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Papa Francesco sollecita la pace olimpica

“Mi unisco alle intenzioni della Messa che lei celebra, Eccellenza, poiché presto nella sua Città si svolgeranno i Giochi Olimpici. Chiedo al Signore di colmare dei suoi doni tutti coloro che in un modo o nell’altro vi parteciperanno (siano essi atleti o spettatori), e anche di sostenere e benedire coloro che li accoglieranno, in particolare i fedeli di Parigi e di altrove”.

A pochi giorni dall’apertura Giochi Olimpici che si terranno a Parigi dal 26 luglio all’11 agosto, papa Francesco ha scritto un messaggio all’arcivescovo di Parigi, mons. Laurent Ulrich, invitando le comunità cristiane all’accoglienza: “So, infatti, che le comunità cristiane si preparano ad aprire ampiamente le porte delle loro chiese, delle loro scuole, delle loro case. Soprattutto aprano le porte del loro cuore, testimoniando, con la gratuità e la generosità dell’accoglienza verso tutti, il Cristo che li abita e che comunica loro la sua gioia”.

Un particolare apprezzamento è dedicato all’arcivescovo per l’accoglienza alle persone vulnerabili: “Apprezzo molto che tu non abbia dimenticato le persone più vulnerabili, in particolare coloro che si trovano in situazioni molto precarie, e che l’accesso al partito sia loro facilitato. Più in generale, auspico che l’organizzazione di questi Giochi costituisca per tutto il popolo francese una grande occasione di concordia fraterna che consenta, al di là delle differenze e delle contrapposizioni, di rafforzare l’unità della Nazione”.

Nel messaggio la speranza di superare le contrapposizioni attraverso lo sport: “Lo sport è un linguaggio universale che trascende confini, lingue, razze, nazionalità e religioni; ha la capacità di unire le persone, di promuovere il dialogo e l’accoglienza reciproca; stimola l’automiglioramento, allena lo spirito di sacrificio, promuove la lealtà nei rapporti interpersonali; ci invita a riconoscere i nostri limiti e il valore degli altri. I Giochi Olimpici, se restano davvero ‘giochi’, possono quindi essere un luogo eccezionale di incontro tra le persone, anche le più ostili. I cinque anelli intrecciati rappresentano questo spirito di fraternità che deve caratterizzare l’evento olimpico e la competizione sportiva in generale”.

E’ questo l’augurio del papa: “Mi auguro quindi che le Olimpiadi di Parigi siano per tutti coloro che provengono da tutti i Paesi del mondo un’occasione imperdibile per scoprire e apprezzare se stessi, per abbattere pregiudizi, per creare stima dove trovano disprezzo e diffidenza, amicizia dove trovano posto disprezzo e sfiducia è l’odio. I Giochi Olimpici portano, per loro natura, la pace e non la guerra”.

Infine il papa ha sottolineato la necessità di una tregua olimpica: “E’ con questo spirito che l’Antichità stabilì saggiamente una tregua durante i Giochi e che l’età moderna tenta regolarmente di riprendere questa felice tradizione. In questo periodo travagliato in cui la pace nel mondo è seriamente minacciata, auspico vivamente che tutti siano desiderosi di rispettare questa tregua nella speranza di una risoluzione dei conflitti e di un ritorno all’armonia”.

Torino accoglie il mondo delle Equipes Notre-Dame

Presentato a Palazzo di Città il XIII Raduno Internazionale di Torino 2024, in calendario fino al 20 luglio: oltre 7500 gli equipiers provenienti da ogni parte del mondo vivranno una settimana intensa e ricca di momenti di spiritualità e riflessione. Il tema scelto per il raduno ‘Andiamo con cuore ardente’ richiama l’episodio del Vangelo dei discepoli di Emmaus (Lc 24:15.35) e sarà vissuto in giornate intense con la celebrazione eucaristica tutti giorni, momenti di meditazione, conferenze, incontri plenari e spettacoli.

Saranno 86 i paesi rappresentati: quasi duemila i brasiliani, seguiti dai francesi e, a comporre il podio, dagli spagnoli, poi per numero di presenti gli italiani e i colombiani. Ci saranno anche coppie provenienti dalla Nuova Zelanda, dall’Australia, dal Botswana, dalla Repubblica Domenicana e dalla Guinea.  L’organizzazione coinvolgerà anche 400 volontari che sosterranno le attività in gran parte svolte all’interno dell’Inalpi Arena.

Tra i relatori il cardinale José Tolentino de Mendonça, la professoressa Marina Marcolini, la dottoressa Gabriella Gambino, Maria Clara Lucchetti Bingemer e la coppia Masu e Xosè Manuel Dominguez de la Fuente, suor Nathalie Becquart e Elisabeth Saléon- Terras collaboratrice a Troussures per oltre vent’anni di padre Henri Caffarel, fondatore del Movimento.

Presentando l’evento Clarita e Edgardo Bernal, responsabili internazionali del Movimento, hanno spiegato che “il movimento conta circa 160.000 membri ed è presente in più di 90 paesi nei cinque continenti. Ogni sei anni teniamo un incontro internazionale in qualche parte del mondo, come quello che si terrà qui a Torino, dove circa 8000 membri del movimento, coppie e sacerdoti si riuniranno per celebrare questo cammino di fede, per comprendere il nostro ruolo nella chiesa e nel mondo di oggi e per stabilire gli orientamenti di vita che costituiscono la road map che guiderà il movimento nei prossimi sei anni.

L’incontro, che ha come motto ‘Andiamo con il cuore ardente’, prevede momenti di preghiera ed Eucaristia, relatori laici e religiosi di spicco, che tratteranno temi di attualità legati al momento di vita che stiamo vivendo come cattolici, testimonianze di vita provenienti da diverse realtà culturali e incontri di riflessione e scambio di idee”.

L’arcivescovo di Torino, mon. Roberto Repole, ha ricordato che “le Equipes Notre Dame sono una realtà radicata e diffusa nella Chiesa piemontese, che vede coinvolte in questo movimento centinaia di coppie. Come le altre associazioni e movimenti ecclesiali di famiglie, credo che le Equipes offrano oggi una testimonianza molto importante per la comunità cristiana e per la società civile: testimoniano la centralità della dimensione spirituale nella vita delle coppie, cioè il bisogno fondamentale dell’uomo e della donna, di non guardarsi solo negli occhi, ma di guardare in alto, all’origine della vita e dell’amore”.

Mentre il vescovo ausiliare, mons. Alessandro Giraudo ha sottolineato: “Le Equipes di Torino e del Piemonte si sono preparate con grande impegno all’accoglienza delle coppie provenienti da tutto il mondo. Tutta la Chiesa torinese parteciperà con gioia all’incontro internazionale, non solo seguendo i lavori e condividendo i momenti di preghiera, ma anche accompagnando le coppie in alcuni luoghi che aiutano a conoscere la storia di questa Chiesa locale e in particolare la testimonianza dei santi in questo territorio”.

Le Equipe Notre-Dame (END) sono un movimento laicale di spiritualità coniugale, nato per rispondere all’esigenza delle coppie di sposi di vivere in pienezza il proprio sacramento, sorretto da una propria metodologia, aperto ad interrogarsi sulla complessa realtà della coppia di oggi.

Le END nacquero in Francia intorno al 1938 per iniziativa di alcune coppie che, insieme ad un sacerdote, p. Henry Caffarel, presero l’abitudine di incontrarsi mensilmente per approfondire il significato del sacramento del matrimonio, per verificare il senso del loro essere coppie cristiane, per cercare un modo coerente di inserirsi, come coppie e come famiglie, nella società. Queste coppie trovarono tanto aiuto da questi incontri che ben presto ne coinvolsero altre fino ad arrivare, l’8 dicembre del 1947, a formalizzare la nascita di un nuovo Movimento.

Sono nate perché rispondevano ad un bisogno ormai diffuso nel laicato più sensibile, che aveva preso coscienza di come il repentino e cospicuo allungarsi della vita media aprisse al cammino di coppia un itinerario più lungo e complesso di quello racchiuso nella funzione riproduttiva; che comprendeva come la vita di coppia fosse un itinerario vocazionale e salvifico non subalterno; che voleva confrontare il significato del sacramento del matrimonio con il vissuto della propria esperienza; che cominciava a prendere consapevolezza del proprio ruolo all’interno della comunità ecclesiale.

