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Il papa ai migranti ha raccontato la speranza di san Paolo

La visita apostolica a Cipro di papa Francesco si è conclusa con l’incontro con i migranti nella chiesa cattolica di Santa Croce,  a est della Porta di Paphos, all’interno delle antiche mura di Nicosia, con la parete posteriore che confina con la zona cuscinetto dell’Onu, con un ringraziamento ai patriarchi Patriarchi Pizzaballa e Béchara Raï ed alla Caritas, ma soprattutto ai migranti:

Papa Francesco chiede impegno per eliminare il lavoro minorile

Nessuno può sentirsi con la coscienza a posto fino a quando non si sarà fatto di tutto per sradicare il lavoro minorile, il primo dei diritti umani calpestati dei bambini; quindi occorre ‘risvegliare le coscienze’, come ha chiesto il card. Peter Turkson, prefetto del dicastero per la Promozione dello sviluppo umano integrale, definendo ‘uno scandalo che la vita opulenta di una parte del mondo sia ottenuta togliendo dignità alla parte più fragile del globo, cioè i bambini’.

Papa Francesco invita i giovani ad essere ‘re’ con Gesù

Al termine dell’Angelus di ieri papa Francesco ha ringraziato i giovani che hanno partecipato alla Giornata Mondiale dei Giovani, che si è svolta nelle diocesi:

“Oggi, per la prima volta nella solennità di Cristo Re, in tutte le Chiese particolari si celebra la Giornata Mondiale della Gioventù. Per questo accanto a me ci sono due giovani di Roma, che rappresentano tutta la gioventù di Roma.

Saluto di cuore i ragazzi e le ragazze della nostra Diocesi, e auspico che tutti i giovani del mondo si sentano parte viva della Chiesa, protagonisti della sua missione. Grazie di essere venuti!

E non dimenticate che regnare è servire. Come era questo? Regnare è servire. Tutti insieme: regnare è servire. Come ci insegna il nostro Re”. Ed ha chiesto a due giovani, accanto a lui, di salutare tutti i giovani.

Prima della recita dell’Angelus il papa ha spiegato cosa consiste la regalità di Gesù: “Gesù non soltanto rifugge da ogni ricerca di grandezza terrena, ma rende anche libero e sovrano il cuore di chi lo segue. Egli, cari fratelli e sorelle, ci libera dalla sudditanza del male.

Il suo Regno è liberante, non ha nulla di opprimente. Egli tratta ogni discepolo da amico, non da suddito. Cristo, pur essendo al di sopra di tutti i sovrani, non traccia linee di separazione tra sé e gli altri; desidera invece fratelli con cui condividere la sua gioia”.

La verità di Gesù libera: “Ma la verità di Gesù non è un’idea, qualcosa di astratto: la verità di Gesù è una realtà, è Lui stesso che fa la verità dentro di noi, ci libera dalle finzioni, dalle falsità che abbiamo dentro, dal doppio linguaggio. Stando con Gesù, diventiamo veri.

La vita del cristiano non è una recita dove si può indossare la maschera che più conviene. Perché quando Gesù regna nel cuore, lo libera dall’ipocrisia, lo libera dai sotterfugi, dalle doppiezze. La miglior prova che Cristo è il nostro re è il distacco da ciò che inquina la vita, rendendola ambigua, opaca, triste”.

Nell’omelia della celebrazione eucaristica di Cristo Re, in cui si è svolta anche la XXXVI Giornata Mondiale della Gioventù, sul tema ‘Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto’, papa Francesco ha chiesto di combattere l’oscurità, alzando lo sguardo: “E’ l’invito che il Signore ci rivolge, e al quale ho voluto fare eco nel Messaggio dedicato a voi giovani per accompagnare questo anno di cammino.

E’ il compito più arduo, ma è il compito affascinante che vi è consegnato: stare in piedi mentre tutto sembra andare a rotoli; essere sentinelle che sanno vedere la luce nelle visioni notturne; essere costruttori in mezzo alle macerie (ce ne sono tante in questo mondo di oggi, tante!); essere capaci di sognare”.

L’omelia papale è un invito a ‘fare chiasso’: “Fate chiasso, perché il vostro chiasso è il frutto dei vostri sogni. Vuol dire che non volete vivere nella notte, quando fate di Gesù il sogno della vostra vita e lo abbracciate con gioia, con un entusiasmo contagioso che ci fa bene!

