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Papa Francesco ai movimenti chiede testimonianza

Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ieri 16 settembre, aveva convocato a Roma i Moderatori, i Presidenti e i Responsabili internazionali di tutti i movimenti ecclesiali, le nuove comunità e le associazioni riconosciute o erette dalla Santa Sede, per riflettere sul tema ‘La responsabilità di governo nelle aggregazioni laicali. Un servizio ecclesiale’, per approfondire i temi contenuti nel decreto generale ‘Le associazioni internazionali di fedeli’ con lo scopo di riflettere sull’esercizio dell’autorità nelle aggregazioni laicali.

Il papa ai frati minori: coltivate le relazioni

A conclusione del Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati Minori, svoltosi dal 3 al 18 luglio a Roma sul tema: ‘Rinnovare la nostra visione, abbracciare il nostro futuro’, papa Francesco ha inviato una lettera, salutando p. Michael A. Perry, che ha concluso il suo servizio come Ministro Generale, e porgendo gli auguri a p. Massimo Giovanni Fusarelli, che è stato chiamato a succedergli:

XVI Domenica: Una pastorale che è servizio a amore

La Liturgia evidenzia due temi: una invettiva contro i pastori infedeli e il passaggio ad una relazione nuova, stabile e sistematica tra Pastore e il suo gregge. Nel primo tema si evidenzia la presenza nel gregge di pastori fedeli e pastori infedeli che disperdono il gregge. Pastore infatti non è solo la guida spirituale ma chiunque guida il popolo; è pastore infedele quando questi dimentica che guidare, comandare significa servire, vivere ed adoperarsi per gli altri.

Papa Francesco conferma la tradizione delle donne nei ministeri del lettorato e dell’accolitato

“Lo Spirito del Signore Gesù, sorgente perenne della vita e della missione della Chiesa, distribuisce ai membri del popolo di Dio i doni che permettono a ciascuno, in modo diverso, di contribuire all’edificazione della Chiesa e all’annuncio del Vangelo. Questi carismi, chiamati ministeri in quanto sono pubblicamente riconosciuti e istituiti dalla Chiesa, sono messi a disposizione della comunità e della sua missione in forma stabile”.

P. Cimarelli racconta i Saveriani nel mondo

“Siamo in un’epoca nuova, dobbiamo ringraziare Dio per il carisma del nostro fondatore, riposizionarci nelle nostre presenze missionarie, ripensare la nostra chiamata per essere attrattivi come persone e come comunità nella Chiesa”: così p. Gabriele Cimarelli, rettore della casa madre dei Saveriani a Parma, spiega il significato dell’anno giubilare indetto dai missionari fondati da san Guido Maria Conforti (1865-1931), che ha preso nello scorso luglio fino al luglio 2021.

In un tempo in cui le vocazioni italiane ed europee sono pressoché nulle e dove linfa nuova arriva da Africa, Asia e America Latina p. Cimarelli invita ad un cambio di prospettiva: “Una volta rientrati dall’estero non possiamo più considerarci a riposo, dobbiamo essere pronti per una nuova missione, inseriti nelle Chiese locali e nel territorio stesso. Siamo chiamati a una continua conversione per essere testimoni credibili del Vangelo. Pregando lo Spirito Santo che ha ispirato il nostro fondatore, vissuto al tempo della Prima guerra mondiale e della pandemia della ‘spagnola’, possiamo farcela”.

Perché un anno giubilare?

“Il 2 luglio 1921 Mons. Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani, scriveva la ‘Lettera Testamento’ nella quale comunicava l’approvazione delle Costituzioni Saveriane da parte della Santa Sede. Le Costituzioni rappresentano la Magna Carta di noi saveriani e la Lettera testamento che le accompagna è una felice sintesi del nostro carisma. Il Conforti, dopo aver invitato i confratelli a esultare e ringraziare il Signore per questo fatto, aggiungeva: ‘Ognuno di noi sia quindi intimamente persuaso che la vocazione, alla quale siamo stati chiamati, non potrebbe essere più nobile e grande…’.