Il fatto che il Movimento sia nato per rispondere all’esigenza delle coppie, gli ha lasciato impresso uno stile: è per questo che le END si sentono impegnate in una riflessione permanente su come armonizzare il carisma ispiratore con la lettura dei segni dei tempi che interrogano la coppia in ogni stagione della storia, e tendono a valorizzare la propria esperienza alla luce della Parola di Dio.

Mons. Trevisi: a Trieste per vivere la ‘profezia’ della democrazia

“La Settimana Sociale vuole essere un crocevia di persone e progetti diversi, un luogo per condividere il presente e immaginare insieme il futuro, ricercando sempre nuove vie per costruire il bene comune. Per andare ‘al cuore della democrazia’ attiveremo percorsi vivi ed inclusivi al fine di connettere storie e comunità, laboratori creativi per sperimentare metodologie innovative e coinvolgenti. Costruiremo insieme processi di ascolto e di progettazione che partono dalle comunità locali e ritornano nei territori”: dal documento preparatorio alla 50^ edizione della Settimana Sociale, intitolata ‘Al cuore della democrazia’ in svolgimento a Trieste fino a domenica 7 luglio, abbiamo chiesto al vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi di raccontare come si sta preparando la città all’accoglienza del Papa ed alla Settimana Sociale:

“La venuta del Papa ha destato ancora più interesse. Ci si è chiesti con maggiore attenzione il significato della Settimana sociale dei cattolici. Le Istituzioni si sono subito mostrate disponibili a collaborare per l’evento; un gruppo di insegnanti ha animato un percorso in numerose classi (dalle elementari alle superiori) sulla partecipazione con un’iniziativa davvero fantasiosa; e poi alcuni eventi a livello diocesano, parrocchiale e poi di associazioni e movimenti. Emozionanti, potremmo dire gesti di tenerezza che sono iniziati spontaneamente, sono le numerose lettere e disegni che anziani e bambini hanno fatto per papa Francesco”.

‘Trieste è città di confine, proiettata verso l’Europa e aperta verso Est, con una presenza storica di tante Confessioni cristiane e religioni diverse; terra segnata da divisioni politiche che ne hanno attraversato la storia, con luoghi simbolo che ci ricordano dove porta la negazione della democrazia, dalla Risiera di San Sabba alle Foibe. Trieste città multietnica e con diverse presenze linguistiche, laboratorio dove si è osato ripensare la salute mentale e la dignità del malato, crocevia di ingegni e di culture, di letteratura e di arti’: la città come vive la democrazia?

“Siamo terra di frontiera e con una storia di sofferenza. Il confine nel secolo scorso, per colpa di nazionalismi estremi e di guerre fratricide, è diventato una triste separazione tra genti che prima avevano vissuto lungamente fianco a fianco. Oggi si cerca di rielaborare la memoria di quel dolore così atroce, che in qualche modo ha visto tutti come vittime, ma poi anche con svariate forme di complicità dettate dal risentimento, dalle ideologie, dalla paura.

Oggi Trieste ha la responsabilità di vivere nel reciproco rispetto e nell’inventare continuamente forme in cui ciascuno possa sapersi in una terra amata e insieme ad altre comunità linguistiche, culturali e religiose, ma accomunati da una storia comune. E questo sia per evitare che i giovani restino nella gabbia delle colpe delle generazioni precedenti, sia come testimonianza a quei popoli che ora si stanno combattendo: pensiamo per esempio alla guerra fratricida tra russi e ucraini”.

Trieste è anche città di ‘passaggio’ per i profughi provenienti dalla ‘rotta balcanica’: in quale modo la città vive la ‘profezia’ dell’accoglienza e dell’ospitalità?

“Siamo sulla rotta balcanica. Nei giorni scorsi sono stati trasferiti i giovani (per lo più afgani, pakistani, curdi, siriani…) che erano accampati al ‘Silos’, una struttura fatiscente in cui tanti giovani vivevano in situazione indegna, come in una favela senza servizi igienici, luce e acqua. Io ritengo che, dopo una stagione in cui troppo si è aspettato nel dare un’accoglienza umana, questo sia solo l’inizio di un processo che deve vedere tutti a collaborare, perché coloro che arrivano (quotidianamente) siano presi in carico in modo degno e appena possibile trasferiti in altre città.

I nostri dormitori cittadini sono sempre saturi; come Caritas abbiamo aperto un’altra struttura (un dormitorio notturno) per i transitanti che decidono di continuare il loro viaggio e ci stiamo accollando tutte le spese. A dire il vero speriamo di diventare profezia di accoglienza: nonostante i tanti gesti e segni positivi che si sono inventati, spesso il sistema di accoglienza si è inceppato: ed il ‘Silos’ è stato l’emblema di questa difficoltà. E tuttavia mi viene da lodare la generosità di tante persone, gruppi, associazioni che si sono spesi e si stanno spendendo in un’accoglienza che davvero sa di ‘profezia’”.

Però, per quale motivo i cattolici si interrogano sulla democrazia?

“La crisi culturale dei nostri Paesi, spesso smarriti e disorientati, con un’aggressività ed un individualismo pervasivi, che vedono le persone sempre più sole e irritate (pensiamo alle violenze ma anche all’inverno demografico; ad un consumismo sfrenato che porta a stili di vita sempre più nelle briglie di un mercato che detta ogni regola) ci dicono che i cattolici devono contribuire con la loro originalità di valori e testimonianza a costruire la società e la democrazia in cui vivono. La Dottrina sociale della Chiesa ha fatto l’opzione per la democrazia, ma l’ha ancorata a quei valori e stili di vita che scaturiscono dal Vangelo ma che possono essere fecondi per tutti, che possono rigenerare speranza anche per l’intero Paese”.

Quanto è importante per la Chiesa la partecipazione dei cattolici alla vita civile?

“La Chiesa non impone la sua dottrina, ma i laici cattolici sono chiamati a testimoniare e tradurre il Vangelo dentro i linguaggi e le istituzioni del mondo. Di fronte all’efferatezza delle guerre, alla crisi dei legami familiari, alla fragilità che vede tante persone sofferenti, all’ambiente spesso reso una discarica che snatura il progetto di Dio… è evidente che i cattolici hanno tanto da testimoniare ed hanno valori importanti attorno a cui cercare di aggregare tante persone. I cattolici sanno di non poter restare alla finestra e neppure di potersi accontentare a moltiplicare le denunce e le condanne. Da qui la necessità di reinventare forme di partecipazione che possano ancora dire la perenne novità della fede in Cristo anche per realizzare il bene comune e la giustizia”.

(Foto: Settimana Sociale)

50 ragazzi ucraini ospiti della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca

La Caritas e il Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca comunicano che, nell’ambito del Progetto Vacanze Solidali ‘E’ più bello insieme!’- Campi estivi per minori ucraini, fino al 29 giugno prossimi accoglieranno 50 persone (42 ragazzi dai 10 ai 17 anni e 8 accompagnatrici) di nazionalità ucraina, dalla città di Nikopol, non distante dalla centrale nucleare di Zaporizhzhya e saranno ospitati presso l’oratorio-ostello ‘Oasi del Bello’ della comunità parrocchiale di Tiggiano.

Gli ospiti ucraini riceveranno il benvenuto dalle comunità del Capo di Leuca, nella serata di Domenica 16 giugno alle ore 18.00, presso la sala consiliare di Tiggiano, alla presenza di Sua Eccellenza Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, del dott. Giacomo Cazzato, Sindaco di Tiggiano, del Dott. Stefano Minerva, Presidente della Provincia di Lecce, del dott. Gabriele Abaterusso, Presidente dell’ Unione dei Comuni ‘Terra di Leuca’ e dei Sindaci dei Comuni della Diocesi, che sono stati invitati ad indossare la fascia tricolore, si proseguirà con la festa nell’atrio del Palazzo Baronale Serafini-Sauli, allietata dalla banda multietnica diretta dal Maestro Giovanni Calabrese, da pietanze da gustare e sorrisi da donare.

