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Mons. Crociata: Maria Goretti esempio educativo

Più di un secolo fa santa Maria Goretti veniva uccisa il 6 luglio 1902 per aver resistito a un tentativo di violenza, ed ogni anno presenta un nuovo tratto di attualità, come ha spiegato il vescovo di Latina- Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata, ricordando che di fronte a tali gesti c’è una carenza educativa nell’aggressore:

Il Sermig partner sociale del Giro d’Italia per risvegliare le coscienze assopite

Oggi da Torino inizia il 104^ Giro d’Italia di ciclismo, che terminerà domenica 30 maggio a Milano con 8 arrivi in salita, 6 tappe per velocisti, 2 a cronometro, un tratto finale in sterrato e altre frazioni comunque molto varie e adatte a colpi di mano e fughe. Il punto più a Sud sarà la partenza dell’ottava frazione da Foggia, mentre la ‘Cima Coppi’ è fissata sul Passo Pordoi a quota 2233 metri e la tappa ‘regina’ sarà quella che porterà la comitiva da Sacile a Cortina d’Ampezzo, con ben 5700 metri di dislivello.

‘L’aborto? È come uccidere in guerra’: parola di un medico ateo, non obiettore

Non so se avete mai conosciuto un medico che abbia fatto ‘obiezione di coscienza’ per non asportare un’ernia, per non cavare un dente o per non togliere una ciste.Se un medico decide di non eseguire un intervento forse è perché non lo ritiene necessario, oppure perché ammette che tale operazione non è di sua competenza e ci indirizza da qualcun altro.

Come mai invece l’obiezione di coscienza è molto diffusa tra i medici quando si tratta di praticare aborti? Ho visto più volte puntare il dito contro quei ‘ginecologi disertori’, che ‘non garantiscono un servizio sanitario’. Però mi chiedo: ci siamo mai messi nei loro panni? Abbiamo mai guardato l’aborto con gli occhi di un medico che deve eseguirlo? Se sono in grado dal punto di vista medico di fare quell’operazione, perché tanti si rifiutano, mentre nessuno rifiuta di svolgere un’ecografia e di eseguire un taglio cesareo?

La testimonianza di un medico

Una possibile risposta la troviamo in un libro autobiografico, L’ho fatto per le donne, edito da Mondadori nel 2017 (136 pagine, prezzo 17,50 €), scritto da un medico che ha procurato nella sua carriera oltre 4000 aborti. Io ho avuto l’opportunità di parlare personalmente con lui. Le frasi in corsivo sono prese dal libro, quelle virgolettate le ho ascoltate direttamente dalla bocca del medico.

Il dott. Segato, vice-primario di ginecologia presso l’ospedale di Valdagno (Vicenza), inizia la sua carriera di medico ginecologo nei primi anni ’80, poco dopo l’introduzione della legge che ha reso legale l’aborto in Italia, una legge per la quale egli afferma di essersi battuto fin da quando frequentava l’università.

Il motivo che lo spinge a credere nella bontà del provvedimento legislativo? La sofferenza di pensare a delle donne in crisi che si recano di nascosto da persone incompetenti per abortire, rischiando la vita. Gli aborti clandestini, sostiene, portano alla perdita di due vite, mentre abortire in sicurezza garantisce almeno la salvezza della madre.

Un ragionamento utilitaristico, che non tiene conto dei diritti dei nascituri, ma che Segato tenta di giustificare. Che l’aborto è un omicidio, lui lo sa benissimo, ‘ma se posso scegliere di salvare una vita anziché perderne due, preferisco salvare quella vita…’.

Pratica aborti, ma comprende gli obiettori di coscienza

Negli anni, tuttavia, la sua coscienza personale inizia a ribellarsi, tanto da fargli odiare il suo ‘sporco lavoro’. “Io capisco i miei colleghi obiettori – dice Segato – e li rispetto. A nessuno piace praticare aborti”. Segato non è credente, anzi, si definisce ateo, ma nel suo cuore avverte il dolore per quelle vite stroncate.

