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Giornata di preghiera per il creato: il papa invita a sperare ed agire

“Spera e agisci con il creato: è il tema della Giornata di preghiera per la cura del creato, il prossimo 1° settembre. E’ riferito alla Lettera di San Paolo ai Romani 8,19-25: l’Apostolo sta chiarendo cosa significhi vivere secondo lo Spirito e si concentra sulla speranza certa della salvezza per mezzo della fede, che è vita nuova in Cristo”.

Così inizia il messaggio di papa Francesco per la Giornata di preghiera per la cura del creato, che si svolge dal 1 settembre al 4 ottobre, in cui si evidenzia l’importanza del credere: “Non è tanto perché ‘noi crediamo’ in qualcosa di trascendente che la nostra ragione non riesce a capire, il mistero irraggiungibile di un Dio distante e lontano, invisibile e innominabile. Piuttosto, direbbe San Paolo, è perché in noi abita lo Spirito Santo”.

Per questo lo Spirito Santo rende i cristiani creativi, in quanto sono ‘protesi’ ai ‘beni eterni’: “Lo Spirito rende i credenti creativi, pro-attivi nella carità. Li immette in un grande cammino di libertà spirituale, non esente tuttavia dalla lotta tra la logica del mondo e la logica dello Spirito, che hanno frutti tra loro contrapposti. Lo sappiamo, il primo frutto dello Spirito, compendio di tutti gli altri , è l’amore”.

Grazie allo Spirito Santo è possibile chiamare Dio Padre: “Ecco la grande speranza: l’amore di Dio ha vinto, vince sempre e ancora vincerà. Il destino di gloria è già sicuro, nonostante la prospettiva della morte fisica, per l’uomo nuovo che vive nello Spirito. Questa speranza non delude, come ricorda anche la Bolla di indizione del prossimo Giubileo”.

Quindi il cristiano è uomo e donna di fede: “L’esistenza del cristiano è vita di fede, operosa nella carità e traboccante di speranza, nell’attesa del ritorno del Signore nella sua gloria. Non fa problema il ‘ritardo’ della parusia, della sua seconda venuta”.

Ed ha ribadito che la fede è un dono: “Sì, la fede è dono, frutto della presenza dello Spirito in noi, ma è anche compito, da eseguire in libertà, nell’obbedienza al comandamento dell’amore di Gesù. Ecco la beata speranza da testimoniare: dove? quando? come? Dentro i drammi della carne umana sofferente. Se pur si sogna, ora si deve sognare a occhi aperti, animati da visioni di amore, di fratellanza, di amicizia e di giustizia per tutti. La salvezza cristiana entra nello spessore del dolore del mondo, che non coglie solo gli umani, ma l’intero universo, la stessa natura, oikos dell’uomo, suo ambiente vitale; coglie la creazione come ‘paradiso terrestre’, la madre terra, che dovrebbe essere luogo di gioia e promessa di felicità per tutti”.

Per questo il cristiano ha speranza: “L’ottimismo cristiano si fonda su una speranza viva: sa che tutto tende alla gloria di Dio, alla consumazione finale nella sua pace, alla risurrezione corporea nella giustizia, ‘di gloria in gloria’. Nel tempo che passa, però, condividiamo dolore e sofferenza: la creazione intera geme, i cristiani gemono e geme lo Spirito stesso. Il gemere manifesta inquietudine e sofferenza, insieme ad anelito e desiderio. Il gemito esprime fiducia in Dio e affidamento alla sua compagnia affettuosa ed esigente, in vista della realizzazione del suo disegno, che è gioia, amore e pace nello Spirito Santo”.

Ed in questa speranza è coinvolta anche la creazione: “Gli inizi sono minuscoli, ma i risultati attesi possono essere di una bellezza infinita. In quanto attesa di una nascita (la rivelazione dei figli di Dio) la speranza è la possibilità di rimanere saldi in mezzo alle avversità, di non scoraggiarsi nel tempo delle tribolazioni o davanti alla barbarie umana. La speranza cristiana non delude, ma anche non illude: se il gemito della creazione, dei cristiani e dello Spirito è anticipazione e attesa della salvezza già in azione, ora siamo immersi in tante sofferenze che san Paolo descrive come ‘tribolazione, angoscia, persecuzione, fame, nudità, pericolo, spada’. Allora la speranza è una lettura alternativa della storia e delle vicende umane: non illusoria, ma realista, del realismo della fede che vede l’invisibile. Questa speranza è l’attesa paziente, come il non-vedere di Abramo”.