Durante le due settimane di permanenza i giovani svolgeranno diverse attività: visite guidate a Lecce e a Leuca, escursione in barca lungo la costa, visiteranno villaggi turistici, ma, soprattutto, si relazioneranno con i loro coetanei italiani partecipanti ai GREST nelle Parrocchie di Caprarica del Capo, Montesano Salentino, Tricase Porto, Tricase, Barbarano, Corsano, Alessano; ed in alcune serate organizzate nelle comunità di Depressa, Morciano di Leuca, Ugento, Castrignano del Capo e Salve, Domenica 23 giugno a cura dell’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo ci sarà nella serata, un momento di preghiera, presso l’atrio pubblico a Torre Vado.

La Caritas della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, accoglierà anche un secondo gruppo, composto da 60 persone (50 ragazzi e 10 accompagnatori), che raggiungerà il Capo di Leuca dall’11 al 29 agosto prossimi, per vivere la stessa esperienza dei loro connazionali, nella consapevolezza di essere una terra ospitale capace di dare speranza e formare artigiani di pace, infatti il secondo gruppo sarà coinvolto nel cammino notturno verso un’alba di pace, dalla tomba del Venerabile don Tonino al Santuario di Leuca, tra la notte e il giorno, del 13 e 14 agosto.

Vacanze Solidali ‘E’ più bello insieme’ è un progetto, che vede coinvolti la Caritas Italiana, l’Ambasciata UKR presso la santa Sede, l’ambasciata UKR in Italia, la Caritas, la Spes Caritas UKR e la Nunziatura Apostolica in UKR, la Segreteria della Chiesa greco-cattolica Ucraina, di accoglienza temporanea per offrire ai bambini e ragazzi che stanno subendo le conseguenze dalla guerra un periodo di vacanza in Italia. I ragazzi che saranno accolti quest’estate saranno 600 di cui 110 nella nostra Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca.

Il conflitto in Ucraina, da più di due anni, continua ad essere caratterizzato da attacchi e bombardamenti che coinvolgono anche luoghi civili. I continui bombardamenti, attacchi, sirene denunciano uno stato di emergenza che si ripercuote sullo stato psicologico delle persone e soprattutto dei bambini, costretti a rifugiarsi in scantinati, rifugi antiatomici per ripararsi dai continui bombardamenti, alimentando la paura.

L’iniziativa mira ad offrire un ambiente sicuro e accogliente durante il periodo estivo per i bambini provenienti da zone in conflitto fornendo loro l’opportunità di rigenerarsi attraverso attività ludico-ricreative e di incontro con altri ragazzi. Il progetto riflette sull’importanza di andare oltre l’accoglienza iniziale e lavora per creare relazioni solide e costruttive tra ospitanti e ospitati durature nel tempo. Sarà una nuova occasione di crescita delle comunità che potranno contribuire all’organizzazione delle giornate e di momenti conviviali.

Caritas Italiana dal febbraio 2022 è impegnata nella risposta all’enorme emergenza umanitaria della crisi ucraina, ed è anche parte attiva nei processi di ricostruzione e di coesione sociale, con attenzione specifica in quattro ambiti: disabilità e salute; minori e educazione; protezione; advocacy e coesione sociale. Il lavoro di animazione e di accompagnamento da parte delle Caritas nazionali ucraine (Caritas Spes e Caritas Ucraina), di Caritas Italiana e delle Caritas diocesane è stato continuativo ed enorme fin da subito.

Caritas Italiana ha partecipato all’intervento della rete Caritas internazionale a favore di Caritas Ucraina e Caritas Spes con servizi di accoglienza e di protezione, assistenza medica, kit igienici e alimentari, contributi in denaro. Dall’inizio del conflitto molte diocesi italiane, anche la nostra di Ugento-S. Maria di Leuca, si sono impegnate per garantire un’accoglienza adeguata alle persone in fuga.

Fabio Rocchi: Roma è pronta ad ospitare i pellegrini

Tra i tanti primati l’Italia conserva saldamente anche quello della ricettività religiosa e no-profit, in un settore dell’accoglienza dedicato a spiritualità, turismo, lavoro e studio: una potenzialità unica al mondo che, secondo il ‘Rapporto 2024’ dell’Associazione ‘Ospitalità Religiosa Italiana’, è rappresentato da quasi tremila strutture ricettive che mettono a disposizione ogni giorno 200.000 posti letto. Il 45% è gestito direttamente da religiosi/e, mentre il 38%, pur di proprietà religiosa, è di fatto gestito da laici impegnati.

Infatti con 6.000.000 di ospiti e 25.000.000 di presenze, il 2023 si era chiuso in maniera molto positiva; ed il trend di quest’anno continua con una moderata crescita, anche in vista del Giubileo; in numeri assoluti Roma e il Lazio rappresentano da soli circa un sesto di tutta l’offerta ricettiva, con oltre 30.000 posti letto. Seguono ben distanziati, ma appaiati, Emilia Romagna e Veneto. Ma è la Liguria che si distingue in rapporto al numero dei residenti, con 31 posti letto ogni 1.000 abitanti. Seguono il Lazio, l’Umbria, la Valle d’Aosta e le Marche. Un terzo delle strutture si trova in centro città, mentre il 40% fa della montagna la sua peculiarità.

Per questo, secondo il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Fabio Rocchi, “queste strutture ricettive, gestite in modalità no-profit e che alimentano con i loro introiti le attività benefiche in Italia e nel mondo, avrebbero bisogno di quei sostegni dai quali sono invece spesso tagliate fuori, non rispondendo ai canoni economici d’impresa richiesti quasi sempre per usufruirne”.

A lui abbiamo chiesto di raccontarci l’accoglienza durante il Giubileo: “Le strutture religiose già abitualmente dedite all’ospitalità, non faranno nulla di diverso da come già operano tutti i giorni: aprire le porte all’accoglienza è la loro missione. Quello che probabilmente rappresenterà la singolarità sarà il tipo di pellegrino che si troveranno ad ospitare. Normalmente si tratta di un ospite che coniuga fede e lavoro o fede e turismo, già edotto nel viaggiare, abituato ad adattarsi ad ogni situazione. Per il Giubileo prevediamo che gran parte degli arrivi riguarderà fedeli che non sarebbero mai giunti da noi se non vi fosse stato questo evento a stimolare la loro presenza. Quindi sarà necessario un reciproco spirito di adattamento, nella comprensione e nelle difficoltà che potrà incontrare chi non è avvezzo a viaggiare”.

Per quale motivo l’ospitalità religiosa è sempre più diffusa?

“Ferma restando l’importanza di hotel e B&B, abbiamo notato una crescente esigenza delle persone di trovarsi in una struttura che sia accogliente come casa propria. Questo non solo per la semplicità delle camere o dei servizi, spesso improntati alla sobrietà, ma anche per il clima familiare di accoglienza che le comunità religiose, aiutate dai laici, permettono di far respirare a chi varca la loro soglia. Non si tratta quindi (o quanto meno non solo) di un risparmio economico. L’accoglienza viene vista ormai come un sentimento da esprimere e con cui confrontarsi reciprocamente, in una conoscenza che va al di là del semplice soggiorno”.

Quale esperienza può offrire il turismo religioso?

“Gli obiettivi del turismo religioso sono sicuramente marcati dalla fede che spinge il pellegrino a mettersi in viaggio. Sono motivi che risalgono, pur ora modernizzati, al Medioevo, con i pellegrini che si mettevano in marcia per raggiungere Roma, la Terra Santa o quei luoghi che rappresentavano punti focali per ogni fedele. Forse non sono cambiati gli obiettivi, ma il cuore di ognuno conserva le diverse aspettative che animano il desiderio di mettersi in viaggio. Ecco quindi che lasciare a ciascuno la possibilità di vivere intensi momenti di Fede, diventa un obiettivo primario, nel rispetto delle esigenze di tutti”.

Il banco di prova è stato con il giubileo dei bambini: quale è stato l’impegno per affrontare questa prima ‘sfida’?

“La Giornata Mondiale dei Bambini, voluta da papa Francesco, ha permesso di ‘rodare’ le necessità organizzative in vista del Giubileo. In questa occasione il nostro settore dell’accoglienza religiosa è stato messo sotto pressione da migliaia di richieste, tant’è che abbiamo fatto ricorso a soluzioni di alloggio alternative, sia con gli alberghi che con poli creati ad hoc sulle basi di strutture pre-esistenti. Un mix di proposte, quindi, in cui ognuno ha potuto trovare la soluzione migliore, mettendo in conto comunque che non tutti possono dormire a pochi metri da piazza San Pietro”.

