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Galà di beneficienza ‘insieme con il cuore’ per il reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù

Avrà luogo sabato 1 Giugno dalle ore 19.30, presso l’Istituto Scolastico Cristo Re, il Gala di beneficenza delle famiglie, i ragazzi e gli amici del Cristo Re, per raccogliere fondi in favore del reparto di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Ad occuparsi dell’organizzazione dell’iniziativa, il Comitato ‘Insieme con il Cuore’, nato lo scorso marzo per volontà di alcune famiglie della scuola Cristo Re, con la consapevolezza che se si sta “insieme con il cuore”, si sta meglio.

A Presiedere il Comitato, l’imprenditrice immobiliare del Gruppo Volpes Case, Avv. Tiziana Volpes, già Vice Presidente di Terziario Donna Confcommercio Roma, costituito con l’attrice cinematografica Mavina Graziani Vicepresidente e gli altri membri fondatori, l’artista e filantropa Valeria Altobelli, la stilista Patrizia De Nicola, l’imprenditrice Simona Rosa del Gruppo Raco Clima, la commercialista dott.ssa Costanza Panvini. Il Comitato sta ottenendo riscontro con ulteriori adesioni, tra cui l’avv. Maria Paola Cimino e l’avv. Emanuela Pisante.

Obiettivo del Gala di beneficenza, che ha ottenuto il Patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, è di raccogliere fondi che saranno devoluti alla Fondazione Bambino Gesù ETS per l’allestimento della sala d’attesa degli ambulatori di Viale Baldelli, destinati al Day Hospital dei ragazzi con il disturbo dello spettro autistico o con i disturbi dell’alimentazione, problema purtroppo in forte crescita. 

A presentare i dettagli del Progetto interverranno il Prof. Stefano Vicari, direttore del dipartimento di neuropsichiatria infantile dell’OP Bambino Gesù e il Dott. Niccolò Contucci, Segretario Generale della omonima Fondazione.

Saranno presenti alla Serata anche la Dott.ssa Antonella Cinque Presidente della Fondazione Cristo Re, il Senatore Giulio Terzi di Sant’Agata Presidente della IV Commissione (Politiche dell’Unione Europea) del Senato della Repubblica, Antonello Aurigemma Presidente del Consiglio Regionale del Lazio e coordinatore delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome, l’imprenditrice Simona Petrozzi, Presidente di Confcommercio Terziario Donna Roma e Vice Presidente nazionale, l’attore  cinematografico Alessandro Tersigni, l’attore cinematografico e teatrale Dino Abbrescia, l’attrice Susy Laude, l’attore e regista Massimo Ghini, l’atleta e campione olimpico di canottaggio Simone Venier e la cantautrice, attrice, atleta paralimpica nel triathlon, che parteciperà a Parigi 2024 Annalisa Minetti.

Durante il Gala, presentato dall’attrice e presentatrice, Mavina Graziani, si esibirà l’artista cinematografica, filantropa conduttrice, musicista, cantante, Valeria Altobelli LIVE BAND” e a seguire si svolgerà una sottoscrizione a premi, che consentirà di contribuire ulteriormente al progetto e vedrà coinvolti alcuni degli artisti presenti.

A completare la serata l’intrattenimento musicale del noto musicista e cantante romano Alessandro Abete con il suo DJ Set.  Il Gala di beneficenza è sostenuto da tante realtà commerciali e sociali a cui vanno i ringraziamenti del Comitato, tra queste:   Fondazione Cristo Re ETS, Centro Sportivo Cristo Re,  BCC dei Castelli Romani e del Tuscolo,  Volpes Case, De Nicola Fashion Boutique, Yellowsquare Italia spa,  CS Panvini, Raco Clima, Fondazione Nazionale delle Comunicazioni, Ladies And Gentleman Band,  Ass. A.R.T.E.,  Ass. Mission Onlus, Azienda Agricola I Cavallini, Gioielleria Romagnoli, British School Group, Foto Giove, Doreca,Maison Ciuti & Ciuti,  Dari Automazioni, Klik elettroservice, Costantino Iorio Beauty Factory Spa Concept, Bongarzone Beauty Store, Studio Vanni,Bartocci Sport, Balan e Manzo Team.

Carlo Acutis e don Giuseppe Allamano: nuovi santi della Chiesa

Carlo Acutis (1991-2006) e don Giuseppe Allamano (1851-1926), fondatore dell’Istituto delle Missione della Consolata, saranno proclamati santi, in quanto papa Francesco ha autorizzato il dicastero a promulgare i Decreti riguardanti i miracoli attribuiti all’intercessione dei due beati. Contestualmente è stato anche autorizzato il decreto sulle virtù eroiche di Enrico Medi (1911-1974), scienziato (allievo di Enrico Fermi) e politico (fu padre costituente per la DC), figura del laicato cattolico del secolo scorso.

Il miracolo per la canonizzazione del beato Allamano riguarda la guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, del signor Sorino Yanomami, indigeno della foresta amazzonica, che il 7 febbraio 1996 fu aggredito da un giaguaro che gli fratturò la scatola cranica. Mentre al beato Acutis è stata attribuita la guarigione miracolosa di una giovane costaricana che, trasferitasi a Firenze nel 2018 per motivi di studio, la mattina del 2 luglio 2022, cadde dalla sua bicicletta mentre percorreva una strada del centro cittadino, riportando un trauma cranico molto grave.

Inoltre papa Francesco ha autorizzato i decreti riguardanti il miracolo attribuito all’intercessione di don Giovanni Merlini, sacerdote e moderatore generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue; nato a Spoleto nel 1795 e morto a Roma nel 1873, che così diventerà beato. E inoltre il martirio del prete polacco don Stanislao Kostka (1902-1938) e della laica ungherese Maria Maddalena Bódi (1921-1945), entrambi uccisi dai comunisti, che saranno proclamati beati.

In occasione della canonizzazione del beato Allamano l’arcivescovo di Torino, mons. Roberto Repole, ha scritto una lettera ai fedeli, ricordando la sua ‘passione’ per le missioni: “La missione partì dall’amato Santuario della Consolata e oggi è diffusa in tutto il mondo, dove i Missionari e le Missionarie della Consolata continuano a testimoniare la fede in Gesù, spesso in condizioni di grande povertà materiale e spirituale.

E’ l’impegno missionario di tutta la Chiesa, anche di quella torinese che sull’esempio dell’Allamano e dei ‘santi sociali’ che illuminarono la città nell’Ottocento e nel Novecento si sente chiamata a portare il Vangelo nella vita di tutti gli uomini e tutte le donne, qui ed oggi”.

Anche il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, mons. Domenico Sorrentino, ha ringraziato il papa per la canonizzazione di Carlo Acutis: “La Chiesa di Assisi è in festa. Sia lode al Signore, che sta facendo grandi cose, per dare un colpo d’ala al nostro entusiasmo nella coerenza cristiana e nell’annuncio del Vangelo. Grazie anche al Santo Padre che sta assecondando l’opera di Dio… Voglia il Signore continuare la sua opera attraverso la testimonianza del beato Carlo.

Egli potrà essere chiamato ‘Santo’ e venerato con il culto liturgico dovuto ai Santi solo dopo la canonizzazione. Liturgicamente, pertanto, tutto rimane come prima. Ma esprimiamo con esultanza la nostra gioia in unione con la famiglia, specie il papà Andrea e la mamma Antonia, e tutti i devoti di Carlo sparsi nel mondo. Egli ci ottenga dal Signore di amarlo come lo ha amato lui, soprattutto nella Santa Eucaristia. In attesa di rivedervi, vi benedico di cuore”

Per consolidare l’unione spirituale che lega l’arcidiocesi di Milano a Carlo Acutis, dall’aprile 2023 una lampada votiva offerta dagli oratori della FOM (Fondazione Oratori Milanesi) è stata collocata in forma stabile vicino alla tomba del Beato, a cui fa riferimento mons. Mario Delpini: “C’è un segno per incoraggiare gli adolescenti ad avere stima di sé, a coltivare speranze audaci, a smentire la tristezza del mondo. Carlo Acutis riconosciuto santo per i miracoli che si compiono per sua intercessione ascolti tutte le nostre preghiere.

