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Settimana della Lingua Italiana nel mondo: Biagio Maimone presenta il suo saggio a New York

Il giornalista Biagio Maimone presenterà, martedì 15 ottobre, alle ore 17.30, nella Sala Conferenze dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, a Park Avenue, il suo saggio intitolato ‘La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario’, edito dalla Casa Editrice TraccePerlaMeta.

Il libro sta riscuotendo molto interesse in quanto propone la necessità di fondare un nuovo modello comunicativo che ponga al centro la relazione umana ed, ancor più, l’emancipazione morale ed umana della società odierna. Il libro ha ottenuto il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di New York ed è stato inserito nel programma delle iniziative per l’edizione 2024 della Settimana della Lingua Italiana nel mondo il cui tema quest’anno è ‘L’italiano e il libro: il mondo fra le righe’.

La metropoli statunitense rappresenta la prima tappa internazionale del giornalista il quale intende presentare la sua opera letteraria nelle principali città europee e negli Emirati Arabi. Secondo Maimone, Il dialogo è la condizione imprescindibile per realizzare la pace ed esso vive se chi comunica utilizza la ‘parola vitale’, tale in quanto  genera la vita e non il conflitto.

La comunicazione è vitale, pertanto, quando fa sgorgare dal cuore umano l’amore per la ‘Bellezza’, che è l’espressione di un disegno di amore insito nell’interiorità di ogni persona, da proiettare nella realtà per emanciparla e renderla una dimora accogliente per tutti, nella quale non vi è posto per la violenza e la conseguente esclusione. L’Amore per la ‘Bellezza’,  da veicolare attraverso la comunicazione, la parola scritta e parlata,  inevitabilmente, conduce all’amore per i deboli, per gli ultimi, al fine di renderli forti, inclusi, risvegliando in loro la gioia di vivere.

L’amore per la ‘Bellezza’ si prefigge la diffusione di quella ‘Parola’ capace di veicolare la ‘Pedagogia della Pace’, che crea ponti di umanità e quel dialogo che fa vivere le differenze, accogliendole in un progetto di vita: “Nel mio saggio ho voluto porre in luce la necessità di creare un modello comunicativo che tenga conto dell’importanza inconfutabile dell’uso appropriato della parola, superando quelle distorsioni, ormai consuete, che la rendono veicolo di offese, di menzogne, nonché di calunnie, che ledono la dignità umana dell’interlocutore e di ascolta o legge.

Possiamo constatare come spesso i mass media, i social molto di più, veicolano messaggi i cui contenuti sono pervasi dalla violenza e dall’odio sociale, dall’intento di screditare e porre sul rogo chi ritengono essere un avversario. Ciò che emerge è il farsi strada di una subcultura della comunicazione che rischia di impoverire sempre più la relazione umana, in quanto i messaggi che essa trasmette sono diseducativi.

Nel mio testo, che intende contrastare tale impoverimento culturale e la sua nocività, si rimarca che la parola è vita  in quanto deve generare la vita nelle sue espressioni più nobili e spirituali, perchè essa penetra nelle coscienze individuali e collettive e, se è sorretta dalla violenza e dalla menzogna, crea una coscienza umana che è guidata da disvalori che impoveriscono i singoli individui e, conseguentemente, l’intera collettività ed il contesto sociale.

Umanizzare il linguaggio affinché sia veicolo della ‘Pedagogia della Vita’ definisce il significato autentico del mio impegno giornalistico, che sono certo possa essere condiviso da chi fa della comunicazione lo strumento mediante cui giungere al mondo interiore di chi ascolta, al fine di arricchirlo e non  impoverirlo attraverso un uso distorto e, pertanto, nocivo del linguaggio. L’ epoca contemporanea pone in luce un crescente smarrimento di natura spirituale e morale, che si riflette sulla relazione umana, sulle relazioni tra gli Stati e i Continenti dell’intero universo, generando conflitti, nonché povertà morale e materiale. Ne è testimonianza l’insorgere continuo di conflitti in numerosi territori del mondo.

Quel che manca è la ‘Cultura Umana’, la ‘Cultura della Fratellanza Umana’ e  la ‘Cultura’ intesa come conoscenza profonda della realtà e del significato autentico del valore dell’essere umano,  in quanto soggetto pensante, nel cui mondo interiore vivono i valori che gli  attribuiscono un valore regale rispetto a tutte le altre creature ed, ancor più, rispetto alle cose” ha dichiarato Biagio Maimone, il quale ha sottolineato inoltre:

“La cultura umana consente di cogliere la bellezza depositata nell’interiorità della persona, generata dallo splendore divino che alberga nell’animo umano. E’ compito di chi comunica porre al centro la ‘Cultura Umana’ ed, in tal modo, rimarcare il valore supremo dell’essere umano, che lo distingue dalle cose materiali. Per tale motivo intendiamo insegnare, partendo dai rudimenti della conoscenza, quell’arte che già Fromm rivendicava come valore supremo, che è l’arte di amare. Occorre insegnare, pertanto, ad amare. Occorre, pertanto, comunicare l’amore.

Ed ecco la necessità di fare in modo che la nostra pedagogia comunicativa sia tesa al recupero dei valori dell’arte e della spiritualità, entrambi appartenenti alla sfera etica e morale della vita dell’individuo, necessari per alimentare e far progredire ogni dimensione della vita umana.

Si tratta di ritrovare la bellezza morale attraverso la comunicazione, che diviene, innanzitutto, insegnamento morale, talmente incisivo da poter migliorare l’interazione umana.

Ho avuto la possibilità anche di poter scrivere relativamente alla realizzazione della Casa della Famiglia Abramitica, edificata nella città di Abu Dhabi, che è uno tra i progetti più rilevanti in quanto pone le basi del dialogo interreligioso creando uno spazio fisico, un territorio comune su cui sono stati edificati tre luoghi di culto diversi (una Chiesa, una Sinagoga e una Moschea), posti l’uno accanto all’altro, in ciascuno dei quali si praticano religioni diverse, le quali si interfacciano reciprocamente per dialogare su ogni tema della vita religiosa ed umana.

Altrettanto coinvolgente è stato per me poter scrivere relativamente ai seguenti progetti: l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, che è stato inaugurato il 5 maggio 2024 nella città Il Cairo, i Convogli medici, l’Ospedale Pediatrico ‘Bambino Gesù del Cairo’, primo Ospedale del Papa fuori dall’Italia, la ‘Scuola della Fratellanza Umana’ per le persone portatrici  di disabilità, la ‘Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana’, denominata ‘Fratello’, che offre pasti gratuiti alle famiglie bisognose egiziane. Poter contribuire alla loro conoscenza è stato per me motivo di grande felicità.

Dedico il mio libro, pertanto, a mons. Yoannis Lahzi Gaid per la fiducia che ha riposto in me e, nel contempo, a Sua Santità Papa Francesco, in quanto promotore della  realizzazione dei progetti, per i quali ho potuto collaborare nell’impegno di divulgazione, che ha visto l’opinione pubblica destinataria dell’informazione inerente l’impegno connesso all’affermazione del dialogo interreligioso, promosso, in via prioritaria, dalla Chiesa Cattolica e dalla religione musulmana sunnita.