Per questo motivo la nostra Direzione generale ha deciso di dare un rilievo particolare al primo centenario delle prime Costituzioni e della Lettera Testamento, che coincide anche con il 125º anniversario della fondazione dell’Istituto, dedicandogli un anno completo, un anno giubilare, dal luglio 2020 al luglio 2021. Siamo depositari di un dono meraviglioso, messo gratuitamente dal Signore nel nostro cuore e nelle nostre mani. Dono che ci è dato perché sia fatto fruttificare e dia il centuplo di ciò che abbiamo ricevuto”.

Cosa significa essere missionari ad gentes e ad extra?

“Le nuove Costituzioni del 2008 hanno riaffermato in modo inequivocabile la nostra identità: ‘Fine unico ed esclusivo dell’Istituto è l’annuncio della Buona Novella del Regno di Dio ai non cristiani’.    Oggi la nostra famiglia saveriana ha assunto un volto multicolore con l’arrivo di confratelli provenienti dall’Africa, America Latina e Asia. La missione oggi tocca tutti i continenti, compresa l’Europa. Come noi siamo partiti dal nostro paese per annunciare il Vangelo negli altri continenti, allo stesso modo giovani  missionari  lasciano l’Africa, l’America Latina e l’Asia per vengono ad annunciare il Vangelo nel nostro continente”.

Anche san Conforti ha vissuto ai tempi della ‘spagnola’: quale monito per oggi?

“Verso la fine della prima guerra mondiale il virus influenzale, chiamato ‘spagnola’, mieté migliaia di vittime tra la popolazione stremata dalla grande guerra. San Conforti si prodigò per alleviare le sofferenze del suo popolo allo stesso modo in cui aveva aperto case e offerto volontari per i feriti e i poveri. Inoltre, tutte queste prove non lo distolsero dal suo duplice impegno di vescovo di Parma e fondatore di un istituto missionario.

La nostra Famiglia è stata colpita dal coronavirus particolarmente nel suo cuore, cioè nella Casa Madre. Un buon numero di confratelli ci ha lasciati. Portiamo con noi il dolore della loro perdita e il senso d’impotenza davanti a una tragedia di così grandi dimensioni. Anche noi non ci lasciamo abbattere da questa prova, che ora sta riprendendo vigore, ma continuiamo con determinazione la nostra testimonianza in ogni parte del mondo e, in particolare, nel vecchio continente”.

Perché sono tempi ‘strani’?

“Nella sua ultima enciclica, ‘Fratelli tutti’, papa Francesco dipinge in poche pagine le ‘ombre di un mondo chiuso’ alla fraternità universale. Stigmatizza con forza l’individualismo senza contenuti, le nuove forme di colonizzazione culturale, lo scontro di interessi che ci pone tutti contro tutti, lo sfruttamento di tanti esseri umani, le sempre maggiori disuguaglianze, milioni di persone che vivono in condizioni simili alla schiavitù, la ‘terza guerra mondiale a pezzi’, la globalizzazione e il progresso senza un progetto comune, le pandemie e altri flagelli della storia, il triste fenomeno di persone migranti scacciate dai loro paesi e rifiutate dai paesi ricchi, l’informazione senza saggezza”.

Cosa vuol dire vivere la fede al servizio della fraternità del mondo?

“Il papa termina questa enciclica con un capitolo dal titolo significativo ‘le religioni al servizio della fraternità nel mondo’. Spesso nel passato e, a volte anche oggi, le religioni hanno provocato guerre sanguinose in nome di Dio. Oggi in molte parti del globo si moltiplicano le esperienze del dialogo tra le religioni, allo scopo di ‘stabilire amicizia, pace, armonia e condividere valori ed esperienze morali e spirituali in uno spirito di verità e di amore’.

Nell’incontro di Abu Dhabi dello scorso anno papa Francesco e il grande imam Ahmad Al-Tayyeb hanno dichiarato ‘che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano mai sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue’. Il momento culminante di questo evento memorabile fu senza dubbio il ‘Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune’ che termina con l’appello alla pace, alla giustizia e alla fraternità.

