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Papa Francesco in Kazakhstan: la democrazia è la via per l’armonia tra i popoli

Durante il viaggio aereo che  lo portava nella capitale del Kazakhstan papa Francesco ha ricevuto dalla giornalista di Radio Cope, Eva Fernández un ‘pagne’, tipico indumento del Mozambico (chiamato ‘capulana’), dono delle suore comboniane per ricordare l’uccisione suor Maria Coppi, per “per presentare a Papa Francesco, la vita del popolo mozambicano che in questo momento ha bisogno di cura, di essere protetta con la capulana della preghiera, della giustizia, della prossimità, della solidarietà”, come si legge in un comunicato.

Mons. Dell’Oro racconta la convivenza tra le religioni in Kazakhstan

Dal 13 al 15 settembre avrà luogo il viaggio apostolico di papa Francesco in Kazakhstan, che per varie ragioni si può definire storico. Papa Bergoglio ripercorrerà un itinerario del suo santo predecessore Giovanni Paolo II, giunto nel 2001 nella capitale kazaka Astana, oggi chiamata Nur-Sultan. Il pontefice polacco aveva trascorso tre giorni di incontri molti intensi, compreso un raduno con i giovani nell’università Eurasia, prima di recarsi in Armenia e concludere il viaggio con una gioiosa Messa nella sede della locale Chiesa apostolica a Echmjadzin.

Papa Francesco vuole andare in Ucraina

Ieri mattina, come di consueto al termine di ogni viaggio apostolico, papa Francesco si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, sostando in preghiera davanti all’icona della Vergine Salus Populi Romani. Al termine della visita, il Pontefice è rientrato in Vaticano. E’ dall’inizio del pontificato nel marzo 2013 che il papa Francesco, prima e dopo ogni partenza all’estero, si raccoglie per diversi minuti in preghiera davanti alla icona mariana custodita nella Cappella Borghese, cara al popolo di Roma.

Papa Francesco agli ortodossi: la Chiesa è missionaria

Alla vigilia della Pentecoste, un gruppo di studenti delle Chiese Ortodosse Orientali ha effettuato, invitato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, alcuni incontri, che si protrarranno fino al 6 giugno, ricevuti in udienza da papa Francesco, che ha ribadito l’importanza del carisma dell’unità attraverso quattro parole, ‘dono, cammino, armonia, annuncio’:

Papa Francesco: la riconciliazione è gioia

“La prima volta, nel salutarla, dice: ‘Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te’. Il motivo per cui rallegrarsi, il motivo della gioia, è svelato in poche parole: il Signore è con te. Fratello, sorella, oggi puoi sentire queste parole rivolte a te, a ognuno di noi; puoi farle tue ogni volta che ti accosti al perdono di Dio, perché lì il Signore ti dice: ‘Io sono con te’. Troppo spesso pensiamo che la Confessione consista nel nostro andare a Dio a capo chino. Ma non siamo anzitutto noi che torniamo al Signore; è Lui che viene a visitarci, a colmarci della sua grazia, a rallegrarci con la sua gioia. Confessarsi è dare al Padre la gioia di rialzarci”.

Papa Francesco ai bambini dell’Antoniano: la pace è armonia delle differenze

Anche sabato scorso papa Francesco ha messo al centro dei suoi pensieri l’accoglienza, nella festività di san Giuseppe e nell’anniversario dell’inizio del suo pontificato,il Coro dell’Antoniano di Bologna e i Cori della Galassia dell’Antoniano, accompagnati dall’arcivescovo di Bologna, card. Matteo Zuppi, senza dimenticare i bambini coinvolti nelle guerre:

Papa Francesco: la fratellanza è un lungo cammino

In tutto il mondo si è celebrata la seconda Giornata della ‘Fratellanza umana’, a seguito della visita di papa Francesco ad Abu Dhabi, in cui  firmò insieme al  Grande Imam di Al-Azhar, l’egiziano Ahamad al-Tayyib, il documento ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune’.

Christian Tasso punta l’obiettivo sulla disabilità

“Voi dovete vivere giorno per giorno, non dovete pensare ossessivamente al futuro. Sarà una esperienza durissima, eppure non la deprecherete. Ne uscirete migliorati. Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita. Questa è almeno la mia esperienza. Non posso dirvi altro”.

‘Fratelli tutti’: enciclica sulle orme dei papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II

“Ieri sono stato ad Assisi per firmare la nuova Enciclica ‘Fratelli tutti’ sulla fraternità e l’amicizia sociale. L’ho offerta a Dio sulla tomba di san Francesco, che me l’ha ispirata, come la precedente ‘Laudato sì’. I segni dei tempi mostrano chiaramente che la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace, già indicata dai Santi Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Oggi, a voi che siete in piazza (e anche fuori dalla piazza), ho la gioia di regalare la nuova Enciclica, nell’edizione straordinaria dell’Osservatore Romano. E con questa edizione ricomincia la quotidiana edizione cartacea dell’Osservatore Romano. Che san Francesco accompagni il cammino di fraternità nella Chiesa, tra i credenti di ogni religione e tra tutti i popoli”.

