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Papa Francesco ha desiderio di andare in Ucraina

Sabato scorso papa Francesco ha incontrato nel cortile di san Damaso del Palazzo Apostolico i piccoli partecipanti all’ottava edizione del ‘Treno dei bambini’, evento organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura nell’ambito dell’iniziativa denominata ‘Cortile dei Gentili’, che hanno rivolto alcune domande, come quella di Sachar, proveniente dalla Ucraina, che ha chiesto di un suo possibile viaggio in Ucraina:

Il patriarca Pizzaballa: Cipro pronta ad accogliere il papa

Nel pomeriggio di ieri papa Francesco si è recato alla basilica di Santa Maria Maggiore per pregare davanti all’icona della Vergine Salus Populi Romani e affidarle il prossimo suo viaggio in Cipro e Grecia. Al termine ha fatto rientro in Vaticano: lo ha reso noto la Sala stampa della Santa Sede.

Per l’occasione il patriarca di Gerusalemme dei Latini, mons. Pierbattista Pizzaballa, ha invitato i fedeli a pregare per la visita del papa nell’isola del patrono san Barnaba: “Questa visita ha come motto di accompagnamento: ‘Esortandoci a vicenda nella fede’.

Il motto si richiama al nome dell’apostolo Barnaba, ‘figlio dell’esortazione’, e suggerisce l’importanza del conforto e dell’incoraggiamento reciproco, dimensioni essenziali per il dialogo, l’incontro e l’accoglienza, che sono i caratteri salienti della vita e della storia dell’isola, nonché dell’attuale cammino sinodale”.

Il patriarca ha richiamato il significato di questo pellegrinaggio: “Pellegrinaggio sulle orme dell’apostolo Barnaba, apostolo delle genti insieme a Paolo, padre della Chiesa di Cipro. Incontro con la realtà del Medio Oriente che fa confluire nel Mediterraneo e anche a Cipro il dramma di famiglie in fuga da guerre, povertà, lotte di potere e settarismi religiosi.

Cipro, nel suo piccolo, da un lato contiene in sé la ricchezza, lo splendore ma anche le contraddizioni e i drammi dell’intero Medio Oriente. Dall’altro lato è una finestra verso il mondo occidentale, con il quale ha sempre mantenuto relazioni vive”.

Cipro è un ponte: “E’ un ponte nel quale confluiscono e si mischiano le culture orientali e occidentali, e che porta in sé la bellezza e le ferite che la storia ci ha consegnato. Una storia che, dal tempo degli apostoli fino ad oggi, ha donato alla Chiesa testimonianze di fedeltà al Vangelo nonostante le avversità. Già all’inizio della predicazione apostolica, ad esempio, c’erano cittadini ciprioti nel piccolo gruppo che ebbe il coraggio di predicare Gesù Cristo nella vasta metropoli di Antiochia”.

Ha richiamato l’origine della fede nell’isola: “La tradizione cipriota vuole che il più antico monastero dell’isola sia lo Stavrovouni, fondato da Sant’Elena con la donazione di una reliquia del lignum Crucis. Ancora oggi troviamo la Croce nella piccola isola di Cipro così come, in maniera forse più intensa e dolorosa, la troviamo nel resto del Medio Oriente: la divisione politica e territoriale, che diventa anche divisione religiosa; il dramma di migrazioni dolorose; la crisi economica e sociale.

La terra di Cipro porta l’impronta della Croce, ma soprattutto le orme luminose della risurrezione di un amico di Gesù, Lazzaro, che la tradizione ricorda come primo vescovo dell’isola. Anche oggi troviamo partecipazione e decisione, fede intensa e appassionata, desiderio di incontro e rifiuto alla rassegnazione”.

Ed infine ha parlato delle relazioni ecumeniche: “Le relazioni ecumeniche con la Chiesa Ortodossa di Cipro sono eccellenti, con collaborazioni in diversi ambiti, incluso l’uso di chiese ortodosse per il culto cattolico, difficilmente riscontrabili altrove.

Le nostre piccole chiese, inoltre, non riescono a contenere la partecipazione dei tanti migranti e lavoratori stranieri che arricchiscono la comunità cattolica locale e rendono vivace e appassionata la vita ecclesiale, in tutte le parti dell’isola.