Ritengo che comunicare la pedagogia dell’amore, del rispetto della dignità umana e del valore della vita spirituale sia compito primario dei mass media, degli operatori che in essi riversano le proprie energie. La dimensione socio-umanitaria della vita non può essere sottovalutata da una comunicazione priva di ‘anima’, in quanto la società rischia di regredire verso la barbarie, in cui dominerà  la violenza in tutte le sue forme. La vita non può essere un campo di battaglia, ma l’incontro amorevole e fraterno di ogni essere umano. Perché sia così è necessario diffondere  messaggi che ricreino la consapevolezza smarrita del valore sacro di ogni persona”.

Papa Francesco: annunciare la bellezza della fede

Anche se in luglio ha sospeso tutti gli incontri nella mattinata di oggi papa Francesco ha ricevuto i partecipanti ai Capitoli Generali di alcune Congregazioni Religiose: Ordine dei Minimi, Ordine dei Chierici Regolari Minori, Chierici di San Viatore, Missionarie di Sant’Antonio Maria Claret, Suore Riparatrici del Sacro Cuore, Suore Agostiniane del Divino Amore, ponendo loro alcune domande: “Io farò una domanda prima di incominciare. Quanti novizie o novizi avete voi? Quanti? … Pregate, pregate. Ma come fate? Da dove vengono?”

Dopo aver ricevuto le risposte e ricordando le origini di ogni ordine il papa ha chiesto di dare vigore alla fede, come aveva scritto san Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica ‘Vita consecrata’: “Nella vostra varietà, siete un’immagine viva del mistero della Chiesa, in cui: ‘a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito Santo per il bene comune di tutti’, affinché nel mondo risplenda in tutta la sua luce la bellezza di Cristo. Non a caso i Padri della Chiesa definivano il cammino spirituale dei consacrati e delle consacrate: ‘filocalia, ossia amore per la bellezza divina, che è irradiazione della divina bontà’. E questa strada, quanto lontana è dalle lotte interne, da interessi che non siano quelli dell’amore”.

Innanzitutto si è soffermato sulla bellezza della vita consacrata: “Davvero le vostre storie, in circostanze, tempi e luoghi diversi, sono storie di bellezza, perché in esse traspare la grazia del volto di Dio: quella che nei Vangeli vediamo in Gesù, nelle sue mani raccolte in preghiera nei momenti di intimità col Padre, nel suo cuore pieno di compassione, nei suoi occhi accesi di zelo quando denuncia ingiustizie e soprusi, nei suoi piedi callosi, segnati dalle lunghe marce con cui ha raggiunto anche le periferie più disagiate ed emarginate della sua terra”.

E’ questa la grandezza dei Padri fondatori: “Le vostre fondatrici e i vostri fondatori, sotto l’impulso dello Spirito Santo, hanno saputo cogliere i tratti di questa bellezza, e corrispondervi in modi diversi, secondo i bisogni delle loro epoche, scrivendo pagine meravigliose di carità concreta, di coraggio, di creatività e di profezia, spendendosi nella cura dei deboli, dei malati, dei vecchi e dei bambini, nella formazione dei giovani, nell’annuncio missionario e nell’impegno sociale; pagine che oggi sono affidate a voi, perché continuiate l’opera da loro iniziata”.

Questa è un’opera che deve continuare: “L’invito, allora, nei vostri lavori capitolari, è a ‘raccogliere il loro testimone’ (tocca a voi prenderlo ed andare avanti), ed a continuare come loro a ricercare e seminare la bellezza di Cristo nella concretezza delle pieghe della storia, mettendovi prima di tutto in ascolto dell’Amore che li ha animati, e lasciandovi poi interrogare dalle modalità con cui vi hanno corrisposto: da ciò che hanno scelto e da ciò a cui hanno rinunciato, magari con sofferenza, per essere per i loro contemporanei specchio terso del volto di Dio”.

Però la vita consacrata va vissuta nell’essenzialità: “Ciascuno di loro, in circostanze diverse, ha scelto l’essenziale ed ha rinunciato al superfluo, lasciandosi forgiare giorno per giorno dalla semplicità dell’amore di Dio che risplende nel Vangelo… Preparandovi ai vostri incontri, perciò, chiedete anche voi al Signore di essere semplici, personalmente e anche semplici nelle dinamiche sinodali del cammino comune, spogliandovi di tutto ciò che non serve o che può ostacolare l’ascolto e la concordia nei vostri processi di discernimento; spogliandovi di calcoli, di ambizioni, invidie (è brutta l’invidia in una vita comunitaria; l’invidia a me piace vederla come la ‘malattia gialla’, una cosa brutta), pretese, rigidità e qualsiasi altra brutta tentazione di autoreferenzialità”.

Infine ha indicato loro la strada della povertà in Cristo: “E questa è una missione grande! Ed il Padre la affida a voi, membra fragili del corpo del suo Figlio, proprio perché attraverso il vostro ‘sì’ umile appaia la potenza della sua tenerezza, che va oltre ogni possibilità, e che permea la storia di ciascuna delle vostre comunità. E non lasciare la preghiera, una preghiera dal cuore; non lasciare i momenti davanti al tabernacolo parlando con il Signore, parlando al Signore e lasciando che il Signore parli a noi. Ma la preghiera dal cuore: non quella dei pappagalli, no, no. Quella che viene dal cuore e che ci fa andare avanti nella strada del Signore”.

(Foto: Santa Sede)

Torna la festa degli oratori estivi di Roma a Zoomarine

Immancabile con l’arrivo dell’estate e la conclusione delle scuole, l’avvio in moltissime parrocchie di Roma degli oratori estivi, che stanno accogliendo, già da questa settimana, migliaia di bambini e ragazzi. Come tradizione, i gruppi si ritroveranno giovedì 20 giugno per la tradizionale Festa degli Oratori Estivi presso il parco divertimenti di Zoomarine alle porte di Roma per una giornata, affidata all’organizzazione del Centro Oratori Romani, all’insegna del divertimento, ma anche dell’incontro e della condivisione che contraddistingue sempre l’esperienza estiva degli oratori.

Gli oratori verranno accolti a partire dalle ore 9.30 dagli animatori e la Festa degli Oratori Estivi 2024 verrà inaugurata anche quest’anno ufficialmente dal Vescovo ausiliare del settore sud, don Dario Gervasi, che porterà il saluto a bambini, ragazzi e ai tanti animatori a servizio di questo appuntamento che da oltre 10 anni accompagna l’esperienza estiva delle parrocchie. All’interno del parco divertimenti bambini e animatori potranno godere di tante attrazioni, colorando con la loro presenza gioiosa ogni spazio disponibile, sperimentando anche in questa occasione la bellezza di sentirsi parte della grande famiglia dell’oratorio

A Roma moltissime parrocchie offrono ogni estate questa gioiosa proposta pastorale alle famiglie del territorio, accogliendo nelle varie zone della città, dal centro alla periferia, da nord a sud migliaia di bambini e ragazzi. La diocesi di Roma ha realizzato anche quest’anno il sussidio per l’estate dal titolo ‘L’Isola del Tesoro’ adottato da moltissime comunità con l’intento di proporre, in uno speciale cammino di crescita, un’avventura estiva capace di coinvolgere piccoli e grandi, nella ricerca di un tesoro per il quale valga la pena spendere tutte le energie a partire dai propri talenti. 

