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Ugento-Santa Maria di Leuca: una scultura ricorda la migrante deceduta in mare nel 2016

La Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, attraverso l’Ufficio Migrantes diocesano, la Caritas diocesana comunicano che stasera, venerdì 30 Luglio alle ore 19.00, presso la Marina di Felloniche (Castrignano del Capo) si svolgerà: ‘La Giornata Diocesana del Migrante 2021’.

Mons. Delpini: don Gianola disponibile per tutti

“Insieme con il Figlio crocifisso, insieme con don Graziano, gridiamo anche noi, grida la Chiesa: perché? E nel grido la protesta e la preghiera ostinata: Padre! Padre!”: prendendo spunto dal grido lanciato da Cristo in croce, è iniziata così l’omelia che l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha pronunciato durante il funerale di don Graziano Gianola, celebrati a Premana, paese natale del sacerdote ambrosiano vittima di una sciagura in montagna.

Sul Mottarone come sul Calvario: ma la vita non finisce con la morte

‘Non credo nella vita dopo la morte perché nessuno è mai tornato indietro a dirmi che c’è’: l’ho sentito dire moltissime volte. Per noi cristiani, però, questo non è vero: perché uno indietro c’è tornato. ‘Gesù è risorto’: su questa notizia sensazionale, senza precedenti, si poggia la nostra fede; è questo il messaggio che ha dato il via alla predicazione degli apostoli e li ha fatti morire tutti martiri, anziché su un letto a casa loro.

L’anima è per Dio, non per lo spiritismo: la testimonianza di una ragazza finita sull’orlo del suicidio

Aspettavo da tutta la vita qualcuno che mi dicesse questo. Qualcuno che dietro alle mie unghie nere e ai miei capelli viola vedesse qualcosa di bello in me. Mi apprezzava e mi diceva quello che avrei voluto sentirmi dire da mia madre. Ho iniziato a fidarmi di lei, a prenderla come punto di riferimento. Una sera mi disse che vedeva ‘un’energia negativa nei miei occhi’, una voglia di trasformazione, di cambiamento, di affermazione. Diceva di vedermi imprigionata in una vita che non volevo. Ed aveva ragione.

Stavamo spesso al telefono e quella sera per la prima volta mi diede un consiglio che mi costò molto caro ascoltare: “Lo sai che si possono invocare gli spiriti degli animali? Vuoi libertà? Invoca lo spirito dell’airone”. Mi ha spiegato che l’airone sembra una creatura divina e che per i Toltecchi simboleggiava il centro spirituale del Mondo. “Questo spirito è il ponte tra i mondi, incarna l’immortalità”, sosteneva.

Mi ha detto: “Bisogna invocare il suo Spirito se si desidera essere più indipendenti e cambiare vita”. La ‘medicina’ che mi avrebbe offerto sarebbe stata la libertà. Io non mi ero mai interessata alla fede, alla religione, né tantomeno allo spiritismo. Non avrei mai pensato di invocare lo spirito di un uccello, se non mi fossi fidata ciecamente della persona che me lo stava dicendo. Paola era ormai come una sorella, un’amica, una mamma.

Mi ha detto di non preoccuparmi se non me la sentivo di farlo da sola, che avremmo fatto la prima seduta spiritica insieme. Ci siamo incontrate a casa sua… Non voglio entrare nei dettagli. Se sono qui a scrivere non è per scandalizzarvi con i particolari, ma per dirvi di non farlo. Di non accettare mai, da nessuno e per nessun motivo una proposta del genere. Quel giorno, infatti, non è stato l’inizio della mia libertà, ma del mio inferno.

Perché gli aironi non rispondono, ma Satana si insinua, inizia a rovinarti la vita. Le nostre sedute proseguivano, anche in compagnia di altre persone. Sono andata avanti così due anni. E invece di rinascere, io sono caduta in depressione. Dalle canne sono passata all’eroina perché sentivo dentro un male di vivere lancinante. Volevo uscire da me stessa. Volevo morire.