Cosa è il portale ‘Dormire in cammino’, realizzato in collaborazione dall’associazione ‘Vita in cammino’?

“Con il portale www.dormireincammino.it abbiamo voluto accendere un faro sulle tante ospitalità che si trovano lungo i Cammini d’Italia. Non per fare loro pubblicità, ma per offrire un servizio gratuito ai camminatori e pellegrini, in modo che possano partire da casa con la certezza di trovare il loro posto letto a fine tappa. Il successo e l’ ‘esplosione’ dei Cammini, infatti, tende a creare problemi nelle ospitalità, spesso non preparate ad accogliere un gran numero di ospiti, a differenza di ciò che accade sul Cammino di Santiago.

Senza nessun costo supplementare, chi vuol fare questa esperienza su e giù per la penisola, trova la possibilità in pochi click di organizzarsi in sicurezza, evitando il rischio di dover dormire… sotto le stelle. Cosa che di per sé potrebbe avere anche il suo fascino, ma solo con un meteo clemente.

Quindi, aldilà dell’ immersività del Cammino, è divenuta nel tempo sempre più significativa l’esigenza di semplificare e velocizzare il processo di comunicazione e di prenotazione delle strutture ricettive lungo i percorsi. Questo per allargare sempre più la platea dei possibili fruitori dei tanti Cammini italiani che meritano una costante promozione”.

Centro Astalli: in aumento le disuguaglianze tra i migranti

Il Rapporto annuale del Centro Astalli, presentato nelle settimane scorse, contiene una fotografia aggiornata sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2023 si sono rivolti alla sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, ed hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza a Roma e nelle città italiane in cui opera (Bologna, Catania, Grumo Nevano, Palermo, Padova, Trento, Vicenza).

Il Rapporto, oltre a contenere un resoconto di un anno di attività del Centro Astalli, è uno strumento per capire chi sono i migranti che giungono in Italia per chiedere asilo, quali le principali difficoltà che incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o a percorsi di integrazione. Attraverso testimonianze e approfondimenti si cerca di far emergere i principali nodi sulle migrazioni forzate in Italia: vie d’accesso, vulnerabilità, inclusione sociale, come ha presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti:

“Il 2023 si è aperto con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto sicurezza sul soccorso in mare (DL n. 1/2023 Disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori) che regolamentava il salvataggio in mare operato dalle ONG, considerato il ‘pull factor’ (smentito poi dai numeri del 2023) delle partenze dalle coste del nord Africa. La tragedia di Cutro del 26 febbraio 2023 ha dato modo al Governo di varare una nuova decretazione d’urgenza, il cosiddetto Decreto Cutro, poi convertito in legge (DL 10 marzo 2023, n. 20); esso con il pretesto della lotta ai trafficanti ha in realtà messo in atto una politica dissuasiva e punitiva delle partenze, culminato nell’accordo per la deportazione in Albania.

All’inizio di ottobre, una nuova decretazione d’urgenza è intervenuta attuando delle modifiche sull’accoglienza di minori non accompagnati (DL 5 ottobre 2023, n. 133). Ma sembra che tutto questo non abbia intercettato veramente i bisogni delle persone, anzi sotto certi aspetti ha complicato la loro vita (richiedenti asilo accolti solo nei CAS, quasi scomparsa del permesso di soggiorno per motivi speciali, non convertibilità dei permessi di soggiorno)”.

Dal rapporto è emerso che aumentano marginalità e disuguaglianze: “In tutti i servizi del Centro Astalli si sono fatti sentire forte gli effetti dell’inflazione e delle decretazioni d’urgenza emanate dal Governo in materia di immigrazione, che hanno fatto salire esponenzialmente i numeri delle richieste di aiuto per tutto l’arco dell’anno appena trascorso.

Sono sempre di più i rifugiati e i richiedenti asilo che vivono in strada, hanno sistemazioni precarie sul territorio di Roma (e non solo) e necessitano di un accompagnamento strutturato. Numerose anche le difficoltà manifestate da singoli e nuclei monoparentali nel far fronte al rincaro delle materie prime”.

. Più di 2.600 utenti hanno usufruito della mensa di Roma che ha distribuito oltre 67.000 pasti (erano stati poco più di 46.000 nel 2022, con un aumento del 45%): tra loro il 28% (1 persona su 3) è richiedente asilo: “E’ aumentata la presenza di donne migranti, incremento dovuto al gran numero di ucraine, titolari di protezione temporanea, che dall’inizio del conflitto e per molto tempo a seguire non hanno avuto la necessità di rivolgersi a servizi di bassa soglia (probabilmente grazie alla campagna mediatica a loro sostegno), ma anche di cittadini peruviani, colombiani e venezuelani, in fuga dai loro Paesi a causa di situazioni di violenza generalizzata e di insicurezza sociale”.

Invece a Palermo i volontari hanno riscontrato un aumento della povertà assoluta: sono infatti raddoppiati gli accessi ai servizi di prima accoglienza offerti dall’associazione; mentre a Trento, è stato potenziato il servizio dei dormitori notturni dove si è riusciti a dare accoglienza a 177 richiedenti asilo senza dimora con l’aumento di marginalità, disuguaglianze ma anche le complessità delle situazioni di cui le persone migranti sono portatrici: “I processi di semplificazione in atto nel tentativo di contenere le migrazioni, non solo sono destinati a fallire nel tempo, ma rendono gli spostamenti e i viaggi dei migranti ancora più mortali e difficili”.

Il rapporto ha evidenziato che sono state 8.541 le persone che hanno perso la vita lungo le rotte migratorie di tutto il mondo nel 2023, anno in cui sono stati registrati più morti in assoluto: 3.105 le persone morte e disperse nel Mediterraneo, più di 29.000 in totale le vittime dal 2014 (dati OIM): “Le risposte politiche a queste tragedie hanno visto l’inasprimento del contrasto all’attività delle navi umanitarie, la realizzazione di accordi economici per dissuadere gli arrivi, aumentare i rimpatri e cooperare con regimi antidemocratici;

l’emanazione di regole di accesso più rigide per i richiedenti asilo in Europa, compresi i minori, mettendo una seria ipoteca sul rispetto dei diritti di persone già duramente provate da situazioni caratterizzate da persecuzioni e violenze subite nei Paesi di origine e in quelli di transito. Strategia onerosa quella dell’esternalizzazione delle frontiere, unita alla pratica dei respingimenti e delle espulsioni illegali, con metodi brutali e coercitivi lungo le rotte europee, con la conseguenza che centinaia di migliaia di persone rimangono imprigionate in terre di mezzo, e vedono aumentare il carico dei traumi a cui sono sottoposti”.

Lo stato generale di fragilità trova riscontro nelle quasi 10.000 visite mediche, di base e specialistiche svolte presso il SaMiFo (Salute Migranti Forzati) con un aumento del 15% a fronte di un’utenza aumentata solo dell’1,6%: “Oltre alla vulnerabilità evidente per persone portatrici di condizioni oggettive (anziani, minori, donne in gravidanza ecc.) o di diagnosi già acclarate, esiste nel mondo dei rifugiati una vulnerabilità più nascosta, spesso legata ai traumi vissuti e non ancora elaborati che per emergere e cominciare una cura ha bisogno di tempo, attenzione e di un’accoglienza dentro luoghi idonei. Pensare di riservare un’accoglienza (sia in termini di alloggio che di documenti) ai soli soggetti vulnerabili, significa scegliere di contribuire ad accrescere il numero delle persone vulnerabili”.

Inoltre nello scorso anno il Centro Astalli, con il sostegno dell’Elemosineria Vaticana, ha erogato contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio del permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 463 rifugiati, perlopiù nuclei familiari originari dell’Afghanistan:

“Nel momento in cui le persone iniziano, con difficoltà, il loro percorso in Italia viene loro chiesto un pagamento non irrilevante. Più soli, invisibili, marginalizzati, spaesati, numerosi sono stati i cittadini stranieri che si sono rivolti agli sportelli del servizio legale con permesso di soggiorno per Protezione speciale in scadenza. Se pensiamo che in passato questa forma di protezione veniva concessa dalle Commissioni Territoriali allo scopo di ‘sanare’ diversi tipi di situazioni, ci rendiamo facilmente conto delle conseguenze negative che le decisioni politiche prese avranno su molte persone”.

