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Papa Francesco ha ringraziato la Commissione di Archeologia Sacra per le aperture delle Catacombe

Oggi papa Francesco ha incontrato i partecipanti alla Plenaria della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, in cui è avvenuta la presentazione dell’ideazione delle Giornate delle Catacombe, con il coinvolgimento delle nuove generazioni di studenti e studiosi di archeologia cristiana:

“In tal senso, l’ideazione delle Giornate delle Catacombe, con il coinvolgimento di famiglie e di ragazzi nei laboratori didattici; la presentazione delle diverse catacombe sia in programmi televisivi sia sui social media; l’assegnazione di Borse di studio; i cantieri annuali di ricerca archeologica in collaborazione con diverse Università; tutte queste iniziative contribuiscono a favorire la conoscenza delle catacombe e la loro frequentazione qualificata”.

Il papa ha collegato le catacombe al tema giubilare, oltre a possibili convegni di interesse storico e scientifico: “Ma è stato soprattutto il tema del prossimo Giubileo a occupare la vostra riflessione. In questo grande evento le catacombe cristiane saranno naturalmente una delle mete più significative.

Il tema del Giubileo, ‘Pellegrini di speranza’, trova, infatti, una sua singolare e suggestiva declinazione proprio nei percorsi catacombali. Lì si trovano i tanti segni del pellegrinaggio cristiano delle origini: penso, ad esempio, agli importantissimi graffiti della cosiddetta triclia delle catacombe di San Sebastiano, la Memoria Apostolorum, dove si veneravano insieme le reliquie degli Apostoli Pietro e Paolo”.

Infatti nelle catacombe si possono scoprire testimonianze della speranza della Resurrezione: “Scopriamo poi, in questi percorsi, i simboli e le raffigurazioni cristiane più antiche, che testimoniano la speranza cristiana. Nelle catacombe tutto parla di speranza, tutto: parla di vita oltre la morte, di liberazione dai pericoli e dalla morte stessa per opera di Dio, che in Cristo, il Pastore buono, ci chiama a partecipare alla beatitudine del Paradiso, evocata con figure di piante rigogliose, fiori, prati verdeggianti, pavoni e colombe, pecorelle al pascolo… Tutto parla di speranza e di vita!”

Quindi il ‘pellegrinaggio’ nelle catacombe è un itinerario esperienziale della Resurrezione: “Il pellegrinaggio nelle catacombe si configura, pertanto, come un itinerario in cui fare esperienza del senso dell’attesa e della speranza cristiana; ci ricorda che siamo tutti pellegrini, in cammino verso la meta dell’incontro con Dio, che in Cristo Risorto ci chiama a condividere la sua beatitudine e la sua pace. Le prime generazioni cristiane comunicano ed esprimono questa fede attraverso le parole augurali e le preghiere che continuamente ritornano negli epitaffi tracciati sulle tombe dei loro cari: Vivas in pace – Vivas in Deo, Vivas in Christo!”

E la speranza cristiana è testimoniata dai martiri: “La speranza cristiana viene testimoniata soprattutto dai Martiri, le cui memorie costellano i percorsi catacombali. Per questo mi rallegro vivamente con voi per la proposta di evidenziare, in vista del Giubileo, le tombe dei Martiri, proponendole ai pellegrini come tappe significative dei percorsi di visita. Sostare davanti ad esse ci fa confrontare con l’esempio coraggioso di questi cristiani, sempre attuale, e ci invita a pregare per tanti fratelli che oggi subiscono persecuzione per la fede in Cristo”.

Infine ha ringraziato la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra per aver aperto altri luoghi catacombali per le visite: “Propizia e opportuna appare, pertanto, la decisione di ampliare il numero dei siti catacombali accessibili ai pellegrini, per permettere a un maggior numero di visitarli e di rafforzarsi così nella fede e nella speranza…

Vi ringrazio per il vostro servizio e vi esorto a portarlo avanti sempre con competenza e passione. E’ un servizio alla memoria e al futuro; un servizio alle radici e all’evangelizzazione. Perché il messaggio delle catacombe parla a tutti, ai pellegrini e anche ai visitatori lontani da un’esperienza di fede”.