Grazie, grazie, quando siete capaci di portare avanti i sogni con coraggio, per quando non smettete di credere nella luce anche dentro le notti della vita, per quando vi impegnate con passione per rendere più bello e umano il nostro mondo”.

L’omelia del papa è un ringraziamento a loro, perché continuano a sognare: “Grazie per quando coltivate il sogno della fraternità, per quando avete a cuore le ferite del creato, lottate per la dignità dei più deboli e diffondete lo spirito della solidarietà e della condivisione.

E soprattutto grazie perché in un mondo che, appiattito sui guadagni del presente, tende a soffocare i grandi ideali, non perdete in questo mondo la capacità di sognare! Non vivere o addormentati o anestetizzati. No: sognare vivi. Questo aiuta noi adulti e la Chiesa.

Sì, abbiamo bisogno anche come Chiesa di sognare, abbiamo bisogno dell’entusiasmo, abbiamo bisogno dell’ardore dei giovani per essere testimoni di Dio che è sempre giovane!”

E’ un invito ad essere liberi: “Lasciamo che ci vibri dentro, che ci scuota, che susciti in noi il coraggio della verità. E noi possiamo chiederci: se fossi qui, ora, al posto di Pilato davanti a Gesù, a guardarlo negli occhi, di che cosa mi vergognerei?.. Ci serve metterci davanti a Gesù per fare la verità in noi.

Ci serve adorarlo per essere liberi dentro, per fare luce sulla vita e non lasciarci ingannare dalle mode del momento, dai fuochi d’artificio del consumismo che abbaglia e paralizza. Amici, non siamo qui per farci incantare dalle sirene del mondo, ma per prendere in mano la nostra vita, per ‘mordere la vita’, per viverla pienamente!”

Un invito ad andare ‘controcorrente’: “Andare controcorrente per metterci nella scia di Gesù. Egli ci insegna ad andare contro il male con la sola forza mite e umile del bene. Senza scorciatoie, senza falsità, senza doppiezze.

Il nostro mondo, ferito da tanti mali, non ha bisogno di altri compromessi ambigui, di gente che va di qua e di là come le onde del mare (dove li porta il vento, dove li portano i propri interessi), di chi sta un po’ a destra e un po’ a sinistra dopo aver fiutato che cosa conviene”.

Non bisogna fare gli equilibristi: “Gli equilibristi che cercano sempre una strada per non sporcarsi le mani, per non compromettere la vita, per non giocarsi sul serio. Per favore, abbiate paura di essere giovani equilibristi.

Siate liberi, siate autentici, siate coscienza critica della società. Non avere paura di criticare! Noi abbiamo bisogno delle vostre critiche. Tanti di voi stanno criticando, per esempio, contro l’inquinamento ambientale. Abbiamo bisogno di questo! Siate liberi nelle critiche”.

E’ un invito ad essere ‘re’ con Gesù: “Sono re: sono un segno vivente dell’amore di Dio, della sua compassione e della sua tenerezza. Sono un sognatore abbagliato dalla luce del Vangelo e guardo con speranza nelle visioni notturne. E quando cado, ritrovo in Gesù il coraggio di lottare e sperare, il coraggio di tornare a sognare. Ad ogni età della vita”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: l’annuncio di san Paolo è pieno di passione per Gesù

Con la catechesi di oggi nell’udienza generale, tenuta nell’aula ‘Paolo VI’ papa Francesco ha terminato il ciclo sulla Lettera ai Galati dell’apostolo Paolo, incentrando la meditazione sul tema di non lasciarsi prendere dalla stanchezza con un tratteggio iniziale della personalità dell’apostolo:

Papa Francesco: la fede non è fondata sulle sicurezze

“Su richiesta della fondazione polacca ‘Sì alla vita’, oggi ho benedetto le campane che portano il nome: ‘La voce dei non nati’. Sono destinate all’Ecuador e all’Ucraina. Per queste nazioni e per tutti siano segno di impegno in favore della difesa della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Che il loro suono annunci al mondo il “Vangelo della vita”, desti le coscienze degli uomini e il ricordo dei non nati. Affido alla vostra preghiera ogni bambino concepito, la cui vita è sacra e inviolabile. Vi benedico di cuore”.

