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Papa Francesco: Gesù è il sorriso di Dio

Nella tradizionale udienza dalla Curia Romana per gli auguri natalizi, il Papa si è soffermato sulle ragioni e le radici della riforma della Chiesa che sta portando avanti, ricordando la pubblicazione della Lettera Apostolica in forma di ‘Motu Proprio’ riguardante l’Ufficio del Decano del Collegio Cardinalizio, in cui ha stabilito che il Cardinale Decano “continuerà ad essere eletto fra i membri dell’Ordine dei Vescovi secondo le modalità stabilite dal can. 352 § 2 del Codice di Diritto Canonico, (e) rimanga in carica per un quinquennio eventualmente rinnovabile e al termine del suo servizio, egli possa assumere il titolo di Decano emerito del Collegio Cardinalizio”.

Nello scambio augurale papa Francesco ha approfondito il significato di Natale: “Anche quest’anno il Signore ci offre l’occasione di incontrarci per questo gesto di comunione, che rafforza la nostra fraternità ed è radicato nella contemplazione dell’amore di Dio rivelatosi nel Natale. Infatti, ‘la nascita di Cristo, ha scritto un mistico del nostro tempo, è la testimonianza più forte ed eloquente di quanto Dio abbia amato l’uomo. Lo ha amato di un amore personale.

E’ per questo che ha preso un corpo umano al quale si è unito e lo ha fatto proprio per sempre. La nascita di Cristo è essa stessa una ‘alleanza d’amore’ stipulata per sempre tra Dio e l’uomo’… Qui, di fatto, Gesù non ci chiede di amare Lui come risposta al suo amore per noi; ci domanda, piuttosto, di amarci l’un l’altro con il suo stesso amore. Ci domanda, in altre parole, di essere simili a Lui, perché Egli si è fatto simile a noi”.

Si è soffermato sulla riforma della curia, che sta portando avanti: “In realtà, l’obiettivo dell’attuale riforma è che «le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato all’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie”.

Ha affrontato la situazione di alcuni Dicasteri della Curia romana, specialmente la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli; ma penso anche al Dicastero della Comunicazione e al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale:

“Le popolazioni che non hanno ancora ricevuto l’annuncio del Vangelo non vivono affatto soltanto nei Continenti non occidentali, ma dimorano dappertutto, specialmente nelle enormi concentrazioni urbane che richiedono esse stesse una specifica pastorale. Nelle grandi città abbiamo bisogno di altre ‘mappe’, di altri paradigmi, che ci aiutino a riposizionare i nostri modi di pensare e i nostri atteggiamenti: Fratelli e sorelle, non siamo nella cristianità, non più! Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati”.

Quindi il papa ha chiesto un cambio di ‘mentalità pastorale’, riprendendo l’intuizione di papa Benedetto XVI nell’indizione dell’Anno della Fede: “Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, che non vuol dire passare a una pastorale relativistica. Non siamo più in un regime di cristianità perché la fede, specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente, non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata”.

Riprendendo un’intervista del card. Carlo Maria Martini il papa ha chiesto di essere nelle ‘sfide’: “… si tratta dunque di grandi sfide e di necessari equilibri, molte volte non facili da realizzare, per il semplice fatto che, nella tensione tra un passato glorioso e un futuro creativo e in movimento, si trova il presente in cui ci sono persone che necessariamente hanno bisogno di tempo per maturare; ci sono circostanze storiche da gestire nella quotidianità, perché durante la riforma il mondo e gli eventi non si fermano; ci sono questioni giuridiche e istituzionali che vanno risolte gradualmente, senza formule magiche o scorciatoie”.

Ed ha chiesto di non essere attratti dalla tentazione della ‘rigidità’: “Qui occorre mettere in guardia dalla tentazione di assumere l’atteggiamento della rigidità. La rigidità che nasce dalla paura del cambiamento e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio. Ricordiamo sempre che dietro ogni rigidità giace qualche squilibrio. La rigidità e lo squilibro si alimentano a vicenda in un circolo vizioso. E oggi questa tentazione della rigidità è diventata tanto attuale”.

Mentre ai dipendenti della Santa Sede ha sottolineato il valore del ‘sorriso’ di Dio: “La Vergine e il suo sposo, con il loro amore, hanno fatto sbocciare il sorriso sulle labbra del loro bambino appena nato. Ma quando ciò è accaduto, i loro cuori sono stati riempiti di una gioia nuova, venuta dal Cielo. E la piccola stalla di Betlemme si è come illuminata. Gesù è il sorriso di Dio.