Per questo cita Gioacchino da Fiore: “Mi piace ricordare quel grande visionario credente che fu Gioacchino da Fiore, l’abate calabrese ‘di spirito profetico dotato’, secondo Dante Alighieri: in un tempo di lotte sanguinose, di conflitti tra Papato e Impero, di Crociate, di eresie e di mondanizzazione della Chiesa, seppe indicare l’ideale di un nuovo spirito di convivenza tra gli uomini, improntata alla fraternità universale e alla pace cristiana, frutto di Vangelo vissuto. Questo spirito di amicizia sociale e di fratellanza universale ho proposto in Fratelli tutti. E quest’armonia tra umani deve estendersi anche al creato, in un ‘antropocentrismo situato’, nella responsabilità per un’ecologia umana e integrale, via di salvezza della nostra casa comune e di noi che vi abitiamo”.

Questa speranza si manifesta soprattutto nel cosmo che ‘geme’: “Tutto il cosmo ed ogni creatura gemono e anelano ‘impazientemente’, perché possa essere superata la condizione presente e ristabilita quella originaria: infatti la liberazione dell’uomo comporta anche quella di tutte le altre creature che, solidali con la condizione umana, sono state poste sotto il giogo della schiavitù… Ma, in senso contrario, la salvezza dell’uomo in Cristo è sicura speranza anche per il creato: infatti ‘anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio’. Sicché, nella redenzione di Cristo è possibile contemplare in speranza il legame di solidarietà tra gli esseri uomini e tutte le altre creature”.

Nel lasso di tempo del ritorno di Cristo viene in soccorso lo Spirito Santo: “Nell’attesa speranzosa e perseverante del ritorno glorioso di Gesù, lo Spirito Santo tiene vigile la comunità credente e la istruisce continuamente, la chiama a conversione negli stili di vita, per resistere al degrado umano dell’ambiente e manifestare quella critica sociale che è anzitutto testimonianza della possibilità di cambiare”.

La conversione tutto collega, in quanto Gesù ristabilisce le relazioni, come è sottolineato nell’enciclica ‘Laudate Deum’: “Questa conversione consiste nel passare dall’arroganza di chi vuole dominare sugli altri e sulla natura (ridotta ad oggetto da manipolare), all’umiltà di chi si prende cura degli altri e del creato. ‘Un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggior pericolo per sé stesso’, perché il peccato di Adamo ha distrutto le relazioni fondamentali di cui l’uomo vive: quella con Dio, con sé stesso e gli altri esseri umani e quella con il cosmo. Tutte queste relazioni devono essere, sinergicamente, ristabilite, salvate, ‘rese giuste’. Nessuna può mancare. Se ne manca una, tutto fallisce”.

Ed ha spiegato il motivo del messaggio: “Sperare e agire con il creato significa anzitutto unire le forze e, camminando insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, contribuire a «ripensare alla questione del potere umano, al suo significato e ai suoi limiti. Il nostro potere, infatti, è aumentato freneticamente in pochi decenni… Un potere incontrollato genera mostri e si ritorce contro noi stessi. Perciò oggi è urgente porre limiti etici allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, che con la sua capacità di calcolo e di simulazione potrebbe essere utilizzata per il dominio sull’uomo e sulla natura, piuttosto che messa servizio della pace e dello sviluppo integrale”.

Questo è il motivo per cui la salvaguardia è una questione teologica: “La salvaguardia del creato è dunque una questione, oltre che etica, eminentemente teologica: riguarda, infatti, l’intreccio tra il mistero dell’uomo e quello di Dio. Questo intreccio si può dire ‘generativo’, in quanto risale all’atto d’amore con cui Dio crea l’essere umano in Cristo. Questo atto creatore di Dio dona e fonda l’agire libero dell’uomo e tutta la sua eticità: libero proprio nel suo essere creato nell’immagine di Dio che è Gesù Cristo, e per questo “rappresentante” della creazione in Cristo stesso”.

Tale motivazione muove il cristiano all’impegno per la giustizia e la pace: “C’è una motivazione trascendente (teologico-etica) che impegna il cristiano a promuovere la giustizia e la pace nel mondo, anche attraverso la destinazione universale dei beni: si tratta della rivelazione dei figli di Dio che il creato attende, gemendo come nelle doglie di un parto. In gioco non c’è solo la vita terrena dell’uomo in questa storia, c’è soprattutto il suo destino nell’eternità, l’eschaton della nostra beatitudine, il Paradiso della nostra pace, in Cristo Signore del cosmo, il Crocifisso-Risorto per amore”.