Carlo Acutis abita per sempre nell’età della adolescenza per farsi amico di tutti coloro che transitano, ora e in futuro, per questa età e per incoraggiarli a desiderare di diventare adulti, di riconoscere la propria vocazione alla santità.

Un santo adolescente, vicino a san Francesco, con lo sguardo alle cime, con i suoi blue jeans e la sua felpa in giro per le strade di ogni giorno, sia per tutti noi testimone della voglia di vivere, del gusto per il bene, dello stupore per la bellezza e sia esempio da seguire per coloro che alimentano la lampada che abbiamo acceso in Assisi”.

“La nostra Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ è, da sempre, molto legata alla figura del Beato Carlo Acutis. La sua prima statua è stata realizzata da noi e, successivamente, fatta pervenire al Santo Padre, dal quale è stata benedetta il 17 marzo 2021”, ha dichiarato mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di papa Francesco, il quale ha aggiunto:

“Il 15 maggio abbiamo ospitato a Latina la statua del Beato nella nostra parrocchia di Santa Domitilla. La Cappella della nostra Casa di Accoglienza ‘Oasi della Pietà’, inaugurata il 5 maggio scorso al Cairo, in Egitto, è dedicata al giovane Santo. Siamo molto felici che il Santo Padre abbia approvato il decreto per la canonizzazione del Beato Acutis, il quale rappresenta una figura moderna davvero molto straordinaria, che conduce a Cristo tantissimi giovani e persone”.

Mons. Yoannis Lahzi Gaid ha concluso: “Il Beato Carlo Acutis è un maestro della fede, della pratica cristiana, della carità operosa, del rosario e della messa quotidiana. A lui chiedo di aiutarci a collocare Dio al centro della nostra vita, di benedirci e di guidarci con il suo esempio concreto”.

Inoltre don Emanuele Lupi, moderatore generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, ha espresso gratitudine per don Giovanni Merlini, che presto sarà beato: “Con affetto filiale ed esultanza in unità, rivolgiamo al Santo Padre Francesco sentimenti di profonda gratitudine per aver arricchito la Chiesa Universale di un nuovo Beato, uomo di sapienza e di discernimento, operatore di riconciliazione e di pace, missionario della misericordia, testimone del mistero del Sangue Prezioso di Cristo”.

Mentre Nicla Spezzati, postulatrice della Causa, ha evidenziato: “Come era questo sacerdote e missionario, che ha attraversato negli Stati della Chiesa (1785 al 1873) una temperie storica non facile, dalla Repubblica Romana ai moti risorgimentali, con il brigantaggio postnapoleonico, la caduta del potere temporale del Papa, la presa di Roma, l’unità d’Italia? Univa in se stesso i contrari in una ammirabile sintesi.

Uomo dai mille talenti: esuberante e riflessivo, metodico e artista, puntuale, preciso, ma con una apertura di mente e di cuore su un orizzonte vasto. Un uomo in carne ed ossa dal tratto democratico e amico, coerente con i principi professati, inflessibile nell’esigere da se stesso più che dagli altri, indulgente nel comprendere gli altri più che se stesso…

Consigliere stimato di Papa Pio IX e, insieme, missionario tra i ‘briganti’ della campagna romana cui si faceva prossimo di misericordia e operatore di pace. Uomo appassionato dell’umanità quotidiana, convinto che ogni debolezza e fragilità può essere portata a vita, nell’incontro con il Cristo del Vangelo”.

Papa Francesco invita a costruire la pace

“Ci siamo! Ci siamo! E’ iniziata l’avventura della GMB, la Giornata Mondiale dei Bambini. Ci siamo radunati qui allo Stadio Olimpico, per dare il ‘calcio d’inizio’ a un movimento di bambine e bambini che vogliono costruire un mondo di pace, dove siamo tutti fratelli, un mondo che ha un futuro, perché vogliamo prenderci cura dell’ambiente che ci circonda. ‘Bello mondo’, dice il vostro canto. Grazie di questo!”

Entrando allo stadio Olimpico davanti a 50.000 persone papa Francesco ha ribadito la necessità di costruire la pace, partendo dai bambini: “In voi, bambini, tutto parla di vita, di futuro. E la Chiesa, che è madre, vi accoglie, vi accompagna con tenerezza e con speranza. Lo scorso 6 novembre ho avuto la gioia di accogliere in Vaticano alcune migliaia di bambini di tante parti del mondo. Quel giorno avete portato un’ondata di gioia; e mi avete manifestato le vostre domande sul futuro.

Quell’incontro ha lasciato un’impronta nel mio cuore e ho capito che quella conversazione con voi doveva continuare, doveva allargarsi a tanti altri bambini e ragazzi. Ed è per questo che oggi siamo qui: per continuare a dialogare, a porci domande e risposte”.

E prima di rispondere alle domande papa Francesco ha spiegato il motto della giornata: “Sentite bene. Voi sapete qual è il motto di questa Giornata Mondiale dei Bambini? Sapete qual è il motto? Il motto è una frase presa dalla Bibbia: ‘Ecco io faccio nuove tutte le cose’… Questo è il motto. E’ bellissimo. Pensate: Dio vuole questo, tutto ciò che non è nuovo passa. Dio è novità. Sempre il Signore ci dà la novità”.

Dopo gli intermezzi musicali papa Francesco ha risposto alle loro domande sulla pace: “La pace è sempre possibile, ma come si fa la pace? Pensiamo per esempio nella scuola: Io ho un problema con un altro bambino… [un bambino dice: domando scusa…] Ma guarda… dillo tu vieni, vieni… Come devo fare quando io ho un problema con un altro bambino? Dillo qui… [Il bambino risponde: Perdonare e chiedere scusa] Chiedere scusa e perdonare… e chiedendo… Vieni, vieni, vieni…dillo, dillo qui, forte! Cosa dobbiamo fare? Dillo, dillo… [Risponde il bambino: fare la pace] Fare la pace… Nel nostro quartiere quando noi giochiamo con i bambini nella scuola delle volte c’è qualche cosa, qualche lotta, si o no? [Rispondono: sì] Sì… E è importante andare avanti con la lotta? [Rispondono: no] Non capisco… [Rispondono: no] Cosa dobbiamo fare? [Rispondono: dobbiamo fare pace] E come si fa la pace? [Rispondono: Perdonando e chiedendo scusa] Dice: perdonando e chiedendo scusa, ma io vi farò vedere un gesto di pace. Guardate bene, guardate bene, dammi la mano… questo è un gesto di pace”.

E quindi tutti possono collaborare per la pace: “La domanda è cosa posso fare io perché il mondo sia migliore. Voi rispondete alle domande che io farò. State attenti. Cosa posso fare io perché il mondo sia migliore? Litigare? [I bambini rispondono]: “No!”. Non sento. Litigare? [I bambini rispondono]: “No!”. Parlarci amabilmente? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Giocare insieme? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Aiutare gli altri? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Facendo queste cose, il mondo sarà migliore. Avanti e coraggio. Brava, ragazza. Che il Signore ti benedica”.

