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Se Gesù non fosse risorto davvero…

Se siamo cristiani dobbiamo porci seriamente una domanda: io credo che Gesù sia risorto dai morti? Di conseguenza… credo che sia più forte del male, delle tenebre e del Maligno stesso, che lo ha messo su quella croce? Credo che la vittoria finale sarà di Cristo, non di Satana, nonostante il mondo – in questo momento – sia ancora agonizzante?

Palme e rami di ulivo = Benedetto il Signore che viene!

La festa di oggi ha due momenti. Il primo esaltante, gioioso, trionfante: è l’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme. Il secondo momento è dato dalla lettura del Vangelo che narra la passione e morte in croce di Gesù. Inizia la Settimana Santa. Si era nel primo giorno della Settimana; era ormai imminente la Pasqua degli Ebrei e Gesù, insieme ad una schiera di pellegrini, era salito a Gerusalemme per la Pasqua.

Papa Francesco ai maltesi: siete il tesoro della Chiesa

La prima giornata di papa Francesco a Malta è terminata con una veglia di preghiera, perché la crisi della fede non si deve ‘addolcire’, e la Madre di Dio sotto la croce è la testimonianza, mentre 3000 fedeli erano nel piazzale del santuario nazionale di Ta’ Pinu:

Papa Francesco invita ad ascoltare Dio

Ieri papa Francesco ha concelebrato una messa nella chiesa del Gesù in occasione del l IV centenario della Canonizzazione dei Santi Isidoro l’Agricoltore, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Teresa di Gesù e Filippo Neri, analizzando i tre verbi usati nel vangelo lucano per descrivere la Trasfigurazione.

Papa Francesco: la sinodalità è fondamentale nella Chiesa

“Sono contento di accogliervi in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma. Voglio anche salutare, tramite voi, tutti i membri delle équipes di Azione Cattolica in Francia, e vi chiedo di assicurare loro la mia preghiera e anche la mia vicinanza”: così ha detto papa Francesco, Incontrando una delegazione del Movimento dell’Azione Cattolica francese, proponendo tre parole su cui riflettere: vedere, giudicare, agire.

Prato: mons. Nerbini chiede scusa

‘Dolore e sgomento’: così il vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, ha espresso nelle scorse settimane il suo stato d’animo alla notizia dell’arresto ai domiciliari di don Francesco Spagnesi, ex parroco dell’Annunciazione alla Castellina, rinnovando piena fiducia nella Magistratura, a cui aveva già assicurato collaborazione.

Papa Francesco: la croce è la gloria di Dio

Celebrando la santa messa della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, davanti a più di 30.000 fedeli cattolici di rito bizantino, riuniti nel piazzale antistante il palazzetto dello sport di Presov, papa Francesco ha chiesto di non ridurre la Croce a semplice simbolismo politico, come ha dichiarato san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi:

“La croce era strumento di morte, eppure da lì è venuta la vita. Era ciò che nessuno voleva guardare, eppure ci ha rivelato la bellezza dell’amore di Dio. Per questo il santo Popolo di Dio la venera e la Liturgia la celebra nella festa odierna.

Il Vangelo di San Giovanni ci prende per mano e ci aiuta a entrare in questo mistero. L’evangelista, infatti, stava proprio lì, sotto la croce. Contempla Gesù, già morto, appeso al legno, e scrive: ‘Chi ha visto ne dà testimonianza’. San Giovanni vede e testimonia”.

Ma cosa ha visto l’apostolo Giovanni?, ha chiesto il papa: “Certamente quello che hanno visto gli altri: Gesù, innocente e buono, muore brutalmente tra due malfattori. Una delle tante ingiustizie, uno dei tanti sacrifici cruenti che non cambiano la storia, l’ennesima dimostrazione che il corso delle vicende nel mondo non muta: i buoni vengono tolti di mezzo e i malvagi vincono e prosperano”.

Per questo la croce sembra un fallimento: “Agli occhi del mondo la croce è un fallimento. E anche noi rischiamo di fermarci a questo primo sguardo, superficiale, di non accettare la logica della croce; non accettare che Dio ci salvi lasciando che si scateni su di sé il male del mondo.

Non accettare, se non a parole, il Dio debole e crocifisso, e sognare un dio forte e trionfante. E’ una grande tentazione. Quante volte aspiriamo a un cristianesimo da vincitori, a un cristianesimo trionfalistico, che abbia rilevanza e importanza, che riceva gloria e onore. Ma un cristianesimo senza croce è mondano e diventa sterile”.

Invece san Giovanni vi ha visto l’opera di Dio: “Ha riconosciuto in Cristo crocifisso la gloria di Dio. Ha visto che Egli, malgrado le apparenze, non è un perdente, ma è Dio che volontariamente si offre per ogni uomo. Perché lo ha fatto? Avrebbe potuto risparmiarsi la vita, avrebbe potuto tenersi a distanza dalla nostra storia più misera e cruda. Invece ha voluto entrarci dentro, immergersi in essa. Per questo ha scelto la via più difficile: la croce”.