Ciò che è avvenuto recentemente in Francia e in varie parti del mondo ci spinge a continuare questo cammino intrapreso verso cieli nuovi e terra nuova in cui tutti gli uomini e tutte le donne formeranno una sola famiglia di fratelli e sorelle, secondo il sogno di san Guido Maria Conforti”.

Nuovo Codice per gli Istituti religiosi

Per erigere un istituto di religiosi o religiose al vescovo diocesano non basterà aver consultato la Santa Sede ma dovrà prima ottenere una autorizzazione scritta da Roma: lo ha stabilito il motu proprio ‘Authenticum charismatis’ di papa Francesco, con cui è modificato l’articolo 579 del Codice di diritto canonico, che affermava:

“I Vescovi diocesani possono, ciascuno nel proprio territorio, erigere con formale decreto istituti di vita consacrata, purché sia stata consultata la Sede Apostolica”. Ora tale articolo è così formulato: “I Vescovi diocesani possono, ciascuno nel proprio territorio, erigere con formale decreto istituti di vita consacrata, previa autorizzazione del la Sede Apostolica”.

In questo documento papa Francesco sottolinea, come scritto nell’esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’, l’esigenza dell’ecclesialità: “I fedeli hanno il diritto di essere avvertiti dai Pastori sull’autenticità dei carismi e sull’affidabilità di coloro che si presentano come fondatori. Il discernimento sull’ecclesialità e affidabilità dei carismi è una responsabilità ecclesiale dei Pastori delle Chiese particolari. Essa si esprime nella cura premurosa verso tutte le forme di vita consacrata e, in particolare, nel decisivo compito di valutazione sull’opportunità dell’erezione di nuovi Istituti di vita consacrata e nuove Società di vita apostolica”.

Nel documento si chiarisce che i nuovi Istituti abbiano l’approvazione della Santa Sede: “Alla Sede Apostolica compete accompagnare i Pastori nel processo di discernimento che conduce al riconoscimento ecclesiale di un nuovo Istituto o di una nuova Società di diritto diocesano.

L’Esortazione apostolica ‘Vita consecrata’ afferma che la vitalità di nuovi Istituti e Società ‘deve essere vagliata dall’autorità della Chiesa, alla quale compete l’opportuno esame sia per saggiare l’autenticità della finalità ispiratrice sia per evitare l’eccessiva moltiplicazione di istituzioni tra loro analoghe, col conseguente rischio di una nociva frammentazione in gruppi troppo piccoli’. I nuovi Istituti di vita consacrata e le nuove Società di vita apostolica, pertanto, devono essere ufficialmente riconosciuti dalla Sede Apostolica, alla quale sola compete l’ultimo giudizio”.

La modifica è dettata dal fatto che un Istituto di vita consacrata non riguarda solo una diocesi in particolare ma la Chiesa universale, come è stato specificato nella lettera ai consacrati, scritta nel 2014: “L’atto di erezione canonica da parte del Vescovo trascende il solo ambito diocesano e lo rende rilevante nel più vasto orizzonte della Chiesa universale.

Infatti, natura sua, ogni Istituto di vita consacrata o Società di vita apostolica, ancorché sorto nel contesto di una Chiesa particolare, ‘in quanto dono alla Chiesa, non è una realtà isolata o marginale, ma appartiene intimamente ad essa, sta al cuore stesso della Chiesa come elemento decisivo della sua missione’”.

Papa Francesco: lo Spirito Santo fa diventare figli di Dio

Oggi papa Francesco ha celebrato la preghiera del Regina Coeli dalla finestra del Palazzo Apostolico con i fedeli nella piazza san Pietro: “Oggi che la piazza è aperta, possiamo tornare. E’ un piacere!.. E anche noi, quando auguriamo pace agli altri, stiamo dando il perdono e chiedendo pure il perdono. Gesù offre la sua pace proprio a questi discepoli che hanno paura, che stentano a credere a ciò che pure hanno veduto, cioè il sepolcro vuoto, e sottovalutano la testimonianza di Maria di Magdala e delle altre donne. Gesù perdona, perdona sempre, e offre la sua pace ai suoi amici. Non dimenticatevi: Gesù non si stanca mai di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”.

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