Mentre Luis Gabriel ha domandato sulla necessità di un lavoro e di una casa per tutti: “E’ una domanda molto reale. È una domanda non facile a cui rispondere. Perché ci sono persone che non hanno casa e lavoro? Io domando a voi: questo, che ci siano persone che non hanno casa e lavoro, è giusto? [I bambini rispondono]: ‘No!’ Non capisco. È giusto? [I bambini rispondono]: ‘No!’ Questa è un’ingiustizia e purtroppo c’è tanta gente che non ha lavoro, non ha casa, abita nelle tende. Tante volte non ha da mangiare. Noi oggi siamo contenti, ma questo amico nostro, Luis Gabriel ci fa la domanda: ‘Perché? Perché?’. Questo è il frutto della malizia, questo è il frutto dell’egoismo. E questo è il frutto della guerra”.

E’ stato un invito ad essere bambini di pace: “Tanta gente, tanti Paesi spendono soldi per comprare armi per distruggere e c’è gente che non ha da mangiare. Bambini e bambine pensate a questo. Ci sono bambini che non hanno da mangiare, c’è gente che non ha lavoro e questo è una colpa dell’umanità. Io vi chiedo un favore: che tutti i giorni, quando fate le preghiere, pregate per i bambini che soffrono questa ingiustizia.

Oggi Luis Gabriel ci ha toccato il cuore. Facciamo un poco di silenzio, tutti in silenzio, un po’ più di silenzio. Non ascolto il silenzio, più silenzio, più silenzio. E adesso in questo silenzio, ognuno pensi ai bambini e alle bambine che non hanno da mangiare. In silenzio, ognuno pensa. E preghiamo il Signore perché aiuti a risolvere questa ingiustizia della quale tutti abbiamo qualcosa di colpa”.

Ed allora ha spiegato come aiutarli: “. Ci sono bambini che non hanno il necessario… dobbiamo essere tutti uguali, ma non è così. Perché accade questo? Questo accade per l’egoismo, per l’ingiustizia… è per quello che tu hai fatto la domanda… Questo accade perché la gente è egoista, perché la gente è ingiusta. Grazie Federico e spetta a tutti noi cercare di essere più giusti e lavorare perché non ci siano tante ingiustizie nel mondo. Siamo tutti uguali, ma questo purtroppo non sempre accade”.

E non è mancata una domanda sui nonni: “E tu cosa pensi? È giusto o non è giusto? Cosa pensi? [Risponde: è sbagliato] è sbagliato, brava! Grazie! Prendi la caramella… voi sapete che ci sono tanti anziani che hanno dato la vita, hanno fatto una famiglia, hanno educato i figli, hanno educato i nipotini e adesso si trovano soli, abbandonati in una casa di riposo. Domando a tutti voi: è giusto o non è giusto? [Rispondono: Non è giusto] non sento… Si o no? [Rispondono: no] Non è giusto, per questo noi dobbiamo visitare i nonni, andare a trovarli, se sono in casa, andare a trovarli e se qualcuno è da un’altra parte, andare a trovarli”.

Infine una domanda: se i bambini sono capaci di aprire il cuore dei giovani: “La domanda è una domanda intelligente. Lei nel film ci ha fatto vedere come è stata commossa dalla povertà della gente povera che dorme sulla strada. Il suo cuore si è aperto. E lei ha una domanda: ma c’è tanta gente con il cuore chiuso, con il cuore duro, con il cuore che sembra un muro. Come si fa a aprire il cuore dei grandi?

Non è facile questo… Voi dovete bussare alla porta dei grandi: papà, mamma, perché ci sono bambini che non hanno da mangiare? Papà, mamma, perché c’è gente che dorme sulla strada? Papà, mamma, perché c’è gente che non ha lavoro? Voi dovete fare queste domande e, anzi, dovete farle a Dio! Dio, perché questo? Che il Signore ci aiuti. Voi bambini potete fare una vera rivoluzione con queste domande e con queste inquietudini”.

Al papa sono consegnati i disegni e le lettere giunte da tutto il mondo. Padre Ibrahim Faltas porta un dono dai bimbi della Terra Santa. Una ragazza musulmana cieca, alunna di una scuola francescana per non vedenti, ha intonato uno struggente canto di pace. Infine un saluto è arrivato dal ‘nonno’ Lino Banfi.

(Foto: Santa Sede)

Maria, Madre dei giovani: ecco cosa possiamo imparare da lei

1.Lasciatevi guardare da Dio (Lc 1,48) tali benedicenti e benevole parole costudite nel Magnificat ci invitano e supportano nel recuperare il benedicente e paterno guardo di Dio sulla nostra vita e sulla nostra esistenza. Occorre infatti, diffidare di sguardi profetici negativi che ci privano della libertà e non ci lasciano essere noi stessi e cercare invece, lo sguardo di chi incoraggia la nostra libertà, ci entusiasma, ci dilata il cuore e ci fa avere fiducia in noi stessi nutrendoci di ottimistica predilezione, sottoponendo la nostra biografia ad una narrazione profetica positiva.

Consenti dunque, a Dio e a Maria di scrutare sinceramente il tuo cuore, senza alcun timore o vergogna. Loro non ti guardano per indagare con austera, infeconda e giudicante. severità né tantomeno per colpevolizzarti, farti sentire in imbarazzo o inadeguato ma al contrario, sempre ed incondizionatamente accolto, amato e perdonato, ti guardano perché ti amano infinitamente, osservando e curando le tue ferite con autentica e concreta compassione e tenerezza: sei suo figlio! Lasciati guardare dalla misericordia di Dio e anche dalla sua santità, specchiati in lui: non ti accorgi di quanto vali? Forse no, perché tu stesso ti disistimi, ma lasciati guardare da Lui,

Egli ti ha creato, sa bene come sei e conosce il tuo intrinseco valore. Nessuno sguardo è così incoraggiante e benedicente come quello di Dio. Maria è stata guardata da Lui integralmente e perdutamente. Collocandoci dinnanzi al Signore, infatti, sappiamo che il suo sguardo ci avvolge e ci risolleva paternamente sopratutto quando ci sentiamo più demoralizzanti, persi e sbagliati, perché è proprio in quel momento che abbiamo più bisogno di Lui. 

2. Lasciatevi amare e incontrare da Dio (Lc 1,28) Nell’episodio dell’annunciazione, il suo audace e suadente ‘Eccomi’, è proprio questo lasciarsi incontrare da Dio ed incontrarlo. L’aggettivo greco κεχαριτωμένη tradotto con Piena di Grazia, significa piuttosto colma del favore di Dio, amatissima da Dio, pertanto sottoposta alla sua narrazione profetica positiva e benedicente. La giovinezza è il tempo in cui devi lasciarti amare da qualcuno. Lasciati incontrare, cerca e scruta nel profondo, senza alcuna paura ma con autentica umiltà e perseveranza. 

3. Lasciatevi coinvolgere da Dio (Lc 1,38) Dio ti coinvolge, ha bisogno di te. Maria assiste, incoraggia e supporta maternamente il meraviglioso ed arduo itinerario della crescita. È lei la Mediatrice di ogni Grazia, perché nulla passa da Dio a noi se non mediante le delicate e materne mani di Maria. Che confidenza allora possiamo esprimere ed avere in lei che, essendo autenticamente e teneramente Mamma, non si spaventa o scandalizza delle nostre umane fragilità e tantomeno le strumentalizza ma al contrario, ci comprende e ci guida con infinita tenerezza, sapienza, e delicatezza, senza farci sentire mai sbagliati, criticati, rimproverati o giudicati ma anzi ci aiuta a comprendere non solo che le cadute possono verificarsi, ma anche che esse fanno parte del percorso, poiché il fallire fa parte del tentare. 

Maria è sempre presente ed in una modalità peculiarmente dirompente nell’epoca della giovinezza, poiché costituisce la delicatissima, entusiasmante e cruciale fase di una personalità in formazione, Lei è china su di noi, con pronta sollecitudine, comprensione e materna trepidazione. 