(Foto: Santa Sede)

Il presepe? Si può fare anche per Pasqua, l’idea in parrocchia a Tolentino

Lunedì 25 marzo, ad inizio della Settimana Santa, nella parrocchia dello ‘Spirito Santo’ di Tolentino, nella diocesi di Macerata, è stato realizzato, idea e progetto del parroco don Vitantonio Zecchino, un ‘presepe pasquale’ (visitabile fino a domenica 2 giugno), che rappresenta Gerusalemme durante i giorni della Passione di Cristo con i luoghi ricostruiti con dovizia di particolari:

“L’opera è un aiuto ed un invito a rivivere il mistero della Morte e Resurrezione di Cristo, cuore della fede cristiana, immergendosi nella Gerusalemme di Gesù dall’Ultima Cena con gli apostoli sino alla Resurrezione”. Al presepe hanno lavorato, per due mesi, alcuni volontari delle parrocchie della città provenienti da entrambe le unità pastorali di Tolentino: “E’ stata un’esperienza magnifica che apre la strada ad un cammino comune di evangelizzazione, soprattutto per i nostri  giovani”.

Perché un ‘presepe’ a Pasqua?

“La tradizione del Presepe Pasquale viene da lontano: oggi è presente in modo particolare nel Nord e nel Sud Italia, al Centro non molto”.

Allora quale è la storia del Presepe Pasquale?

“La tradizione del presepe pasquale risale a molto tempo fa. Il presepe della passione era diffuso nei secoli XVIII e XIX, prima di essere quasi completamente dimenticato, nell’Europa centrale e occidentale. Solo gradualmente gli scultori del legno iniziarono a dedicarsi di nuovo a questo difficile momento, creando presepi della passione, che sono raffigurati nelle chiese, mostrando le scene di sofferenza di Gesù”.

Come è nata l’idea?

“L’idea è stata quella di ricostruire la Gerusalemme ai tempi di Gesù portando così i visitatori nei luoghi reali teatro della Passione, ma non solo: i medesimi luoghi (soprattutto il Tempio) sono scenari descritti sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, come anche il Cenacolo, testimone di tanti eventi inerenti la vita degli apostoli e della prima comunità cristiana”.

Quali sono state le fonti?

 “Per la realizzazione siamo andati a ricercare notizie e indicazioni storico/archeologiche disponibili in rete incrociando le varie fonti. E’ importante sapere che dal punto di vista archeologico la veridicità dei luoghi ritrovati non è la stessa per tutti i siti: il Cenacolo, per esempio,  è sicuramente quello dell’Ultima Cena e della Pentecoste, mentre non c’è certezza assoluta riguardo al litostroto (pretorio), luogo della flagellazione e della condanna di Gesù che potrebbe essere avvenuta presso la fortezza Antonia (sede della coorte romana), il palazzo di Erode (che di solito ospitava il governatore romano) o il palazzo degli Asmonei (dinastia discendente dai Maccabei).

A prescindere da questo, gli edifici ed i luoghi rappresentati nel presepe sono realizzati seguendo in modo minuzioso le ricostruzioni archeologiche ad oggi disponibili, come per il Golgota che all’epoca era una collinetta appena fuori le mura di Gerusalemme, una cava in disuso utilizzata come discarica (l’unica struttura non realizzata per motivi di tempo è la casa di Caifa)”.

Quale importanza riveste nel cristianesimo un presepe pasquale?

“Nel Cristianesimo la funzione del presepe pasquale può essere quella di ‘raccordo’ tra le Scritture ed i luoghi teatro degli avvenimenti descritti, ovviamente se realizzato rispettando le fonti disponibili. Molto spesso ascoltando la Parola di Dio, letta nella Bibbia, le persone fanno molta fatica a ‘calarsi’ fisicamente e storicamente nei luoghi descritti, aspetto questo fondamentale per comprendere che la storia della Salvezza è una storia concreta fatta di luoghi e persone concrete, realmente esistiti, perché Dio opera nella storia concreta delle persone, i fatti della storia di ciascuno di noi sono Parola di Dio per noi. Leggere, per esempio, della presentazione di Gesù al Tempio conoscendo il Tempio, com’era costruito, quali erano gli spazi e come erano utilizzati, aiuta sicuramente a non vivere quell’evento come un racconto, ma bensì come un fatto storico, reale, come l’Ultima Cena o la Pentecoste. Conoscere e vivere i luoghi reali della vita di Gesù aiuta sicuramente ad entrare molto più in profondità nelle Scritture e nel Mistero della Morte e della Resurrezione di Cristo”.

Questa realizzazione può essere un mezzo per evangelizzare?