Inoltre nello scorso anno il servizio di accompagnamento all’autonomia a Roma ha sostenuto 659 persone: “Promuovere l’autonomia delle persone rifugiate significa abbattere le barriere che si frappongono ad un’integrazione piena e autonoma, per questo nel corso dell’anno sono state realizzate attività volte a favorire anche la loro inclusione finanziaria ed è proseguita l’attività di contrasto al digital divide con lo scopo di garantire l’accesso di rifugiati e richiedenti asilo ai servizi della Pubblica Amministrazione…

La società italiana è una società multiculturale nella quale, tuttavia, oggi non assistiamo al moltiplicarsi di processi di coesione, scambio e incontro. Crediamo sia importante investire nel patrimonio sociale delle nostre comunità, valorizzando le diversità che le possono rendere più ricche e forti. In tutte le realtà della Rete territoriale del Centro Astalli si costruiscono ogni giorno spazi di cittadinanza e giustizia, cercando soluzioni che vengano incontro alle esigenze dei rifugiati e della società che li accoglie”.

(Foto: Centro Astalli)

Il Cairo, inaugurazione della Casa ‘Oasi della Pietà’

Come più volte annunciato lunedì 6 maggio è stata inaugurata la Casa di Accoglienza ‘Oasi della Pietà’, edificata a Il Cairo, nella Nuova Capitale Amministrativa dell’Egitto, Seconda Area Residenziale. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza di mons. Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità papa Francesco, presidente dell’associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ e della Fondazione della Fratellanza Umana, mediante cui egli ha concretizzato il progetto ‘Oasi della Pietà’, e alla  presenza di Sua  Altezza lo Sceicco Abdullah Bin Zayed Al Nahyan, il quale ha partecipato in rappresentanza di Sua Eccellenza il Ministro Noura Al Kaabi, Ministro del Ministero degli Affari Esteri,  il quale  ha tagliato il nastro nella Sala ‘Figli di Zayed’.

La Sala è stata denominata ‘Figli di Zayed’ in segno di gratitudine, apprezzamento e ringraziamento per Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, che ha sostenuto la costruzione  della Casa di Accoglienza, i cui lavori sono iniziati  dopo la firma del Documento sulla ‘Fratellanza Umana’. Il giornalista Biagio Maimone, Direttore dell’Ufficio Stampa dell’Associazione ‘Bambino Gesù’ del Cairo, ha curato la comunicazione dell’iniziativa interfacciandosi dall’Italia con l’organizzazione egiziana.

Sua Santità papa Francesco ha fatto pervenire una pergamena nella quale è riportata la benedizione apostolica all’Orfanotrofio in lingua italiana e in lingua inglese, insieme ad un video mediante il quale ha dichiarato: “Sono molto felice oggi di condividere con voi la gioia di inaugurare questo progetto ‘Oasi della Pietà’, nome bello, che è uno dei primi buoni frutti del Documento sulla ‘Fratellanza Umana’, un’iniziativa che interpreta e raffigura in maniera concreta i valori del Documento, un posto ove tante bambine e tanti bambini troveranno casa, famiglia, assistenza, futuro, formazione e, soprattutto, l’abbraccio di una famiglia. Grazie tante per il vostro lavoro, grazie tante per la vostra gioia. Il Signore Dio ci benedica e pregate per me”.

Il messaggio di Sua Santità Papa Francesco attesta l’importanza della realizzazione del progetto in quanto esso è uno dei  frutti generati dal Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, voluto da Sua Santità Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb , sottoscritto da entrambi il 4 febbraio 2019, nella città di Abu Dhabi. ll Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’ rappresenta la pietra angolare del dialogo interreligioso proprio in quanto si pone come finalità primaria  la fratellanza umana, da instaurare, innanzitutto, nella relazione con le altre fedi, per poi essere, conseguentemente, diffusa in ogni territorio del mondo.

Non secondari sono ritenuti dal medesimo Documento il valore e  l’importanza della fede e della responsabilità, nonché la condanna della violenza perpetrata in nome di Dio. All’inaugurazione della Casa di Accoglienza, che si qualifica come opera altamente umanitaria, hanno partecipato i membri dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ e della Fondazione della Fratellanza Umana e ospiti provenienti dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Italia, dalla Giordania, dall’Iraq e dagli Stati Uniti.

L’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ e la Fondazione della Fratellanza Umana sono due realtà che lavorano per convertire il principio della fratellanza in azioni di solidarietà, in adesione  ai contenuti del Documento sulla  ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’. La Casa ‘Oasi della Pietà’, che rientra tra i  progetti più tenacemente perseguiti dal suo ideatore Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, ospiterà bambini abbandonati, ai quali offrirà la possibilità di crescere in un ambiente familiare, in grado di donare loro serenità ed affetto, nonché un futuro sereno e dignitoso.

La denominazione ‘Oasi della Pietà’, attribuita alla Casa di Accoglienza,  rappresenta un segno di riconoscenza per il ricevimento del dono di una copia fedele della statua della Pietà di Michelangelo, che Sua Santità Papa Francesco ha voluto offrire all’Associazione , che  ricorda  anche la sua  visita in Egitto del  2017, nonché  l’ apprezzamento del ruolo storico dell’Egitto come  fautore  delle  creazione di oasi di convivenza, di pace, di fratellanza e di dialogo tra le religioni.

Tra i progetti finora realizzati si collocano il Ristorante ‘Fratello’,  inaugurato a Il Cairo il 9 gennaio 2024, già operativo, che offre pasti, ogni giorno,  a 5000 famiglie egiziane in difficoltà, e i ‘Veicoli Sanitari’ che effettuano  visite mediche in ogni angolo del territorio dell’Egitto per le persone disagiate.

Entro la fine dell’anno si avvieranno i lavori per la costruzione dell’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’,  il primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia, che usufruirà delle competenze scientifiche e del personale medico dell’Ospedale ‘Bambino Gesù’ di Roma, con il quale è stato siglato un accordo di collaborazione.

Erano presenti numerosi diplomatici, tra cui, in rappresentanza dell’Egitto, Sua Eccellenza Nabila Makram, ex Ministro dell’Immigrazione e Capo della Fondazione Fahim per il sostegno psicologico, lo Stato Maggiore con Sua Eccellenza Generale Khaled Labib, Vice Ministro della Difesa, in rappresentanza del Ministro della Difesa, Sua Eccellenza il Maggiore Generale Ahmed Fahmy, Direttore Generale della Società della Capitale Amministrativa per lo Sviluppo Urbano, in rappresentanza di Sua Eccellenza l’Ingegnere Khaled Abbas, Presidente della Nuova Società della Capitale Amministrativa, Sua Eccellenza l’Ambasciatore Omar Selim, Assistente del Ministro degli Affari Esteri per le Relazioni Culturali Internazionali, in rappresentanza del  Ministro degli Affari Esteri, Monsignor Clement, in rappresentanza di Sua Santità Papa Tawadros II, Patriarca della Chiesa Copta Ortodossa di Alessandria, Sua Eminenza Sheikh Dr. Mazhar Shaheen, il Dottor Magdy Ishaq, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Magdy Yacoub, e Sua Eccellenza il Consigliere Hani Ramzy, Presidente della Fondazione Pastore d’Egitto.

In rappresentanza degli Emirati Arabi  erano presenti Sua Eccellenza Ambasciatrice Maryam Al Kaabi, Ambasciatrice degli Emirati Arabi Uniti in Egitto, il Signor Hamad Al Kaabi, Redattore Capo del Quotidiano Al-Ittihad,  il Signor Capitano Hamad Yousef Khater, Capo del Dipartimento Progetti Speciali presso il Ministero degli Interni degli Emirati Arabi Uniti , Ufficio di Sua Altezza lo Sceicco Saif bin Zayed Al Nahyan, Vice Primo Ministro e Ministro dell’Interno degli Emirati Arabi Uniti.

