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Don Paolo Selmi è presidente della ‘Casa della Carità’ e vice direttore della Caritas ambrosiana

L’arcivescovo dell’arcidiocesi di Milano, mons. Mario Delpini, ha designato don Paolo Selmi, sacerdote della Diocesi, come nuovo presidente della Casa della Carità, il cui consiglio di amministrazione sarà rinnovato nel gennaio 2023. Contestualmente ha annunciato l’intenzione di nominare lo stesso don Selmi vice-direttore di Caritas Ambrosiana.

Mobilitazione per sostenere gli alluvionati

“Desidero assicurare la mia preghiera per le popolazioni delle Marche colpite da una violenta inondazione. Prego per i defunti e per i loro familiari, per i feriti e per chi ha subito gravi danni. Il Signore dia forza a quelle comunità!”: al termine della recita dell’Angelus di domenica scorsa papa Francesco ha pregato per le vittime dell’alluvione avvenuta nelle Marche.

Il papa alla Caritas spagnola: stare con i poveri

Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano una delegazione della Caritas spagnola, che compie 75 anni dalla sua istituzione, evidenziando che l’Amore è il tratto essenziale del linguaggio, perché è ‘il tratto più essenziale dell’essere umano, creato a immagine di Dio’:

La Caritas cammina insieme sulla via degli ultimi

Nell’ultima settimana di giugno si è concluso a Rho il 42° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, dal titolo ‘Camminare insieme sulla via degli ultimi’: “Lo scorso anno, in occasione dell’Udienza per il 50° di Caritas Italiana, papa Francesco ci ha consegnato tre vie, tre priorità attorno alle quali rileggere e orientare il nostro agire: la via degli ultimi, del Vangelo e della creatività. E’ stato poi avviato un percorso di rilettura dell’impegno Caritas per definire insieme gli elementi e gli indicatori che caratterizzano attività, servizi e opere capaci di incarnare le tre vie e condividere esperienze concrete in atto e in potenza”.

Da Macerata una testimonianza della guerra in Ucraina

Da nord a sud, dal confine bielorusso a Odessa sul Mar Nero, il dramma ucraino è quello di una lunga e sanguinosa attesa delle città verso quello che potrebbe essere l’assalto decisivo delle truppe russe: le città sono allo stremo ed i sindaci delle città occupate sono giustiziati, mentre le donne con i propri figli stanno affrontando il proprio esodo in quell’Europa, tanto sognata da loro ma per ora negata.

Nell’attesa di accogliere i profughi ucraini la regione Marche ha istituito il comitato che coordina l’accoglienza, il soccorso e l’assistenza della popolazione in fuga dalla guerra attraverso un collegamento, dalla sala operativa della protezione civile regionale, con le prefetture e Anci Marche, secondo quanto  riferito dall’assessore alla Protezione civile Stefano Aguzzi:

“Ci stiamo organizzando per assicurare sul territorio tutto il sostegno necessario ai civili che abbandonano le loro case e collaborazione alle istituzioni coinvolte nella gestione dell’emergenza… Quello che è certo è che le Marche sapranno mostrarsi solidali nei confronti di questi profughi”.

E venerdì scorso il vescovo della diocesi di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, ha presieduto un momento di preghiera in occasione della Consacrazione al Cuore immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina, domandando l’intercessione di Maria Santissima perché ci ottenga da Dio il grande dono della pace:

“E’ bene ribadire che questa santa, anzi santissima devozione è una preghiera e non una formula magica. Chi crede alla magia ritiene che se una formula ‘potente’ viene pronunciata correttamente, ‘costringerà’ Dio o forse il Diavolo a fare ciò che gli uomini desiderano.

Questa idea: che Dio si possa telecomandare a chiacchiere, non ha nulla a che fare con la fede ed invece è segno chiaro di superstizione. La fede aiuta gli uomini a camminare nel bene seguendo la via di Dio, non a forzare Dio a percorrere la via degli uomini”.

Mentre nelle scorse settimane mons. Nazzareno Marconi, aveva inviato un messaggio, rivolto a tutte le persone, sulla guerra in Ucraina: “La guerra è un modo di risolvere i problemi di relazione in cui l’uomo regredisce al livello degli istinti animali più bassi ed immediati: aggressività, paura, prepotenza, scontro fisico.

La guerra inizia quando non si parla più e finisce quando si ricomincia a dialogare… Tutti sanno che relazionarsi attraverso il linguaggio è ciò che ci fa umani e dialogare per trovare soluzioni insieme è ‘ragionare’, ciò che ci rende esseri ragionevoli e non bestie”.

Invece nel messaggio ai fedeli diocesani il vescovo ha delineato alcune linee per l’accoglienza in accordo con la Caritas nazionale e la Prefettura, avendo già accolto 110 profughi: “L’accoglienza di stranieri provenienti da zona di guerra non può essere svolta in maniera caotica o improvvisata, per non aggiungere problemi a una situazione già complessa e drammatica.

Molti profughi sono minori e la legislazione che li tutela è giustamente molto severa. In ogni caso le persone che arrivano devono essere presentate alla Prefettura per le necessarie autorizzazioni. Siamo ancora in regime di emergenza Covid pertanto devono essere adottate le necessarie precauzioni e rispettati tutti i protocolli disposti dalle autorità.

La maggior parte delle persone che arrivano non parlano altra lingua se non la propria o una lingua slava, pertanto anche questo aspetto va tenuto in debita considerazione. La Caritas Diocesana resta a disposizione per chiarimenti a riguardo e aiutare a risolvere eventuali problematiche burocratiche”.