I gruppi di animatori, in gran parte composti da adolescenti entusiasti, da settimane si stanno preparando per organizzare al meglio accoglienza e attività (tra giochi, catechesi, preghiera, laboratori ma anche tornei e gite) coadiuvati da giovani responsabili, adulti e sacerdoti, tutti a servizio di un progetto che sostiene le famiglie e regala ai più piccoli qualche settimana di gioia ed allegria. Il sussidio 2024, progetto del Servizio di Pastorale Giovanile diocesano e coordinato dal COR, è stato realizzato negli ultimi mesi da una ampia redazione con la partecipazione di ACR Roma, Agesci Regione Lazio e Anspi Roma, insieme a giovani animatori, e sacerdoti delle parrocchie romane. Tutti i materiali sono disponibili sul sito insieme al modulo per iscriversi alla festa del 20 giugno (https://www.oresroma.org/attivita/festa-ores ).

Manifestazioni per non dimenticare piazza Tiananmen

Il 4 giugno dal 1989, al culmine delle proteste che coinvolsero molti giovani ed intellettuali della società cinese, l’esercito della Repubblica Popolare Cinese aprì il fuoco contro i dimostranti in piazza Tiananmen, a Pechino, causando un numero incerto di morti calcolato dalle centinaia alle migliaia. In occasione di questa 35^ ricorrenza il giornale ‘Chistian Times’ pubblica una pagina bianca, come ha riportato il sito ‘Asia News’, motivando la scelta, in quanto la ‘situazione attuale’ si può raccontare solo ‘trasformando i paragrafi in linee vuote e spazi bianchi’ in una società sempre più ‘restrittiva’.

Per tale anniversario il sito di Asia News ha riportato l’appello di ‘Chinese Human Rights Defenders’ per la liberazione di 14 protagonisti del 1989 ancora in galera: “Per 35 anni, tutti i massimi dirigenti cinesi, da Li Peng a Xi Jinping, si sono preoccupati di cancellare i ricordi del 4 giugno perseguitando coloro che pacificamente chiedono di assumersene la responsabilità. Tutti coloro che hanno a cuore la giustizia dovrebbero chiedere pubblicamente alle autorità cinesi di rilasciare immediatamente e senza condizioni questi e tutti gli altri prigionieri di coscienza in Cina”.

Inoltre Asia News ha tradotto una riflessione del vescovo di Hong Kong, card. Stephen Chow Sau-yan, sull’anniversario pubblicata sul sito del settimanale diocesano ‘Sunday Examiner’, in cui auspica un ‘perdono’, che non significa dimenticare, ma che possa permettere alla Cina di voltare pagina:

“Quanto è successo 35 anni fa ha lasciato una ferita profonda in alcune parti della nostra psiche, anche se è stata seppellita e cicatrizzata. Tuttavia, rimane un punto dolente che richiede un’attenzione adeguata per la guarigione. E io sto pregando affinché questa guarigione avvenga. Detto questo, capisco che non dobbiamo fermarci, ma andare avanti.  Una vita sana non dovrebbe rimanere bloccata in uno spazio buio di dolore e risentimento senza fine.

Questo non significa, però, che io possa dimenticare ciò che ho visto e sentito così profondamente quella notte e nelle settimane successive. Anche se i miei ricordi non sono più vividi, il mio cuore ha sentimenti che rimangono vivi, soprattutto in questo periodo dell’anno”.

Ed ha sottolineato che Dio è misericordioso: “Il suo perdono è sempre disponibile per quanti ne hanno bisogno ma non hanno ancora il coraggio di chiederlo. L’amore incondizionato di Dio per noi si esprime in modo travolgente attraverso la Passione e la morte del suo unico Figlio, anche quando viviamo in uno stato di peccato che non confessiamo.

Fortunatamente, è attraverso questo atto d’amore auto-sacrificale che siamo consapevoli del nostro bisogno di perdono di Dio. E con la risurrezione del Figlio, possiamo godere di un nuovo inizio. Proprio perché il perdono di Dio non richiede il nostro pentimento, possiamo anche imparare a perdonare in modo proattivo. Perdonare non significa dimenticare, ma offre una condizione preliminare per la nostra libertà interiore e un futuro più luminoso per tutti”.

La riflessione è stata conclusa con una preghiera: “Oh, Signore della storia, nelle preghiera ho camminato con le vittime e le loro famiglie negli ultimi 35 anni; non ho mancato di accompagnarle con momenti di riflessione e una tristezza altalenante che a volte sembra infinita. Allo stesso tempo, però, mantengo la mia speranza nel Signore risorto che è passato attraverso questa stessa morte. Ora, mi presento davanti a te in preghiera. Con fede e speranza, Signore, ti affido lo sviluppo democratico del Paese.

Tu che sei sempre giusto e saggio. Fammi indossare il tuo giogo e imparare da te. Che io possa intravedere, attraverso la tua bontà e umiltà, il desiderio eterno della vita. Avanzando nell’amore, sostenendoci a vicenda nell’affrontare le nostre contraddizioni, godiamo della bellezza della comunione trinitaria. Oh Signore, guidaci! Cammina con noi, popolo della Cina!”.

Turismo e pace: un binomio per raccontare la bellezza

‘Turismo e pace’ è il tema scelto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite per celebrare la Giornata del Turismo la 45^ Giornata Mondiale, che si svolgerà il prossimo 27 settembre; ed anche mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, ha inviato un messaggio sullo stesso tema: “In un periodo così travagliato come il nostro non si poteva pensare ad una scelta migliore per offrire, a quanti si porranno in viaggio, un momento di riflessione e di impegno personale. Lo scambio culturale tra i popoli, che trova nel turismo una sua forma privilegiata, si può trasformare anche in un concreto impegno per la pace”.

I conflitti impediscono ogni sostentamento all’economia dei Paesi in guerra: “Dove esistono focolai di guerra è evidente che il turismo soffra, perché viene meno ogni forma necessaria di sicurezza. La mancanza di turisti, tuttavia, crea un’ulteriore espressione di povertà tra la popolazione che vede venire meno una forma di sostentamento necessaria per vivere con la dovuta dignità. La guerra porta con sé una serie di conseguenze di cui spesso non si ha piena consapevolezza e, tuttavia, esse incidono direttamente nella vita delle persone. Dove c’è la violenza della guerra tutti sono chiamati in causa, nessuno escluso”.

Per questo il Dicastero per l’Evangelizzazione offre un contributo per costituire ‘messaggeri di pace’ ed alleviare le difficoltà economiche a chi opera nel settore turistico: “Si comprendono le difficoltà che derivano per questo settore dalle restrizioni dovute alla mancanza di sicurezza e nonostante questo sono invitati ad aprirsi verso nuovi percorsi, mantenendo viva la possibilità che si riprenda presto la via dei pellegrinaggi nei Paesi che tradizionalmente custodiscono la ricchezza della nostra fede e della nostra storia”.

