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Il CCEE compie 50 anni per far fiorire la speranza

Istituito il 25 marzo 1971, con l’approvazione delle Norme ‘ad experimentum’ da parte della Congregazione per i Vescovi, poi firmate da san Paolo VI, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa ‘nacque sotto lo sguardo della Madre di Cristo e della Chiesa, che sarà poi venerata come Regina dell’Europa’.

Mons. Delpini: Quaresima è tempo di impegno per il bene comune

Anche nell’arcidiocesi ambrosiana è iniziato il periodo quaresimale con mons. Mario Delpini che ha presieduto la Messa con il Rito dell’imposizione delle ceneri, definendola come ‘qualcosa di singolare e di straordinario’: “Siccome prevedibilmente più complicata, noi dovremmo essere più semplici; siccome possiamo immaginare che non si possano fare molte cose, che eravamo abituati a fare, dovremmo fare bene, meglio, più intensamente e in profondità, quello che sempre la Quaresima ci chiede: il silenzio, la sobrietà, lo sguardo rivolto al Cristo crocifisso. Entriamo con volonterosa letizia in questo tempo e disponiamoci a ricevere le ceneri come segno di vita nuova”.

1^ domenica di Quaresima: convertitevi

Con il mercoledì delle ceneri è iniziato il 2° periodo dell’anno liturgico che ci porta alla Pasqua di Risurrezione.  Un periodo di 40 giorni: il 40 è un numero significativo; il diluvio universale durò 40 giorni e 40 notti; gli Ebrei, usciti dall’Egitto, migrarono nel deserto per 40 anni; sul Sinai Mosè stette davanti a Dio per 40 giorni; Gesù si ritirò nel deserto per 40 giorni.  Il 40 è il risultato di 4×10: il quattro sta ad indicare la realtà creata da Dio (acqua, terra, aria e fuoco), il dieci è il numero che indica Dio e la Santissima Trinità. 

Mons. D’Ercole è ritornato in Italia

Ad inizio mese mons. Giovanni D’Ercole, già vescovo di Ascoli Piceno, è ritornato in Italia, come ha detto attraverso il suo profilo facebook domenica 31 gennaio, definendo l’esperienza una ‘grazia’:

Papa Francesco: la Quaresima conduce alla Vita

Nel mercoledì delle Ceneri l’udienza generale di papa Francesco è avvenuta in piazza san Pietro sul significato della penitenza e prima di terminare la catechesi ha pregato per i malati colpiti dal Coronavirus: “Desidero esprimere nuovamente la mia vicinanza ai malati del Coronavirus e agli operatori sanitari che li curano, come pure alle autorità civili e a tutti coloro che si stanno impegnando per assistere i pazienti e fermare il contagio”.

La Quaresima e le tentazioni

‘Subito dopo lo Spirito Santo lo sospinse nel deserto e lì vi rimase per quaranta giorni’ (Mc 1,12).

Il periodo liturgico della Quaresima, ogni anno, inizia con la pagina del Vangelo in cui si narra delle tentazioni di Gesù. Tuttavia, se siamo onesti, possiamo notare una cosa sorprendente: non è Gesù che liberamente si sottopone a questa prova, ma è lo Spirito che, come dice il testo lo sospinge o meglio lo costringe, stando al verbo greco usato nel testo originario, nel deserto.

In altri termini è lo Spirito a muovere Gesù nel deserto per i ‘suoi’ quaranta giorni. Gesù rispetto all’azione esercitata su di lui dallo Spirito è inerte, passivo; Egli si lascia guidare, si consegna all’Amore che unisce Figlio e Padre in un vincolo indissolubile.

Perché? Egli si fa accompagnare in un luogo, il deserto, dove il popolo d’Israele, nei quaranta anni del suo interminabile pellegrinaggio, ha imparato, è diventato a poco a poco il popolo di Dio, il popolo che si fa condurre da Dio, fidandosi di lui. Per arrivare a fidarsi di Dio Israele ha impiegato del tempo e così è per ognuno di noi.

L’uomo, ogni uomo, è tentato e ha bisogno di tempo per scoprire in primo luogo cosa/chi lo tenta e, poi, vincere la tentazioni. Lo Spirito che abita nel cuore dell’uomo lo sa e, per questo, spinge Gesù, in un atto di solidarietà, anche controvoglia come lascia intendere il testo, nel deserto.

Qui egli deve imparare la grammatica dell’umano per essere capace di parlare al cuore dell’uomo, per essere la Parola capace di parlare a tutti, di intercettare i desideri più profondi degli uomini, guidandoli a salvezza.

La Chiesa, nella sua sapienza, non fa altro che donarci un tempo che non è suo, è un dono che le è stato consegnato e, dunque, deve essere tramandato, un tempo in cui riandare all’essenziale della nostra umanità per portare frutto, per porci in verità davanti a Dio e davanti ai fratelli e comprendere cosa/chi ci tenta.

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