Vita ecclesiale che non si limita alla celebrazione dei Sacramenti, ma che si impegna anche nella carità, nell’accoglienza dei profughi (la cui presenza è proporzionalmente superiore a qualsiasi altro Paese europeo) e che opera in molte altre attività di sostegno e accoglienza e, con le sue scuole, è attiva nell’educazione di molti giovani del Paese. N

ella mia recente visita pastorale ho avuto l’occasione di incontrare e sperimentare ancora una volta l’impegno serio e costante nelle diverse realtà parrocchiali ed ecclesiali”.

Ha concluso la lettera con una preghiera a san Barnaba: “O santo Apostolo Barnaba, lodiamo Dio e Lo ringraziamo per averci dato te come Patrono e Protettore dell’isola di Cipro. Chiedi per noi a Dio che tutti, in quest’isola, dimorino sempre nella prosperità e nella concordia fraterna e che il messaggio del Vangelo, che tu hai predicato qui, porti frutti di armonia e di pacifica convivenza.

Mentre aspettiamo con gioia e gratitudine la visita di Papa Francesco a Cipro, benediciamo Dio per averci chiamato ad essere cristiani, discepoli di Gesù Cristo. Glorioso San Barnaba, sei stato un fulgido esempio di incoraggiamento, zelo ed entusiasmo nella prima comunità cristiana.

Possa la visita di Papa Francesco darci la forza di andare avanti con gioia ad amare e servire il Signore e a proclamare il nome di Cristo a tutti coloro che incontriamo, ‘consolandoci a vicenda nella fede’.

O santo Apostolo Barnaba, unisciti a noi nel lodare Dio nostro Padre, per mezzo di Gesù Cristo, morto e risorto per darci nuova vita nello Spirito Santo. Prega con noi affinché Dio protegga le nostre parrocchie, rafforzi e benedica le nostre famiglie e ci difenda da tutte le avversità. San Barnaba, prega per noi!”

Matteo Truffelli: l’Azione Cattolica sta con il papa

“Ed è proprio adesso, in questo tempo così complesso e faticoso, non in un altro, che vogliamo sognare insieme, come il Papa ci ha invitato a fare nella Fratelli tutti, un mondo diverso, una società più umana, una Chiesa più fraterna. E’ il momento di prendere lo slancio e fare un balzo in avanti, non di rimanere sulla difensiva, bloccati in una pastorale di semplice conservazione. Vogliamo fare di questo tempo un’occasione di ascolto attento della realtà, di discernimento autentico, e perciò di scelta e di cambiamento, per vivere noi per primi e per aiutare tutta la Chiesa italiana a vivere sul serio una conversione missionaria”.

Santa Caterina da Siena: una mistica per l’Europa

Caterina da Siena è la grande Santa mistica he dal cielo prega per l’Italia, per l’Europa tutta. Nata il 25 marzo 1347, era la 24^ di 25 figli e figlie nati da Jacopo Bencasa e donna Lapa di Puccio. L’anno successivo la sua nascita, Siena fu devastata dalla peste nera, che infierì in tutta Europa.

Il card. Bassetti: dare speranza agli italiani

Ieri il card. Gualtiero Bassetti ha aperto la sessione primaverile del Consiglio permanente della Cei in un momento molto particolare per l’Italia alle prese con la diffusione della pandemia, che ha accentuato le molti crisi già diffuse; ma il primo pensiero è per il papa, che ha compiuto il viaggio apostolico in Iraq:

L’Iraq attende il papa

Tra qualche giorno papa Francesco visita l’Iraq, che anni di conflitti e violenze hanno ridotto allo stremo la popolazione civile, e porterà il suo conforto alla minoranza cristiana, ma anche a tutti gli iracheni, come aveva detto a Vatican News il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali:

Un libro racconta gli ‘squilli’ del papa al pellegrinaggio Macerata-Loreto

Ogni singola persona che in questi 42 anni abbia solo sfiorato l’esperienza del Pellegrinaggio Macerata-Loreto porta impresso nella mente un ricordo unico, particolare. Ma c’è un’immagine che sicuramente abita il cuore di tutte le migliaia e migliaia di pellegrini ed è quel fiume festoso di gente che scorre sulla discesa di Montereale, da cui al sorgere del sole si scorge il Santuario, al canto ‘La strada’ di Claudio Chieffo: “E’ bella la strada per chi cammina, è bella la strada per chi va, è bella la strada che porta a casa e dove ti aspettano già”.