Il compito dei ‘costruttori di pace’ consiste nel raccontare la bellezza ai turisti: “L’interesse che muove milioni di turisti può essere coniugato facilmente con l’impegno per la fratellanza, in modo tale da costituire una rete di ‘messaggeri di pace’ che parli al mondo intero per invocare la fine di ogni guerra e la riapertura di territori pieni di storia, di cultura e di fede. D’altronde, la via della bellezza che caratterizza queste mete non può e non deve essere oscurata dalla bruttezza della distruzione e delle macerie che vengono a sostituire quanto la genialità delle generazioni precedenti aveva costruito come emblema di pace e di condivisione”.

In questo senso il turismo è chiamato a proporre una ‘cultura dell’incontro’: “Il turismo può favorire in maniera determinante il recupero dei rapporti interpersonali di cui tutti sentiamo una profonda nostalgia. In un periodo come il nostro, segnato dalla massiccia presenza della tecnologia che limita i rapporti tra le persone, è bene che si alimenti e sostenga un rinnovato impegno per una cultura dell’incontro, così fortemente sostenuta da papa Francesco. Essa ha bisogno di essere riposta al centro del nostro impegno pastorale nel turismo”.

Ed il turismo religioso non può abdicare alla propria caratteristica: “L’incontro, infatti, è strumento di dialogo e di reciproca conoscenza; è fonte di rispetto e di riconoscimento della dignità altrui; è premessa indispensabile per costruire legami duraturi. Il turismo religioso non può prescindere da questa prospettiva ed è chiamato a farsi promotore credibile di questi legami. Non venga mai a mancare il richiamo e la preghiera per la pace nel mondo e nello stesso tempo per la pacificazione nei rapporti interpersonali.

L’uno e l’altro sono profondamente uniti e costituiscono la premessa per una pace duratura. D’altronde, è un’illusione pensare che la guerra sia soltanto un evento che tocca alcune nazioni. La pace inizia quando nel cuore di ognuno si installa in maniera stabile la carità che porta il rispetto per l’altro e il senso di fraternità che tutti accomuna. Essere costruttori di pace non solo è possibile, ma è richiesto a quanti intraprendono un viaggio”.

Infine non è mancato un riferimento all’imminente Giubileo: “Questo anno sarà caratterizzato per l’inizio del Giubileo Ordinario 2025. Il 24 dicembre, infatti, il Papa aprirà la Porta Santa della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano permettendo a milioni di pellegrini di raggiungere la città di Roma per vivere l’esperienza dell’indulgenza giubilare”.

Per questo il turismo è un segno di costruzione della pace: “Il turismo caratterizzato da questa speranza può diventare un segno concreto e tangibile anche per la costruzione della pace… Turismo e pace uniti alla speranza diventino, pertanto, il messaggio convinto, in questa Giornata Mondiale del Turismo 2024, per quanti sono Operatori nel turismo e per quanti intraprendono il viaggio con sentimenti e desiderio di serenità e concordia”.

Papa Francesco: sperimentare la misericordia di Dio nella cura dell’ospitalità

Giornata intensa di incontri quella di papa Francesco, che ha ricevuto in udienza le partecipanti ai Capitoli Generali delle Suore Ospedaliere del S. Cuore e delle Figlie di San Camillo, incentrando la riflessione sull’importanza dei Capitoli generali: “E’ una bella trovata della Provvidenza questa di farvi incontrare qui, con il Vescovo di Roma, a rendere grazie al Signore, a chiedergli luce per discernere la sua volontà e a rinnovare il vostro impegno a servizio della Chiesa”.

Ed alla base di tali Capitoli c’è lo Spirito Santo: “All’inizio dei vostri cammini ci sono due storie entusiasmanti, nelle quali si vede come l’audacia di fondatrici e fondatori, sotto l’azione dello Spirito Santo, può realizzare opere grandi, lanciandosi là dove la carità chiama, senza fare troppi calcoli, con la ‘pazzia santa dell’amore’. E se manca l’amore siamo finiti!”

Tale Congregazione è sorta per la cura dei malati di mente: “Così nascevano le Suore Ospedaliere del Sacro Cuore. E da allora voi avete continuato la loro missione, estendendo l’assistenza a sempre nuove sofferenze e povertà, per rendere presente la misericordia di Dio nella pratica dell’ospitalità, con una particolare attenzione al recupero e alla riabilitazione integrale delle persone. E lo fate cercando di coinvolgere tutti – malati, famiglie, medici, suore, volontari ed altri, in un clima ‘di comunità’ in cui ciascuno è partecipe e contribuisce al bene degli altri”.

Ed ha raccontato anche della fondatrice della Congregazione delle Figlie di San Camillo: “Questa donna sapeva bene cos’è il dolore: nella sua vita aveva sofferto tanto a causa della poca salute e per molti altri motivi. Solo con l’aiuto di Dio e di persone buone aveva potuto farcela, e perciò amava ripetere: ‘la sofferenza è vinta soltanto dall’amore’. Così, ha affidato i malati al vostro amore, prima e indispensabile medicina di ogni luogo di cura; anzi, con il quarto voto di assistenza agli infermi, li ha messi al cuore della vostra consacrazione”.

Inoltre ha inviato un discorso ai partecipanti dell’assemblea generale di ‘Talitha Kum’, sottolineato il male della tratta: “La tratta di persone è un male ‘sistemico’, e quindi possiamo e dobbiamo eliminarlo mediante un approccio sistematico a molteplici livelli. La tratta si rafforza con le guerre e i conflitti, trae beneficio dagli effetti dei cambiamenti climatici, dalle disparità socio-economiche, approfitta della vulnerabilità delle persone costrette a migrare e della condizione di disuguaglianza in cui si trovano, soprattutto, donne e bambine”.

E’ un invito ad eliminarla: “La tratta è un’attività che non rispetta e non guarda in faccia a nessuno, garantendo grandi profitti a persone senza scrupoli morali. La tratta è in continua evoluzione e trova sempre nuovi modi per svilupparsi, com’è accaduto durante la pandemia. Tuttavia non dobbiamo scoraggiarci. Con la forza dello Spirito di Gesù Cristo e la dedizione di tanti possiamo riuscire ad eliminarla”.

Riprendendo il tema assembleare (‘Camminare insieme per porre fine alla tratta: compassione in azione per la trasformazione’) ha invitato a non arrendersi: “Non è semplice, ma in questi 15 anni ci avete mostrato, ad ogni latitudine, che è possibile farlo. Talitha Kum è diventata una rete capillare e globale e, nel medesimo tempo, anche ben radicata nelle Chiese locali. Essa è diventata un punto di riferimento per le vittime, per le loro famiglie, per le persone a rischio e per le comunità più vulnerabili.

