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Matthias Canapini: raccontare l’umanità dei confini

Una serata con il fotoreporter e scrittore Matthias Canapini a Tolentino, in provincia di Macerata, organizzata dall’associazione ‘Hub62029’ (associazione di giovani sorta dopo il sisma del 2016 con l’obiettivo di spronare i giovani alla creatività), supportata dalla libreria ‘Bottega del Libro’, per farsi raccontare i suo libri, i viaggi e le sue narrazioni. Un personaggio fuori dagli schemi, perché Matthias Canapini, fanese del 1992, è un rugbista con la passione per i viaggi e i reportage; supportato da Ong nazionali e internazionali ha attraversato i Balcani, la Turchia, il Caucaso, l’Est Europa, la Siria ed i Monti Sibillini colpiti dal sisma.

La guerra attraverso le immagini, un fotoreporter racconta il dramma in Ucraina

Nei primi giorni di aprile il fotoreporter ucraino e attivista per i diritti umani Maks Levin è stato trovato morto, come ha riportato il giornale Ukrainska Pravda. Levin, 40 anni, che aveva lavorato per diverse testate internazionali tra cui Ap, Bbc e Reuters, era scomparso dal 13 marzo scorso dalla prima linea vicino a Kiev, nel distretto di Vyshhorod dove stava riprendendo i combattimenti. Il suo ultimo post su facebook dal fronte era datato 12 marzo. Lascia 4 figli minorenni. E’ il settimo giornalista ucciso nella guerra in Ucraina, mentre sono 35 quelli feriti.

Christian Tasso punta l’obiettivo sulla disabilità

“Voi dovete vivere giorno per giorno, non dovete pensare ossessivamente al futuro. Sarà una esperienza durissima, eppure non la deprecherete. Ne uscirete migliorati. Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita. Questa è almeno la mia esperienza. Non posso dirvi altro”.

Claudio Colotti: fotografare i volti al tempo del coronavirus

Si chiama ‘Covid-19, empatia e dialogo come cura’ l’ultimo lavoro di Claudio Colotti, il fotoreporter maceratese, che dal 20 al 26 aprile è entrato nell’ospedale di Torrette di Ancona, capoluogo marchigiano, raccontando con 50 scatti quello che stava accadendo nei reparti dedicati a pazienti positivi al coronavirus in un lavoro d’impatto, come ha spiegato il fotoreporter: “Mi sono reso conto che nonostante tutti i sistemi di protezione usati, infermieri, dottori e fisioterapisti riescono comunque a stabilire un contatto con i pazienti , pure di tipo fisico, fatto spesso di gesti importanti. Come una carezza. Nonostante guanti, mascherine, occhiali a tenuta stagna, visiere in plexiglas, il coinvolgimento emotivo non è venuto meno. Non ci sono appigli per vedere l’altro, la comunicazione tra paziente e operatore è difficoltosa. Ma si è vicini con questi gesti”.

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