E’ venuto a rivelarci l’amore del Padre, la sua bontà, e il primo modo in cui l’ha fatto è stato sorridere ai suoi genitori, come ogni neonato di questo mondo. E loro, la Vergine Maria e San Giuseppe, per la loro grande fede hanno saputo accogliere quel messaggio, hanno riconosciuto nel sorriso di Gesù la misericordia di Dio per loro e per tutti quelli che aspettavano la sua venuta, la venuta del Messia, il Figlio di Dio, il Re d’Israele”.

Questo è il valore del presepio: “Ecco, carissimi, nel presepe anche noi riviviamo questa esperienza: guardare il Bambino Gesù e sentire che lì Dio ci sorride, e sorride a tutti i poveri della terra, a tutti quelli che aspettano la salvezza, che sperano in un mondo più fraterno, dove non ci siano più guerre e violenze, dove ogni uomo e donna possa vivere nella sua dignità di figlio e figlia di Dio… A volte diventa difficile sorridere, per tanti motivi. Allora abbiamo bisogno del sorriso di Dio: Gesù, solo Lui ci può aiutare. Solo Lui è il Salvatore, e a volte ne facciamo esperienza concreta nella nostra vita”.

Il presepe è l’essenzialità della fede

“Tale descrizione ci mostra che la salvezza avvolge tutto l’uomo e lo rigenera. Ma questa nuova nascita, con la gioia che l’accompagna, sempre presuppone un morire a noi stessi e al peccato che è in noi. Da qui deriva il richiamo alla conversione, che è alla base della predicazione sia del Battista sia di Gesù; in particolare, si tratta di convertire l’idea che abbiamo di Dio…

L’Avvento è tempo di grazia. Ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta”.

Così papa Francesco nell’Angelus domenicale, a cui hanno partecipato anche molti ragazzi arrivati per la benedizione dei bambinelli del Presepe, invitando a riflettere che Natale non è una fiaba, ma che è Dio fattosi uomo, come ha scritto nella lettera apostolica ‘Admirabile Signum’ sul valore del presepe, che suscita ‘stupore e meraviglia’:

“Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui”.

Nella lettera apostolica il papa, dopo aver raccontato l’intuizione di san Francesco di realizzare a Greccio il primo presepe vivente, sottolinea lo stupore che esso suscita: “Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza.

Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato”.

Quindi il papa propone alle famiglie di preparare il presepe nelle proprie case: “Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali”.

E con dovizia di particolari il papa ha descritto le ‘statuine’ presenti nel presepe per descrivere una ‘santità quotidiana’: “Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina”.

Tutti i personaggi conducono al cuore del presepe: “Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato… Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica”.

Ed anche  Giuseppe assume un ruolo ‘particolare’, quello del ‘custode’ della vita divina: “Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto. E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente”.

In questo modo Gesù nasce, manifestando il ‘Dio che viene’: “Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque. La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita”.

Quindi il presepe trasmette la bellezza della fede cristiana: “Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità”.

Papa Francesco agli studenti augura buon Natale

A sorpresa papa Francesco è arrivato nel liceo classico romano ‘Pilo Albertelli’, intitolato al professore partigiano trucidato nelle Fosse Ardeatine, a fianco alla basilica di Santa Maria Maggiore, accompagnato dal direttore de L’Osservatore Romano, Andrea Monda, e dalla preside, Antonella Monda, incontrando gli 800 studenti.

Dopoché il coro del liceo ha cantato l’Alleluja di Leonard Cohen papa Francesco ha risposto alle loro domande personali: “Prima di dormire penso a tutti voi, ai meno fortunati. Spesso però, appena poggio la testa sul letto, mi addormento di botto”. Ai ragazzi ha ribadito che la fede nasce per attrazione ed ha parlato delle migrazioni, partendo dalla situazione argentina e di come abbiano portato alla necessità di vivere insieme. 

Inoltre due domande sono state poste a sorpresa al papa, di cui una riguardava il rapporto tra maestro e discepolo prendendo punto dal recente ricordo fatto dal papa del gesuita Miguel Ángel Fiorito, la scorsa settimana, nella Curia dei gesuiti a Roma. Il papa ha risposto recitando una poesia in spagnolo che chiarisce quello che, secondo lui, è l’idea di maestro e il perché questa figura sia necessaria nella vita.