Papa Francesco: la libertà si esprime nella carità

Lo speaker stava leggendo in tedesco la lettura dei Galati, al centro della catechesi del Papa durante l’udienza generale, quando un bambino è salito sulle scale dell’Aula Paolo VI; il papa lo ha guardato salire con un sorriso. Appena il bimbo gli è parso davanti gli ha stretto le mani, dandogli un colpetto affettuoso e una carezza. Tra lo sguardo divertito dei fedeli presenti in Aula, mentre proseguiva la lettura in diverse lingue della Lettera di San Paolo, il papa ha scambiato qualche parola con il bambino e gli ha chiesto se volesse sedersi accanto a lui.

Papa Francesco: la fede non è mondanità

Oggi papa Francesco ha firmato il decreto di beatificazione di papa Giovanni Paolo I, grazie al miracolo avvenuto per sua intercessione, la guarigione che riguarda una donna argentina, di Buenos Aires, insieme a quello della Venerabile Serva di Dio Maria Berenice Duque Hencker Fondatrice della Congregazione delle Piccole Suore dell’Annunciazione.

Papa Francesco: Sinodo è mettersi sulla strada di Gesù

“La Liturgia di oggi ci propone l’incontro tra Gesù e un uomo che ‘possedeva molti beni’ e che è passato alla storia come ‘il giovane ricco’. Non sappiamo il nome. Il Vangelo di Marco, in realtà, parla di lui come di ‘un tale’, senza dirne l’età e il nome, a suggerirci che in quell’uomo possiamo vederci tutti, come in uno specchio. Il suo incontro con Gesù, infatti, ci permette di fare un test sulla fede. Io mi faccio, leggendo questo, un test sulla mia fede”.

Papa Francesco ricorda che Gesù ci ha liberato

“Ieri la Conferenza episcopale e la Conferenza dei religiosi e delle religiose francesi hanno ricevuto il rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa, incaricata di valutare l’ampiezza del fenomeno delle aggressioni e delle violenze sessuali compiute sui minori dal 1950 in poi. Ne risultano, purtroppo, numeri considerevoli. Desidero esprimere alle vittime la mia tristezza e il mio dolore per i traumi che hanno subito e la mia vergogna, la nostra vergogna, la mia vergogna, per la troppo lunga incapacità della Chiesa di metterle al centro delle sue preoccupazioni, assicurando loro la mia preghiera”.

Vescovi europei: fede patrimonio europeo

E’ mons. Gintaras Linas Grušas, arcivescovo di Vilnius, il nuovo presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, eletto dai presidenti delle Conferenze episcopali europee riuniti a Roma in assemblea plenaria, succedendo al card. Angelo Bagnasco. Mons. Grušas è nato il 23 settembre 1961 a Washington D.C. negli Stati Uniti.

E’ cresciuto in una famiglia lituana e prima di entrare in seminario, ha terminato gli studi in Matematica e Informatica presso l’UCLA, l’università di California, a Los Angeles. Ha poi lavorato presso IBM. Ha iniziato i suoi studi in Teologia presso la Franciscan University di Steubenville, in Ohio. Ha poi proseguito i suoi studi per due anni a Roma. Il 25 giugno 1994 è stato ordinato sacerdote nell’Arcicattedrale di Vilnius dall’arcivescovo Audrys Juozas Bačkis. Nello stesso anno è stato scelto come Segretario Generale della Conferenza Episcopale Lituana.

E’ stato rettore del seminario di Vilnius. Il 5 aprile 2013, papa Francesco lo ha elevato al titolo di arcivescovo di Vilnius, succedendo a mons. Bačkis. Il 9 giugno 2014 è stato nominato membro della Congregazione per il clero mentre il 13 luglio 2016 è entrato a far parte del Dicastero per la comunicazione. Dal 28 ottobre 2014 è presidente della Conferenza Episcopale Lituana.

Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) è composto da 39 membri, di cui 33 sono Conferenze Episcopali alle quali si aggiungono gli Arcivescovi del Lussemburgo, del Principato di Monaco, l’Arcivescovo maronita di Cipro e i Vescovi di Chişinău (Moldavia), dell’Eparchia di Mukachevo e dell’Amministrazione Apostolica dell’Estonia. Insieme, rappresentano la Chiesa Cattolica in ben quarantacinque Paesi del continente europeo.

Inoltre sono stati nominati anche i due vice presidenti: card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece, e mons. Lázlo Nemet, presidente della Conferenza episcopale Cirillo e Metodio.