Inoltre, i vostri appelli costituiscono un forte richiamo alla responsabilità per Governi e istituzioni nazionali e locali. Vi incoraggio a proseguire su questa strada, portando avanti le azioni di prevenzione e cura e intessendo tante preziose relazioni, indispensabili per contrastare e sconfiggere la tratta”.

Mentre ai partecipanti al Congresso di chirurgia dell’associazione ‘Ex-alunni del Professor Ivo Pitanguy’ ha raccomandato di portare sempre un sorriso ai bambini malati: “In uno dei vostri progetti di cooperazione, cercate di portare il sorriso sul volto di tanti bambini malati e, aiutandoli, portate il sorriso anche alle loro famiglie e, in un certo senso, a tutta la società. Vi ringrazio per questo servizio discreto agli altri”.

E’ questa l’essenzialità della bellezza: “Ma come uomini, come medici e come cristiani, sappiamo che i nostri volti sono destinati a riflettere una bellezza che va al di là di quella percepibile con gli occhi del corpo. Una bellezza che non è soggetta alle tendenze programmate dal business della moda, della cultura, dell’apparenza, ma che è legata alla verità dell’uomo, al suo essere più intimo, che non possiamo sfigurare”.

Per questo la Bibbia parla della bellezza di Gesù: “E’ interessante che la Scrittura ci presenti Gesù come il ‘più bello degli uomini’ e come colui che a causa delle sofferenze è diventato così ‘sfigurato che il suo aspetto non era più quello di un uomo e il suo volto non era più quello di un essere umano’. Gesù ci mostra in questo paradosso la sua vera immagine e la nostra, che passa attraverso la via della croce, attraverso l’accettazione della nostra piccolezza, per arrivare a una gloria eterna, a una speranza che non delude e non svanisce”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco a Verona: la missione è audace

Oggi la visita pastorale di papa Francesco a Verona è iniziata nella Basilica di San Zeno, con l’incontro con i sacerdoti e i consacrati, soffermando la riflessione sulla chiamata e sulla missione, anche se in precedenza aveva fatto visita alle suore di clausura: “Ho voluto incominciare salutando queste donne, che sono le monache di clausura. Avete visto come erano tutte così? Perché nella clausura non si perde la gioia, c’è la gioia. E sono brave! Mai fanno chiacchiericcio, mai, sono brave. Grazie, sorelle!”

Mentre ai sacerdoti ha richiamato i temi della bellezza del cristianesimo: “E’ bello trovarci in questa Basilica romanica, una tra le più belle d’Italia, che ha ispirato anche poeti come Dante e Carducci. Ed essere qui insieme, il vescovo, preti, religiose e religiosi, e guardare questo splendido soffitto a carena ci fa sentire come dentro a una grande barca, e ci fa pensare al mistero della Chiesa, la barca del Signore che naviga nel mare della storia per portare a tutti la gioia del Vangelo.

Questa immagine evangelica ci ricorda almeno due cose sulle quali vorrei soffermarmi con voi: la prima è la chiamata, la chiamata ricevuta e sempre da accogliere; e la seconda è la missione, da compiere con audacia”.

All’inizio c’è sempre una ‘chiamata’ di Gesù: “All’inizio del suo ministero in Galilea, Gesù passa lungo la riva del lago e posa il suo sguardo su una barca e su due coppie di fratelli pescatori, i primi che gettano le reti e gli altri che le rassettano. Si avvicina e li chiama a seguirlo. Non dimentichiamo questo: all’origine della vita cristiana c’è l’esperienza dell’incontro con il Signore, che non dipende dai nostri meriti o dal nostro impegno, ma dall’amore con cui ci viene a cercare, bussando alla porta del nostro cuore e invitandoci a una relazione con Lui”.

All’inizio della vita consacrata esiste la Grazia: “Ancora di più, all’origine della vita consacrata e della vita sacerdotale, non ci siamo noi, i nostri doni o qualche merito speciale, ma c’è la chiamata sorprendente del Signore, il suo sguardo misericordioso che si è chinato su di noi e ci ha scelti per questo ministero, benché non siamo migliori degli altri, siamo peccatori come gli altri.

Questo, sorelle e fratelli, è pura grazia, pura grazia. Mi piace quello che sant’Agostino diceva: guarda da una parte e dall’altra, cerca il merito, e non troverai niente, soltanto grazia. E’ pura grazia, pura gratuità, un dono inatteso che apre il nostro cuore allo stupore davanti alla condiscendenza di Dio. La grazia provoca questo: lo stupore”.

Quindi è necessario accogliere questo dono di Dio: “Se smarriamo questa coscienza e questa memoria, rischiamo di mettere al centro noi stessi invece che il Signore; senza questa memoria rischiamo di agitarci attorno a progetti e attività che servono più alle nostre cause che a quella del Regno; rischiamo di vivere anche l’apostolato nella logica della promozione di noi stessi e della ricerca del consenso, cercando di fare carriera, e questo è bruttissimo, invece che spendere la vita per il Vangelo e per un servizio gratuito alla Chiesa”.

Tale accoglienza del dono significa educarsi alla pazienza: “Possiamo gettare la rete e attendere con fiducia. Questo ci salva, anche nei momenti più difficili; perciò ricordiamoci della chiamata, accogliamola ogni giorno, e restiamo con il Signore. Tutti noi sappiamo che ci sono momenti difficili, ci sono. Momenti di buio, momenti di desolazione… In questi momenti bui, ricordare la chiamata, la prima chiamata e da lì prendere forza”.

La pazienza è un invito alla missione: “E penso ancora al mare di Galilea, stavolta dopo la risurrezione di Gesù… Nei momenti della delusione, non fermarci, resistere. Resistere. Tante volte dimentichiamo questo: a nessuno di noi, quando abbiamo incominciato questa strada, il Signore ha detto che tutto sarebbe stato bello, confortante. No. La vita è di momenti di gioia, ma anche di momenti bui. Resistere. La capacità, il coraggio di andare avanti e il coraggio di resistere”.

Da qui nasce l’audacia: “L’audacia, l’audacia apostolica, è un dono che questa Chiesa conosce bene. Se c’è infatti una caratteristica dei preti e dei religiosi veronesi, è proprio quella di essere intraprendenti, creativi, capaci di incarnare la profezia del Vangelo. Grazie, grazie di questo. E questa intraprendenza evangelica, si tratta di un sigillo, che ha segnato la vostra storia: basti pensare all’impronta lasciata da tanti sacerdoti, religiosi e laici nell’Ottocento, che oggi possiamo venerare come Santi e Beati… Questa audacia di essere creativi per il popolo di Dio”.

Ed ha concluso, dopo aver citato i santi veronesi con un augurio: “Questo auguro a voi e alle vostre comunità: una ‘santità capace’, una fede viva che con carità audace semini il Regno di Dio in ogni situazione della vita quotidiana.

E se il genio di Shakespeare si è fatto ispirare dalla bellezza di questo luogo per raccontarci le vicende tormentate di due innamorati, ostacolati dall’odio delle rispettive famiglie, noi cristiani, ispirati dal Vangelo, impegniamoci a seminare ovunque un amore: dove c’è odio, che io metta amore, dove c’è l’odio che io sia capace di seminare amore… Sognatela così, Verona, come la città dell’amore, non solo nella letteratura, ma nella vita”.

