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Natale 2021: Alleluia! Oggi vi è nato il Salvatore

E’ il messaggio degli Angeli ai pastori; è il messaggio all’umanità. E’ autentica la nostra fede se accogliamo il messaggio del santo Natale. Mentre Maria e Giuseppe si trovavano a Betlemme, dice il vangelo, si compirono per lei i giorni del parto e diede alla luce il figlio primogenito, lo avvolse in fasce, lo depose nella mangiatoia.

A piazza san Pietro la benedizione dei Bambinelli

In un Avvento sempre complesso ma che continua a parlare di speranza, gli oratori e le parrocchie di Roma si raduneranno domenica 12 dicembre in piazza San Pietro per la tradizionale Benedizione dei Bambinelli che dai tempi di Paolo VI accompagna le attività di Avvento delle comunità cristiane di Roma. Tema di questa nuova edizione è ‘Camminiamo insieme verso Betlemme’, sottolineando la necessità di sentirsi comunità in cammino verso il Signore che viene.

Papa Francesco invita alla gioia

Nella domenica in ‘laetare’ papa Francesco ha salutato i bambini e le famiglie che in piazza san Pietro ha benedetto ‘Gesù Bambino’ che poi riporranno nel presepe: “In modo speciale saluto il gruppo che è venuto in rappresentanza delle famiglie e dei bambini di Roma, in occasione della benedizione dei ‘Bambinelli’, appuntamento organizzato dal Centro Oratori Romani. Quest’anno siete qui in pochi a causa della pandemia, ma so che tanti bambini e ragazzi sono radunati negli oratori e nelle loro case e ci seguono attraverso i mezzi di comunicazione”.

La benedizione dei Bambinelli anima Roma

Torna anche quest’anno, anche se in una forma rinnovata, diffusa nelle parrocchie e disponibile anche in streaming, la tradizionale Benedizione dei Bambinelli che, inaugurata nel 1969 da papa Paolo VI, accompagna le attività di Avvento degli oratori di Roma. Il tema dell’edizione 2020 sarà ‘Cambia La Storia. Nasce il Salvatore’ seguendo la traccia spirituale e di animazione che segna questo speciale anno pastorale degli oratori di Roma.

Natale nelle diocesi: è nato il Salvatore

‘L’Emmanuele sia luce per tutta l’umanità ferita. Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore. In questo giorno di festa, doni a tutti la sua tenerezza e rischiari le tenebre di questo mondo’: il tweet natalizio di papa Francesco è un invito per ogni persona ad aprirsi alla ‘grazia’ di Dio, che ‘continua ad amare’ l’uomo, invitandolo a portare la ‘luce’ nel mondo.

Natale: Dio bussa al cuore umano

“Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti. E’ così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero”.

Natale: il mistero della forza nella debolezza

Se c’è, forse, un aspetto del Natale, che più di ogni altro scandalizza, mette dubbi, insinua perplessità, da quando è avvenuto la prima volta ad oggi, è questo: Dio si è fatto carne. Detto in altri termini Egli si è manifestato a noi attraverso la fragilità di un corpo umano, la miseria di una vita umana, la piccolezza di una storia.

Dopo duemila anni questo risulta essere qualcosa di inspiegabile. Perché per la nostra mentalità, se Dio si doveva manifestare, si doveva manifestare in modo da essere riconosciuto da tutti, in modo glorioso, maestoso.

Eppure egli ha deciso di prendere forma nell’umile grembo di Maria e non di una straordinaria regina, ha deciso di prendere dimora nell’umile villaggio di Nazareth e non in un sontuoso palazzo della capitale dell’Impero, ha deciso di avere acconto a sé persone di basso rango e non di alto lignaggio.

Dio ha agito così per mostrarci qualcosa che, da duemila anni a questa parte, facciamo fatica a comprendere: c’è una forza nella debolezza che è segno della sua presenza nel mondo. E’ una questione di sguardo, di ciò che siamo abituati a vedere. C’è una luce nelle tenebre che non acceca, è tenue: sta a noi scovarla, sta a noi scoprirla.

La libertà dell’uomo, così e solo così, è preservata e messa in gioco perché è chiamata a guardare in direzione contraria rispetto a dove guarda il mondo. Di un Dio che prepotentemente entra nella scena nel mondo e, così facendo, ti obbliga a credere nessuno ha bisogno. Di un Dio che bussa delicatamente alla porta del mio cuore e chiede di poter entrare tutti, ma proprio tutti abbiano bisogno. Anche perché, così facendo, è credibile la sua vicenda.

Gesù, facendosi carne, vuol farci comprendere che ogni carne, ogni corpo ha una dignità, quello del povero come quello del ricco, e che la salvezza non è una cosa astratta ma quanta mai concreta: noi siamo destinati alla risurrezione della carne. Ecco  il mistero che custodisce il Natale: c’è una forza nella debolezza che non appare, eppure è in grado di cambiare la sorte di ogni uomo e del mondo!

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