Maria conosce, comprende ed accoglie con materna e paziente tenerezza e i nostri limiti, le nostre gioie, conquiste, innamoramenti, amicizie e quesiti ma anche i nostri dubbi, il nostro dolore, le nostre paure, reticenze e peccati. Proprio nei momenti di maggior fragilità, bisogna  infatti, peculiarmente affidare e confidare a Lei tutto ciò che portiamo nel cuore, senza alcuna paura o soggezione, mediante un costante, sapiente ed intimo dialogo, colmo di fiducia confidenza, amore e speranza mediante il quale poter svelare e confidare i nostri più intimi segreti e nel quale Lei stessa ci parla al cuore. Maria sa, cura, vede, segue, palpita. Nessuno come lei è vicina ai giovani ed è bene che essi lo sappiano affinché possano entrare in una filiale, tenera, profonda, concreta e liberante intimità con Lei.

I giovani devono quindi sapere che Maria è costantemente al loro fianco, li conduce uno per uno per mano, non importa quanto i loro errori, fragilità o peccati siano intensi ed ingenti: Maria li ama, comprende, accoglie e perdona. Sempre e comunque. Mediante la sua presenza, Dio ha dunque, compiuto e consegnato a tutti ed a ciascuno ed in una modalità privilegiata ai giovani, il più ricco, arricchente ed essenziale dono: una Madre, a cui possiamo raccontare tutto e con la quale instaurare un rapporto così intimo, filiale e profondo da denominarla e considerarla, personalmente, concretamente e dolcemente Mamma.

(Fine)

Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, un colloquio con don Cosimo Schena

“L’evoluzione dei sistemi della cosiddetta ‘intelligenza artificiale’, sulla quale ho già riflettuto nel recente Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, sta modificando in modo radicale anche l’informazione e la comunicazione e, attraverso di esse, alcune basi della convivenza civile. Si tratta di un cambiamento che coinvolge tutti, non solo i professionisti. L’accelerata diffusione di meravigliose invenzioni, il cui funzionamento e le cui potenzialità sono indecifrabili per la maggior parte di noi, suscita uno stupore che oscilla tra entusiasmo e disorientamento e ci pone inevitabilmente davanti a domande di fondo: cosa è dunque l’uomo, qual è la sua specificità e quale sarà il futuro di questa nostra specie chiamata homo sapiens nell’era delle intelligenze artificiali? Come possiamo rimanere pienamente umani e orientare verso il bene il cambiamento culturale in atto?”

Quest’anno, in occasione della 58^ Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, in programma domenica 12 maggio, papa Francesco ha scritto il messaggio ‘Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana’ con l’invito a riflettere sul rapporto tra intelligenza artificiale e cuore con una citazione iniziale del filosofo cattolico Romano Guardini:

“Solo dotandoci di uno sguardo spirituale, solo recuperando una sapienza del cuore, possiamo leggere e interpretare la novità del nostro tempo e riscoprire la via per una comunicazione pienamente umana. Il cuore, inteso biblicamente come sede della libertà e delle decisioni più importanti della vita, è simbolo di integrità, di unità, ma evoca anche gli affetti, i desideri, i sogni, ed è soprattutto luogo interiore dell’incontro con Dio. La sapienza del cuore è perciò quella virtù che ci permette di tessere insieme il tutto e le parti, le decisioni e le loro conseguenze, le altezze e le fragilità, il passato e il futuro, l’io e il noi”.

Per comprendere meglio il messaggio papale abbiamo chiesto a don Cosimo Schena, parroco nella parrocchia ‘San Francesco d’Assisi’ a Brindisi, con 180.000 follower su instagram, però anche attivo su facebook, youtube e spotify con lo scopo di raggiungere le persone, soprattutto i giovani, che si trovano lontane dalla Chiesa e dal Vangelo, e di offrire loro un messaggio di speranza e di vicinanza, condividendo le sue poesie, accompagnate da musiche e immagini, che raccontano la bellezza dell’amore di Dio e della vita.

Allora per tale occasione chiediamo di spiegarci quale rapporto ci può essere tra intelligenza artificiale e la sapienza del cuore: “L’interazione tra intelligenza artificiale e la profondità emotiva dell’essere umano è affascinante. Consideriamo l’Intelligenza Artificiale come un alleato potenziale nel nostro percorso verso il bene comune.

Se guidata dalla saggezza intrinseca del cuore umano, l’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento per manifestare la compassione e l’empatia. Tuttavia, va ricordato che l’Intelligenza Artificiale non può replicare la complessità delle emozioni umane, ma può aiutarci a comprendere meglio noi stessi e gli altri”.

L’intelligenza artificiale permette di crescere in umanità?

“L’Intelligenza Artificiale offre promettenti opportunità per il progresso umano. Se utilizzata con discernimento e orientata verso valori etici e morali, può migliorare la nostra qualità di vita, rendendo l’apprendimento più accessibile e promuovendo una maggiore comprensione tra le persone. Tuttavia, è fondamentale che l’umanità mantenga il controllo su come l’Intelligenza Artificiale viene sviluppata e utilizzata, assicurandosi che gli aspetti umani e spirituali siano sempre al centro di ogni innovazione”.

E’ vero che la rivoluzione digitale rende più liberi?

“La rivoluzione digitale ci offre un universo di possibilità, consentendoci di accedere a un’enorme quantità di informazioni e di comunicare in modi che erano impensabili solo pochi decenni fa. Questo potenziale di liberazione è straordinario, ma richiede anche una profonda riflessione sul modo in cui utilizziamo queste tecnologie. La vera libertà non è solo l’accesso illimitato, ma anche la capacità di fare scelte consapevoli e responsabili, orientate al bene comune e al rispetto degli altri”.

‘Credo che la Chiesa abbia bisogno di esplorare nuove strade per essere più inclusiva e accogliente nei confronti di coloro che hanno bisogno di riscoprire o trovare la fede. Così questo libro è per me un nuovo tentativo di costruire un ponte di speranza, di portare Dio nella vita di tutti’: così scrive nel libro ‘Dio è il mio coach. Consigli evangelici su misura per te’ con la prefazione di mons. Lucio Adrián Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, in cui interagisce con i giovani attraverso consigli evangelici pratici per superare le difficoltà e ricominciare ad apprezzare il presente, con le sue sfide ma anche con i momenti felici che spesso diamo per scontati. Per quale motivo Dio è un coach?

“La visione di Dio come un coach spirituale è affascinante e toccante. Immaginare Dio come colui che ci guida con amore e saggezza attraverso le sfide della vita, incoraggiandoci a realizzare il nostro pieno potenziale e ad abbracciare i valori spirituali, ci offre conforto e ispirazione. Questa prospettiva ci invita a vedere ogni esperienza come un’opportunità di crescita e di avvicinamento a Dio”.

Quali strade deve esplorare la Chiesa per comunicare il Vangelo?

“La Chiesa si trova di fronte a nuove sfide e opportunità nella comunicazione del Vangelo nell’era digitale. Esplorare piattaforme come i social media, le app e le piattaforme digitali può essere un modo efficace per raggiungere un pubblico più ampio e diversificato. Tuttavia, è essenziale che la Chiesa mantenga la sua autenticità e fedeltà al messaggio evangelico, adattando le sue modalità di comunicazione senza compromettere la sua identità e la sua missione spirituale”.

Come comunicare il messaggio evangelico attraverso la rete?

“Per comunicare il messaggio evangelico in modo efficace online, dobbiamo essere presenti nei luoghi virtuali dove le persone si riuniscono. Utilizzare un linguaggio chiaro e accessibile è importante, così come condividere storie ed esperienze che risuonino con le sfide e le gioie della vita quotidiana delle persone. In questo modo, possiamo trasmettere il messaggio evangelico in modo autentico e significativo, offrendo speranza e ispirazione a coloro che incontriamo online”.

Allora, è possibile coniugare la fede con il mondo digitale?

