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10 ottobre: giornata della salute mentale e delle persone con sindrome di down

Domenica 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale, un’occasione per porre l’accento su un problema che ancora troppo spesso viene sottovalutato e su cui sempre più sportivi stanno cercando di sensibilizzare il pubblico, essendo stati spesso essi stessi vittime di problemi di natura psicologica che ne hanno fortemente condizionato le prestazioni e in alcuni casi li hanno costretti a prendersi delle pause per guarire prima di poter riprendere a gareggiare.

Il presidente delle Acli, Manfredonia, chiede un lavoro che non uccide

“Oggi ricorre la Giornata nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro che, come ogni anno, vuole commemorare coloro che hanno perso la vita o hanno subito infortuni svolgendo la propria attività lavorativa. Una ferita sociale che non trova soluzione, ma purtroppo è sempre in aumento e diventa lacerante ogni volta che si apprendono, come in queste ultime settimane, quotidiani e drammatici aggiornamenti di incidenti avvenuti”.

Con questo messaggio il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, domenica 10 ottobre ha ricordato la giornata dei Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro, sottolineando che la Costituzione Italiana tutela la salute del lavoratore: “Affinché questo diritto sia effettivamente garantito, uno Stato democratico deve consentire a ognuno di svolgere la propria attività lavorativa, tutelandone la salute e assicurandone lo svolgimento nella più totale sicurezza.

Le tragedie a cui stiamo assistendo senza tregua sono intollerabili e devono trovare una fine, rafforzando la cultura della legalità e della prevenzione. Le leggi ci sono e vanno applicate con inflessibilità”.

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail entro agosto sono state 349.449, oltre 27.000 in più (+8,5%) rispetto alle 322.132 dei primi otto mesi dello scorso anno, sintesi di un decremento delle denunce osservato nel trimestre gennaio-marzo (-11%) e di un incremento nel periodo aprile-agosto (+26%) nel confronto tra i due anni.

I dati evidenziano un aumento a livello nazionale degli infortuni in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (+20,6%, da 38.001 a 45.821 casi), che sono diminuiti del 32% nel primo bimestre di quest’anno e aumentati del 59% nel periodo marzo-agosto (complice il massiccio ricorso allo smart working nello scorso anno, a partire proprio dal mese di marzo), e un incremento del 6,9% (da 284.131 a 303.628) di quelli avvenuti in occasione di lavoro, che sono calati del 10% nel primo trimestre di quest’anno e aumentati del 22% nel periodo aprile-agosto.

Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione delle denunce soltanto nel Nord-Ovest (-3,6%), al contrario delle Isole (+16,5%), del Sud (+14,9%), del Centro (+14,5%) e del Nord-Est (+13,6%). Tra le regioni si registrano decrementi percentuali solo in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Provincia autonoma di Trento, mentre gli incrementi percentuali più consistenti sono quelli di Basilicata, Molise e Campania.

Partendo da questi dati chiediamo al presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia,di spiegarci perché dopo la pandemia le morti sul lavoro sono continuate a crescere: “Sono continuate a crescere perché ci siamo assolti da molti doveri. Oltre a quello di proteggerci dalla pandemia, uno è quello di rispettare tutte le regole delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro. Poi c’è sempre la solita struttura di chi pensa che il profitto è fondamentale ed aldilà della vita delle persone. Dobbiamo insistere sulla tutela della persona, perché il lavoro è anche vita e bellezza e non può finire in tragedia”.

Quale effetto ha avuto la pandemia sul lavoro?

“La pandemia ha avuto effetti non solo sulle dinamiche occupazionali ma anche sulla composizione stessa del mercato del lavoro e su interi settori produttivi. La pandemia ha impresso una spinta repentina verso l’evoluzione di alcuni settori con una conseguente richiesta di profili professionali nuovi, o comunque ridisegnando la domanda di lavoro rispetto alle diverse professionalità nei diversi settori. E’ quindi necessario agire in ottica previsiva per conoscere i fabbisogni occupazionali del tessuto produttivo e agire sul sistema formativo per preparare, in tempi contenuti, i lavoratori di cui le imprese hanno bisogno”.

E quale lavoro si prospetta dopo la pandemia?

