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Fratel Biagio conclude il digiuno e lancia un messaggio

Dopo quaranta giorni Fratel Biagio conclude il suo digiuno, iniziato il 17 febbraio scorso, mercoledì delle Ceneri: il fondatore della Missione di Speranza e Carità di Palermo, che ospita circa 400 persone in difficoltà,  la mattina presto del 28 marzo, Domenica delle Palme, ha lasciato il sagrato della Cattedrale di Palermo, dove ha trascorso l’intero periodo quaresimale di penitenza.

I paradossi del cattolicesimo borghese (4). La mancanza di un’autorità nella Chiesa.

Anche nella Chiesa, dove si dovrebbe vivere da figli rivolti ad un Padre, si vive quella tendenza tipica della cultura contemporanea che ha liquidato i padri. E questo non solo perché i figli vogliono fare a meno dei padri, ma anche perché i padri non sanno essere tali. Occorre recuperare il senso dell’avere un’autorità, cioè qualcuno che sappia far crescere, far maturare il popolo di Dio.

San Benedetto nella sua Regola scrive a proposito dell’abate che egli deve giovare più che comandare. Oggi molti, troppi comandano nella Chiesa, ma non giovano. L’autoritarismo è un vizio diffusissimo nella Chiesa. D’altronde come potrebbe essere possibile un nuovo modo di esercitare l’autorità se non ci sono esempi, modelli? E’ questo un campo tutto da esplorare!

Il “successo” popolare di papa Francesco mette in risalto proprio questo: se c’è un leader, che con gesti autentici e parole forti, esprime vicinanza, prossimità, accoglienza, solidarietà, allora egli può permettersi di chiedere a tutti, laici, religiosi, sacerdoti, vescovi, di mettersi sulla strada esigente e radicale del Vangelo.

Il popolo di Dio sa capire quando un pastore è disposto a lasciare le novantanove pecore per andare a trovare la pecora smarrita e, per questo, sa camminare accanto a quel pastore. Questo ragionamento “vale” tanto per la Chiesa universale quanto per la Chiesa locale.

I figli crescono bene, diventando adulti responsabili, se hanno dei buoni padri. Un aspetto sul quale si dovrebbe riflettere di più riguarda proprio il legame tra figli e padre, tra pastore e gregge. Come può un padre pretendere obbedienza, riconoscenza e rispetto se non sa amare il figlio?

Senza mostrare, concretamente, amore verso il figlio, senza mostrare cura appassionata e disinteressata per il proprio figlio, un padre non può offrire immagine migliore di sé se non quella di un piccolo tiranno. Ecco, perché, per san Benedetto, all’abate, a colui che nel monastero detiene l’autorità, occorre giovare più che comandare.

L’amore, la carità, come dice San Paolo, mostra l’autenticità di un dono, anche quello di chi, per volontà di Dio, è chiamato a guidare il suo gregge. L’obbedienza, il rispetto e la riconoscenza dei figli verranno, ma prima ci deve essere amore gratuito per le pecore del gregge affidato.

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Nuovo Codice per gli Istituti religiosi

Per erigere un istituto di religiosi o religiose al vescovo diocesano non basterà aver consultato la Santa Sede ma dovrà prima ottenere una autorizzazione scritta da Roma: lo ha stabilito il motu proprio ‘Authenticum charismatis’ di papa Francesco, con cui è modificato l’articolo 579 del Codice di diritto canonico, che affermava:

“I Vescovi diocesani possono, ciascuno nel proprio territorio, erigere con formale decreto istituti di vita consacrata, purché sia stata consultata la Sede Apostolica”. Ora tale articolo è così formulato: “I Vescovi diocesani possono, ciascuno nel proprio territorio, erigere con formale decreto istituti di vita consacrata, previa autorizzazione del la Sede Apostolica”.

In questo documento papa Francesco sottolinea, come scritto nell’esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’, l’esigenza dell’ecclesialità: “I fedeli hanno il diritto di essere avvertiti dai Pastori sull’autenticità dei carismi e sull’affidabilità di coloro che si presentano come fondatori. Il discernimento sull’ecclesialità e affidabilità dei carismi è una responsabilità ecclesiale dei Pastori delle Chiese particolari. Essa si esprime nella cura premurosa verso tutte le forme di vita consacrata e, in particolare, nel decisivo compito di valutazione sull’opportunità dell’erezione di nuovi Istituti di vita consacrata e nuove Società di vita apostolica”.

Nel documento si chiarisce che i nuovi Istituti abbiano l’approvazione della Santa Sede: “Alla Sede Apostolica compete accompagnare i Pastori nel processo di discernimento che conduce al riconoscimento ecclesiale di un nuovo Istituto o di una nuova Società di diritto diocesano.

L’Esortazione apostolica ‘Vita consecrata’ afferma che la vitalità di nuovi Istituti e Società ‘deve essere vagliata dall’autorità della Chiesa, alla quale compete l’opportuno esame sia per saggiare l’autenticità della finalità ispiratrice sia per evitare l’eccessiva moltiplicazione di istituzioni tra loro analoghe, col conseguente rischio di una nociva frammentazione in gruppi troppo piccoli’. I nuovi Istituti di vita consacrata e le nuove Società di vita apostolica, pertanto, devono essere ufficialmente riconosciuti dalla Sede Apostolica, alla quale sola compete l’ultimo giudizio”.

La modifica è dettata dal fatto che un Istituto di vita consacrata non riguarda solo una diocesi in particolare ma la Chiesa universale, come è stato specificato nella lettera ai consacrati, scritta nel 2014: “L’atto di erezione canonica da parte del Vescovo trascende il solo ambito diocesano e lo rende rilevante nel più vasto orizzonte della Chiesa universale.

Infatti, natura sua, ogni Istituto di vita consacrata o Società di vita apostolica, ancorché sorto nel contesto di una Chiesa particolare, ‘in quanto dono alla Chiesa, non è una realtà isolata o marginale, ma appartiene intimamente ad essa, sta al cuore stesso della Chiesa come elemento decisivo della sua missione’”.

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