Il messaggio si conclude con un ‘appello’ a vivere una fede incarnata: “Sperare e agire con il creato significa allora vivere una fede incarnata, che sa entrare nella carne sofferente e speranzosa della gente, condividendo l’attesa della risurrezione corporea a cui i credenti sono predestinati in Cristo Signore. In Gesù, il Figlio eterno nella carne umana, siamo realmente figli del Padre. Mediante la fede e il battesimo inizia per il credente la vita secondo lo Spirito, una vita santa, un’esistenza da figli del Padre, come Gesù, poiché, per la potenza dello Spirito Santo, Cristo vive in noi. Una vita che diventa canto d’amore per Dio, per l’umanità, con e per il creato, e che trova la sua pienezza nella santità”.

Giornata del Mare: gli operatori siano al centro della pastorale

Ogni anno nella seconda domenica di luglio si celebra la Domenica del Mare, in cui le comunità cattoliche di tutto il mondo pregano per coloro che lavorano nel settore marittimo e per chi si prende cura di loro. Per l’occasione, il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Michael Czerny, ha inviato un messaggio a tutte le persone impegnate in questo comparto e a cappellani e volontari attivi nella pastorale del mare. 

Infatti la Domenica del Mare è un’occasione per richiamare l’attenzione su uno dei settori di cui poco si parla ma che è al centro della vita di ognuno: come è stato sottolineato nel messaggio, prendendo spunto dalla Prima Lettera ai Corinzi, in cui san Paolo paragona la Chiesa ad un Corpo con molte membra:

“Egli osserva che anche le membra meno visibili contribuiscono in maniera necessaria e significativa al funzionamento ed al benessere dell’insieme. I marittimi sono tra i membri meno visibili di tutta l’umanità. Eppure, è attraverso i loro sforzi invisibili che possiamo far fronte a molte delle nostre necessità. In mare, essi sperimentano la bellezza sconfinata della natura, ma attraversano anche l’oscurità fisica, spirituale e sociale”.

 Dal 1920, l’Apostolato del Mare è diventata una realtà ‘istituzionalizzata’ nella Chiesa, e ogni anno si celebra la domenica del mare nella seconda domenica di luglio. L’Apostolato del Mare, conosciuto come Stella Maris, era prima inserito all’interno del Pontificio Consiglio dei Migranti, ed è stato poi assorbito dal Dicastero guidato dal Cardinale Czerny:

“Il numero totale di questi lavoratori e delle loro famiglie è di svariati  milioni. La Domenica del Mare rende visibili le loro realtà quotidiane, che sono invisibili. Oggi come in passato, la navigazione marittima può comportare l’assenza da casa e dalla terraferma per mesi e persino per anni. Tanto i marittimi quanto le loro famiglie possono perdere momenti significativi della vita gli uni degli altri”.

Il prefetto del Dicastero vaticano denuncia le ingiustizie e la mancanza di dignità: “Sacrifici, questi, che il salario può giustificare, tuttavia tale beneficio può essere minacciato da ingiustizie, sfruttamento e disuguaglianza. E’ meraviglioso, perciò, quando i volontari, i cappellani ed i membri delle chiese locali portuali, che si impegnano nella pastorale marittima, difendono la dignità e i diritti dei marittimi”.

Il card. Czerny sottolinea l’importanza della pastorale marittima: “La pastorale marittima può aiutare a riportare la periferia al centro in molti modi, per esempio: incontrando la gente del mare di persona e nella preghiera; migliorando le condizioni materiali e spirituali di questi lavoratori; difendendone la dignità e i diritti; promuovendo relazioni internazionali e politiche volte a salvaguardare i diritti umani di coloro che navigano e lavorano lontano dalle famiglie e dal proprio Paese di origine”.

Inoltre ha sottolineato il compito della Chiesa: “La Chiesa è chiamata a servire ciascun membro della famiglia umana. Dal momento che i marittimi provengono da tutti i Paesi del mondo e professano tutte le religioni del mondo, includerli nella vita e nella pastorale della Chiesa favorisce la crescita nella comprensione reciproca e nella solidarietà fra tutti i popoli e le religioni”.

Per questo le parole di san Paolo è un incoraggiamento per la Chiesa: “Queste parole incoraggiano oggi la Chiesa a lavorare per una maggiore unità, non solo tra persone diverse tra di loro, ma anche tra quelle che sperimentano divisioni e tensioni reciproche. Come ci ricorda san Paolo, la Chiesa non deve rifuggire queste sfide, se vuole essere fedele alla missione affidatale dal Signore. Una maggiore unione tra i credenti contribuisce a una maggiore unità tra tutti i popoli e i Paesi”.