“Dopo la pandemia dobbiamo iniziare a cambiare il paradigma, perché le fragilità del lavoro si sono acuite. Prima c’era chi era più o meno tutelato, ma c’era anche chi non aveva lavoro. Poi, purtroppo, c’erano persone che dovevano entrare nel mondo del lavoro ed hanno avuto molte difficoltà. Dobbiamo lavorare sulle politiche attive, soprattutto alla formazione continua per i lavoratori, e più specifica per chi cerca un lavoro, perché le aziende cercano un lavoro specializzato. Occorre aiutare i giovani ad avere la formazione utile per la ricerca del lavoro”.

Come ritessere sviluppo ed occupazione?

“Occorre puntare sull’economia sociale e sull’economia della cura, anche per favorire la permanenza al lavoro e la carriera delle donne. Molta nuova occupazione può nascere ed è già cresciuta in settori che vedono protagonista il Terzo settore. Una strategia italiana per l’economia sociale, in particolare, deve guardare all’economia del prendersi cura anche introducendo, analogamente all’economia verde, agevolazioni fiscali per favorire l’implementazione dei servizi e l’occupazione, nonché far emergere (prevedendone una qualificazione) centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore domestico.

Proponiamo, a fianco della realizzazione della rete di protezione sociale e dei livelli essenziali delle prestazioni anche sociali, di prevedere una detrazione (o uno ‘sconto’ al fornitore o una elargizione equivalente per chi non ha reddito) a favore del lavoro sociale di assistenza familiare, o educativo con i minori, con persone non autosufficienti, di prevenzione e promozione della qualità della vita e della salute, dello sport”.

Fra pochi giorno a Taranto si svolgeranno le Settimane sociali dei cattolici sul tema della cura, ‘Il pianeta che speriamo: ambiente, lavoro, futuro’: in quale modo tutto #èconnesso?

“La Chiesa convoca i cattolici per la Settimana Sociale a Taranto, che è il luogo-simbolo, richiamandoci alla contraddizione tra il lavoro ed il rispetto della vita e dell’ambiente, in quanto rispetto vuol dire vivere in un luogo sano. Quindi mai più contraddizione tra lavoro ed ambiente; il lavoro non deve solo trasformare, ma deve curare i nostri territori e comunità. Dal lavoro si crea il valore di un’intera comunità. Da cattolici dobbiamo dare il contributo per rendere migliore l’Italia”.    

Calano gli aborti, ma aumenta l’uso di farmaci

Nelle scorse settimane il Ministero della Salute ha pubblicato la Relazione trasmessa nel luglio scorso al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978, contenente i dati relativi agli aborti volontari effettuati in Italia nell’anno 2019 e i dati preliminari relativi all’anno 2020.

La Cei sottolinea il bello di un cammino sinodale

Mercoledì 29 settembre si è conclusa a Roma la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI che, in vista dell’Assemblea Generale Straordinaria del prossimo novembre, si è confrontato sul cammino sinodale della Chiesa italiana, insistendo sull’ascolto dal ‘basso’, approvando un Messaggio ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e agli operatori pastorali, che offre una lettura spirituale dell’esperienza sinodale, e una Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà, che invita a sentirsi partecipi del percorso:

Mons. Nerbini alla città: ‘Prato, guarda avanti!’

‘Prato, guarda avanti!’: si intitola così la ‘Lettera alla città’ che mons. Giovanni Nerbini ha scritto ai pratesi nella festa della Natività di Maria, ricordando i mesi della pandemia: “Abbiamo iniziato a tessere quella che è la storia della Prato di domani. Fili e lacci di colori diversi, a volte cupi hanno tenuto unite le nostre vite quotidiane in questo ultimo anno e mezzo: il dolore di tanti (la pandemia ha toccato negli affetti, nel corpo, nelle condizioni di vita, nel lavoro, nelle relazioni, nello studio) così come le attese di giorni più sereni, di una vita segnata dalla cura per la dignità della persona, di una città capace di essere a misura di umanità”.

Come aveva già coraggiosamente proposto proprio nei giorni più bui del lockdown, il 19 marzo 2020, il vescovo ha chiesto a tutti di gettare oltre lo sguardo e il cuore: “Adesso, dopo quelli che, si spera, sono stati i mesi più duri di questa emergenza sanitaria è avanti che dobbiamo guardare. E per farlo Prato può ricorrere alla sua antica sapienza: ossia tessere, intrecciare fili diversi secondo un disegno creativo, ma unitario. Perché tessere è volontà di raggiungere una mèta, portando la tela sempre più avanti”.