Per comprendere meglio la situazione abbiamo rivolto alcune domande a don Ihor Holkhosk, referente dello sportello ‘Tutela Minori e Vulnerabili’ della diocesi di Macerata, originario di una città al confine con la Crimea, dove era stato nello scorso settembre.

Con molto dolore don Ihor ci da subito una definizione di questa guerra: “E’ un’invasione di un Paese pacifico, fatto in modo perfido e con motivazioni assurde”.

Secondo lei come è raccontata la guerra dai media occidentali?

“Sinceramente non sto seguendo i racconti dei media italiani, perché sono in continuo contatto con i familiari ed amici rimasti nelle città. Tutti sono terrorizzati. Nei primi giorni molti sono potuti fuggire verso il confine occidentale dell’Ucraina; gli altri sono rimasti intrappolati. Le notizie che mi giungono parlano di persone e di famiglie che si nascondono nei sotterranei, perché sono terrorizzati. I miei familiari sono sotto l’occupazione russa”.

Nell’ultimo viaggio compiuto a settembre come era la situazione?

“Come sempre, perché da 8 anni c’è il conflitto, creato artificialmente attraverso l’annessione dei territori da parte della Russia con il supporto dei separatisti, sempre istruiti dall’esercito russo. Però in Occidente questa guerra in Crimea è stata sempre definita come un conflitto interno all’Ucraina.

Adesso, spero che tanti capiscano che dietro quel conflitto ci sono gli ‘orecchi’ dell’ex Kgb, che non vogliono lasciar andare l’Ucraina verso l’Occidente. Gli ucraini hanno il desiderio di vivere in pace e di non sottostare alle leggi di un aggressore. Come sacerdote invito a pregare per la pace, affinchè questo conflitto assurdo finisca”.

Cosa desiderate che faccia l’Europa?

“L’Unione Europea si è risvegliata dal sonno. Finalmente l’Europa ha compreso che in Ucraina la popolazione sta morendo; i bambini uccisi e le città bombardate con le bombe a grappolo ed i missili balistici. L’Europa si sta muovendo, ma spero che non sia tardi.

Le sanzioni sono efficaci, ma i politici russi hanno ribadito di non aver paura delle sanzioni, perché per otto anni l’Europa ha applicato le sanzioni senza nessun risultato, in quanto dietro ad esse c’era un business più potente. Si attende che non si riaddormenti continuando con gli aiuti e le sanzioni contro l’aggressore impazzito dall’impossibilità di raggiungere i suoi scopi illusori”.

In quale modo il dialogo ecumenico può contribuire alla pace?

“Il dialogo ecumenico, per il fatto che esiste, contribuisce alla pace tra i cristiani divisi dal peccato. Pregando per la pace che supera ‘ogni intelligenza umana’”

Quali iniziative di solidarietà propone la Caritas di Macerata?

“La nostra Caritas diocesana propone l’aiuto alla Caritas diocesana della diocesi di Kyiv attraverso il contatto diretto con il vescovo diocesano. Ed anche grazie alla vicinanza di moltissimi di voi, abbiamo già versato al vescovo di Kiev una prima somma per aiuti immediati di € 20.000 che stanno già utilizzando per le primissime emergenze. Pertanto le vostre offerte, versate direttamente in Curia o tramite bonifico bancario, saranno recapitate direttamente al vescovo di Kiev e alla sua Caritas”.

Quindi il contributo deve essere intestato a: diocesi Macerata – Caritas Iban: IT 75 K 06150 13400 CC032 01057 10 Causale: aiuto al popolo Ucraino.

(Foto: Diocesi di Macerata)

Caritas di Ugento solidale con l’Ucraina

Domenica 6 marzo si è svolta a Tricase l’assemblea sinodale con i migranti (badanti, ospiti dei SAI – Sistema Accoglienza Internazionale e stranieri residenti, quasi 2700 migranti) presenti sul territorio della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca con mons. Vito Angiuli, sul tema: ‘Nella Chiesa nessuno è straniero’:

Nei 48 sbarchi la Caritas di Ugento ha assistito 2852 persone

La Caritas di Ugento – Santa Maria di Leuca comunica che nel 2021, nei porti di Leuca, Gallipoli e Otranto sono avvenuti 48 approdi per un totale di 2852 persone migranti, con un incremento di gran lunga maggiore rispetto agli anni precedenti, nel 2018 erano giunti nel Salento 535 persone, nel 2019 erano stati 861 e nell’anno successivo 1204.

Caritas Ugento: pubblicato il bando per il servizio civile

La Caritas diocesana di Ugento – Santa Maria di Leuca comunica che entro e non oltre le ore 14.00 del 26 gennaio prossimo è possibile presentare la domanda di partecipazione per un totale di 17 posti nell’ambito del Bando volontari per la selezione di giovani da impiegare in due progetti di Servizio Civile Universale, entrambi della durata di 12 mesi:

Europa: costruisci ponti

‘La costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaiono come l’unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana’: così papa Francesco ha stigmatizzato ‘nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini’.

Rapporto Caritas: più nuovi poveri in Val d’Aosta

Uno spaccato dei volti e delle storie di povertà in tempo di pandemia: è quanto è emerso dal Rapporto di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale, ‘Oltre l’ostacolo’, che ha l’obiettivo di evidenziare, a partire dalle situazioni e dalle storie incontrate sul territorio, elementi di prospettiva e di speranza. Esempi di risposta e resilienza, da parte di tanti attori, pubblici e private e in particolare delle comunità locali, capaci di farsi carico delle situazioni di marginalità e vulnerabilità affiorate durante la pandemia.

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