E’ un invito a diffondere il cristianesimo anche attraverso il mare: “Il cristianesimo si diffuse in terre lontane proprio attraverso il mare. Non c’era altra scelta. La Chiesa, oggi, può trarre ispirazione da quegli abitanti delle comunità costiere che furono i primi a sentire il messaggio nuovo di Cristo per bocca degli apostoli che viaggiavano per mare e di altri missionari. Ogni nuova imbarcazione che arrivava significava maggiori incontri e scambi, maggiore apertura alle novità e alle immense possibilità che si aprivano oltre le coste locali. La chiamata ad accogliere lo straniero può sfidarci quando preferiamo rimanere socialmente e spiritualmente isolati”.

E’ un invito alla cura del mare, affinchè tutti i lavoratori si sentano partecipi nella Chiesa: “Invitiamo tutti e ciascuno a fare la propria parte per riparare, con coraggio, la nostra Casa comune e crescere nella fraternità e nell’amicizia sociale. Riconosciamo, quindi, il contributo essenziale di coloro il cui lavoro potrebbe altrimenti rimanere invisibile. Sosteniamo il ministero di accoglienza di quanti hanno bisogno di ascolto e di un luogo a cui appartenere, un porto sicuro, una comunità che accolga tutti coloro che desiderano tornare a casa. Lasciamoci ispirare dall’esempio degli scambi reciproci nella vita dei marittimi. La gente del mare possa sentirsi parte della Chiesa ovunque vada”.

‘Spera e agisci con il creato’ per portare il lieto annuncio

“Spera e agisci con il creato: è il tema della Giornata di preghiera per la cura del creato, il prossimo 1° settembre. E’ riferito alla Lettera di San Paolo ai Romani 8,19-25: l’Apostolo sta chiarendo cosa significhi vivere secondo lo Spirito e si concentra sulla speranza certa della salvezza per mezzo della fede, che è vita nuova in Cristo.  Partiamo allora da una domanda semplice, ma che potrebbe non avere una risposta ovvia: quando siamo davvero credenti, com’è che abbiamo fede? Non è tanto perché ‘noi crediamo’ in qualcosa di trascendente che la nostra ragione non riesce a capire, il mistero irraggiungibile di un Dio distante e lontano, invisibile e innominabile”.

In questo modo inizia il messaggio di papa Francesco per la Giornata di preghiera per la cura del creato, presentata a fine giugno da suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha sottolineato che la speranza esiste se sono possibili i cambiamenti delle condizioni: “Il ministero di Gesù, profeticamente orientato ‘a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore’, annuncia una vicinanza di Dio che chiede conversione”.

In tale speranza si può annoverare anche la conversione ecologica: “La conversione ecologica, come ogni esperienza di conversione, è un avvenimento spirituale con ripercussioni visibili, concrete. Il messaggio di quest’anno, che noterete avere un contenuto marcatamente teologico, vuole sostenere questa consapevolezza che rende la speranza quasi un miracolo di Dio in noi, ma anche attorno a noi: una meraviglia della grazia che va ben oltre l’ottimismo (o il pessimismo) con cui possiamo sentimentalmente rispondere alle circostanze storiche”.

Ed ha esaminato il capitolo della lettera paolina, da dove è stata presa la frase per il tema di quest’anno: “Il capitolo ottavo della Lettera ai Romani, cui il messaggio fa riferimento, è un capolavoro della teologia paolina. Come spesso avviene leggendo le lettere dell’Apostolo, sembra di ascoltare la viva voce con cui Paolo doveva dettare allo scriba ciò che usciva dal suo cuore ispirato. In particolare, colpisce qui la sua capacità di sentire l’intera creazione che geme e soffre.

Le condizioni del Pianeta non erano certo quelle attuali, ma già nel Nuovo Testamento un radicale senso di comunione con tutte le creature rende ascoltabile il grido della terra e dei viventi: un bisogno di salvezza e di redenzione che oggi si è fatto solo infinitamente più acuto, per responsabilità degli esseri umani. E non di tutti gli esseri umani allo stesso modo, ma particolarmente di chi più dalla creazione ha avuto, ha preso. Di chi ha scavalcato gli equilibri su cui si fonda la giustizia”.

Mentre don Alberto Ravagnani, collaboratore della Pastorale Giovanile diocesana ambrosiana, ha sollecitato a porre la cura del creato nelle proposte della pastorale giovanile: “Per questo motivo, il tema della cura del Creato andrebbe a buon diritto inserito nella pastorale giovanile per la formazione della fede delle nuove generazioni. Una fede che sia sempre più incarnata e che sappia entrare ‘nella carne sofferente e speranzosa della gente’ di oggi. Una fede che accenda la speranza e mobiliti l’agire, in modo da generare opere nuove per il bene dell’ambiente”.