“Coniugare religione e digitale significa poter vivere la propria fede anche online e nei modi più diversi in un connubio che fa da propulsore per una maggiore partecipazione ed in un impegno profuso all’interno della comunità, che, in tal modo, si estende ben oltre i limiti fisici. Ho compreso che i nuovi media sono strumenti efficaci per diffondere la Parola di Dio, soprattutto in un momento storico che spinge fortemente verso l’individualismo e dove emerge sempre di più la drammaticità della solitudine, il bisogno di amare ed essere amati, ascoltare ed essere ascoltati.

Non dobbiamo dimenticare che noi siamo stati creati dall’amore, di conseguenza non possiamo non amare. L’arte dell’ascolto crea ponti solidi ed invita a considerare e a rispettare ogni essere umano per la sua unicità e la preziosa testimonianza del vissuto di cui ciascuno è portatore”.

(Tratto da Aci Stampa)

L’ascensione di Gesù al cielo 

A quaranta giorni dalla festività della Pasqua, la Chiesa celebra l’ascensione di Gesù al cielo: un avvenimento storico cristologico ed ecclesiologico; nasce infatti la Chiesa di Cristo Gesù. Storicamente l’ascensione di Gesù avvenne 40 giorni dopo la Pasqua, il tempo durante il quale Gesù ha dato le prove più eclatanti della sua risurrezione, come aveva predetto: ‘Dopo tre giorni risusciterò’. Dopo aver rassicurato i suoi discepoli, Gesù affida loro il mandato: Testimoniare al mondo la sua risurrezione ed annunciare il Vangelo a tutti i popoli. Il fatto storico dell’ascensione è riccamente rievocato negli Atti degli apostoli.

Gesù porta fuori i suoi discepoli e dice loro: ‘Vado! … se mi amaste, vi rallegreresti perché vado al Padre’. Gesù non solo dice ‘Vado…’, ma assicura: ‘Tornerò da voi’. La partenza di Gesù è solo la conclusione della missione messianica terrena di Gesù, ma la sua opera continua dal cielo, non è perciò una separazione ma la vera nascita della Chiesa. Da qui il significato non solo cristologico della festa ma anche ecclesiologico perché da essa ha inizio la missione della Chiesa nel mondo: ‘Andate in tutto il mondo, dice Gesù ai suoi, proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato’.

Alla sua Chiesa assicura la presenza costante dello Spirito santo, che sarà sempre presente ed operante e sosterrà la Chiesa per condurla alla Gerusalemme celeste. La sua partenza non produce turbamento anzi Gesù aggiunge: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace… non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore’. Ora i suoi discepoli riconoscono in Gesù il Signore vittorioso sulla morte e comprendono il significato profondo della loro missione. Il loro cuore è invaso dallo stupore e dalla lode, in essi non c’è la malinconia dell’addio ma la gioia per la certezza della continua presenza di Gesù in mezzo a loro.

Gesù si sottrae agli occhi fisici  per rendersi presente agli occhi del cuore dei suoi discepoli. Si libera dai limiti dello spazio e del tempo per essere presente all’uomo di ogni tempo e di ogni spazio. Gesù così  sale al cielo e per gli Apostoli inizia l’impegno ad immergersi nella realtà del mondo  e della storia anche se si sentono alquanto impacciati ed incerti sulla via da intraprendere; la meta è una sola: essere testimoni di Cristo risorto in Gerusalemme, in Giudea e nel mondo intero..

Una missione ecclesiologica  che non si esaurisce con l’attività dei dodici apostoli, ma una missione che Gesù affida alla Chiesa e durerà sino alla seconda venuta di Gesù come giudice della storia.  Gli Atti degli Apostoli annotano che i discepoli stavano ancora fissando il cielo mentre Gesù si allontanava da essi, quando due uomini in bianche vesti   si presentarono loro dicendo: ‘Uomini di Galilea, perché state ancora a guardare il cielo? Questo Gesù che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo’.

In altre parole: non c’è più tempo da perdere o di stare a guardare, mettetevi all’opera per realizzare la missione a voi assegnata. Nasce spontanea la domanda: cosa è il cielo?, dove è il cielo? Gesù non è andato in un luogo nuovo ma è entrato nella dimensione dello spirito; il cielo non è un luogo dove si va; il cielo è una dimensione dello spirito; è nuova perché diversa e sconosciuta a noi che abbiamo un corpo. Gesù oggi è accanto a Dio Padre, è accanto a noi nella dimensione dello spirito.

Andare al Padre non significa lasciare la terra, quanto invece essere glorificato, ricevere il trono di gloria acquistato con la passione morte per salvare l’uomo. Oggi è iniziato invece il cammino della Chiesa. La festa dell’Ascensione riaccende i noi una nuova luce; è la presa di coscienza che Gesù, il Vivente è sempre presente in mezzo a noi, presente in ogni uomo, in ogni parte della terra. Gesù diventa così contemporaneo di ogni uomo , di ogni generazione.

La festività di oggi è la certezza del suo aiuto nel pellegrinaggio terreno e stimolo per un impegno sempre più proficuo. Cristo non abbandona mai la sua Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno. Maria, la dolcissima regina del cielo, ci aiuti ad essere sempre testimoni coraggiosi e credibili del Risorto nella situazioni concrete della vita.

Papa Francesco: la speranza è la virtù di chi ha un cuore giovane

Al termine dell’udienza generale papa Francesco oggi ha elevato la ‘supplica’ alla Madonna del Rosario di Pompei per la pace nel mondo: “Oggi la Chiesa eleva la preghiera della ‘Supplica’ alla Madonna del Rosario di Pompei. Invito tutti ad invocare l’intercessione di Maria, affinché il Signore conceda pace al mondo intero, specialmente alla cara e martoriata Ucraina, alla Palestina, e a Israele, al Myanmar. Affido in particolare alla nostra Madre i giovani, gli ammalati, gli anziani e gli sposi novelli che oggi sono qui presenti, ed esorto tutti a valorizzare in questo mese di maggio la preghiera del santo Rosario”.

Ugualmente ai fedeli francesi ha ripetuto che la pace è possibile: “Di fronte a un futuro che a volte può sembrare buio, cerchiamo di essere seminatori di speranza e tessitori di bene, convinti che la vita può essere vissuta in modo diverso e che la pace è possibile”.

In precedenza In precedenza, proseguendo il ciclo su ‘I vizi e le virtù’, il papa aveva dedicato la catechesi alla speranza, secondo la definizione del Catechismo della Chiesa cattolica, paragonandola ad un anelito di felicità:

“Se non c’è un senso al viaggio della vita, se all’inizio e alla fine c’è il nulla, allora ci domandiamo perché mai dovremmo camminare: da qui nasce la disperazione dell’uomo, la sensazione della inutilità di tutto. E molti potrebbero ribellarsi: mi sono sforzato di essere virtuoso, di essere prudente, giusto, forte, temperante. Sono stato anche un uomo o una donna di fede… A che cosa è servito il mio combattimento se tutto finisce qui? Se manca la speranza, tutte le altre virtù rischiano di sgretolarsi e di finire in cenere”.

E la speranza per il cristiano appoggia sulla vita risorta: “Il cristiano ha speranza non per merito proprio. Se crede nel futuro è perché Cristo è morto e risorto e ci ha donato il suo Spirito. ‘La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente’. In questo senso, ancora una volta, noi diciamo che la speranza è una virtù teologale: non promana da noi, non è una ostinazione di cui vogliamo autoconvincerci, ma è un regalo che viene direttamente da Dio”.

