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Da Pompei un impegno per la pace

“Proprio in quest’ora tanti fedeli si stringono intorno alla venerata Immagine di Maria nel Santuario di Pompei, per rivolgerle la Supplica sgorgata dal cuore del Beato Bartolo Longo. Spiritualmente inginocchiato davanti alla Vergine, le affido l’ardente desiderio di pace di tante popolazioni che in varie parti del mondo soffrono l’insensata sciagura della guerra. Alla Vergine Santa presento in particolare le sofferenze e le lacrime del popolo ucraino. Di fronte alla pazzia della guerra, continuiamo, per favore, a pregare ogni giorno il Rosario per la pace. E preghiamo per i responsabili delle Nazioni, perché non perdano ‘il fiuto della gente’, che vuole la pace e sa bene che le armi non la portano, mai”.

Il card. Zuppi: santa Caterina, un amore per la Chiesa

Venerdì 29 aprile la diocesi di Siena ha celebrato la festa di santa Caterina con la concelebrazione eucaristica, presieduta dal card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna, che ha affermato la necessità di obbedire a Dio:

Aldo Moro: la pace attraverso la cooperazione degli Stati

A fine aprile il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, davanti all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ha indicato alla comunità internazionale il metodo da seguire per la pace in Ucraina, da raggiungere attraverso il metodo ‘Helsinki’:

Papa Francesco invita a non alimentare le divisioni

A conclusione della sessione plenaria del Pontifico Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani papa Francesco ha sottolineato la necessità di un cammino sinodale, dopo il periodo pandemico per comprendere l’appartenenza ad un’unica famiglia cristiana:

“Un primo significativo risultato ecumenico della pandemia è stata la rinnovata consapevolezza di appartenere tutti all’unica famiglia cristiana, consapevolezza radicata nell’esperienza di condividere la medesima fragilità e di poter confidare solamente nell’aiuto che viene da Dio.

Paradossalmente, la pandemia, che ci ha costretti a mantenere le distanze gli uni dagli altri, ci ha fatto comprendere quanto in realtà siamo vicini gli uni agli altri e quanto siamo responsabili gli uni degli altri.

E’ fondamentale continuare a coltivare questa consapevolezza, e far scaturire da essa iniziative che rendano esplicito e accrescano questo sentimento di fratellanza. E su questo vorrei sottolineare: oggi per un cristiano non è possibile, non è praticabile andare da solo con la propria confessione. O andiamo insieme, tutte le confessioni fraterne, o non si cammina”.

Per il papa l’ecumenismo è un passo verso un cammino di fede che da soli si resta isolati: “Oggi la coscienza dell’ecumenismo è tale che non si può pensare di andare nel cammino della fede senza la compagnia dei fratelli e delle sorelle di altre Chiese o comunità ecclesiali. E questa è una grande cosa. Soli, mai. Non possiamo. E’ facile, infatti, dimenticare questa profonda verità.

Quando ciò accade alle Comunità cristiane, ci si espone seriamente al rischio della presunzione di autosufficienza e della autoreferenzialità, che sono gravi ostacoli per l’ecumenismo.

E noi lo vediamo. In alcuni Paesi ci sono certe riprese egocentriche (per così dire) di alcune comunità cristiane che sono un tornare indietro e non potere avanzare. Oggi, o si cammina tutti insieme o non si può camminare. E’ una verità e una grazia di Dio questa coscienza”.

Ed il riferimento non poteva che essere alla guerra in Ucraina ed alle altre guerre nel mondo: “Dopo la fine della seconda guerra mondiale non sono mai mancate guerre regionali – tante! Pensiamo al Ruanda, per esempio, 30 anni fa, per dirne una, ma pensiamo al Myanmar, pensiamo…

Ma poiché sono lontane, noi non le vediamo, mentre questa è vicina e ci fa reagire, tanto che io ho spesso parlato di una terza guerra mondiale a pezzetti, sparsa un po’ ovunque.

Tuttavia, questa guerra, crudele e insensata come ogni guerra, ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero, e non può non interpellare la coscienza di ogni cristiano e di ciascuna Chiesa. Dobbiamo chiederci: cosa hanno fatto e cosa possono fare le Chiese per contribuire allo ‘sviluppo di una comunità mondiale, capace di realizzare la fraternità a partire da popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale’? E’ una domanda a cui dobbiamo pensare insieme”.

Un richiamo a non alimentare le divisioni: “Nel secolo scorso, la consapevolezza che lo scandalo della divisione dei cristiani avesse un peso storico nel generare il male che ha avvelenato il mondo di lutti e ingiustizie aveva mosso le comunità credenti, sotto la guida dello Spirito Santo, a desiderare l’unità per cui il Signore ha pregato e ha dato la vita. Oggi, di fronte alla barbarie della guerra, questo anelito all’unità va nuovamente alimentato. Ignorare le divisioni tra i cristiani, per abitudine o per rassegnazione, significa tollerare quell’inquinamento dei cuori che rende fertile il terreno per i conflitti”.

Compito dell’ecumenismo è l’annuncio del vangelo della pace: “L’annuncio del vangelo della pace, quel vangelo che disarma i cuori prima ancora che gli eserciti, sarà più credibile solo se annunciato da cristiani finalmente riconciliati in Gesù, Principe della pace; cristiani animati dal suo messaggio di amore e fraternità universale, che travalica i confini della propria comunità e della propria nazione.

