva al tempo stesso la partecipazione dei vescovi al processo elettivo e la scelta effettiva del Papa. La spinta verso una maggiore collegialità che viene da Francesco è stata armonizzata con la richiesta di tutte le Conferenze episcopali regionali di “salvaguardare” lo speciale legame della Chiesa italiana con il Papa (che ne è primate). Via libera dunque ad ampie consultazioni nell’episcopato, che portino a identificare una rosa di 10-15 candidati (ma il numero è passibile di modifiche) tra cui il Papa possa compiere la sua scelta.

Papa Francesco a Rio, i giovani sono le pupille degli occhi della società. La sicurezza non trattiene alcuni giovani che bloccano l’auto del Papa

Sono passate da poco le 20.30 quando l’aereo che ha portato il Papa in Brasile atterra a Rio de Janeiro 12 e passa ore di volo. Lo attendono la croce della GMG e la presidente Rousseff insieme a decine di ragazzi e qualche giovane coppia con i figli che gridano “ Questa è la gioventù del Papa” e un nuovo slogan in portoghese Papa Francesco questo è la gioventù di Cristo.

Il Papa scende dalla scaletta con un lieve accenno di sorriso, ai piedi della scaletta sul tappeto rosso lo attende la presidente e una ragazza con un mazzo di fiori, poi il saluto delle delegazioni. Non solo strette di mano ma scambio di abbracci un po’ confusi, poi il Papa e la Presidente si avviano verso l’aeroporto chiacchierando, poi ancora saluti di vescovi, sacerdoti e ministri e militari che si confondono uno con l’altro.

Il Papa sembra davvero intimidito davanti alla Croce della GMG, ascolta i bambini che cantano, poi dopo un incontro privato in aeroporto con la presidente, Papa Francesco è salito in una monovolume argento scortato dalle auto blindate della sicurezza.

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