Nel descrivere i due ambiti del suo lavoro – le nascite e le interruzioni – nel suo libro parla in questo modo: “Di qua gli aborti, di là nascite. E in mezzo quella porta. Una porta di colore grigio, pesante e fredda come la sala operatoria che lasciavo dietro di me: i gambali ginecologici, le valve, gli aspiratori, le cannule. Freddo l’ambiente, freddi gli animi, freddo il sangue. Perché freddo è l’aborto. Triste, silenzioso e terribilmente freddo. Almeno quanto è calda l’ostetricia con le sue mamme e i loro piccoli.”

Se gli viene chiesto perché abbia scelto di essere un medico abortista, lui si difende prontamente, quasi offeso da quell’aggettivo: “Io non mi definisco abortista. Nessuna persona equilibrata, seria, sana di mente può essere a favore dell’aborto. L’aborto è una realtà orribile. Sarei la persona più felice del mondo se nessuna donna scegliesse più di farlo… Ho solo deciso di non essere obiettore per la salute delle donne…”

Giulio: un bambino ‘nato per sbaglio’

Gli scrupoli di coscienza di Segato si acuiscono a seguito di un ‘intervento sbagliato’, con cui Segato permette ad un bambino che doveva essere abortito di nascere. Anni dopo lo incontra, in compagnia della sua mamma.

“Sa cosa volevo fare? Volevo denunciarla. Ero andata anche dal mio avvocato. E invece sa una cosa? Le dico Grazie. Grazie per aver sbagliato, dottore!” Indicò con la mano il piccolo Giulio. “È la gioia della nostra famiglia”.

Si era trattato di un errore medico: l’errore più bello della sua vita, un errore che però – una volta scoperto – non gli avrebbe più dato pace. “Barbara e Giulio mi avevano scosso in profondità, toccando corde che non conoscevo. Quel bambino sveglio, discolo e furbetto era dentro di me e giocava con la mia anima. Quando decidevo di interrompere una gravidanza, Giulio urlava e scalciava”.

Ogni volta deve mettere in pausa la coscienza

Segato, oggi, arriva ad affermare di essere ‘un automa’ mentre opera. Non lo fa perché ‘vuole’, semplicemente si piega davanti alla legge, che ormai fatica anche a definire giusta, ritenendola solo tristemente necessaria.

In nome di quella legge mette a tacere la sua coscienza (non è certo la prima volta che questo accade nella storia), ma le giustificazioni che prova a darsi, non sempre bastano a placare i suoi sensi di colpa: dice che deve scontrarsi sempre con “la voce di tutti quei bambini già un po’ formati” che lui “avrebbe voluto lasciar vivere ancora” e dei quali, invece, “ha causato la morte con le sue stesse mani”.

Praticare aborti? È brutto come uccidere in guerra

Spesso ci si schiera, ideologicamente, a favore dell’aborto e si vorrebbe che tutti i medici lo praticassero senza battere ciglio. “È facile parlare dall’esterno, senza entrare in sala operatoria, senza sapere cosa succede lì dentro. – dice invece Segato – Mio padre è stato chiamato alle armi e ha dovuto uccidere delle vite. Non era contento di farlo, ma lo ha fatto per servire lo Stato. Io mi sento come lui, un soldato al servizio dello Stato, ma ogni volta che entro in sala operatoria devo otturarmi il naso”.

E mentre prova con tutto sé stesso a lavarsi le mani come Ponzio Pilato, perché ‘la scelta di abortire non la prende lui’, lui esegue soltanto, il timore di non essere nel giusto è sempre dietro l’angolo: “Quanti bambini come Giulio non avevo fatto nascere? A quante famiglie era stata negata la felicità che avevo visto negli occhi di Barbara? Io avevo toccato con mano quella felicità, non erano solo parole. […]

Barbara era venuta perché voleva abortire e voleva abortire perché si sentiva vecchia e stanca. […] E io avevo assecondato questa sua preoccupazione, nel nome di una legge che lo consentiva. Sembrava quasi che Giulio fosse venuto al mondo per dimostrare che ci eravamo sbagliati entrambi. […] E quanti come lui non avevano potuto dimostrarlo? Centinaia? Migliaia?”