Al termine il papa è ritornato a san Pietro, come conclude il comunicato: “Suonata la campanella, il Papa ha rivolto ai ragazzi e ai presenti gli auguri di buon Natale e, prima di andare via, ha risposto a un’ultima domanda di un ragazzo sulla contraddizione dell’uso della guerra per portare pace e sicurezza. Nel citare le tragiche situazioni di alcuni paesi, ha annunciato il suo video messaggio sul tema della pace, registrato con il Segretario Generale delle Nazioni Unite al termine dell’incontro avvenuto stamattina”.

Infatti nel videomessaggio il papa aveva detto: “Non possiamo, non dobbiamo girarci dall’altra parte di fronte alle ingiustizie, alle disuguaglianze, allo scandalo della fame nel mondo, della povertà, dei bambini che muoiono perché non hanno acqua, cibo, le cure necessarie. Non possiamo girarci dall’altra parte di fronte a qualsiasi tipo di abuso nei confronti dei più piccoli. Dobbiamo tutti insieme combattere questa piaga”.

Il papa ha chiesto di non ‘chiudere gli occhi’ davanti alle tragedie: “Non dobbiamo rimanere indifferenti davanti alla dignità umana calpestata e sfruttata, agli attacchi contro la vita umana, sia quella non ancora nata sia quella di ogni persona bisognosa di cure. Non possiamo, non dobbiamo girarci dall’altra parte quando i credenti di varie fedi sono perseguitati, in diverse parti del mondo”.

Ha aggiunto che la religione non può incitare all’odio: “Ma grida vendetta al cospetto di Dio anche la corsa agli armamenti e al riarmo nucleare. Ed è immorale non soltanto l’uso ma anche il possesso di armi nucleari, le quali hanno una portata distruttiva tale, che anche il solo pericolo di un incidente rappresenta una cupa minaccia sull’umanità. Non restiamo indifferenti di fronte alle numerose guerre che si continuano a combattere e che vedono soccombere tanti innocenti”.

Ed ha chiesto un maggior dialogo: “La fiducia nel dialogo fra le persone e fra le nazioni, nel multilateralismo, nel ruolo delle organizzazioni internazionali, nella diplomazia come strumento per la comprensione e l’intesa, è indispensabile per costruire un mondo pacifico.

Riconosciamoci membri di un’unica umanità, e prendiamoci cura della nostra terra che, generazione dopo generazione, ci è stata affidata da Dio in custodia perché la coltiviamo e la lasciamo in eredità ai nostri figli. L’impegno per ridurre le emissioni inquinanti e per una ecologia integrale è urgente e necessario: facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi!

Ascoltiamo la voce di tanti giovani che ci aiutano a prendere coscienza di quanto sta accadendo oggi nel mondo e ci chiedono di essere seminatori di pace e costruttori, insieme e non da soli, di una civiltà più umana e più giusta. Il Natale, nella sua genuina semplicità, ci ricorda che ciò che veramente conta nella vita è l’amore”.

Un appello dal Brasile

Sono padre Alberto Panichella, missionario saveriano in Atalaia do Norte, ad Ovest dell’Amazzonia brasiliana, sul confine con il Perù. Questa è una cittadina di 13.000 abitanti; inoltre, lungo i fiumi, nelle foreste vivono 6.200 indigeni. La gente è buona e ospitale. Si tratta del terzo comune più povero del Brasile. Manca un centro, un salone dove ci stiano almeno 100 persone, anche 150 per attività di promozione umana, sociale, culturale, artistica e formativa.

Vi faremo anche un’attività con ragazzi e ragazzine dai sette ai quattordici anni, con pasto caldo a mezzogiorno per tutti, doposcuola, attività manuali e pratiche, diritti del fanciullo, canti, danza, cultura e religioni, festicciole e fraternità. Questi fanciulli spesso sono denutriti, vittime della fame, soprattutto gli indigeni denutriti che abitano in città, alcuni per studiare.

Molti cadono vittime delle droghe e dell’alcol. La missione ha una casa abbastanza grande, ma in stato di abbandono e decadenza. Costruiremo là. Abbiamo bisogno del vostro aiuto perché i costi sono per noi elevatissimi. Ci aggiriamo sui 270.000 reali, corrispondenti a €  70.000,00.

