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Marina Casini ricorda suo padre Carlo

Durante il IV Congresso ecclesiale nazionale, svoltosi a Verona nel 2006 Carlo Casini disse che la fragilità è un incontro inevitabile per l’uomo: “La si vede nei malati, negli affamati, nei senza casa, nei disoccupati, nelle vittime della violenza, nei barboni, in quelli che chiamiamo ‘residui manicomiali’, nei profughi, negli extracomunitari che fuggono dal loro paese su zattere pericolanti, nei bambini abbandonati, nelle persone sole, nei poveri in genere. La incontriamo nelle nostre case quando un nostro familiare è aggredito da un morbo incurabile o è costretto a letto dalla vecchiaia. Ci imbattiamo in lei sulle strade quando compaiono una macchina sfasciata e un corpo a terra”.

Il card. Bagnasco saluta Genova: tutto ti porta a Dio

“E’ per me un grande onore e una grande emozione essere qui oggi, a rivolgerle un saluto di gratitudine per i quattordici anni di episcopato durante i quali ha guidato come pastore la nostra arcidiocesi”: così mons. Nicolò Anselmi, vescovo di ausiliare di Genova, ha rivolto il saluto che conclude il periodo vescovile della città del card. Angelo Bagnasco.

Papa Francesco: la preghiera ci cambia

Al termine dell’udienza generale dal palazzo apostolico papa Francesco ha ricordato la solennità del Corpus Domini, invitando i fedeli alla ‘vita eucaristica’: “Domani è la Solennità del Corpus Domini, Corpo e Sangue di Cristo. Quest’anno non è possibile celebrare l’Eucaristia con manifestazione pubbliche, tuttavia possiamo realizzare una ‘vita eucaristica’. L’ostia consacrata racchiude la persona del Cristo: siamo chiamati a cercarla davanti al tabernacolo in chiesa, ma anche in quel tabernacolo che sono gli ultimi, i sofferenti, le persone sole e povere. Gesù stesso lo ha detto”.

Il timore della morte e lo sguardo verso il cielo: se Carlo Acutis ci aiuta a intravedere il Paradiso

La morte è un processo naturale, eppure la avvertiamo come qualcosa di estraneo, di assurdo, di illogico. Ci disturba, ci toglie pace, ci spaventa: di fatto, contraddice il desiderio di immortalità che il Creatore ha messo nei nostri cuori, quando ci ha donato il Paradiso Terrestre. La morte sembra soffocare quel seme di eternità che c’è nella nostra anima… Siamo fatti per vivere, no? Mica per morire! Sembra così scontato.

Papa Francesco invita ad annunciare con coraggio

“Ieri ho ricevuto una lettera di una suora che lavora come traduttrice nella lingua dei segni per i sordomuti e mi raccontava il lavoro tanto difficile che hanno gli  operatori sanitari, gli infermieri, i medici, con i malati disabili che hanno preso il Covid-19. Preghiamo per loro che sono sempre al servizio di queste persone con diverse abilità, ma non hanno le abilità che abbiamo noi”: questo è stato il pensiero di papa Francesco ad inizio della messa mattutina a Santa Marta nel sabato dell’Ottava di Pasqua, vigilia della Domenica della Divina Misericordia.

La Sacra Sindone è segno di speranza di vita

Oggi alle ore 17.00 nella cappella dove è custodito il telo della Santa Sindone, l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, guida una liturgia di preghiera e contemplazione, trasmessa sia in diretta televisiva sia sui canali e le piattaforme social.

Al termine della diretta tv, sui social il dialogo e la riflessione continueranno con l’intervento di esperti e voci di ‘testimoni»’del momento che stiamo vivendo. La piattaforma social è realizzata con il contributo della Regione Piemonte. La regia delle immagini è a cura dell’équipe di Pastorale Giovanile della diocesi di Torino, che sta preparando l’incontro europeo dei giovani di Taizé previsto per il prossimo dicembre.

Quindi non si tratterà di una ostensione come quelle del passato, in quanto la Sindone rimane nella teca in cui è custodita normalmente ma sarà possibile contemplarla attraverso le immagini televisive. I precedenti più immediati con malati e giovani nel 2013, con i giovani nel 2018 si sono svolti con modalità leggermente diverse. In questa speciale preghiera una novità assoluta è rappresentata dalla ‘diretta social’ che si propone di coinvolgere tutto il mondo, perché la Sindone è davvero un ‘segno globale’ e le piattaforme che renderanno disponibili la diretta possono raggiungere l’intero pianeta.