I paradossi del cattolicesimo borghese (4). La mancanza di un’autorità nella Chiesa.

Anche nella Chiesa, dove si dovrebbe vivere da figli rivolti ad un Padre, si vive quella tendenza tipica della cultura contemporanea che ha liquidato i padri. E questo non solo perché i figli vogliono fare a meno dei padri, ma anche perché i padri non sanno essere tali. Occorre recuperare il senso dell’avere un’autorità, cioè qualcuno che sappia far crescere, far maturare il popolo di Dio.

San Benedetto nella sua Regola scrive a proposito dell’abate che egli deve giovare più che comandare. Oggi molti, troppi comandano nella Chiesa, ma non giovano. L’autoritarismo è un vizio diffusissimo nella Chiesa. D’altronde come potrebbe essere possibile un nuovo modo di esercitare l’autorità se non ci sono esempi, modelli? E’ questo un campo tutto da esplorare!

Il “successo” popolare di papa Francesco mette in risalto proprio questo: se c’è un leader, che con gesti autentici e parole forti, esprime vicinanza, prossimità, accoglienza, solidarietà, allora egli può permettersi di chiedere a tutti, laici, religiosi, sacerdoti, vescovi, di mettersi sulla strada esigente e radicale del Vangelo.

Il popolo di Dio sa capire quando un pastore è disposto a lasciare le novantanove pecore per andare a trovare la pecora smarrita e, per questo, sa camminare accanto a quel pastore. Questo ragionamento “vale” tanto per la Chiesa universale quanto per la Chiesa locale.

I figli crescono bene, diventando adulti responsabili, se hanno dei buoni padri. Un aspetto sul quale si dovrebbe riflettere di più riguarda proprio il legame tra figli e padre, tra pastore e gregge. Come può un padre pretendere obbedienza, riconoscenza e rispetto se non sa amare il figlio?

Senza mostrare, concretamente, amore verso il figlio, senza mostrare cura appassionata e disinteressata per il proprio figlio, un padre non può offrire immagine migliore di sé se non quella di un piccolo tiranno. Ecco, perché, per san Benedetto, all’abate, a colui che nel monastero detiene l’autorità, occorre giovare più che comandare.

L’amore, la carità, come dice San Paolo, mostra l’autenticità di un dono, anche quello di chi, per volontà di Dio, è chiamato a guidare il suo gregge. L’obbedienza, il rispetto e la riconoscenza dei figli verranno, ma prima ci deve essere amore gratuito per le pecore del gregge affidato.

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Ratzinger è il Papa più longevo nella storia: aumentano i dubbi sulle dimissioni

Ulteriore traguardo per Benedetto XVI, a dirlo è la storia: dopo essere stato  il primo Papa emerito della storia moderna e contemporanea, è adesso passato agli annali per essere il più longevo. Essendo nato il 16 aprile 1927, ha superato Leone XIII, che governò  la Chiesa dal 1878 al 1903, ovvero sino all’età di 93 anni 4 mesi e 18 giorni.

Papa Francesco: Maria è madre del nostro cuore

Nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato la festa della beata Maria Vergine di Guadalupe, patrona delle Americhe, papa Francesco ha presieduto la celebrazione eucaristica nella basilica di san Pietro. Maria non si è mai presentata come una co-redentrice, ma come discepola fedele, attraverso tre aggettivi: donna, discepola, meticcia, soffermandosi su come nel corso dei secoli la pietà cristiana abbia sempre cercato di lodarla e onorarla con nuovi titoli, titoli filiali, dettati dall’amore del Popolo di Dio per lei ma che non toccavano per niente il suo essere donna e discepola.

Discepola fedele al suo Figlio, Lei non si è mai presentata come correttrice ma discepola. Non ha mai preso per se qualcosa di suo figlio perché è madre: “Maria è nostra madre, di tutti noi e della Chiesa e prefigura la Chiesa ed è madre del nostro cuore. La Chiesa è femminile e la nostra anima ha questa capacità di ricevere la grazia da Dio. Non possiamo pensare alla Chiesa senza questo principio mariano”.