Da mesi si è formato un gruppo de lettura popolare della bibbia, dove per quest’anno abbiamo tradotto in vita di oggi alcune belle parabole del vangelo. Si è rafforzata la pastorale dell’ infanzia, col saloncino ottenuto dalla ristrutturazione della ‘barraca’ adiacente alla chiesa, grazie anche ad aiuti dall’ Italia. E’ sorta la Caritas attraverso la quale abbiamo soccorso famiglie in grave situazione di necessità e stiamo distribuendo sandali, scarpe, hawaiane… donati da un negozio che non riusciva più a venderli.

La Caritas ha anche aiutato una famiglia povera, la cui bimba è stata abusata sessualmente ed é morta nello stesso giorno a 5 anni di età, 7 mesi fa: siccome vendevano pochissima verdura, abbiamo comprato per un tempo tanta frutta e verdura, cosicché si sono tirati un po’ su; sta correndo il processo contro l’infermiere che ha abusato della bimba in ospedale, bimba portatrice di necessità speciali. Abbiamo anche organizzato il doposcuola per i bambini indigeni che apprendono portoghese ed altri bambini in difficoltà.

In ogni quartiere si é formato un gruppo di riflessione con la meta di divenire ‘Comunità Ecclesiali di Base’: molto bella e riuscita questa rete di fede, fraternità, impegno sociale. Infine ringraziamo il Signore del Sinodo per l’Amazzonia tenutosi a Roma, con il papa e altre 270 persone circa, tra indigeni, laiche/ci, religiose/si , preti e vescovi, tra cui il nostro: molti nuovi cammini per la chiesa dell’Amazzonia e del Mondo, soprattutto per gli indigeni. Dudá, indio di una etnia del nostro comune, è stato da noi inviato al Sinodo.

In questi giorni sono stato a São Paulo, molto lontano, per rinnovare il visto e la carta di identità con molte difficoltà… Ho rivisto le opere che voi appoggiate, nell’attesa che anche ad Atalaia arrivino contributi delle famiglie attraverso l’Onlus. Vi garantisco che le vostre opere vanno avanti molto bene su tutti i fronti, e lo dico con tutta sincerità. Grazie a tutti di tutto! Ora si avvicina il Natale, e faccio a tutti l’augurio che il Dio umano in Gesù a Betlemme ci insegni e ci porti ad essere sempre più umani verso gli ultimi e più vulnerabili, anche in Italia!

Ecco i dati per aiutarci:

-CREDIT AGRICOLE CARIPARMA – PROCURA DELLE MISSIONI SAVERIANE – IBAN : IT86P0623012706000072443526 – CAUSALE:  DONAZIONE A P. ALBERTO PANICHELLA REGIONE BRASILE SUD.                       

Tende di Natale AVSI per rigenerare la comunità

‘Non si è mai troppo lontani per incontrarsi. E mai troppo vecchi per desiderare novità’: è dall’incontro di queste due certezze che trae energia la Campagna Tende 2019-2020 di AVSI. Con le sue tappe in Italia e all’estero, la campagna storica di AVSI, che promuove conoscenza di realtà drammatiche e raccolta fondi, sosterrà sette progetti che in comune hanno un dato soprattutto: innescano un cambiamento nella vita delle persone più vulnerabili e portano novità.

Dal Libano all’Amazzonia, dalla Siria al Venezuela, dall’Italia al Mozambico, grazie anche al sostegno a distanza, la campagna AVSI propone quest’anno programmi e azioni che ‘cambiano’ la geografia perché “ci avvicinano a chi vive oltre oceano, oltre il mar Mediterraneo o anche solo in un’altra città, e quindi ci permettono di immedesimarci più facilmente in chi cerca di uscire da povertà, guerra, abbandono, per vivere in pienezza”.