I vescovi: dagli hospice cattolici parole nuove sul fine vita

“Se il giuramento di Ippocrate vi impegna ad essere sempre servitori della vita, il Vangelo vi spinge oltre: ad amarla sempre e comunque soprattutto quando necessita di particolari attenzioni e cure”: parte da questa citazione di papa Francesco il documento, curato dal tavolo tematico di lavoro attivo presso l’Ufficio Cei per la Pastorale della Salute, ‘Una presenza per una speranza affidabile. L’identità dell’Hospice cattolico e di ispirazione cristiana, come ha sintetizzato il presidente dell’Ufficio Cei per la Pastorale della Salute, don Massimo Angelelli: “Siamo partiti dall’idea che un hospice è un hospice per riconoscere che un hospice cattolico ha una identità specifica, che integra quello delle strutture laiche, ma che è sua”.

Santa Sede e USA si confrontano sulla libertà religiosa

“Il lavoro di Sant’Egidio è nobile perché arriva dove la politica non può arrivare e realizza quello che la politica non riesce a realizzare”: così ha detto il Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, a conclusione della sua visita al centro della Comunità a Trastevere, dove ha incontrato, insieme a Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, i responsabili delle diverse aree di impegno di Sant’Egidio nel mondo.

Nonostante il clima non proprio ‘tranquillo’ di questa visita americana, in un colloquio bilaterale con alcuni responsabili della Comunità, sono stati affrontati diversi temi. Due i temi più importanti, illustrati al termine della visita da Marco Impagliazzo: “La difesa della libertà religiosa, sia delle minoranze cristiane in Siria e in altri paesi, sia quella dei rohingya musulmani che sono dovuti fuggire dalla Birmania verso il Bangladesh…

Il secondo focus dell’incontro  è stato sull’Africa e in particolare su alcune azioni di pace in cui Sant’Egidio è impegnata, a partire dal Sud Sudan. Ancora il Sudan, per il quale si auspica la fine delle sanzioni e poi naturalmente la gravissima situazione del nord del Mozambico dove forze jihadiste operano distruzioni, hanno ucciso tante persone e provocato circa 300.000 rifugiati.

Per questo abbiamo chiesto agli Stati Uniti di impegnarsi politicamente e di dare supporto alle attività di stabilizzazione dell’area che Sant’Egidio fa attraverso due grandi programmi: quello sanitario per la cura dell’AIDS (DREAM) e quello per la registrazione allo stato civile dei bambini che non vengono riconosciuti (Bravo!)”.

Infine, accanto a questi temi, la Comunità di Sant’Egidio ha anche perorato la causa di 4 cittadini americani condannati a morte (un bianco, due afroamericani e un ispanico) chiedendo al Segretario di Stato di intervenire presso il presidente Trump per una richiesta di perdono presidenziale.

Il 30 settembre il segretario di stato americano aveva partecipato al simposio sul tema ‘Promuovere e difendere la libertà religiosa a livello internazionale attraverso la diplomazia’ all’ambasciata degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede, a cui aveva preso parte anche il segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, il quale ha affermato:

“La tutela e la promozione della libertà di religione è un tratto caratteristico dell’attività diplomatica della Santa Sede. Questo diritto umano fondamentale, insieme all’inviolabile diritto alla vita, costituisce il fondamento solido e indispensabile di molti altri diritti umani. La violazione di questa libertà compromette il godimento di tutti i diritti e minaccia la dignità della persona umana”.

Ed ha ribadito la necessità della libertà di coscienza: “Al centro dell’esercizio della libertà di professare e praticare una certa religione, o di non seguirne alcuna, se così si sceglie, c’è l’esercizio della libertà di coscienza, il luogo sacro interiore della natura trascendente dell’uomo dove l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire…

La Chiesa ha sempre sostenuto la necessità di rispettare il forum interno della propria coscienza, non solo per il suo legame intrinseco con la libertà di religione, ma anche perché è il luogo sacro interiore della persona umana. Purtroppo stiamo assistendo a un numero crescente di esempi in cui questa libertà viene violata, perfino con la forza, dalla legislazione civile, cosa che di fatto equivale a un attacco alla dignità della persona umana”.