Erano presenti anche Sua Eccellenza  Alejandro Iván Mendoza Gantz, Ambasciatore del Perù in Egitto,  Sua Eccellenza  Jorge Y. Borisenko, Ambasciatore della Bielorussia in Egitto, Sua Eccellenza Mariela Laroccia, Vice Ambasciatrice e Incaricata d’Affari dell’Ambasciata a nome di Sua Eccellenza l’Ambasciatore, Sua Eccellenza l’Ambasciatore Michele Quaroni, Ambasciatore d’Italia in Egitto, e numerose personalità pubbliche, imprenditori, soci della Fondazione e ospiti provenienti dagli Emirati Arabi, dall’Italia, dalla Giordania, dall’ Iraq e dagli Stati Uniti.

E’ di estremo rilievo far presente che Sua Eccellenza il Ministro Noura Al Kaabi e Monsignor Yoannis Lahzi  Gaid hanno piantato insieme un ulivo all’ingresso della Casa “Oasi della Pietà”  per confermare che esso è un progetto che nasce come  segno di amicizia tra i figli di Zayed e il popolo della terra del Kenya , nonché  simbolo di pace, prosperità e fratellanza umana.

La celebrazione è iniziata con una visita alla Casa ‘Oasi della Pietà’. Gli ospiti sono stati introdotti nel Museo della Fraternità Umana, dove sono conservati una copia originale, firmata da Sua Santità il Papa e da  Sua Eminenza l’Imam, del Documento sulla ‘Fratellanza  Umana’ e alcuni rari  reperti.

Vi è stata successivamente la visita agli appartamenti dei bambini, alla sala VIP, alle stanze degli ospiti e alla Statua della Pietà. Gli ospiti, visitando la Casa di Accoglienza ‘Oasi della Pietà’, hanno potuto constatare personalmente le opportunità che offre ai suoi giovani residenti. Essa è costituita da quattro piani, di cui il quarto è in fase di ultimazione.

Al momento, secondo le disposizioni del Ministero della Solidarietà, sarà possibile ospitare un numero di bambini limitato (dai 6 ai 12 bambini). Vi sarà, tuttavia, un progressivo aumento del numero di bambini a cui offrire ospitalità. Il 97% della struttura è terminata, manca soltanto la cupola per ultimare la Cappella del Beato Carlo Acutis. Un donatore ha offerto un mosaico, che verrà inserito nella Cappella, che  raffigura i 12 apostoli dell’ultima cena di Gesù, con Maria e San Giovanni Battista, come prevede il rito copto.

Vi sarà, inoltre, la ‘Cucina – Scuola Francesco Mazzei’, che opererà all’interno della Casa di Accoglienza, finalizzata a trasformare la cucina dell’Oasi della Pietà in una ‘Scuola Cucina’ per garantire un futuro professionale agli ospiti della Casa di Accoglienza. La cerimonia ha previsto anche il discorso di Sua Eccellenza l’Ambasciatore Nicholas Henry, Ambasciatore della Santa Sede (Vaticano) in Egitto e della Lega degli Stati Arabi e il discorso di Monsignor  Yoannis Lahzi Gaid, il quale ha concluso ringraziando i ministri e alcune personalità che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Sua Eccellenza il Ministro Noura Al Kaabi ha espresso il suo entusiasmo per la partecipazione e la sua ammirazione per il progetto. Ha sottolineato il rapporto storico tra gli Emirati Arabi Uniti e il popolo egiziano. Ha menzionato nel suo discorso la volontà dello sceicco Zayed, espressa  ai suoi figli di amare l’Egitto  con le seguenti parole: “Ho detto ai miei figli di essere sempre accanto all’Egitto. La mia volontà  è  che siano sempre accanto all’Egitto, in quanto ciò costituisce un motivo di orgoglio per gli arabi. Per gli arabi l’Egitto è il cuore e, se il cuore si ferma, non vi sarà vita per gli arabi”.

Monsignor Jade ha espresso il suo profondo ringraziamento ai partecipanti, alle loro Altezze gli Sceicchi degli Emirati e al popolo degli Emirati per il loro generoso sostegno al progetto ‘Oasi della Pietà’, nato nella terra di Zayed Al Khair per incarnare i principi del Documento firmato a Abu Dhabi. Ha, inoltre, ringraziato Sua Eccellenza il Presidente Abdel Fattah El-Sisi per il suo grande sostegno alla Fondazione Human Fraternity e per le sue iniziative di beneficenza rivolte a tutte le fasce  del popolo egiziano. Monsignor Yoannis Lahzi Gaid  ha ringraziato le Forze Armate e la Nuova Capitale Amministrativa per il generoso sostegno offerto  al progetto ‘Oasi della Pietà’.

(Foto: Bambin Gesù Il Cairo)

Siena ha ricordato santa Caterina copatrona dell’Europa

“Instancabile fu l’impegno che Caterina profuse per la soluzione dei molteplici conflitti che laceravano la società del suo tempo. La sua opera pacificatrice raggiunse sovrani europei quali Carlo V di Francia, Carlo di Durazzo, Elisabetta di Ungheria, Ludovico il Grande di Ungheria e di Polonia, Giovanna di Napoli. Significativa fu la sua azione per riconciliare Firenze con il Papa… Caterina tuttavia sapeva bene che a tale conclusione non si poteva efficacemente pervenire, se gli animi non erano stati prima plasmati dal vigore stesso del Vangelo.

Di qui l’urgenza della riforma dei costumi, che ella proponeva a tutti, senza eccezione. Ai re ricordava che non potevano governare come se il regno fosse loro ‘proprietà’: consapevoli di dover rendere conto a Dio della gestione del potere, essi dovevano piuttosto assumere il compito di mantenervi ‘la santa e vera giustizia’, facendosi ‘padri dei poveri’. L’esercizio della sovranità non poteva infatti essere disgiunto da quello della carità, che è insieme anima della vita personale e della responsabilità politica”.

Con queste parole, tratte dal motu proprio ‘Spes Aedificandi’ del 1^ ottobre 1999 San Giovanni Paolo II proclamava santa Caterina da Siena (con a Santa Brigida di Svezia e Santa Teresa Benedetta della Croce) patrona d’Europa.

Ed a distanza di 25 anni Siena le ha dedicato due giorni di festeggiamenti conclusisi con il dono dell’olio per la lampada votiva, che quest’anno è stato offerto dal comune di Teramo, in rappresentanza dei comuni d’Italia, e dal comune di Castellina in Chianti, in rappresentanza dei comuni dell’arcidiocesi. Al termine il grande corteo, guidato dalle contrade senesi, è arrivato alla basilica di san Domenico dove è stata celebrata la messa solenne, presieduta dal card. Lazzaro You Heung-Sik, prefetto del Dicastero per il clero, concelebrata dal card. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, e da mons. Lorenzo Leuzzi, vescovo di Teramo-Atri.

Nell’omelia il cardinale coreano ha sottolineato come Caterina “fosse una donna totalmente innamorata di Dio, una donna eucaristica, una mistica forte e straordinaria, dotata di grande coraggio e franchezza che ha vissuto, in pienezza, il comune sacerdozio battesimale di tutti i cristiani e che ha amato la Chiesa… La nostra patrona è stata instancabile costruttrice di unità, di comunione, di ponti. Domandiamoci: siamo anche noi promotori di unità e di pace, di dialogo e di ricostruzione e di riconciliazione nella Chiesa e nella società”.

Il card. You Heung-Sik ha evidenziato come in molti paesi del mondo ci siano terribili guerre che portano sofferenza, distruzione e morte e come fare la guerra sia troppo più facile rispetto al costruire la pace. In tale contesto emerge santa Caterina che “è stata donna della concordia e che ha avuto il coraggio di parlare apertamente e di scrivere alle autorità del tempo. Papa compreso…

Lei donna del Vangelo ha saputo stare dalla parte giusta, ha saputo creare pace nei suoi ambienti, ha saputo comunicare con le parole giuste. Aveva un carisma che toccava il cuore e anche una capacità non comune di convincere gli altri. Ha avuto a cuore l’unità e la riforma della Chiesa”.

Mentre nel messaggio alla città il card. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle-Montalcino, ha affidato l’Europa alla santa senese: “L’Europa è sì l’unione a cui siamo abituati, ma è un continente geograficamente più grande, che mette insieme anche altre nazioni, anche quelle che ora ci stanno creando dei problemi. Noi vogliamo che Caterina interceda per tutta l’Europa, soprattutto dove si soffre e si muore, e che aiuti tutti noi a diventare cittadini di un continente”.

