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Da Manoppello l’alleanza delle Nozze di Cana

Ogni anno si celebra solennemente al Santuario del Volto Santo di Manoppello la messa nella seconda domenica dopo l’Epifania, la domenica ‘Omnis terra’, così chiamata dalle parole del Salmo di introito: nel 1208 papa Innocenzo III volle che in questa occasione il velo detto della Veronica custodito a San Pietro fosse portato in processione a Santo Spirito in Sassia per la benedizione dei malati e mostrare la forza risanante del Volto di Gesù. La reliquia sarebbe poi arrivata a Manoppello da dove si è diffuso appunto il culto del Santo Volto.

Mons. Bello è venerabile

La diocesi di Molfetta Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ha festeggiato, sabato scorso, la venerabilità di mons. Tonino Bello venerabile con la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e per 35 anni e vice rettore del seminario regionale, durante la quale è stata data lettura del decreto di venerabilità.

Il papa ai teatini: i Santi riformano la Chiesa

Sabato 15 gennaio papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti, che stanno svolgendo il 164° Capitolo Generale dell’Ordine dei Chierici Regolari Teatini, che ha deliberato che per il prossimo sessennio 2022-2028, per l’Ordine dei Chierici Regolari Teatini, proseguirà nel suo ruolo di Superiore Generale dell’Ordine, RP Salvador Rodea González.

Papa Francesco: la sinodalità è fondamentale nella Chiesa

“Sono contento di accogliervi in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma. Voglio anche salutare, tramite voi, tutti i membri delle équipes di Azione Cattolica in Francia, e vi chiedo di assicurare loro la mia preghiera e anche la mia vicinanza”: così ha detto papa Francesco, Incontrando una delegazione del Movimento dell’Azione Cattolica francese, proponendo tre parole su cui riflettere: vedere, giudicare, agire.

Il papa: il lavoro è diritto fondamentale

“Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i membri dell’Istituto secolare Orionino. La figura di san Giuseppe, umile falegname di Nazareth, ci orienti verso Cristo, sostenga coloro che operano per il bene e interceda per quanti hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo”: in questo modo papa Francesco ha salutato gli italiani al termine dell’udienza generale odierna nell’aula ‘Paolo VI’ al cui centro c’è stata sempre la figura di Giuseppe lavoratore.

Per questo ha concluso l’udienza generale con una preghiera a san Giuseppe, composta da san Paolo VI in occasione della festa del 1^ maggio 1969: “O San Giuseppe, Patrono della Chiesa, tu che, accanto al Verbo incarnato, lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e di faticare; tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro: tu che irradi oggi, l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini ma grandissima davanti a Dio, proteggi i lavoratori nella loro dura esistenza quotidiana, difendendoli dallo scoraggiamento, dalla rivolta negatrice, come dalle tentazioni dell’edonismo; e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli. Amen”.

Iniziando la catechesi il papa ha spiegato il mestiere di Giuseppe, che è poi quello fatto da Gesù fino all’età di 30 anni: “Il termine greco tekton, usato per indicare il lavoro di Giuseppe, è stato tradotto in vari modi. I Padri latini della Chiesa lo hanno reso con ‘falegname’. Ma teniamo presente che nella Palestina dei tempi di Gesù il legno serviva, oltre che a fabbricare aratri e mobili vari, anche a costruire case, che avevano serramenti di legno e tetti a terrazza fatti di travi connesse tra loro con rami e terra”.

Era un lavoro duro, che non offriva molti guadagni: “Pertanto, ‘falegname’ o ‘carpentiere’ era una qualifica generica, che indicava sia gli artigiani del legno sia gli operai impegnati in attività legate all’edilizia. Un mestiere piuttosto duro, dovendo lavorare materiale pesante, come il legno, la pietra e il ferro. Dal punto di vista economico non assicurava grandi guadagni, come si deduce dal fatto che Maria e Giuseppe, quando presentarono Gesù nel Tempio, offrirono solo una coppia di tortore o di colombi, come prescriveva la Legge per i poveri”.

Il pensiero del papa è corso subito ai lavoratori che sono sottopagati o sfruttati: “Questo dato biografico di Giuseppe e di Gesù mi fa pensare a tutti i lavoratori del mondo, in modo particolare a quelli che fanno lavori usuranti nelle miniere e in certe fabbriche; a coloro che sono sfruttati con il lavoro in nero; alle vittime del lavoro (abbiamo visto che in Italia ultimamente ce ne sono state parecchie); ai bambini che sono costretti a lavorare e a quelli che frugano nelle discariche per cercare qualcosa di utile da barattare…

Mi permetto di ripetere questo che ho detto: i lavoratori nascosti, i lavoratori che fanno lavori usuranti nelle miniere e in certe fabbriche: pensiamo a loro. A coloro che sono sfruttati con il lavoro in nero, a coloro che danno lo stipendio di contrabbando, di nascosto, senza la pensione, senza niente. E se non lavori, tu, non hai alcuna sicurezza. Il lavoro in nero oggi c’è, e tanto”.

Un pensiero allargato alle vittime del lavoro ed ai bambini, costretti a lavorare: “Pensiamo alle vittime del lavoro, degli incidenti sul lavoro; ai bambini che sono costretti a lavorare: questo è terribile! I bambini nell’età del gioco devono giocare, invece sono costretti a lavorare come persone adulte.

Pensiamo a quei bambini, poveretti, che frugano nelle discariche per cercare qualcosa di utile da barattare. Tutti questi sono fratelli e sorelle nostri, che si guadagnano la vita così, con lavori che non riconoscono la loro dignità! Pensiamo a questo. E questo succede oggi, nel mondo, questo oggi succede!”