Infatti, secondo l’apostolo Paolo, se non ci fosse stata la Resurrezione la vita sarebbe stata vana: “A tanti cristiani dubbiosi, che non erano completamente rinati alla speranza, l’apostolo Paolo pone davanti la logica nuova dell’esperienza cristiana:

‘Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini’. E’ come se dicesse: se credi nella risurrezione di Cristo, allora sai con certezza che nessuna sconfitta e nessuna morte è per sempre. Ma se non credi nella risurrezione di Cristo, allora tutto diventa vuoto, perfino la predicazione degli Apostoli”.

Inoltre il papa sottolinea che non credere alla speranza è un peccato: “La speranza è una virtù contro cui pecchiamo spesso: nelle nostre cattive nostalgie, nelle nostre malinconie, quando pensiamo che le felicità del passato siano sepolte per sempre. Pecchiamo contro la speranza quando ci abbattiamo davanti ai nostri peccati, dimenticando che Dio è misericordioso ed è più grande del nostro cuore”.

Credere alla speranza significa quindi credere nel perdono: “Non dimentichiamo questo, fratelli e sorelle: Dio perdona tutto, Dio perdona sempre. Siamo noi a stancarci di chiedere perdono. Ma non dimentichiamo questa verità: Dio perdona tutto, Dio perdona sempre. Pecchiamo contro la speranza quando ci abbattiamo davanti ai nostri peccati; pecchiamo contro la speranza quando in noi l’autunno cancella la primavera; quando l’amore di Dio cessa di essere un fuoco eterno e non abbiamo il coraggio di prendere decisioni che ci impegnano per tutta la vita”.

E tutti hanno bisogno di speranza: “Il mondo ha bisogno della speranza, come ha tanto bisogno della pazienza, una virtù che cammina a stretto contatto con la speranza. Gli uomini pazienti sono tessitori di bene. Desiderano ostinatamente la pace, e anche se alcuni hanno fretta e vorrebbero tutto e subito, la pazienza ha la capacità dell’attesa. Anche quando intorno a sé molti hanno ceduto alla disillusione, chi è animato dalla speranza ed è paziente è in grado di attraversare le notti più buie. Speranza e pazienza vanno insieme”.

Ha concluso la catechesi con l’invito ad esclamare le parole di Simeone nel cantico, appena visto Gesù nel tempio: “La speranza è la virtù di chi ha il cuore giovane; e qui non conta l’età anagrafica. Perché ci sono anche vecchi con gli occhi pieni di luce, che vivono una tensione permanente verso il futuro. Pensiamo a quei due grandi vecchi del Vangelo, Simeone e Anna: non si stancarono mai di attendere e videro l’ultimo tratto del loro cammino benedetto dall’incontro con il Messia, che riconobbero in Gesù, portato al Tempio dai suoi genitori. Che grazia se fosse così per tutti noi!”

(Foto: Santa Sede)

Azione Cattolica Italiana: gli abbracci cambiano la vita

“La bellezza è con noi, salva il mondo. La bellezza siamo noi, siete voi, sono i nostri ragazzi e i nostri giovani… Ci interessa la politica. Noi non dobbiamo pensare a una teoria della democrazia, ma pensiamo a una prassi della democrazia, perché la democrazia è lo stile e lo stile è la regola a servizio a tutela dei più deboli. Con la vita democratica noi pensiamo di tenere tutti insieme, cioè la comunità. Accettiamo questa dialettica democratica, accogliamola, e condividiamola come costruzione di vita democratica… Tanti grazie. Un grazie al Signore per le cose che sta facendo alla nostra associazione, a cominciare dalla canonizzazione di Pier Giorgio Frassati. Anche il riconoscimento del Presidente della Repubblica, dedicando il palazzo del Csm a Vittorio Bachelet, sono dei segni non scontati, non automatici”.

Questa è stata la conclusione del presidente nazionale, prof. Giuseppe Notarstefano alla XVIII Assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana, conclusasi domenica 28 aprile a Sacrofano, che ha eletto i membri del nuovo Consiglio nazionale dell’Associazione per il triennio 2024/2027 per il settore ‘adulti’: Paola Fratini. Dalila Ardito, Angela Paparella, Donatella Broccoli, Fabio Dovis, Enrico Michetti, Francesco Vedana; per il settore ‘giovani’: Emanuela Gitto, Silvia Orlandini, Sofia Livieri, Martina Sardo, Lorenzo Zardi, Giovanni Boriotti, Marco Pio D’Elia; e per l’ACR: Claudia D’Angelo, Valentina Fanella, Chiara Basei, Giuseppe Telesca, Alberto Macchiavello,  Lorenzo Felici, Michele Romano.

Un’assemblea nazionale con una media di età dei delegati intorno ai 50 anni, che ha vissuto la notizia della canonizzazione del beato Pier Giorgio Frassati nel Giubileo del 2025, dato dal prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, card. Marcello Semeraro: “Questa sera, da ultimo, vorrei ricordare in particolare il beato Piergiorgio Frassati, la cui canonizzazione ormai si profila per il prossimo anno giubilare. Nell’omelia per il rito della sua beatificazione, avvenuta il 20 maggio 1990, san Giovanni Paolo II lo chiamò uomo delle Beatitudini”.

Richiamando il ritratto del beato Frassati, tratteggiato da p. Antonio Maria Sicari, il prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi lo ha additato quale ‘meraviglioso modello di vita cristiana’: “Nella sua santità, dice, c’è un valore di continuità con la tradizione della sua terra: egli, infatti, si è innestato nel lavoro di difesa della fede, attraverso la carità profusa nel campo dell’emarginazione, prodotta dall’allora nascente contesto industriale.

C’è pure, tuttavia, un elemento di novità ed è il fatto di avere cercato di confrontare il valore della fede con tutto l’arco dell’esperienza umana, operando caritatevolmente in ogni ambito: negli ambienti dell’università, del lavoro, della stampa (Pier Giorgio raccoglieva abbonamenti non per il quotidiano di suo padre, ma per quello cattolico), dell’impegno politico e partitico, e dovunque era necessario difendere le libertà sociali, cercando sempre di concepire e fomentare l’associazionismo, come amicizia cristiana destinata alla nascita di un cattolicesimo sociale”.

Praticamente un santo con le ‘braccia aperte’, come il presidente della Cei, card. Matteo Maria Zuppi, ha indicato agli associati di Azione Cattolica, che si lasciano al contempo anche abbracciare per diventare ‘lievito’: “L’identità non la troviamo o non la difendiamo ad intra ma sempre ad extra, la perdiamo smettendo di essere lievito, sale della terra, luce del mondo e mettendola sotto il moggio di un’affermazione chiusa, che ha paura di incontrare, di illuminare tutta la stanza e quindi chiunque entra. Cosa non è nostro? Tutto è nostro ma solo se noi siamo di Cristo.

Ecco il senso di ‘braccia aperte’ che si aprono se la mente e il cuore sono aperti. Attenzione: aperti perché li abbiamo e li abbiamo pieni dell’amore di Cristo. Se ci lasciamo abbracciare da Dio, pecore perdute che si devono sempre farsi sollevare dal pastore, o dal figlio che ritrova se stesso proprio perché abbracciato dal padre”.

Un abbraccia a ‘braccia aperte’ che rimanda all’incontro iniziale di giovedì 25 aprile con papa Francesco da parte degli 80.000 tesserati, ha sottolineato l’assistente nazionale, mons. Claudio Giuliodori, nella celebrazione eucaristica conclusiva: “Ma non eravamo soli. Come delegati, abbiamo portato nel cuore il ricordo vivo di tutti i nostri associati, con molti dei quali abbiamo vissuto un indimenticabile incontro con papa Francesco in piazza san Pietro giovedì scorso.