Al termine il cardinale ha impartito la benedizione con la reliquia della santa alla città, all’arcidiocesi, all’Italia ed all’Europa: “L’augurio a tutta la città e alla diocesi è di sentirci in modo sempre più forte cittadini del mondo, di una casa comune, l’unione nella differenza. Siena resta una città particolarmente aperta, una città dell’accoglienza: lo percepii il primo giorno che arrivai quasi cinque anni fa, capii che Siena era e poteva continuare a essere una città che accoglie”.

(Foto: Arcidiocesi di Siena-Colle-Montalcino)

Azione Cattolica Italiana: gli abbracci cambiano la vita

“La bellezza è con noi, salva il mondo. La bellezza siamo noi, siete voi, sono i nostri ragazzi e i nostri giovani… Ci interessa la politica. Noi non dobbiamo pensare a una teoria della democrazia, ma pensiamo a una prassi della democrazia, perché la democrazia è lo stile e lo stile è la regola a servizio a tutela dei più deboli. Con la vita democratica noi pensiamo di tenere tutti insieme, cioè la comunità. Accettiamo questa dialettica democratica, accogliamola, e condividiamola come costruzione di vita democratica… Tanti grazie. Un grazie al Signore per le cose che sta facendo alla nostra associazione, a cominciare dalla canonizzazione di Pier Giorgio Frassati. Anche il riconoscimento del Presidente della Repubblica, dedicando il palazzo del Csm a Vittorio Bachelet, sono dei segni non scontati, non automatici”.

Questa è stata la conclusione del presidente nazionale, prof. Giuseppe Notarstefano alla XVIII Assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana, conclusasi domenica 28 aprile a Sacrofano, che ha eletto i membri del nuovo Consiglio nazionale dell’Associazione per il triennio 2024/2027 per il settore ‘adulti’: Paola Fratini. Dalila Ardito, Angela Paparella, Donatella Broccoli, Fabio Dovis, Enrico Michetti, Francesco Vedana; per il settore ‘giovani’: Emanuela Gitto, Silvia Orlandini, Sofia Livieri, Martina Sardo, Lorenzo Zardi, Giovanni Boriotti, Marco Pio D’Elia; e per l’ACR: Claudia D’Angelo, Valentina Fanella, Chiara Basei, Giuseppe Telesca, Alberto Macchiavello,  Lorenzo Felici, Michele Romano.

Un’assemblea nazionale con una media di età dei delegati intorno ai 50 anni, che ha vissuto la notizia della canonizzazione del beato Pier Giorgio Frassati nel Giubileo del 2025, dato dal prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, card. Marcello Semeraro: “Questa sera, da ultimo, vorrei ricordare in particolare il beato Piergiorgio Frassati, la cui canonizzazione ormai si profila per il prossimo anno giubilare. Nell’omelia per il rito della sua beatificazione, avvenuta il 20 maggio 1990, san Giovanni Paolo II lo chiamò uomo delle Beatitudini”.

Richiamando il ritratto del beato Frassati, tratteggiato da p. Antonio Maria Sicari, il prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi lo ha additato quale ‘meraviglioso modello di vita cristiana’: “Nella sua santità, dice, c’è un valore di continuità con la tradizione della sua terra: egli, infatti, si è innestato nel lavoro di difesa della fede, attraverso la carità profusa nel campo dell’emarginazione, prodotta dall’allora nascente contesto industriale.

C’è pure, tuttavia, un elemento di novità ed è il fatto di avere cercato di confrontare il valore della fede con tutto l’arco dell’esperienza umana, operando caritatevolmente in ogni ambito: negli ambienti dell’università, del lavoro, della stampa (Pier Giorgio raccoglieva abbonamenti non per il quotidiano di suo padre, ma per quello cattolico), dell’impegno politico e partitico, e dovunque era necessario difendere le libertà sociali, cercando sempre di concepire e fomentare l’associazionismo, come amicizia cristiana destinata alla nascita di un cattolicesimo sociale”.

Praticamente un santo con le ‘braccia aperte’, come il presidente della Cei, card. Matteo Maria Zuppi, ha indicato agli associati di Azione Cattolica, che si lasciano al contempo anche abbracciare per diventare ‘lievito’: “L’identità non la troviamo o non la difendiamo ad intra ma sempre ad extra, la perdiamo smettendo di essere lievito, sale della terra, luce del mondo e mettendola sotto il moggio di un’affermazione chiusa, che ha paura di incontrare, di illuminare tutta la stanza e quindi chiunque entra. Cosa non è nostro? Tutto è nostro ma solo se noi siamo di Cristo.

Ecco il senso di ‘braccia aperte’ che si aprono se la mente e il cuore sono aperti. Attenzione: aperti perché li abbiamo e li abbiamo pieni dell’amore di Cristo. Se ci lasciamo abbracciare da Dio, pecore perdute che si devono sempre farsi sollevare dal pastore, o dal figlio che ritrova se stesso proprio perché abbracciato dal padre”.

Un abbraccia a ‘braccia aperte’ che rimanda all’incontro iniziale di giovedì 25 aprile con papa Francesco da parte degli 80.000 tesserati, ha sottolineato l’assistente nazionale, mons. Claudio Giuliodori, nella celebrazione eucaristica conclusiva: “Ma non eravamo soli. Come delegati, abbiamo portato nel cuore il ricordo vivo di tutti i nostri associati, con molti dei quali abbiamo vissuto un indimenticabile incontro con papa Francesco in piazza san Pietro giovedì scorso.

Quel grande abbraccio che abbiamo ricevuto e scambiato resterà impresso nei nostri cuori e nella storia dell’Associazione. Gli abbracci mancati che tanto feriscono la vita degli uomini, l’abbraccio salvifico del Padre misericordioso che ci viene donato in Gesù Cristo e gli abbracci che cambiano la vita sono anche la cifra di questa Assemblea e costituiscono il paradigma del cammino associativo che ci vedrà impegnati con le nostre comunità diocesane e parrocchiali. Abbiamo gli occhi e il cuore pieni di momenti belli e coinvolgenti che non possiamo però considerare solo una toccante esperienza umana ed ecclesiale”.

Un’apertura con papa Francesco avvenuta, non a caso, giovedì 25 aprile (festa della Liberazione), come ha sottolineato, aprendo i lavori congressuali, il presidente Notarstefano, ribadendo la bellezza della vita democratica: “In questo tempo pervaso da pulsioni disgregative ad ogni livello della vita sociale, il messaggio che si leva dalla nostra assiste assembleare è quello di voler immaginare una via concreta e possibile di abitare la pluralità che si presenta oggi nella nostra società complessa, individuando soluzioni comunitarie alternative al potenziale scontro ed alla logica rivendicativa di singoli o di gruppi radicali che sorgono proprio per rafforzare ragioni singolari e particolari”.

La ‘sfida’ che attende i tesserati di Azione Cattolica è quella della responsabilità di custodire la democrazia: “Custodire e praticare nella libertà e nella fraternità la vita democratica costituisce per tutti noi una sfida che abbiamo di fronte e che siamo incoraggiati ad affrontare guardando all’entusiasmo e alla serietà che ci mostrano i bambini, i ragazzi e gli adolescenti (giovanissimi e studenti)”.

Una democrazia, che deve partire da un abbraccio che ‘salva’, che è quello del Padre misericordioso, come ha detto papa Francesco agli aderenti festanti, che conduce alla pace; abbracci fisici testimoniati dai ragazzi, che hanno raccontato di amicizie di fraternità nelle zone di guerra, come in Ucraina ed in Terra Santa, secondo l’invito del patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa con un videomessaggio: “La prima cosa da fare è pregare, poi è importante parlare della Terra Santa, non lasciare cadere l’attenzione su questo conflitto che sta lacerando la vita di questi popoli, ma sta anche lacerando la vita della società in tante altre parti del mondo; perché quando il cuore, e noi siamo il cuore della vita del mondo, quando il cuore soffre tutto il corpo soffre”.

E’ stato un invito ad evitare polarizzazioni e semplificazioni, e vedere la realtà, senza dimenticare la ‘potenza’ della preghiera: “La realtà è così complicata e bisogna pregare per questa realtà, essere vicini, parlarne e cercare sempre di costruire relazioni. Quello che è ferito qui è la fiducia nell’altro, le relazioni, c’è invece bisogno di costruire relazioni, non erigere barriere. Ne abbiamo già abbastanza di barriere qui, abbiamo bisogno che ci aiutiate a costruire. E poi non avere paura, ma il coraggio di venire qui, magari dei pellegrinaggi diversi, alternativi, che possono aiutarci a comprendere che c’è una realtà fuori di qui e che abbiamo bisogno anche noi di alzare lo sguardo”.