Ma nel momento stesso in cui l’immedesimazione si attiva, accade un altro fenomeno: la novità che avviene nella vita delle persone, evade e investe chi dona del suo tempo, lavoro e denaro per rendere possibili questi stessi progetti:

“Così, grazie a questo rapporto inatteso e a questa prossimità, nascono generazioni nuove: sono i bambini, gli adolescenti, i giovani che accompagniamo nel mondo in percorsi educativi, di formazione e inserimento al lavoro, in tutte le modalità creative che AVSI con i suoi sostenitori promuove. E lo siamo anche noi: diventiamo una generazione nuova quando da operatori, staff sul terreno, donatori e sostenitori lasciamo che il cambiamento in atto coinvolga anche noi. Pensiamoci: quando ‘maneggiamo’ novità, possiamo restarne immuni?”

Questo evoca il titolo dell’edizione 2019-2020: ‘Giòcati con noi!’ è un invito a ingaggiarsi, a mettersi in movimento, a lasciarsi prendere dalla possibilità di una solidarietà concreta.

La Campagna Tende di AVSI è una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi realizzata grazie al coinvolgimento di più di 250 gruppi di sostegno composti da oltre 3.000 volontari in Italia che incontrano in un anno circa 400.000 persone. Ogni anno attraverso la Campagna Tende, AVSI propone un tema specifico.

L’iniziativa è nata alla fine degli anni ’80 sotto una ‘tenda’, da qui il nome, allestita da un gruppo di volontari all’uscita di un supermercato nella periferia di Milano per raccogliere fondi a favore di amici che lavoravano con AVSI in diversi paesi nel sud del mondo. In questi anni le iniziative legate alla Campagna Tende sono cresciute e si sono moltiplicate, oggi sono organizzati più di 900 eventi l’anno su tutto il territorio nazionale e all’estero.

Tende AVSI sostiene per il terzo anno il progetto ‘Ospedali Aperti’ in Siria: l’obiettivo del progetto è tutto racchiuso nel suo titolo: aprire le porte di tre ospedali (l’Ospedale Italiano e l’Ospedale Francese a Damasco, e l’Ospedale St. Louis ad Aleppo) al maggior numero di pazienti poveri che, altrimenti, non potrebbero pagare le cure di cui hanno bisogno. Dal trattamento di patologie complesse a quello delle malattie più banali che, a causa delle conseguenze della guerra, possono uccidere quanto hanno fatto le bombe.

In Venezuela l’AVSI sostiene il progetto ‘Cuidadores360’, ideato nel 2018 dalla ong venezuelana ‘Trabajo y persona’ insieme all’Università Centrale del Venezuela, per formare assistenti domiciliari che possano accudirli. Questo progetto crea un’opportunità reale di lavoro per i giovani che vogliono rimanere nel paese e risponde all’esigenza di cura di molti anziani.

Invece in Brasile A 30 km a nord di Manaus, la capitale dello stato di Amazonas, c’è la scuola agricola Rainha dos Apostolos, dove da 40 anni si impara a coltivare la terra amandola e rispettandola. I ragazzi ci arrivano dopo giorni e giorni di navigazione e qui vivono per tutto l’anno scolastico pagando una retta simbolica. Le tecniche che i ragazzi imparano alla scuola Rainha dos Apostolos riducono al minimo la deforestazione e prediligono l’utilizzo di fertilizzanti naturali, rispettosi del complesso e unico ecosistema amazzonico. L’alternativa a questa educazione sono gli incendi.

In Mozambico il 46,7% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà sopravvivendo con meno di $ 0.50 al giorno, e il 60% ha meno di 24 anni, un giovane su quattro è vittima del lavoro minorile. AVSI insieme alle ACLI propone di focalizzare l’attenzione sul protagonismo giovanile e sul lavoro dignitoso sviluppando un progetto per ampliare le opportunità di accesso al mondo del lavoro per 125 donne e giovani con bassi livelli di scolarizzazione e per sostenere la formazione di una classe dirigente mozambicana nell’ambito politico, sociale, culturale ed economico.

Infine dopo 12 anni di presenza nel sud del Libano AVSI è diventata un punto di riferimento per le autorità locali e internazionali, ma soprattutto per la popolazione della piana di Marjayoun e dei villaggi limitrofi. L’obiettivo del progetto ‘Fada2i’ è la costruzione di un centro di accoglienza: ‘Casa AVSI’ sorgerà su un terreno donato nel villaggio di Bourj El Moulok, nella piana di Marjayoun.

