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Papa Francesco: la preghiera è l’anima della Chiesa

Nella meditazione dell’udienza generale odierna, in diretta dal Palazzo apostolico, papa Francesco ha sottolineato che la Chiesa è maestra di preghiera, ricordando che ciascuno ha imparato le preghiere dai nonni o dai genitori:

I cattolici aumentano in Africa ed Asia, diminuiscono in Europa

Dal 2018, nel mondo, si contano 16.000.000 cattolici in più: è quanto si evince dal dato che emerge dall’Annuario Pontificio 2021 e dall’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2019, curati dall’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, pubblicati dalla Tipografia Vaticana.

Fra Vianelli: ‘Amoris Laetitia’ sguardo nuovo per la famiglia

Durante l’angelus di domenica 27 dicembre papa Francesco ha annunciato un anno di riflessione sull’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’, che inizierà venerdì 19 marzo fino a giugno 2022, a 5 anni dalla sua pubblicazione:

Papa Francesco prega lo Spirito Santo per la pace in Myanmar

“Sento l’urgenza con tanta tristezza di evocare la drammatica situazione in Myanmar dove tante persone soprattutto giovani stanno perdendo la vita per offrire speranza al loro paese. Anche io mi inginocchio sulle strade del Myanmar e dico: cessi la violenza. Anche io stendo le mie braccia e dico: prevalga il dialogo. Il sangue non risolve niente, prevalga il dialogo”: così al termine dell’udienza generale in streaming dal Palazzo Apostolico, il papa ha rivolto un appello per la cessazione delle violenze in Myanmar, ricordando anche la situazione a situazione del Paraguay dove è in corso una violenta crisi istituzionale che ha portato molta violenza nelle strade; nell’appello il papa ha chiesto che si intraprenda un cammino di dialogo per costruire la pace.

Nell’udienza generale papa Francesco ha sottolineato che senza Spirito Santo non c’è relazione con Dio, concludendo la catechesi sulla preghiera come relazione con la Santissima Trinità: “Il primo dono di ogni esistenza cristiana è lo Spirito Santo. Non è uno dei tanti doni, ma il Dono fondamentale. Senza lo Spirito non c’è relazione con Cristo e con il Padre. Perché lo Spirito apre il nostro cuore alla presenza di Dio e lo attira in quel ‘vortice’ di amore che è il cuore stesso di Dio”. 

Il papa ha sottolineato che solo in questo mistero è possibile invocare Dio come Padre: “Noi  non  siamo  solo  ospiti  e  pellegrini  nel  cammino  su  questa  terra,  siamo  anche  ospiti  e  pellegrini nel mistero della Trinità. Siamo come Abramo, che un giorno, accogliendo nella propria tenda tre viandanti, incontrò Dio.

Se possiamo in verità invocare Dio chiamandolo ‘Abbà – Papà’, è perché in noi abita lo Spirito Santo; è Lui che ci trasforma nel profondo e ci fa sperimentare la gioia commovente di essere amati da Dio come veri figli”.

Richiamando il Catechismo della Chiesa cattolica il papa ha evidenziato l’opera che lo Spirito Santo compie: “Ecco  qual è l’opera dello Spirito in noi. Egli ci ‘ricorda’ Gesù e lo rende presente a noi, perché non si  riduca a personaggio del passato.  Se Cristo fosse solo lontano nel tempo, noi saremmo soli e smarriti nel mondo. Ma nello Spirito tutto è vivificato: ai cristiani di ogni tempo e luogo è aperta la possibilità di incontrare Cristo”.

Ed ha raccontato l’esperienza degli Apostoli: “ Lui non è distante, è con noi: ancora educa i suoi discepoli trasformando il loro cuore, come fece con Pietro, con Paolo, con Maria di Magdala. E’ l’esperienza che hanno vissuto tanti oranti: uomini e donne che lo Spirito Santo ha formato secondo la ‘misura’ di Cristo, nella misericordia, nel  servizio, nella preghiera. E’ una grazia poter incontrare persone così: ci si accorge che in loro pulsa una vita diversa, il loro sguardo vede ‘oltre’”.