Quel grande abbraccio che abbiamo ricevuto e scambiato resterà impresso nei nostri cuori e nella storia dell’Associazione. Gli abbracci mancati che tanto feriscono la vita degli uomini, l’abbraccio salvifico del Padre misericordioso che ci viene donato in Gesù Cristo e gli abbracci che cambiano la vita sono anche la cifra di questa Assemblea e costituiscono il paradigma del cammino associativo che ci vedrà impegnati con le nostre comunità diocesane e parrocchiali. Abbiamo gli occhi e il cuore pieni di momenti belli e coinvolgenti che non possiamo però considerare solo una toccante esperienza umana ed ecclesiale”.

Un’apertura con papa Francesco avvenuta, non a caso, giovedì 25 aprile (festa della Liberazione), come ha sottolineato, aprendo i lavori congressuali, il presidente Notarstefano, ribadendo la bellezza della vita democratica: “In questo tempo pervaso da pulsioni disgregative ad ogni livello della vita sociale, il messaggio che si leva dalla nostra assiste assembleare è quello di voler immaginare una via concreta e possibile di abitare la pluralità che si presenta oggi nella nostra società complessa, individuando soluzioni comunitarie alternative al potenziale scontro ed alla logica rivendicativa di singoli o di gruppi radicali che sorgono proprio per rafforzare ragioni singolari e particolari”.

La ‘sfida’ che attende i tesserati di Azione Cattolica è quella della responsabilità di custodire la democrazia: “Custodire e praticare nella libertà e nella fraternità la vita democratica costituisce per tutti noi una sfida che abbiamo di fronte e che siamo incoraggiati ad affrontare guardando all’entusiasmo e alla serietà che ci mostrano i bambini, i ragazzi e gli adolescenti (giovanissimi e studenti)”.

Una democrazia, che deve partire da un abbraccio che ‘salva’, che è quello del Padre misericordioso, come ha detto papa Francesco agli aderenti festanti, che conduce alla pace; abbracci fisici testimoniati dai ragazzi, che hanno raccontato di amicizie di fraternità nelle zone di guerra, come in Ucraina ed in Terra Santa, secondo l’invito del patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa con un videomessaggio: “La prima cosa da fare è pregare, poi è importante parlare della Terra Santa, non lasciare cadere l’attenzione su questo conflitto che sta lacerando la vita di questi popoli, ma sta anche lacerando la vita della società in tante altre parti del mondo; perché quando il cuore, e noi siamo il cuore della vita del mondo, quando il cuore soffre tutto il corpo soffre”.

E’ stato un invito ad evitare polarizzazioni e semplificazioni, e vedere la realtà, senza dimenticare la ‘potenza’ della preghiera: “La realtà è così complicata e bisogna pregare per questa realtà, essere vicini, parlarne e cercare sempre di costruire relazioni. Quello che è ferito qui è la fiducia nell’altro, le relazioni, c’è invece bisogno di costruire relazioni, non erigere barriere. Ne abbiamo già abbastanza di barriere qui, abbiamo bisogno che ci aiutiate a costruire. E poi non avere paura, ma il coraggio di venire qui, magari dei pellegrinaggi diversi, alternativi, che possono aiutarci a comprendere che c’è una realtà fuori di qui e che abbiamo bisogno anche noi di alzare lo sguardo”.

Ecco come è stata disegnata dai colori della pace la giornata iniziale dell’assemblea di Azione Cattolica, che, attraverso la narrazione di Neri Macorè, ha ricordato l’accoglienza di ebrei e partigiani da parte di famiglie, che mettevano a rischio la propria vita: questa è anche stata la Resistenza cattolica, capace di abbracciare, nascondendoli, chi era braccato e cercava salvezza dai persecutori nazisti e fascisti.

Un abbraccio reso affascinante dalla musica dei ‘Rulli Frulli’, band di 60 elementi con i suoi strumenti riciclati e la sua verve instancabile, che include anche portatori di handicap. E non poteva mancare un abbraccio con il creato con il monologo sulla cura del cantante Giovanni Caccamo che ha presentato il ‘Manifesto del cambiamento’:

“Il mio obiettivo è quello di cercare di direzionare il mio sguardo verso quella minoranza di giovani che hanno ancora una visione di futuro, che hanno ancora una luce nel cuore. Di fatto ce l’hanno tutti. Il problema è che c’è chi riesce ancora a vederla e invece chi non la vede più… Chiunque si trova in un momento di impasse può ritrovare la propria strada”.

(Tratto da Aci Stampa)

Vocazioni e speranza, la testimonianza di Suor Angelita Guerriero

“Ascoltare la chiamata divina, lungi dall’essere un dovere imposto dall’esterno, magari in nome di un’ideale religioso, è invece il modo più sicuro che abbiamo di alimentare il desiderio di felicità che ci portiamo dentro: la nostra vita si realizza e si compie quando scopriamo chi siamo, quali sono le nostre qualità, in quale campo possiamo metterle a frutto, quale strada possiamo percorrere per diventare segno e strumento di amore, di accoglienza, di bellezza e di pace, nei contesti in cui viviamo”: nel messaggio, intitolato ‘Chiamati a seminare la speranza e costruire la pace’, per la giornata per le vocazioni, che si celebra oggi, papa Francesco invita a creare ambienti adeguati nei quali sperimentare il miracolo di una nuova nascita.

Partendo dall’incipit del messaggio papale a suor Angelita Guerriero, madre generale della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe di Rivalba, fondata da don Giuseppe Marchisio,  abbiamo chiesto di spiegarci in quale modo si può seminare la speranza e costruire la pace: “Prima di tutto mi piace molto questo titolo. Sono colpita dal verbo ‘seminare’. Anche noi due anni fa, dedicando il nostro anno alle Vocazioni abbiamo deciso di utilizzare questo verbo così: seminando il futuro. Il logo che accompagnava questa frase era la figura di Gesù seminatore su un campo che lasciava intravvedere il castello di Rivalba, in provincia di Torino, da dove inizia tutto e parte l’intuizione carismatica del nostro Fondatore, il parroco di questo paese, il Beato Clemente Marchisio. Condivido moltissimo anche i due termini: Speranza e Pace.

Due parole che desidero fortemente scrivere con la lettera maiuscola iniziale, perché mi piace sottolineare che la speranza e la pace sono ispirate da Dio. Tutti noi siamo chiamati in prima linea ad essere seminatori di questo campo molto tormentato, in questo mondo che non sa più far crescere frutti copiosi per il bene dell’umanità. La speranza di pace è un’emergenza prioritaria oggi, in questo 2024 pieno di conflitti, di odio, di bombe e di distruzione. La soluzione a tutto questo è cambiare il nostro atteggiamento quotidiano. Ognuno di noi deve sentirsi investito da grande responsabilità, deve avvertire il ruolo fondamentale di operatore di speranza e di pace.

Non tocca sempre agli altri l’onere di cambiare il mondo. Dobbiamo sentirci protagonisti di questo miracolo di Bene ispirato da Dio. E la conseguenza più bella di questo cambiamento del cuore sta proprio nel far nascere una nuova domanda nelle giovani generazioni, un desiderio di vita ispirata al Vangelo, un’attrazione nei confronti del messaggio di Gesù Cristo. Solo così possiamo contagiare le persone e far nascere nuove vocazioni. I giovani ci seguiranno e doneranno la propria vita solo se saremo credibili e totalmente impegnate a regalare speranza e pace nelle nostre comunità e sulle nostre strade quotidiane”.

Perché la vocazione fa diventare ‘pellegrine di speranza’?

“Questa è una questione fondamentale che deve interrogarci nel profondo. Avverto spesso un po’ di rassegnazione rispetto ai discorsi che si fanno intorno alla pastorale vocazionale. Questo atteggiamento purtroppo non aiuta le tante belle iniziative che possono essere messe sul campo e che possono attrarre l’attenzione dei giovani. Siamo spesso tanto indaffarate nel nostro pellegrinaggio quotidiano.