Papa Francesco racconta la sua conversione ‘ecologica’

Ad inizio del mese di settembre papa Francesco, ricevendo in udienza un gruppo di esperti, che collaborano con la Conferenza episcopale francese sul tema ecologico dell’enciclica ‘Laudato sì’, ha raccontato come si è evoluta la sua esperienza ambientale, trasformatasi in conversione ecologica:

“Vorrei incominciare con un pezzo di storia. Nel 2007 c’è stata la Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano in Brasile, ad Aparecida. Io ero nel gruppo dei redattori del documento finale, e arrivavano proposte sull’Amazzonia. Io dicevo: ‘Ma questi brasiliani, come stufano con questa Amazzonia! Cosa c’entra l’Amazzonia con l’evangelizzazione?’. Questo ero io nel 2007. Poi, nel 2015 è uscita la Laudato si’. Io ho avuto un percorso di conversione, di comprensione del problema ecologico. Prima non capivo nulla!… Da Aparecida a Laudato si’ per me stato un cammino interiore”.

In confidenza e parlando liberamente ha raccontato la genesi dell’enciclica: “Quando ho incominciato a pensare a questa Enciclica, chiamai gli scienziati (un bel gruppo) e ho detto loro: ‘Ditemi le cose che sono chiare e che sono provate e non ipotesi, le realtà’… E loro hanno fatto il primo lavoro, poi sono intervenuto io. E, alla fine, la redazione finale l’ho fatta io. Questa è l’origine.

Ma voglio sottolineare questo: dal non capire nulla, ad Aparecida, nel 2007, all’Enciclica. Di questo mi piace dare testimonianza. Dobbiamo lavorare perché tutti abbiano questo cammino di conversione ecologica”.

Un altro spunto ricevuto per l’enciclica è stato il viaggio in Amazzonia: “E qui ho visto che era necessario eliminare l’immagine degli indigeni che noi vediamo soltanto con le frecce. Ho scoperto, fianco a fianco, la saggezza dei popoli indigeni, anche la saggezza del ‘buon vivere’, come lo chiamano loro. Il ‘buon vivere’ non è la dolce vita, no, nel dolce far niente, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato.

E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa. I popoli originari ci portano questa porta aperta. E alcuni vecchi dei popoli originari dell’Ovest del Canada, si lamentano che i loro nipoti vanno in città e prendono le cose moderne e dimenticano le radici. E questo dimenticare le radici è un dramma non solo degli aborigeni, ma della cultura contemporanea”.

Inoltre ha invitato a vivere l’armonia dei linguaggi: “E abbiamo perso l’armonia dei tre linguaggi. Il linguaggio della testa: pensare; il linguaggio del cuore: sentire; il linguaggio delle mani: fare. E portare questa armonia, che ognuno pensi quello che sente e fa; che ognuno senta quello che pensa e fa; che ognuno faccia quello che sente e pensa. Questa è l’armonia della saggezza. Non è un po’ la disarmonia (ma questo non lo dico in senso peggiorativo) delle specializzazioni. Ci vogliono gli specialisti, ci vogliono, a patto che siano radicati nella saggezza umana. Gli specialisti, sradicati da questa saggezza, sono dei robot”.

Ha spiegato anche in cosa consiste la conversione ecologica: “La conversione ecologica ci fa vedere l’armonia generale, la correlazione di tutto: tutto è correlato, tutto è in relazione. Nelle nostre società umane, abbiamo perso questo senso della correlazione umana. Sì, ci sono associazioni, ci sono gruppi – come il vostro – che si riuniscono per fare una cosa… E tante volte abbiamo perso il senso delle radici, dell’appartenenza.

Il senso dell’appartenenza. Quando un popolo perde il senso delle radici, perda la propria identità… Ma c’è un’altra realtà che è la storia; c’è l’appartenenza a una tradizione, a una umanità, a un modo di vivere… Per questo è molto importante oggi curare questo, curare le radici della nostra appartenenza, perché i frutti siano buoni”.

Prima di concludere l’incontro ha esortato tutti a parlare con i genitori e con i nonni: “Posso parlare con i genitori, questo è molto importante!, parlare con i genitori è molto importante. Ma i nonni hanno qualcosa di più, come il buon vino. Il buon vino più invecchia più è buono… I nonni hanno quella saggezza. Mi ha sempre colpito quel passo del Libro di Gioele: “I nonni sogneranno. I vecchi sogneranno e i giovani profetizzeranno”. I giovani sono dei profeti. I vecchi sono dei sognatori. Sembra il contrario, ma è così! A patto che i vecchi e i nonni si parlino. E questa è l’ecologia umana”.

Inoltre nel discorso preparato e consegnato papa Francesco aveva sottolineato la bellezza dell’universo, come aveva sottolineato san Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Centesimus Annus’: “L’universo è bello e buono, e contemplarlo ci permette di intravedere la bellezza e la bontà infinite del suo Autore. Ogni creatura, anche la più effimera, è oggetto della tenerezza del Padre, che le dona un posto nel mondo.

Il cristiano non può che rispettare l’opera che il Padre gli ha affidato, come un giardino da coltivare, da proteggere, da far crescere secondo le sue potenzialità. E se l’uomo ha il diritto di fare uso della natura per i propri fini, non può in alcun modo ritenersi suo proprietario o despota, ma solamente l’amministratore che dovrà rendere conto della sua gestione. In questo giardino che Dio ci offre, gli esseri umani sono chiamati a vivere in armonia nella giustizia, nella pace e nella fraternità, ideale evangelico proposto da Gesù”.

(Foto: Santa Sede)

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