Il centro, oltre a ospitare gli uffici, si propone come punto di riferimento per la popolazione dell’area offrendo risposte ai bisogni della comunità: uno spazio d’incontro per i giovani, servizi psicopedagogici per i bambini e le loro famiglie (grazie a un team di professionisti che comprende assistenti sociali, psicologi, ortofonisti, psicomotricisti e insegnanti), corsi di alfabetizzazione per le donne, formazione professionale per gli agricoltori.

Papa Francesco: il presepe è Vangelo vivo

Nell’ultima udienza prenatalizia nell’aula ‘Paolo VI’ papa Francesco, richiamando la sua recente lettera apostolica ‘Admirabile signum’ e la sua visita a Greccio, ha invitato i fedeli a ‘fare’ il presepe: “Tra una settimana sarà Natale. In questi giorni, mentre si corre a fare i preparativi per la festa, possiamo chiederci: ‘Come mi sto preparando alla nascita del Festeggiato?’. Un modo semplice ma efficace di prepararsi è fare il presepe”. 

Il papa ha sottolineato che il presepe è come ‘Vangelo vivo’, invitando i presenti a rendere visibile un avvenimento essenziale per la vita umana: “Porta il Vangelo nei posti dove si vive: nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e di ritrovo, negli ospedali e nelle case di cura, nelle carceri e nelle piazze. E lì dove viviamo ci ricorda una cosa essenziale: che Dio non è rimasto invisibile in cielo, ma è venuto sulla Terra, si è fatto uomo, un bambino”.

Allora ‘fare’ il presepe significa ‘celebrare la vicinanza di Dio’: “Dio sempre è stato vicino al suo popolo, ma quando si è incarnato e nato, è stato molto vicino, vicinissimo. Fare il presepe è celebrare la vicinanza di Dio, è riscoprire che Dio è reale, concreto, vivo e palpitante. Dio non è un signore lontano o un giudice distaccato, ma è Amore umile, disceso fino a noi. Il Bambino nel presepe ci trasmette la sua tenerezza”.

E, con dovizia di particolari, si è soffermato nel raccontare la ‘tenerezza’ di Dio, che si manifesta nel presepe: “Alcune statuine raffigurano il “Bambinello” con le braccia aperte, per dirci che Dio è venuto ad abbracciare la nostra umanità. Allora è bello stare davanti al presepe e lì confidare al Signore la vita, parlargli delle persone e delle situazioni che abbiamo a cuore, fare con Lui il bilancio dell’anno che sta finendo, condividere le attese e le preoccupazioni”.

Ed ha fornito una visione anche dei genitori di Gesù, chiedendo di invitare nelle case la Sacra Famiglia: “Accanto a Gesù vediamo la Madonna e san Giuseppe. Possiamo immaginare i pensieri e i sentimenti che avevano mentre il Bambino nasceva nella povertà: gioia, ma anche sgomento. E possiamo anche invitare la Sacra Famiglia a casa nostra, dove ci sono gioie e preoccupazioni, dove ogni giorno ci svegliamo, prendiamo cibo e sonno vicini alle persone più care”.

Poi ha sottolineato il significato della parola ‘presepe’, come luogo che dà vita: “Il presepe è un Vangelo domestico. La parola presepe letteralmente significa ‘mangiatoia’, mentre la città del presepe, Betlemme, significa ‘casa del pane’. Mangiatoia e casa del pane: il presepe che facciamo a casa, dove condividiamo cibo e affetti, ci ricorda che Gesù è il nutrimento, il pane della vita. E’ Lui che alimenta il nostro amore, è Lui che dona alle nostre famiglie la forza di andare avanti e perdonarci”.

Quindi il presepe è un invito alla ‘contemplazione’: “Ci ricorda l’importanza di fermarci. Perché solo quando sappiamo raccoglierci possiamo accogliere ciò che conta nella vita. Solo se lasciamo fuori casa il frastuono del mondo ci apriamo all’ascolto di Dio, che parla nel silenzio”.

Riprendendo l’episodio di un regalo ricevuto il papa ha sottolineato l’attualità del presepe: “Il presepe è attuale, è l’attualità di ogni famiglia. Ieri mi hanno regalato un’immaginetta di un presepe speciale, piccolina, che si chiamava: ‘Lasciamo riposare mamma’.

C’era la Madonna addormentata e Giuseppe con il Bambinello lì, che lo faceva addormentare. Quanti di voi dovete dividere la notte fra marito e moglie per il bambino o la bambina che piange, piange, piange. ‘Lasciate riposare mamma’ è la tenerezza di una famiglia, di un matrimonio”.