Don Ravagnani ha denunciato una mancanza di attenzione al tema della cura del creato: “Nei nostri contesti ecclesiali il tema della cura del Creato non è sempre adeguatamente portato all’attenzione dei ragazzi e dei giovani come tema di fede. Al di là delle buone prassi a cui educarsi, infatti, per noi cristiani il tema ambientale è imprescindibile perché innanzitutto ha a che fare con la nostra identità di creature, di figli, di fratelli. E se proposto a questo livello, allora sarà questo tema di fede ad alimentare la speranza dei giovani cristiani, a stimolare la loro creatività, a mobilitare nuove e più virtuose prassi”.

Infine María Lía Zervino, membro dell’associazione Servidora, Membro del Consiglio del ‘Movimento Laudato sì’, ha sottolineato che la speranza ha bisogno della nostra azione: “Ma la speranza da sola non basta. Il messaggio di oggi solleva il tema ‘aspetta e agisci con la creazione’. Come dice chiaramente papa Francesco, lo Spirito Santo mantiene noi credenti vigili e ci chiama continuamente ad una conversione degli stili di vita. Questa ‘conversione ecologica’, come dice ‘Laudato sì’, dimostra gli effetti del nostro incontro con Gesù Cristo sul nostro rapporto con il mondo che ci circonda.

In azione, diamo vita alla nostra speranza e gettiamo le basi per una rinnovata speranza in tutto il pianeta. Il papa ci ricorda nel suo messaggio che il primo frutto dello Spirito è l’amore, l’amore che scaccia ogni paura perché Cristo è risorto e ha redento tutta la creazione, e che è la nostra speranza che ci spinge ad agire. Pertanto, ogni segno di speranza e di azione è motivo di celebrazione”.

(Foto: Vatican News)

Papa Francesco: lo Spirito Santo guida il popolo di Dio

“Il mio pensiero va alla martoriata Ucraina. L’altro giorno ho ricevuto bambini e bambine che hanno sofferto bruciature, hanno perso le gambe nella guerra: la guerra sempre è una crudeltà. Questi bambini e bambine devono incominciare a camminare, a muoversi con braccia artificiali … hanno perso il sorriso. E’ molto brutto, molto triste quando un bambino perde il sorriso. Preghiamo per i bambini ucraini. E non dimentichiamo Palestina, Israele che soffrono tanto: che finisca la guerra. E non dimentichiamo il Myanmar, e tanti Paesi che sono in guerra. I bambini soffrono, i bambini nella guerra soffrono. Preghiamo il Signore perché sia vicino a tutti e ci dia la grazia della pace”:

al termine dell’udienza generale in piazza san Pietro papa Francesco è tornato ad invocare la pace mel mondo, specialmente in Ucraina ed in Terra Santa, senza dimenticare il Myanmar e gli altri Stati in guerra, mentre in precedenza aveva ricordato san Paolo VI nella sua memoria liturgica con l’invito a leggere l’esortazione apostolica ‘Evangelii Nuntiandi’:

“Oggi celebriamo la memoria liturgica di San Paolo VI, pastore ardente di amore per Cristo, per la Chiesa e per l’umanità. Tale ricorrenza aiuti tutti a riscoprire la gioia di essere cristiani, suscitando un rinnovato impegno nella costruzione della civiltà dell’amore. E mi raccomando, per favore, se avete un po’ di tempo, leggete la lettera di Paolo VI ‘Evangelii Nuntiandi’ che è ancora attuale”.

Inoltre, salutando i fedeli polacchi, ha definito il card. Wyszyński ‘primate del millennio’: “Un pensiero speciale rivolgo ai pellegrini riuniti a Roma nel ricordo orante del beato card. Stefan Wyszyński. Il Primate del Millennio sia per la Chiesa in Polonia e nel mondo un modello di fedeltà a Cristo e alla Madonna. Impariamo da lui la generosità nel rispondere alle povertà del nostro tempo, comprese quelle causate dalla guerra in tanti Paesi, specialmente in Ucraina”.

In precedenza, durante l’udienza generale, papa Francesco aveva dato inizio ad un nuovo ciclo di catechesi dedicato al tema: ‘Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza’, iniziando dall’Antico Testamento, che non è ‘archeologia biblica’: “Faremo questo cammino attraversando le tre grandi tappe della storia della salvezza: l’Antico Testamento, il Nuovo Testamento e il tempo della Chiesa. Sempre tenendo lo sguardo fisso su Gesù, che è la nostra speranza.

In queste prime catechesi sullo Spirito nell’Antico Testamento non faremo ‘archeologia biblica’. Scopriremo invece che quanto è donato come promessa nell’Antico Testamento si è realizzato pienamente in Cristo. Sarà come seguire il cammino del sole dall’alba verso il meriggio”.