Presentando l’iniziativa mons. Nosiglia ha affermato che il momento di preghiera vuole essere un segno di speranza: “La preghiera davanti alla Sindone è, per la Chiesa, un modo per ricordare nella liturgia il Cristo morto, in attesa della risurrezione di Pasqua.

Ma è anche, in questi giorni, la strada efficace per raccogliersi tutti, credenti e non, in una riflessione di fronte alla pandemia che sconvolge le nostre vite. La Sindone ci offre  un messaggio di speranza che parte dalla passione e morte del Signore ma che diventa fonte della vita nuova offerta a chiunque crede.

Una speranza che ci è tanto più necessaria oggi, di fronte ai lutti e alle sofferenze provocate in tutto il mondo dal contagio. L’amore che ci manifesta la Sindone ci sostiene nel credere che alla fine la luce vincerà le tenebre dello scoraggiamento e delle paure e la vita vincerà la morte e ogni altro male che assilla l’umanità”.

L’arcivescovo di Torino ha sottolineato che il sudario che avvolse Gesù riposto nel sepolcro è la vittoria della vita sulla morte: “Più forte è l’amore. Questo è l’annuncio pasquale che la Sindone ci porta a rivivere e ci riempie il cuore di riconoscenza e di fede. Sì, l’amore con cui Gesù ci ha donato la sua vita e che celebriamo durante la Settimana Santa è più forte di ogni sofferenza, di ogni malattia, di ogni contagio, di ogni prova e scoraggiamento”.

Riprendendo il messaggio del papa in occasione dell’ostensione del 2013 ha evidenziato che l’amore di Dio per l’uomo è indissolubile: “Niente e nessuno potrà mai separarci da questo amore, perché esso è fedele per sempre e ci unisce a lui con un vincolo indissolubile. Papa Francesco nel suo messaggio per l’ostensione del 2013 ci ha detto che non siamo noi che contempliamo, nella Sindone, un volto che ha gli occhi chiusi dalla morte.

Ma è lui che ci guarda per farci comprendere quale grande amore ha avuto per noi, liberandoci dal peccato e dalla morte. Quel volto parla al nostro cuore e ci comunica una grande pace ed è come se ci dicesse: abbi fiducia, non perdere la speranza, la forza dell’amore di Dio e del Risorto vince tutto… Sì, la Sindone lo ripete al nostro cuore sempre: più forte è l’amore”.

Con questo passaggio social la Sindone entra nella ‘dimensione pastorale’ della vita della Chiesa nella comunità: diventa riferimento importante nel cammino di una Chiesa che è presente nell’accompagnare la gente anche nei momenti più difficili e dolorosi. Quel Volto sindonico non chiama alla morte ma alla speranza e alla carità.

Martina Pastorelli racconta #lachiesachecè ai tempi del coronavirus

La Chiesa è presente più che mai in questo momento di privazioni, limitazioni e grande dolore provocato dalla pandemia di coronavirus. L’impossibilità, per motivi di salute pubblica, di celebrare i riti con il popolo di Dio, non impedisce al clero e ai laici di offrire aiuto materiale e una prossimità spirituale con una creatività che si sviluppa in numerose iniziative di ogni tipo.

Mons. Battaglia: nelle epidemie Dio resta con l’uomo

“Carissimi fratelli e sorelle, non mi è facile quest’anno scrivere la presente lettera ‘pastorale’ sulla Pasqua. Non è facile per nessuno intervenire con parole adeguate nella situazione particolarmente difficile che stiamo vivendo e che genera tanta incertezza sul presente e sul futuro. Una situazione che non riguarda solo una regione o una nazione, ma il mondo intero. La pandemia ha cambiato tante cose, ha preso tutti alla sprovvista, ci ha privati da un giorno all’altro di troppe cose che davamo per scontate e non avremmo mai pensato che potessero essere messe in discussione”.

La preghiera a san Giovanni Paolo II per i malati di coronavirus

Questa sera l’assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, mons. Claudio Giuliodori, ha condotto la preghiera mariana dalla cappella ‘san Giuseppe Moscati’ del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma per iniziativa della Cei, conclusa dalla  supplica a san Giovanni Paolo II nel giorno della morte.

Papa Francesco racconta la visione dei puri di cuore

‘Beati i puri di cuore perché vedranno Dio’: è questa la sesta beatitudine che papa Francesco ha spiegato durante l’udienza generale in diretta streaming dalla biblioteca del Palazzo Apostolico. Ed al temine dell’udienza il papa ha ringraziato i ragazzi della diocesi di Milano per aver partecipato virtualmente all’udienza:

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