“Il presepe pasquale può certamente essere un mezzo di evangelizzazione, anche e soprattutto per i bambini, che restano ammaliati davanti al presepe (è bellissimo ammirare il loro sguardo sbalordito), quasi increduli. E’ un grande aiuto anche per l’evangelizzazione dei giovani, che forse più di altri fanno tanta fatica a ‘calarsi’ nella Parola di Dio, la sentono distante da loro, come se ascoltassero un racconto tra le tante storie di fantasia che guardano nei film o leggono nei libri.

E’ invece fondamentale che possano toccare con mano i fatti della storia della Salvezza, conoscere Gesù per quello che è, il Figlio di Dio fatto uomo, un uomo concreto come noi, come loro, che ha dato la Sua vita per amore nostro in totale obbedienza al Padre, versando il Suo sangue perché noi fossimo liberati dal peso del peccato, perché potessimo essere davvero felici nella nostra vita”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Francesco invita a leggere il tempo favorevole

Questa mattina papa Francesco ha ricevuto al Palazzo Apostolico i partecipanti alla plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo ed ha soffermato il discorso, letto da mons. Ciampanelli, sulla ‘spiritualità della misericordia’, come contenuto fondamentale nell’opera di evangelizzazione con un particolare pensiero alle Chiese locali:

“Il primo pensiero va alla condizione in cui versano diverse Chiese locali dove il secolarismo dei decenni passati ha creato enormi difficoltà: dalla perdita del senso di appartenenza alla comunità cristiana, all’indifferenza per quanto concerne la fede e i suoi contenuti. Sono problemi seri, con cui tanti fratelli ogni giorno devono confrontarsi, ma non bisogna perdersi d’animo”.

Nonostante il secolarismo, il papa ha invitato a ‘leggere’ bene questo tempo ‘favorevole’: “Il secolarismo è stato studiato e si sono scritte valanghe di pagine in proposito. Conosciamo gli effetti negativi che ha prodotto, ma questo è il tempo favorevole per comprendere quale risposta efficace siamo chiamati a dare alle giovani generazioni perché possano recuperare il senso della vita”.

Il centro della riflessione papale è la libertà: “Il richiamo all’autonomia della persona, avanzato come una delle pretese del secolarismo, non può essere teorizzato come indipendenza da Dio, perché è proprio Dio che garantisce la libertà all’agire personale.

E riguardo alla nuova cultura digitale, che presenta tanti aspetti interessanti per il progresso dell’umanità (pensiamo alla medicina e alla salvaguardia del creato), essa porta con sé anche una visione dell’uomo che appare problematica se riferita all’esigenza di verità che alberga in ogni persona, unita all’esigenza di libertà nei rapporti interpersonali e sociali”.

Quindi occorre recuperare la trasmissione della fede: “A tale scopo è urgente recuperare un’efficace relazione con le famiglie e con i centri di formazione. La fede nel Signore risorto, che è il cuore dell’evangelizzazione, per essere trasmessa richiede un’esperienza significativa vissuta in famiglia e nella comunità cristiana come incontro con Gesù Cristo che cambia la vita. Senza questo incontro, reale ed esistenziale, si sarà sempre sottoposti alla tentazione di fare della fede una teoria e non una testimonianza di vita”.

In questa trasmissione di fede fondamentale è la catechesi attraverso il nuovo Direttorio, elaborato nel 2020: “Esso è uno strumento valido e può essere efficace, non solo per il rinnovamento della metodologia catechistica, ma direi soprattutto per il coinvolgimento della comunità cristiana nel suo insieme. In questa missione, un ruolo specifico è affidato a coloro che hanno ricevuto e riceveranno il ministero di Catechista, per essere rafforzati nel loro impegno al servizio dell’evangelizzazione”.

E’ stato un invito ai vescovi per accompagnare sempre più al ministero di catechista: “Auspico che i Vescovi sappiano alimentare e accompagnare le vocazioni a tale ministero, soprattutto tra i giovani, per consentire che sia ridotto il divario tra le generazioni e la trasmissione della fede non appaia come un compito affidato solo alle persone anziane.

In questo senso, vi incoraggio a trovare le forme perché il Catechismo della Chiesa Cattolica possa continuare ad essere conosciuto, studiato, valorizzato, così che se ne traggano le risposte alle nuove esigenze che si manifestano con il passare dei decenni”.