Torniamo su quello che ho detto: oggi, o camminiamo insieme o rimarremo fermi. Non si può camminare da soli. Ma non perché è moderno, no: perché lo Spirito Santo ha suscitato questo senso dell’ecumenismo e della fratellanza”.

Inoltre il papa ha plaudito alle iniziative ecumeniche che si pensano per l’anniversario del Concilio Ecumenico di Nicea, che ricorre nel 2025: “Nonostante le travagliate vicende della sua preparazione e soprattutto del successivo lungo periodo di recezione, il primo Concilio ecumenico è stato un evento di riconciliazione per la Chiesa, che in modo sinodale riaffermò la sua unità intorno alla professione della propria fede.

Lo stile e le decisioni del Concilio di Nicea devono illuminare l’attuale cammino ecumenico e far maturare nuovi passi concreti verso la meta del pieno ristabilimento dell’unità dei cristiani. Dato che il 1700° anniversario del primo Concilio di Nicea coincide con l’anno giubilare, auspico che la celebrazione del prossimo giubileo abbia una rilevante dimensione ecumenica”.

Il discorso del papa è un invito ad un cammino insieme: “Andare avanti, camminare insieme. E’ vero che il lavoro teologico è molto importante e dobbiamo riflettere, ma non possiamo aspettare di fare il cammino di unità finché i teologi si mettono d’accordo.

Una volta un grande teologo ortodosso mi disse che lui sapeva quando i teologi saranno d’accordo. Quando? Il giorno dopo il giudizio finale, mi ha detto. Ma nel frattempo? Camminare come fratelli, nella preghiera insieme, nelle opere di carità, nella ricerca della verità. Come fratelli. E questa fratellanza è per tutti noi”.

(Fonte: Santa Sede)

Da Ancona un appello all’educazione alla pace

Nella solennità di san Ciriaco, patrono dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo e della città di Ancona, mercoledì 4 maggio, mons. Angelo Spina ha presieduto la celebrazione eucaristica nella cattedrale alla presenza del sindaco Valeria Mancinelli e delle autorità civili e religiose; mentre al termine ha elevato una preghiera al patrono ed ha impartito la benedizione con il reliquiario, contenente un frammento della croce di Cristo e la reliquia di san Ciriaco.

La Fondazione Don Gnocchi in Ucraina a fianco dei bambini disabili

“Cari amici, le sirene continuano notte e giorno, gli aerei ci sorvolano e abbiamo udito gli echi delle esplosioni a Terebovlja, una località non distante da noi. Ora sono diventate 166 le persone sfollate che abbiamo accolto all’interno della Casa della Misericordia, di cui 55 bambini. Nella cucina lavorano in molti, è un impegno gravoso garantire un pasto a 166 persone ogni giorno, ma nessuno del nostro staff si è tirato indietro e ci aiutano per fortuna anche tanti volontari. Poi abbiamo allestito anche i piani superiori per accogliere in modo dignitoso sia persone adulte invalide, molte delle quali non autosufficienti, sia bambini con le loro madri. I bisogni sono sempre tanti, sono arrivati da poco anche tre bambini da Kiev con disturbi dello spettro autistico”.

Da Assisi un grido di pace: la guerra è follia

La marcia della pace straordinaria della pace da Perugia ad Assisi si è conclusa domenica scorsa e domenica 1^ maggio è terminata anche la ‘seconda settimana civica’ dedicata all’educazione alla pace con gli studenti delle scuole superiori, che ha come motto ‘Protagonisti, non spettatori’ “perché vuole promuovere la cultura della cura, dei diritti e della responsabilità che è indispensabile se vogliamo un mondo più giusto”, come ha specificato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace.

Card. Sandri: non dimenticare il genocidio armeno

Domenica 24 aprile nella chiesa di san Nicola da Tolentino, presso il Pontificio Collegio Armeno, si è celebrata la divina liturgia in rito armeno presieduta dal card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, e officiata dal rettore del Collegio, p. Naamo Nareg Luis, in occasione del 107^ anniversario del genocidio armeno.

Mons. Moraglia: san Marco illumini la strada della pace

Durante la serenissima Repubblica di Venezia, era organizzata una processione da piazza san Marco, a cui partecipavano le autorità maggiormente influenti, sia civili che religiose, della repubblica. La tradizione centenaria di Venezia vuole che il 25 aprile, nel giorno dedicato a san Marco, sia offerto a fidanzate e mogli un bocciolo (in veneto bócoło) di rosa rossa, in segno d’amore.

Da Rondine all’ONU: la guerra è sempre un’ingiustizia totale

Nei giorni scorsi il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha incontrato il card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, Franco Vaccari, presidente dell’organizzazione italiana ‘Rondine Cittadella della Pace’, lo scrittore e editorialista francescano, p. Enzo Fortunato, e il changemaker, Alessio Antonielli, all’indomani del supporto manifestato dalla Santa Sede all’appello di Guterres del 19 aprile scorso, per una tregua in occasione della celebrazione della Pasqua secondo il calendario giuliano.

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