Nel penultimo giorno i vescovi europei sono stati ricevuti dal presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che dopo il saluto del card. Bagnasco letto dal card. Bassetti, esprimendo l’esigenza di un’Europa solidale, ha sottolineato l’importanza del ruolo delle Chiese nel sostenere l’edificazione dell’Europa e di una presa di consapevolezza sempre maggiore del valore del fattore religioso per creare una comunità internazionale più giusta:

“Ricorre spesso la tentazione di considerare la conquista della pace, l’affermazione dei diritti di libertà, inclusa quella religiosa, il vivere in società aperte e tolleranti come acquisizioni scontate e irreversibili. Sappiamo, in realtà, che, ancor oggi, molti Paesi sono percorsi da pulsioni particolarmente insidiose, soprattutto in un’epoca in cui, nel mondo, riaffiora la tentazione di asservire le espressioni religiose a motivo di scontro, a pretesto per giustificare discriminazioni di vario segno”.

Nel penultimo giorno il presidente della Repubblica italiana ha messo in evidenza l’importanza della fede: “Nella società europea sta ritrovando spazio la consapevolezza del valore del fattore religioso, nella costruzione di una comunità internazionale più giusta, più solidale, più rispettosa della vita di ogni persona… Esiste un ‘bene comune europeo’ come segnalava, già nel luglio del 1962, Giovanni XXIII, in un indirizzo per la XLIX Settimana sociale di Francia.

A maggior ragione l’Europa deve dimostrare, nei fatti, di essere all’altezza della civiltà che afferma di rappresentare. In tutti gli ambiti che qualificano lo sviluppo umano: sociale, politico, economico, educativo”.

Infine ha ricordato il ruolo delle fedi nel risvegliare la coscienza, come ha sempre esortato san Giovanni Paolo II: “In questo percorso, le personalità religiose dei Paesi europei, hanno un ruolo rilevante nel contribuire a risvegliare le sensibilità assopite e nello stimolare un ampio e fecondo dibattito pubblico, che tocca aspetti cruciali per il futuro della nostra Europa e del mondo intero.

Giovanni Paolo II, in occasione della sua visita al Parlamento Europeo, nel novembre del 1988, auspicava che l’Europa unita si impegnasse a riconciliare l’uomo con la natura, a riconciliare l’uomo con tutti i suoi simili, a riconciliare l’uomo con se stesso. Una missione che non viene mai meno: quella di unire i popoli e i loro destini, per il bene comune dell’umanità”.

Mentre il card. Peter Erdö, già presidente del CCEE, ha messo in evidenza la grande missione del CCEE ovvero “formare un foro di carità fraterna, dove possiamo scambiare le nostre esperienze, studiare dei fenomeni che sono di importanza vitale e mettersi in ascolto delle gioie e delle sofferenze dei nostri confratelli e di cercare di aiutare secondo le nostre possibilità”.

La sfida per i Vescovi europei, indicata dal card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, nel suo intervento è di “offrire ai fedeli e all’umanità sofferente del nostro tempo, una comprensione dell’uomo scaturita proprio dal mistero trinitario in tutta la sua ampia articolazione; una visione piena di speranza, che finora è rimasta quasi taciuta o nascosta sotto un certo pudore di sudditanza razionalistica, forse anche per scarso entusiasmo per la potenza illuminante della Parola di Dio”. 

Dieci gli ambiti proposti dal card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che le Chiese europee insieme sono chiamate ad affrontare: formazione; carità fraterna; sostegno alle famiglie; difesa della vita umana; nuove generazioni; attenzione ai fragili e ai poveri; migranti; unità dei cristiani; cura dell’ambiente e la pace: “La priorità più urgente è la trasmissione della fede alle nuove generazioni. La Chiesa deve trovare i modi e i linguaggi per educare i giovani di oggi alla fede”.

Nel messaggio conclusivo i vescovi europei invitato a camminare insieme: “Nessuno tema il Vangelo di Gesù: esso ci parla dell’uomo e di Dio, garante della dignità umana, ricorda che nessuno è solo né deve esserlo, che i più deboli devono avere uno sguardo preferenziale.

Ricorda che non esiste libertà senza l’altro, né progresso, poiché ognuno è un bene per tutti: persone, famiglie e Stati. Il punto di sintesi di questo camminare insieme sta in ciascuno come desiderio e in Dio come Principio: Egli non è geloso della creatura umana, del suo desiderio di gioia e di infinito. Ne è piuttosto il principio e il destino”.

(Foto: CCEE)

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