Quando si cerca il ruolo della donna nella Chiesa si può pensare alla funzionalità che porta solo a metà strada: “Mai ha voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio, mai si è presentata come una co-redentrice, ma come una discepola”.

Papa Francesco non indugia sulla questione teologica che dà priorità al discepolato di Maria o piuttosto alla sua maternità ma ribadisce che la Vergine non ha mai rubato o trattenuto per sé niente che fosse di suo Figlio, perché in quanto Madre di Dio e dell’umanità è abituata a dare la vita e non a trattenerla.

Ecco il motivo per cui il papa si è soffermato sulla maternità della Madonna che è “Madre nostra, di tutti i popoli, Madre della Chiesa, ma prima ancora dei nostri cuori e delle nostre anime. Qualche santo padre afferma che ciò che si dice di Maria può essere detto anche della Chiesa, e a modo suo, della nostra anima. Perché la Chiesa è femminile e la nostra anima ha la capacità di ricevere la grazia di Dio, accoglierla e in un certo senso i padri della Chiesa la vedevano come femminile. Non possiamo pensare alla Chiesa senza questo principio mariano”. 

Infine il papa si è soffermato  sul terzo aggettivo, spiegando perché Maria è meticcia, come il volto della Guadalupana: “Ha voluto essere meticcia, si è mescolata ma non solo con Juan Diego, è diventata meticcia per essere madre di tutti, si è meticciata con l’umanità. Perché lo ha fatto? Perché lei ha ‘meticciato’ Dio e questo è il grande mistero: Maria madre meticcia, che ha fatto Dio, vero Dio e vero uomo, in suo Figlio Gesù”.

La storia della Morenita affonda le radici nel XVI secolo, durante l’epopea dei conquistadores e l’avvio della schiavitù per milioni di indios. Si racconta che tra il 9 ed il 12 dicembre del 1531 una figura misteriosa, Nuestra Señora de Guadalupe, apparve sulla collina del Tepeyac, a nord di Città del Messico, a Juan Diego Cuauhtlatoazin, un giovane contadino indigeno e uno dei primi aztechi a convertirsi al cristianesimo.

Nel mantello usato da Juan Diego per raccogliere dei fiori che la Vergine gli fece trovare sbocciati fuori stagione in quel luogo desolato, si impresse miracolosamente l’immagine di Maria. Un’immagine misteriosa, piena di simboli legati agli astri e ancora sottoposta a studi. Da questo episodio milioni di indios chiesero di essere battezzati.

Ed  in occasione della festa la Conferenza episcopale colombiana (Cec) ha rivolto un invito alla riflessione e alla preghiera ‘per chiedere la riconciliazione, la pace e l’unione’ della nazione. L’iniziativa, si legge nella nota della Conferenza episcopale, “si svolge nell’ambito della festa di Nostra Signora di Guadalupe, patrona d’America e in sintonia con l’invito del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) ad assumere uno sguardo cristiano e una posizione di semina basata sulla speranza e con i costanti messaggi di papa Francesco sulla riconciliazione e la pace di tutte le nazioni”.

L’obiettivo era unirsi in preghiera con un’intenzione comune per tutti i paesi del continente, ottenere la pace: “Vi invitiamo a organizzare con la vostra comunità parrocchiale, il vostro movimento apostolico, la Conferenza episcopale, la famiglia o gli amici, un momento di preghiera, recitando il Santo Rosario, partecipando a una liturgia della Parola o all’Eucaristia, o dedicando uno spazio di tempo durante il giorno a pregare per questo intenzione”.

Inoltre il Celam ha chiesto anche di creare un flusso pubblico di comunicazione, utilizzando l’hashtag #AméricaLatinaRezaPorLaPaz: “Raccontateci da dove vi unirete per pregare per la pace nel continente come celebrate la festa della Vergine di Guadalupe nel vostro paese. Ricordiamo che il messaggio della Vergine di Guadalupe è quello dell’armonia di tutti i popoli in un’unica civiltà di amore e dedizione a Dio”.

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