Prendendo spunto dal Libro dei Re  mons. Nerbini ha chiesto di ascoltare la Sacra Scrittura: “La Scrittura, con la sua ricchezza spirituale e di umanità, si pone dinanzi a noi anche in questo tempo nel quale la pandemia ci obbliga a misurarci con la realtà: con tutta la sua durezza e al contempo con gli spazi di possibilità che si aprono e chiamano in causa la nostra responsabilità.

I cristiani, nella loro storia millenaria, hanno imparato quanto questo dialogo fra la Parola e la vita sia stato fecondo: capace di dischiudere lo sguardo sulla verità delle cose e sugli orizzonti di futuro possibili e al tempo stesso in grado di alimentare una comprensione più acuta e profonda della Scrittura…

Così, anche per i cristiani di questo momento storico, anche per la Chiesa che è in Prato, la Parola si offre come una realtà viva e vitale, che alimenta l’intelligenza delle cose e si schiude, come i petali di un fiore, alla luce della Storia viva delle donne e degli uomini”.

Ascoltare la Parola significa non rimpiangere il passato: “Proprio questa docilità del cuore rappresenta la disposizione d’animo che dobbiamo lasciar maturare dentro di noi per imparare a pensare il presente e il futuro della città di cui siamo parte.

Soprattutto, questa docilità ci consente, in primo luogo, di accettare i nostri limiti, di non cedere alla tentazione di chiuderci in noi stessi e guardare al nostro bene individuale, a quelle che crediamo essere le nostre sicurezze. Come Salomone, anche noi dobbiamo pensare a come possiamo fare il bene del popolo.

Come Salomone dobbiamo riconoscere che nessuno di noi ha la forza, da solo, di assolvere a questo compito e dunque abbiamo bisogno di disporci all’ascolto e alla comprensione e dobbiamo farlo assieme, aiutandoci l’un l’altro a capire, perché in ciascun essere umano alberga un frammento di verità”.

Ed ecco la proposta di lavorare insieme, che nasce dall’amore per la città e per tutto il suo territorio: “Ci occorre la capacità di sentire il sapore della realtà, di saper cogliere cosa c’è di amaro nelle sofferenze e nelle fatiche, nella crisi del lavoro e nel dover lasciare quanto non possiamo portare nel domani.

Ci occorre la capacità di sentire il gusto buono delle speranze, delle tante idee e iniziative che ci sono ma non trovano spazio o a cui non sappiamo dare voce. E’ la sapienza che ci consente di dire che è male pensare di uscire dalla crisi salvando la rendita (uno dei virus della Prato degli ultimi decenni) anziché il lavoro e con esso le donne e gli uomini.

E’ la sapienza che ci fa riconoscere il bene negli sforzi di restituire alla loro funzione sociale l’iniziativa privata e l’azione di sindacati, associazioni di categoria, forze politiche e culturali”.

Un lavoro di ‘squadra’ che metta insieme le intelligenze: “Anche in questo possiamo cogliere un appello rivolto a tutta la nostra comunità: se la sapienza ci può mostrare la ricchezza multiforme della realtà, l’intelligenza di tante persone ci permette di vedere come la realtà vive, cresce, cambia direzione.

Per questo la nostra comunità ha bisogno di attingere alle tante intelligenze che in essa già ora operano. Il distretto del ‘fare’ ha oscurato troppo spesso la città ‘del pensare’, lasciando da parte competenze, risorse intellettuali, ricerca e confronto di idee”.

E le intelligenze sono molte: “Abbiamo l’urgenza di mettere a frutto l’intelligenza del lavoro, dei tanti mestieri e delle tante professioni che la nostra Prato esprime. Dobbiamo dare spazio all’intelligenza economica di chi ha gli strumenti per consigliare come investire in modo efficace e giusto.

Ci serve l’acume dell’intelligenza sociale dei tanti che si impegnano nelle associazioni e in quello che chiamiamo terzo settore e l’intelligenza culturale che sa coltivare la pluralità di un territorio pronto a farsi casa per tutte le donne e gli uomini di buona volontà.

La nostra comunità ha bisogno dell’intelligenza della cura, che è propria di chi si occupa delle ferite del corpo e dell’anima nelle nostre strutture sociosanitarie soprattutto a vantaggio dei fragili, degli ultimi e degli emarginati. Mi piace ricordare come in questi mesi difficili abbiamo ricevuto tutti un esempio edificante dalle professioni sanitarie”.