Dio ha scelto la croce per essere vicino all’uomo: “Perché non ci deve essere in Terra nessuna persona tanto disperata da non poterlo incontrare, persino lì, nell’angoscia, nel buio, nell’abbandono, nello scandalo della propria miseria e dei propri sbagli.

Proprio lì, dove si pensa che Dio non possa esserci, Dio è giunto. Per salvare chiunque è disperato ha voluto lambire la disperazione, per fare suo il nostro più amaro sconforto ha gridato sulla croce: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’. Un grido che salva. Salva perché Dio ha fatto suo perfino il nostro abbandono. E noi, ora, con Lui, non siamo più soli, mai”.

Ed ecco che il papa ha svelato come si ‘adora’ il Crocifisso: “Non si contano i crocifissi: al collo, in casa, in macchina, in tasca. Ma non serve se non ci fermiamo a guardare il Crocifisso e non gli apriamo il cuore, se non ci lasciamo stupire dalle sue piaghe aperte per noi, se il cuore non si gonfia di commozione e non piangiamo davanti al Dio ferito d’amore per noi.

Se non facciamo così, la croce rimane un libro non letto, di cui si conoscono bene il titolo e l’autore, ma che non incide nella vita. Non riduciamo la croce a un oggetto di devozione, tanto meno a un simbolo politico, a un segno di rilevanza religiosa e sociale”.

Da questa contemplazione nasce la testimonianza: “Se si immerge lo sguardo in Gesù, il suo volto comincia a riflettersi sul nostro: i suoi lineamenti diventano i nostri, l’amore di Cristo ci conquista e ci trasforma. Penso ai martiri, che hanno testimoniato in questa nazione l’amore di Cristo in tempi molto difficili, quando tutto consigliava di tacere, di mettersi al riparo, di non professare la fede.

Ma non potevano, non potevano non testimoniare. Quante persone generose hanno patito e sono morte qui in Slovacchia a causa del nome di Gesù! Una testimonianza compiuta per amore di Colui che avevano lungamente contemplato. Tanto da somigliargli, anche nella morte”.

E’ un invito a non cadere nella mediocrità della testimonianza: “La croce esige invece una testimonianza limpida. Perché la croce non vuol essere una bandiera da innalzare, ma la sorgente pura di un modo nuovo di vivere… Il testimone della croce non ricorda i torti del passato e non si lamenta del presente.

Il testimone della croce non usa le vie dell’inganno e della potenza mondana: non vuole imporre sé stesso e i suoi, ma dare la propria vita per gli altri. Non ricerca i propri vantaggi per poi mostrarsi devoto: questa sarebbe una religione della doppiezza, non la testimonianza del Dio crocifisso. Il testimone della croce persegue una sola strategia, quella del Maestro: l’amore umile”.

In conclusione ha invitato a conservare il ricordo dei testimoni: “Conservate il ricordo caro di persone che vi hanno allattato e cresciuto nella fede. Persone umili e semplici, che hanno dato la vita amando fino alla fine. Sono loro i nostri eroi, gli eroi della quotidianità, e sono le loro vite a cambiare la storia.

I testimoni generano altri testimoni, perché sono donatori di vita. E’ così che si diffonde la fede: non con la potenza del mondo, ma con la sapienza della croce; non con le strutture, ma con la testimonianza…

Con Giovanni, sul Calvario, c’era la Santa Madre di Dio. Nessuno come lei ha visto aperto il libro della croce e l’ha testimoniato attraverso l’amore umile. Per sua intercessione, chiediamo la grazia di convertire lo sguardo del cuore al Crocifisso. Allora la nostra fede potrà fiorire in pienezza, allora matureranno i frutti della nostra testimonianza”.

(Foto: Santa Sede)

XXIV domenica: Gesù e la sua missione

Il brano del vangelo ci offre la vera dimensione spirituale e sacramentale del Cristo. La visione profetica del Messia era degenerata nei capi del popolo e in quanti aspettavano l’avvento del Salvatore. Essere discepoli di Cristo faceva sognare fame di potere, regno, possibilità di diventare i veri protagonisti dell’era nuova annunziata dai profeti e segnata dalla liberazione della Palestina, dalla conquista materiale, dalla restaurazione dell’età aurea del popolo ebreo.

Sul Mottarone come sul Calvario: ma la vita non finisce con la morte

‘Non credo nella vita dopo la morte perché nessuno è mai tornato indietro a dirmi che c’è’: l’ho sentito dire moltissime volte. Per noi cristiani, però, questo non è vero: perché uno indietro c’è tornato. ‘Gesù è risorto’: su questa notizia sensazionale, senza precedenti, si poggia la nostra fede; è questo il messaggio che ha dato il via alla predicazione degli apostoli e li ha fatti morire tutti martiri, anziché su un letto a casa loro.

Festività del Corpus Domini: Popoli tutti, acclamate al Signore!

Oggi, festività del Corpus Domini, la Chiesa rende lode a Dio per la istituzione dell’Eucaristia, il sacramento che ci aiuta nel pellegrinaggio terreno sino a raggiungere il cielo. Un pellegrinaggio prefigurato già nell’Esodo del popolo ebreo dall’Egitto verso la Terra Promessa (la Palestina).

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