Inoltre nell’evangelizzazione è necessaria la ‘spiritualità della misericordia’: “La misericordia di Dio non viene mai meno e noi siamo chiamati a testimoniarla e a farla, per così dire, circolare nelle vene del corpo della Chiesa. Dio è misericordia: questo messaggio perenne è stato rilanciato con forza e modalità rinnovate da san Giovanni Paolo II per la Chiesa e l’umanità all’inizio del terzo millennio. La pastorale dei Santuari, che è una vostra competenza, richiede di essere impregnata di misericordia, perché quanti giungono in quei luoghi vi possano trovare delle oasi di pace e serenità”.

Fondamentali sono i ‘Missionari della misericordia’ per il sacramento della Riconciliazione: “Ministri di Dio che non solo attende ma va incontro, va in cerca, perché è Padre misericordioso, non padrone, è buon Pastore, non mercenario, ed è pieno di gioia quando può accogliere una persona che ritorna, oppure la ritrova mentre va errando nei suoi labirinti.

Quando l’evangelizzazione è compiuta con l’unzione e lo stile della misericordia trova maggior ascolto, e il cuore si apre con più disponibilità alla conversione. Si è toccati, infatti, in ciò di cui sentiamo di avere più bisogno, cioè l’amore puro, gratuito, che è sorgente di vita nuova”.

Eppoi ha chiesto di prepararsi al Giubileo, che invita a vivere la speranza: “Tra qualche settimana renderò pubblica la Lettera Apostolica per la sua indizione ufficiale: auspico che quelle pagine possano aiutare molti a riflettere e soprattutto a vivere concretamente la speranza.

Questa virtù teologale è stata vista poeticamente come la ‘sorella più piccola’ in mezzo alle altre due, fede e carità, ma senza la quale queste due non vanno avanti, non esprimono al meglio sé stesse. Il popolo santo di Dio ne ha tanto bisogno!”

Però nel frattempo ha invitato a non dimenticare la speranza attraverso l’intensificazione della preghiera: “E non dimentichiamo che questo anno che precede il Giubileo è dedicato alla preghiera. Abbiamo bisogno di riscoprire la preghiera come esperienza di stare alla presenza del Signore, di sentirci compresi, accolti e amati da Lui.

Come ci ha insegnato Gesù, non si tratta di moltiplicare le nostre parole quanto, piuttosto, di dare spazio al silenzio per ascoltare la sua Parola e accoglierla nella nostra vita. Incominciamo noi, fratelli e sorelle, a pregare di più, a pregare meglio, alla scuola di Maria e dei santi e delle sante”.

(Foto: Santa Sede)

San Bonaventura: contemplare Dio nella creazione

In occasione del 750° anniversario della morte di san Bonaventura, che ricorre il prossimo 15 luglio, è stata pubblicata sul sito dell’ordine dei frati minori la Lettera dei Ministri generali del Primo Ordine e del Terz’Ordine Regolare, in onore del frate teologo e mistico, firmata dai quattro Ministri generali: Fr. Massimo Fusarelli, Fr. Roberto Genuin, Fr. Carlos Alberto Trovarelli e Fr. Amando Trujillo Cano, per ricordare  il suo amore per la Chiesa:

Papa Francesco: non abbandonare la preghiera

Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri del Consiglio Nazionale del Rinnovamento nello Spirito, ricordando la ‘spinta’per creare ‘Charis’, che è un servizio internazionale di comunione: “Come sapete, in questi anni ho promosso CHARIS come organismo di servizio internazionale per il Rinnovamento Carismatico Cattolico. Ed anche recentemente, nel novembre scorso, ho avuto modo di parlare ai partecipanti all’incontro organizzato da CHARIS. Vi incoraggio a continuare a camminare su questa strada di comunione e a fare tesoro delle indicazioni che vi ho lasciato”.

L’Azione Cattolica Ragazzi: la gioia di essere cristiani di bambini e bambine

“Vogliamo testimoniare la bellezza dell’Acr per farla conoscere ai nostri coetanei. Non è una missione di poco conto, ma al contrario, una vera missione da supereroi! Sappiamo che lo strumento migliore è sicuramente essere testimoni di ciò che viviamo grazie all’associazione. Una comunità gentile, accogliente, inclusiva, attenta al prossimo, che si mette in ascolto e che non volta mai le spalle agli altri. Pensiamo che tutti meritano di provare a vivere questa esperienza associativa perché è bello stare insieme, perché insieme ci si aiuta e perché è un luogo dove ci sentiamo accolti”.

