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Papa Francesco racconta la sua conversione ‘ecologica’

Ad inizio del mese di settembre papa Francesco, ricevendo in udienza un gruppo di esperti, che collaborano con la Conferenza episcopale francese sul tema ecologico dell’enciclica ‘Laudato sì’, ha raccontato come si è evoluta la sua esperienza ambientale, trasformatasi in conversione ecologica:

“Vorrei incominciare con un pezzo di storia. Nel 2007 c’è stata la Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano in Brasile, ad Aparecida. Io ero nel gruppo dei redattori del documento finale, e arrivavano proposte sull’Amazzonia. Io dicevo: ‘Ma questi brasiliani, come stufano con questa Amazzonia! Cosa c’entra l’Amazzonia con l’evangelizzazione?’. Questo ero io nel 2007. Poi, nel 2015 è uscita la Laudato si’. Io ho avuto un percorso di conversione, di comprensione del problema ecologico. Prima non capivo nulla!… Da Aparecida a Laudato si’ per me stato un cammino interiore”.

In confidenza e parlando liberamente ha raccontato la genesi dell’enciclica: “Quando ho incominciato a pensare a questa Enciclica, chiamai gli scienziati (un bel gruppo) e ho detto loro: ‘Ditemi le cose che sono chiare e che sono provate e non ipotesi, le realtà’… E loro hanno fatto il primo lavoro, poi sono intervenuto io. E, alla fine, la redazione finale l’ho fatta io. Questa è l’origine.

Ma voglio sottolineare questo: dal non capire nulla, ad Aparecida, nel 2007, all’Enciclica. Di questo mi piace dare testimonianza. Dobbiamo lavorare perché tutti abbiano questo cammino di conversione ecologica”.

Un altro spunto ricevuto per l’enciclica è stato il viaggio in Amazzonia: “E qui ho visto che era necessario eliminare l’immagine degli indigeni che noi vediamo soltanto con le frecce. Ho scoperto, fianco a fianco, la saggezza dei popoli indigeni, anche la saggezza del ‘buon vivere’, come lo chiamano loro. Il ‘buon vivere’ non è la dolce vita, no, nel dolce far niente, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato.

E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa. I popoli originari ci portano questa porta aperta. E alcuni vecchi dei popoli originari dell’Ovest del Canada, si lamentano che i loro nipoti vanno in città e prendono le cose moderne e dimenticano le radici. E questo dimenticare le radici è un dramma non solo degli aborigeni, ma della cultura contemporanea”.

Inoltre ha invitato a vivere l’armonia dei linguaggi: “E abbiamo perso l’armonia dei tre linguaggi. Il linguaggio della testa: pensare; il linguaggio del cuore: sentire; il linguaggio delle mani: fare. E portare questa armonia, che ognuno pensi quello che sente e fa; che ognuno senta quello che pensa e fa; che ognuno faccia quello che sente e pensa. Questa è l’armonia della saggezza. Non è un po’ la disarmonia (ma questo non lo dico in senso peggiorativo) delle specializzazioni. Ci vogliono gli specialisti, ci vogliono, a patto che siano radicati nella saggezza umana. Gli specialisti, sradicati da questa saggezza, sono dei robot”.

Ha spiegato anche in cosa consiste la conversione ecologica: “La conversione ecologica ci fa vedere l’armonia generale, la correlazione di tutto: tutto è correlato, tutto è in relazione. Nelle nostre società umane, abbiamo perso questo senso della correlazione umana. Sì, ci sono associazioni, ci sono gruppi – come il vostro – che si riuniscono per fare una cosa… E tante volte abbiamo perso il senso delle radici, dell’appartenenza.

Il senso dell’appartenenza. Quando un popolo perde il senso delle radici, perda la propria identità… Ma c’è un’altra realtà che è la storia; c’è l’appartenenza a una tradizione, a una umanità, a un modo di vivere… Per questo è molto importante oggi curare questo, curare le radici della nostra appartenenza, perché i frutti siano buoni”.

Prima di concludere l’incontro ha esortato tutti a parlare con i genitori e con i nonni: “Posso parlare con i genitori, questo è molto importante!, parlare con i genitori è molto importante. Ma i nonni hanno qualcosa di più, come il buon vino. Il buon vino più invecchia più è buono… I nonni hanno quella saggezza. Mi ha sempre colpito quel passo del Libro di Gioele: “I nonni sogneranno. I vecchi sogneranno e i giovani profetizzeranno”. I giovani sono dei profeti. I vecchi sono dei sognatori. Sembra il contrario, ma è così! A patto che i vecchi e i nonni si parlino. E questa è l’ecologia umana”.