E’ un’esperienza che molti possono sperimentare: “Non pensiamo solo ai monaci, agli eremiti; si trovano anche tra la gente comune, gente che ha intessuto una lunga storia di dialogo con Dio, a volte di lotta interiore, che purifica la fede. Questi testimoni umili hanno cercato Dio nel Vangelo, nell’Eucaristia ricevuta e adorata, nel volto del fratello in difficoltà, e custodiscono la sua presenza come un fuoco segreto”.

Il papa ha sottolineato che questo è un compito dei cristiani: “Il primo compito dei cristiani è proprio mantenere vivo questo fuoco, che Gesù ha portato sulla terra, cioè l’Amore di Dio, lo Spirito Santo. Senza il  fuoco dello Spirito le profezie si spengono, la tristezza soppianta la gioia, l’abitudine sostituisce l’amore, il servizio si trasforma in schiavitù. Viene in mente l’immagine della lampada accesa accanto al tabernacolo,  dove si conserva l’Eucaristia”. 

Quindi lo Spirito Santo guida la Chiesa, come afferma il Catechismo della Chiesa cattolica: “E’ dunque lo Spirito a scrivere la storia della Chiesa e del mondo. Noi siamo pagine aperte, disponibili a ricevere la sua calligrafia. E in ciascuno di noi lo Spirito compone opere originali, perché non c’è mai un cristiano del tutto identico a un altro.

Nel campo sterminato della santità, l’unico Dio, Trinità d’Amore, fa fiorire la varietà dei testimoni: tutti uguali per dignità, ma anche unici nella bellezza che lo Spirito ha voluto si sprigionasse in ciascuno di coloro che la misericordia di Dio ha reso suoi figli. Non dimentichiamo, lo Spirito è presente, è presente in noi”.

‘Il nostro amore quotidiano’: incontro online apre gli eventi di ‘Amoris Laetitia’

Appuntamento il 19 marzo promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Diocesi di Roma e il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, ‘Il nostro amore quotidiano’: si chiama così l’evento online organizzato per il 19 marzo dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Diocesi di Roma e il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per aprire l’anno dedicato alla famiglia in occasione del quinto anniversario della pubblicazione di Amoris Laetitia.

8 anni di papa Francesco: gratitudine dalla Chiesa

“Camminare, edificare-costruire, confessare… Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti”.

Sarà beata Armida Barelli

Armida Barelli, tra i fondatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà proclamata beata, in quanto papa Francesco, ricevendo in udienza il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, card. Marcello Semeraro, ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il miracolo, attribuito all’intercessione della venerabile serva di Dio Armida Barelli, del Terz’Ordine Secolare di San Francesco, cofondatrice dell’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo; nata il 1° dicembre 1882 a Milano e morta a Marzio il 15 agosto 1952.

Gli auguri della politica a Ruini, il cardinale italiano più determinante degli ultimi decenni

90 anni cardinale Ruini
Sono 90 le candeline ma ieri come oggi, il card. Camillo Ruini continua a essere una voce autorevole, mai banale, all’interno del panorama ecclesiastico e culturale italiano.

La Speranza cristiana: il Regno dei cieli

Il Vangelo oggi ci presenta un quadro alquanto triste del genere umano. Gesù inizia la sua vita pubblica visitando zone dove pulsa la vita, luoghi di preghiera e gente che soffre. Uscito dalla sinagoga di Cafarnao, si reca a casa di Simone (detto Pietro) e Andrea. Ospite inatteso, trova la suocera di Simone con la febbre e, pregato, si avvicina, la prende per la mano e le restituisce la salute. Poi, dopo la cena, tutta la città si raduna attorno a quella casa e nelle adiacenze; sono presenti molti ammalati e Gesù guarisce molti affetti da varie malattie, scaccia demoni.

Gli apostoli appaiono lieti e forse pensano di essere ormai al centro della situazione; Gesù invece proprio l’indomani dice: andiamo altrove. Egli è venuto infatti non per farsi pubblicità ma per annunciare il vangelo: l’annuncio dell’amore misericordioso di Dio verso l’umanità che soffre non solo fisicamente ma spiritualmente. Gesù evidenzia qual è la vera guarigione: non tanto la salute del corpo quanto quella dell’anima.