Non riuscivo più a dormire, avevo mille ossessioni… ero così disturbata in tutti i sensi, che ho iniziato a prendere dei tranquillanti. Prima solo la sera, poi in modo compulsivo. Ho smesso anche di andare a scuola, a due mesi dal diploma. Finché un giorno, presa davvero dalla disperazione, sono entrata in una chiesa…

Ricordo come se fosse ieri che mi inginocchiai davanti al crocifisso, come facevo da bambina. Mi accorsi che ero stata lontana da Lui, da Dio, perché avevo tanta rabbia. Mi aveva portato via mio padre! Eppure, ero così distrutta che quella sera gli chiesi aiuto, mettendo da parte tutti i vecchi rancori tra noi…

Due giorni dopo incontrai proprio in quella chiesa don Gabriele, che mi vide piangere e si avvicinò. Lì, iniziò la mia rinascita. Capì i miei problemi e mi fece conoscere don Alfonso, che iniziò a darmi delle benedizioni e mi fece conoscere anche una psicoterapeuta che potesse aiutarmi a rimettere insieme i pezzi della mia vita.

Oggi ho 27 anni, da poco sono uscita da quell’incubo, ho ricucito con mia madre… Ce ne è voluto di tempo per liberarmi dalle sozzerie di Paola, ma ringrazio Dio per avermi presa per mano. Per avermi recuperata dal tunnel di morte in cui ero finita. L’occulto attrae, ma inganna: è solo un’illusione, bella e allettante in superficie, ma che porta all’annientamento. Il tuo cuore anela l’amore. E l’amore viene da Dio.

(Fine)

Pasqua: per mons. Mazzocato ‘abbiamo bisogno di sperare per i nostri morti’

“Pasqua è, nella sua essenza, la festa della speranza e tutti in effetti avvertiamo in questi tempi il bisogno proprio di speranza, generatrice di serenità. Anche papa Francesco, nella Santa Messa delle Palme, ha constatato: L’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati”: così ha scritto l’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nel suo messaggio ai fedeli per la Pasqua.

Il presidente Mattarella: ricordare è un sentimento civile

Sono trascorsi 76 anni dal 27 gennaio 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, una data che l’Assemblea dell’Onu decise di ricordare ogni anno, istituendo nel 2005 il Giorno della Memoria, per fare in modo che quel dramma non si ripeta mai più, come ha detto papa Francesco al termine dell’udienza generale di ieri: “Ricordare è una espressione di umanità, ricordare è segno di civiltà, ricordare è condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità,… State attenti a come è incominciata questa strada di morte, di sterminio, di brutalità”.

I vescovi: dagli hospice cattolici parole nuove sul fine vita

“Se il giuramento di Ippocrate vi impegna ad essere sempre servitori della vita, il Vangelo vi spinge oltre: ad amarla sempre e comunque soprattutto quando necessita di particolari attenzioni e cure”: parte da questa citazione di papa Francesco il documento, curato dal tavolo tematico di lavoro attivo presso l’Ufficio Cei per la Pastorale della Salute, ‘Una presenza per una speranza affidabile. L’identità dell’Hospice cattolico e di ispirazione cristiana, come ha sintetizzato il presidente dell’Ufficio Cei per la Pastorale della Salute, don Massimo Angelelli: “Siamo partiti dall’idea che un hospice è un hospice per riconoscere che un hospice cattolico ha una identità specifica, che integra quello delle strutture laiche, ma che è sua”.

Card. Sepe: Non ci si salva da soli

Una riflessione sulla precarietà e sulla possibile azione pastorale in un contesto divenuto più vulnerabile a causa del Covid-19 è l’ultima Lettera pastorale dell’arcivescovo di Napoli, card. Crescenzio Sepe, dal titolo ‘Seppellire i morti. Annunciare il Signore della vita’ sulla settima opera di misericordia:

A Paliano con le maglie bianche per Willy Monteiro

Ieri tutti uniti insieme a Paliano per le esequie di Willy Monteiro, ucciso a calci e pugni nello scorso fine settimana a Colleferro, anche i ragazzi con lo stendardo dell’Azione cattolica diocesana e un altro gruppo arrivato da Alatri, celebrate da mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e Palestrina, che nell’omelia ha chiesto di non sottovalutare il Vangelo delle Beatitudini:

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