Inoltre nel discorso preparato e consegnato papa Francesco aveva sottolineato la bellezza dell’universo, come aveva sottolineato san Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Centesimus Annus’: “L’universo è bello e buono, e contemplarlo ci permette di intravedere la bellezza e la bontà infinite del suo Autore. Ogni creatura, anche la più effimera, è oggetto della tenerezza del Padre, che le dona un posto nel mondo.

Il cristiano non può che rispettare l’opera che il Padre gli ha affidato, come un giardino da coltivare, da proteggere, da far crescere secondo le sue potenzialità. E se l’uomo ha il diritto di fare uso della natura per i propri fini, non può in alcun modo ritenersi suo proprietario o despota, ma solamente l’amministratore che dovrà rendere conto della sua gestione. In questo giardino che Dio ci offre, gli esseri umani sono chiamati a vivere in armonia nella giustizia, nella pace e nella fraternità, ideale evangelico proposto da Gesù”.

(Foto: Santa Sede)

Siracusa abbraccia il nuovo Arcivescovo Lomanto: ‘Questa arcidiocesi grazie a Paolo radicata in epoca apostolica, arrivo con umiltà per amarla e servirla’

Con un messaggio indirizzato alla sua nuova comunità di Siracusa, l’arcivescovo Francesco Lomanto si insedia ufficialmente nella realtà siciliana, in punta di piedi, con umiltà, ma con la voglia di contribuire alla diffusione del messaggio evangelico:

Cei invita i vescovi a nuove forme di presenza ecclesiale

Vincere la paura che ancora frena la presenza dei fedeli alle messe al tempo del coronavirus e ‘favorire la partecipazione’ alle liturgie; andare oltre il limite massimo dei 200 posti nei riti comunitari all’interno delle chiese; riprendere con accortezza la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, a partire dalle Prime Comunioni e dalle Cresime; possibile il ritorno dei cori; sostenere la partecipazione ‘insieme’ delle famiglie all’Eucaristia parrocchiale; non fermare le iniziative di evangelizzazione e quelle per i ragazzi.

Mons. Pompili traccia una visione della realtà dopo il coronavirus

‘Come gli uccelli del cielo’: è il titolo della Lettera pastorale del vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili; un testo che “vuole essere quasi come una guida per ripartire senza far finta che non ci sia stata la pandemia, cogliendo anzi l’occasione per trasformare la tragedia in opportunità: quella di operare quei cambiamenti che già prima si auspicavano e che adesso in qualche modo diventano necessari”.

Il Direttorio per la Catechesi per rendere efficace il kerigma

Nei giorni scorsi è stato presentato il ‘Direttorio per la Catechesi’ redatto dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che era stato pubblicato dalla Congregazione per il Clero il 15 agosto 1997 e consegnato alla Chiesa quale strumento per l’orientamento dell’azione catechistica, approvato da papa Francesco lo scorso 23 marzo e rappresenta ‘una ulteriore tappa nel dinamico rinnovamento che la catechesi attua’.

Don Giovanni Berti: la Bibbia raccontata con le vignette

Dalla Genesi ai Salmi, passando per Esodo e Profeti: dopo essersi cimentato con i Vangeli, Gioba, don Giovanni Berti, è tornato con il secondo volume di ‘Nella vignetta del Signore’, ripercorrendo le tappe più significative dell’Antico Testamento, come ha scritto in una nota l’editrice Àncora: “Le lunga e complessa storia del popolo di Israele (e, più in generale, dell’umanità) è riletta con la chiave dell’ironia, nella quale leggerezza non fa rima con superficialità”.

Mons. Napolioni racconta la vita in diocesi ai tempi del coronavirus

Da lunedì scorso tutte le città italiani stanno tornando con precauzioni a riprendere la vita quotidiana, dopo quasi tre mesi di lockdown; così anche nelle diocesi italiane si è ritornato a celebrare le messe con il popolo, dopo l’accordo tra Cei e Stato.

Sant’Agata, una vita che interroga l’Europa

Anche quest’anno, dal 3 al 6 febbraio, la città di Catania ha ‘riabbracciato’ la propria patrona, la martire Agata. In Agata, il nome greco, che vuol dire ‘buona’, acquisisce uno spessore nuovo, come già notava il vescovo Metodio Siculo nel discorso in onore della santa: è lei l’icona della fortezza nella persecuzione, della fermezza contro l’abuso, della solidità della vocazione di consacrata contro le avances del proconsole Quinziano, della vera nobiltà d’animo che non cede né alle lusinghe, né alle minacce.