Insomma il presepe è un’immagine di pace, costruito da tante scene di vita quotidiana: “Il presepe è più che mai attuale, mentre ogni giorno si fabbricano nel mondo tante armi e tante immagini violente, che entrano negli occhi e nel cuore. Il presepe è invece un’immagine artigianale di pace. Per questo è un Vangelo vivo…

Vediamo scene quotidiane: i pastori con le pecore, i fabbri che battono il ferro, i mugnai che fanno il pane; a volte si inseriscono paesaggi e situazioni dei nostri territori. E’ giusto, perché il presepe ci ricorda che Gesù viene nella nostra vita concreta”.

Ha concluso l’udienza con l’invito a fare il presepe in casa: “E, questo è importante. Fare un piccolo presepe a casa, sempre, perché è il ricordo che Dio è venuto da noi, è nato da noi, ci accompagna nella vita, è uomo come noi, si è fatto uomo come noi. Nella vita di tutti i giorni non siamo più soli, Egli abita con noi. Non cambia magicamente le cose ma, se Lo accogliamo, ogni cosa può cambiare.

Vi auguro allora che fare il presepe sia l’occasione per invitare Gesù nella vita. Quando noi facciamo il presepe a casa, è come aprire la porta e dire: ‘Gesù, entra!’, è fare concreta questa vicinanza, questo invito a Gesù perché venga nella nostra vita. Perché se Lui abita la nostra vita, la vita rinasce. E se la vita rinasce, è davvero Natale. Buon Natale a tutti!”

A Camerino riaperta la cattedrale di san Venanzio

Le campane a festa di San Venanzio sono tornate a suonare a Camerino nella terza domenica di Avvento, che proietta il popolo cristiano al Natale. Infatti, sotto le navate secolari della basilica in otto mesi si è compiuto un piccolo miracolo ed i cavi in fibra di carbonio hanno proiettato la chiesa verso l’avvenire, grazia al lavoro di tante mani che hanno cancellato gli squarci delle devastanti scosse dei terremoti del 2016.

Artefici sono stati i coniugi Luciana Buschini e Giovanni Arvedi, che tramite la fondazione che porta i loro nomi, hanno donato per i lavori € 1.800.000 (contro € 4.000.000 preventivato dallo Stato) dopo aver contribuito anche alla realizzazione della scuola materna paritaria Santa Maria Ausiliatrice, gestita dalla parrocchia di san Venanzio.

Sotto la luce dei lampadari di cristallo della basilica e il soffitto splendente che lascia intravedere una sorprendente decorazione geometrica, il sindaco di Camerino, Sandro Sborgia, ha consegnato ai coniugi Arvedi e Buschini le chiavi della città e una pergamena, che li rende cittadini onorari della città ducale, per il loro altruismo, solidarietà ed impegno verso la comunità camerte, nel suo momento più buio dopo il terremoto, presenti anche mons. Francesco Giovanni Brugnaro, e mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, originario di Camerino.

Visibilmente commossi i coniugi Buschini ed Arvedi hanno ringraziato la città: “La soddisfazione più grande che ha una persona è quella di donare le cose agli altri, siamo venuti con mia moglie per sistemare la questione dell’asilo e abbiamo visto che la messa era celebrata in una tenda. A Camerino vi sono 8.000 ragazzi che studiano, la vita cristiana deve avere una sede più propria rispetto ad una tenda. Ci siamo rivolti al nostro vescovo Antonio, per questo gesto che merita la vostra comunità. Siamo onoratissimi per questa accoglienza molto familiare e così partecipata”.

In apertura della celebrazione l’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Massara, ha espresso gioia per la riapertura della basilica, in quanto è la dimostrazione che la ricostruzione può avvenire in tempi rapidi: “E’ il frutto di un percorso in cui sono state investite energie e risorse da parte di molti che hanno creduto all’importanza di quest’opera per il nostro presente e per il nostro futuro. Questa Basilica è la prova che la ricostruzione si può fare in tempi brevi e senza spreco di denaro.

Per restituire la vita a questo luogo divenuto drammaticamente silenzioso è stato necessario affrontare un impegnativo lavoro, non privo di ostacoli e difficoltà di vario tipo; ostacoli che sono stati superati con il contributo appassionato, ingegnoso e creativo delle tante persone coinvolte nell’opera, orgogliose di offrire la loro collaborazione non per la ricostruzione di un edificio qualunque, ma di un luogo-simbolo per tutti i camerti e per tutta la Diocesi”.