Infine ha ricordato che la libertà di coscienza è succube di minacce: “Nella nostra discussione sulla libertà religiosa, compresa la sua promozione attraverso l’attività diplomatica, continua a esserci utile ricordare non solo che cosa speriamo di difendere e di promuovere, ma anche le minacce che dobbiamo affrontare.

Queste certamente includono l’oppressione fisica, la persecuzione e l’imposizione ideologica, ma anche la negazione della natura stessa dell’uomo. Spero di esser riuscito a contribuire a chiarire meglio questo aspetto oggi qui con voi”.

Introducendo i lavori mons. Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha sottolineato l’importanza della libertà religiosa: “La libertà di religione per la Santa Sede non è importante solo perché è guidata dal Sommo Pontefice della Chiesa cattolica. Piuttosto, la motivazione a difendere la libertà religiosa sta principalmente nella sua comprensione e sollecitudine per la realtà ontologica della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, fondamento della dignità inviolabile dell’uomo.

Il Creatore ha dotato la natura umana di conoscenza e libero arbitrio perché arrivi a conoscerlo, amarlo e servirlo in totale libertà. La libertà, e in particolare la libertà di coscienza e la libertà religiosa, è una componente essenziale della dignità trascendente dell’uomo”.

Infine durante la presentazione del libro ‘La tunica e il mantello’ di p. Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, a cui ha partecipato anche il segretario di stato americano, il card. Parolin ha sottolineato la divergenza delle posizioni:

“Lui ha espresso le ragioni per le quali è intervenuto, e noi le ragioni per cui andiamo nella strada che abbiamo scelto, ma le posizioni restano distanti. Lo scopo non era riavvicinare le posizioni”.

Quello del segretario di Stato americano “è stato un ragionamento articolato, è stata espressa comprensione per la Santa Sede, per il metodo con cui approccia questi problemi… D’altra parte cerchiamo tutti la stessa cosa: la libertà religiosa. Noi ci differenziano sul metodo e rivendichiamo, da parte nostra, la scelta meditata che ha fatto il Papa”.

(Foto: Comunità di Sant’Egidio)

Papa Francesco: la preghiera è benedizione

Al termine dell’udienza generale, ancora trasmessa dalla biblioteca del Palazzo Apostolico, papa Francesco ha ricordato che venerdì è la solennità del Sacro Cuore di Gesù: “una festa tanto cara al popolo cristiano. Vi invito a scoprire le ricchezze che si nascondono nel Cuore di Gesù, per imparare ad amare il prossimo. Rivolgo il mio pensiero agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Volgete lo sguardo al Cuore di Gesù e troverete la pace, il conforto e la speranza”.

Un incendio nella notte distrugge l’auto di un sacerdote di Vibo in Calabria

Nei giorni scorsi, le fiamme hanno completamente distrutto l’auto di don Giuseppe La Torre, parroco della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, a Vibo Valentia nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea in Calabria. Sulle cause, ancora ignote, stanno indagando le forze dell’ordine.

Papa Francesco: nessuno approfitti della pandemia per propri interessi

Chiudendo la settimana che precede quella Santa nella messa mattutina, trasmessa in streaming da Santa Marta, papa Francesco ha pregato affinché nessuno approfitti della pandemia per i propri interessi: “In questi momenti di turbamento, di difficoltà, di dolore, tante volte alla gente viene la possibilità di fare una o l’altra cosa, tante cose buone. Ma anche non manca che a qualcuno venga l’idea di fare qualcosa non tanto buona, approfittare del momento e approfittarne per se stesso, per il proprio guadagno. Preghiamo oggi perché il Signore ci dia a tutti una coscienza retta, una coscienza trasparente, che possa farsi vedere da Dio senza vergognarsi”.

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