Card. Tagle è prefetto dell’Evangelizzazione dei Popoli: ‘Apriamoci alle sorprese di Dio’

Il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, è stato nominato nuovo Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, succedendo al card. Fernando Filoni, che contestualmente è stato nominato Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme al posto del card. Edwin Frederick O’Brien, che lascia per raggiunti limiti di età.

La nomina del card. Tagle quale prefetto alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che quella che un tempo si chiamava Propaganda Fide’, è interessante in quanto propone una nuova visione della missione, come aveva raccontato nel 2018 al meeting dell’Amicizia tra i popoli, offrendo tre immagini per delineare quella che aveva definito ‘Chiesa rinnovata’: quella della porta, aperta per far uscire, ma anche per far entrare; quella di una grande tavola imbandita ‘che ha posto per tutti: è una tavola dove i beni e le risorse della terra devono essere condivisi specialmente con i più poveri’; infine l’immagine della costruzione di una vita nuova.

Infatti davanti a repentini cambiamenti papa Francesco ha sottolineato alcuni dei cambiamenti posti da questo momento di svolta nella storia: “La maggior parte dei cambiamenti sono ambivalenti dal momento che possono avere elementi sia positivi che negativi. Per esempio, la creazione di benessere e di produttività, ma anche la crescente ineguaglianza, così come l’esclusione e la corruzione, un costante richiamo al lavoro per il bene comune e anche il rifiuto dell’etica, l’invito ad una sicurezza globale ma pure una crescente aggressione e violenza.

Noi assistiamo anche a cambiamenti di carattere culturale, sociale, politico e religioso che si configurano come attacchi alla libertà religiosa: il fondamentalismo l’individualismo, il secolarismo, l’indifferenza, il relativismo, la disillusione, il ritorno del totalitarismo, l’imperialismo culturale e cosi via… Però la Chiesa è chiamata per essere il segno e lo strumento, o il sacramento, della nuova umanità in Gesù Cristo, il nostro capo sacramento di comunione”.

Ed ha proposto una Chiesa in grado di raccontare semplicemente la storia di Gesù: “Noi raccontiamo la storia di Gesù al mondo, con le nostre narrazioni, mentre ascoltiamo le storie del mondo con la porta compassionevole del cuore di Gesù… La Chiesa è cambiata, è rinnovata quando il vangelo e le grida del mondo s’incontrano alla sua porta. Seconda immagine, sedere a tavola. Gli asiatici amano mangiare, come gli italiani.

Mangiare non è solo una questione di cibo ma è riunirsi in una comunità, in una famiglia; la tavola è completa quando c’è cibo e ci sono storie umane che nutrono l’amicizia e la solidarietà. Una Chiesa rinnovata può essere paragonata a una grande tavola che ha posto per tutti: è una tavola dove i beni e le risorse della terra devono essere condivisi specialmente con i poveri, una tavola dove la gente che non ha niente da mangiare e non ha nessuno con cui mangiare può sedersi con dignità. Intorno alla tavola, la Chiesa è cambiata, è rinnovata dallo spirito di reciproca accettazione, partecipazione, interdipendenza e corresponsabilità”.

La Chiesa è viva se è incarnata dal Vangelo: “Durante il sinodo dei vescovi per l’Asia, nel 1998, convocato dal Papa Giovanni Paolo II ero un semplice prete, non ero vescovo, partecipavo come membro del Segretariato generale del sinodo. Un giorno, papa Giovanni Paolo II, dopo la preghiera, si è alzato e, fissando con gli occhi i vescovi asiatici, ha dichiarato: ‘Il Signore Gesù Cristo è nato in Asia, la chiesa è nata in Asia e dall’Asia è uscita per andare in tutte le parti del mondo’.

Cioè, che il volto del Signore Gesù Cristo è asiatico, non è un argomento astratto. Quando leggiamo, ad esempio, il Vangelo, il modo di parlare di Gesù Cristo, non tramite concetti ma tramite storie, parabole, è molto asiatico. Per radunare i discepoli, non usa un seminario o un colloquio ma una festa in cui c’è da mangiare.

Da noi, nelle parrocchie, quando abbiamo lo scopo di radunare i giovani, non invitiamo ad un seminario ma ad un pranzo e vengono 20.000 persone! E durante il pranzo, durante la cena, pian piano, non solo condividiamo il cibo ma anche le storie di vita e la storia di Gesù Cristo. Questo è il semplice volto: pian piano, i cristiani dall’Africa, dall’Asia, dal Sud America portano le espressioni culturali, sociali, nazionali, ma è lo stesso vangelo!”

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