Quindi ha iniziato la catechesi spiegando i primi due versetti della Bibbia, che racconta dell’armonia del creato grazie allo Spirito Santo: “Lo Spirito di Dio ci appare come la potenza misteriosa che fa passare il mondo dal suo iniziale stato informe, deserto e tenebroso, al suo stato ordinato e armonioso. Perché lo Spirito fa l’armonia, l’armonia nella vita, l’armonia nel mondo.

In altre parole, è Colui che fa passare dal caos al cosmo, cioè dalla confusione a qualcosa di bello e di ordinato. E’ questo, infatti, il significato della parola greca kosmos, come pure della parola latina mundus, cioè qualcosa di bello, di ordinato, pulito, armonico, perché lo Spirito è l’armonia”.

Mentre nell’Antico Testamento l’azione dello Spirito Santo è solo ‘accennato’, nel Nuovo Testamento la sua azione è molto chiara: “Questa linea di sviluppo diventa chiarissima nel Nuovo Testamento, che descrive l’intervento dello Spirito Santo nella nuova creazione, servendosi proprio delle immagini che si leggono a proposito dell’origine del mondo: la colomba che nel battesimo di Gesù aleggia sulle acque del Giordano; Gesù che, nel Cenacolo, soffia sui discepoli e dice: ‘Ricevete lo Spirito Santo’, come all’inizio Dio aveva alitato il suo soffio su Adamo”.

Ed anche san Paolo parla del rapporto tra lo Spirito Santo ed il creato: “Parla di un universo che ‘geme e soffre come nelle doglie del parto’. Soffre a causa dell’uomo che lo ha sottoposto alla ‘schiavitù della corruzione’. E’ una realtà che ci riguarda da vicino e drammaticamente. L’Apostolo vede la causa della sofferenza del creato nella corruzione e nel peccato dell’umanità che lo ha trascinato nella sua alienazione da Dio. Questo resta vero oggi come allora. Vediamo lo scempio che del creato ha fatto e continua a fare l’umanità, soprattutto quella parte di essa che ha maggiori capacità di sfruttamento delle sue risorse”.

Infine, citando il ‘Cantico delle Creature’ di san Francesco il papa ha sottolineato che lo Spirito Santo opera per trasformare ‘il caos in cosmo’ nelle persone: “Intorno a noi possiamo dire che c’è un caos esterno, un caos sociale, un caos politico: pensiamo alle guerre, pensiamo a tanti bambini e bambine che non hanno da mangiare, a tante ingiustizie sociali, questo è il caos esterno.

Ma c’è anche un caos interno: interno ad ognuno di noi. Non si può sanare il primo, se non si comincia a risanare il secondo! Fratelli e sorelle, facciamo un bel lavoro per fare della nostra confusione interiore una chiarezza dello Spirito Santo: è la potenza di Dio che fa questo, e noi apriamo il cuore perché Lui possa farlo… Chiediamo allo Spirito Santo che venga a noi e ci faccia persone nuove, con la novità dello Spirito”.

(Foto: Santa Sede)

Giustizia, pace, salvaguardia del creato bussole per le diocesi della Campania

Si è svolto a fine aprile al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, in provincia di Napoli, la conferenza ‘Rieducare noi, per custodire il domani’, organizzata dalla Conferenza Episcopale Campana e incentrata sul delicato tema della tutela del Creato con la partecipazione di vescovi, sacerdoti e laici per ribadire l’impegno delle Chiese della Campania nella cura della casa comune, concludendo il percorso di educazione delle comunità ecclesiali alla giustizia, pace e salvaguardia del creato intrapreso nel settembre 2023, arricchito dalle testimonianze di Antonia di Pippo del Circolo ‘Laudato sì’ della parrocchia del ‘Buon Pastore’ di Caserta, e di Antonio Capece, responsabile dell’impresa sociale ‘Ambiente Solidale’ di Napoli.

Al centro della giornata, l’intuizione che la salvaguardia del creato debba partire da una profonda ‘educazione’ cristiana, con sottolineature ai documenti del Magistero della Chiesa, come ha fatto il circolo ‘Nuovi Stili di Vita’, che ha illustrato le attività svolte a livello locale per promuovere una tutela dell’ambiente e del territorio sociale pragmatica, sensibilizzando la comunità parrocchiale a prendersi cura del creato con iniziative che coinvolgono bambini, giovani e famiglie: “Educarsi alla sobrietà, che non significa rinuncia alla modernità bensì comprendere le reali esigenze dell’uso dei dispositivi elettronici ed informatici per esempio riciclando ciò che realmente serve alle proprie esigenze, evitando di acquistare il superfluo”.