Gli impegni si moltiplicano e il lavoro a cui siamo chiamate rischia di schiacciarci in un’operatività che travolge completamente i diversi momenti delle nostre giornate. Corriamo tanto e rischiamo di disperdere la Luce che ci guida e che dobbiamo trasmettere alle persone che incontriamo sulla nostra strada.

Questo è il punto nodale: siamo chiamate a rinnovare il nostro pellegrinaggio. Un cammino che, pur restando intenso, deve contenere in sé anche l’attenzione al cuore delle persone che entrano in relazione con noi. Sono convinta che la Speranza si comunica attraverso uno sguardo nuovo, più attento e riflessivo, che inneschi un dialogo personale profondo. Le nostre giovani non ci chiedono di fare tante cose… ma al contrario desiderano essere qualcosa di più. Hanno sete di Dio che si manifesta attraverso un dialogo intenso, frutto di un incontro di cuori e di tempo dedicato. Solo così può nascere una domanda sul senso della propria vita e delle scelte da affrontare.

In questo modo il nostro pellegrinaggio ha le premesse per diventare fecondo. E la Speranza può innescare una scintilla provvidenziale che può cambiare i cuori. Sono convinta che il desiderio di donare sè stesse continui ad esserci ma spesso manca una sintonia, un richiamo efficace che possa smuovere le coscienze tanto distratte e profondamente stordite da una realtà confusa e spesso solo attenta ai bisogni primari”.

Nel messaggio il papa ha parlato di carisma: ed il vostro?

“Il nostro carisma mette al centro di tutto il Mistero Eucaristico. Gesù Sacramentato è il motore della nostra vita che doniamo per darne testimonianza. Il nostro fondatore, il beato Clemente Marchisio, ci ha indicato un comandamento essenziale: amare e far amare, onorare e far onorare, servire e far servire Dio nel Sacramento dell’Altare. La ‘Figlia di San Giuseppe di Rivalba’ dona la sua vita in totale umiltà e disponibilità al Padre per i fratelli.  L’impegno quotidiano è richiamare tutti a dirigere lo sguardo verso il Tabernacolo che assume una centralità non teorica ma fattiva, pratica, che deve risuonare in ogni gesto. Da qui parte tutto.

Il nostro lavoro quotidiano nel produrre le particole che diventeranno il Corpo di Cristo. La nostra cura per i paramenti e la mensa eucaristica nella ricerca del bello non come fatto estetico ma come risonanza di una sacralità che si esprime nell’attenzione di ogni dettaglio nelle celebrazioni eucaristiche. La formazione in parrocchia per condividere e far conoscere la nostra missione tesa a servire il sacerdote celebrante. L’attività parrocchiale nella catechesi e nella animazione di momenti di preghiera e di adorazione eucaristica.

L’accoglienza e la formazione di laici e famiglie che si vogliono consacrare come oblati che affiancano il nostro cammino carismatico nella Chiesa. Una lunga storia che ha radici italiane e che ora crescono anche in Africa (Nigeria) e in America Latina (Brasile, Messico e Argentina). Mi piace ancora ricordare il servizio che si svolge nella Città del Vaticano, dove da 100 anni siamo al servizio della sacrestia di san Pietro. Un lavoro silenzioso che non s’interrompe mai e che svolgiamo con tanta cura e amore per la Chiesa”.

Quanto è importante nella quotidianità l’Eucarestia?

“L’Eucarestia è il vero e unico nutrimento che può cambiare il mondo. Vogliamo comunicarlo a tutti, perché ci si renda conto che l’uomo non può salvare questo pianeta senza il sostegno provvidenziale di Dio. E’ inutile preoccuparci, dobbiamo affidarci! Per questa ragione l’Eucarestia è il richiamo fortissimo ad entrare in una nuova visione della vita che non ci veda al centro dell’universo ma ci regali la consapevolezza di essere creature ad immagine e somiglianza del Creatore. In definitiva dobbiamo passare da io a Dio”.

Nel mese scorso si è aperto un anno dedicato al fondatore: perché è l’Anno del Marchisio?

“L’Anno del Marchisio chiude un triennio molto importante per la nostra congregazione. Siamo partiti con l’Anno Vocazionale avente per slogan ‘Seminando il futuro’. Siamo passati all’Anno dedicato all’Eucarestia: ‘Illuminando il presente’. Lo scorso 19 marzo è iniziato l’Anno dedicato al fondatore, il beato Clemente Marchisio, con la frase che completa il triennio: ‘Rivivendo il passato’.

Desideriamo ritornare alle nostre radici, senza inutili nostalgie, ma con l’impegno di recuperare l’ardore carismatico iniziale che sfida il tempo, i secoli e i cambiamenti di costume. Il Vangelo è l’unica vera notizia che non conosce il passare del tempo. E’ sempre nuova per ciò che stiamo vivendo! Tutto questo ci porterà al 2025 in cui ci saranno le celebrazioni per i 150 anni di fondazione della Congregazione”.

Per quale motivo egli fonda la famiglia delle Figlie di san Giuseppe di Rivalba?

“Il Beato Clemente Marchisio è il parroco di Rivalba, un piccolo paese poco lontano da Torino. E’ un pastore di anime che vive nel cuore dell’Ottocento. Si rende conto della condizione delle donne nella sua comunità di Rivalba e nello stesso tempo vuole contribuire a tenere viva la cura della liturgia in tutti i suoi aspetti. Mette insieme queste due esigenze e fonda una nuova famiglia religiosa femminile che possa avere come centro di vita l’Eucarestia, come valore assoluto a cui riferirsi.

La cura quotidiana di tutto ciò che riguarda il tabernacolo e l’altare (produzione di particole, vino, paramenti religiosi ed ogni aspetto della liturgia e della formazione delle persone che desiderano vivere le diverse celebrazioni nella Chiesa) è il centro della vita di questa congregazione. 150 anni fa coinvolge un primo gruppo di donne a cui affida questi servizi, coinvolgendole, formandole per consacrarle ad un nuovo stile di vita che ancora oggi prosegue il cammino nell’Italia e nel mondo”.

(Tratto da Aci Stampa)

‘Bruciare d’amore’, nuovo brano del Kantiere Kairòs, in concerto sabato 20 aprile a Siena

E’uscito ieri, 18 aprile, il nuovo brano del gruppo rock cristiano ‘Kantiere Kairòs’, intitolato ‘Bruciare d’amore’: “E’ frutto del recente incontro e della speciale sintonia nata con l’associazione Scintille di Maria, che desiderava avere un ‘inno’ che sintetizzasse lo spirito di essere portatori di tenerezza in nome del Signore”, spiega la band.

“A volte gli incontri che avvengono grazie ai concerti in giro per l’Italia ci permettono di conoscere realtà con cui si instaura una speciale sintonia; abbiamo provato a raccontare il fuoco che muove il nostro cuore di band e di singole persone e che spinge a contagiare di amore gli altri. La canzone è il risultato”.

L’inno sarà presentato per la prima volta dal vivo sabato 20 aprile alle ore 21,30, in occasione del concerto in programma a Siena, nella splendida cornice di Piazza del Duomo: “Suoneremo sul sagrato e siamo emozionati al solo pensiero di suonare in questo luogo straordinario. Il nostro concerto chiuderà la terza edizione del ‘Cammino del Cuore’, organizzato dall’associazione. Ringraziamo di cuore le ‘Scintille di Maria’ e l’arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, nella persona del cardinale Paolo Lojudice, per questo bellissimo regalo”, conclude la band.

L’ingresso all’evento, patrocinato dall’arcidiocesi, è libero fino a esaurimento posti. Il brano ‘Bruciare d’amore’ è disponibile su tutte le piattaforme on line. Info: www.kantierekairos.it; Facebook kantierekairos / Instagram kantiere_kairos / Youtube Kantiere Kairòs

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