L’umanità certamente soffre; nel libro di Giobbe si legge: ‘notti di affanno mi sono state assegnate… un soffio è la vita: il mio occhio non vedrà più il bene’. Il quadro è terribile: portano a Gesù ammalati di ogni sorta; si aggiungano anche indemoniati, tra gli ammalati anche la suocera di Simone. Ieri come oggi il mondo non è tanto cambiato. Oggi domina in tutto il mondo il ‘coronavirus’ che incute timore e tremore.

La gente si guarda attorno e dice: cosa sta succedendo? siamo forse alla fine? Amici, una visione pessimistica della vita non è né umana né cristiana, ma è anche ridicola una visione puramente ottimistica. Il male c’è, esiste e il Vangelo evidenzia in varie pagine una realtà non certamente florida; basta poi guardarci ancora oggi, dopo venti secoli di cristianesimo, quanto dolore, sofferenza si registra in tutte le case.

La religione cristiana non è una religione miracolistica, basata sui miracoli. Dio può compiere i miracoli se vuole e quando vuole. Gesù non è venuto per dire: d’oggi innanzi tutti guariti. Non dimentichiamo che il miracolo è un fermare la legge della natura; la natura è stata creata da Dio ed è buona. Guai a scambiare la Chiesa, istituita da Gesù, come una istituzione filantropica; la Chiesa ha lo scopo di portare agli uomini l’annuncio del vangelo; far prendere coscienza che la vita è un cammino verso il cielo, che Dio è buono e noi lo invochiamo: Padre nostro.

La nostra fede non ha come base e fondamento il miracolo; ben venga se Dio lo concede. Il male, il dolore ha come base il peccato originale commesso dai nostri progenitori: un peccato di superbia ed egoismo, che aveva chiuso le porte del regno dei cieli; l’uomo aveva pensato di potere fare a meno di Dio e sperimentò solo la sua debolezza, i suoi limiti nello spazio e nel tempo. L’opera di salvezza operata da Gesù riguarda la nostra salvezza eterna e la riapertura del Regno dei cieli.

Gesù conferma la sua missione e la sua divinità con i miracoli, segni soprannaturali. Ogni uomo che nasce deve morire e la morte non è castigo di Dio ma fa parte del nostro essere umano. la morte è sempre qualcosa di spiacevole, è il corpo che si sfalda per dare inizio alla vita eterna. Allora forse dirai: vale la pena pregare?

Ti dico: è necessario pregare non perchè deve avvenire il miracolo, ma per essere forti davanti ad un male, forti nella tentazione diabolica, forti nell’accettare i nostri limiti, fiduciosi sempre nell’aiuto di Dio, consapevoli che sopportando con fede viva, guardando il cielo, nostra patria, l’aiuto di Dio non verrà mai meno.

Se Dio lo crederà opportuno ben venga anche il miracolo. Ma la salvezza è sempre la risultante di due componenti: una divina (quella non manca mai), l’altra umana, diceva infatti il grande sant’Agostino: ‘qui creavit te sine te, non salvabit te sine te’ (colui che ti ha creato senza chiederti il permesso, non ti salverà se tu non vorrai).

Il cristiano prega: Padre, non abbandonarci alla tentazione. Liberaci dal male: dal male fisico, morale, psicologico, diabolico, da ogni male. Dio ci libera dandoci la forza di resistere al male; non occorre il miracolo ma l’aiuto di Dio per rafforzare il nostro spirito. Se preghi veramente, se preghi con fede, Dio, che è padre, non ci abbandona, anche se non ci sarà il miracolo, certamente non mancherà l’aiuto soprannaturale.

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: ‘Rimanete nel mio amore’

Oggi inizia un momento di riflessione e di preghiera per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e mons. Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, mons. Polykarpos Stavropoulos, vicario patriarcale della Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta, ed il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, hanno scritto una lettera in cui spiegano il ‘valore’ di tale Settimana:

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