La conferenza sulla tutela del creato ha evidenziato l’importanza della collaborazione e della condivisione delle responsabilità con l’invito alle parrocchie a diventare promotrici di buone pratiche a favore dell’ambiente e della sostenibilità non solo energetica, ma anche personale, cioè pratiche ben strutturate e consapevoli che le scelte di vita quotidiana possono fare la differenza: “Ogni cristiano, pertanto, con i suoi doni e talenti, può contribuire a questo impegno comune, diventando ‘lievito benefico’ per il mondo come ci insegna Gesù nel Vangelo”.

In conclusione la Conferenza Episcopale Campana ha dato il via a un processo di cambiamento che coinvolgerà tutti i fedeli della regione, uniti nel comune impegno di custodire il creato per le generazioni future, rivolgendo un messaggio di speranza: “Se tutti faremo la nostra parte, è possibile costruire un futuro più sostenibile e rispettoso del creato”.

(Foto: Conferenza Episcopale Campana)

Antonio Caschetto: in Quaresima con ‘Laudate Deum’

“Sono passati ormai otto anni dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato si’, quando ho voluto condividere con tutti voi, sorelle e fratelli del nostro pianeta sofferente, le mie accorate preoccupazioni per la cura della nostra casa comune. Ma, con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura. Al di là di questa possibilità, non c’è dubbio che l’impatto del cambiamento climatico danneggerà sempre più la vita di molte persone e famiglie. Ne sentiremo gli effetti in termini di salute, lavoro, accesso alle risorse, abitazioni, migrazioni forzate e in altri ambiti”.

Così inizia l’esortazione apostolica ‘Laudate Deum’ di papa Francesco, nella quale si ritrova alcuni  temi principali delle sue due encicliche precedenti, ‘Laudato sì’ e ‘Fratelli tutti’: l’urgenza di affrontare la crisi sociale e ambientale, l’ascolto della scienza, la critica al paradigma tecnocratico, la volontà di costruire un ‘noi’ in grado di prendersi cura della casa comune, mediante il lavoro delle istituzioni internazionali e il protagonismo della società civile. 

A Macerata la scuola missionaria della diocesi ha invitato l’architetto Antonio Caschetto, Pojecct Manager del Centro ‘Laudato Sì’ ed Advisor del Programma Globale dei Circoli ‘Laudato sì’, a cui abbiamo chiesto di spiegarci il motivo per cui papa Francesco invita a lodare Dio: “E’ nella natura dell’uomo essere creatura ed è dovere di ognuno di noi lodare il Signore attraverso le sue creature”.

Quali sono le motivazioni spirituali dell’enciclica ‘Laudate Deum’?

“L’enciclica è un documento molto pratico, perché è un invito alla transizione ecologica in maniera chiara; però all’interno di essa ci sono motivazioni spirituali molto forti, che attingono alla tradizione della Chiesa ed ai documenti del magistero. Il papa ribadisce in questo documento queste motivazioni spirituali. Con diverse citazioni da ‘Laudato sì’, è richiamata la comprensione biblica del mondo come creazione e possesso esclusivo di Dio, l’atteggiamento di Gesù che sapeva cogliere nel mondo la bellezza seminata dal Padre e la presenza del Risorto che avvolge il mondo materiale. Viene rimarcata l’opposizione tra la fede che ci fa sentire uniti alle altre creature e il paradigma tecnocratico che ci isola dalle realtà circostanti”.

Ad Assisi nascerà nel mese di maggio il Centro ‘Laudato Sì’: di cosa si tratta?

“L’idea è quella di rendere Assisi un luogo di promozione dell’ecologia integrale attraverso il ‘Cantico delle creature’ ed attraverso il creato, perché la città parla con una spiritualità particolare. Con la collaborazione della diocesi e con i francescani cerchiamo di portare avanti questi temi. Consentirà, a tutti coloro che operano nell’ambito dell’ecologia integrale e ai pellegrini in visita ad Assisi, di vivere i luoghi francescani con attività di formazione, incontro e spiritualità nel creato”.

Cosa sono i ‘luoghi Laudato sì’?