Ecco come è stata disegnata dai colori della pace la giornata iniziale dell’assemblea di Azione Cattolica, che, attraverso la narrazione di Neri Macorè, ha ricordato l’accoglienza di ebrei e partigiani da parte di famiglie, che mettevano a rischio la propria vita: questa è anche stata la Resistenza cattolica, capace di abbracciare, nascondendoli, chi era braccato e cercava salvezza dai persecutori nazisti e fascisti.

Un abbraccio reso affascinante dalla musica dei ‘Rulli Frulli’, band di 60 elementi con i suoi strumenti riciclati e la sua verve instancabile, che include anche portatori di handicap. E non poteva mancare un abbraccio con il creato con il monologo sulla cura del cantante Giovanni Caccamo che ha presentato il ‘Manifesto del cambiamento’:

“Il mio obiettivo è quello di cercare di direzionare il mio sguardo verso quella minoranza di giovani che hanno ancora una visione di futuro, che hanno ancora una luce nel cuore. Di fatto ce l’hanno tutti. Il problema è che c’è chi riesce ancora a vederla e invece chi non la vede più… Chiunque si trova in un momento di impasse può ritrovare la propria strada”.

(Tratto da Aci Stampa)

Riccardo Rossi racconta la missione di una famiglia con i poveri

“Ogni volta che ho cercato un segno di Dio nella mia strada ho trovato fratel Biagio ad accogliermi, ed è il segno che porto dentro il mio cuore”: questo è il ricordo di fratel Biagio Conte, scomparso lo scorso anno, da parte di Riccardo Rossi, giornalista di origini napoletane, che per oltre 15 anni ha lavorato nell’ambito della politica come addetto stampa, fino a quando l’ulteriore incontro con Biagio Conte gli ha cambiato la vita con la scelta di trasferirsi a Palermo per vivere come volontario all’interno della Missione ‘Speranza e Carità’:

“L’incontro con fratel Biagio mi ha cambiato davvero la vita: era il 2018 ed ero a Palermo per realizzare il giornale periodico ‘La Speranza’edito dalla Missione di Speranza e Carità. Ho incontrato poi nuovamente fratel Biagio, che si trovava per strada sotto il porticato della Posta, mentre era in digiuno e preghiera. Abbiamo parlato un po’ e mi disse parole che mi rimasero scolpite dentro. Voleva fare sapere a tutti che ognuno di noi era chiamato ad accogliere chi era in difficoltà, che andavano aiutati gli ultimi e i più deboli. Si era fatto strumento di Dio per portare la parola verso chi non ha voce. Mentre parlava ho sentito nel cuore che il mio posto era lì accanto lui”.

Da qui la scelta di cambiare e di vivere nella Missione con sua moglie Barbara Occhipinti, conosciuta qualche anno prima e sposata nel 2016: “Eravamo entrambi volontari, ci siamo frequentati per due mesi e poi le ho chiesto di sposarmi”. Avevano già lasciato anni prima il loro lavoro (lui il giornalismo istituzionale, lei l’impiego come progettista e venditrice in un negozio di ceramiche) e dalla ‘casa famiglia’ di Pedara dove erano, hanno sentito di seguirlo alla Missione di Speranza e Carità: 

“Fratel Biagio ha parlato a tutti, ma soprattutto ai potenti: ‘Non abbandonate i poveri’, sostenendo che tutti dobbiamo impegnarci ‘per costruire un mondo migliore’. Il grande insegnamento di fratel Biagio è stato quello di non lasciare nessuno indietro”.

E racconta come è avvenuto il cambiamento di vita: “E’ accaduto nel 1999 a Torre Annunziata nella basilica dedicata alla Madonna della Neve davanti alla statua della Madonna: sentii una pace interiore per me fino ad allora sconosciuta. Fu un grande segno: io vivevo un periodo difficilissimo ricevevo giornalmente minacce; i miei genitori si erano separati; mio fratello Maurizio era scomparso; quindi era umanamente impossibile che potessi avere pace! Capii che era una chiamata della nostra Mamma Celeste, che decisi di seguire”.

Cosa significa per una coppia scegliere di vivere la propria missione tra i poveri?

“Rispondere insieme, come sposi, alla chiamata di Dio di mettere le nostre vite nelle su e mani, per mettere in pratica il Vangelo. E’ stata un esigenza delle nostre anime, non potevamo ignorare un mondo che soffre”.

Come fidarsi di Dio?

“Dio si fida e ci ama infinitamente, ci ha donato la vita di Suo figlio per redimerci! Noi abbiamo risposto alla sua chiamata e provvede a noi integralmente non ci fa mancare nulla; la Provvidenza è la nostra fedele compagna di viaggio. Ultimamente ho scoperto il libro ‘Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo’, in cui si trovano rivelazioni di Gesù a Luisa Piccarreta, dove promette di sanare le ferite spirituali: promessa che ha mantenuto. Ha sanato le mie ferite spirituali, dovute al comportamento di mio padre, che nei primi 16 anni della mia vita mi picchiava e mi umiliava di continuo.

Inoltre Gesù promette: ‘Il Regno della mia Divina Volontà è in mezzo alla cerature’. Con grande gioia sto ricevendo in tempi brevi tanti doni spirituali leggendo i ‘Libri di Cielo’, tutti riguardanti rivelazioni di Gesù consegnate alla mistica Luisa Piccarreta che le ha trascritte in 36 volumi. Mi fido ciecamente della promessa di Gesù di vivere il Regno della DivinaVolontà già in questa vita”.

In questo percorso di vita quale è stato il ‘ruolo’ della Madonna?

“La Madonna ha avuto ed ha un ruolo fondamentale. Dopo avermi chiamato nel 1999, mi sono affidato alle preghiere a Lei dedicate per inondare Barbara del Suo amore, affinché la mia fidanzata potesse scegliere di sposarmi e di dedicare insieme la nostra vita ai poveri. Con Barbara l’anno scorso ci siamo consacrati alla Madonna, leggendo anche il libro ‘La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà’, rivelazioni della Mamma Celeste a Luisa Piccarreta. L’Immacolata è Colei che fa nascere spiritualmente Gesù Cristo in noi. Inoltre, quando è morto mio padre Arturo, ho avuto segni che la Nostra Signora si è occupata della sua anima”.

Perché avete scelto di vivere nella missione di fratel Biagio?

“Abbiamo deciso di vivere accanto a fratel Biagio, perché abbiamo creduto fermamente di poter dare il nostro contributo all’evangelizzazione di tante persone e di poter crescere nella carità attraverso il servizio verso i più bisognosi. Mia moglie era da anni legata al suo carisma di carità. Io ho sentito la mia chiamata come comunicatore sociale al suo servizio e per anni sono stato il suo portavoce; inviavo sui media i suoi numerosi messaggi che scuotevano la società, tramite i quali invitava tutti a riflettere su tanti comportamenti sbagliati, a correggerli per non lasciare nessuno indietro”.

Perché vi siete ‘fidati’ di Dio fino al punto di vivere solo di provvidenza?

“Affidarsi totalmente, mirare a fondersi con Gesù e Maria con la speranza certa che ogni nostro atto e preghiera avvicinano il tempo dell’avvento del Regno di Dio. Il Signore è buono e non ci fa mancare niente: se mettiamo in pratica con fede quello che ci assicura nel Vangelo (come in Matteo): Lui ci dona tutto quello di cui abbiamo bisogno, dalle cose materiali a tanti amici”.

Ad un anno dalla morte di fratel Biagio quale è l’attualità del suo messaggio?

“Lui non ha fatto altro che incarnare il Vangelo che è sempre di attualità. In una società che ha dimenticato Dio, occorre rimettere Gesù Cristo e la Madonna al centro delle nostre vite. Quindi direi che oggi il suo messaggio è ancora più attuale di prima: siamo in piena Apocalisse ed occorre convertirci e chiedere con forza l’Avvento del Regno di Dio”.

(Foto: Angelo Modesto)

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