Mentre, incontrando i bambini e le bambine, ha risposto alle loro domande ha sottolineato che anche loro possono essere ‘segni di pace’: “Gesù manda i discepoli, gli Apostoli e tutti noi a predicare nel mondo, certo… Ma la domanda è: noi adesso come possiamo essere segno di pace nel mondo? Voi sapete che in questo mondo, in questo momento il mondo è in guerra.

Sapete questo? Ci sono tante guerre, tante guerre, sia Ucraina, sia Terra Santa, nell’Africa, nel Myanmar… Tante, tante guerre… Dobbiamo essere un segno di pace, condividere, seminare il bene, ascoltare gli altri, giocare con gli altri, ma non litigare con gli altri… Diciamolo insieme: Dobbiamo essere un segno di pace! Insieme!”

(Foto: Santa Sede)

A Milano il progetto delle ’12 perle’

Dall’11 al 19 maggio l’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana propone le Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico: un’occasione per conoscere territori, comunità, chiese ed edifici, musei e itinerari di cammino ispirati da motivi di natura religiosa.

Le dieci Diocesi della Lombardia hanno accolto questa iniziativa di promozione e valorizzazione con aperture straordinarie e visite guidate a luoghi di culto e altri siti non sempre aperti al pubblico, grazie al presidio di volontari che accompagneranno i visitatori. Nel territorio della Diocesi ambrosiana il progetto è identificato come “Dodici perle”: un richiamo alla pagina del Libro dell’Apocalisse dove vengono descritte le porte di ingresso della città di Gerusalemme.

Saranno oltre 150 i luoghi visitabili, distribuiti in tutte le sette Zone pastorali della Diocesi di Milano: da Campione d’Italia a Treviglio, da Bernate Ticino a Sesto San Giovanni… Un catalogo di capolavori noti (Sacro Monte di Varese, Castiglione Olona, le chiese di Monza, Cantù, Erba, Melegnano) e di meraviglie sconosciute, nella periferia del capoluogo (Lambrate, Ortica, Pratocentenaro, Giambellino, Barona) o nei meandri del vastissimo territorio diocesano (Visino, Barni, Monticello, Gaggiano, Oliveto Lario…).

Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione tra gli Uffici diocesani dei Beni Culturali e del Turismo e l’agenzia Duomo Viaggi, che ha realizzato il sito internet www.lombardiacristiana.it il cui scopo è proporsi come punto di riferimento e di informazione per la fruizione turistica dei beni ecclesiastici nel territorio regionale.

Oltre alle istituzioni museali legate al contesto ecclesiale, sono state coinvolte numerose parrocchie, alcune delle quali custodiscono preziosi organi recentemente restaurati anche grazie ai fondi dell’8xmille: per questo verrà proposta anche una rassegna di concerti. Dal canto loro, i giovani studenti che aderiscono al progetto ‘Vie della Bellezza’ saranno gli accompagnatori nelle chiese più significative del centro di Milano.

Sono inoltre previste esperienze di cammino che conducono nei luoghi oggetto delle visite. Saranno più di una dozzina gli itinerari programmati per quei giorni. Si svolgeranno, presidiati dalle associazioni di riferimento, sui seguenti tracciati: Via Francisca del Lucomagno, Cammino di Sant’Agostino, Cammino di San Pietro Martire, Cammino dei Monaci, Via Francigena Renana.

Sui social sarà possibile reperire informazioni e condividere le proprie esperienze utilizzando l’hashtag #xlconcordato per ricordare il quarantesimo anniversario del Concordato e l’introduzione dell’8xmille alla Chiesa cattolica, eventi che hanno offerto la base per una rinnovata collaborazione e la costruzione di intese con lo Stato per la salvaguardia e la tutela di autentici tesori del patrimonio artistico nazionale.

Però la Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Lombarda, presieduto da mons. Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia, ha espresso preoccupazione per il santuario di Santa Maria del Fonte di Caravaggio, in provincia di Bergamo ma parte della diocesi di Cremona, che richiama ogni anno 500.000 pellegrini, che è interessato da una continua urbanizzazione di un possibile maxi polo logistico:

“Il patrimonio ambientale della zona in cui si trova il Santuario Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, è sempre stato tutelato e rispettato, tanto che nel corso degli anni il territorio circostante è stato considerato «area agricola di salvaguardia». In alcune parti del territorio sono stati infatti posti vincoli urbanistici e paesaggistici che hanno consentito di preservare le aree agricole che per 600 anni hanno circondato il Santuario, diventando tutt’uno con esso.

Anche il reticolo dei canali, alimentati dai fontanili, tipici della zona, ha caratterizzato l’area: il nome di Santa Maria del Fonte evidenzia che l’apparizione della Madonna è avvenuta presso una sorgente che dava acqua alla terra e alle persone che vi lavoravano”.

Il riferimento della commissione ecclesiale lombarda è al progetto di realizzazione di un’ampia zona industriale nel Comune di Misano Gera d’Adda: “Nel caso del Santuario di Caravaggio i nuovi insediamenti produttivi andrebbero ad insistere su un territorio fragile e strettamente legato a un monumento che, rassicurante e maestoso, rappresenta un elemento costitutivo e caratterizzante dell’intera area”.

Inoltre la consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici ha ricordato il protocollo d’intesa per la salvaguardia dei beni culturali religiosi: “Si ricorda inoltre che, nel gennaio del 2022, Regione Lombardia e Conferenza Episcopale Lombarda sottoscrivevano un protocollo d’intesa per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali di interesse religioso. In questo documento si metteva in risalto l’impegno reciproco per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale dei beni di interesse religioso e la reciproca disponibilità a tutelare questo patrimonio. In conseguenza di ciò, veniva sancito l’impegno reciproco alla tutela, al recupero e alla fruibilità dei tali beni”.

Si deve anche dire che l’Istituto per il sostentamento del clero della diocesi di Cremona a fine 2021 aveva firmato un preaccordo di vendita di 40.000 mq di sua proprietà alla società proponente, ovvero un quarto della superficie totale. Solo nel 2022 la diocesi aveva deciso di non vendere più, ma ormai l’iter era partito e la società ha scelto di proseguire con un primo lotto, stralciando i 40.000 mq della diocesi e ridimensionando notevolmente la logistica. Però per la diocesi di Cremona non si è mai arrivati alla firma definitiva per la vendita, perché essa si è poi resa conto del possibile impatto dell’insediamento industriale.

Papa Francesco a Venezia: l’arte educhi lo sguardo

“Anche da qui, come ogni domenica, vogliamo invocare l’intercessione della Vergine Maria per le tante situazioni di sofferenza nel mondo. Penso ad Haiti, dove è in vigore lo stato di emergenza e la popolazione è disperata per il collasso del sistema sanitario, la scarsità di cibo e le violenze che spingono alla fuga. Affidiamo al Signore i lavori e le decisioni del nuovo Consiglio Presidenziale di Transizione, insediatosi giovedì scorso a Port-au-Prince, affinché, con il rinnovato sostegno della Comunità internazionale, possa condurre il Paese a raggiungere la pace e la stabilità di cui tanto ha bisogno. Penso alla martoriata Ucraina, alla Palestina e a Israele, ai Rohingya e a tante popolazioni che soffrono a causa di guerre e violenze. Il Dio della pace illumini i cuori perché cresca in tutti la volontà di dialogo e di riconciliazione”.