Lo hanno scritto nella Agenda dei ragazzi acierrini, in occasione di ‘SuPer – Piccoli capaci di grandi cose con Te’, incontro nazionale svoltosi lo scorso ottobre a Silvi Marina, in più di 900, accompagnati dai  loro educatori Acr, fratelli e sorelle maggiori di Azione cattolica, come sempre pronti nell’aiutarli a esprime e a condividere i loro desideri, sogni e progetti di ragazze e ragazzi under 14 con uno stile attento e dialogante, unica via per rendere concreto e possibile il protagonismo dei piccoli.

Ad aiutare la riflessione degli acierrini, alcune figure di rilievo che hanno condiviso la loro esperienza nell’ambito dei temi affrontati nel corso dell’Incontro: Damiano Tommasi, sindaco di Verona, Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’istituto superiore ‘Francesco Morano’ a Caivano, Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica, e Cosetta Zanotti, scrittrice e poetessa, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

In occasione del tesseramento dell’associazione nel giorno della festa dell’Immacolata Concezione Annamaria Bongio, responsabile nazionale dell’ACR, e Maurizio Tibaldi, vice responsabile nazionale dell’Acr, hanno raccontato la gioia di essere cristiani dei ‘piccoli’ partecipanti: “A dieci anni dall’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ l’Acr sente ancora più forte la necessità di percorrere i passi del discepolo-missionario, che in virtù del ‘superpotere’ ricevuto con il battesimo diventa ‘un soggetto attivo di evangelizzazione’, impegnato ad annunciare ai fratelli e alle sorelle l’amore di Dio”.

Perché bambini e bambine sono super?

“Tutti i bambini sono soggetti attivi di evangelizzazione. Partiamo da questa convinzione per ricordare che i bambini in virtù del ‘superpotere’ ricevuto con il battesimo diventano anche loro a pieno titolo discepoli missionari impegnati quindi ad annunciare ai fratelli e alle sorelle l’amore di Dio. Erano quasi 900 i partecipanti provenienti da tutta Italia che hanno scelto di dedicare alcuni giorni a ‘riscoprire’ questi superpoteri e metterli in condivisione. I bambini e le bambine sono ‘SuPer’ perché capaci, a loro misura, di assumersi le proprie responsabilità e prendersi cura delle proprie comunità rendendole più gentili, inclusive e accoglienti per tutti”.

Come aiutarli a scoprire i ‘superpoteri?

“I ragazzi nel loro cammino di crescita scoprono i doni che il Signore fa loro attraverso le esperienze che la vita gli pone e la presenza dei fratelli. L’Acr fin dalla sua nascita, 54 anni fa, cura questo accompagnamento e questa crescita proprio nella dimensione esperienziale promuovendo, valorizzando e custodendo il protagonismo dei ragazzi aiutandoli a comprendere i talenti/superpoteri che ciascuno ha. E’ un accompagnamento che è fatto innanzitutto di ascolto attento e paziente delle loro domande di vita, delle attese e delle speranze che abitano il loro cuore. Ed è un cammino di crescita che aiuta ciascun bambino e ragazzo a rielaborare quelle domande e a comprendere qual è quella promessa di bene che Dio consegna alla loro vita”.

In quale modo possono essere un ‘soggetto attivo di evangelizzazione’?

“Fin dal 1969, anno della sua nascita, l’Azione Cattolica dei Ragazzi, riconosce e traduce nel protagonismo dei piccoli la dimensione missionaria propria di ciascun battezzato. Richiamare con forza la loro dignità di persone e di cristiani, il dono che sono per le comunità che abitano non è solo un servizio che si rende ai ragazzi stessi ma all’intera Chiesa. I bambini e i ragazzi , corresponsabili attivi dell’impegno associativo, sono capaci (come ci ricordava Vittorio Bachelet)  di riconoscere e vivere impegni concreti proprio a partire dall’ordinarietà della loro quotidianità perché partecipi a pieno titolo e a loro misura della missione apostolica della Chiesa”.

Come l’ACR può far vivere a loro bene la gioia del Vangelo?