“Tutto il Movimento ‘Laudato Sì’, e coloro che hanno a cuore l’ecologia integrale, vedono in Assisi un punto di riferimento. Il cammino sinodale svolto in questi anni con la diocesi di Assisi, con i francescani, con le religiose e i religiosi, i laici, la Pro Civitate Christiana, il FAI ed il Comune, ci ha suggerito di proporre un ‘ecosistema di luoghi’ che possano rappresentare per i pellegrini e per i visitatori opportunità di sensibilizzazione, di formazione e spiritualità. ‘Terra Laudato Sì’ nasce dal desiderio di vivere luoghi dell’incontro nella città del Poverello. Soprattutto il nostro desiderio è che siano luoghi di incontro tra persone in contatto in varie parti di Italia e del mondo, ma anche luogo di incontro con Dio che ci parla attraverso il creato. San Francesco può essere un ottimo modello per entrare in dialogo con Dio attraverso questo linguaggio”.

A maggio si terrà anche la ‘Settimana Laudato Sì’ sul tema della speranza: di cosa si tratta?

“Questa settimana si celebra a fine maggio per ricordare la pubblicazione dell’enciclica, fatta il 24 maggio 2015. Non è solo un ricordo, ma un modo per attivarsi concretamente. Quest’anno il tema è la speranza. E’ molto bello, perché la Santa Sede invita tutte le comunità a camminare insieme ed a prendere impegni concreti per la tutela dell’ambiente. La speranza è uno strumento che ci consente di superare la legge naturale del decadimento. La speranza ci è data da Dio come protezione e guardia contro la futilità. Solo attraverso la speranza possiamo realizzare in pienezza il dono della libertà. Libertà di agire non solo per raggiungere divertimento e prosperità, ma per raggiungere la fase in cui siamo liberi e responsabili”.

Per quale motivo sperare per la terra è sperare per l’umanità?

“La speranza è quell’ancora che dà senso alla vita. Molto spesso il mondo sembra dirci che non abbiamo speranza; invece abbiamo bisogno di riprendere quest’ancora con maggior consapevolezza. C’è una frase comunemente attribuita a sant’Agostino che dice: ‘La speranza ha due belle figlie; i loro nomi sono Rabbia e Coraggio. Rabbia per come stanno le cose e coraggio di vedere che non rimangano come sono’. Mentre assistiamo alle grida e alle sofferenze della terra e di tutte le creature, lasciamo che la santa rabbia ci spinga verso il coraggio di essere fiduciosi e attivi per la giustizia. Crediamo che l’incarnazione del Figlio di Dio offra una guida che ci consenta di affrontare questo mondo inquietante. Dio è con noi nel tentativo di rispondere alle sfide del mondo in cui viviamo”.

Con mercoledì delle ceneri è iniziato il tempo quaresimale: cosa propongono i circoli ‘Laudato sì’ per vivere questo tempo?

“A livello internazionale il movimento propone un cammino con l’invito a fermarsi ad ascoltare. E’ un invito a rallentare i ritmi della propria vita ed a vivere nel creato la quaresima come tempo di ascolto attraverso un impegno concreto per un mondo migliore. Lo facciamo con la preghiera e con l’aiuto dei sussidi, che sono inviati quotidianamente attraverso whattsap a chi si iscrive nel sito del movimento”.

Papa Francesco: i santi indicano la strada per l’unità dei cristiani

Ad inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani papa Francesco ha ricevuto in udienza la delegazione ecumenica finlandese, che si prepara nel 2030 a celebrare il millenario della morte di Sant’Olav, in occasione della festa di sant’Enrico, che è patrono della Finlandia. Riprendendo il discorso introduttivo del vescovo Åstrand sui santi nel cammino ecumenico papa Francesco ha evidenziato il significato della Chiesa pellegrina:

P. Mauro Bossi ci introduce al vegetarianesimo cristiano

Il vegetarianismo cristiano è la pratica di attenersi ad uno stile di vita vegetariano, basata su convinzioni derivanti dalla fede cristiana. Questa scelta alimentare è prescritta dalle regole di alcuni ordini monastici, come i minimi e i trappisti. Negli ultimi secoli, in parallelo allo sviluppo dell’etica animale e dei movimenti animalisti, il vegetarianesimo cristiano si è intrecciato alla riflessione teologica sugli animali e sui doveri umani nei loro confronti.

Tanti auguri papa Francesco

A conclusione della recita dell’Angelus di oggi papa Francesco ha impartito ai’Bambinelli’, portati a piazza san Pietro dai ragazzi e ragazze degli oratori romani: “E ora saluto voi, cari bambini e ragazzi degli oratori e delle scuole di Roma, che avete portato le statuine di Gesù Bambino perché siano benedette. Le benedico. E nel benedire i vostri ‘Bambinelli’, vi chiedo di pregare davanti al presepio per i bambini che vivranno un Natale difficile, nei luoghi di guerra, nei campi-profughi, in situazioni di grande miseria. Grazie di questo, e buon Natale a voi e alle vostre famiglie!”

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