Inoltre ha invitato a non perdere la speranza, prendendo spunto dalla terza domenica di Avvento: “Carissimi fedeli, questo tempio è segno della presenza di Dio in mezzo alla nostra comunità, questa chiesa luminosa e splendida evoca in noi la Luce vera che è il Cristo. La sua imponenza ci fa sentire a casa; la sua bellezza e sontuosità, oggi particolarmente valorizzate, ci ricordano che quando Cristo abita la nostra vita, l’esistenza fiorisce, germoglia e diventa un giardino meravigliosamente adornato…

La riapertura di questa chiesa avviene simbolicamente nella terza domenica di Avvento il cui tema centrale è quello della gioia: ‘Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino’. La gioia che stiamo vivendo assume ora il suo più profondo significato e, dopo la riapertura di queste porte, si riverserà nella vita di ognuno di noi quale fonte sicura di vera e sincera contentezza, respiro di bellezza e motivo di consolazione e di speranza”.

A celebrare la messa è stato il nunzio apostolico in Italia, mons. Emil Paul Tscherrig, che nell’omelia ha invitato i cittadini a non cedere allo sconforto: “Questa occasione non può farci dimenticare ciò che rimane ancora da fare a Camerino ed in tutta la regione per riparare gli ingenti danni morali e materiali, causati dal terremoto…

La riapertura di questa Basilica rappresenta un forte segno di speranza, ci dice che la vita dell’uomo è sempre più forte della distruzione e della morte. San Venanzo, il vostro patrono, e tutti i martiri della Chiesa sono testimoni di questa verità”.  

Papa Francesco all’ACR: costruire ponti

Anche questo anno i ragazzi dell’Azione Cattolica si sono recati da papa Francesco per fargli (come abitudine festosa) gli auguri di Natale a conclusione di un anno in cui hanno festeggiato 50 anni di vita: “Vi dico il mio grazie per la vostra visita, per gli auguri e soprattutto per le preghiere. E li ricambio di cuore con l’auspicio che il Salvatore renda piena la gioia che oggi vedo sui vostri volti”.

Ed ha apprezzato la proposta associativa, chiedendo di conoscere ciò che i ragazzi hanno detto sulla sinodalità: “Ho apprezzato la proposta associativa che state portando avanti in questo anno che è il 50° dalla fondazione dell’ACR. Il vostro programma formativo traccia un cammino che vi aiuta a prendere coscienza della vostra vocazione di discepoli-missionari. E sono contento che abbiate vissuto un grande incontro chiamato ‘Ragazzi in sinodo’. Sarà interessante sapere quello che è venuto fuori da questo incontro, le vostre osservazioni e le vostre proposte. Mi piacerebbe”.

Infine ha lasciato loro i compiti ‘a casa’: “Vi lascio un compito da fare a casa: nel giorno di Natale raccoglietevi in preghiera e, con lo stesso stupore dei pastori, guardate a Gesù Bambino, il quale è venuto nel mondo per portare l’amore di Dio, che fa nuove tutte le cose.

Gesù, con la sua nascita, si è fatto ponte tra Dio e gli uomini, ha riconciliato la terra e il cielo, ha ricomposto nell’unità l’intero genere umano. E oggi Lui chiede anche a voi di essere dei piccoli ‘ponti’ là dove vivete: già vi rendete conto che c’è sempre bisogno di costruire ponti, non è vero? Cosa è meglio? Costruire ponti o muri?.. E oggi Lui chiede anche a voi di essere dei piccoli ponti, là dove vivete. Già vi rendete conto che sempre è necessario questo. A volte non è facile, ma se siamo uniti a Gesù possiamo farlo”.

Salutando la delegazione ha affidato l’ACR alla Madre di Dio: “Chiedo a Maria, la Madre di Gesù e Madre nostra, di accompagnare il vostro cammino. Mi raccomando: imparate da lei che cosa vuol dire: “Natale”. Lei e San Giuseppe ci possono veramente insegnare come si accoglie Gesù, come lo si adora e come lo si segue giorno per giorno. Benedico voi e tutti i ragazzi e le ragazze dell’ACR”.

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