“Continuando a mettere al centro le domande di vita, i sogni, le attese, la realtà quotidiana dei bambini e dei ragazzi, aiutandoli a leggere e interpretare tutto questo alla luce della Parola di Dio. L’esperienza dell’Acr aiuta i bambini e ragazzi a comprendere che loro sono già, qui e ora, il frutto più bello di questa buona notizia che Dio continua a raccontare al mondo anche attraverso la loro vita”.

Bambini e bambine a quale missione sono chiamati?

“La missione evangelizzatrice è una chiamata per tutti, anche per i bambini e le bambine. Non è un invito solo per i più grandi, ma anche loro con i modi e i tempi che li contraddistinguono sono chiamati a portare la gioia dell’amicizia con Gesù nella loro vita, negli ambienti frequentati e nelle relazioni che stringono (la famiglia, la scuola, lo sport, il parco giochi…) e condividere l’allegria della fede con tutti i loro amici.

Bambini e bambine vivono già la missione perché capaci con la loro vita di incarnare quella Chiesa in uscita di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano e questo si è reso ancora più evidente in occasione dell’Incontro Nazionale dei bambini e dei ragazzi, ‘Super. Piccoli capaci di grandi cose con Te’, vissuto nello scorso ottobre a Silvi Marina (TE), nel quale si sono confrontati su temi vitali quali l’ambiente, la cittadinanza, la prossimità, la scuola, lo sport, l’associazionismo e la Chiesa. Dal frutto di questo confronto è nata un’agenda che in sette obiettivi sintetizza gli impegni e le richieste dei bambini e dei ragazzi dell’Acr, per raggiungere i quali chiedono anche il sostegno dei giovani e degli adulti”.

Per quale motivo ‘Questa è casa tua’?

“La riserva naturale è l’ambientazione che quest’anno l’Azione Cattolica dei Ragazzi ha scelto per il cammino di fede 2023/2024, un ambiente davanti al quale si rimane stupiti e meravigliati. Le riserve naturali sono come piccoli angoli di paradiso in cui scoprire e custodire i vari ecosistemi del mondo nella loro forma originale: veri e propri musei a cielo aperto che raccontano il paesaggio, la storia di territori unici.

Ma la natura non è solo qualcosa da osservare o ammirare, è l’ambiente in cui viviamo e costituisce il nostro bene comune globale che unisce tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, proprio come ci ricorda Papa Francesco.

La scelta di questo approfondimento ci sembra peraltro costituire una felice coincidenza anche pensando alla pubblicazione dell’esortazione ‘Laudate Deum’ di papa Francesco, che segue l’enciclica ‘Laudato Sì’, nella quale si ribadisce ancora una volta la necessità di un’attenta cura del creato.

I bambini sono così chiamati a prendere consapevolezza di questa bellezza che li circonda e della quale devono prendersi cura nel loro cammino di crescita spirituale oltre che nella vita quotidiana”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Francesco: l’evangelizzazione è ‘animata’ dallo Spirito Santo

“Non dimentichiamo di pregare per chi soffre per il dramma della guerra, in particolare per Ucraina, Palestina e Israele. La guerra è sempre una sconfitta, tutti perdono. Ci guadagna solo chi fabbrica armi”: ancora una volta papa Francesco ha chiesto di pregare per la pace al termine dell’udienza generale per la catechesi sull’evangelizzazione, delegando la lettura ad un collaboratore per motivi di salute in via di miglioramento. In questa catechesi ha sottolineato che l’evangelizzazione avviene con l’aiuto dello Spirito Santo:

Nei messaggi di papa Francesco un cammino per l’umanità

Anche se papa Francesco non è potuto andare a Dubai per motivi di salute, in questi giorni ha ricevuto delegazioni od inviato messaggi, come quello al patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, in occasione della festa di sant’Andrea, celebratasi ieri, nel quale ha ricordato  l’incontro a Gerusalemme, tra papa Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora nel gennaio 1964:

Papa Francesco: la gioia della fede ‘in moto’

“Una volta che abbiamo conosciuto la parola di Dio, non abbiamo diritto di non riceverla; una volta ricevuta non abbiamo diritto di non lasciare che si incarni in noi, una volta incarnata in noi non abbiamo diritto di tenerla per noi: da quel momento apparteniamo a coloro che la attendono”: con questa citazione nell’udienza generale odierna della catechesi ‘La passione per l’evangelizzazione: lo zelo apostolico del credente’ papa Francesco  ha incentrato la sua meditazione sulla venerabile Madeleine Delbrêl per spiegare ‘la gioia della fede tra i non credenti’:

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