Con la recita del Regina Coeli per la pace nelle zone di conflitto si è conclusa la visita di papa Francesco a Venezia, dove ha visitato il padiglione della Santa Sede alla 60^ Biennale di arte, allestito nel carcere femminile della Giudecca, in cui è possibile  entrare senza cellulari, incontrando le detenute:

“E’ il Signore che ci vuole insieme in questo momento, arrivati per vie diverse, alcune molto dolorose, anche a causa di errori di cui, in vari modi, ogni persona porta ferite e cicatrici, ogni persona porta delle cicatrici. E Dio ci vuole insieme perché sa che ognuno di noi, qui, oggi, ha qualcosa di unico da dare e da ricevere, e che tutti ne abbiamo bisogno. Ognuno di noi ha la propria singolarità, ha un dono e questo è per offrirlo, per condividerlo”.

Il papa ha sottolineato che il carcere è una realtà ‘dura’, ma anche un posto per rinascere: “Allora, paradossalmente, la permanenza in una casa di reclusione può segnare l’inizio di qualcosa di nuovo, attraverso la riscoperta di bellezze insospettate in noi e negli altri, come simboleggia l’evento artistico che state ospitando e al cui progetto contribuite attivamente; può diventare come un cantiere di ricostruzione, in cui guardare e valutare con coraggio la propria vita, rimuoverne ciò che non serve, che è di ingombro, dannoso o pericoloso, elaborare un progetto, e poi ripartire scavando fondamenta e tornando, alla luce delle esperienze fatte, a mettere mattone su mattone, insieme, con determinazione”.

Il carcere deve offrire strumenti capaci di crescita: “Per questo è fondamentale che anche il sistema carcerario offra ai detenuti e alle detenute strumenti e spazi di crescita umana, di crescita spirituale, culturale e professionale, creando le premesse per un loro sano reinserimento. Per favore, non ‘isolare la dignità’, non isolare la dignità ma dare nuove possibilità! Non dimentichiamo che tutti abbiamo errori di cui farci perdonare e ferite da curare, io anche, e che tutti possiamo diventare guariti che portano guarigione, perdonati che portano perdono, rinati che portano rinascita”.

E visitando il padiglione della Santa Sede ha incontrato gli artisti che espongono al padiglione della Santa Sede sul tema ‘Con i miei occhi’: “Abbiamo tutti bisogno di essere guardati e di osare guardare noi stessi. In questo, Gesù è il Maestro perenne: Egli guarda tutti con l’intensità di un amore che non giudica, ma sa essere vicino e incoraggiare. E direi che l’arte ci educa a questo tipo di sguardo, non possessivo, non oggettivante, ma nemmeno indifferente, superficiale; ci educa a uno sguardo contemplativo”.

E’ stato un invito affinchè l’arte contemporanea aiuti ad aprire lo sguardo sulle sofferenze del mondo: “Oggi abbiamo scelto di ritrovarci tutti insieme qui, nel carcere femminile della Giudecca. E’ vero che nessuno ha il monopolio del dolore umano. Ma ci sono una gioia e una sofferenza che si uniscono nel femminile in una forma unica e di cui dobbiamo metterci in ascolto, perché hanno qualcosa di importante da insegnarci. Penso ad artiste come Frida Khalo, Corita Kent o Louise Bourgeois e tante altre. Mi auguro con tutto il cuore che l’arte contemporanea possa aprire il nostro sguardo, aiutandoci a valorizzare adeguatamente il contributo delle donne, come coprotagoniste dell’avventura umana”.

Per questo Dio sorprende ha ripetuto ai giovani, invitandoli ad alzarsi: “Alzarsi da terra, perché siamo fatti per il Cielo. Alzarsi dalle tristezze per levare lo sguardo in alto. Alzarsi per stare in piedi di fronte alla vita, non seduti sul divano. Avete pensato, immaginato, cos’è un giovane per tutta la vita seduto sul divano? L’avete immaginato questo? Immaginate questo; e ci sono divani diversi che ci prendono e non ci lasciano alzare. Alzarsi per dire ‘eccomi!’ al Signore, che crede in noi. Alzarsi per accogliere il dono che siamo, per riconoscere, prima di ogni altra cosa, che siamo preziosi e insostituibili”.

Nel dialogo papa Francesco li ha invitati ad essere creatori di bellezza: “E quando voi sarete sposati ed avrete un figlio, una figlia, avrete fatto una cosa che prima non c’era! E questa è la bellezza della gioventù, quando diventa maternità o paternità: fare una cosa che prima non c’era. E’ bello questo. Pensate dentro di voi ai figli che avrete, e questo deve spingerci in avanti, non siate professionisti del digitare compulsivo, ma creatori di novità! Una preghiera fatta col cuore, una pagina che scrivi, un sogno che realizzi, un gesto d’amore per qualcuno che non può ricambiare: questo è creare, imitare lo stile di Dio che crea.

E’ lo stile della gratuità, che fa uscire dalla logica nichilista del ‘faccio per avere’ e ‘lavoro per guadagnare’. Questo si deve fare (faccio per avere e lavoro per guadagnare), ma non dev’essere il centro della tua vita. Il centro è la gratuità: date vita a una sinfonia di gratuità in un mondo che cerca l’utile! Allora sarete rivoluzionari. Andate, donatevi senza paura!”

Mentre nella celebrazione eucaristica conclusiva papa Francesco ha invitato i fedeli ad essere frutto: “Il frutto dei tralci in cui scorre la linfa è l’uva, e dall’uva proviene il vino, che è un segno messianico per eccellenza. Gesù, infatti, il Messia inviato dal Padre, porta il vino dell’amore di Dio nel cuore dell’uomo e lo riempie di gioia, lo riempie di speranza. Cari fratelli e sorelle, questo è il frutto che siamo chiamati a portare nella nostra vita, nelle nostre relazioni, nei luoghi che frequentiamo ogni giorno, nella nostra società, nel nostro lavoro”.

La conclusione del papa è stato un invito ad essere uniti alla ‘vite’ di Gesù: “Restando uniti a Cristo potremo portare i frutti del Vangelo dentro la realtà che abitiamo: frutti di giustizia e di pace, frutti di solidarietà e di cura vicendevole; scelte di attenzione per la salvaguardia del patrimonio ambientale ma anche di quello umano: non dimentichiamo il patrimonio umano, la grande umanità nostra, quella che ha preso Dio per camminare con noi; abbiamo bisogno che le nostre comunità cristiane, i nostri quartieri, le città, diventino luoghi ospitali, accoglienti, inclusivi”.