Un popolo però ha bisogno dei giovani: “Non basta la competenza di uno solo, perché la realtà e l’umanità non sono a una dimensione: non è tutto solo economia, o politica o religione, perché l’essere umano, che è immagine e somiglianza di Dio, è aperto a insospettabili possibilità e soprattutto è investito della responsabilità della propria libertà. Quello che abbiamo davanti è dunque un compito preciso: diventare popolo. O forse sarebbe meglio dire: ridiventare popolo…

Se davvero vogliamo guardare ai mesi e agli anni che abbiamo davanti con la sapienza e l’intelligenza che alimentano un cuore docile, è ai giovani che dobbiamo guardare. Non solo per prenderci cura di loro: più ancora, per chiedere loro di indicarci la direzione che la nostra comunità deve prendere, verso dove iniziare a camminare e così diventare popolo”.

Concludendo la lettera il vescovo di Prato sottolinea che si deve dare fiducia ai giovani: “Se è del contributo e dell’impegno di tutti che abbiamo bisogno, è soprattutto ai giovani che dobbiamo affidarci, domandando loro, certo, anche un di più di responsabilità. Prato conta una popolazione giovanile superiore alle altre città vicine, una risorsa che troppo spesso dimentichiamo. 

Sono i loro cuori quelli più ‘docili’, disposti ad ascoltare e apprendere. Sono loro i più pronti a ricevere ed esercitare la sapienza e l’intelligenza, a dirci ciò che è male e ciò che è bene, a spiegarci come tenere assieme economia, socialità, cultura, politica, fede e dare al domani di Prato il volto e lo sguardo di un popolo che sa camminare nella storia degli uomini. E’ sulla loro ‘misura’ che dobbiamo costruire la città di domani”.

(Foto: diocesi di Prato)

Le associazioni ambrosiane per una politica competente

In vista delle elezioni amministrative che si svolgeranno in autunno in molti comuni del territorio diocesano, il coordinamento di associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali della diocesi di Milano ha sottoscritto il documento comune ‘Tocca a noi, tutti insieme’, un titolo che volutamente ricalca quello dell’ultimo discorso alla città pronunciato dall’arcivescovo, mons. Mario Delpini, nella festa del santo ambrosiano dello scorso anno.

Save the Children contro la tratta minorile

Più di 1 vittima di tratta su 3 (34%) nel mondo è minorenne, in prevalenza di genere femminile. Una percentuale che, pur riguardando i soli casi giudiziari accertati di un fenomeno ben più vasto, è più che triplicata negli ultimi 15 anni ed è anche più elevata nelle regioni a basso reddito (Africa sub-sahariana e occidentale, Asia meridionale, America centrale e Caraibi) dove i minori sono la metà delle vittime totali accertate.

Ricordando Marcinelle ancora si muore nel lavoro

Ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato con un messaggio il 65° anniversario della tragedia di Marcinelle e la 20ª Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, avvenuto il giorno 8 agosto 1956, in cui morirono 262 minatori, di cui 136 italiani:

Tunisia: si chiede il rispetto dei diritti umani

Il presidente tunisino, Kais Saied, ha congelato, a fine luglio, l’attività del Parlamento, ha sospeso l’immunità di tutti i parlamentari e ha licenziato il primo ministro, Hicham Mechichi, in seguito alle forti proteste contro il governo svoltesi nelle strade del Paese. La polizia per disperdere la folla e fermare le contestazioni nel centro della capitale Tunisi ha usato gas lacrimogeni. Saied ha comunicato che assumerà la guida del potere esecutivo con la collaborazione di un nuovo premier. Le proteste sono state indette nel 64° anniversario dell’indipendenza della Tunisia da un nuovo gruppo chiamato Movimento 25 luglio.

Progetto Dyvo: aperta la call per giovani volontari e tutor di organizzazioni di volontariato

“Se sei una organizzazione di volontariato, un giovane volontario o tutor / educatore per giovani volontari questa Call è per te!  In Italia stiamo cercando:  6 giovani volontari, 6 tutor e  4 supervisori  per partecipare, con altrettanti giovani e professionisti del mondo del volontariato di Austria, Belgio e Lituania, al Progetto Europeo DYVO”.

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