Ed ha chiesto un giusto sostentamento: “Quello che ti dà dignità non è portare il pane a casa. Tu puoi prenderlo dalla Caritas: no, questo non ti dà dignità. Quello che ti dà dignità è guadagnare il pane, e se noi non diamo alla nostra gente, ai nostri uomini e alle nostre donne, la capacità di guadagnare il pane, questa è un’ingiustizia sociale in quel posto, in quella nazione, in quel continente. I governanti devono dare a tutti la possibilità di guadagnare il pane, perché questo guadagno dà loro la dignità. Il lavoro è un’unzione di dignità, e questo è importante. Molti giovani, molti padri e molte madri vivono il dramma di non avere un lavoro che permetta loro di vivere serenamente, vivono alla giornata”.

La mancanza del lavoro conduce anche alla volontà di uccidersi: “E tante volte la ricerca di esso diventa così drammatica da portarli fino al punto di perdere ogni speranza e desiderio di vita. In questi tempi di pandemia tante persone hanno perso il lavoro e alcuni, schiacciati da un peso insopportabile, sono arrivati al punto di togliersi la vita. Vorrei oggi ricordare ognuno di loro e le loro famiglie”.

Il lavoro è fonte essenziale non solo per il sostentamento, ma anche per esprimere la nostra personalità, in modo da compiere un cammino di santità: “Lavorare non solo serve per procurarsi il giusto sostentamento: è anche un luogo in cui esprimiamo noi stessi, ci sentiamo utili, e impariamo la grande lezione della concretezza, che aiuta la vita spirituale a non diventare spiritualismo.

Purtroppo però il lavoro è spesso ostaggio dell’ingiustizia sociale e, più che essere un mezzo di umanizzazione, diventa una periferia esistenziale… Infatti, il lavoro è un modo di esprimere la nostra personalità, che è per sua natura relazionale. Il lavoro è anche un modo per esprimere la nostra creatività: ognuno fa il lavoro a suo modo, con il proprio stile; lo stesso lavoro ma con stile diverso”.

Concludendo l’udienza generale il papa ha invitato fedeli e Chiesa ad interrogarsi sul contributo che si può offrire: “E’ bello pensare che Gesù stesso abbia lavorato e che abbia appreso quest’arte proprio da San Giuseppe. Dobbiamo oggi domandarci che cosa possiamo fare per recuperare il valore del lavoro; e quale contributo, come Chiesa, possiamo dare affinché esso sia riscattato dalla logica del mero profitto e possa essere vissuto come diritto e dovere fondamentale della persona, che esprime e incrementa la sua dignità”.

(Foto: Santa Sede)

Mons. Negri: ‘Tutto di Cristo e tutto per la Chiesa’

Mercoledì 5 gennaio si è svolto il funerale di mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, deceduto il 31 dicembre scorso, nato a Milano il 26 novembre 1941. Dal 1955 al 1960 frequentò il liceo classico Berchet di Milano, dove incontrò l’amico e ispiratore, mons. Luigi Giussani, di cui, dopo esserne stato uno dei primi allievi, ne diventa uno dei primi e più stretti collaboratori entrando a far parte del movimento ecclesiale Gioventù Studentesca, fondato dallo stesso Giussani (nucleo originario di quella che sarà poi Comunione e Liberazione).

Il patriarca Pizzaballa augura un anno di ‘ripresa’

Da Gerusalemme il patriarca Pizzaballa ha augurato un buon anno, nonostante la pandemia e la situazione politica del Medio Oriente: “Mi riferisco alla fatica e all’instabilità che la pandemia ci ha trasmesso, e che ha reso difficoltoso l’anno scolastico per gli studenti e di conseguenza anche per le famiglie, creando inoltre non pochi problemi nel mondo del lavoro e in altri contesti. Penso inoltre alla nostra situazione politica, sempre in mutamento, ma anche sempre uguale, dove non si intravedono soluzioni reali e strutturali ai problemi esistenti. Ne è prova l’ennesima guerra di Gaza, che ha lasciato le cose esattamente come stavano, solo con altra maggiore violenza”.

A Torino i fréres di Taizè invitano ad adorare la Sindone

“La pandemia v’impedisce, ancora una volta di ritrovarvi in questa fine anno per il XLIV Incontro europeo dei giovani animato dalla Comunità di Taizé, come era previsto. Dovrete attendere il mese di luglio per recarvi a Torino e vivere nella gioia questo momento di fraternità.  Il Santo Padre prega a tal fine, ma sin da ora si unisce con il pensiero e la preghiera a voi tutti che siete presenti on line e vi porge i suoi più cordiali saluti”: così ha scritto (a nome di papa Francesco) il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, nel messaggio inviato per il 44° Incontro europeo dei giovani organizzato dalla Comunità di Taizé, in svolgimento a Torino.

La Chiesa invita a costruire condizioni dignitose per i lavoratori

“Il lavoro è un fattore indispensabile per costruire e preservare la pace. Esso è espressione di sé e dei propri doni, ma anche impegno, fatica, collaborazione con altri, perché si lavora sempre con o per qualcuno. In questa prospettiva marcatamente sociale, il lavoro è il luogo dove impariamo a dare il nostro contributo per un mondo più vivibile e bello”: così scrive papa Francesco nel messaggio per la LV giornata per la pace ‘Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura’.

Accattoli racconta 72 storie di Vangelo in pandemia

Il vaticanista Luigi Accattoli ha curato, insieme al collega Ciro Fusco, un opuscolo che raccoglie ‘settantadue storie italiane di morte e risurrezione nella stagione del Covid-19’, intitolato ‘Fatti di Vangelo in pandemia’:

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