(Foto: Santa Sede)

Suor Oberto racconta i 100 anni delle Pie Discepole del Divin Maestro

“Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Pie Discepole di Divin Maestro, che celebrano il centenario di fondazione: possa questa ricorrenza essere uno stimolo per rinsaldare gli ideali religiosi e per esprimere in modo sempre più generoso la dedizione a Dio e ai fratelli”: così al termine dell’udienza generale dello scorso 7 febbraio papa Francesco ha espresso il desiderio che il centenario sia occasione di dedizione a Dio.

Le Pie Discepole del Divin Maestro sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio, fondato ad Alba (Cuneo) dal beato Giacomo Alberione (1884-1971): dopo aver istituito il ramo maschile e quello femminile dei paolini, volle dare inizio a un ramo di religiose di vita contemplativa che supportasse con la preghiera (soprattutto mediante l’adorazione eucaristica) l’apostolato dei padri e delle suore.

Il 10 febbraio 1924 il beato cuneese diede inizio alla congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro ed il 3 aprile 1947 mons. Luigi Maria Grassi, vescovo di Alba, eresse canonicamente le Pie Discepole in congregazione di diritto diocesano.

Quindi partendo dal saluto papale, a suor Marie Joseph Oberto, componente della congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro e referente dell’équipe della postulazione della famiglia paolina, chiediamo di spiegarci cosa significa dedicare la vita a Dio: “Quando papa Francesco ha augurato che il Centenario sia uno stimolo ‘per esprimere in modo sempre più generoso la dedizione a Dio e ai fratelli’, il pensiero è andato alla Dedicazione di una Chiesa: l’edificio diventa luogo per accogliere chi vuole incontrare Dio, comunicare con Dio. Quindi essere persone dedicate a Dio e ai fratelli è essere a tempo pieno la dimora di Dio, dialogare con Lui ed essere luogo di accoglienza, di contagio per chi avviciniamo”.

In quale modo comunicare l’amore di Dio attraverso la bellezza?

“Nella Genesi la creazione è danza della vita, una sinfonia scritta dalla Parola, ritmata dal ‘vide che era cosa bella/buona’! Dio Creatore è Bellezza e ‘il più bello tra i figli dell’uomo’, cantato dal salmo 44 è Gesù, il Verbo incarnato. Nella nostra missione valorizziamo la bellezza intesa come armonia della vita e via di evangelizzazione. E secondo la nostra Regola di vita ‘nel volto e nella voce del Signore Crocifisso e Risorto contempliamo la Bellezza che salva il mondo e non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato, perciò comunichiamo l’amore incondizionato di Dio per l’umanità anche attraverso la via della bellezza che promuove l’incontro fra la fede cristiana e le culture del nostro tempo’”.

Nel messaggio quaresimale il papa ha scritto che azione è anche fermarsi in preghiera: come è possibile?

“Un contributo sulla ministerialità nella Chiesa di tutto il popolo di Dio e quindi anche della donna, è stata la proposta di un Convegno interdisciplinare, svoltosi dal 28 gennaio al 3 febbraio: ‘La voce della donna nei ministeri della Chiesa. Un dialogo sinodale’ con obiettivo di ascoltare, con attenzione e rispetto, la voce delle donne in una Chiesa ministeriale e missionaria, in stile sinodale e in dialogo con le altre confessioni cristiane; approfondire il tema e la prassi dei ministeri ecclesiali, in particolare quelli esercitati dalle donne nella Chiesa di ieri e di oggi, secondo gli specifici contesti culturali; avviare processi di trasformazione e generativi che favoriscano scelte coraggiose per la nostra missione nella vita della Chiesa”.

Dove si fonda la vostra spiritualità?

“Il Mistero pasquale del Signore Gesù è il cuore della nostra spiritualità apostolica. Lo viviamo in comunione con la Chiesa, nell’itinerario dell’anno liturgico e in tutti gli ambiti della vita quotidiana, alimentandoci alle sorgenti di una spiritualità radicata nell’ascolto della Parola di Dio, nel Mistero eucaristico e nella vita liturgica”.

Qual è l’eredità carismatica del beato Giacomo Alberione?

“Papa Francesco ha ricordato che ‘la differenza non è tra progressisti e conservatori, ma tra innamorati e abituati’. Il beato Giacomo Alberione nel 1924, aveva detto che le Pie Discepole sono nate per l’Adveniat regnum tuum e per vivere questo programma evangelico ha dato una luce valida anche per l’inculturazione nel tempo e nella storia, per non confondere il carisma con le opere di un determinato tempo storico: ‘Da un solo amore nascono i tre apostolati che sono diretti ad un unico fine: l’amore a Gesù che vive nell’Eucaristia, l’amore a Gesù che vive nel sacerdozio, l’amore a Gesù che vive nella Chiesa… e da Gesù Maestro sono illuminati, sono  nutriti, sono guidati’. E a chi chiedeva, dai vari luoghi di missione, che cosa si doveva fare, la risposta era: le invenzioni dell’Amore… inventare, moltiplicare le invenzioni dell’Amore”.

Chi era Madre Scolastica?

“Dal suo ingresso nella nascente Comunità paolina in Alba, Orsola Rivata, che nel 1924 prenderà il nome di suor Scolastica, è stata ‘collaboratrice in Cristo’ di don Alberione che l’ha gradualmente formata e coinvolta per dar vita alle Pie Discepole del Divin Maestro. E’ colei che ha creduto con tenacia e perseveranza quando ancora nulla si vedeva, è la ‘prima fra molte’ che nei 100 anni di storia hanno seguito e servito Gesù Maestro Via, Verità e Vita.

Madre Scolastica è una donna innamorata del Signore e quindi dei fratelli e delle sorelle, una donna che vive la sinfonia del silenzio, che ha imparato a tenere il mondo e tutte le sue vicende con le mani alzate, perché tutti abbiano la vita e la vita in abbondanza.

In occasione del centenario, si è realizzata (in via Portuense 739 – Roma) un’esposizione multimediale e interattiva: ‘Madre Scolastica un percorso oltre il tempo’, per farla sentire come proposta viva e possibile per la santità cristiana nell’oggi (si può visitare prenotando giorno e orario: percorsomadrescolastica@gmail.com). Inoltre, ispirato alla sua vita, è stato proposto l’Oratorio sacro: ‘Voce e silenzio’, con testi e musiche del maestro Marcello Bronzetti ‘ilFedeleAmato’ www.youtube.com/watch?v=UTJNT2LCWTE”.

In cosa consiste la mostra?

“La mostra si svolge in tre momenti. Nel primo incontriamo Orsola che non è ancora entrata nella famiglia paolina, nel secondo vediamo il suo incontro con don Alberione che la invita a fondare con lui una nuova famiglia. Ciò che guida Orsola, che nel frattempo è diventata suor Scolastica, è sempre questo sguardo fisso a Gesù. Una volta che la congregazione vive la sua cittadinanza nella chiesa, nel terzo momento, passiamo a contemplare quello che le Pie Discepole hanno compiuto nei loro cento anni di storia vivendo le direttive di suor Scolastica collaborando in Cristo con don Alberione”.

(Tratto da Aci Stampa)

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